Social Media Marketing: quanto crescerà questo settore nei prossimi anni?

Nonostante, la prudenza delle grandi imprese, verso l’astratto tema del Social Media Marketing, è innegabile che bisogna affrontarlo proprio per essere innovativi e, maggiormente, competitivi. Per cui se non conosci ancora questo argomento e nessuno lo conosce per te, forse hai un problema!

Il Social Media Marketing è, senza dubbio, il modo migliore per aumentare la popolarità e diffondere ad un vasto pubblico il proprio brand, i propri prodotti ed i propri servizi, attraverso i canali social. La presenza sui social network è fondamentale e proficua, ovviamente se gestita nel modo corretto e, soprattutto,da esperti del settore.

A differenza della comunicazione tradizionale, dove il consumatore riceve passivamente il messaggio; sui social network è la community l’elemento attivo e principale per il successo, proprio per tale motivo è necessario essere guidati da esperti e non, sicuramente, da Social Media Manager “improvvisati”.

Una buona strategia di web marketing, però, non interessa solo i social network, ma deve necessariamente prevedere un sito internet aziendale, ben indicizzato sui motori di ricerca ed un blog.

L’ultima indagine OCM mostra che tutte le spese di marketing sono destinate ad aumentare nel corso dei prossimi cinque anni, e tale aumento riguarda, proprio, il Social Media Marketing.

Secondo Forbes, infatti, il marketing digitale sarà il settore che crescerà maggiormente.

Per il marketing digitale è prevista una crescita del 14,7% il prossimo anno, rispetto ad un tasso di crescita negativo del 1,1% per la pubblicità tradizionale. Inoltre, le spese di marketing previste per la comunicazione sul mobile dovrebbero quasi triplicare dal 3,2% al 9% del budget di marketing nei prossimi tre anni. Infine, per le spese di marketing sui social media è previsto un aumento del 126% nel corso dei prossimi cinque anni.

Interessanti statistiche riguardano, anche, i più importanti strumenti di Social Media. È giusto, analizzare i dati del mondo Social per definire strategie migliori; ecco cosa ci dicono i numeri:

Facebook continua a guidare il mondo degli strumenti social, ma la scoperta più sorprendente è la crescita complessiva del famoso social network di Zuckerberg, con una quota di traffico durante l’anno del 59,58% (da dicembre 2013 a dicembre 2014). Anche, Pinterest ha registrato un aumento rispetto all’anno precedente, con un modesto aumento del 5,82% della quota di traffico.

Per quanto riguarda Twitter, invece, la quota di traffico è diminuita del 27,03%; come quella di Youtube che è scesa del 93,24% rispetto all’anno precedente.


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Nonostante, però, sia Facebook che Pinterest, puntino al rialzo nei prossimi anni, dobbiamo fare delle precisazioni.
Pinterest, difatti, deve ancora sviluppare il suo pieno potenziale e per farlo ha bisogno di creare, rapidamente, appeal con il mercato di massa.

Alla luce di questi risultati, si può capire come meglio indirizzare il traffico dei social per il proprio sito web o blog. Ecco dei semplici consigli che ti aiuteranno nella tua strategia di marketing digitale, in base al canale social utilizzato.

Se utilizzi Facebook, ecco alcune strategie che è possibile utilizzare per aiutare a guidare il traffico da Facebook verso il tuo sito web o blog:

  • Fornire brevi citazioni nei post del blog: lascia che i fan sappiano cosa aspettarsi quando cliccano sul link. Scegli una porzione di testo che sintetizza non solo il tema del post, ma che incuriosisca i fan a saperne di più.
  • Le immagini sono importanti: in relazione alla condivisione di immagini, assicurati che la dimensione sia quella giusta.
  • Condividere negli orari ottimali: attraverso un’attenta analisi delle tue Facebook Insights dovresti essere in grado di dire quando i tuoi fan sono più attivi ed impegnati.
  • Sfruttare al massimo il link di Facebook: assicurati di includere link al tuo sito in tutti i posti che contano (informazioni, descrizioni delle foto, commenti).
  • Utilizzare gli annunci di Facebook: sono importanti per indirizzare il traffico verso il tuo sito.

Se, invece, si sta utilizzando Pinterest ecco alcune strategie supplementari da provare:

  • Definire la propria bacheca: creare la bacheca sulla base di parole chiave che gli utenti Pinterest potrebbero ricercare.
  • Assicurarsi di avere un’immagine Pinterest “all’altezza”, per ogni post del blog: assicurati che le immagini post del blog siano legate a Pinterest.
  • Includere un pulsante di condivisione su ogni post del blog e su ogni immagine: tuttavia, questo non è sufficiente. Assicurati che i tuoi visitatori del sito web abbiano un facile accesso allo share button.

Risulta chiaro che Facebook continuerà a dominare, ma Pinterest riuscirà a definire pienamente il suo potenziale? Twitter aumenterà la sua quota di traffico? Al momento possiamo basarci solo sui numeri e sui dati statistici riportati. Una cosa è certa: il futuro del Social Media Marketing è “felice”, tutto il resto potrà dircelo solo il tempo.

