Startup italiane, è la Lombardia la Silicon Valley

Il 2015 sembra essere l’anno che vedrà come protagoniste le startup italiane, certo è ancora presto da dire, ma i dati parlano chiaro: quest’anno il numero delle startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese è pari a 3.7 11, in aumento di 532 unità rispetto alla fine di dicembre(+16,7%).

Ogni startup si occupa di settori diversi e ben identificati. Il 73% di esse fornisce servizi alle imprese, nelle quali prevalgono le aree di produzione di software e consulenza informatica(30,2%), attività di R&S, 16,3%;attività dei servizi d’informazione, 8,1%), il 18,2% opera nei settori dell’industria in senso stretto(fabbricazione di computer e prodotti elettronici e ottici,fabbricazione di macchinari, fabbricazione di apparecchiature elettriche) e infine il 4,1% nel commercio. Il dato che non ci stupisce è che le startup che guidate da donne sono 447 mentre quelle capeggiate dagli under 35 sono 879.

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E’ la Lombardia la silicon valley italiana per le startup italiane

La Lombardia rappresenta la regione con la più alta densità di imprese iscritte al registro nazionale, con 808 imprese che equivale al 21,8% del totale a livello nazionale. Essa è seguita dall’Emilia-Romagna con il 12,2 %, il Lazio 9,4%, il Veneto 7,4%, e il piemonte con il suo 7,2 %.

Sono ben il 56,7% le startup innovative che hanno sede nelle regioni del nord grazie soprattutto alla presenza di incubatori e acceleratori d’impresa. Il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) ne ha certificati 29 in tutto il Paese e 9 di questi si trovano in Lombardia mentre altre regioni come la Campania e la Puglia non ne hanno nemmeno uno. Essere in possesso di strutture che soddisfano determinati requisiti in termini di locali, management e attrezzature disponibili, permette indubbiamente una proliferazione maggiore rispetto a chi non le dispone. Senza dimenticare che anche gli incubatori certificati beneficiano di alcune delle agevolazioni previste per le startup innovative.

Ed è proprio in virtù di tali agevolazioni che la Regione Lombardia sostiene e favorisce la nascita di nuove imprese intervenendo in modo attivo nel panorama imprenditoriale.
Ne è un esempio il programma Startup e Re Start, finalizzato al sostegno delle nuove imprese e al rilancio delle attività già esistenti.

 

 

Con l’obiettivo di aumentare il tasso di sopravvivenza delle imprese, per mezzo di contributi a fondo perduto da spendere in servizi di consulenza presso una lista di fornitori selezionati, si innesca un circolo virtuoso che determina al contempo una maggiore efficacia nell’utilizzo delle risorse regionali ad esse destinate, oltre allo sviluppo di azioni “personalizzate” ad hoc sulla base delle loro concrete esigenze.
E’stata prevista, inoltre, una riduzione del carico fiscale alle start-up innovative consistente in una rimodulazione dell’IRAP a favore delle imprese iscritte nel 2013 nel registro istituito presso le CCIAA e definite come innovative dalla legge 221.

Altra iniziativa adottata della Silicon Valley italiana è data dalla Lombardia Net Generation, giunta solo alla sua seconda edizione ma di importanza fondamentale per chi vuole creare una startup e non possiede i fondi necessari. La Lombardia Net Generation mira ad incentivare le startup italiane di imprese innovative, attraverso finanziamenti che possono raggiungere l’importo di 12.000,00 euro, e ad essa possono partecipare coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 40 anni e che vogliono veder realizzata la propria idea di business.

 

Come si legge sul sito ufficiale del progetto: “Lombardia Net Generation 2 è un’iniziativa rivolta ai giovani che intendono acquisire servizi utili allo sviluppo della propria idea d’impresa, realizzata e diffusa via web, per la quale la rete è il principale veicolo di comunicazione e marketing, distribuzione, produzione di contenuti e servizi”.

Ciò che spicca è come in questa regione lo spirito e la voglia di fare impresa facciano da padrone. Diventa chiaro quindi che per concretizzare il proprio business è fondamentale imparare le regole del gioco, capire le proprie strategie e saperle presentare in maniera chiara e sintetica, e qui proprio sul nostro territorio sembrano esserci tutte le condizioni per frutti prodigiosi che crescono e che continuano a far crescere l’occupazione e le competenze.

Big Data al Lavoro, il libro per scoprire tutti gli aspetti fondamentali dei Big Data [RECENSIONE]

Tutti ne parlano, ma cosa sono davvero i Big Data? Una delle buzzword del 2015 (ma anche dell’anno scorso!), ormai sulla bocca di tutti. Scoprirne le caratteristiche e le opportunità che possono offrire a organizzazioni e istituzioni diventa quindi fondamentale, soprattutto nel caso di Manager e altri decisori aziendali.

A colmare questo “vuoto informativo” ci pensa Big Data @l Lavoro, il manuale pubblicato in Italia da FrancoAngeli Edizioni solo poche settimane fa. Inserito nella nuova collana NEO – completamente dedicata al mondo dell’innovazione e del digitale – l’opera è stata scritta da Thomas Davenport, ad oggi probabilmente il ricercatore più esperto sul tema.

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Big Data @l Lavoro: Obiettivi e Organizzazione dell’opera 

Ve lo anticipiamo già: si tratta di un libro denso di concetti, casi studio e stimoli applicativi, che non riuscirete certo a leggere in poco tempo ma che (al contrario) richiede uno studio attento. Il focus principale dell’opera è imperniato sulla descrizione di cosa sono i Big Data, e del perché gli stessi sono sempre più importanti per il business e le attività organizzative.

