Instant messaging mania: le prospettive di sviluppo di un fenomeno inarrestabile

Parlavamo giusto qualche settimana fa dell’arrivo della versione desktop di Whatsapp e della crescita prorompente delle app di instant messaging, ormai punti di riferimento fondamentali nel mondo della comunicazione digitale. Un’audience sempre più ampia, notevole frequenza di utilizzo e immediatezza, gli elementi che, assieme all’espansione del mobile, ne stanno sancendo il successo, facendo di queste applicazioni un vero must per utenti e brand.

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Ma quali sono le prospettive che dobbiamo aspettarci da questo trend? Scopriamolo insieme!

L’ascesa e la consacrazione del mobile commerce

Eh sì, il primo e più rilevante passo a cui assisteremo (ed in parte lo stiamo già facendo) sarà la definitiva affermazione del mobile commerce. Poco di cui stupirsi, possiamo parlare di content curation, branding, ma la capacità di generare vendite dirette (e conseguente fatturato) resta una priorità per qualsiasi azienda. L’e-commerce da mobile (M-commerce) è una realtà ancora ai primi passi ma comunque già avviata, capace di sfruttare al meglio la crescita del traffico da dispositivi mobile e l’abitudine ormai diffusa degli utenti di fare attività quotidiane, acquisti compresi, da smartphone e tablet.

Non a caso Gartner prevede che entro il 2017 in Usa il mobile commerce arriverà a toccare il 50% del totale dei ricavi da commercio digitale a fronte dell’attuale 22%. Una svolta epocale che non potrà che segnare indelebilmente le abitudini di utenti e brand, coinvolgendo di conseguenza le scelte strategiche di chi si occupa di marketing e comunicazione. Più di 2 miliardi di dollari di acquisti, ecco il risultato che Gartner calcola verrà toccato dagli acquisti online, acquisti che per la maggior parte arriveranno da mobile. Numeri incredibili se paragonati alla situazione odierna.

Ma andando nel concreto, quali sono le realtà già operanti nel m-commerce oggi? Line è già attiva con successo in Giappone e Tailandia, grazie a collaborazioni sviluppate con piattaforme E-commerce di queste regioni. Sempre in questa direzione va l’acquisizione di Viber da parte di Rakuten, la compagnia di e-commece più importante del Giappone.

Una possibilità, quella di vendere prodotti e servizi, che non lascia indifferenti neanche le app occidentali, impegnate come non mai a sviluppare progetti di questo tipo.

Nuove frontiere per i servizi di social customer care

L’utilizzo dei device Mobile e delle app di instant messaging sta variando sensibilmente le modalità di interazioni tra i brand e i propri clienti. Clienti sempre più evoluti e consapevoli, con aspettative e necessità sempre più precise a cui dare risposta in tempi quantomai immediati, elementi che portano ad un radicale ripensamento della customer experience.

Proporre agli utenti un servizio efficiente e tempestivo in tutte le fasi dell’acquisto diventa reale vantaggio competitivo, ponendo le aziende nella necessità di attivare modalità di interazioni molto più efficaci rispetto al passato. Per la loro stessa natura real time le app di messaggistica istantanee hanno da subito assunto un ruolo primario in questi processi, ed in particolare nel più rilevante di essi, il social caring, dimostrandosi per celerità ed immediatezza lo strumento preferito dagli utenti. Secondo il Social Customer Engagement Index 2014 pubblicato da Social Media Today ben il 49,9% delle aziende utilizza già il mobile nei propri servizi di assistenza.

E se pensaste che un corretto servizio clienti sia solo questione di etichetta rispondo con una recente analisi di Icm Advisors e Icm Research, che ha valutato un rilevante effetto del social caring sugli asset intangibili e sul valore di un brand. Un effetto che impatta sino al 10% del totale del valore del marchio. Il social caring si è inoltre dimostrato fondamentale nel generare lovemark ed advocacy, valori sì intangibili ma quantomai strategici nei mercati odierni.

Sono numerosi i brand e le aziende che si sono già mosse in questa direzione. Un esempio tutto italiano è quello di Brescia Mobilità,  realtà con attivo già da mesi un servizio clienti dedicato via WhatsApp. Basta un messaggio per ottenere rapidamente informazioni su orari e linee, con un discreto risparmio di tempo per l’utente e di spesa per l’azienda.

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… la spinta all’integrazione: il caso WeChat

Acquisizioni di aziende, funzionalità aggiuntive, nuovi servizi. Sarà il dinamismo del mondo web o le crescenti esigenze degli utenti, ma è sempre più evidente la volontà di social e app (instant messaging comprese) di estendere il loro usuale campo d’azione. Nate nel principio di verticalizzazione, sono numerose le realtà che oggi preferiscono muoversi verso una maggiore integrazione, completandosi e divenendo in grado di proporre “internamente” le funzionalità utili ai propri utenti.

Una filosofia che trova già esempi illustri. WeChat, la app del colosso Tencent, è il perfetto esempio di questa volontà, modello estremo di integrazioni di servizi in un’unica piattaforma. Condivisioni di status ed immagini, aggiunta di effetti alle foto, possibilità di trovare tramite geolocalizzazione persone intorno a noi, sono solo alcune delle funzioni che vanno ad aggiungersi alla classica messaggistica istantanea.

