Perchè dovresti creare un gruppo su Facebook

Quando si ventila l’ipotesi di creare un gruppo su Facebook a supporto di un nuovo progetto, la risposta che ci si può sentir dare è abbastanza chiara: “Are we in 2010?!?” – a far intendere i dubbi nell’utilizzare uno strumento che a prima vista può sembrare obsoleto, e non adatto al futuro della comunicazione social.

Nati per un utilizzo non professionale (portano ancora come eredità carenze strutturali in ambito gestionale) i gruppi negli ultimi mesi stanno avendo una nuova vita come canale di comunicazione per alcune tipologie di settori. Lo si nota seguendo le pagine più famose, che costantemente propongono l’iscrizione al loro gruppo ufficiale. Lo hai notato vero?

Non sono forum, ma possono sopperire egregiamente ad alcune esigenze. Ecco perchè forse quella risposta è sbagliata, e magari anche tu dovresti creare e gestire un gruppo per il tuo business.

facebook_content

Ha una comunicazione orizzontale

La pagina fan è un canale in cui il brand informa i seguaci, e giocoforza è a un livello superiore rispetto all’audience: è sufficiente dimostrarlo col fatto che i fan non possono pubblicare contenuti, ma possono solo condividere quelli esistenti, commentarli, e in generale interagire con le social action. Anche adottando un linguaggio informale, chi ti segue ha comunque la percezione di essere un tuo “cliente” (se non per rarissimi casi).

Nel gruppo invece gli utenti hanno il “potere” di creare contenuti e i ruoli quasi si ribaltano, visto che addirittura non è possibile intervenire a nome del brand (quindi con un profilo col nome dell’azienda) ma occorre “metterci la faccia” col proprio profilo privato. La conversazione che si sviluppa quindi è di pari livello (con tutti i rischi del caso…) e di certo risulta essere meno ingessata e istituzionale.

Ha una vasta reach organica

Se le pagine vengono via via penalizzate nella reach organica, il fatto che nei gruppi ci sia un costante scambio di commenti fa sì che il post appaia in maniera più massiccia nel news feed degli iscritti, che inoltre ricevono anche costanti notifiche per i post ai quali hanno partecipato.

Ciò scatena una sorta di circolo vizioso che assicura ai gruppi meglio gestiti (= con componenti dello staff che stimolano la discussione e tengono vivi i topic più interessanti) un’enorme portata organica. Certo ci vuole impegno e dedizione, ma i risultati potrebbero essere davvero soddisfacenti.

LEGGI ANCHE: Targettizza! Come raggiungere l’audience più adatta per il proprio business

Cementifica la community

I social network sono fatti per le relazioni sociali: ecco che un posto dove le persone possono sentirsi non solo ascoltate, ma anche protagoniste della community, magari avendo la percezione di essere guru di quel determinato argomento, accresce notevolmente il legame che gli utenti stabiliscono tra di loro, e di conseguenza quello che allacciano con il brand “madre” verso il quale il gruppo spinge.

Praticamente un gruppo sano presenta degli “ambasciatori” che gratis supportano la tua azienda, rispondono ai dubbi dei nuovi iscritti, agiscono da customer service e da recensori/garanti della qualità della tua offerta.

Ti dà nuove idee per i contenuti

Sei sicuro di sapere cosa davvero interessa al tuo pubblico? Ti capita di essere a corto di idee per creare nuovi contenuti in target?

Con il gruppo hai praticamente una testing community  sempre disponibile che puoi sfruttare per capire cosa proporre (sia lato contenuti che, perchè no, lato nuovi prodotti).

Puoi usarlo magari per creare contenuti che risolvano esigenze e problematiche che vengono fuori costantemente, leggendo cosa chiedono i tuoi utenti e a che domande cercano (magari invano) risposta.

Andando ancora più diretti al punto, puoi usarlo per chiedere direttamente ai tuoi utenti cosa vorrebbero leggere (o comprare)!

Puoi vendere

Per i gruppi è attiva la funzione che permette di pubblicizzare articoli in vendita. Questa funzione permette di usare il gruppo come una sorta di eCommerce, anche se la vera funzione su cui Facebook spinge è quella della micro-vendita e/o scambio a livello locale. e’ stata infatti attivata una pagina di riepilogo dei gruppi  geolocalizzati sulla posizione dell’utente, dove sono presenti articoli in vendita.

In ogni caso è una funzione che va a tutto vantaggio delle imprese, siano esse local o global, e va sicuramente sfruttata.

vendere sui gruppi

Per attivare questa funzione basta seguire questa procedura:

  1. Clicca su … in alto a destra nel gruppo e seleziona Modifica impostazioni gruppo.
  2. Accanto a Tipo di gruppo, clicca su Scegli un tipo di gruppo.
  3. Seleziona Acquisti, vendite e scambi e clicca su Conferma.
  4. Scorri fino in fondo e clicca su Salva.

opzioni vendita gruppi facebook

In quale ambito usare il gruppo su Facebook?

I gruppi su Facebook sono molto indicati per i settori che necessitano di una modalità di discussione veloce e non troppo strutturata, nonchè per argomenti che non necessitano di “memoria storica” o di contenuti fortemente indicizzabili su Google, visto che in questo caso perderesti una buona fonte low cost di traffico derivante dai thread del forum che copre moltissime ricerche “long tail”. Perfetto quindi per tutto ciò che è legato alla cronaca semplice, e alla gestione di una conversazione che tende a scadere (e a perdersi “quasi” per sempre) nel giro di pochi giorni o addirittura ore.