Sono inoltre spiegati strumenti, tool, framework e competenze professionali indispensabili per disegnare una corretta Big Data Strategy aziendale.

L’ultima parte di Big Data @l Lavoro è dedicata dai consigli che possono dare direttamente giovani realtà e grandi organizzazioni. In particolare:

  • La maggior parte delle giovani aziende che stanno rivoluzionando il panorama economico attuale (da Yahoo! a Google, da LinkedIn a Facebook, passando per aziende come Uber e Amazon) basano il proprio successo sul corretto utilizzo e sull’esplorazione dei Big Data. La stessa espressione Data Scientist sembra avere avuto origine proprio in casa LinkedIn!
  • Organizzazioni con un’origine e un’impronta più “tradizionale” (ma non sempre!) come gli istituti bancari e il retail da tempo integrano analytics sui Big Data con l’analytics di altre tipologie di dati, aprendo una nuova prospettiva di management per l’analytics denominata dallo stesso autore Thomas Davenport Analytics 3.0.

Conclusioni

Anche se il loro avvento risale ad appena un decennio fa, i Big Data stanno aprendo una nuova epoca.

In questa citazione, ci troviamo assolutamente d’accordo con l’autore di Big Data @l Lavoro: i Big Data sono capaci di generare un valore che risiede non tanto nei dati grezzi, quanto piuttosto nella loro elaborazione ed analisi. E la Big Data Analytics può trasformare le organizzazioni di qualsiasi tipo in modo profondo e duraturo.

Se non vedete l’ora di comprendere come trarre nuovi benefici economici o siete solo curiosi dell’argomento, c’è solo una cosa da fare: correre in libreria!

Smart, Airwick e Hair Max: i migliori annunci stampa della settimana

Ci siamo! Come ogni lunedì siamo pronti per presentarvi la selezione dei migliori annunci stampa della settimana! Via!

Smart: Smaller

La nuova Smart fortwo, la più piccola tra le piccole. Misurare per credere.

Advertising Agency: CLM BBDO, Paris, France
Executive Creative Director: Matthieu Elkaim
Creative Director: Eric Pierre
Art Director: Anthony Lietart
Copywriter: Sébastien Duhaud
Photographer: Alex Murphy
Account Director: Séverine Autret

Camden Lock Books: Bath/Plane/Author

Camden Lock books, il negozio londinese di libri che da oltre trent’anni serve gli amanti delle lettura, lancia la sfida all’ebook reader focalizzandosi sui “punti negativi” del dispositivo elettronico. Simpatico è l’uso della parola “Rekindle” che cita il famoso ebook reader Kindle.

fra riaccendi il tuo amore per un libro vero (e spegni il tuo ebook reader)

Advertising Agency: RKCR/Y&R, UK
Executive Creative Director: Mark Roalfe
Creative Director: Tim Brookes
Art Directors: Tim Brookes, Lee Aldridge
Copywriters: Tim Brookes, Phil Forster
Photographer: Andy Green
Illustrator: Punkture
Typographer: Lee Aldridge

Británico English Institute: The World


Acquisisci l’inglese e acquisisci il mondo. Sopratutto se sei un madrelingua spagnolo. Studia con Britanico English Institute

Advertising Agency: Y&R, Lima, Perú
Chief Creative Officers: Christian Sánchez, Fernando Iyo
Art director: Gonzalo Paredes
Copywriter: Jim Pino
Illustrator: Carlos Palacios
Retoucher: David Vega / Midas Digital Estudio
Producer / Director: Malena Mellado
Agency Producer: Leicy Marquez
Account Director: Carla Wilson
Account Executives: Karla Whitwell, Marinés Adrianzén

Hair Max Shampoo: Fight your age

Combatti la tua età, non cedere e fatti aiutare dallo shampoo Hair Max. HSi, si parla di capelli!

Advertising Agency: JWT, Bangkok, Thailand
Regional Executive Creative Director: Tay GuanHin
Chief Creative Officer: Satit Jantawiwat
Creative Director: Supachai Toemtechatpong
Associate Creative Director: Napapatch Kantasil
Art Directors: Nattakorn Samintharapunya, Annop Khunwong, Supachai Toemtechatpong
Copywriters: Warunyoo Sorasetsakoon, Napapatch Kantasil
Account Manager: Supaluck Luangwilaiwan
Photography Producer: Kiatsuda Chumjaijit
Production House: Visionary Bangkok

Airwick: Flower dog

Dulcis in fundo: puppy time! Con il profumatore Air Wick cambi l’odore della tua casa. Tenerezza all’ennesima potenza grazie al pelo di petali!

Advertising Agency: Havas Vale, Mexico
Creative Directors: Álvaro Zunini, Miguel Brito, Pedro Serrano
Art Director: Marco Oseguera
Copywriter: Marco Martínez
Photographer: Octavio Ramos

 

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Ecco i vincitori del prestigioso Festival of Media Global [EVENTO]

Il Festival Of Media Global è l’appuntamento che ogni anno raccoglie i professionisti del settore dei media dedicato all’innovazione ed alla creatività. L’evento attira il più grande raduno di marchi ed importanti leader del settore provenienti da oltre 41 Paesi, rendendo così il Festival un incontro veramente globale di talenti.

Quest’anno i vincitori sono stati annunciati il 13 Maggio a Roma; tante le categorie in cui si sono sfidate agenzie creative provenienti da tutto il mondo.
Accanto ai riconoscimenti, questa edizione del Festival si è concentrata su come i media stiano guidando ed influenzando altri settori di attività.

I migliori

La campagna australiana Penny the pirate del marchio Luxottica (OMD / M2M) ha raccolto ben 4 ori oltre al trofeo “Campaign of the Year”.