Ma questo è nulla. La versione disponibile in Cina è ancora più integrata, permettendo addirittura l’acquisto di beni o servizi direttamente sulla app. Su WeChat si può comprare di tutto: voli, prodotti, soggiorni in hotel, ma è la possibilità di utilizzarla nella vita di tutti i giorni a renderla davvero unica. Prenotazioni di taxi, acquisto di biglietti dei mezzi pubblici, pagamento ai distributori automatici, “piccole” cose che hanno però lo straordinario merito di unire online e offline, portando l’app ad integrarsi perfettamente alle esigenze di vita dell’utente/cittadino.

Funzioni che a noi occidentali paiono sorprendenti e che rappresentano un punto di riferimento per le applicazioni di “casa” nostra, consapevoli certo della situazione ben diversa presente nel paese asiatico e difficilmente riproponibile qui. Molto probabilmente non arriveremo mai a vedere uno strumento completo come WeChat, ma è indubbio che il futuro ci proporrà strumenti sempre più “completi”.

Virale? Quando il successo dura il tempo di un'influenza

La ricerca del “virale” a tutti costi è un qualcosa di troppo spesso sopravvalutato, quasi fosse il Sacro Graal dell’epoca digitale in grado di regalare immortalità e splendore eterno. Purtroppo, in realtà, questo è molto più simile ad una semplice influenza, dove quello della febbre che ti farà più alto non è altro che un mito raccontato ai bambini e è inutile che tu poi vada a misurarti.

Ogni minuto vengono caricate in Youtube 48 ore di filmati: come fare, quindi, per emergere in questo oceano di contenuti e far sì che il vostro video venga visualizzato da quante più persone possibile? Ovviamente non sempre bastano buoni contenuti e, anzi, andando a vedere alcuni esempi di successo alle volte ci viene il dubbio che ne abbiamo perfino qualcuno, ma ci fanno ridere, ci commuovono, ci indignano e per questo meritano di primeggiare nell’olimpo del web, per due settimane.

Spot di Go Daddy andato in onda durante il Super Bowl 2013 con Bar Rafaeli

Un video virale è definito come tale quando è caratterizzato da un elevato numero di visualizzazioni raggiunte in un breve lasso di tempo, con un ciclo di vita che solitamente si esaurisce in un paio settimane. Riuscire a rendere virale un video equivale quasi a vincere la versione internet della lotteria di capodanno, successo rapido e immediato senza il bisogno di dedicarci mesi o addirittura anni di lavoro.

Sarebbe fantastico scoprire la formula magica in grado di far raggiungere ai nostri filmati digitali milioni di visualizzazioni nel giro di pochi giorni (e purtroppo non sempre bastano teneri gattini o succinte fanciulle!), ma ancora di più lo sarebbe scoprire come mantenerle costanti nel tempo.

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Il punto è proprio questo: l’attenzione del pubblico digitale passa con la stessa velocità con cui arriva, come fare quindi per mantenere alto l’interesse nel tempo? È sufficiente analizzare i dati dei canali Youtube di grandi brand come  Budwiser, Samsung, Dove e molti altri, per rendersi conto che un video virale non può essere alla base della vostra strategia: il numero di utenti attivi prima del lancio di un video virale e qualche settimana dopo rimangono, infatti, pressoché invariati.

Essere virali: che benefici porta?

Ne è un esempio la campagna “Puppy Love” lanciata in occasione del Super Bowl e che ha raggiunto i 50-60 milioni di visualizzazioni al giorno, dieci volte più del normale traffico sul canale, con un aumento di 500.000 iscrizioni nei 30 giorni successivi per poi, però, tornare ai numeri di sempre.

I benefici di questo tipo di campagne sono temporanei, per questa ragione rincorrere a tutti i costi la viralità alle volte può essere una perdita di tempo. Ciò su cui bisognerebbe puntare, invece, è la capacità di creare empatia con chi guarderà il video, dar vita a delle storie, stabilire una continuità alla campagna: un po’ come la differenza che c’è tra l’avventura di una notte e una lunga storia d’amore.

Nyan Cat, animazione 2D diventata un vero e proprio successo virale

Le persone oggi consumano moltissimi contenuti digitali, in qualsiasi momento o luogo e è proprio questa domanda costante e crescente a stimolarne la produzione sempre nuova da parte di professionisti e non.

Anche il modo in cui questi vengono usufruiti è cambiato, sempre più lo smatphone o il tablet si sostituiscono al computer per rispondere a questo bisogno irrefrenabile di essere sempre e costantemente intrattenuti, sia che siamo da soli che in compagnia, impegnati o annoiati.

Parodia del video clip di Miley Cyrus Wrecking Ball su Chatroulette

Jan Razab, CEO e co-fondatore del gruppo Socialbackers, consiglia di smettere di focalizzarsi sul rendere virale un contenuto ma, piuttosto, condivisibile e scalabile così che non si esaurisca su se stesso in un unico episodio isolato.

Rather than making “viral” the primary goal, content creators should first put their heads together to make sure all their content is shareable. Today’s consumer doesn’t get won over by a single video, so today’s marketing strategy must offer a constant stream of content.”

Esempi tutti italiani di video virali che hanno conquistato il web ce ne sono diversi, all’incirca un anno fa, ad esempio, i nostri social erano tutti letteralmente intasati dall’hashtag #coglioneNo, ve lo ricordate? Tanti, troppi creativi si sono rivisti in quel “te lo dico chiaramente, per questo progetto non c’è budget” e il messaggio lanciato dal Collettivo Zero si è diffuso a macchia d’olio. Un’ottima operazione di denuncia che continua ancora oggi sui social.