Sebbene poi ci siano casi eclatanti di gruppi con centinaia di migliaia di utenti (“Le ricette di Mysia” dell’ottima Flavia Imperatore ne è forse l’esempio più calzante), vista la scarsità di strumenti di gestione (da qualche settimana però è stata attivata la possibilità di nominare dei moderatori!) sono preferibili community non eccessivamente estese: un gruppo molto attivo di 15.000 anime potrebbe già cominciare a darti qualche grattacapo logistico!

Se sei finalmente convinto, apri subito il tuo gruppo… però ti prego non commettere il vero peccato capitale che fanno in molti: aggiungere senza pietà la povera gente inconsapevole!

Twitter testa su Android una nuova funzione per creare video con Periscope

Gli utenti Android negli ultimi giorni hanno notato qualcosa di diverso nella loro applicazione Twitter: l’introduzione di un nuovo pulsante. Questa nuova feature, chiamata Go Live, permette di accedere al live streaming Periscope direttamente da Twitter, semplicemente cliccando sull’apposita icona.

Chi non ha ancora installato la piattaforma, invece, verrà rimandato al Play Store e invitato a scaricare Periscope.

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Questa funzione è in fase di test e disponibile solo per un ristretto numero di user Android – presto, però, sarà disponibile per tutti gli utenti di qualsiasi sistema operativo.

La nuova scorciatoia permette di creare live streaming senza dover passare da un’applicazione all’altra. In questo modo gli utenti di Twitter, che costituiscono una platea più numerosa, sono incoraggiati a usare e scaricare l’app di Periscope, che in questo modo viene resa accessibile a un pubblico decisamente più ampio.

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Periscope è stata comprata da Twitter nel 2015 e Go Live rende decisamente più forte il loro legame.

Questa novità, insieme all’introduzione dell’hashtag #save nel broadcast di live streaming per rendere sempre disponibili i video sulla piattaforma, sono prove evidenti degli interventi che i due social network stanno attuando per riconquistare i loro utenti.

LEGGI ANCHE: Vuoi vedere il tuo video Periscope per sempre? Basta un #hashtag

Il nuovo bottone, però, non solo sancisce l’unione delle piattaforme, entrambe coalizzate contro i competitor, ma sottolinea anche l’intenzione di reagire a Facebook attuando una scelta analoga alla sua: trasmettere video di live streaming direttamente dalla stessa piattaforma.

LEGGI ANCHE: 12 consigli essenziali per uno streaming live perfetto su Facebook

Periscope e Twitter hanno dovuto unire le forze per far fronte comune, ma questo ha anche messo in evidenza l’incapacità dei due social network di muoversi velocemente quanto il rivale.
Insieme riusciranno ad accelerare il passo?

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Ormai lontani i tempi dei primi entusiasmi, Periscope deve trovare e offrire stimoli nuovi per reagire e riportare a sé gli user perduti e non perdere la sua individualità. È importante che la piattaforma si focalizzi su un tool che  giustifichi il suo utilizzo autonomo rispetto a Twitter: una novità forte, che gli permetta di differenziarsi da Facebook, può essere una nuova rinascita per l’applicazione.

Per evitare di perdere la loro identità, Twitter e Periscope si dovranno rimboccare le maniche: e non è detto che un domani, per far fronte a una user experience su Facebook decisamente più friendly, non si debba cominciare a pensare a una fusione fra i due canali.

Che sia mantenimento dell’attuale stato, o definitiva integrazione, rimane una certezza: Twitter e Periscope dovranno combattere per riuscire a mantenere la propria posizione di competitor credibile, in ambito live streaming.

Che la forza sia con loro.

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Secondo te Twitter e Periscope riusciranno a mantenere la loro individualità o soccomberanno contro Facebook e le sue continue novità? Facci sapere cosa ne pensi, lasciaci un commento sulla nostra pagina Facebook.

 

Social Media Marketing per aziende

Social Media Marketing: cos’è e come può essere utile alla tua azienda

Vuoi farti conoscere al grande pubblico per promuovere te stesso o la tua attività? Diciamo, allora, che oggi non esiste un sistema migliore del Social Medial Marketing! Si tratta di una disciplina molto ampia che ti metterà nelle condizioni di acquisire una forte visibilità sul web e di conseguenza di far conoscere il tuo brand e proporre i tuoi prodotti/servizi ad un pubblico vastissimo.

I canali utilizzati da questa tipologia di web marketing sono quelli, come dice il nome stesso, degli ormai noti e diffusissimi Social Media. Se sei convinto che la tua proposta sia di grande qualità, se sei certo di poter fornire un servizio veramente utile agli altri, allora non ti resta che affidarti ai Social Network. Ma attento!Non basta iscriverti sui Social Media, devi saper lanciare un messaggio trascinante, devi saper appassionare e impressionare chi ti legge. In poche parole: devi saper coinvolgere!

Social Media Marketing

Prima di qualsiasi altra cosa devi ricordarti di realizzare uno specifico lavoro preparatorio. La tua azienda, infatti, deve prima di tutto disporre di un ben organizzato e ben indicizzato sito internet, ma anche di un blog dove farai confluire articoli interessanti, notizie, curiosità e dove, naturalmente, pubblicherai informazioni per promuovere la tua attività imprenditoriale. Sul blog i tuoi lettori potranno interagire scrivendo commenti o ponendo domande sui prodotti o servizi da te offerti al pubblico. A questi commenti dovrai rispondere con tutta la competenza e la cordialità possibile e immaginabile, al fine di garantirti una vasta e solida fidelizzazione dei tuoi potenziali clienti.