Quadri famosi Pantone su tela: è l'arte effetto pixel di Nick Smith

Wharol - Blue Marilyn

Le abbiamo viste nell’arredo, nel make-up, nei gadget, eppure non ne abbiamo mai abbastanza: stiamo parlando delle palette Pantone, ancora una volta protagoniste della cronaca artistica, questa volta in un progetto d’autore: Psycolourgy.

Wharol - Pink Marilyn

Psycolourgy è la mostra dell’artista britannico Nick Smith svoltasi presso la Lawrence Alkin Gallery di Londra e conclusasi la scorsa settimana dopo aver riscosso un grande successo.
Utilizzando centinaia di palette Pantone corredate non solo dal loro codice ma anche da un aggettivo psicologicamente assonante con l’opera trattata, l’artista ha ricreato i grandi classici della pittura: da Van Gogh a Vermeer senza dimenticare Magritte e Wharol, Nick Smith ha presentato così la sua collezione “pixelata” Pantone su tela.

E voi? Riconoscete le grandi opere che hanno fatto la storia dell’arte in questa veste formato pixel?

Vermeer - La ragazza con l'orecchino di perla

Da vinci - Mona Lisa

Van Gogh - Autoritratto

Wharol - Barattolo di Campbell's Soup

Munch - L'urlo

Magritte - Il figlio dell'uomo

Hockney - Uno spruzzo più grande

Bacon - Ritratto di Papa Innocenzo X

Brad Geddes: la mia prospettiva su passato, presente e futuro dell'online marketing [INTERVISTA]

Per moltissimi dei nostri lettori, Brad Geddes è un nome ben noto e molto conosciuto. Professionista con più di 15 anni di esperienza nell’online marketing, nel tempo Brad ha svolto diverse attività di consulenza rispetto a usabilità, ottimizzazione delle conversioni, sviluppo e posizionamento di prodotto. Gran parte delle sue fatiche professionali hanno avuto – e mantengono tutt’ora – l’obiettivo di semplificare gli aspetti di SEO, PPC e internet advertising, rendendoli “masticabili” anche ai meno esperti attraverso docenze, seminari e pubblicazioni.

Autore di “Advanced Google Adwords”, Brad sarà relatore al prossimo ADworld Experience, uno degli eventi più importanti dedicati al tema a livello nazionale e internazionale.

Abbiamo approfittato della sua disponibilità ed enorme competenza per un’intervista legata a passato, presente e futuro dell’online marketing. Pronti per scoprire altri segreti sulla pubblicità online?

Buongiorno Brad, e grazie per questa intervista. Ti interessi di online marketing da 15 anni: quale è la cosa di cui hai più nostalgia, rispetto al passato?

Buongiorno a voi! Una domanda interessante; siete probabilmente i primi ad avermela fatta 🙂

Agli inizi, c’erano poca supervisione e un controllo limitato su come le pubblicità potevano essere strutturate, le limitazioni editoriali e così via. Questo permetteva di creare pubblicità online molto creative.

E’ indubbiamente possibile rimanere creativi ancora oggi, ma tale creatività deve rispettare un set di requisiti legati a motori e network.

Mi manca dunque la possibilità di mettere in pratica un’idea che mi passa per la testa. Ora, prima di eseguirla, devo prima pensare al modo in cui quella stessa idea sarà (o meno) approvata dai motori di ricerca e dai network. In alcuni casi devo anche cambiarla, non sfruttandone tutto il potenziale creativo. I casi estremi diventa addirittura necessario abbandonare quell’idea, in quanto non sarebbe approvata (o poiché l’approvazione richiederebbe troppo tempo), oppure per via di altre limitazioni come la possibilità di tracciarne i risultati.

Come ipotizzi sarà lo scenario tra 15 anni?

Quando prima analizzavamo lo scenario attuale rispetto a 15 anni fa, è evidente come i principi base della disciplina siano rimasti esattamente gli stessi. Gli utenti cercano utilizzando parole chiave, e i pubblicitari mostrano i messaggi in funzione di questi segnali. Forzando il discorso a un livello prettamente concettuale, la search può essere esplicita sui motori di ricerca, implicita in modalità display; ma parliamo sempre di uno scenario caratterizzato da cause ed effetti.

Ciò che è cambiato più di ogni altra cosa è la capacità degli advertiser di personalizzare offerte, targeting, e le stesse pubblicità in funzione dei dati e dei comportamenti delle persone.

Al momento, il tema più nebuloso riguarda la privacy. Ad oggi ci sono screzi tra utenti, network, governi e advertiser rispetto a come i dati dovrebbero essere raccolti e utilizzati. La personalizzazione è fondata sulla raccolta e sull’uso di dati. Questo può essere fatto a livello di singolo individuo oppure in modo aggregato, rispetto a caratteristiche condivise tra utenti.

Finché non ci sarà consenso universale (o un sistema di leggi) in relazione a come i dati possono essere raccolti e utilizzati, è impossibile predire lo scenario tra 15 anni.

