Pubblicità da brividi: i brand che spaventano

Ah, la paura, che favoloso strumento di comunicazione.. Dal bubu-settete alle maschere terrificanti passando per gli scherzoni fatti alle spalle, tutti noi siamo stati almeno una volta vittime di uno spavento preterintenzionale.

Da bambini si affronta la paura per dimostrare il proprio coraggio, da adolescenti per fare  gli splendidi di fronte alla potenziale fidanzatina, da adulti.. beh da adulti la si usa in pubblicità per vendere prodotti o serviziSembrerebbe assurdo, ma nemmeno troppo.

Abbiamo già parlato di come la paura sia una leva funzionale per stimolare reazioni eclatanti e quindi memorabili.

Sempre più marchi si affidano dunque a toni e ambientazioni da brividi, un po’ per posizionarsi come brand di culto, un po’ per trasmettere il messaggio in maniera più originale, e un po’ per strizzare l’occhio a quella viralità che “comunque vada il video è stato visto da milioni di utenti”.

La FirstBank, banca statunitense con sede in Colorado, ha mostrato ai propri clienti come fidarsi delle cose gratuite possa esser causa di spiacevoli complicazioni. Meet the Bargain Dummy!

La compagnia giapponese produttrice di pneumatici AutoWay, per non essere da meno, ha mostrato come i suoi prodotti siano eccellenti anche in situazioni, diciamo, imprevedibili..

Un tempo erano i violini stridenti a sottolineare i climax di tensione nei film, ormai da anni il ruolo è appannaggio di percussioni improvvise che fanno saltare sulla poltrona.

In questo video, la Phones 4U dimostra di possedere i fondamenti dell’horror (nel dubbio hanno anche messo una bimba inquietante che fa sempre il suo effetto). Il messaggio? Non sfruttare le loro offerte sarebbe un errore che vi perseguiterà per sempre..

L’azienda australiana di vernici Dulux mostra come le tinteggiature fatte con i loro prodotti non proteggano solo dall’umidità.

Uno dei video che ho trovato più inquietanti è quello della Little Baby’s Ice Cream. Un bambino con sguardo attonito e al limite del “sento le voci, mi dicono di fare del male ai miei cari” si cosparge di crema.

Letteralmente.

Tanta crema.

L’effetto è più disturbante che altro, ma ad ognuno i propri gusti. Sarà complice il fatto che detesto il gelato alla crema.

Chiudo questa mini-carrellata con uno degli innumerevoli viral video di Sony Playstation. Anche qui l’effetto è più angosciante che spaventoso, ma le cose spesso non si sovrappongono l’una con l’altra?

Inutile dire che ognuno di questi video è stato condiviso e postato innumerevoli volte. L’awareness del prodotto è andato ben oltre i propri consumatori tradizionali, grazie anche e soprattutto ad un messaggio che seppur parlando di un prodotto ha trasmesso 30 secondi di emozione vera.

E voi che rapporto avete con la pubblicità da brividi? Conoscete altre campagne di questo genere? Fateci sapere la vostra!

Tornano gli OK Go tra musica e illusioni ottiche [VIRAL VIDEO]

Adoro le illusioni ottiche. Così come adoro gli OK Go. Quindi è ovvio dire che adoro il nuovo video degli OK Go, The Writing’s On the Wall, dove ci sono talmente tante illusioni ottiche che contarle è addirittura superfluo!

È inutile parlare degli OK Go, famosissima band alternative rock di origine americana che ha trasformato il video clip in pura arte. Dopo il folle video di Needing/Getting girato con la collaborazione di Chevrolet, di cui vi ho parlato un po’ di tempo fa, il folle quartetto è tornato alla ribalta con un nuovo videoclip per il loro singolo The Writing’s On the Wall.

Ok go video

Con il loro ultimo singolo, gli OK Go sono riusciti lì dove Maurits Cornelis Escher non è arrivato: hanno realizzato un videoclip pieno zeppo di illusioni ottiche. Realizzato dalla SpecialGuest.tv, con la regia di Aaron Duffy, Damian Kulash, Jr. & Bob Partington, il video è semplicemente… incredibile!

Ripreso quasi tutto in piano sequenza, il filmato è realizzato in maniera impeccabile con una tecnica perfetta che mette in luce il grande talento dei membri della band e dei ragazzi di SpecialGuest.tv. Resta lo spirito giocoso e l’amore per i colori (immancabili giallo, rosso, blu e verde) tipico degli OK Go che, per la realizzazione del filmato, si sono messi in gioco impegnandosi duramente (e rinunciando anche a metà barba).

Video degli OK Go

Ovviamente il video è diventato in poco tempo un viral superando quota 8 milioni di visualizzazioni in appena dieci giorni dalla pubblicazione. Tutto merito della semplice, e geniale, idea che sta alla base del video e dell’ottima resa finale. Se con Needing/Getting gli OK Go sono riusciti a giocare con una Chevrolet, in The Writing’s On the Wall sono riusciti a giocare con la nostra percezione facendoci esclamare, più di una volta, “Nooooo, incredibile!

Credits: 

Created By SpecialGuest.tv for OK Go
Directed by Aaron Duffy, Damian Kulash, Jr. & Bob Partington
Production Co – 1stAveMachine
Exec. Producer – Cheri Anderson at SpecialGuest
Exec. Producer – Sam Penfield at 1stAveMachine
Producer – Garrett Fennelly
Creative Consultant – Mary Fagot
Director of Photography – William Rexer
Production Designer – Ethan Tobman
Wardrobe Designer – Ciera Wells
Color – Ricart + Co — Seth Ricart
Audio – Dig It Audio — Jeffery Seelye

Come si narra un brand: le lezioni dal corso in Corporate Storytelling

Come si narra un brand: le lezioni dal corso in Corporate Storytelling

“Le belle storie non si dimenticano”. Con questa citazione ha preso il via il Ninja Corso Online in Corporate Storytelling, conclusosi con successo pochi giorni fa.

