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Coca-Cola introduce il nuovo packaging globale

A distanza di pochi mesi dall’ufficializzazione della nuova strategia marketing “One brand”, Coca Cola ha annunciato la nascita del nuovo packaging globale. Partendo dal mercato messicano, l’intera gamma di prodotti Coca Cola verranno distribuiti nella nuova veste grafica, caratterizzata da un grande cerchio rosso declinato sulle varianti di prodotto.

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Quattro bibite, un solo packaging

Coca Cola, Coke Zero, Diet Coke/Coca-Cola Light e Coca-Cola Life: tutti e quattro i prodotti dell’azienda verranno proposti con il nuovo design riportante il grande cerchio rosso. Per distinguere tra loro le bibite, il simbolo grafico principale sarà accompagnato dal colore che, fino a questo momento, ha caratterizzato l’immagine visiva di ognuno dei quattro brand: nero per Coca Cola Zero, argento per Coca Cola Light e verde per Coca Cola Life.

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Fonte: coca-colacompany.com

Marcos De Quinto, Chief Marketing Officer di Coca Cola, ha dichiarato:

“Inserendo il cerchio rosso Coca Cola nel nostro packaging in maniera così potente, facciamo un passo avanti in più verso l’adozione complessiva della strategia “One Brand”, unendo tutta la famiglia Coca Cola sotto un’unica identità visiva e rendendo più semplice anche per i consumatori la scelta della loro Coca con o senza calorie, con o senza caffeina.”

Pochi brand oltre Coca Cola hanno potuto fare così grande affidamento sul potere iconico del suo stesso prodotto ai fini di marketing. Il design della sua contour bottle è da sempre un tratto distintivo di questo marchio, entrato in maniera prominente nella cultura popolare anche in virtù del suo carico simbolico. Più di ogni altro prodotto, Coca Cola nei suoi 130 anni di storia è stata celebrata da numerosissimi artisti, musicisti, registi.

Il cerchio rosso come tratto distintivo

Introdotto nella campagna globale “Taste the feeling“, il cerchio rosso è stato introdotto per la prima volta nel 1930 su un’affissione stampa dipinta a mano, per poi divenire simbolo della brand equity Coca Cola.

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Nel corso del 2016 e del 2017 il nuovo packaging verrà progressivamente introdotto in tutti i mercati globali. E voi, cosa ne pensate del nuovo design?

E se i robot potessero aiutarci a portare la spesa? Google presenta il robot bipede che aiuterà l’uomo

Le nostre auto sono costruite da robot, come del resto molti degli oggetti che quotidianamente usiamo a casa o al lavoro.

Ma se i robot potessero aiutarci a portare la spesa su per le scale o a spostare oggetti pesanti?

Come riporta Mashable nel pezzo Google’s bipedal robot reveals the future of manual labor, tutto questo in futuro potrebbe accadere. Google ha infatti presentato al New Economy Summit di Tokio il robot bipede creato dalla controllata SCHAFT, in grado di fare tutto ciò e anche molto di più.

Ma ecco il video del robot di Big G in azione!

LEGGI ANCHE: La morale di AlphaGo e Lee Sedol: l’intelligenza artificiale sostituirà davvero il lavoro umano?

Il robot, che ufficialmente non ha ancora un nome, è in grado di muoversi su suoli ostili, dal terreno con la neve e i sassi fino al viottolo scosceso di un bosco o una spiaggia, di schivare oggetti con una lucidità e una stabilità superiore a quella umana e di trasportare pesi fino a 60 kg. L’agilità dell’umanoide è data dal suo baricentro basso e da un efficiente sistema di motori a raffreddamento liquido.

Shaft’s new walking robot doesn’t have name yet. #nest2016

Una foto pubblicata da Kazuya Minami (@digitalbear) in data: 7 Apr 2016 alle ore 23:27 PDT

 

Sulla commercializzazione del robot, che secondo gli appassionati di manga giapponesi ricorda molto la serie di Patlabor, ancora non si sa nulla. Google sostiene che la presentazione sia stata solo a scopo tecnico. Eppure, il nuovo prodotto di Big G ha vinto l’ultimo Darpa robotics challenge, la competizione per robot umanoidi dell’ente di difesa Usa: le premesse per avere a breve un assistente super tecnologico per facilitare la nostra quotidianità ci sono tutte – sperando che non arrivi anche a sostituirci!