Grandi artisti del virale in Italia sono senza dubbio the JackaL, ogni cosa che toccano si spende e spande per mari e monti; perfino un commento sui capelli di Emma durante la sua esibizione a Sanremo ha raggiunto più di 20.000 like, 460 commenti e 630 condivisioni. I loro video sono brillanti, spiritosi e ci raccontano in chiave ironica situazioni più o meno esasperate che prima o poi tutti abbiamo vissuto. Per questo ci piacciono tanto, per questo non ci stancano mai, ci mostrano il bello della nostra stessa vita.

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Fate in modo che la vostra campagna duri più di un raffreddore: create un filone di contenuti, intrattenete, non puntate tutto solo su un unico colpo, in fondo “one shot one kill”, potete poi davvero aspettarvi di più?

I DM di gruppo su Twitter: come funzionano e quando usarli

Come vi avevamo accennato sono arrivati. I messaggi diretti di gruppo su Twitter sono ufficialmente disponibili per tutti gli utenti; abbiamo ricevuto una notifica che ci invitava a provare la funzione e le app sono state aggiornate. I DM di gruppo permettono di inviare messaggi diretti a più persone, dando vita ad una chat room in cui il limite dei messaggi è di 140 caratteri.

Oggi vogliamo analizzare insieme a voi come funzionano e a cosa può servire specificamente questa funzione. Scopriamo insieme come può arricchire la nostra esperienza su Twitter.

Come inviare un messaggio privato a un gruppo

Potete aprire una sessione di DM di gruppo andando nella Tab dei Messaggi e cliccando “Nuovo Messaggio”; adesso potete immettere più di un destinatario al messaggio. Potete anche avviarne una sessione a partire da un tweet che trovate sulla vostra bacheca. Vi basta cliccare sull’icona delle opzioni del tweet e selezionare “Condividi via Messaggio Diretto”.

Nei messaggi diretti di gruppo potete condividere foto, testo, link, emoji e tweet.

Ogni membro del gruppo può aggiungere altre persone, anche se non tutti nella chat seguono l’ultimo aggiunto; il limite massimo è di 20 utenti per sessione. E si può dare un nome al gruppo, proprio come su Whatsapp e Facebook.

Condividere e commentare tweet

Uno degli utilizzi più semplici dei messaggi diretti di gruppo è la condivisione di contenuti trovati su Twitter. Immaginate la redazione di un giornale o un blog; attraverso questa funzione tutti i membri possono commentare una notizia appena uscita e organizzarsi per decidere chi può scriverne. Il tutto correlato da aggiornamenti in tempo reale e contribuzioni dei colleghi.

Allo stesso modo, tutti coloro che hanno un interesse in comune possono commentare le novità e chiacchierarne molto più agilmente che su un forum.

In entrambi i casi, non appena un membro del gruppo scopre una notizia rilevante, può inviarla istantaneamente agli altri senza dover aspettare che ognuno la legga in uno dei suoi tweet.

Migliori comunicazioni interne

Tutti quelli che fanno parte di una rete troveranno la nuova funzione particolarmente utile. Grazie all’immediatezza di questo mezzo, infatti, è facile e veloce dare istruzioni a più account in contemporanea. Prendete a esempio le aziende che offrono assistenza via Twitter, spesso si tratta di reti di profili secondari legati allo stesso brand, quindi ad un account principale. Grazie ai DM di gruppo sarà facile per i responsabili organizzare e dare tutte le indicazioni necessarie a coloro che gestiscono gli account secondari.

Utilizzi imprevisti

Molte persone stanno usando la nuova funzione in altre maniere, per le quali non è stata specificamente pensata. Per esempio, per via della possibilità di aggiungere alle chat persone non seguite dagli altri, sta nascendo la tendenza di coinvolgere le celebrità in queste conversazioni senza il loro consenso. Alcuni fan che hanno la fortuna di essere seguiti dai loro beniamini, hanno aperto queste conversazioni e hanno iniziato ad aggiungere altri amici, dando origine a situazioni spiacevoli. Molto probabilmente gli sviluppatori non avevano pensato che questa caratteristica dei DM di gruppo avrebbe scatenato questa tendenza, ma siamo sicuri che la correggeranno a breve.

Ecco il video pubblicato da Twitter per presentare la nuova funzione:

E voi, che ne pensate della possibilità di poter mandare messaggi diretti ad un gruppo di utenti? Questa funzione costituirà un valore aggiunto di Twitter o gli altri canali già esistenti ne limiteranno la diffusione?

Tasteet, la startup con l’acquolina in bocca

Tasteet, la startup con l'acquolina in bocca

Cotoletta alla milanese. No, risotto al radicchio. Ancora meglio, linguine allo scoglio. Quante volte ti è venuto un desiderio improvviso per il pranzo o per la cena, un istinto al quale non avresti rinunciato per niente al mondo, una voglia gastronomica da farti venire l’acquolina in bocca? Hai scelto il ristorante, ti sei seduto e hai guardato il menu, alla ricerca proprio di quel piatto nell’elenco. Niente, quella è l’unica portata che non puoi ordinare perché non è nel listino. Finiti i tempi in cui rassegnarsi a cambiare programma per la cena, Tasteet è il servizio web che ti permette di scegliere il ristorante in base a ciò che desideri mangiare.