Mentre, il premio “Agenzia dell’Anno” è stato vinto da Starcom MediaVest Group (ufficio degli Stati Uniti) che ha ottenuto otto trofei (quattro d’oro, due d’argento e due di bronzo), tra cui tre ori per la campagna #likeagirl (P&G).

Infine il riconoscimento: “Network Agency of the Year” è stato attribuito ad OMD, che ha vinto con più campagne e marchi.

Oltre 50 brand leader a livello mondiale sono stati premiati per il loro lavoro, in tutti i Paesi del mondo. In cima alla lista dei Paesi vincitori gli Stati Uniti d’America con un totale di 15 trofei. Al secondo posto c’è l’Australia con 12 premi, e al terzo posto è il Regno Unito con 10.

La giuria finale che ha deliberato i vincitori, di ciascuna delle 24 categorie durante il Festival of Media Global, era composta da leader e menti del settore, tra cui: Lori Ogrinz (responsabile a livello internazionale dell’ Advertising RedBull), Daina Middleton (Global Head of Marketing, Twitter), Sarah Mansfield (VP Global Media Unilever, in Europa e nelle Americhe), Amrita Randhawa (Presidente Mindshare Cina) ed Anne-Cécile Michaud (Global Head of Strategy, Havas Media Group).


LEGGI ANCHE: Festival of Media Global 2015: i finalisti di quest’anno

Charlie Crowe (Presidente e Editor-in-Chief,C Squared) commenta:
Stiamo davvero cercando di sviluppare i nostri premi e le nostre categorie per riflettere non solo i cambiamenti in atto nei media, ma anche per sfidare l’industria a spingere verso nuovi confini.

Chris Carmichael (Global Head of Media, HSBC) aggiunge:
Sono rimasto incredibilmente colpito dalla elevata qualità dei lavori. In alcuni casi, ci sono stati cinque o sei opere pervenute per ogni categoria, e tutte avevano il potenziale per vincere l’oro; questo ha inevitabilmente condotto ad accese discussioni e decisioni difficili durante le votazioni per decidere il vincitore finale.


La prossima edizione del Festival of Media Awards si terrà a Miami il 23-25 settembre 2015. Vuoi saperne di più? Visita il sito.

Per vedere l’elenco completo dei vincitori clicca qui.

Top app per migliorare la produttività della tua startup

app produttività

È evidente ormai che lamentarsi del fatto che molta della gente che ci circonda sta sempre attaccata al proprio smartphone, non cambia il fatto che le app oggi ci semplificano di molto la vita, soprattutto nel lavoro.

Molti di voi riescono indubbiamente ad essere organizzati anche con il semplice aiuto di un block notes o di un post-it, ma volete mettere a la comodità di poter rispondere ad un’email ovunque voi siate? O la facilità con cui ora potete condividere tutto con i vostri colleghi solo con un tap sullo schermo?

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Le app in sostanza ci aiutano ad essere più produttivi ed efficienti, con un gran risparmio di tempo e, ovviamente, di denaro!

La domanda, allora, non è se si deve continuare o meno a utilizzare la tecnologia: la cosa più importante è distinguere le applicazioni utili da quelle che non lo sono, cioè da quelle che scaricate, e una volta aperte, non usate più.

Adecco ha fatto una ricerca a proposito e ha rilevato le 20 migliori applicazioni per la produttività disponibili sugli app store: ne ha anche fatto una infografica, che vi sintetizziamo qui di seguito con le app per noi più rilevanti e disponibili negli app store italiani.

Le app per gestire le email

Dispatch: ti aiuta a gestire le email velocemente: puoi impostare le risposte che usi più frequentemente e puoi sbarazzarti velocemente della posta che non ti interessa leggere. Solo per iOS.

Le app che ti aiutano a restare concentrato

Focus@Will: se trovare la concentrazione è un problema per voi, quest’app è la vostra soluzione. Disponibile per iOS e Android, vi accompagna con la musica ideale per restare “sul pezzo”.

Task manegement app

ZenDay: Con una interfaccia 3D, quest’app vi aiuta a visualizzare le task della vostra giornata sullo schermo del vostro smartphone. È intuitiva, è veloce e a prova di smemorati! In Italia è disponibile solo per Android.

Sociidot: è il tuo coach da portare sempre in tasca. Ti aiuta a visualizzare i tuoi obiettivi in una “storia” e a portarli a termine. Disponibile per iOS.

EasilyDo: disponibile per iOS e Android, è l’app che tiene traccia di tutto, dai compleanni dei tuoi amici ai tuoi biglietti aereo.

Clear: è un’app usata da 2,5 milioni di utenti (a detta della casa sviluppatrice) sebbene abbia un costo di 4,9 euro su iTunes. Ti aiuta a organizzare la tua vita, il design è elegante ed essenziale, si collega con iCloud e può essere usata anche su Apple Watch.

Evernote: davvero avete bisogno che vi diciamo cosa fa Evernote? Ok, vi diamo una mano: qui avete tutti i nostri articoli riguardo Evernote, date un’occhiata!

Le app per collaborare in team

Zamurai: un’app per iOS per catturare e condividere idee e pensieri in tempo reale e in modo intuitivo; ha un buon archivio inoltre di icone utili per essere utilizzate nelle vostre presentazioni.

Talkboard: lo strumento ideale per illustrare velocemente le vostre idee al vostro team con schizzi, progetti, storyboard. È disponibile per iOS ed è gratuita!