Una prima condizione estrema contempla un mondo alla “Minority Report”. Esistono già tabelloni pubblicitari e display outdoor capaci di personalizzare i messaggi pubblicitari in funzione della raccolta di una serie di indizi (sesso, età, peso, segnali radio, etc.), ed essi potrebbero diventare facilmente personalizzabili sulla specifica persona, se gli stessi dati fossero liberamente accessibili.

Dall’altro lato, se vediamo una grande controversia sulla raccolta e sull’utilizzo di dati, potremmo stagnare nell’abilità di personalizzare questi dati – sia diventando dipendenti su dei network che in qualche modo riescono a farlo (ad esempio l’ecosistema Android/Chrome Google) oppure regredendo nella personalizzazione. Di conseguenza, la pubblicità intraprenderebbe uno strano percorso pur di garantire la sua efficacia e di essere vista solo dall’audience target dei marketer.

Ciò che continuerà ad essere importante tra 15 anni è l’abilità di essere creativi nei messaggi e data-driven nelle analisi. Il resto è destinato ad essere difficile da ipotizzare, finché la problematica della privacy non sarà risolta.

In che modo sei passato dall’avere un lavoro nel settore della salute mentale all’essere un esperto della Paid Search?

E’ una lunga storia, dunque cercherò di riassumerla.

Lavoravo nell’ambito della salute e dei ritardi mentali, preoccupandomi che le persone riuscissero a (ri)diventare membri attivi e produttivi all’interno della società. Si tratta di un lavoro che dà soddisfazioni, ma che provoca anche burnout. Ho lasciato senza idea di cosa fare dopo. Avevo competenze di design di siti web in quanto era una specie di hobby, e avevo sentito parlare di affiliate marketing. Sembrava semplice – ed effettivamente nel 1999 lo era – e ho iniziato a creare siti web, cercando di guadagnare da questa attività. Ha funzionato molto bene, e ho iniziato a fare meglio di grandi aziende – tanto che le stesse hanno cercato di assumermi. Ho iniziato così a svolgere alcune attività di consulenza con successo, aprendo la mia agenzia.

Il resto è stato uno sviluppo di questo percorso iniziale.

Hai sostenuto che “il quality score è sia sottostimato che sovrastimato”, puoi descriverci meglio questa idea?

Il quality score è molto importante se basso. In tali circostanze, c’è la necessità di incrementarlo. Al contrario, se è alto, al di là di alcune situazioni molto specifiche – come keyword legate a brand o grandi quantità di parole molto simili – non è necessario passarci troppo tempo, focalizzandosi sul resto degli sforzi di marketing.

Quindi, il quality score è spesso sottostimato nella sua importanza, nel momento in cui è basso. In questi casi, il consiglio è di farci attenzione. In caso di quality score elevato, l’idea che lo stesso sia il numero più importante a cui fare attenzione è esagerata.

Tutti i quality score vanno ponderati in funzione delle specifiche performance.

Quando analizzi una campagna AdWords, quali sono le tre aree su cui ti concentri in primis?

Per prima cosa cerco di farmi un’idea del livello di complessità dell’account e delle competenze di chi lo gestisce. Analizzo le impostazioni della campagna, l’utilizzo delle estensioni, il tipo di matching delle keyword e le strategie di offerta per capire se sto lavorando con un professionista realmente competente oppure con una persona inesperta. Questo mi permette di parlare lo stesso linguaggio del mio interlocutore. Dare consigli molto sofisticati sulle offerte per il mobile è inutile se la persona fa fatica a comprendere i tipi di matching delle keyword, o non ha mai pensato di impostare una strategia mobile; ma diventa molto utile per chi ha progettato mobile-preferred ads e utilizza siti web responsivi o mobile-friendly.

Il secondo step consiste nell’analizzare le impression share, capendo perché stanno diminuendo. A proposito, ci sono alcune pivot da impostare e segmenti a cui dare una prima occhiata di analisi:

  • Quality score
  • Scelta del matching delle keyword
  • Ad testing
  • Organizzazione
  • Utilizzo mobile vs desktop

A questo punto, mi viene una buona idea su come migliorare l’account, riuscendo ad entrare più nel dettaglio sull’integrazione dei vari “pezzi” al fine di creare una strategia consistente.

Quale è l’errore di Search Engine Optimization più comune commesso dalle aziende? 

Non stare al passo con gli aggiornamenti e le novità del settore. Il numero di cambiamenti all’algoritmo effettuati da Google negli ultimi anni è importante, e le strategie SEO devono andare alla stessa velocità. Per prima cosa, dunque, occorre restare aggiornati su tutto.

Il secondo errore consiste nel prendere e “copincollare” semplicemente il lavoro di modifica e soluzione di problemi fatto da altri senza testarlo per il proprio caso specifico. Conosco aziende che sono così impaurite dal link building tanto che tutto ciò che fanno consiste nel rimuovere link senza avere una link building strategy o content marketing strategy. Queste realtà leggono alcuni articoli e frequentano alcune sessioni di SEO, decidendo poi cosa è meglio per i propri clienti a partire dalle idee di altre persone.