Il nuovo Medium for Publishers: come usarlo e perché

Il 5 aprile Medium, nota piattaforma di pubblicazione online creata dal co-fondatore di Twitter Even Williams, ha reso pubblica una nuova funzione: si chiama Medium For Publishers e si propone di semplificare la vita di editori web e blogger con un nuovo strumento intuitivo, veloce e molto potente

Molti scrittori online hanno già avuto modo di testare le potenzialità di Medium come piattaforma di self-publishing: semplice da usare, bello da vedere, Medium è riuscito col tempo a diventare sinonimo di articoli di qualità ben impaginati e ottimizzati in ottica responsive, quindi comodamente fruibili sia da desktop che su mobile.

Cos’è Medium For Publishers?

medium

Medium For Publishers è un ulteriore passo in avanti per rendere la piattaforma ancora più writer friendly, con una serie di strumenti che permettono ai Publisher di focalizzarsi su ciò che per loro è più importante: la creazione di contenuti di qualità, senza dover più spendere tempo e risorse nella gestione e manutenzione del sito web o dell’hosting. Chiunque può diventare, gratuitamente, un Publisher su Medium ed avere subito uno spazio personalizzabile, dal look accattivante e in grado di raggiungere una nuova audience affamata di contenuti.

Come diventare Publisher in cinque passi

Diventare Publisher su Medium è semplicissimo e richiede pochi passaggi:

  1. crea il tuo account su Medium o accedi con quello esistente;
  2. clicca in alto a destra sul tuo avatar e seleziona “Publications”;
    medium_for_publishers_step_1
  3. seleziona poi “New Publication” e riempi i vari campi presenti nelle pagine che seguiranno;
  4. nella prima schermata, puoi scegliere di invitare altri utenti medium per creare un magazine collaborativo con più autori; puoi scegliere chi sarà Editor, con pieno controllo delle pubblicazioni, e chi invece Writer, che può scrivere Storie ma non può pubblicarle senza consenso dell’Editor;medium_for_publisher_step2
  5. nella seconda schermata puoi invece personalizzare la “home page” della tua nuova pubblicazione, scegliendo quanti articoli mostrare e come questi vengono posizionati nel tuo layout.

Tutto è votato alla massima semplicità e non è richiesta alcuna conoscenza di coding per poter iniziare, dopo pochi minuti, a concentrarsi esclusivamente sulla creazione di contenuti accattivanti e utili, da da condividere sia con la community interna che sui social network.

Con pochi passaggi puoi anche migrare il tuo sito internet su Medium per importare articoli, post e persino il tuo domain name. Medium che si occuperà automaticamente di gestire i redirect per non farti perdere traffico. E se hai paura di abbandonare completamente il tuo sito costruito in anni di duro lavoro, nessun problema: puoi anche importare solo singoli articoli da te scelti.

Una piattaforma in crescita

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Medium for Publishers è ancora in fase sperimentale, ma mostra ottime potenzialità. La fama della piattaforma e la sua community la rendono un valido sistema di content management e sono presenti già adesso utili tool per misurare la tua attività su Medium. Sono già disponibili, anche se solo per alcuni publisher selezionati, programmi di monetizzazione basati su Storie Sponsorizzate e Membership, uno strumento interno che mostra contenuti esclusivi a chi sottoscrive un abbonamento alla tua pubblicazione. Il futuro è poi ancora più promettente, con l’annunciata integrazione con i Facebook Instant Articles e le Accelerated Mobile Pages di Google.

Tra gli early adopter più interessanti di Medium for Publishers ci sono realtà editoriali emergenti come The Bold Italic, The Awl, Electric Literature e il noto servizio di streaming online Twitch. Insomma, Medium ha tutte le intenzioni di diventare il punto di riferimento per l’online publishing: e voi, siete pronti a diventare un Medium Publisher?

La startup Brave Potions fa superare ai bambini la paura dei dottori

Ricordate la vostra prima visita dal medico? Io la ricordo molto bene perchè la considero come il peggior ricordo della mia vita. Mi trovavo in sala d’attesa dal dentista e sentivo quei brutti rumori che facevano gli arnesi metallici sui denti dei pazienti, ero terrorizzato; ricordo anche mia madre che mi tranquillizava dicendomi: a te non faranno nulla di tutto questo Fede, è solo una visita, stai tranquillo!

