Con il 2015 arriva WordPress Twenty Fifteen

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Anno nuovo, template nuovo: WordPress ci ha abituati al rilascio annuale di un nuovo tema di default e, con l’arrivo del 2015, non poteva che consegnare – con l’aggiornamento alla sua versione 4.1 – il nuovo tema predefinito, Twenty Fifteen, «concentrato sui blog e disegnato per la massima chiarezza», mette subito in chiaro la schermata di introduzione.
Il Content Management System open source più utilizzato al mondo (gestisce siti come Vogue Italia, The New Yorker o CocaCola Francia, per citarne un paio, e il nostro stesso Ninja Marketing!) ha pensato questo aggiornamento per scrivere senza distrazioni su qualsiasi dispositivo, in tutta sicurezza e con più semplicità di interazione con i social network.

Responsive design anzitutto

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Tra le novità che WordPress offre con Twenty Fifteen, al primo posto un’attenzione ancora maggiore dei precedenti temi al responsive design: un migliorato supporto alle lingue (ad ora WordPress 4.1 è tradotto in 45 lingue) che con l’aiuto della famiglia di font Noto di Google (un sans serif per “armonizzare visivamente i linguaggi del mondo”) renderà la tipografia leggibile e chiara per qualsiasi dimensione di dispositivo. «I contenuti avranno sempre il centro del palco, sia che vengano visualizzati su un telefonino, un tablet, un laptop o su un computer fisso».
Contenuto quindi in primo piano, come per un blogger e per qualsiasi copywriter è giusto che sia, con un aiutino in più pensato per chi produce testi: la scrittura senza distrazioni. «Basta scrivere», suggerisce WordPress: «Delle volte vi serve semplicemente concentrarvi nel tradurre in parole i vostri pensieri. Provate ad attivare la modalità di scrittura senza distrazioni. Quando iniziate a scrivere tutto quello che può distrarre sparisce, permettendovi di concentrarvi solamente sulla scrittura. Gli strumenti di edit riappariranno appena ne avrete la necessità».

Un occhio di riguardo ai social network

Non poteva essere altrimenti: la piattaforma gestisce i contenuti, ma è sui social network che questi vanno incontro al mondo. Rendere immediata l’integrazione è da anni un’esigenza su cui WordPress si tiene al passo coi tempi, e con questa release, alle facilitazioni già stabili per interagire con Facebook e Twitter, aggiunge la possibilità di incorporare video da Vine: semplicemente incollando una URL all’interno di un articolo il sistema la trasformerà automaticamente in un filmato. La stessa operazione vale per Youtube, Instagram o Spotify, per citare i più utilizzati all’interno del lungo elenco di servizi embeddabili.
Logica ispirata ai social anche per il nuovo installatore di plugin, che suggerisce quali estensioni installare in base a raccomandazioni basate sui plugin che altri utenti hanno già installato.

WordPress, un CMS dalla parte dell’utente

Degno di comparire tra le nuove funzionalità di WordPress 4.1 il logout ovunque: se pensate di esservi dimenticati di uscire da un computer condiviso, basta andare sul proprio profilo ed effettuare il logout da qualsiasi postazione, per chiudere ogni sessione. Poi, sotto al cofano, le nuove espanse API Javascript del personalizzatore permettono una gradevole user experience oltre a controlli, sezioni e pannelli contestuali dinamici.
Ogni aggiornamento ufficiale del CMS risolve bug e falle di sicurezza, che potrebbero permettere a malintenzionati di entrare in un sito e danneggiarlo. Aggiornare è quindi una necessità, ma per fortuna è semplice e veloce. Il consiglio, per gli utenti WordPress, è ovviamente di installare subito la nuova versione del loro CMS preferito; per gli altri, di provarlo se cercano un sistema di gestione dei contenuti facile da usare, potente e stabile, libero, forte del supporto di una vasta community (anche italiana) e, volendo, personalizzabile dalla prima all’ultima riga di codice.

Back to the Future: alcune interessanti innovazioni direttamente dal CES 2015 [PARTE 1]

Le anticipazioni fatte prima dell’avvio dell’evento parlavano chiaro: il CES si sarebbe rivelato ancora una volta degno del proprio nome per quantità e qualità delle innovazioni presentate. Per esempio, in Dicembre il Worldwide Chief Digital Officer di Ogilvy Brandon Berger aveva proposto la visione personale (e del network di comunicazione globale) su cosa ci saremmo dovuti aspettare dal CES, riassunta in 5 keyword all’interno della presentazione “5 Predictions for CES 2015:

  • Cloud everywhere: il Cloud sta sorpassando di importanza le piattaforme, i contenuti diventano device-agnostic.
  • Internet of Things: tutto sarà connesso attraverso internet, attingendo dai dati nel Cloud. Una bella notizia per i Marketer, che avranno accesso a database contenenti enormi moli di dati.
  • Context aware technology: i device connessi saranno sensibili ai comportamenti, ai mood, all’ambiente circostante. Ed i consumatori lasciano che i propri dati vengano utilizzati ed elaborati, se percepiscono che questo possa portare un valore in cambio.
  • Smart watches: ne stiamo vedendo tanti proposti, ma la domanda rimane: che cosa i consumatori si aspettano che questi smart watch facciano? E quale è la vera killer app?
  • Content everywhere: in tempo reale e in modalità location aware, i contenuti continuano ad avere un ruolo fondamentale nell’ecosistema tecnologico e digitale. L’attesa è di vedere sempre più contenuti di nicchia e verticalizzati, nonché strumenti che permettano di selezionarli, organizzarli ed ordinarli in funzione delle necessità.