Ora, non voglio consigliare di non ascoltare gli altri. E’ importante, i loro punti di vista possono rivelarsi preziosi in modo da avere un punto di partenza o alcuni test da provare per sé stessi. Ma voi siete comunque responsabili per i risultati raggiunti dalla vostra società o dai clienti, e non dalla persona che avete seguito. Dovreste quindi recepire il consiglio per poi testarlo per voi stessi e vedere se sono necessarie modifiche, oppure se deve essere ignorato poiché inadatto alla vostra situazione. Le idee di altri individui sono ottime per raccogliere altri punti di vista o problematiche; ma tali prospettive vanno testate, non implementate sempre e comunque.

Hai scritto tre edizioni di “Advanced Google Adwords”: quanto è stato necessario cambiare di edizione in edizione? 

Ogni volta, circa il 50% rispetto all’edizione precedente. Quando ho scritto la prima edizione:

  • Il remarketing non esisteva
  • Non c’erano ad extensions
  • Il Quality score veniva calcolato in modo differente
  • L’Ad rank è cambiato
  • GDN era ancora conosciuto come content network
  • Le PLA non esistevano
  • Le opzioni di bidding erano differenti
  • L’unico modificatore dell’offerta consisteva nel momento del giorno
  • La maggior parte delle opzioni di targeting GDN non esistevano
  • Il modified broad match non esisteva
  • Non c’erano variation match
  • E così via

In pochi anni, Google ha modificato in modo significativo diverse opzioni legate ad AdWords. Il concetto generale di Paid Search non è cambiato: prendete le opzioni di targeting e mostrate gli annunci in funzione di queste. Comunque, tali opzioni e il modo in cui gli annunci sono controllati sono due dimensioni che hanno subito importanti modifiche nel tempo.

Una ragione per cui i nostri lettori dovrebbero partecipare al tuo intervento durante l’ADworld Experience 😉 

Impareranno qualcosa di nuovo! Professionisti esperti apprenderanno consigli e trucchi per migliorare i propri account, mentre altre informazioni potranno essere per loro già conosciute. I beginner usciranno dallo speech con un sacco di idee, tanto che avranno bisogno di comprendere a quale dare la precedenza.

Grazie a Brad Geddes per questa intervista davvero inspirational sul mondo dell’online marketing. Ninja, vi abbiamo incuriosito a dovere? Appuntamento allora il 16 e 17 Aprile 2015 presso lo Zanhotel Europa di Bologna: 2 giorni di seminari avanzati (giorno 1) e case study (giorno 2) tenuti dai migliori professionisti nazionali e internazionali. L’ADworld Experience è questo e molto, molto altro! 😉

Tra incubatori e venture capital: la rinascita del made in Italy

È nelle piccole imprese che l’Italia mostra dei bei segnali di crescita commerciale. E questo messaggio sembra essere arrivato nelle orecchie di tutto il nostro paese, e non solo, anche nel globo.

LEGGI ANCHE: Candida la tua startup alla BattleMI 2015, ecco come partecipare [CALL FOR ENTRIES]

Made in Italy, ecco dei segnali di ripresa

In base alle notizie diffuse dall’Agi sono le piccole imprese in questo momento a trainare l’esportazione dei prodotti italiani all’estero. Parlano i numeri: tra gennaio e settembre 2014, sono 234,218 le piccole imprese con un valore di 75,4 miliardi di euro che sono riuscite ad esportare il proprio business in tutto il mondo, realizzando un aumento pari al 3,3% ( 2,4 miliardi ) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Secondo un rapporto eseguito da Confartigianato nel 2014 le esportazioni dei prodotti delle piccole imprese mostrano un aumento doppio rispetto all’andamento complessivo del nostro export manifatturiero che lo scorso anno si è arrestato a 282,5 miliardi, facendo registrare una crescita dell’1,7%.
A conferma di questi dati, Giorgio Merletti, presidente della confederazione ha ribadito: “tutto ciò conferma che gli artigiani e i piccoli imprenditori sono protagonisti della qualità manifatturiera made in Italy, valore sempre più apprezzato nel mondo”.

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Made in Italy: un segnale che è arrivato anche ai grandi investitori

Il rumore fatto dal Made in Italy, sembra non esser passato in sordina tra i grandi incubatori e gli investitori. Innogest Sgr, il principale fondo di venture capital in Italia, e Digital Magics, uno dei maggiori incubatori certificati di startup innovativi, hanno da poco reso pubblica la loro partnership strategica con diverse startup innovative.

Una collaborazione che parlerà in lingua artigianale: fulcro del loro lavoro si baserà su startup di cloud computing e del tradizionale Made in Italy, un lavoro artigianale rappresentato dal settore food, fashion e design.