I Social possano influenzare il pubblico di ogni azienda e soprattutto quello di un’attività locale. Poter entrare in contatto con nuovi clienti e fidelizzarne altri già acquisiti può essere un buon obiettivo per aumentare il fatturato. Occorre però mettersi in discussione, rivedere il tono di comunicazione e ripensare al proprio prodotto in questa chiave.

In estrema sintesi,  gestendo al meglio i tuoi Social, potrai ottenere:

  • Aumento dei Fan/Follower
  • Incremento dell’engagement : ovvero delle azioni che gli utenti faranno sui post
  • Accrescimento della Brand Awareness: notorietà di marca
  • Gestione di un Social Customer Care, ossia gestire i tuoi clienti, i loro dubbi e richieste tramite i Social Network
  • Guidare in real-time il tuo business
  • Attivare iniziative locali e promozioni rapidamente
  • Raccogliere nuovi contatti / clienti per la tua azienda / aumentare le vendite online

Corsi in Social Media Marketing: perché iscriversi

Il Social Media Marketing è una delle più grandi sfide che i manager si trovano ad affrontare ed a trasformare in opportunità. La portata rivoluzionaria dei social network come Facebook, Twitter, Youtube ed Instagram ha aperto un nuovo canale di vendita e di sviluppo del business che consente di ampliare il proprio giro d’affari.

Non tutti però conoscono i linguaggi appropriati per comunicare sui social media, le piattaforme e gli strumenti, le tecniche di coinvolgimento più efficaci.

Ninja Academy propone un percorso sul Social Media Marketing che consta di un’esperienza formativa Online + un Laboratorio premium (opzionale) in Aula. Seguendo questo percorso, riuscirai a:

  • Elaborare un piano strategico di contenuti sui Social Media
  • Comprendere come gestire una community e le relazioni quotidiane con gli utenti
  • Accrescere il numero di fan e clienti progettando iniziative di engagement ed inserzioni
  • Misurare i KPI fondamentali
  • Leggere ed interpretare le metriche di performance
  • Valutare l’andamento della strategia e delle inserzioni pubblicitari
  • Individuare i punti chiave delle Social Media Policy e gli attori da coinvolgere nei processi di escalation

I social network per le aziende

I social network rappresentano per l’azienda un canale di comunicazione da cui non si può prescindere per poter attuare una strategia efficace.

Giorno dopo giorno incrementano la loro importanza. Gli utenti che hanno un profilo su almeno uno di essi sono sempre in aumento, il numero dei contenuti condivisi con la propria rete di contatti cresce a livelli esponenziali, la durata del tempo trascorso sui social network diventa sempre più consistente. Oltre a tutto ciò bisogna aggiungere l’influenza che ha avuto l’introduzione sul mercato di dispositivi mobile, come smartphone e tablet, i quali rendono l’utilizzo dei social ancora più semplice ed immediato.

Considerando tutti questi aspetti si comincia a capire il ruolo che i social network possono rivestire in una strategia di comunicazione mirata ad un target di clienti ben preciso.
La funzione principale dei social network è comunicare. Quindi se l’idea è di aprirsi un profilo aziendale su un social network con il solo obiettivo di aumentare le vendite, la strada intrapresa non porterà mai ai risultati sperati. Vero è che, se si lavora seguendo una strategia studiata a priori, sicuramente i benefici ricadranno su tutte le altre attività messe in atto dall’azienda, per una strategia di marketing a 360°.

Social Network per aziende

La difficoltà maggiore per qualsiasi tipo di azienda è sapere cosa comunicare, ma soprattutto capire cosa gli utenti si aspettano che comunichiamo. In realtà prima di decidere cosa comunicare bisognerebbe capire quali obiettivi si vogliono raggiungere attraverso i nostri messaggi.

Scopri il social network più adatto alla tua azienda

I social network sono diventati importantissimi per molte attività, soprattutto quelle B2C (Business To Consumer), ma ormai anche per quelle B2B (Business To Business). I social, infatti, ci permettono di capire le aspettative e i desideri del nostro pubblico, di ottenere informazioni, informare in tempo reale sulle nostre iniziative e promozioni, coinvolgere il più possibile.

Le possibilità sono tante: Facebook, Twitter, Instagram, Youtube, Pinterest, Linkedin, Google +, Tumblr ecc.  Davanti a tutte queste possibilità, è facile perdersi, sentirsi disorientati, non capire quale sia la via più efficace da intraprendere per la propria azienda e come scegliere i social network più idonei al raggiungimento dei nostri obiettivi di marketing.

Consideriamo i nostri obiettivi e cerchiamo di capire le potenzialità/criticità di ogni social. Alcuni, infatti, funzionano meglio di altri per aumentare la conoscenza del brand e far conoscere nuovi prodotti, altri hanno una vocazione estetica e sono più adeguati ad alcune specifiche categorie merceologiche.

Gestire i canali social dell’azienda

L’utilizzo dei social media è cresciuto così velocemente che molte aziende si stanno ancora attrezzando per gestire al meglio la presenza delle proprie marche su questi canali.

canali social aziendali

L’istituto di ricerca Altrimeter Group ha pubblicato un report che racconta come le aziende (e le agenzie che le supportano) si stiano strutturando per gestire i canali social, delineando anche un panorama dei principali software di collaborazione e amministrazione dei social media.

Alcuni highlight:

  • C’è bisogno di organizzare i propri canali
  • Ci sono molti tool per gestire i canali social e spesso le differenze sono poco evidenti, ecco perché è fondamentale scegliere il tool corretto;
  • In alcuni casi è utile integrare più tool: di monitoraggio e di gestione;
  • Adattare i processi interni ed il coordinamento con l’agenzia social media per la gestione dei canali social è una priorità per le aziende;
  • Altimeter Group ha individuato cinque principali aree di utilizzo: coinvolgimento, diffusione di contenuti sui canali social, pubblicazione di campagne social, distribuzione della presenza del brand e personalizzazione dei canali di conversazione.