Le app per le spese

Abukai: può capitare che durante trasferte di lavoro, eventi, cene, sia necessario tener traccia delle spese: per non perder tempo con scontrini e ricevute, provate quest’app disponibile per Android e iOS che vi permette di fare le note spese semplicemente fotografando le vostre ricevute, di esportarle in file excel e di inviarle via email.

Le app per videoediting

Videoshop: un’app di videoediting davvero facile da usare, che ti permette di inserire effetti sonori, musica, titoli, effetti visivi… Con quest’app fare una videopresentazione sarà un gioco da ragazzi! Disponibile solo per iOS.

Le app che ti aiutano a non rimandare

Carrot: è un’app che vi incita a fare di più ogni volta che procrastinate qualcosa e tutto ciò lo fa in modo divertente. Per aggiungere nuove funzioni all’app inoltre dovete superare dei mini giochi. Sappiate che di quest’app esiste anche una versione per far dieta, una per incitarvi a fare movimento e una persino per svegliarvi al mattino!

Ecco l’infografica che raccoglie tutte le app: quale scaricherete per prima per migliorare la vostra produttività?

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L'app Spotter cambierà il tuo modo di leggere le notizie

Spotter_app

Spesso parte del nostro tempo lavorativo è impegnato nella ricerca di notizie rilevanti sul web. Non è facile trovare un modo per filtrare tutte le informazioni che preferite, piuttosto che dover scorrere infinite volte i motori di ricerca, le email, gli alert per imbattervi in quelle per voi più rilevanti.

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Esistono molte app per tenervi aggiornati, ad iniziare dalla più nota, Flipboard. Oggi ve ne presentiamo una che promette di aiutarvi nel vostro lavoro in modo semplice e smart: si chiama Spotter e vi permette di personalizzare in base ai vostri interessi la ricezione delle news sul proprio telefonino.

Ma come funziona esattamente?

L’app è stata creata da due ex dipendenti Google, Jon Emerson e Tom Charytoniuk, che hanno lasciato il lavoro per potersi dedicare a tempo pieno a Spotter. L’app utilizza l’algoritmo NLP (Natural Language Processing), che identifica automaticamente persone e aziende menzionate negli articoli, per avere in tal modo maggiore possibilità di trovare contenuti rilevanti per ogni argomento o settore di interesse su qualsiasi sito web.

L’algoritmo categorizza automaticamente articoli in diversi settori. Come afferma la software house:

“Spotter è stata creata con il presupposto che gli articoli più interessanti possano provenire da qualsiasi canale mediatico, dal Medium Post al New York Times, e da tutto ciò che sta nel mezzo. […] All’interno di Spotter gli utenti potranno trovare una collezione di tutte le news su un solo argomento in un unico posto, senza dover saltare da un luogo ad un altro alla ricerca di flussi di dati interessanti e di curatori di contenuti da seguire.’’

Spotter_app

L’app permette di inserire tutti gli interessi desiderati e attraverso un meccanismo comparerà migliaia di articoli utilizzando come canali di filtro gli interessi inseriti, per sceglierne i migliori. Se per esempio ad un articolo si abbinano molti dei vostri interessi e menziona persone che conoscete, l’articolo verrà classificato ai primi posti.

Il suo scopo quindi è quello di alleggerire di molto il processo di selezione e scelta degli articoli di interesse, di personalizzare l’esperienza d’uso e di fornire notizie che aiutino l’utente nella propria carriera lavorativa o nel proprio business.

Un news feed simile a quello di Facebook

Emerson descrive il comportamento dell’app un po’ come il motore che guida ciò che vedono gli utenti di Facebook attraverso le news feed, con l’unica eccezione che con Spotter gli utenti visualizzano news rilevanti invece che i post dei loro amici.

Spotter nasce dalla necessità di attribuire la giusta importanza alla classifica delle notizie. Infatti i due sviluppatori dell’app hanno chiesto a tutti i loro amici una lista delle notizie per loro più rilevanti. Dopo questo test sono stati in grado di raccogliere migliaia di articoli ed hanno così dato vita a Spotter, in modo da predire gli articoli più importanti per le persone, con un’accuratezza dell’oltre 90%.

L’algoritmo creato dal team di Spotter cerca di bilanciare articoli di rilevanza sociale con articoli di rilevanza professionale. Emerson ci tiene a specificare che l’app non è esclusivamente technology oriented, ma è aperta agli utenti di tutti i settori. Infatti essa copre circa 50 settori al momento: moda, archeologia, architettura, arti, chimica, hardware ed elettronica, educazione, ambiente, organizzazione eventi, fitness, internet, marketing e pubblicità, fotografia, editoria, agenzie immobiliari, sport, ristoranti.

Il team di Spotter afferma che l’utente sarà informato 10 volte di più utilizzando l’app, e chiarisce ulteriormente che l’app è principalmente rivolta a professionisti che possano beneficiare di essa, rimanendo a stretto contatto con i propri settori di interesse e i loro competitor.

Per adesso il servizio è disponibile sui dispositivi iOS, ma Spotter fa sapere che presto sarà disponibile sul web o sui dispositivi Android.

Mentre in un senso più chiaro i suoi rivali sono servizi come Flipboard, la reale sfida di Spotter sarà quella di dimostrarsi molto più utile rispetto a Twitter, per rimanere aggiornato sui settori o seguire accuratamente determinati autori.

A noi sembra un buon inizio per ridurre il tempo speso in ricerche inutili e ottimizzare il processo di selezione delle notizie. Voi che ne pensate, vi lascerete consigliare da Spotter?