Le parole di Michele Novelli, partner di Digital Magics e di Innogest Sgr: “ Credo fortemente che in un mercato che sta vivendo attualmente la sua fase di startup (il venture capital italiano) sia importante fare squadra e puntare insieme a costruire e far crescere aziende. In questo primo momento è molto importante la capacità di Digital Magics di affiancarsi, a tutti gli effetti quasi come un co-founder, agli imprenditori che stanno lavorando su di un’idea. L’azienda costruita insieme all’incubatore risulta quindi più pronta a un round di finanziamento più elevato. Innogest Sgr invece segue molto bene la fase successiva delle neoimprese digitali e in particolare si sta concentrando nel supportare le aziende nelle fasi di internazionalizzazione e business development globale”. In questa maniera la partnership, tra i due operatori più importanti nei rispettivi settori, si pone l’obiettivo di seguire in maniera ottimale una startup dalla nascita alla sua esportazione.

Digital Magics e Innogest Sgr, uniti per il made in italy

Le idee, la produzione, il Made in Italy. Tutto questo rappresenta qualcosa di molto interessante, ma i giovani che cercano di affacciarsi a queste realtà spesso incontrano problemi economici e difficoltà. Realizzare un’azienda insieme a una venture capital sembra invece essere più interessante.
L’obiettivo di questa collaborazione è di seguire le diverse fasi delle neo imprese digitali e in particolare si concentra nelle fasi di internazionalizzazione del prodotto, cercando di supportare le aziende nelle fasi di esportazione e business development globale.

L’accordo prevede quindi una collaborazione tra le due realtà sia sul fronte dello sviluppo sia su quello proprio dell’investimento. Infatti, Innogest Sgr, che entra a far parte anche del Digital Magics Angel Network, valuterà le proposte d’investimento di Digital Magics (e viceversa) sia in un’ottica di co-investimento, sia intervenendo in fasi successive con nuovi round dedicati alle giovani aziende che si decide di spalleggiare.
Quindi, inutile ribadire che è il momento di investire sul Made in Italy nostrano. Parafrasando un noto motto, questo è il momento per tutti gli amanti dell’artigianato di dire: se non ora, quando!

Ninja Social Oroscopo dal 5 all'11 marzo

Con una schiera di pianeti così potenti schierata in segni di Fuoco, da Venere e Marte in Ariete, passando da Giove in Leone fino a Saturno nello spazio zodiacale del Sagittario, di certo tutti i segni citati traggono un grandissimo giovamento e vivranno potenzialmente una rivoluzione degna di essere rintracciata da Google!

Dalle grandi occasioni nel lavoro fino alle conferme importanti sul fronte delle emozioni, per questi segni è importante farsi avanti e non esitare con questo oroscopo della settimana.

Molto bene anche Acquario e Gemelli, che ritrovano un po’di forze dopo un febbraio stancante ma meglio non cercarli ancora troppo su Whatsapp, mentre una chance in più per dare il massimo nel lavoro e ottenere un maggior guadagno per i Pesci, che potrebbe essere il prossimo a prendere in ostaggio un hashtag per cercare lavoro perché ora lo troverebbe subito. Cancro e Scorpione sarebbero i migliori compagni in questo momento per un corso di Digital Content Lab o Video Marketing, particolarmente socievoli e comunicativi.

Un lieve dissenso per la Bilancia e Capricorno che farebbero bene a ricaricare le pile (ineieme al caricabatterie dello smartphone), un ritorno alla dolcezza per Toro e Vergine!

I principali Digital Trend dalla Social Media Week Milan 2015

Si è da poco conclusa l’edizione 2015 milanese della Social Media Week, dedicata questa volta alla mobile class e che come ogni anno porta con sé nuova linfa, qualche interrogativo e (veri o presunti) trend.
Noi ci siamo molto divertiti a partecipare, ad “annusare” l’aria ed a cercare di capire come si evolverà il settore digital da qui a qualche anno, complici le infografiche create da Marketing Profs e Venture Beat: insomma, dove stiamo andando?

Lavoreremo smart (quando avremo la tecnologia per farlo)

Anche se probabilmente per alcuni non è una grande novità, lo smart working è una delle next big thing che influenzeranno il nostro MO nei prossimi anni. Vi snoccioliamo subito qualche dato comunicato durante la SMW da Citrix, che ha intervistato 1200 italiani tra i 25 e i 54 anni, tutti lavoratori e tutti connessi a Internet: che ci crediate o no solo il 7% pensa che questo fenomeno possa portare benefici alla propria occupazione, e di questi è appena il 19% a lavorare in modalità flessibile o da remoto. Nonostante questo l’81% di loro ritiene questa eventualità interessante in quanto potrebbero beneficiarne la famiglia (secondo il 27% gioverebbe soprattutto a genitori con figli piccoli) e la sfera lavorativa (7%). L’ostacolo, secondo il 36% degli intervistati, è rappresentato dall’assenza della tecnologia necessaria.