E così tra droni, stampanti 3D, wearable, smart home (es. Legrand) & so on, questo CES si sta rivelando molto interessante (anche se – almeno parzialmente – in linea con le attese).

Intel verso il futuro

Interessante il keynote di Brian Krzanich, CEO di Intel, azienda che sta diffondendo dispositivi connessi e tecnologie indossabili ad alto grado di innovazione.

La piattaforma sviluppata dagli ingegneri di Santa Clara (presentata l’anno scorso proprio al CES) dà a computer e gadget mobile la capacità di percepire la profondità delle immagini, mappando i dintorni in tre dimensioni, riconoscendo le gesture a mezz’aria in modo preciso o permettendo di modificare il fuoco delle foto dopo averle scattate.

Un’altra soluzione è Curie, piattaforma delle dimensioni di un bottone utilizzabile per creare gadget indossabili come smartwatch, occhiali, borse e prodotti sempre più innovativi.

Quali novità dal fronte automotive?

Passando al fronte automotive, invece, Volkswagen ha annunciato che sia l’Apple CarPlay che il Google Android Auto saranno disponibili sui veicoli dell’azienda: un bel cambio di rotta, considerando che nella CarPlay Introduction dello scorso anno il gruppo automobilistico era uno dei pochi a non comparire sulla lista dei partner Apple.

Restando in tema, Qualcomm ha proposto due modelli futuristici: si tratta del modello 2015 di Maserati Quattroporte Gts e del modello 2015 della Cadillac Xts. Grazie a processori, modem, wireless e reti è possibile beneficiare di servizi di infotainment, nonché di sistemi di riconoscimento gestuale e anti-distrazione.

In attesa del riscontro del mercato

Ecco quindi solo alcune delle innovazioni apprezzate al CES: ne riparleremo nel weekend – a fine evento – con un secondo articolo dedicato al tema.

Al di là di quanto proposto, la verà sfida ci sarà nel momento in cui le stesse innovazioni verranno rilasciate tutte sul mercato: oltre ai (soliti) early adopters, come reagirà l’audience di consumatori attuali e potenziali?

Cinque domande da non sottovalutare per prepararsi ad un colloquio

Colloquio di lavoro, che stress! Quando ci troviamo di fronte a un colloquio da affrontare, molte sono le difficoltà e le perplessità cui andiamo incontro: ansia da prestazione, paura di non essere all’altezza e molto altro ancora.

Non importa quanti colloqui hai fatto nella tua vita, ogni qual volta ti sederai di fronte al recruiter di turno le tue difficoltà saranno sempre le stesse: eccessiva sudorazione, agitazione, paura di sbagliare e voglia di concludere con successo la propria performance.

Tutte sensazioni ormai consuete, ma che, se affrontate nel modo giusto, possono indirizzarci nel raggiungimento del nostro obiettivo. Purtroppo per l’ansia c’è poco da fare, se non lavorare su noi stessi per acquisire maggiore sicurezza e fiducia nei nostri mezzi. Per quanto riguarda la preparazione conoscitiva, invece, qualcosina di utile da sapere c’è.
Tante sono le domande che i recruiter possono farci in sede di colloquio, se riusciamo ad anticiparle, a capirne il significato, o a mostrare tutte le frecce del nostro arco certamente avremo la possibilità di trasformare le nostre difficoltà in un trampolino di lancio. Ecco le possibili domande e risposte da cui partire per i nostri futuri colloqui lavorativi:

1. Colloquio di lavoro. Qual è stato il tuo miglior risultato?

Alcuni colloqui di lavoro possono includere una domande del tipo “quali sono i vostri migliori risultati”? Se avete voglia di stupire con qualcosa di memorabile, non pensate solo a voi stessi, non peccate di egocentrismo. Puntate alle esperienze che avete conseguito e maturato nel corso della vostra carriera lavorativa. Ricordate non solo i risultati personali, ma quelli ottenuti grazie alla collaborazione e al gioco di squadra all’interno di un team di lavoro. Mettete in evidenza ciò che avete fatto per la vostra società, per il collettivo e non solo per le vostre skill. Giusto dare risalto ai vostri traguardi, ma ponete l’accento su ciò che avete dato, sulla strada che avete percorso per raggiungerli. Questo mostrerà chi realmente siete, cosa vi appassiona, la vostra persona e la vostra umanità.

LEGGI ANCHE: I dieci modi più comuni di perdere tempo a lavoro

2. Quanta importanza dai ai tuoi colleghi?

La collaborazione e le relazioni sono fondamentali per una carriera di successo. E’ importante riconoscere l’utilità del lavoro di squadra e sapere che nulla, per quanto possiamo essere bravi, è risolvibile facendo riferimento solo a noi stessi. Bisogna di mostrare di sapere ringraziare i nostri colleghi e di voler coltivare buoni rapporti con loro. Che preferiamo un lavoro di squadra rispetto ad uno solitario, perché un lavoro in un team è fatto di coesione, umanità e aiuto reciproco.