Come funziona Tasteet

Per trovare il ristorante giusto per gustare la pietanza che sogni da giorni, ti basterà inserire il nome del piatto e la città in cui ti trovi. Tasteet proporrà una lista dei ristoranti che offrono la portata cercata, ordinando i risultati per distanza e per prezzo. Una volta trovato il piatto desiderato, è possibile scoprirne tutti i dettagli e ottenere le indicazioni per raggiungere il ristorante. “L’obiettivo è quello di rendere smart il classico menù cartaceo, trasformando i piatti nella chiave di ricerca per trovare il ristorante”.

I ristoranti promuovono i loro piatti

Nella grande varietà di servizi per il food online, con importanti e recenti acquisizioni per startup come Mytable, Restopolis e Cibando, Tasteet è un utile strumento anche per i ristoratori, che cambia il focus della ricerca, dato che il percorso parte dal piatto per arrivare al ristorante, e non viceversa come avviene in altri servizi e app.

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Registrandosi sul sito si ha accesso ad una dashboard per creare un profilo personale e gestire il proprio menù digitale, inserendo informazioni dettagliate su ogni piatto (prezzo, ingredienti, foto, allergeni). In questo modo, si offre al cliente un ingrediente davvero indispensabile: la trasparenza. E le foto certamente contribuiscono a stimolare l’appetito.

Tasteet si basa su un modello Freemium, il ristoratore cioè può registrarsi gratuitamente al sito, creare il profilo e gestire i propri menu in formato digitale. Per poter usufruire delle funzionalità aggiuntive, come il caricamento di un menu fotografico e la possibilità di integrare il menu sulla pagina facebook del ristorante, sarà necessario sottoscrivere, invece, un abbonamento premium.

I progetti dei fondatori: una rete nazionale

Attualmente Tasteet raccoglie più di 140 mila piatti, con oltre 1800 ristoranti aderenti, per il momento in tre città: Milano, Roma e Bologna. Ma l’idea è quella di coprire tutta l’offerta enogastronomica italiana.

Tasteet nasce da un’idea di Alessandro Coltro, CEO e Co-Founder, e Lorenzo Cesana, CTO e Co-Founder. Entrambi ingegneri informatici con la passione per l’innovazione e per il food, già organizzatori di appuntamenti come Pitch&Drink, sono stati supportati dall’incubatore Digital Magics, che a dicembre 2013 ha deciso di finanziare il progetto.

“Più avanti – hanno spiegato i founder – ci sarà spazio anche per un’app e per un servizio di rating, che permetterà di valutare la qualità del cibo”, cercando di superare le criticità di servizi come Tripadvisor, che ha spesso creato polemiche proprio intorno al sistema di valutazione da parte degli utenti.

Smart and Start, il nuovo bando per le startup innovative

Startupper italiani scaldate i motori. Anche quest’anno Invitalia ha pubblicato i moduli per la presentazione delle domande per il bando Smart&Start a sostegno della nascita e dello sviluppo di startup innovative.

Smart&Start Italia è un incentivo del Ministero dello Sviluppo Economico che, con il DM 24 settembre 2014, sostiene la nascita e la crescita delle startup innovative ad alto contenuto tecnologico al fine di stimolare una nuova cultura imprenditoriale legata all’economia digitale. Questa iniziativa nasce nel 2014 con il precipuo intento di valorizzare i risultati della ricerca scientifica e tecnologica, incoraggiando in particolare il rientro dei «cervelli» dall’estero. Se inizialmente l’agevolazione per le start-up innovative era destinata alle sole regioni del Mezzogiorno, per un totale di 77 milioni di investimenti attivati, la nuova edizione prevede l’estensione delle agevolazioni a tutto il territorio nazionale.

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“Il governo Renzi continua sulla strada della ripresa e del rilancio delle imprese, rispettando gli impegni presi e fornendo alle aziende quegli strumenti necessari per ritornare ad essere competitive e forti. Infatti, partirà il prossimo 16 febbraio lo sportello Smart&Start Italia. In tutto 200 milioni di euro alle imprese sotto forma di mutui a tasso zero e per il Mezzogiorno anche incentivi a fondo perduto”, così dichiara al programma radiofonico “Radio Città Futura” il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Simona Vicari.

Smart and Start: save the date

Lunedì 16 febbraio alle ore 12.00 si dà l’avvio ufficiale al bando Smart&Start. Sul sito infatti è già disponibile la modulistica, oltre a una guida per la presentazione della richiesta di finanziamento. Smart&Start non prevede graduatorie, pertanto le richieste verranno esaminate in base all’ordine cronologico di presentazione fino ad esaurimento delle risorse messe a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico.

L’importo massimo finanziabile sarà fino a 1,5 milioni di euro. Si tratterà di un finanziamento a tasso zero, che potrà arrivare fino al 70 per cento dell’investimento totale. Invece se la start-up è costituita esclusivamente da donne o da giovani sotto i 35 anni, oppure se al suo interno c’è almeno un dottore di ricerca italiano che sta lavorando all’estero, la percentuale massima di finanziamento potrà salire all’80 per cento. Infine, soltanto per le start-up con sede nel Mezzogiorno e nel Cratere sismico dell’Aquila, è prevista una quota, il 20 per cento, di contributo a fondo perduto”, ha concluso il sottosegretario Vicari.