Capirete che quella visita mi ha traumatizzato, da allora ho sempre cercato di stare alla larga dai medici. Fortunatamente è arrivato un servizio che può aiutare i bambini a superare questo terribile momento, si chiama Super Poteri ed è un servizio che ha come obiettivo quello di rendere meno traumatico il momento della visita e della cura per i bambini.

I vantaggi che si ottengono grazie all’iniziativa promossa da Brave Potions sono molteplici: i bambini sono più calmi e collaborativi al momento della visita o prima di assumere un farmaco, i genitori sono più tranquilli e i professionisti possono lavorare con maggiore serenità, con un notevole miglioramento nel rapporto medico-paziente.

 

Il progetto Super Poteri di Brave Potions

Brave Potions

Come funziona?

Durante l’attesa sullo smartphone o il tablet dei genitori, tramite l’app Super Poteri il bambino scopre le storie dei diversi personaggi alle prese con i suoi stessi problemi di salute, e sceglie l’eroe in cui trasformarsi. Durante la visita la cover del personaggio scelto viene quindi applicata agli strumenti medici. Dopo il trattamento, la promessa di diventare un magico eroe è mantenuta: con l’app Super Poteri il bambino viene trasformato! Infine il dottore regala al paziente la carta del personaggio in cui si è appena trasformato.

I primi utilizzatori hanno aprezzato molto il servizio. La Dr.ssa Silvia Caruso, Pedodontista, Responsabile Nazionale Società Italiana di Odontoiatria Infantile Giovani sostiene che:

Super Poteri fornisce all’odontoiatra pediatrico ed all’odontoiatra generico la possibilità di approcciarsi al piccolo paziente senza la necessità di ricorrere a tecniche psicologiche più complesse. La paura del dentista è molto diffusa, soprattutto nel piccolo paziente, ed è dovuta nella gran parte dei casi alla paura dell’ignoto. Utilizzando Super Poteri si ha la possibilità di vivere come un gioco l’esperienza odontoiatrica. È fantastico!

Brave Potions

Dopo una prima fase di test e pre-lancio, Super Poteri ha ufficialmente presentato l’app (disponibile sia per IOS che Android), un sito web rinnovato (con un’area dedicata ai professionisti – in particolare odontoiatri e responsabili di laboratori di analisi – e ai genitori) e un ricco kit di strumenti “magici” per studi medici e laboratori.

Brave Potions è una delle startup che ha partecipato al 6° programma di accelerazione di LUISS ENLABS; il team è composto da Alberto Piras, Benedetta De Magistris e Federico Simionato.

Attualmente in Brave Potions hanno investito tre società specializzate nel settore delle startup e due business angel: LVenture Group Spa, uno dei primi operatori di seed venture quotati al mondo, con due micro seed, all’entrata della società dentro l’acceleratore LUISSEnlabs e di nuovo cinque mesi più tardi; Esense s.r.l., un incubatore di aziende e una società di consulenza che aiuta le startup nel guidare la trasformazione digitale nel settore sanitario; Club Acceleratori Spa, network di acceleratori e incubatori d’impresa che promuove le startup più promettenti tra quelle inserite nei diversi programmi di accelerazione; Valerio Caracciolo, business angel, investitore seriale ed advisor in numerose startup e infine Laura Iris Ferro, medico, imprenditrice e manager in ambito biotech e della salute.

Brave Potions ha da poco lanciato il progetto Super Poteri presentato in occasione di Cosmofarma Exhibition 2016, l’evento leader a livello europeo per Health Care e Beauty Care in area Pharma. Durante il lancio ufficiale del progetto Cosmofarma ha premiato la startup Brave Potions per il progetto Super Poteri sostenendo che si tratta di una combinazione di strumenti digital e gadget per aiutare i bambini a sconfiggere la paura dei camici bianchi.

Content Marketing: 10 cose che sanno solo i veri #ContentNinjas

Il Corso Online in Content Marketing di Ninja Academy è appena terminato e ha fornito interessanti nozioni grazie alle lezioni che hanno dato un approccio esatto e completo su tutto ciò che attiene il complesso e dinamico mondo del content.

I migliori professionisti del settore hanno fornito sia delle linee guida che degli esempi pratici per essere i numeri uno quando si parla, e si scrive, di contenuti. Dal blog, contenitori di essi, all’arte dello storytelling: Paolo Sordi, Alberto Maestri, Simone Tornabene, Francesco Gavatorta, Massimo Guerci insieme.