3. Che cosa hai dato durante le tue esperienze lavorative?

Le reti più forti sono costruite sul dare e avere. Che cosa hai offerto alla tua società passata? Le risposte possono essere molteplici: l’appoggio ai tuoi colleghi, l’offerta di incoraggiamento e assistenza, una continua condivisione di consigli e altre ancora. Dimostrate di non voler raggiungere solo gli obiettivi personali ma anche di voler conseguire traguardi aziendali a 360 gradi.

4. Pensi di aver lasciato qualcosa di incompiuto?

Noi tutti abbiamo l’intenzione di completare una serie di progetti o di raggiungere obiettivi specifici. Quali hai finito, e quali sono ancora in sospeso? Avere dei progetti che sono in fase di completamento non è sinonimo di fallimento: tante persone hanno obiettivi importanti ma ancora devono “lottare per completarli”. Mostrare di avere progetti in corso è sinonimo di creatività, passione e di forza vitale: una miscela indispensabile nel mondo lavorativo.

5. Quali sono le tue passioni?

Se la risposta a questa domanda è ricca di impegni diversi, tirate fuori il vostro programma e dimostratelo a chi ve lo chiede. Mostrate di avere delle passioni, non siate timidi. Dimostrate al recruiter che avete tenacia, voglia di fare, e che siete entusiasti del vostro futuro lavorativo. Questo vi aiuterà a regalare un’ottima impressione di voi stessi.

Sono piccoli accorgimenti per fare una buona figura in un colloquio lavorativo. Certo non aiuteranno a superarlo in un batter d’occhio, ma saranno di grande aiuto per il vostro percorso professionale.

Fisher-Price: auguri speciali per il migliore inizio possibile

Fisher-Price: auguri speciali per il migliore inizio possibile

Sorrisi, abbracci, gioia ed ottimismo è questo il risultato speciale della nuova campagna Fisher-Price nata nelle prime ore del 2015. Un video emozionante che colpisce, immediatamente, al cuore. Ad ogni mamma viene chiesto che cosa desidera per il proprio figlio appena nato, le risposte sono molteplici: c’è chi chiede amore, chi educazione e chi istruzione, ma in tutte le risposte c’è un minimo comune denominatore che risiede nella speranza di un futuro felice.

Fisher-Price: auguri speciali per il migliore inizio possibile

LEGGI ANCHE: La campagna LEGO per le giovani menti del futuro

Un video di 90 secondi, nato da attimi raccolti in 11 ospedali di di sette diversi Paesi: Usa, Giappone, Messico, Brasile, Kenia, Bangladesh e Polonia alla vigilia del nuovo anno. Istantanee video che raccontano l’attesa, l’emozione di parenti, di coniugi ed i primi momenti di gioia, le aspettative, le speranze delle mamme per la nascita del proprio figlio.

Lo spot lancia una nuova campagna per Fisher-Price denominata “il miglior inizio possibile”; la comunicazione sarà veicolata sui principali social network: YouTube, Twitter, Facebook, Pinterest e Instagram; inoltre, i consumatori potranno interagire con la campagna attraverso l’hashtag #WishesForBaby; infatti ogni genitore potrà esprimere un “desiderio” per il proprio figlio.

Fisher-Price: auguri speciali per il miglior inizio possibile

Il tutto sarà supportato da un’ambasciatrice speciale: Shakira, la quale promuoverà il video ai suoi 106 milioni di fan su Facebook, ai 5,5 milioni fan Instagram ed ai 28,5 milioni di seguaci su Twitter. Ovviamente, le aspettative riposte in questa campagna di advertising sono molto elevate. Il video ha già collezionato più di un milione di visualizzazioni su YouTube.

CREDITS

Creative Agency: Weber Shandwick
Executive Creative Director: Josh Gilbert
Director: Patrick Creadon
Executive Producer: Ian Cohen
Producer : Dan Rucci
EVP – Account Management: Pete Campisi,
VP, Account Management: Dagmara Grabowski
Production Partners: Science + Fiction, Concern Worldwide
Editoral : EditBar, Boston
Editors : Peter Barstis and Kelly Hansen
Executive Producer : Vanessa Macedo

Ninja Social Oroscopo dall'8 al 14 Gennaio

 

Cari guerrieri, è giunta purtroppo l’ora di richiamare le truppe dai campi da sci e ricostruire il campo base in ufficio. Il 2014 è stato opportunamente archiviato ed ora partono buoni propositi, sogni e grandi energie per un 2015 tutto da costruire.

Ecco dunque i primi approcci alla routine di questa settimana consigliati dall’oroscopo…

La Vergine torna da reginetta indiscussa dell’armadio della cancelleria: precisa, ordinata ma anche piena di energie, nuove idee e progetti… A Natale le hanno regalato l’IPad con le App per studenti ed insegnanti e chiaramente ha già studiato tutto!

Alcuni segni sbielleranno completamente davanti al grande occhio di Google: il Gemelli inizierà a porsi domande sul perchè della propria esistenza nel momento in cui vedrà che la sua vita si svolge sempre sullo stesso percorso. Con Marte in trigono che lo carica cme la batteria del nuovo IPhone non vuole arrendersi all’evidenza e pensa di scappare via.

