The Jackal, i videomaker più social del Tubo italiano [INTERVISTA]

Farsi conoscere su YouTube: forse un gioco da ragazzi, ma anche un lavoro serio. La parola a The Jackal.

Li chiamano “stelle di Youtube”, ma è una definizione che a nostro parere sta stretta a molti di quei personaggi che si sono fatti conoscere tramite la rete e, in particolare, tramite i loro video. E’ certamente così per The Jackal, gruppo di giovani videomaker che si è distinto fin dall’inizio per la qualità dei contenuti e lo spiccato senso ironico con il quale dipinge la realtà che lo circonda.

Francesco Ebbasta, Simone Ruzzo e Alfredo Felaco sono sì “nati sul web”, ma ben presto sono approdati alla produzione di video musicali e si occupano ora a tempo pieno di viral marketing e marketing non convenzionale. Insomma, virali sì, ma di certo non improvvisati! Anzi, questi ragazzi hanno dimostrato, in particolare con il loro ultimo esperimento online, di aver compreso la più profonda natura della rete, e di saperci giocare per creare un prodotto intrigante e divertente.

A distanza di diversi mesi dall’ultima intervista che ci hanno rilasciato, siamo tornati a trovarli. La parola agli “sciacalli”!

Ciao ragazzi. Vi ricordate dell’intervista che i Ninja vi hanno fatto nel dicembre del 2010? Erano i tempi dei vostri primi successi in rete. Cos’è cambiato da allora?

Era la fine del 2010, noi uscivamo con il nostro corto “The Washer”, ed era molto in voga la parola “virale” su Youtube. Poi, nel 2011 c’è stato “Freaks!” e la nuova parola di moda è diventata “webseries”. Noi abbiamo cavalcato l’onda a modo nostro con “Lost in Google”, una serie ambientata all’interno di Internet: Simone cerca la parola Google su Google e viene risucchiato nel web.

Ad aiutarlo ad uscire, i commenti degli utenti, che ci aiutano a sceneggiare gli episodi. Ah, un’altra parola molto in voga di questi mesi è “Twitter”.

E’ appena uscito l’episodio 3 della vostra serie, un esperimento interessantissimo che, oltre ad essere divertente, incuriosisce per il suo aspetto di “metanarrazione” sul web e la sua natura, virtuale ma anche umana. Da cosa è partita l’idea di produrre questa serie, e come sta andando?

L’idea originaria è nata da una battuta: uno di noi doveva far visita agli uffici di Google a Milano e ci siamo chiesti “ti immagini, magari apri una porta e c’è proprio lui, Google, che ti chiede ‘cosa stai cercando?'”.

In realtà noi siamo sempre stati molto influenzati dai commenti degli utenti di Youtube. Quando esce un nuovo video, le critiche e i consigli degli utenti sono per noi un’emozione continua. A volte, poi, i commenti riescono ad essere più geniali ed originali del video a cui si riferiscono, anche quando sono sarcastici o lo criticano. Anche perché, nella maggior parte dei casi chi commenta non è mai contento al cento per cento. Per cui ci siamo detti: “questa serie la scrivete voi…”

E per ora, fra visite e commenti, gli utenti sono contentissimi…

Siete nati sul web ma, tra i tanti obiettivi raggiunti, avete ottenuto anche l’attenzione di un mondo importante quale quello televisivo, sbarcando su “La7 Innovation”. Penso al vostro sogno di sbarcare un giorno sui grandi schermi cinematografici, per i quali la tv era un passaggio quasi obbligato fino a qualche tempo fa. E allora vi chiedo: che opportunità vi ha dato il web da un punto di vista professionale?

Il web è la nostra casa e crediamo che il nostro pubblico sia molto legato a questo mezzo di comunicazione. Spesso ci capita di essere contattati da aziende che lavorano sul web e scelgono noi perché sappiamo comunicare su questo campo da gioco. Anche se il nostro sogno resta il cinema e la tv, crediamo molto che parlare sul web significhi raccontare storie adatte per questo mezzo di comunicazione: ecco perché “Lost In Google” è una sorta di odissea nel web, mentre altre webseries invece sembrano idee per la televisione adattate al web.

YouTube è stato la vostra culla e luogo virtuale privilegiato per mostrare il vostro lavoro, ma ci sono altre piattaforme che vi piace utilizzare, per promuovervi o per costruire una relazione con chi vi segue?

Come piattaforma di sharing video pensiamo ancora che Youtube sia la migliore, poiché il pubblico è più vasto e ha innumerevoli funzionalità per far rendere al meglio i contenuti video (penso alle annotation o alla capacità di includere sottotitoli nei video). Per il resto, ci sono i Social Network: c’è la nostra pagina Facebook e Twitter, che è un modo davvero divertente e veloce per comunicare con i fan più scatenati. Ci servono per far conoscere meglio i nostri video, per costruire un dialogo col nostro pubblico e anche per creare aspettativa attorno ad una nuova uscita. Dal punto di vista creativo, ci aiutano quando riusciamo a coinvolgere tramite Facebook o Twitter i nostri fan: per una scena di “Lost In Google” ci servivano molte persone e abbiamo chiamato a raccolta i nostri followers. E’ stato molto bello lavorare con loro e conoscerli di persona.

Vi occupate anche di viral marketing: come descrivereste il panorama dei social media in Italia, pensando al loro utilizzo da un punto di vista esclusivamente creativo e promozionale?

Internet e i social media offrono alle aziende infinite possibilità sotto il punto di vista promozionale. Purtroppo, molte di queste aziende pensano che basti un account Facebook o Twitter per promuoversi, ma in realtà le strategie comunicative che funzionano davvero sono più complesse. Anche con il viral video bisogna fare diverse considerazioni strategiche: il pubblico di Youtube mal sopporta gli spot dichiarati, quelli con il logo e i consigli per gli acquisti alla fine. Molto meglio invece uno spot divertente che attiri attenzione attorno al brand o ad una sua caratteristica, o un product placement all’interno di un video che nulla ha a che fare col prodotto.

E’ difficile far capire alle aziende nostrane che devono in qualche caso rinunciare ad inserire il loro logo nel video. Ma anche da noi abbiamo trovato società pronte ad aprirsi ad un modo diverso di farsi conoscere.

Progetti in cantiere?

Per ora, finire in tempi brevi la quarta puntata di Lost in Google. Poi, chissà 😉

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