Se vuoi saperne di più, partecipa al Corso Online in Social Media Marketing della Ninja Academy!

Social Media BootCamp, 4 giornate Full Immersion che cambieranno 25 carriere

Quattro giorni a contatto col mare azzurro e col sole mediterraneo, ma non fatevi illusioni perché il Social Media BootCamp non è una vacanza, anzi: Luca La Mesa e Filippo Giotto vi faranno affrontare tutte le sfide quotidiane del perfetto Social Media Manager. Quattro Coach Ninja Academy vi faranno allenare come truppe speciali: tra loro anche il fondatore di Ninja Marketing, Mirko Pallera, lì con voi per farvi spuntare le ali digitali.

Scopri il Corso

Social Media BootCamp [Salerno, 21 – 24 Settembre]

Ninja Academy presenta il Social Media BootCamp a Salerno: il laboratorio intensivo, aperto a soli 25 partecipanti, dedicato alle competenze di Social Media Marketing. Il laboratorio è immerso in quanto di meglio la Costiera Amalfitana possa offrire: buon cibo, relax, natura, spiaggia.

Come funziona il Social Media BootCamp?

Una full immersion con Filippo Giotto, Social Media Manager @Banca Mediolanum, e Luca La Mesa, Social Media Strategist @Publisoftweb. Due professionisti italiani che lavorano giornalmente per e con grandi aziende nella rivoluzione digitale. Inoltre, sarai affiancato da 4 coach Ninja Academy in ogni esercitazione: potrai lavorare fianco a fianco con Mirko Pallera, CEO & Founder della grande famiglia Ninja!

Social Media Strategy, Content, Engagement, Social Media Advertising e non solo: partecipa alle attività Outdoor come meditazioni e visualizzazioni guidate, ma anche yoga nel parco ed in spiaggia al tramonto. Il Social Media BootCamp è un’esperienza a 360° che immerge i Social Media Lover nel meglio del Mediterraneo!

social media bootcamp luca la mesa filippo giotto

21 – 24 Settembre: quattro giorni di esercitazioni, simulazioni e pratica di Social Media Management. Al termine del percorso didattico realizzerai un Project Work finale, da inserire subito nel tuo CV, per rafforzare la tua figura di professionista.

Per massimizzare l’esperienza formativa e farti arrivare preparato in aula, l’iscrizione include il Master Online in Social Media Marketing (60 ore formative online). In omaggio riceverai il libro Social Media Monitoring di Emanuela Zaccone, edito da Dario Flaccovio.

Partecipando al Social Media BootCamp, riuscirai a:

  • Progettare e scrivere una Social Media Strategy a 360 gradi
  • Organizzare la funzione di Social Media Management in un’azienda di qualsiasi dimensione
  • Impostare i piani di Content Marketing più appropriati per ogni Social Network
  • Coinvolgere una Community in maniera efficace
  • Progettare campagne pubblicitarie ed inserzioni sui Social Network più popolari
  • Integrare il piano mezzi della tua azienda con quello sui Social Media
  • Monitorare le metriche vitali e calcolare il ROI del budget investito in Social Media Marketing
  • Conoscere tutte le funzionalità e le opportunità di marketing che le singole piattaforme social possono offrire alla tua azienda

social media bootcamp al covo ninja

Vuoi una demo del percorso? Partecipa alle Free Masterclass:

Social Media Summer: creare contenuti digitali per ogni stagione
Strategie e piani editoriali che mantengono alto l’engagement tutto l’anno
14 luglio dalle 17 alle 18

Scopri il Corso

PREZZO EARLY BOOKING: 1199€ fino al 7 settembre 2016
Prezzo pieno 1399€

Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it oppure telefonare allo 02 40042554.

Knowledge for change.
Be Ninja!

Scontro fra titani al 29° GrandPrix Advertising Strategies

Sono quasi le 20 a Milano e fuori dal Teatro Nazionale l’eccitazione è tangibile: a breve comincerà il GrandPrix di quest’anno e tutti sono curiosi di scoprire cosa ci riserverà questa intensa serata.

Ovviamente, noi di NinjaMarketing non potevamo mancare.

Simply the bests

Lungi dallo svelarvi subito chi sia stato il vincitore 2016, vi presentiamo alcuni degli ospiti che hanno preso posto sul palco insieme all’ormai inossidabile e onnipresente Piero Chiambretti, accompagnato quest’anno dalla bellissima Cristina Chiabotto (che non ha perso occasione di far notare al suo povero co-conduttore il ben visibile gap di altezza tra loro, ndr.)
GrandPrix_Chiambretti_Chiabotto

Tra i premiati di quest’anno abbiamo visto sfilare grandi personaggi del mondo della comunicazione, dello spettacolo, dello sport e molto altro, come Olivier Francois, Head of Fiat Brand e Chief Marketing Officer del gruppo FCA (Premio Uomo dell’anno per la comunicazione globale), l’attore e regista Stefano Accorsi (Premio Protagonista della Comunicazione), il famoso cuoco – e non chef, come ha tenuto a sottolineare lui stesso – Davide Oldani (Premio Comunicazione e Gusto), Danilo Gallinari, campione della Nazionale Italiana di Basket (Premio Comunicazione e Sport) e le icone Rita Pavone e Lapo Elkann (rispettivamente, riconoscimenti per Comunicazione e Musica e Comunicazione e Immagine).