Il Cancro decide di porre al motore di ricerca la fatidica domanda “Chi sono io?” e da qui partirà una settimana di profondissime rilessioni. Anche il Sagittario userà lo stesso tool… ma poi se ne fregerò della risposta e andrà a bersi una birra spiegando lui a Google cos sia un motore di ricerca. Anche Google lo cancellerà dagli amici su Facebook!

I Pesci consapevoli di aver dimenticato la testolina in baita nell’unico momento di lucidità e temendo il peggio decidono di backuppare tutto. Ci vorranno giorni ma alla fine saranno sereni e soddisfatti. Potranno anche perdere le chiavi di casa senza preoccuparsi più di tanto!

L’Ariete che in questa settimana sarà in una forma smagliante tanto da puntare a mandare in tilt anche YouTube (come il video di Gangnam Style) si prenderà un momento per riguardare le ricerche fatte su Google… con il buon proposito ninja per il 2015 di renderle molto ma molto più interessanti. Anche il Toro consulterà lo stesso tool… ma alla fine opterà per una meno impegnativa soluzione della navigazione in incognito… e per questa settimana continuerà a perdere tempo con ricerche poco costruttive (ma molto divertenti!).

E se i buoni propositi ninja dovrebbero seguirli tutti, diciamo che ciascuno inizierà con quello che gli risulta più affine: lo Scorpione può facilmemte far piazza pulita di follower ed amici ma difficilmente manterrà la calma davanti ad un tweet sbagliato. Questione di Marte in quadratura! Acquario e Bilancia invece saranno di certo creativi, curiosi, positivi ed originali. Ma prudenti molto poco e soprattutto essenziali non se ne parla!

Da ultimo, se è vero che le emozioni on line sono contagiose sappiate che il Capricorno questa settimana sarà così geloso di tutto ciò che gli appartiene che nemmeno vorrà condividere i post. Quello che si è conquistato in questi mesi, soprattutto dal punto di vista affettivo gli appartiene di diritto e lo difenderà con i denti. Il Leone invece, dopo un’impennata sociale, sarà colto da dubbi ed insicurezze. Pubblicare o non pubblicare? Foto a mezzobusto o intera? Sorriso o non sorriso? Non temere caro Leone che comunque vada in questo 2015 sei un gran fico!

I cinque errori più comuni da evitare nella costruzione di un nuova impresa

Stiamo per entrare nel favoloso mondo dell’imprenditoria e pensiamo che il nostro unico obiettivo sia quello di guadagnare il più possibile dalla nostra idea? Nulla di più sbagliato! Prima di iniziare questo lungo percorso occorre fare un controllo vero e proprio dei nostri obiettivi primari per evitare di sabotarli in maniera irreversibile.

Se siete d’accordo con una di queste cinque affermazioni, fermatevi, perché la vostra nuova impresa potrebbe rivelarsi un enorme fallimento.

Scopo dell’impresa

Se abbiamo deciso di creare la nostra impresa solo ed esclusivamente per il guadagno occorre fermarci e chiederci: il bene che sto producendo è utile al mio target? L’imprenditoria deve essere guidata dalla passione per la creazione di soluzioni ai problemi della gente e non dunque dalla mera volontà di guadagnare il più possibile.

La vera chiave del successo di un nuova impresa viene dal focus sulla realizzazione del prodotto, che deve essere di qualità e di utilità, questo punto riuscirà a trascinare l’impresa al tanto agognato successo finanziario.

Supporto all’impresa

Aver bisogno degli altri per sostenere il nostro obiettivo è un’altra grande tematica legata all’imprenditoria. Un’impresa difficilmente potrà crescere da sola, ma il ruolo della leadership assume una importanza fondamentale: la dipendenza totale ed insana da altre persone può facilmente lasciare alla loro mercé la nostra impresa portandoci ad un possibile fallimento degli obiettivi. Vero pure che non è possibile gestire da soli tutte le situazioni, il vero leader, usando una metafora, è colui che sa guidare la sua nave.

Imparare a risolvere i problemi in maniera indipendente, questa la giusta chiave per essere un vero leader.

LEGGI ANCHE: La leadership visionaria impone di lavorare prima su se stessi: Mark Hansen [INTERVISTA]

Fiducia in se stessi

“Mi fido molto del punto di vista degli altri”. Questa frase è una delle più pericolose per la costruzione di una nuova impresa. Se il nostro obiettivo è quello di diventare dei grandi imprenditori dobbiamo buttarci nella mischia con idee che per gli altri possono rivelarsi irrazionali.

Bisogna dunque fidarsi di se stessi e della propria idea senza farsi influenzare da nessuno. Il nostro pensiero imprenditoriale deve essere capace di cambiare il mondo, pazienza se sembra poco realistico.

Valore del prodotto

Se abbiamo appena creato un’impresa dal nulla, avere la presunzione di essere immediatamente considerati dei grandi imprenditori può far fallire l’impresa neonata. Per essere un’impresa di successo occorre creare valore, quindi bisogna che i prodotti che creiamo abbiano siano utili per i consumatori. Sbagliato è buttare i soldi in iniziative che non porteranno a nulla, serve anzi ponderare in maniera precisa le scelte e le attività da svolgere per poter avere il successo sperato.