A rendere il corso ancora più completo, la Bonus track di Vincenzo Consenza che inquadra i trend dell’anno e ci aiuta a comprendere il quadro attuale e gli elementi fondamentali per capire i social media e chi ne fa uso.

Ecco cosa abbiamo imparato durante il Corso!

Speech bubble with content word. Business concept. Sketch notes with blue background

1. WordPress è un contenitore perfetto

Paolo Sordi ci insegna che nessuna piattaforma è come WordPress. Facile da usare ed ideale per gestire una strategia di content marketing. Infatti, 1 sito su 4 utilizza WordPress e ci sono più di 42000 plugin disponibili per estendere le funzionalità del proprio blog.

2. .com vs .org

Ci sono 5 buoni motivi per scegliere .org: proprietà, scalabilità, personalizzazione, costi, libertà. Con .org la gestione è del tutto di chi crea un blog e si è proprietari dei contenuti: nella versione. com si è dipendenti dal controllo centrale della piattaforma.

3. L’importanza degli obiettivi

Come in ogni progetto, anche in quello di Content Marketing è necessario stabilire ex-ante gli obiettivi da raggiungere che diventano benchmark di confronto ex-post. I principali obiettivi raggiungibili sono cinque, ovvero: relazione ed engagement, informazione, trasparenza, posizionamento, vendita e generazione di lead.

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4.  Il Plus del Comunicare

Applicare lo storytelling, o meglio, applicare bene lo storytelling è il valore aggiunto della propria strategia di Content Marketing. Secondo Francesco Gavatorta, è l’unico modo per diversificarsi e per emergere in un contesto saturo come quello attuale. Sono sei gli elementi per una narrazione efficace: sequenzialità narrativa, particolarità, intenzionalità, componibilità, verosimiglianza, appartenenza ad un genere.

5. Instant Advertising: un aspetto fondamentale

Sfrutta l’attualità e crea un contenuto, crea comunicazione. Più che mai, su un tema di attualità, bisogna essere semplici, sintetici ed occorre interpretare il tono di voce.  Se si vuole essere attuali e stare al passo, il primo step è guardarsi intorno, capire se la notizia si può incastrare nel flusso dei contenuti del nostro canale social. Passo obbligatorio: portare il lettore su un argomento che già conosce, cercare l’agreement con un argomento rilevante per lui

6. Uno per tutti, tutto per uno

La prima sfida della strategia è pensare in maniera integrata, perché non solo il contenuto si sposta su piattaforme diverse, ma all’interno della stessa piattaforma ci sono logiche diverse.

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7. Strategicamente come comunicare l’azienda sui canali social?

Oggi gran parte della content strategy è fatta su delle variabili: bisogna prima distinguere i contenuti che hanno a che fare di più con il brand e tutti quelli che hanno a che fare con il prodotto, inteso anche come servizio. Dall’altro lato, si deve pensare un approccio che utilizza i social per fare traffico, oppure contenuti che hanno l’obiettivo di generare awarness che creano sempre valore.

8. Consigli da Walt Disney

Da una grande azienda che ha costruito sogni e favole per tutti si possono trarre grandi suggerimenti: basta analizzare la filosofia Disney per capire come avere una scrittura più efficace. Il messaggio deve essere semplice, si deve infatti concentrare l’attenzione del lettore. Puntare alla semplicità: le storie Disney hanno una narrazione lineare per questo motivo lo stesso deve avvenire nel proprio blog. Infine, riuscire ad emozionare: trasmettere sul web il nostro modo di vivere in varie situazioni

9. Il perfetto content mix

Tre consigli per progettarlo al meglio: definire l’obiettivo di ciascun contenuto, meglio se in rapporto 1:1; i contenuti devono essere sempre fluidi, in continua evoluzione e sempre migliorabili; non lasciarsi trasportare dalle mode (passeggere) ma analizzare a fondo la situazione prima di scegliere.

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10. Driver del Content Marketing

Il primo è l’assenza di barriere tecnologiche: non è vero che ognuno può pubblicare contenuti validi. Fondamentale è la reperibilità dei talenti: le risorse umane sono il driver fondamentale su cui fare leva. Ovviamente social media e Google. Un driver particolare è quello della content acceptance, secondo uno studio del 2012, i consumatori millennial si aspettano che le marche producano contenuti. Se un’azienda non produce contenuti delude: l’80% dei consumatori si aspetta di essere coinvolto attraverso le leve del Content Marketing

La Ninja Academy Experience

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Il corso è terminato, ma i materiali (slide e video delle lezioni) sono sempre pronti per esseri consultati. La possibilità di rivedere all’occorrenza le lezioni e di rivedere le slide anche dopo  ci permettono un rapido ripasso per fugare tutti i nostri dubbi.