GranPrix_29_milano

Premi speciali: tutto ciò che non è TV

Oltre alla rinnovata partecipazione di PrintPower, dedicata alla premiazione della comunicazione su carta, e della quarta edizione dello IAB Mixx per premiare il  settore digital, di particolare interesse quest’anno è stato il Mediamond Radio Award, che ha voluto ricordare l’importanza del “nonno” di tutti i  mezzi di comunicazione con un premio dedicato.
I vincitori? Il progetto Poretti Story Box di Geometry Global per Carlsberg, che è riuscito a reinventare lo storytelling su carta, o per meglio dire “su sottobicchiere”; la campagna #SponsoredByGatorade di Dlv Bbdo per Gatorade Pepsico che ha creato un’app interattiva per promuovere l’attività fisica; la campagna integrata Kinder Bueno Ferrero con Luca e Paolo che, inarrestabili, sono arrivati ad interrompere le comunicazioni radio pur di rubare un goloso Kinder Bueno.

LEGGI ANCHE: La radio invade la TV: il guerrilla di RAI [BREAKING NEWS]

Gli spot sul podio

Ma veniamo a noi: a competere per l’ambitissimo premio abbiamo visto agenzie del calibro di M&C Saatchi, Ogilvy&Mather, Verba, Publicis, GreyUnited e Armando Testa.
Molte le campagne che ci hanno emozionato, ma pare che quest’anno nulla abbia scosso gli animi più dello sport: tra i gradini più alti del podio troviamo infatti al secondo posto lo spot Audi Back on the slopes with quattro firmato da Verba in collaborazione con Karen Film.

GranPrix_vincitori2016

Publicis Italia non tocca temi sportivi con il suo spot Bathroom per LeroyMerlin Italia, prodotto da Think|Cattleya e arrivato terzo classificato,  ma lo fa invece con The Dilemma di Heineken in collaborazione con Bedeschi Filmvincitore indiscusso non solo del GrandPrix 2016 ma anche del New York Festivals Special Awards.

Adidas e la nuova campagna First Never Follows

Se il calcio è quel magnifico gioco che lascia te bambino a guardare le immagini di quello che un giorno vorresti essere, Adidas ha lavorato su quel sogno, anche quando la realtà non diventa come te l’aspetti. Così è successo ad un ragazzo che si è trovato a Milano con il naso all’insù, a rimirare uno spogliatoio virtuale dove nell’armadietto a fianco di quello di Messi c’era proprio il suo nome: Riccardo.

Ha 20 anni, studia economia e si considera un calciatore mancato. Super tifoso del Milan, ha Kakà come idolo, mentre per stile di gioco si ispira a Ilicic della Fiorentina. Nativo digitale, da grande vorrebbe realizzare qualcosa che non è stato ancora creato, magari una app rivoluzionaria.

Adidas e la nuova campagna First Never Follows

La sorpresa di Adidas è stata bellissima – ha detto Riccardo Oldani – stavo giocando alla Tango League con la mia squadra di amici, la West Assago, e quando ho capito che stava succedendo qualcosa di speciale mi sono detto: solo il calcio sa regalare queste emozioni.

Ma questo è solo l’inizio della campagna First Never Follows, che vedrà fra i protagonisti alcune superstar globali del mondo del calcio, fra cui Paul Pogba, Luis Suarez e Mesut Ozil, in un’esaltazione della loro capacità di essere numeri 1 dentro e fuori dal campo.
La campagna racchiuderà una serie di video che metteranno in mostra le qualità di ogni giocatore: velocità, controllo, classe e potenza in campo, uniti ad uno stile impareggiabile.

https://www.youtube.com/watch?v=ph8rcsuaFt0

LEGGI ANCHE: Il caso “Tiger”: quando i prodotti parlano da sé

Il primo video è stato presentato in concomitanza con il lancio della nuova collezione di scarpe da calcio: il Mercury Pack che comprende un range di scarpe cutting edge ispirato dai trofei che i giocatori di tutto il mondo sognano di vincere, con l’obiettivo di scrivere i loro nomi nella storia del calcio. Pogba, Suarez e Ozil scenderanno in campo per la prima volta con queste innovative scarpe durante UEFA EURO 2016TM, e la Coppa America del Centenario, per provare a raggiungere i propri obiettivi, sollevando i trofei più importanti del mondo del calcio.

First Never Follows vuole essere una campagna a 360°, non a caso coinvolgerà diversi strumenti.

Campagna affissioni

Impattante sulla città, attraverso un piano capillare che prevede bus shelter e pensiline, ma soprattutto spettacolare grazie ad un’imponente installazione: una serie di armadietti giganti con i nomi di alcuni dei giocatori più importanti al mondo – Messi, Navas, Pogba, Torres, Bale, Marcelo etc – ha trasformato la Darsena in un grande spogliatoio a cielo aperto. Tra gli armadietti, uno appartiene a Riccardo.

Adidas e la nuova campagna First Never Follows

Social

Tutti i video verranno veicolati sui principali canali social di Adidas Football e Adidas Italia (Instagram, Twitter e Facebook).

Adidas Football Base

Situato in Via della Moscova 26, è uno spazio unico nel cuore della città, al cui interno (dal 21 maggio) Adidas sta facendo rivivere tutto l’entusiasmo e il fermento che si respira a Milano in vista del big match, attraverso sfide quotidiane e competizioni avvincenti.

Attività di Trade Marketing

Previsto, anche, coinvolgimento di tutti i punti vendita monobrand Adidas e dei principali store sportivi wholesale. Uno straordinario allestimento sartoriale è stato realizzato ad hoc per l’inaugurazione di CalcioShop, nuovo tempio del calcio a Milano.