Tempo

Darsi scadenze temporali è uno degli errori da evitare in assoluto. Certamente comprensibile è che dopo un certo numero di anni si pensi che tutti i sacrifici e le ore spese a progettare siano state in certi casi inutili. Questo non deve mai accadere, bisogna infatti cercare di creare il proprio stile di vita intorno alla propria impresa, in modo che diventi una parte di noi stessi. Questo farà sì che non dovremmo mai veramente smettere di fare impresa. Le nostre possibili attività dovrebbero significare molto di più che un semplice margine di profitto, le imprese devono diventare espressione di noi stessi, parte integrante delle nostre vite.

Questa, in definitiva, è la vera chiave del successo di chi intende intraprendere la creazione di una nuova impresa.

Psicologia e social media: 7 cose che devi sapere

La nostra audience come si comporta sui social media? Una risposta a questa domanda arriva dalla psicologia. Diversi studi scientifici recenti hanno individuato alcune peculiarità psicologiche che possiamo utilizzare per migliorare le nostre comunicazioni social… ecco 7 cose che devi sapere!

1. Scrivere un post o un commento e poi cancellarlo

Sono proprio queste due attività su Facebook quelle in cui ci censuriamo di più. Perché?

Secondo i ricercatori, cancelliamo un post o un commento quando non sappiamo come verrà accolta dagli altri la nostra interazione. Su Facebook abbiamo contatti eterogenei, non abbiamo un audience specifico.

Consiglio: Invece di puntare su tutti, immagina chi è il tuo target, pensa alla tua audience come fatta da persone con caratteristiche peculiari! Vuoi sapere come? Ecco un link utile. 

2. Le emozioni online sono contagiose (soprattutto la gioia!)

Se scriviamo un post triste in un giorno di pioggia questa emozione verrà trasmessa anche ai nostri contatti che vivono in un luogo dove, quel giorno, non sta piovendo; tuttavia i post con emozioni positive hanno maggiore possibilità di condivisione.

Consiglio: Comunica in maniera positiva e rendete i tuoi clienti felici; tieni i tuoi problemi fuori dal Web e cerca di gestire velocemente le lamentele pubbliche dei tuoi customer.

3. La foto profilo dice chi sei

Guardando una foto, ci facciamo un’impressione di come sia quella persona in 40 millisecondi.

Consiglio: Scegli con cura le foto profilo; potresti prenderti anche la briga di fare qualche test per capire quale sia la migliore. Ecco come valutarlo.

4. Paese che vai condivisione che trovi

Nel mondo circa il 24% delle persone condivide “tutto” o “molte cose”; il 19% non condivide mai niente. Ma questo dato cambia nazione per nazione.


Consiglio: Bisogna conoscere gli atteggiamenti culturali delle persone rispetto al tuo messaggio. Un consumatore italiano e uno giapponese provengono da tradizioni diverse: bisogna conoscerle per penetrarvi, non puoi affidarti al caso.

5. L’interazione crea appartenenza

Quando ai nostri post seguono dei feedback sentiamo un maggior senso di vicinanza al brand, quando invece siamo ignorati proviamo un senso di leggera insoddisfazione.

Consiglio: Gli utenti vogliono interazione e risposte; progetta di dedicare parte del tuo tempo a conversazioni che creino valore, sviluppino opinioni o divertimento.

6. La stimolazione crea condivisione

Se pubblichiamo un filmato emozionante o delle foto evocative, le persone sono più propense a condividere un articolo sugli argomenti rappresentati nei video o nelle foto.

Consiglio: Dai agli utenti contenuti per loro utili e/o emotivamente coinvolgenti. In questo modo li spingerai all’azione.

7. Siamo programmati per condividere

Quando parliamo di noi stessi, nel nostro cervello, si “accendono” le stesse aree legate al piacere dovuto a cibo o alle ricompense. L’80% degli stati su Facebook riguardano quello che ci sta accadendo in quel momento.

Consiglio: Dai spazio alle storie dei tuoi utenti. Ti saranno grati per questo.

Gli smartphone del 2015: ecco i trend e le novità del mobile marketing

Vege via @Fotolia

Attenzione! Questo articolo potrebbe nuocere gravemente all’autostima di chi si è appena comprato un nuovo smartphone.

Il progresso avanza e noi non possiamo farci niente, non che sia un fatto negativo, ma spesso succede che i nostri prodotti hi tech diventino obsoleti non appena usciamo dal negozio in cui li abbiamo acquistati e non è di certo piacevole!

Quando si parla di innovazioni tecnologiche il primo ad esserne protagonista è il dispositivo che più di tutti vive con noi e in quanto tale cerca di essere sempre alla portata delle nostre esigenze. Sì, stiamo parlando proprio di lui, dello smartphone! E allora vediamo le novità che lo riguarderanno molto presto!

novità smartphone 2015

I cambiamenti e le nuove potenzialità che gli smartphone del 2015 promettono dipendono soprattutto dal nuovo processore Qualcomm Snapdragon 810 che cambierà la nostra concezione di tecnologia mobile garantendo ai nostri dispositivi migliori prestazioni in termini di maggiore velocità di download, gestione più snella delle applicazioni e un più efficiente consumo energetico.