A chi è rivolto il bando

Il bando è rivolto a quelle imprese costituite da non più di 48 mesi e iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese.

Esso ha l’obiettivo di sostenere piani di impresa per realizzare i programmi di investimento con il successivo sostenimento di costi di esercizio di importo compreso fra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro. I soldi saranno destinati a quelle imprese che si caratterizzeranno per l’alto contenuto tecnologico e innovativo, alle start- up che saranno in grado di sviluppare prodotti, servizi e soluzioni nel campo dell’economia digitale.

L’agevolazione si sostanzia in due forme di finanziamento: la prima riguarda un finanziamento a tasso zero fino ad un massimo del 70% del costo del progetto se la start up è costituita interamente da giovani o da donne, o se tra i soci è presente un ricercatore che rientra dall’estero. La seconda riguarda i servizi di tutoraggio tecnico-gestionale limitatamente alle imprese costituite da meno di 12 mesi dalla data di presentazione della domanda.

Le critiche alle modalità di erogazione

Sulla modalità di erogazione dei soldi, rispetto al bando Smart & Start, ha qualcosa da ridire il fondatore di Start- Up Business Emil Abirascid.

Emil Abirascid definisce Smart&Start uno scenario poco costruttivo e ribadisce la necessità di un cambio di rotta per questo tipo di iniziative.

“Questo sistema di sostenere le imprese prestando loro dei soldi sottoforma di mutuo, temo a medio termine se non addirittura nel breve, possa essere un problema, perché le imprese che parteciperanno avranno questo debito sul groppone che le limiterà nel trovare nuovi investitori”. Afferma inoltre che la miglior forma di investimento sia rinvenibile in iniziative come il Fondo High Tech per il Mezzogiorno, che ha rappresentato la prima esperienza di partnership pubblico–privato nell’ambito di un intervento di portata nazionale a sostegno del venture capital. Mediante questo fondo lo Stato mette a disposizione del capitale per le imprese, con la conseguenza di ottenere molteplici vantaggi: gli investimenti sono fatti in equity, si determina un coinvolgimento degli investitori professionali ed i soldi erogati generano ritorni che a loro volta possono essere reinvestiti.

Al di là di queste considerazioni Smart&Start aprirà le porte il 16 febbraio con la consapevolezza che il talento non si insegna ma si fa notare.

Buon San Valentino 2015 dai brand

Innamorati di tutto il mondo, questa speciale lista della passione è per voi: i migliori visual di San Valentino by Ninja Marketing! Go!

Fiat 500 – Viva l’amore abbasso i sedili

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CES: Tech-Themed Valentines

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Leo Burnett: Hugs and Disses


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Cosa faccio oggi con i miei vasetti? Cuoricini perfetti! L’amore non ha età, by Play-Doh.

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Ecco perché il futuro del Content Marketing è radioso

Abbiamo parlato spesso di Content Marketing, quindi dovremmo sapere quali i benefici può apportare alla nostra azienda.

Troppo spesso vediamo contenuti mediocri, che anziché generare valore, distruggono tutto il lavoro di marketing e non rappresentano, per nulla, il nostro business. Ed è proprio per questo che è sempre più importante definire una strategia di Content chiara, precisa e di qualità.

Secondo un articolo di Forbes, il settore del Content Marketing nel 2013 valeva non meno di 44 miliardi di dollari. Una somma da capogiro anche per il nostro amico Zio Paperone.

Ma arriviamo al dunque; alcuni vedono il Content marketing come una pubblicità tattica elaborata, mentre altri lo interpretano come un modo per raccontare la storia di una società in un modo unico. Indipendentemente dalla vostra opinione sull’argomento, ecco 6 motivi che ci spingono a credere che i contenuti di qualità la faranno da padrone nei prossimi anni.

#1 La verità si nasconde sempre dietro ai numeri

Avere dei contenuti con un certo ‘sex-appeal’ non è facile, ma una scrittura originale, appetibile e pertinente può aiutare. Naturalmente, la chiave del successo è sempre la coerenza. Quindi non ve ne dimenticate! Secondo un articolo pubblicato dal Search Engine Journal, contenuti chiari e coerenti facilitano la conversazione tra l’azienda ed il pubblico.

#2 Avere una solida strategia di Content è come avere un bel conto in banca

Molti pensano che la strategia di contenuti sia solo un processo faticoso, che in realtà non offre grandi benefici, i numeri però dimostrano il contrario. Il fatto che il 90% dei marchi B2C adotti contenuti di marketing per informare ed educare i consumatori evidenzia un punto molto importante.

#3 Gli esperti ampliano i propri orizzonti

LEGGI ANCHE: La tua strategia di Content Marketing è efficace?

Il Content Marketing Institute dichiara che gli esperti di contenuti utilizzano strategie separate in relazione al consumatore di riferimento. Le nuove tendenze delineano che il settore si è evoluto molto nel tempo, ampliando la sua influenza ed i suoi benefici. Un altro aspetto importante è che il 70% dei marketers B2B impiegati da aziende di tutte le dimensioni stanno creando più contenuti rispetto ad un anno fa.

Il maggiore entusiasmo e la determinazione manifestata dagli esperti dimostrano che il contenuto è un re potente che non sarà mai detronizzato e suggerisce anche un pò di pensiero strategico: ‘Approfondendo la ricerca si può intraprendere un lungo cammino’

#4 I più grandi brand investono in Content Marketing

Evitate però di essere la brutta copia dei grandi; la chiave è prendere in prestito, reinterpretare in maniera intelligente. Brand noti ci dimostrano quanto sia cruciale il contenuto per interagire con il proprio pubblico.