Foto by Giulio Mazzi: giuliomazzi.com

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L’utente sempre più al centro di tutto

Lo confessiamo: abbiamo sentito così tante volte le parole utente, consumatore, user da temere di impazzire. Eppure, è giusto che sia così: in un mondo in cui basta Facebook per connettersi con le aziende, nel quale siamo tutti potenziali influencer della rete e dove è sufficiente utilizzare un qualsiasi media per far sentire la propria voce decidendo le sorti di un marchio, è fondamentale fare online listening, andare incontro (se non anticipare) le necessità della clientela, tradurre i bisogni manifestati in nuove opportunità ed offrire esperienze di acquisto sempre più emozionali e sorprendenti. E, contemporaneamente, è indispensabile fare attenzione a ciò che si dichiara e condivide perché la rete non dimentica e l’utente (sì, sempre lui) è perennemente connesso; non solo, pare che l’83% di chi ha vissuto un’esperienza negativa con un brand non torni mai più. Come rimediare? Offrendo un social caring continuo, perché le problematiche non si verificano solamente dalle 9 alle 18 e, con la presenza di smartphone e device i tempi di attesa si sono drasticamente ridotti.

Foto by Giulio Mazzi: giuliomazzi.com

Droni e privacy: come ci tuteleremo?

Se si parla di droni, sarà impossibile non tirare fuori anche l’argomento privacy. Eppure ci sono buone probabilità che, proprio in questo momento, ci sia un bel drone che sta sorvolando il luogo in cui ci troviamo. Non solo, il loro numero è destinato ad aumentare, perché gli usi sono più di quelli che si possa pensare. Alla SMW Romeo Durscher, director of education della società cinese Dji ha spiegato l’utilità dei piccoli aeromobili che, si ipotizza, nel giro di 3-5 saranno diffusi come gli smartphone ed effettueranno operazioni che variano dalla consegna dei pacchi Amazon allo scattare foto utilizzandoli come oggetti da polso, ma che comprendono anche la loro presenza nelle zone di pericolo sostituendo l’uomo o aiutando i bambini affetti da autismo.
Un sondaggio effettuato da Ipsos/Reuters negli USA il 73% delle persone vuole che il loro uso continui ad essere regolamentato da una legge, il 64% non vuole che il proprio vicino ne abbia uno e per il 50% dei genitori va bene usare i droni per sorvegliare i figli, mentre è contrario al loro utilizzo da parte dei media.
Ed è proprio il tema privacy a costituire, come sempre, una delle aree più spinose quando si parla di web. Alla conferenzaInternet Bill of Rights: i cittadini alla prova della Carta dei Diritti di Internet”, durante la quale sono intervenuti Paola Bonini (Hagakure), Daniele Manca (Corriere della Sera), Anna Masera (Responsabile Comunicazione Camera dei Deputati), Carlo Blengino (Ricercatore, Nexa Center) e Guido Scorza (avvocato) si è presa in analisi la carta dei diritti, già in discussione da qualche mese (la consultazione si chiuderà a marzo ed è partita ad ottobre). Nato nel 2006 il progetto ha visto fino ad oggi l’inserimento di 14 articoli di legge redatti con la collaborazione di parlamentari e giornalisti, che hanno contribuito a formare quella che comunque “è solo una traccia provvisoria che ciascuno può commentare online”, come evidenziato da Masera.

Foto by Giulio Mazzi: giuliomazzi.com

Un 2015 ancora più digitale!

Tra smart working, droni, digital experiences e molto altro ancora il digitale – in linea con tutti i trend nazionali e internazionali – continuerà la sua avanzata inarrestabile. E la Social Media Week Milano 2015 si è confermata un evento inspiring sotto questo punto di vista. Aziende, persone e marche saranno pronte a questa immersione?

Chat nella serp: nuovi test per Google

chat nella serp: nuovi test per google

Il colosso di Mountain View pare ne stia facendo un’altra delle sue. Dopo il tweet di Matt Gibstein che ha fatto incuriosire la rete sono arrivate le conferme: Google sta testando un nuovo servizio di live chat con le imprese, a destra delle informazioni contenute nelle schede delle attività locali cercate. Live chat gestita, ovviamente, tramite hangout, che permetterà di vedere se l’azienda è disponibile o meno a chattare.

 

La nuova funzione potrebbe aprire infinite possibilità di comunicazione e di real time marketing. Pensate ad esempio ad un ristorante: il cliente potrebbe chiedere se ci sono tavoli disponibili o se è possibile prenotare, oltre a chiedere informazioni su menù o tempi di attesa, ricevendo una risposta in tempo reale.

Il servizio potrebbe essere chiaramente gratuito e eliminerebbe la necessità di una telefonata in tantissimi casi come la sopracitata prenotazione al ristorante, per chiedere le disponibilità in magazzino, fare ordini online o prendere un appuntamento per uffici medici

Non ci sono ancora certezze su quanto sarà davvero rilasciato da Google, ma certo potrebbe essere una bella opportunità per tante imprese, considerando che la live chat uscirebbe direttamente nella serp e integrata a Google Maps. Eppure, siamo certi che con i servizi di messaggistica sempre più sulla cresta dell’onda, Google non si farà scappare questa opportunità!