Il processore in uno smartphone è alla base delle sue funzionalità, dunque è facile capire l’importanza di un avanzamento in questa direzione. Volendo mettere in risalto alcune tra le innovazioni più sorprendenti che i prossimi dispositivi, siano essi Android, Windows Phone, BlackBerry, saranno in grado di attuare, possiamo parlare di:

Registrazione direzionale dell’audio

novità smartphone 2015

Finora la qualità audio dei nostri dispositivi non ha quasi mai raggiunto grandi livelli, da oggi in poi ne saremo sicuramente più soddisfatti! Con il nuovo processore il dispositivo sarà in grado di catturare l’audio in una direzione specifica. Quindi, se stiamo filmando una persona in un luogo un po’ affollato potremo dire al nostro smartphone che ciò che ci interessa è la voce di quella persona e non altro, dando priorità a quello stimolo.

Video 4k e trasmissione wireless

novità smartphone 2015

La capacità di supportare video 4K non sarà la novità del 2015 poiché già diversi modelli di smartphone sono in grado di farlo grazie allo loro fotocamera da 8 megapixel, anche se ad opera di questo potente processore questa abilità interesserà un numero maggiore di device. La vera innovazione riguarda la possibilità di trasmettere in modalità wireless il video 4K a un televisore che ovviamente dovrà essere adeguato a tale tecnologia. Dunque una maggiore facilità nel mostrare filmati ad alta qualità servendosi del televisore ed evitando porte usb, fili, prese della corrente e quant’altro c’è di più noioso nel compiere queste azioni.

Simulare uno zoom ottico

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Con un processore di questo tipo sarà possibile disporre di una qualità superiore nelle nostre foto poiché gli smartphone in produzione nel 2015 avranno un nuovo tipo di fotocamera, prodotta da Core Photonics, che è in realtà due fotocamere in una poiché fonde una lente di tipo standard ed una che rende possibile lo zoom 3x nelle foto. Con la potenza di calcolo del chip Qualcomm , il telefono può combinare le due immagini per crearne una che Core Photonics sostiene sia meglio di quella che può catturare una DSLR (digital single-lens reflex).

Diventare come un vero pc di casa

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La potenza del processore permetterà allo smartphone o al tablet di dare delle prestazioni elevate, alla pari di un pc. Grazie a un dispositivo non più grande di un Chromecast (nella foto a sinistra) un tablet Qualcomm potrà supportare una workstation anche perché sarà il primo processore predisposto a una connessione Wi-fi 802.11ad (chiamata anche WiGig), circa cinque volte superiore alla attuale connessione Wi-fi 802.11ac.

Giocare come una console

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Il gioco Titanfall su Nvidia Shield Tablet

Un dispositivo con tale potenza potrebbe sostituire una console di gioco. L’hardware che ci aspettiamo sarà più predisposto a facilitare l’esperienza di gioco, in grado di connettersi a un monitor esterno in modalità wireless, favorendo anche il gioco su un grande schermo.

Insomma tante novità pronte a migliorare la nostra esperienza mobile! Ora sta ai produttori lanciare sul mercato tutte queste innovazioni, noi non vediamo l’ora di recensirle!

Apple in Education: il Think Different rivoluziona il mondo della scuola

Nel primo articolo dedicato al rapporto tra digital e education abbiamo parlato della rivincita dei Chromebook, i laptop di Google. Nello specifico abbiamo raccontato della decisione del Dipartimento dell’Educazione della città di New York di acquistare Chromebook per tutti gli studenti delle scuole pubbliche della grande mela.

LEGGI ANCHE: La rivincita dei Chromebook: la rivoluzione Google nel settore education parte dalle scuole di New York

Quell’ordine ha avuto effetti molto positivi per l’azienda di Mountain View, che per la prima volta ha superato Apple nella fornitura di dispositivi al settore dell’educazione.

Come si legge in un articolo pubblicato sul Financial Times, scritto da Matthew Garrahan e Tim Bradshaw, e riportato da Yahoo! Finance lo scorso 5 dicembre, nell’ultimo quadrimestre Google ha battuto Apple, con 715K Chromebook venduti contro i 702K iPad.

Va precisato che il leggero svantaggio registrato è relativo solo al comparto scuola, perché se guardiamo i dati completi possiamo verificare come Apple continui a non avere rivali nella vendita di dispositivi, soprattutto se contiamo anche i Macbook e gli iMac.

Ciò nonostante la casa di Cupertino non l’ha presa proprio bene, anche perché nel corso del 2014 si è vista annullare ordini molto grossi da Istituzioni scolastiche, come quello da 1.3 miliardi di dollari del Los Angeles Unified School District.

La causa del rallentamento nella diffusione degli iPad nelle scuole è dovuta alla disponibilità di app dedicate al settore education, spesso non adeguate allo scopo, e ai prezzi dei dispositivi, più alti rispetto a quelli dei Chromebook e dei portatili tradizionali, che comportano, inoltre, minori costi di manutenzione e una scelta più ampia.

Apple, però, crede molto nel mondo dell’istruzione, e non intende certo cedere lo scettro ai suoi competitors.

http://youtu.be/CzfbEH8TylU

Vediamo insieme quali sono i programmi che l’azienda creata da Steve Jobs ha attivato per il settore education.

Apple Education

Crediamo che la tecnologia possa trasformare la scuola. Far crescere nuovi modi di pensare e nuove idee. Ma alla base c’è qualcosa che non cambia mai: una passione per il mondo dell’istruzione che è parte del nostro DNA. Siamo orgogliosi di lavorare a fianco di docenti e studenti per reinventare il mondo della scuola.

Queste le parole che si possono leggere visitando la sezione dedicata all’istruzione del sito ufficiale della Apple.