L’esempio per eccellenza è Coca-Cola che ha già esplorato l’enorme potere dei contenuti di valore. La sua idea di contenuto? Pertinente originale ed in grado di mantenere un forte legame con i clienti. È la connettività che ha cambiato le regole del gioco.

Secondo Marketing Week la multinazionale, americana, ha deciso di abbandonare il marketing tradizionale per concentrarsi soprattutto su un nuovo, collaborativo ed estremamente ingegnoso approccio alla creazione di contenuti.
Ma non sono da meno Colgate, Red Bull, GoPro.

#5 Tutte le aziende possono permettersi contenuti di qualità

È vero, la concorrenza, spesso, può essere intimidatoria ma il Content Marketing non è la bacchetta magica solo per i ‘ricchi, belli e famosi’.
Al contrario, qualsiasi attività può trarne beneficio.

#6 Il buon contenuto non va mai in vacanza!

Se c’è qualità il valore si genererà continuamente ed autonomamente. Non è necessario veicolare continuamente messaggi per creare il legame. Il legame si crea solo quando si comunica ‘davvero’ qualcosa di concreto ed in linea con l’immagine aziendale ed il target.

Un articolo pubblicato da Forbes definisce la commercializzazione di contenuti come ‘la nuova conversazione.’

Usato con saggezza, questo tipo di scrittura è in grado di aprire le porte a innumerevoli opportunità per incrementare le entrate. Il semplice fatto che le società di buon senso fanno milioni semplicemente definendo strategie intelligenti, basate sul content, dimostra che il futuro dei contenuti di marketing è brillante come il sole di una giornata di agosto.

Best Program: 6 mesi in Silicon Valley per cambiare l'Italia

Con lo slogan “Change your life. Change Italy” il Best program mira a stimolare la concorrenza economica e la cultura imprenditoriale high-tech in Italia, trasferendo le migliori pratiche culturali e di business statunitensi tramite un programma di scambio innovativo con la Silicon Valley. Lanciato nel 2007, è oggi un programma pronto per essere lanciato su scala nazionale per contribuire al cambiamento dell’Italia.

Il Best program (Business Exchange and Student Training) è promosso da Invitalia, agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, e dal BEST Steering Committee, entità composta da soggetti che condividendo le finalità istituzionali degli scambi culturali fra l’Italia e gli Stati Uniti, che intendono favorire la crescita dell’imprenditorialità italiana e dell’innovazione tecnologica mediante partnership con aziende e università americane.

LEGGI ANCHE: Wind Startup Award, i vincitori volano in Silicon Valley

Il programma BEST prevede l’assegnazione di minimo 4 borse di studio per la partecipazione ad un programma della durata complessiva di sei mesi, creato ad hoc per promuovere l’imprenditorialità giovanile in Italia.
I borsisti durante i primi tre mesi potranno frequentare corsi intensivi in “Entrepreneurship e Management” (Imprenditorialità e Management applicati al settore scientifico e tecnologico) presso la Santa Clara University in California, e nei tre mesi successivi effettueranno un internship presso una delle società americane operanti nella Silicon Valley.

A chi è rivolto

Il bando è rivolto a tutti i cittadini italiani in possesso di Laurea triennale, Laurea Magistrale, Dottorato di ricerca oppure studenti di Dottorato di Ricerca.

Viene data priorità ai candidati in possesso di titoli in discipline scientifiche e tecnologiche quali: Biotecnologie, Nanotecnologie, Scienze biomediche, Tecnologia delle comunicazioni, Ingegneria aereospaziale e dei nuovi materiali, Design industriale, Tecnologie per la protezione ambientale e la produzione energetica, Art and Fashion, Entertainment.

Il video dal titolo “Change your life. Change Italy”, realizzato dall’agenzia Jay Walter Thompson punta a sottolineare come grazie al programma Best, i sogni degli italiani possano effettivamente avverarsi.

Il processo di selezione

Il processo di selezione prevede due fasi distinte: un primo esame dei titoli e dei progetti imprenditoriali dei candidati da parte del Comitato di Selezione – tra i quali anche un rappresentante dell’università di Santa Clara – e la formulazione dell’elenco dei candidati da convocare all’intervista; per tale fase di selezione il Comitato ha a disposizione un punteggio massimo pari a 50 punti e formula una graduatoria in relazione ai punteggi assegnati ai candidati; accede alla seconda fase chi ottiene un punteggio minimo pari a 30 punti.

Nella seconda fase sarà prevista un’intervista ai candidati preselezionati e l’elaborazione di una graduatoria finale; per tale fase di selezione il Comitato ha a disposizione un punteggio massimo pari a 50 punti e formula una graduatoria finale in relazione ai punteggi assegnati ai candidati; è finanziabile la domanda di chi ottiene un punteggio superiore o uguale a 30 punti.

Le startup create grazie al Best program

Grazie al Best program sono state create ben trentasette startup in Italia, grazie alla partecipazione di sessantré giovani (di cui dodici sono arrivati alla Silicon Valley nel settembre 2014).

Sono circa trenta i milioni investiti per le startup già create, le quali hanno fatturato una somma che si aggira sui dieci milioni di euro. Altra nota positiva di questo flusso di investimenti sono stati i posti di lavoro creati nelle startup, con 320 nuovi assunti.