CREDIT M&C Saatchi:

Executive Creative Directors and Partners: Luca Scotto di Carlo, Vincenzo Gasbarro
Creative Director: Alessandro Izzillo
Copywriter: Valeria Raimondi
Art Director: Olivia Nervi

Head of Content & Innovation: Andrei Kaigorodov
Production Management: Utopia
Production Director: Federico Fornasari
Creative Technologist: Andrea Bassi

Producer: Giovanni La Monaca
Video: Elephant Studio
CGI Artist: Cristiano Rinaldi
OOH Production: Addendo \ Urban Vision Executive Producer: Raffaele Bifulco Production design OOH: Innscena

Tilt Brush: l’app di Google per dipingere in 3D è realtà

Immagina di poter avere uno strumento che ti permetta di dipingere qualunque cosa la tua mente riesca a creare, in 3D. Bello, vero? E se ti dicessimo che questo strumento esiste, e si chiama Tilt Brush?

Il pennello che trasforma lo spazio attorno a sé in una tela 3D è stato presentato pochi giorni fa da Google: si tratta di un’applicazione che sfrutta la tecnologia di HTC Vive, il caschetto della realtà virtuale prodotto da HTC, e le cui applicazioni possono essere pressoché infinite.

L’unico limite? La tua immaginazione!

Basterà indossare il caschetto della realtà virtuale e, una volta installato Steam far partire l’app Tilt Brush per dare sfogo alla propria vena artistica. Armati di controller/pennello e tavolozza ogni gesto verrà tradotto in arte, trasformando la stanza in cui ci si trova in un foglio da disegno, che potrà essere attraversato ed attorno a cui potrà girare a 360°, abbattendo ogni limite e rendendo il disegno tridimensionale.

Si legge sul blog ufficiale di Google:

«La tua stanza è la tua tela. La tavolozza è la tua immaginazione. Le possibilità sono infinite. Con Tilt Brush è possibile dipingere in uno spazio tridimensionale. Ti basta selezionare i colori e i pennelli e andare avanti con un gesto della mano. La tua camera è una tabula rasa. Puoi girare attorno a ciò che disegni e passarci attraverso. E puoi decidere di utilizzare materiali che nella realtà sarebbero inutilizzabili come il fuoco, le stelle o fiocchi di neve.»

 

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Gli effetti che possono essere ottenuti con Tilt Brush sono praticamente infiniti, e la possibilità fino ad oggi inesistente di poter utilizzare i materiali più svariati, dal cotone alla pelle fino al fuoco ed i fiocchi di neve, potrebbe rivoluzionare soprattutto i settori della moda e del design. Grazie all’app di Mountain View infatti una collezione di abiti potrebbe essere facilmente disegnata direttamente sui manichini, visualizzando in tempo reale l’aspetto della propria creazione in 3D. Nel corso della realizzazione di Tilt Brush sono stati coinvolti da Google artisti provenienti da diversi settori compreso appunto il fashion, dove è stata disegnata una collezione di abiti. Nelle simulazioni sono stati toccati anche l’ambito dell’arte, attraverso la creazione di un quadro tridimensionale e dell’illustrazione, facendo letteralmente vivere una fiaba.

Al momento per poter usufruire di Tilt Brush è necessario disporre di un HTC Vive anche se non è da escludersi che, in futuro, l’app possa essere resa disponibile anche per altri device.

Instagram

Instagram: dopo il logo toccherà ad algoritmo e analytics

Il formato rettangolare, le sponsorizzazioni,  il multiaccount, i video da 60 secondi, il restyling e addirittura un nuovo logo. Negli ultimi nove mesi sembra che Instagram abbia giocato a spiazzare sempre di più i suoi utenti, spesso, però, scontentandoli. Una gestazione tumultuosa e un parto riuscito a metà, con una creatura che secondo alcune indiscrezioni potrebbe essere (ri)battezzata Facegram o Instabook.

Ovviamente si scherza. Da un lato i brand si sono finalmente accorti del valore del social, grazie anche al ruolo di veri e propri influencer di molti Igers, eppure il sentimento che regna un po’ sovrano nella community è un non celato disappunto. Come è stato per ogni cambiamento precedente, però, forse è solo questione di tempo e tutto si digerirà. Anche il nuovo logo. Ma cos’altro c’è da aspettarsi nel frattempo?

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Adesso che stiamo cominciando a riprenderci dopo lo shock iniziale della “lavatrice psichedelica”, è il momento di fare qualche riflessione per capire cosa bolle in pentola. Così, giusto per arrivare un po’ più preparati, la prossima volta, ed evitare altri traumi.

Il nuovo logo è arrivato in concomitanza con la versione 8 dell’app, che in sostanza cambia l’interfaccia optando per il bianco e nero. Oltre al visual restyling, però, alcuni hanno ipotizzato che ci sia qualcos’altro in cantiere, e che questo cambiamento possa essere una sorta di distrazione per far passare inosservata un’altra radicale novità, quella attualmente più temuta e odiata da ogni Iger che si rispetti. Senza altri giri di parole, parliamo del famigerato algoritmo. Già, ma che fine ha fatto?

Instagram algoritmo

Nel marzo scorso era stato annunciato che presto le immagini non sarebbero state più visualizzate in ordine cronologico ma in base, appunto, ad un algoritmo che tiene conto delle interazioni (come accade su Facebook). Ovviamente questa notizia aveva scatenato il web, e viste le reazioni (tra cui anche una petizione firmata da oltre 300mila utenti), Instagram si era prontamente lanciato in un tweet riparatore, promettendo che nessun cambiamento sarebbe avvenuto senza un annuncio ufficiale.