 

Madonna: com'è diventata il più grande Pop Brand del pianeta

Fino a qualche anno fa paragonare il “Fenomeno Madonna” al marketing aveva una connotazione negativa, sembrava sminuire il suo apporto artistico e relegare tutto alla monetizzazione di un personaggio. Poi il tempo è passato lasciando una sola costante: i vostri nonni, i vostri genitori, voi e probabilmente i vostri fratelli minori sanno cos’è la Coca-Cola e chi è Madonna.

Il motivo è tanto semplice quanto complesso e affascinante: la trasversalità del suo personaggio e del suo ruolo nella società che converge però in un unico e solo obiettivo, “to rule the world” come lei dichiarava. Quale grande azienda non è nata con questa Mission?

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Ecco una carrellata riassuntiva di alcune delle tappe che hanno reso una celebrities un vero e proprio Pop Brand immortale.

1) Early Years, Madonna StartUp: naming e positioning

Con la locuzione latina Nomen Omen si esprimeva la credenza secondo cui nel nome delle persone fosse indicato il loro destino; il 16 agosto 1958 in Michigan nasceva una bimba battezzata Madonna Louise Veronica Ciccone, i Romani avrebbero sicuramente capito subito.

Non tutti hanno la fortuna di nascere (si, Madonna è il suo vero nome di battesimo anche se la stampa italiana da oltre trent’anni si ostini a dire che sia un nome d’arte scelto appositamente per far discutere) già con nomi forti, orecchiabili, dirompenti e memorizzabili. Diciamo la verità, nemmeno Don Draper sarebbe stato in grado di inventare un naming tanto forte.

Quindi una volta deciso il nome si parte con il progetto: grandi ambizioni e budget basso. Madonna arriva a New York con 35 euro in tasca decisa a sfondare nel mondo dello spettacolo. Muove i primi passi circondata da gente come Jean-Michelle Basquiat, con il quale è fidanzata per un periodo, Keith Haring, del quale è grande amica e che produrrà opere con e per lei e un certo Andy Warhol.

 

2) Madonna Corporate Identity: Mtv e Like a Virgin (1984-1985)

Nel 1984, Madonna aveva già un disco omonimo alle spalle, uno nuovo in lancio e una buona penetrazione sul mercato americano ma ancora poco o nulla si sapeva di lei nel Vecchio Mondo. Nel frattempo, insieme alla sua stella, stava nascendo un nuovo canale musicale che avrebbe portato i videoclip in televisione, tale Mtv.

Arriva il momento di creare anche un’immagine ad hoc per il personaggio da coordinare al nuovo disco in lancio: Madonna si esibisce quindi con il suo nuovo singolo “Like a Virgin” sbucando da un’enorme torta nuziale e vestita da sposa sexy agli Mtv Music Awards 1984.

La Ciccone arriva in Italia – suo Paese d’origine – per girare il video di “Like a Virgin” a Venezia. È subito boom!

Pizzi, crocefissi, movenze sexy, un nome dissacrante ed è subito leggenda. L’immagine coordinata di un progetto dal successo garantito. Diventa l’idolo di milioni di ragazzine in tutto il mondo che la imitano, vestendosi e truccandosi come lei, tanto da ispirare intere campagne pubblicitarie che vertono sul ricalcare la sua immagine.

3) Madonna Corporate Social Responsibility: la trasformazione, il sociale e il successo planetario

La cosa più importante che si può evincere dal brand Madonna è che la chiave del successo sta nel saper evolvere la propria immagine, fuggendo la staticità. Nel 1986 Madonna cambia: abbandona pizzi e crocefissi per dare spazio ad un’immagine più matura e glamour, molto Hollywood anni ’50, e  comincia a mettere mano in prima persona ai testi delle sue canzoni sposando il tema del sociale e proiettando la sua immagine nella storia della cultura pop.

Da True Blue viene estratto il singolo “Papa Don’t Preach” nel quale viene trattato il tema della gravidanza in adolescenza e contro l’aborto (circa 25 anni prima che sul canale tematico Mtv si incominci a dare spazio a programmi come 16 and Pregnant e Teen Mom con buona pace di Farrah Abraham); il video è un vero e proprio mini-film nel quale figura anche una star del cinema come Danny Aiello nel ruolo del papà autoritario.

4) Madonna Banned 1: sacro e profano (1989 – 1990)

Madonna ha rappresentato forse l’unico caso al mondo in cui la recessione di un contratto pubblicitario abbia sortito l’effetto di implementare il proprio business.

Nel 1989 il colosso americano Pepsi decise di scritturarla per un’adv in grado di surclassare Coca-Cola, l’avversaria di sempre, che quell’anno aveva appena scritturato George Michael con un progetto ambizioso e avveniristico trasmettendo lo spot in diretta durante i Grammy Awards.

Il video ufficiale di Like a Prayer fu rilasciato il giorno dopo la presentazione in pompa magna ma il concept era stato totalmente stravolto rispetto allo spot carino ed innocente, dove Madonna assisteva ad un crimine del quale veniva ingiustamente accusato un ragazzo di colore che poi lei fa scarcerare, lo stesso che si vede vestito come l’iconografia classica di Gesù e con il quale amoreggia per poi finire ballando in mezzo a croci infuocate e avendo le stigmate.

Prima la protesta dell’American Family Association poi la scomunica vaticana portarono Pepsi a annullarle il contratto e ritirare lo spot, Madonna a intascare ugualmente il cospicuo assegno da milioni di dollari ed essere eletta artista della decade da Billboard.

5) Madonna Fashion Icon: Jean-Paul Gaultier, Blond Ambition Tour (1990)

Il 1990 è da considerarsi l’anno Giubilare del Pop. Dopo il fragore di Like a Prayer, la bionda parte per il suo secondo tour mondiale e intenzionata a rompere ogni regola.