L’immagine seguente illustra la distribuzione dei sessantré vincitori nelle sedici regioni italiane:

I dati sembrerebbero fornire delle buone possibilità; noi italiani ne abbiamo un gran bisogno soprattutto per tutti i giovani cervelli e le relative startup che sempre più spesso sentono nella cittadinanza italiana una minaccia, frenati dalla mancanza di fiducia e di investitori.

Per maggiori informazioni visitate il sito del bando Best program per inviare la propria candidatura.

Facebook adv: sai scrivere annunci che davvero funzionano?

Pubblicità su Facebook: sai scrivere annunci che davvero funzionano?

Vi hanno venduto le Facebook adv come la svolta per il vostro business. Magari l’avete anche provate, impostando un piccolo budget tanto per vedere cosa poteva accadere. I risultati sono stati i peggiori mai visti nella storia di Facebook Ads, e mogi mogi avete chiuso la schermata blu maledicendo tutta Palo Alto.

E se non fosse stata colpa di Facebook, ma della campagna? Secondo il social network, infatti, la pubblicità online raggiunge circa il 38% del suo pubblico, mentre la media di Facebook sale all’89%. Forse allora avete solo bisogno di qualche trucco per scrivere delle adv davvero performanti e non far scorrere gli utenti oltre l’annuncio.

Le tue Facebook adv devono essere dirette

Bombardati da ogni dove dalle pubblicità e dai post aziendali su Facebook, gli utenti non sono alla ricerca dell’ennesima intelligente strategia di marketing. Vogliono un messaggio sintetico, chiaro, conciso, diretto. Vogliono un messaggio che possono capire e, se vogliono, con cui interagire per dire la propria.

Risolvi problemi

Il tuo prodotto – o servizio – può risolvere i problemi ai tuoi utenti? Se sì, specifica come! Le persone vogliono sempre risolvere i loro problemi, e tu potresti essere la loro chiave di volta!

Mixa i tuoi annunci

Se sei all’inizio, potresti non aver ancora individuato quale modalità di annuncio è più giusta per il tuo mercato. Alterna e mescola le varie tipologie per scoprire come collegarti al meglio con il tuo pubblico!

Invito all’azione

La famosa e amata call to action. Racconta all’utente cosa fare, diglielo in modo chiaro e invitalo all’azione. Se i tuoi utenti riconosceranno il marchio pubblicizzato, accoglieranno meglio l’annuncio: questo è quindi ottimo per i post sponsorizzati indirizzati ai tuoi fan o a persone che potrebbero già conoscerti (ma non ti seguono ancora sui social network).

Fai domande

Quando fai una domanda per la quale il tuo brand potrebbe essere la giusta risposta, hai già vinto. Inoltre, facendo domande a un mercato ampio, escludi già chi risponderebbe “no” al problema posto, filtrando di per sé solo gli utenti interessati (e facendoti risparmiare budget scoraggiandoli a cliccare sull’annuncio).

Sconti e promozioni

Banale, lo sappiamo. Ma funziona sempre. Le offerte incoraggiano le persone a cliccare “Mi piace” sulla tua pagina. Sii chiaro sui benefit che offrirai e mantieni sempre le promesse, soprattutto sui social media! O vuoi che la tua campagna si trasformi in un boomerang? 😉

Voi avete già sperimentato qualche Facebook adv? Avete ulteriori suggerimenti da dare ai neofiti? Scriveteli nei commenti!

5 startup che hanno capito come fare content marketing

In un mercato talmente ampio come quello online, la strategia più fruttifera è spesso quella di farsi trovare, di mettersi in mostra in modo talmente convincente da trasformare il visitatore in cliente. Attenzione però, non stiamo parlando di offerte speciali, acquisti di impulso e altre strategie mordi e fuggi. L’inbound marketing è un investimento nel tempo, che richiede soprattutto pazienza. Quello di cui parliamo è un piano comunicativo a medio-lungo termine, che non punta direttamente a monetizzare e convertire, bensì a creare un legame affettivo tra azienda e persone.

Inbound e content marketing

Non storcete il naso, amministratori delegati del terzo millennio; staccatevi per un attimo dai numeri e concentratevi su quello che costituisce il Web: link e relazioni. Qui è racchiuso il segreto della crescita esponenziale di Internet e dell’esplosione dei Social Network. Le persone non chiacchierano di cifre, ma di emozioni e sensazioni, autogenerando discorsi, storie, contenuti. Proprio su quest’ultimi si basa l’Inbound Marketing, perché senza di essi non possono esistere la search engine optimization (SEO), il social media marketing (SMM), il conversion rate optimization (CRO) e tanti altri strumenti di marketing (e relativi acronimi). Il Content Marketing serve dunque a creare una comunità che parli (anche) di voi, vi segua e sia interessata a quello che raccontate. Interagire con i potenziali clienti, e non solo con quelli già acquisiti, permette alle aziende di entrare nella sfera sociale delle persone, ricordando loro che esistete e che quando avranno un certo bisogno, voi avrete un certo prodotto che lo soddisferà. Interessare! Meravigliare! Informare! Divertire! Condividere! Cercate di fare tutto questo, rimanendo sempre credibili e coerenti, di essere rilevanti e degni di fiducia. Facile a dirsi, difficile a scriversi? Vediamo allora che risultati hanno ottenuto queste cinque aziende e le loro killer content marketing strategy.