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Lucia Zanetta, tutor Ninja Academy, segue i partecipanti dall’inizio alla fine del loro percorso, raccogliendo domande, dubbi e feedback di ogni tipo.

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Il gruppo privato su Facebook riservato ai partecipanti diventa un vero e proprio forum in cui confrontarsi, scambiarsi idee e fare networking.

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E ora?

Il Corso online è terminato, ma puoi approfondire in aula con il Content Lab (ULTIMO POSTO DISPONIBILE!) oppure aggiornarti sugli ultimi trend con il Content Marketing Update.

Social media epic fail e epic win: speciale referendum

Il referendum del 17 aprile 2016, semplificato da tutti come un “sì o un no alle trivelle” presentava un quesito riguardante il rinnovo delle concessioni per l’estrazioni di idrocarburi in mare entro le 12 miglia dalla costa.

Il quesito ha visto una forte mobilitazione popolare e mediatica con la gran parte dei partiti schierati trasversalmente per il Sì (M5S, Lega Nord, Fratelli d’Italia, SEL etc.) e il partito di governo (il PD) schierato per l’astensione. Non vogliamo analizzare com’è andata (lo sappiamo già e non è nostro compito), daremo invece un’occhiata a chi ha vinto (pochi) e chi ha perso (quasi tutti) in questo dibattito.

I social media sono stati il megafono dei promotori, dei comitati e soprattutto di chi sosteneva il Sì. Ben quattro gli hashtag divenuti trend topic su Twitter negli ultimi dieci giorni: #unmaredisì #notriv e i più recenti #ciaone e #noquorum.

La nostra semi-seria hit parade bi-partisan, comincia dai sostenitori dell’astensionismo. Quelli, insomma, che speravano nel fallimento del referendum e, nonostante la vittoria, hanno finito per commettere qualche gaffe.

Il fronte dell’astensionismo

Giampaolo Galli, deputato PD , nella sua nota biografica su Twitter scrive, tra le altre cose, “allergico a demagoghi, disfattisti e noeuro”. Nel suo celebrato tweet del 15 aprile, decide all’improvviso di collegare quanta più attualità possibile in 140 caratteri e invita tutti ad astenersi… per #Regeni e per i #Marò!

 

Altro esponente PD e altro fail, che ha avuto una buona risonanza mediatica grazie all’hashtag “#ciaone” entrato tra le tendenze su Twitter. Stiamo ovviamente parlando del renziano di ferro Ernesto Carbone.

Il fronte del “No”

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia spiazza tutti con un accorato appello al voto… mandare a casa il Primo Ministro Renzi! Attoniti gli utenti che non capiscono bene la logica dell’ex ministro, che rincara la dose bollando addirittura come “reato” il parere personale del capo del PD. Stesso identico parere che Brunetta sfoggiò nel 2011 in occasione del referendum per “l’acqua pubblica”.

Il fronte del “Sì”

Tra il fronte del Sì va una menzione speciale a Carlo Sibilia, portavoce del M5S in parlamento che su Facebook ha pubblicato la spiaggia di Polignano “prima e dopo” il referendum. La piattaforma – grazie ad un po’ di fantasia e qualche livello di Photoshop – emerge improvvisamente tra gli scogli, ben più vicina dalle fatidiche 12 miglia! Gli oltre 500 commenti che seguono al post sono un bignami di prese in giro e insulti.

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Il carro dei vincitori

Insomma tra molti epic fail chi si aggiudica l’epic win referendario? Chi con poche parole (quattro, per la precisione) ha dato le proprie sintetiche indicazioni di voto: “Non andare a votare” e ha avuto ragione, azzeccando il risultato finale senza commettere gaffe. The winner is: Valentina Nappi.

Forbes Global Game Changers List: le personalità che stanno cambiando il mondo

Nonostante la condizione stagnante dell’economia globale e le preoccupazioni sulle disuguaglianze di reddito, la privacy, la sicurezza, le politiche delle banche centrali e dei prezzi dell’energia, alcuni dirigenti, con rispettive società, godono di una crescita davvero impressionante.