L’azienda che ha inventato il Think Different non può non avere un impatto sul mondo dell’educazione, e se è vero che le tecnologie ci aiutano a connetterci al mondo per acquisire conoscenza, chi può guidare questo processo meglio della mela morsicata?

L’iPad è il dispositivo preferito dagli studenti, perché è intuitivo, semplice da utilizzare, piccolo e maneggevole, ed è per questo che Apple ha da subito puntato molto sulla sua diffusione nelle scuole, implementando una serie di strumenti votati alla didattica.

Infatti, agli insegnanti ed agli studenti viene offerta un’ampia gamma di strumenti, attraverso i quali è possibile, ad esempio, personalizzare le lezioni con libri interattivi o generare contenuti multimediali da utilizzare per lezioni a distanza.

In un documento scaricabile in formato pdf Apple indicata le linee guida per la distribuzione dei dispositivi iOS nelle scuole e nelle Università e su come sfruttarli al meglio.

Volume Purchase Program

Per il settore education, ma anche per quello business, Apple ha creato il programma VPP, che consente agli istituti scolastici di gestire app e libri da mettere a disposizione di docenti e studenti tramite soluzioni MDM (Mobile Device Management) oppure inviando al destinatario un codice da utilizzare per scaricare il contenuto, mantenendone così la proprietà e il pieno controllo.

Il Volume Purchase Program rappresenta una soluzione semplice per gestire i contenuti in base alle esigenze specifiche dell’istituto. Attraverso lo Store VPP è possibile scaricare e acquistare migliaia di app e ebook, da distribuire attraverso quella che Apple chiama “Distribuzione gestita”. Il responsabile del processo all’interno dell’istituto scolastico può fornire le app o i libri giusti agli utenti giusti, controllandone ogni aspetto.

Apple al servizio dei docenti

Nelle aule a fare lezione non sono programmatori o informatici, ma i docenti, ed è fondamentale che questi abbiano le competenze per poter utilizzare nel migliore dei modi i dispositivi a disposizione.
Per questo motivo è stato creato il programma Apple Professional Development, una serie di laboratori e workshop pratici, tenuti da esperti Apple, e destinati ai docenti.

Per frequentare uno di questi corsi è sufficiente consultare il catalogo, scegliere quale organizzare insieme ai dirigenti della scuola e contattare un Apple Solution Expert – Education.

Qui, però, l’azienda di Cupertino fa un passo falso. Consultando il Catalogo corsi in pdf ci si trova davanti un file relativo ai corsi attivi nell’ottobre 2013; un tantino fuori corso, in effetti. Va detto, però, che contattando gli esperti è possibile organizzare un corso ad hoc, destinato alla propria scuola.

LEGGI ANCHE: Microsoft in Education, per colmare il divario tra studenti e mondo del lavoro

Didattica Speciale

Questo è il fiore all’occhiello di tutto il processo di rivoluzione del settore education portato avanti da Apple, un programma dedicato agli studenti disabili o affetti da deficit d’attenzione, verso i quali raramente si sviluppano tecnologie in grado di facilitarne l’inserimento negli anni di formazione.

Il concetto di accessibilità è molto importante per la Apple, reso palese da una frase:

Abbiamo fatto tutto il possibile perché niente sia impossibile.

iOS (per mobile) e OS X (per pc) sono due sistemi operativi sviluppati integrando una serie di funzioni che li rendono accessibili a tutti, sia nei software proprietari, sviluppati direttamente da Apple, che in quelli realizzati dai programmatori esterni.

Funzioni come il VoiceOver, il supporto per gli schermi in braille, l’accesso guidato, la dettatura vocale, la pronuncia selezione, Siri, il Reader di Safari, il FaceTime, il Flash a Schermo, il Testo da Pronunciare, vanno tutte in questa direzione, così come le app che ne sfruttano le potenzialità.

Happy Coding

Molti analisti del settore informatico sono pronti a scommettere che le prossime sfide che la Apple dovrà affrontare non riguarderanno solo la produzione di nuovi dispositivi, ma lo sviluppo di nuove tecniche di programmazione.

Non è un caso, infatti, che lo scorso 11 dicembre, in occasione della Computer Science Education Week, gli Apple Store abbiano ospitato dei workshop gratuiti dedicati proprio alla programmazione, in collaborazione con Code.org, l’associazione che organizza “L’Ora del Codice”, un evento creato per spingere l’educazione informatica nelle scuole.

All’evento ha partecipato anche il Presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, da sempre molto attento alle nuove tecnologie, che ne ha approfittato per invitare i giovani a “smetterla di essere consumatori e iniziare a produrre cose”.

Il mondo è cambiato, ed è tempo che anche le scuole lo facciano. Magari, sfruttando le opportunità che il mondo digital ci offre ogni giorno.

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE DUE]

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE SECONDA]

Sarà in ritardo anche il Cluetrain?

La voce del business è omogeneizzata, sancisce la quindicesima tesi del Cluetrain Manifesto.

Nella prima parte dell’articolo è stata illustrata la necessità di un rapporto personale con il pubblico, che è sempre più informato e meno soggetto ai tentativi di standardizzazione operati dall’offerta.