I costumi del tour sono firmati da un giovane Jean-Paul Gaultier che studia per lei un look particolare composto da un set di guepiere con i seni conici che diventerà anche un cavallo di battaglia dello stilista francese. In seguito Gaultier lancerà una fragranza “Classique” (uno dei profumi più venduti ancora oggi a 25 anni di distanza) con un packaging accattivante che richiama il famoso bustino indossato dalla popstar e che sarà riproposto anche sulle Limited Edition di Diet Coke nel 2013.

6) Madonna Banned 2: Sex Addiction (1990 – 1993)

Il sesso – o il richiamo ad esso – è da sempre una delle più importanti leve di marketing (qui per approfondire) e nel mondo pochi hanno sfruttato bene questa conoscenza come Madonna.

Il video di Justify my love, firmato da Jean-Baptiste Mondino, fu censurato da Mtv e trasmesso solo in tarda notte cosa che contribuì ad accrescerne il mito facendogli guadagnare il disco di Platino in U.S.A.

Nel 1992 escono, a pochi mesi di distanza, il libro fotografico Sex, l’album Erotica e il film Body Of evidence – il corpo del reato.

Sex è una raccolta di fotografie ad opera di Steven Meisel, volto a rappresentare alcune delle fantasie erotiche della star. Il libro venne esaurito in poche settimane e – ad oggi – è un oggetto di culto ambitissimo e venduto a cifre esorbitanti. 

7) Madonna Social Media Manager: Rebel Heart Era (2014-15)

Avendo sperimentato su lei stessa ogni possibile implicazione di marketing, nel 2014, è arrivata l’ora di giocare con i social media. Il suo preferito è sicuramente Instagram anche grazie al quale nel corso dello scorso anno ha imbastito una vera e propria campagna di Guerrilla Marketing a colpi di hashtag allusivi ai titoli delle canzoni che avrebbero composto il suo tredicesimo album in studio, Rebel Heart.

Grazie ai social la Ciccone si è anche staccata dal divino olimpo di star inarrivabile interagendo con i suoi fan. In occasione della cover di Like a Virgin interpretata da Suor Cristina, Madonna è venuta a conoscenza del progetto anche grazie alla fan art condivisa su Instagram da un suo fan.

 

Il montaggio dell'immagine è stato eseguito dal fotografo pubblicitario italiano Carlo William Rossi e regrammato da Madonna

 

 

 

Twizy di Renault e lo Street Artist Clat insieme per mobilità sostenibile

renault street art

(di Giuseppe Arnesano)

Questa settimana è il turno di un binomio tutto francese, che avvicina ancora una volta il brand di una delle maggiori case automobilistiche d’oltralpe e l’estro di uno degli urban artist più conosciuti nel panorama internazionale. Streetness va così a curiosare in casa Renault e a scoprire la creatività di Clat Abraham.

Ancora una volta, la Francia guarda alla mobilità sostenibile e presenta con stile e un tocco di eccentricità la nuova Renault Twizy, la smart city elettrica al 100%. Con il piccolo quadriciclo, disponibile nei due modelli Twizy (guidabile a partire da 16 anni con patente B1 o B) e Twizy 45 (accessibile dai 14 anni con patente AM), lo storico marchio della Renault, che da circa tre anni punta all’inversione di tendenza in chiave green, questa volta lo fa soprattutto nel segno della Street Art.

Clat accoglie l’invito di Renault ed entrambi lavorano per promuovere il progetto aziendale ZTL che, oltre all’usuale denominazione, per i due partner diviene ZeroTwizyLimites: così come i lavori dell’artista francese invadono senza alcun divieto e in modo silenzioso, ironico e a volte provocatorio i segnali stradali, rispettando sempre la lettura del codice, la nuova Twizy entra con rispetto nei centri storici proponendo un’alternativa valida a chi ogni giorno, in una città come Roma, è costretto a schivare le insidie del traffico.

Qualche settimana fa, nel centro storico della capitale, la linea di abbigliamento GAP ha proposto nella propria vetrina un allestimento dove il quadriciclo elettrico è stato presentato insieme ad alcune opere di Clat Abraham. L’artista ha realizzato per l’occasione, su alcuni di capi di abbigliamento, dei divertenti segnali di divieto d’accesso e senso unico che riprendono la piccola Twizy. Un’interessante collaborazione.

Per entrare in pista nel circuito cittadino, Twizy ha bisogno di una ricarica completa di circa 3 ore e mezza effettuata anche da una semplice presa domestica. L’agile gioiellino di Renault, facile da parcheggiare, è caratterizzato da un imprinting dove la maggiore sicurezza è dimostrata dai 4 freni a disco, dall’airbag per il conducente e dalle cinture di sicurezza anteriori e posteriori.

Le incursioni notturne di Clat, che da anni è attivissimo in numerose città d’Italia, lasciano il segno e raccontano delle mini-storie caratterizzate da un simpatico omino che simbolicamente sfida i divieti, intesi anche come divieti sociali, storici e culturali dell’essere umano. Gli sticker dell’artista bretone, che da oltre vent’anni vive nel nostro Paese, sono riconoscibilissimi e strizzano l’occhio tanto alla Street quanto e per certi versi anche alla Pop Art.

Abraham, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti in Francia e alla facoltà di Architettura di Roma, elabora oggi e da tempo un linguaggio del tutto personale attraverso il quale inscena uno stravolgimento ludico tra significato e significante per giungere, infine, ad una terza ed inedita raffigurazione narrativa.

Il progetto ZTL di Renault è allora l’ennesima e interessante dimostrazione di come due generi totalmente differenti possano convivere e condividere, in modo creativo, divertente e dinamico, una progettualità che guarda con impegno alla sensibilità sociale e ambientale, e che arride infine anche al noto adagio che vuole, fortissimamente vuole, oggi più che mai, che sia vietato vietare.