Come lanciare una tech startup senza dimenticare il gas acceso? Segui il Free Webinar con OVH

Una casa ha bisogno di fondamenta solide: siamo tutti d’accordo? Altrimenti, rischia di crollare al primo temporale.

Lo stesso vale quando si crea una piattaforma per una startup: bisogna partire dalle basi e costruire, passo passo, tutti gli elementi necessari al successo del tuo progetto. Un’idea innovativa ha bisogno di una struttura che ne supporti crescita e sviluppo: scopri tutti i trucchi per preparare al meglio la tua idea per la BattleMI!

Free Webinar “Come lanciare una Tech Startup senza Dimenticare il Gas Acceso”

“Come lanciare una tech start-up senza dimenticare il gas acceso”  è il webinar targato OVH e Ninja Academy che nasce per darti tutte le informazioni necessarie a creare una piattaforma IT per la tua startup. Attraverso una simpatica metafora, conoscerai tutti gli elementi IT indispensabili al tuo successo, costruendo la “casa perfetta” per la tua idea, grazie a una checklist facile e pratica:

  • Piattaforma e CMS
  • Misure di sicurezza
  • Strumenti di gestione dei picchi di carico
  • Aggiunta di spazio e memoria

Insomma, il webinar risponderà a due domande fondamentali: “Di cosa ho bisogno per costruire la mia piattaforma?” e “Come posso proteggere i miei dati?“.
Il corso sarà tenuto da Andrea Marchetti, Incident manager di OVH Italia, e Claudia Dondi, Responsabile Comunicazione e Social Media Manager di OVH Italia

OVH è il terzo hosting provider al mondo e il n°1 in Europa, con ben 17 datacenter attivi e 17 filiali sparse per il globo. Ha già soddisfatto ben 700.ooo clienti, grazie a un rapporto qualità/prezzo eccezionale. Per avere una visione completa dei tanti servizi OVH, visita il sito ufficiale di OVH Italia e dai un’occhiata a tutte le offerte: una per ogni esigenza!

Iscriversi al webinar è semplicissimo! A partire da questa pagina, cliccando su “Iscriviti, è gratis!” si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrato, ti arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono limitati: vietato perdere tempo!

 

Ricapitoliamo:

FREE WEBINAR “Come lanciare una tech startup senza lasciare il gas acceso” 
con Andrea Marchetti e Claudia Dondi
Mercoledì 11 marzo, dalle ore 17 alle 18 

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR

E non dimenticare di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

7 cose che ogni investor si aspetta di trovare nel tuo pitch [BATTLEMI]

startup business pitch

Startupper, ti stai tenendo in allenamento prima di affrontare VC ed investor? Il 18 marzo potresti salire sul palco del Global Entrepreneurship Congress e presentare la tua idea ad un pubblico di oltre 2000 persone e 200 investitori da 150 Paesi.

Hai tempo fino al 10 marzo per candidare la tua startup alla #BattleMI e preparare il pitch perfetto.

Ti ricordiamo che avrai solo 3 minuti per presentare la tua idea, e solo 30 secondi nel round finale per convincere il pubblico e la giuria di qualità che meriti la vittoria. Ecco perché abbiamo preparato qualche consiglio per te!

1 – Sii sicuro di te stesso

Credi nella tua idea? Pensi che convenga investire nella tua azienda? Dimostralo! Sali sul palco mostrando sicurezza, scandisci bene le parole e “vendi la penna”, come direbbe Jordan Belfort. Ogni idea ha un momento giusto e il team giusto, rispondi alle domande perché? e perché ora?

2 – Racconta la tua storia

Se non catturi subito l’attenzione delle persone, presto cominceranno a controllare la propria casella email o a giocare a Candy Crush Saga. La tua idea propone una soluzione ad un problema? Spiega come ti è venuta in mente e come il tuo prodotto/servizio può essere utilizzato. Assicurati che la tua storia sia facile da ricordare: tutti sanno che Steve Jobs e Steve Wozniak hanno cominciato in un garage, giusto?

3 – Arriva dritto al punto

Ogni minuto che passa qualcuno nel mondo muore di noia da Powerpoint. Bastano poche e semplici parole per descrivere una grande idea, dieci slide sono tante e 5 bullet point troppi.

4 – Sii concreto

Hai già creato un prototipo o una versione beta? Hai un business plan? Un team affidabile con un solido background? Agli investitori piace investire su progetti concreti e su persone affidabili, spiega loro come potrai farli guadagnare.

5 – Mostra la passione


Ti piace quello che stai facendo? Noi speriamo di sì e lo sperano anche i tuoi potenziali investor. Dimostralo sorridendo, facci vedere quanto ti piace svegliarti tutte le mattine, andare alla tua scrivania nel co-working e lavorare.

6- Punta in alto


Convinci il pubblico e gli investitori che tra 5 anni utilizzeremo ancora il tuo prodotto o servizio, che la tua idea avrà un impatto sulla nostra vita. L’obiettivo è raggiungere entro il primo anno 10.000 utenti? Tra 5 saranno 1 milione!