In un’epoca di avanzamento implacabile in ogni campo, questi individui sono riusciti a creare delle vere e proprie innovazioni che stanno cambiando il nostro modo di vivere. Forbes ha stilato una lista di questi famosi dirigenti. Vediamo insieme alcuni nomi.

La lista Forbes dei Global Game Changers

Forbes Global Game Changers List

Mark Zuckerberg, diventato un miliardario prima del suo 24° compleanno grazie all’incredibile crescita di Facebook, ha continuato ad investire sull’innovazione. Il servizio di photo-sharing Instagram è stato solo l’inizio; negli ultimi anni Facebook ha investito svariati miliardi di dollari in acquisizioni: 22 miliardi di dollari per WhatsApp e 2 miliardi per Oculus.

Grazie al lavoro di Travis Kalanick, CEO di Uber, il servizio è ora disponibile in 405 città di tutto il mondo e in alcuni mercati è disponibile per il cibo e anche per altre forniture. La società ha raccolto più di 10 miliardi di dollari, facendo crescere la società di oltre 62 miliardi di dollari.

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Howard Schultz, CEO di Starbucks, ha trasformato una commodity in un vero e proprio lifestyle brand. Starbucks ha ora più di 24.000 punti vendita in 70 paesi, 6.000 aperti negli ultimi cinque anni. Le vendite sono cresciute del 17% e il fatturato nel 2015 è stato di 19,2 miliardi di dollari.

Gli innovatori non provengono solo dagli Stati Uniti d’America. L’est del mondo sta facendosi strada con delle personalità davvero interessanti. Vediamo di chi si tratta.

In tempi non sospetti, Bom Kim, CEO di Coupang, prese di mira il potente Amazon, creando una piattaforma di vendite online che sta ottenendo una delle crescite più rapide mai viste nella Corea del Sud, con un patrimonio netto pari a 950 milioni di dollari.

Jack Ma, founder di Alibaba, ha dato vita alla più grande società Internet in Cina. Un eCommerce che unisce le funzioni di Amazon, eBay e PayPal sotto lo stesso tetto. Nel 2014 Alibaba ha esordito in borsa con l’offerta pubblica iniziale più grande della storia di Internet. Nel 2015 il fatturato ammontava a 12,3 miliardi con un margine di profitto del 45% circa.

Una cose è certa, sono i dirigenti più ricchi del mondo. Siete curiosi di sapere quali sono gli altri nomi? Date uno sguardo alla lista completa.

H&M, esiste una seconda vita anche per i vestiti non più di moda

Iniziative di moda eco-sostenibili, sono possibili? La risposta è sì secondo H&M, colosso svedese del fast fashion, che si sta impegnando in un’iniziativa di CSR che vuole sensibilizzare le masse sul tema del riutilizzo dei vecchi vestiti e in generale su tematiche di sostenibilità ambientale.

Olivia Wilde, nota attrice statunitense, è solo una delle star che recentemente hanno collaborato con il brand per aiutarlo a promuovere le sue iniziative di eco-moda.

La Wilde ha recentemente spiegato l’attività di H&M a POPSUGAR Fashion:

“Molte persone, quando pensano al concetto di moda sostenibile, ritengono sia una sorta di sacrificio della moda. H&M si sta sforzando di confutare questa errata convinzione, affermando che non solo si può essere fashion investendo in una logica più sostenibile, ma che è anche possibile cambiare il modo in cui i consumatori pensano a determinate tematiche”

Secondo H&M, l’idea di moda sostenibile come “surrogato” del concetto tradizionale di moda (derivato sostanzialmente dall’utilizzo di materiali pregiati ma “vergini”) è ormai destinata all’obsolescenza, e i consumatori odierni, sempre più smart e all’avanguardia, dovrebbero sposare la logica del riutilizzo dei materiali che altrimenti finirebbero in disuso.

LEGGI ANCHE: Zipline, la startup che utilizza droni per recapitare medicine in Rwanda

La rapper M.I.A., per accrescere il buzz attorno alla veste green del brand, ha girato un nuovo video musicale in esclusiva, mettendo in evidenza l’impatto ambientale dei vestiti che finiscono nelle discariche di tutto il mondo. Il video è andato online l’11 Aprile e ha segnato l’inizio della campagna di comunicazione preludio dell’iniziativa che partirà a breve.