Startup, 8 errori da evitare per attrarre gli investitori

Startup 8 cose da evitare per attrarre gli investitori

Ricordate i pinguini del famoso film d’animazione, Madagascar? In una sequenza del film arriva un momento in cui Skipper afferma: carini e coccolosi ragazzi, carini e coccolosi, riferendosi ai suoi soldati. Beh, io vorrei tradurre a mio modo questo invito e dirvi: Startup, vestitevi a festa e siate carini e coccolosi con i vostri futuri investitori. Voglio allora segnalarvi una lista di 8 cose da evitare per attrarre gli investitori.

Mancanza di prove sul potenziale della startup

Diciamoci la verità, molte startup per quanto valide mancano di prove del loro potenziale. Quando parlo di prove intendo qualcosa che faccia gola agli investitori come ad esempio la vendita di qualche prodotto o servizio, o più semplicemente aver ottenuto un mediocre successo con una campagna di crowdfunding. Passare questi test potrebbe dimostrare agli investitori che la vostra è una startup valida.

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I membri del team mancano di esperienza o non vanno d’accordo

Supponiamo che gli investitori siano attratti dalla vostra idea e vi chiedano di incontrare il team. La prima cosa che noterà un investitore esperto, sarà il modo in cui lavora il team e se questo possiede l’esperienza per operare in una startup, rispettando scadenze e obiettivi preposti. Altro dettaglio da non trascurare è il fattore relazionale interno.

Se un team è costantemente in litigio, l’investitore non rischierà mai il suo denaro, penserà: se non vanno d’accordo i colleghi, figuriamoci il sistema impresa.

Assenza di un business plan

Se una startup non ha idea di dove sarà tra due anni, perché qualcuno dovrebbe investire su di essa? Questo è certamente uno dei più importanti errori da evitare. Non si può fare a meno di un business plan se si vuole esser considerati da un investitore, deve anzi essere un mezzo per impressionarli sulla visione futura che avete della vostra startup.

I founder non accettano suggerimenti

Se non siete disposti ad ascoltare consigli e suggerimenti, ma anzi vi mettete sulla difensiva quando qualcuno critica il vostro lavoro, non siete adatti ad essere founder. Gli investitori vogliono aver il diritto di esprimere il loro parere su cosa potrebbe migliorare o su cosa vada eliminato nell’idea di partenza. Quindi evitate di essere permalosi e ascoltateli.

Il vostro avvio costa troppo

Pensate realmente di avere l’idea innovativa per l’eccellenza e che la vostra richiesta d’avvio debba essere milionaria? Sbagliato. Purtroppo le startup che possono permettersi di partire con a disposizione milioni di euro sono molto poche.

Il consiglio è capire bene il valore del vostro avvio, che spesso è basato su realizzazioni passate e potenzialità future, perché se un investitore ritiene che la richiesta d’avvio è troppo alta andrà a cercare un’altra opportunità di investimento.

Manca una strategia di marketing

La vostra startup è pronta a iniziare a vendere un prodotto, ma manca un piano di marketing per aumentare le vendite e ottenere un vantaggio competitivo. State certi che gli investitori vi faranno queste due semplici domande: “Avete pensato ad un piano di marketing? Come pensate di promuovere il vostro prodotto?”

Queste sono domande che devono essere affrontate prima di andare a bussare alla porta di qualsiasi investitore.

Non preoccuparsi del domani

La vostra startup sembra essere basata solo su un trend attuali, ma questo purtroppo non basta. Non si può infatti pretendere di avere investitori basandosi su un trend.

È vero che prevedere il futuro non è possibile ma ogni buon stratupper deve tentare di andare oltre i trend e tenersi al passo coi tempi. Pensate sempre al futuro.

La vostra azienda non è la prima ad entrare in uno specifico mercato

Quest’ultima cosa è probabilmente la più significativa. Ogni buon startupper deve, prima di chiedere investimenti, fare ricerche su ricerche e cercare di creare qualcosa di unico. Succede infatti che, nonostante abbiate creato un prodotto capace di battere la concorrenza, gli investitori non vi si filino affatto.

Siate innovativi, create qualcosa di unico e avrete tutti gli investitori dalla vostra parte.

Attrarre gli investitori: startup ridicole diventate grandi aziende

La storia di qualche startup ci fa capire che non sempre la miglior idea ottiene il miglior risultato e che questi consigli possano sembrare a prima vista, inutili. Molte delle più grandi aziende, infatti, sono nate da idee ridicole per il loro periodo storico, ma il loro potenziale è venuto fuori solo a posteriori.

Startup 8 cose da evitare per attrarre gli investitori

Pensate ad Amazon; in tempi non sospetti il suo founder pensò bene di vendere libri online quando gli utenti avevano ancora paura di mettere sul web i numeri della propria carta di credito.

Passiamo ad un secondo esempio: Instagram. Il founder decide di buttarsi nella mischia dei social network aggiungendo i filtri fotografici alle immagini.

Gli esempi potrebbe essere infiniti ma la cosa che hanno in comune queste grandi aziende è il coraggio. Tutti hanno creato qualcosa che non serviva a nessuno, ma i risultati, a posteriori, parlano da soli.

Mobilegeddon e Facebook changes, tutti gli effetti sulle startup

Mobilegeddon e Facebook changes, tutti gli effetti sulle startup

Mobilegeddon e Facebook changes, gli ultimi grandi cambiamenti del web rischiano di travolgere alcune startup che su agloritmi e API hanno basato la propria idea di impresa.