Finora, dall’alto tutto tace. Eppure, a dire il vero, qualche cambiamento nel feed lo stiamo notando. Instagram ha iniziato a testare l’algoritmo su alcuni profili. E questo naturalmente incide anche sulle performance delle nostre condivisioni, nel caso in cui tra i nostri follower ci siano proprio quegli utenti.

Ma perché tanto clamore? Cosa cambia in pratica con l’algoritmo?

Verosimilmente saranno soprattutto i brand e i profili con alto numero di follower a rimetterci in termini di reach organica (e quindi di like), ma per ora non c’è ancora nulla di certo sul funzionamento effettivo dell’algoritmo e sulle sue ricadute. Come spiega Ink : “Con il vecchio sistema, chi aveva un milione di follower sapeva che ogni immagine pubblicata sarebbe apparsa nel feed di ognuno dei suoi follower connessi in quel momento. Con il nuovo sistema non sarà più così”.

Di sicuro, la paura più grande (e più che motivata) è che Instagram possa continuare la sua metamorfosi a immagine e somiglianza di papà Facebook, puntando sempre di più sulle sponsorizzazioni.

 

Instagram analytics

Nel frattempo, recentemente è trapelata un’altra novità che potrebbe essere introdotta a breve. Ma stavolta, c’è da scommettere, avremo ben poco di cui lamentarci. Si tratta di una feature legata all’analisi delle performance, una sorta di Insights, che dovrebbe offrire dati demografici sugli utenti che interagiscono con noi e un’analisi delle performance dei post condivisi.

Instagram

Fonte: Later

  • Dati demografici: età, distribuzione geografica (per nazione o anche per città), genere e attività. Molto interessante per chi fa business su base locale e anche per capire quando è meglio pubblicare (se i tuoi follower sono prevalentemente russi, occhio al fuso orario, insomma).
  • Performance dei post: quanti nuovi follower hai ottenuto su base oraria o giornaliera, le impression (il numero di volte che che un post è stato visto), la reach (il numero di account che hanno visto il post) e i click sul link della bio. Sarà inoltre possibile visualizzare le immagini pubblicate in un determinato periodo (ultimi 7 o 30 giorni), ordinate in base alle impression, così da capire quali sono state le più performanti.

Instagram

Utile, no?

Considerando che da giugno sarà limitato anche l’uso delle API a servizi terzi come Iconosquare – che finora erano stati l’unica vera fonte di analytics per il social – quest’ultima feature promette di farci riconciliare almeno un po’ con Instagram. E noi vogliamo crederci.

Melinda Gates e i Big Data per migliorare la vita delle donne

Melinda Gates e i Big Data per migliorare la vita delle donne

Recentemente Bill e Melinda Gates hanno annunciato un investimento di 80 milioni di dollari per raccogliere dati migliori su donne e ragazze.

Si parla moltissimo di Big Data nel marketing, ma poco si sa di quanto quegli stessi dati, raccolti e analizzati, potrebbero contribuire a migliorare la vita di milioni di donne in tutto il mondo. L’idea di base, spiegata da Melinda Gates in un recente post su LinkedIn, è quella che non vi siano ancora sufficienti informazioni sulle sfide che donne e ragazze affrontano nella loro vita quotidiana.

Ma come possono i Big Data trasformare la vita delle donne?

Per colmare il divario di genere, dobbiamo colmare il divario dei dati

Melinda Gates e i Big Data per migliorare la vita delle donne

Ogni volta che acquistiamo e leggiamo un libro raccomandato da Amazon, ogni volta che creiamo il nostro newsfeed personalizzato su Flipboard, ogni volta che ascoltiamo musica su Spotify o guardiamo video su Youtube, senza rendercene conto forniamo dati. Questi dati serviranno in parte a rendere più semplice la nostra vita, suggerendoci contenuti sempre più pertinenti rispetto ai nostri interessi, guidandoci nelle nostre scelte quotidiano, offrendoci opzioni variegate a seconda delle nostre attività.

Tuttavia, in moltissimi settori i Big Data non esistono. Ma c’è di più: secondo quanto racconta Melinda Gates, Co-presidente della Bill&Melinda Gates Foundation, i dati che esistono spesso sono sessisti.

“Nel campo della salute globale e dello sviluppo rimangono ancora vaste zone d’ombra”, specie quando si tratta delle informazioni di base su donne e ragazze.

Non parliamo in questo caso di preferenze di acquisto o scelte di informazione, ma parliamo dei dati più elementari che possano esistere: dove e quando queste donne sono nate, quante ore lavorano, se e in che modo vengono pagate, se hanno sperimentato casi di violenza, in che modo muoiono.

In troppi settori, i dati non esistono affatto e anche laddove esistono, spesso sono relativi più all’universo maschile o comunque analizzati da una prospettiva sessista. Mancano del tutto o sono sottostimati, ad esempio, il contributo economico e sociale delle donne nelle famiglie, nella società e nei Paesi.

Le lacune nei Big Data e i pregiudizi hanno due effetti

In primo luogo, la mancanza di dati in relazione alla realtà femminile ostacola la capacità di istituzioni e fondazioni di promuovere la causa della parità di genere.

“Se la nascita di una bambina non viene registrata, lei non possiede una identità formale e questo danneggia anche le sue possibilità di andare a scuola, il che di solito significa che non può votare o magari avere un conto in banca in futuro”.

Senza dimenticare tutte le donne che lavorano in nero o quelle che non vedono in nessun modo riconosciuto il proprio esclusivo impegno domestico. Lavorare ed essere pagati per il proprio lavoro è una modalità di riconoscimento della propria esistenza alla base di ogni società e che rafforza ogni economia.