Infatti, sebbene sia Olivia Wilde che M.I.A. abbiano preso parte alla fase di teaser dell’iniziativa promossa da H&M, l’evento stesso, denominato “World Recycle Week”, rappresenterà il vero amplificatore delle tematiche e dei valori di cui si fa portatore il brand svedese.

Grazie ad esso, infatti, H&M si propone di raccogliere, dal 18 al 24 Aprile, 1.000 tonnellate di indumenti vecchi/inutilizzati da parte dei consumatori nei suoi oltre 3.600 punti vendita in tutto il mondo.

L’attività sponsorizzata ha l’obiettivo di riutilizzare tessuti di indumenti ormai caduti in disuso per creare fibre tessili rigenerate e attivare così un nuovo ciclo produttivo.

Per incentivare i consumatori a donare l’azienda, al posto del consueto sconto del 15 per cento per ridare indietro indumenti usati, arriverà ad offrire ai clienti fino al 30 per cento durante la World Recycle Week.

Con la  World Recycle Week H&M vuole favorire, in generale, un utilizzo delle risorse più sostenibile per il pianeta. Inoltre, questa campagna è sintomo di un netto cambio delle strategie commerciali e delle modalità di lavoro sui tessuti da parte delle fabbriche H&M, a favore di un riutilizzo dei tessuti più responsabile e in linea con l’ambiente.

Da quando H&M ha lanciato l’iniziativa di raccolta degli abiti (Garment Collecting) nel 2013, i clienti di tutto il mondo hanno riciclato oltre 25.000 tonnellate di capi che non usavano più, e siamo certi che la settimana prossima questo numero, già di per sè sostanzioso, subirà una notevole impennata.

Stephen Hawking sempre più social: il fisico approda anche su Weibo

Il famoso fisico teoretico Stephen Hawking ha raggiunto oltre un milione di fan in pochissimo tempo sul suo account Weibo – il social network cinese simile a Twitter – lanciato lo scorso giovedì.

Lo scienziato di fama mondiale ha scritto un unico post sia in inglese sia in cinese: “il mio primo viaggio nel vostro paese è stato nel 1985, in treno. Durante i miei viaggi ho potuto toccare con mano la vostra storia e la vostra affascinante cultura, ma non solo. Da oggi potrò comunicare con voi anche attraverso i social media.”

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Il post è stato firmato con la sigla “S.H.”, stando a significare il fatto che l’account è gestito direttamente dallo scienziato, con anche il supporto di un team di social marketer di Stradella Road, Los Angeles.

La risposta social al professore è stata decisamente positiva: oltre 200,000 commenti, nei quali si possono leggere risposte molto accoglienti nei confronti dello scienziato. Alcune tra queste vedono scritto, ad esempio, “grazie per il Suo contributo al genere umano”.

I commenti su Weibo sono classificati in base al riscontro che ottengono tramite gli upvotes, quindi molti dei commenti più “gettonati” sono degli avvertimenti ai naviganti di evitare domande che potrebbero risultare inopportune. Tuttavia, molti dei commenti fatti allo scienziato sono domande quali ad esempio, “Quando avrò una fidanzata?” o “davvero esistono gli alieni?”. Magari sono domande poste seriamente, chissà.

Stephen Hawking

Alcuni utenti hanno visto la presenza di Hawking su Weibo come una mossa vincente sul grande avversario Facebook, visto spesso come un servizio “straniero” che cerca di intrufolarsi in Cina. Alcuni hanno manifestato la speranza che l’account Weibo di Hawking possa aiutare ad attirare più visitatori anche al di fuori della Cina sul social network, a discapito degli altri competitor.

Al netto delle riflessioni sul cosa potrà portare quest’utente così prestigioso a Weibo e alle sue aspirazioni, la scelta di Stephen Hawking sembra essere l’ennesima conferma di come questo genio moderno sia attento alla comunicazione e al dialogo con chi ne segue gli studi. La pagina ufficiale di Hawking, infatti, conta su Facebook  oltre tre milioni di fan dalla data della sua creazione, il 24 ottobre del 2014: anche per questo canale, la gestione è stata affidata al team di social media specialist di Stradella Road.

Non esiste invece un profilo ufficiale dello scienziato su Twitter.

Se volete cimentarvi nel cinese provando a navigare il profilo ufficiale di Stephen Hawking, lo trovate qui!