Buffer

Buffer è un ottimo blog su marketing e social media, che attualmente sta riscuotendo un buon successo: parliamo di quasi 900 mila accessi al giorno, per lo più diretti o dai motori di ricerca. Quello che colpisce è soprattutto la loro capacità di unire una comunicazione simpatica, diretta, a dati reali e ricerche interessanti. Un ottimo esempio è il loro post su come scrivere, appunto, un post: 4 passi per farsi venire un’idea e scrivere un blog post memorabile. Dateci un’occhiata e notate la sapiente alternanza di umorismo, numeri, immagini e pubblicità. L’articolo è lungo, ma il mix di elementi lo rende una lettura piacevole, riuscendo ad integrare la comunicazione del prodotto, finalizzandola alla soluzione di un bisogno reale Infine, questo blog dispone anche di una bella newsletter. Da notare che, nonostante sia decisamente ben fatta, non costituisce una delle prime fonti di traffico del sito; ciononostante, se iniziate a comprendere i principi del Content Marketing, questo dato non significa che essa abbia un notevole impattosull’ammontare totale dei contatti.

Groove

Groove vende software di supporto, rivolgendosi principalmente alle startup e alle PMI. Conta 2.4 milioni di accessi giornalieri, dei quali più della metà sono diretti, un tasso di rimbalzo inferiore al 50% e un tempo di permanenza superiore ai 9 minuti!     La sua strategia di blogging è inusuale, ma assolutamente pertinente: invece di scrivere articoli sui loro prodotti o sulle novità del settore, ha scelto di redigere un diario sulla sua evoluzione come startup, descrivendo l’avventura imprenditoriale dei fondatori. Questa idea racchiude perfettamente il senso del content marketing: scrivere una storia che piaccia agli interlocutori, che generi empatia e trasmetta contenuti utili. Quali siano gli evidenti benefici ce lo spiega Groove stesso, attraverso questo articolo sul ROI del blogging. Ancora una volta le cifre sono una base per costruire qualcosa che aumenti esponenzialmente il loro valore. In questo caso, l’indiscutibile plus è dato dalla totale apertura del blogger, che descrive ragionamenti pratici e sensazioni reali, offrendo soluzioni testate sulla sua stessa pelle. Accedendo al blog di Groove e seguendone la narrazione, nel lettore si sedimenta il desiderio di entrare in quel mondo, contribuendo al suo successo e beneficiandone in prima persona.

Appsumo

Appsumo è un B2B che rientra nella categoria dei “daily deal“, siti che propongono offerte per un tempo limitato: sin dalla nascita vende app e beni digitali, proponendo poi anche corsi di apprendimento su temi digitali ed aziendali. Registra 2,8 milioni di visite al giorno, di cui metà frutto di ricerche dirette, e un tasso di rimbalzo intorno al 50%. Il suo punto di forza? La newsletter. Il tono informale e l’umorismo riescono a presentare i prodotti in modo gradevole, rendendo le e-mail quanto di più lontano dallo spam possa esistere. Anche in questo caso, il lato pratico non è trascurato, poiché le menti dietro a Sumo spiegano come hanno usato il prodotto e come li ha aiutati. Tutto questo senza dimenticare l’offerta da cui nasce il contatto!   5 content marketing epic win! A differenza del precedente esempio, la narrazione è incentrata sui prodotti, non sull’azienda: essi vengono testati ed utilizzati in prima persona dall’azienda, che può così raccontare la propria esperienza, ponendosi sullo stesso piano dei compratori. Dulcis in fundo, date un’occhiata all’homepage, e approfittate dei tool specifici e gratuitiraccolti in SumoMe.

Helpscout

Helpscout vende servizi per le aziende che vogliono farsi amare dalle persone o, più prosaicamente, soluzioni di customer service. Registrano 6.1 milioni di accessi al giorno, equamente distribuiti tra diretti e attraverso i motori di ricerca; la media di pagine visitate per utente è 14! Il loro blog è un trionfo di minimalismo e organizzazione: la combinazione di informazioni e design rende gli articoli massimamente fruibili, fornendo un impatto decisamente personalizzato all’esperienza. In un mondo dove molti content maker seguono i trend visual più condivisi, Helpscout riesce a distinguersi puntando su formattazione, impaginazione del testo, e uno sfondo pulito, senza usare Photoshop o i filtri immagine.    Un tocco in più? I loro ottimi ebook gratuiti

Uberflip

In chiusura, vediamo come crea e organizza contenuti chi lo fa per lavoro. Uberflip fornisce “gli strumenti e le conoscenze necessari per creare un fulcro (hub) per i killer content,  che converta le visite in iscrizioni (lead) e le iscrizioni in clienti“. Navigare tra le pagine di Uberflip significa testare sin da subito il loro prodotto. L’azienda trae il massimo vantaggio dalla prima impressione: questo è uno dei casi in cui l’apparenza conta, perché è proprio questo che il sito offre. A tutto ciò viene coerentemente affiancato un uso integrato dei social media, basato principalmente sul contenuto visivo: post puntuali su Facebook, ottimo uso delle immagini su Twitter e incredibili slideshare. Un ottimo esempio lo trovate cliccando questo tweet e seguendo il link fino alla presentazione. La loro specialità? Mixare contenuti relativi al marketing con eventi aggiornati e cultura pop.