D’altra parte queste lacune e pregiudizi contribuiscono a “rafforzare gli stereotipi e le pratiche dannose che si fondano nell’atteggiamento che donne e ragazze semplicemente non contano”, sottolinea Melinda Gates, che ha fatto del suo duplice ruolo di donna d’affari e madre un simbolo per il lavoro della Fondazione.

Una migliore comprensione del modo in cui le donne vivono, delle disuguaglianze specifiche, delle violenze e delle ingiustizie che le bloccano ogni giorno, potrebbe condurre più facilmente a capire cosa è necessario fare, ma anche se le soluzioni già sperimentate funzionano realmente o quali progressi sono stati compiuti.

“La raccolta e l’analisi dei dati rende l’invisibile, visibile”. Colmare il gender gap, richiede la chiusura di questo divario nei dati.

I Big Data e la Bill & Melinda Gates Foundation

Melinda Gates e i Big Data per migliorare la vita delle donne

80 milioni di dollari nei prossimi tre anni. Questa la cifra destinata dalla fondazione dei coniugi Gates per migliorare il modo in cui i dati vengono raccolti e utilizzati, ma anche per fornire un quadro più ricco e completo delle sfide che donne e ragazze fronteggiano ogni giorno e per studiare soluzioni per superare tali sfide.

Partendo da alcuni proficui esempi che hanno migliorato la vita delle donne nell’Africa subsahariana, come quelli sull’HIV e sul trattamento della malattia nelle ragazze, per aiutarle e pianificare la vita familiare o utilizzare contraccettivi, Melinda Gates proclama la volontà di adattare i programmi e le politiche che soddisfano le esigenze femminili, esattamente come Amazon e Netflix ci forniscono contenuti personalizzati sulle nostre preferenze e abitudini.

I Big Data, così complessi e noiosi, aiuteranno forse anche trasformare la vita di milioni di donne e bambine in tutto il mondo.

Non solo Click: nuove metriche per valutare le performance dei brand nella Digital Experience Era

Non solo Click: nuove metriche per valutare le performance dei brand nella Digital Experience Era

I budget che i grandi brand destinano alla comunicazione sono sempre più orientati sul digitale attestando, solo quest’anno, un aumento del 22% ( pari a 27 mld di dollari solo per le ads su display). Tutti i brand in gioco, non importa quale sia la loro grandezza, cercano quindi di raggiungere il maggior ROI possibile.

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I marketers, intenzionati a mostrare i loro risultati, sono tuttavia focalizzati sulle metriche sbagliate per evidenziarli, metriche che possono essere facili da misurare, ma non sufficienti a guidare il brand verso i risultati di business desiderati.

Nell’attuale universo digitale infatti, dove i consumatori cambiano continuamente canale e si spostano da un dispositivo all’altro, i brand riscontrano non poche difficoltà a tracciare le loro prestazioni utilizzando le metriche corrette.

Prendi ad esempio le percentuali di clic; nonostante siano universalmente riconosciuti sia dai marketers che dalle media companies come ormai superati e  inadeguati, i click appaiono ancora in ogni rapporto riassuntivo di una campagna a prescindere da quale fosse l’obiettivo della stessa. Lo stesso vale per la verifica dei dati demografici: come il successo del programmatic advertising ha dimostrato gran parte della tua miglior audience non è esattamente il target al quale avevi indirizzato la tua campagna. Il segmento di pubblico al quale ti stai rivolgendo ha più sfumature di uno standard “Femmine 35-45” o “casalinghe 40-60”.

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I marketers si dimostrano un po’ miopi riguardo alle nuove metriche: oltre il 90% degli addetti al settore afferma che tutto l’inventory può essere verificato anche da terze parti, mentre più del 60% dice di  non voler investire il loro media budget in agenzie che non le forniscono.

La visibilità quindi è un prerequisito necessario per garantire forti risultati alla campagna ma, in sé per sé, non è sufficiente e soprattutto non è un KPI. Inoltre, alcuni nuovi e interessantissimi format del settore non hanno ancora una soluzione standard di misurazione.

In questo nuovo contesto caratterizzato dalla multicanalità non è più possibile utilizzare i sistemi di misurazione a compartimenti stagni: la necessità è quella di avere un quadro completo che permetta anche di far confluire i budget verso le attività più redditizie.

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Marketing Shopper, integrazioni, esperienze e contenuti personalizzati giocano un ruolo fondamentale nella costruzione di awareness ed engagement ma focalizzare una maniacale attenzione su una singola metrica standard limita la loro inclusione nei piani di comunicazione. I marketer che hanno a cuore i KPI – come le vendite guidate – possono perdersi alcune delle più forti strategie, format e policy.

Come recita un vecchio adagio “Not everything that counts can be counted, and not everything that can be counted counts.” Ma nel mondo dei media digitali abbiamo la possibilità di misurare quello che conta di più per il marketing: il ROI e i risultati di business.

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Le innovazione della digital experience in store, incluso l’uso dei Beacon, che permettono un collegamento migliore tra dati online e offline permettono di chiudere il ciclo tra desktop, mobile e “realtà fisica” permettendo di dimostrare reali KPI per i brand. Selezionare i giusti obiettivi e KPI sarà fondamentale per questo processo. Aumentare la brand awarness, il traffico in-store, l’acquisto e la brand loyalty sono gli obiettivi meritevoli e intelligenti che si devono incrementare; altri KPI  – più difficili da misurare rispetto al conteggio dei click ma più utili a costruire il tuo brand e il tuo business.