7 – Stuzzica la curiosità


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Best Employer of Choice 2015: ecco le aziende dei sogni

Quali sono le aziende dei sogni per i neolaureati italiani? E i settori preferiti dove poter lavorare? Le risposte ce le svela la classifica Best Employer of Choice 2015, elaborata da Cesop Communication, la quale afferma che Ferrovie dello Stato Italiane, seguita da Eni e Google sono le prime tre imprese che salgono sul podio in qualità di “aziende dei sogni”.

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Il Best Employer of Choice è un ranking che individua le aziende più desiderate come luogo di lavoro, frutto dell’osservatorio sui giovani italiani e il mercato occupazionale che Cesop Communication realizza, su un campione rappresentativo di 2.500 neolaureati in cerca di un impiego, ogni anno.
I risultati di tale indagine si ottengono attraverso un ordinamento decrescente di valori percentuali determinati dal rapporto tra il numero di neolaureati che vorrebbe andare a lavorare in una determinata azienda (“tra tutte le aziende, in quale preferiresti andare a lavorare?”) e il numero totale di intervistati.
Conseguentemente, il raggiungimento dei primi o ultimi posti definisce l’azienda come una delle più o meno ambite.

Le aziende dei sogni: la classifica

Ad aggiudicarsi il primo posto della XIII edizione del Best Employer of Choice 2015 è Ferrovie dello Stato Italiane, considerata l’azienda dei sogni per l’eccellenza.

In sette anni, FS Italiane è riuscita a guadagnare il vertice scalando ben quattordici posizioni: 15° nel 2009, 13° nel 2010, 8° nel 2011, 3° nel 2012, 2° nel 2013, 3° nel 2014, fino a raggiungere il 1° posto quest’anno.

“Essere primi, davanti ad aziende del calibro di Eni, Ferrari e Google, ci riempie di soddisfazione e di orgoglio”, ha dichiarato Michele Mario Elia, Amministratore Delegato del Gruppo FS Italiane. “E’ un risultato che abbiamo costruito negli anni, riuscendo a far percepire efficacemente ai giovani quanto il Gruppo FS Italiane abbia cambiato pelle. Non solo ci siamo attestati come una realtà sana con un bilancio in attivo, ma siamo anche e soprattutto degli innovatori capaci di affermarci all’estero, investendo e puntando su tecnologie d’avanguardia per i nostri progetti. Siamo una realtà solida, dinamica, capace di garantire stabilità e crescita professionale ai giovani che ci scelgono e che noi selezioniamo. Sono queste le ragioni del nostro successo.”.

Seguono poi, nella classifica di Cesop Communication, Eni, che perde la vetta dopo quattro anni di supremazia, e Google, che guadagna due posizioni e raggiunge il terzo posto. BNL BNP Paribas, si aggiudica il quarto posto, Mondadori il quinto e Apple il sesto. Ferrero, invece, perde molte posizioni passando dal secondo posto del 2014 al settimo di quest’anno. All’ottava posizione troviamo Enel, alla nona Ferrari e alla decima Sky.

Best Employer of Choice 2015: i settori produttivi più attraenti

Best Employer of Choice offre, oltre alla tradizionale classifica delle aziende che attirano maggiormente i laureati come luogo di lavoro, anche indicazioni importanti sul loro universo quando si affacciano al mercato occupazionale. Infatti, proseguendo con l’indagine, troviamo menzionati i settori produttivi che attraggono di più i giovani e abbiamo qui, in testa alla classifica, la consulenza e revisione aziendale (23,1%), seguita da media e comunicazione (20,7%) e industriale manifatturiero e trasporti (18,4%). Ultimo settore favorito è il luxury & fashion (3,3%), che da molti anni, a quanto pare, sembra non attrarre più i laureati italiani.

Storia a parte meritano, invece, le opinioni segnalate dai giovani in possesso di un titolo di studio elevato sul lavoro all’estero. Anche qui i risultati sono chiari: a spingerli a fare i bagagli e partire in cerca di un impiego fuori dal nostro Paese, non è l’assenza totale di opportunità in Italia (42,7%), ma, piuttosto, la possibilità di migliorare le proprie conoscenze e competenze (57,3%).

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A questo proposito, ottiene attenzione e una profonda riflessione, l’affermazione di Giuseppe Caliccia, direttore della ricerca e membro Esomar (European Society for Opinion and Market Research): “Se da una parte questo dato è positivo perché mostra una speranza da parte dei giovani nel sistema Italia, dall’altra accende un campanello d’allarme rispetto alla qualità percepita del sistema formativo professionale presente nelle nostre aziende che, nel passato, fece dell’Italia, soprattutto con l’esperienza Olivetti, un esempio nel mondo.”.

Infine, l’indagine sottolinea un ulteriore segnale di ottimismo, riscontrabile nella percentuale di neolaureati che hanno sostenuto colloqui di lavoro nell’ultimo anno (85,4%) in aumento rispetto al 2013 (83,7%), facendo così ben sperare per il prossimo futuro.