Dopo la rivoluzione mobile di Google, che ha cominciato la sua inarrestabile penalizzazione dell’enorme quantità di siti non mobile friendly, il problema è arrivato lo scorso 30 aprile anche dalle API di Facebook.

Mobilegeddon e Facebook changes se non sei nato pronto

Se è vero, come riportato dal Sole 24 Ore, che Agenzia delle Entrate e Borsa Italiana non hanno una versione mobile dei loro siti e che ben otto Università su dieci dovranno provvedere a rinnovare i propri siti web per non rischiare di essere penalizzate sul motore di ricerca più utilizzato in Italia, non pochi problemi stanno creando anche le modifiche apportate da Facebook al proprio algoritmo, con lo scopo principale di migliorare l’esperienza dell’utente, ma con alcune conseguenze correlate da non sottovalutare.

Con una certa dose di disperazione da parte di tanti Social Media Manager e piccoli brand poco inclini ad investire in annunci su Facebook, nelle ultime settimane abbiamo già visto diminuire la reach organica delle pagine, mentre i contenuti pubblicati dai profili personali vengono privilegiati nel News Feed.

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Da un lato i cambiamenti del social di Zuckerberg non piacciono ad aziende ed editori che utilizzano le loro pagine sul social per una più efficace diffusione dei contenuti online, ma qui la partita delle visualizzazioni è ancora tutta da giocare, dato che secondo indiscrezioni Facebook starebbe trattando con alcune testate internazionali per portare le notizie direttamente all’interno del social, senza rimandi a siti esterni, garantendo comunque ai giornali una parte degli introiti prodotti dalla pubblicità.

Mobilegeddon e Facebook changes, tutti gli effetti sulle startup

Startup social, il cambiamento arriva dalle API

Dall’altro, però, ci sono i danni indiretti causati a startup che forniscono servizi collegati alla gestione dei social network, dovuti in particolare alle modifiche di utilizzo delle API pubbliche.

Un esempio su tutti è quello di PostPickr, startup italiana, nata con l’idea di fornire ai propri utenti un tool esterno attraverso il quale poter gestire in unico ambiente profili personali, pagine e gruppi su Facebook, account Twitter, company page e gruppi Linkedin.

Dal 30 aprile Facebook ha inibito la gestione dei Gruppi attraverso le sue API pubbliche e l’effetto è valido per tutti i tool di terze parti che sfruttano questa funzionalità e dal 12 maggio anche Linkedin inibirà l’accesso alle API per la gestione dei gruppi a tutti i tool, tranne (pare) pochissimi partner privilegiati.

Se già prima di questa ulteriore modifica, in tanti sostenevano che Facebook penalizzasse la visualizzazione di contenuti pubblicati attraverso strumenti esterni come Hootsuite o BufferApp, oggi il problema diventa reale per tutte le startup che sfruttano queste funzionalità dei social.

E la batosta arriva anche per tutti quei tool di social media listening e sentiment analysis che utilizzano proprio il sistema di API di Facebook.

Un altro esempio, quello di Tint, un servizio di audience management, che ha comunicato con una email ai propri utenti la dismissione da parte del social network delle API che permettono di accedere ai dati degli hashtag entro il 30 aprile, inibendo quindi anche l’accesso alle statistiche.

Mobilegeddon e Facebook changes, tutti gli effetti sulle startup

Il messaggio inviato dal Developer Team di Facebook ad una serie di “Preferred Facebook Marketing Partners” spiegava che entro la fine di aprile 2015 Facebook avrebbe mandato in pensione la versione 1.0 delle sue API, con l’introduzione della versione 2.0.

Alcuni sviluppatori hanno quindi dovuto significativamente rivedere il funzionamento delle proprie applicazioni, o spegnerle del tutto, come nel caso di Job Fusion, basato sulla capacità di indicare dove lavorano gli amici di un utente per mostrare offerte di lavoro nelle rispettive aziende. Ora Job Fusion annuncia lo spegnimento del proprio servizio con un messaggio sul proprio blog.

Secondo quanto riportato da Tech Crunch, tra le app costrette a spegnersi, o che hanno già dovuto modificare pesantemente il proprio funzionamento bisogna includere anche CareerSonar, Jobs With Friends e adzuna Connect.

Mobilegeddon e Facebook changes, cosa si nasconde dietro i cambiamenti?

Le API non supporteranno più neanche la possibilità di raccogliere i dati utilizzando una ricerca per parole chiave, di conseguenza gli aggiornamenti di stato pubblici non saranno più disponibili tra i dati, limitando una risorsa non indifferente per conoscere e analizzare le preferenze degli utenti.

Dietro questa nuova scelta di Zuckerberg potrebbe celarsi l’ipotesi di acquisire uno dei player del settore o l’intenzione di gestire direttamente queste funzionalità per offrire un tool di sentiment analysis ai brand, magari a pagamento proprio come i Facebook Ads.

Come assecondare i continui mutamenti del web se sei una giovane startup

Mobilegeddon e Facebook changes, tutti gli effetti sulle startup

Qual è quindi il segreto per una startup che fa dei social network il suo principale campo di azione? Come fare per star dietro ai continui cambiamenti tra social e motori di ricerca?

Oltre a tenere presente che l’obsolescenza tecnologica oggi è sempre più spesso immateriale, l’unica risorsa davvero disponibile è continuo aggiornamento e work hard, per non perdersi tra i mutamenti costanti di un mondo che decide giorno dopo giorno in che direzione muoversi, ampliando, eliminando, acquisendo e soprattutto sviluppando nuove soluzioni su misura per gli utenti sì, ma anche per il proprio business.