Non è più tempo di eclatanti ed indifferenziati réclame pubblicitari, ma di attirare ed interessare un ben preciso target, abbattendo la facciata istituzionale dell’azienda per trasmettere in modo comprensibile concetti tecnici come mission aziendale o selling proposal.
Le aziende che cercano di posizionarsi devono prendere posizione” (tesi 23): devono cioè raccontarsi apertamente ai potenziali clienti, utilizzando loro linguaggio e senza apparire astratte ed inumane, ma operando scelte comunicative coerenti con il proprio target e distintive per il proprio brand.

Dove e come

Il rischio è quello di risultare anonimi, distanti e indifferenziati: dove e come comunicare sono le variabili da controllare.
La moda di “esserci su Facebook” può ben riassumere il primo punto. Avere una pagina aziendale nel social network più popolare non è né un’obbligo né un vantaggio a prescindere. Senza un piano dei contenuti adeguato ed un costante monitoraggio del profilo, è probabile che la pagina appaia come un punto vendita spoglio, un ufficio assistenza clienti sempre chiuso.
La scelta di prendere possesso di uno spazio comunicativo, virtuale o meno, deve essere motivata, oltre che da esigenze organizzative, da due precise domande: “È qui che mi cercano/cercheranno i miei clienti? Ho l’interesse e i mezzi per interfacciarmi correttamente con loro in questo spazio?”.

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE SECONDA]

Spazi comunicativi alternativi

L’altro punto riguarda il modo, ossia il tone of voice. Non si tratta semplicemente di usare un linguaggio più o meno forbito o di infarcire i testi di slang settoriali. Il tono di voce deve essere:

Riconoscibile: riconducibile chiaramente ad un preciso nome e marchio.
Coerente: può cambiare, trasmettere messaggi o emozioni differenti, ma deve fare riferimento ad una ben precisa cerchia di valori.
Credibile: per il target di riferimento, deve cioè rispondere ai suoi desideri e alle sue necessità.

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Avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista” (tesi 22 del Cluetrain Manifesto) sono i giusti punti di partenza per presentarsi al proprio pubblico; considerata poi l’informalità che caratterizza il web, un pizzico di umorismo potrebbe essere la ciliegina sulla torta.

Fiducia e distrazione

L’identità aziendale è il primo passo per costruire un rapporto di fiducia con i consumatori. La fedeltà ad un marchio, dal panettiere sotto casa alla casa automobilistica, è costantemente minata dal bombardamento mediatico a cui gli utenti di internet sono sottoposti.
Se già con la televisione la possibilità che gli spettatori facciano zapping durante la pubblicità è alta, il pericolo cresce esponenzialmente nel web: le occasioni per distrarsi sono ovunque, e si chiamano link. L’attenzione degli utenti non può mai darsi per scontata, nemmeno ad un filmato pubblicitario di 10 secondi prima di un popolarissimo video su Youtube.

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Il mondo virtuale restringe le distanze, con l’effetto di aumentare le possibilità di acquisto per gli internauti (e i mercati per le aziende) e diminuire l’assimmetria informativa. Gli sposalizi tra una marca e un cliente somigliano sempre più a delle convivenze in cui un partner deve continuare a coccolare l’altro, per evitare di essere abbandonato per il primo che passa… sullo schermo.

Fuor di metafora, ciò significa che il consumatore intelligente può continuamente rinegoziare il suo rapporto con i prodotti, approfittando di tutti gli strumenti che Internet offre per comparare e recensire. Proprio per questo, qualunque feedback deve essere interpretato come la volontà di proseguire il rapporto con l’azienda: quelli negativi, poi sono una preziosa seconda occasione che viene offerta per rimediare ad eventuali mancanze.

Aggregazione e amicizia

Quale websurfer 2.0 inizia un viaggio senza aver dato almeno un’occhiata a Tripadvisor?
L’esempio è prettamente turistico, ma le domande da porsi sono le medesime per tutti i settori: “Dove si ritrovano e si confrontano i miei clienti? Io ci sono? Che reputazione ho?”.
Il fatto che la comunicazione sia orizzontale non vuol dire che la voce dell’azienda sia tagliata fuori, ma che anch’essa possa farsi sentire, badando ad argomentare il proprio punto di vista senza calarlo dall’alto.

Non serve, insomma, sminuire l’importanza di questi fenomeni di aggregazione spontanea, né tantomeno averne paura; “Elvis l’ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda” (tesi 29 del Cluetrain Manifesto).

Cluetrain Manifesto: la tua comunicazione è fuori moda? [PARTE SECONDA]

Probabilmente Sherlock, lì a sinistra, è del parere opposto.

La comunicazione aziendale deve trasmettere valore, trasparenza, impegno. Proprio come una persona, il brand deve farsi conoscere, stringere amicizia con persone dagli interessi comuni, comunicare in modo attivo e non (molto) invasivo e… tendere l’orecchio per sentire se parlano male di lui, cogliendo l’occasione per convertire un giudizio negativo in una nuova possibilità.

Internet è una comare pettegola: facciamo in modo che non parli troppo male di noi. Non creiamo vuoti comunicativi che possano essere riempiti con informazioni distorte o, peggio ancora, con l’indifferenza. Quello che deve passare è una corretta cultura d’impresa, indirizzata all’interno dell’azienda prima ancora che al suo esterno, di modo da creare un legame convincente tra questi due mondi.

Cultura d’impresa, comunità umane, intranet e aspettative per il futuro vi aspettano nel prossimo articolo!