Anima delle lezioni tenute dai docenti Andrea Fontana e Massimo Lico sono stati l’analisi e l’approfondimento teorico e pratico di strategie e strumenti per la narrazione dei brand che possono aiutare ogni marketer a connettere imprese e organizzazioni con le persone.

Cos’è lo Storytelling? Narrazioni, contro-narrazioni e capitale narrativo

Inevitabile partire da questa domanda, alla quale Andrea Fontana ha dato una risposta chiara e corredata da esempi e case histories davvero significative.

Un processo attraverso il quale costruiamo racconti in cui proiettiamo noi stessi. Ecco di cosa si è parlato. Le narrazioni hanno un potere enorme nel creare un legame emotivo con i consumatori, perché sono in grado di aumentare la percezione di valore dell’oggetto narrato (sia che si parli di un prodotto, di un brand, o magari di un territorio). Le storie, in altre parole, contribuiscono ad accrescere un capitale narrativo di cui tenere gran conto nella propria strategia di branding.

Allo stesso modo, come noi della sezione Media abbiamo avuto modo di vedere tante volte, narrazioni parodistiche, sarcastiche, rielaborazioni della comunicazione ufficiale, possono influire in senso negativo sulla percezione di valore: stiamo parlando in questo caso di contro-narrazioni.

Una buona strategia di Corporate Storytelling deve quindi saper costruire identità e relazioni d’impresa attraverso le tecniche del racconto, e durante il corso abbiamo analizzato diversi ottimi esempi di tali tecniche.

Perché lo Storytelling è importante

Perché funziona? In che modo? Lo storytelling è efficace perché il nostro modo di pensare è narrativo: la narrazione è un punto d’accesso nelle menti, che contribuisce a costruire identità, alla percezione di esperienze intense che verranno ricordate a lungo.

I docenti ci hanno proposto tanti esempi di grande rilevanza, nei quali sarete molto probabilmente incappati tante volte senza far attenzione alla strategia narrativa retrostante. L’ultima serie di video Apple, ad esempio, o la campagna elettorale di Obama.

Andrea Fontana ha illustrato dettagliatamente ai partecipanti tutte le fasi che appartengono alla realizzazione di una buona strategia: dall’analisi attenta e accurata del proprio “lettore”, passando per la costruzione coerente dei racconti, terminando con consigli utilissimi per la scelta del medium da utilizzare.

Buona parte del modulo curato da Fontana ha riguardato anche l’analisi di esempi efficaci di Transmedia Storytelling, ovvero quella narrazione unica costruita attraverso diversi media, che a ogni passaggio evolve l’esperienza del suo lettore, sfruttando le specificità e le unicità di ciascun mezzo.

L’importanza del Visual Storytelling

Con il docente Massimo Lico è stato analizzato il valore dell’utilizzo delle immagini per raccontare storie e generare emozioni. Il Visual Storytelling è infatti la narrazione di una storia attraverso racconti visivi, sia che si utilizzino fotografie piuttosto che, ad esempio, video o infografiche.

Lico ha dettagliatamente fornito ai partecipanti consigli e strumenti per progettare narrazioni visuali in grado di comunicare veramente qualcosa: un’immagine non necessariamente racconta una storia; le immagini non raccontano nessuna storia, se non sono progettate per farlo.

Con il docente sono stati dunque affrontati i passaggi chiave nella costruzione di una strategia di Visual Storytelling: dallo studio degli ambienti visivi in cui i lettori sono immersi, alla definizione degli elementi minimi della storia da raccontare, fino alla scelta dello stile visivo da utilizzare e l’immaginario di riferimento.

Come nel linguaggio parlato, anche in quello visivo è importante stabilire il rapporto con il lettore, e per gestire questo rapporto si possono riconoscere dei format universali che assieme a Lico abbiamo avuto modo analizzare e comprendere. Grande attenzione è stata dedicata anche alla spiegazione di come le immagini vengono lette ed intepretate, e cosa distingue un’immagine di successo da una che non lo è.

Ultimo, non certo per importanza, il discorso legato al Visual Content Engagement e alle tecniche per generare ottimi feedback online condividendo contenuti visivi narrativi. Anche in questo caso non sono certo mancato esempi a cui ispirarsi, tratti dalle attività social di brand come Moleskine o Coca Cola, dei quali non a caso parliamo spesso anche su Ninja Marketing.

E gli studenti, cosa pensano del Corso in Corporate Storytelling?

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Mediolanum Wallet: mobile payment con la tecnologia NFC

 

Mediolanum Wallet

La conferenza stampa Mediolanum Wallet

La scorsa primavera il mobile payment era ancora in fase di sperimentazione in Italia: ricordate Mediolanum Mobile Pay, il primo esperimento di Banca Mediolanum sul territorio italiano?

Finalmente il gruppo bancario di Basiglio in partnership con CartaSi offre al grande pubblico la possibilità di effettuare i pagamenti anche tramite smartphone, attraverso la nuova carta prepagata Mediolanum Freedom Easy Pay e all’app Mediolanum Wallet, scaricabile da Google Play.

I ninja ne hanno voluto sapere di più e il 19 giugno hanno partecipato all’evento “Mobile Payment: una nuova user experience”  presso il  Castello Sforzesco di Milano.

Pagare con il proprio smartphone?

Durante la conferenza stampa è stata presentata l’app Mediolanum Wallet che consente ai correntisti della banca di virtualizzare la propria carta di credito e trasformare il proprio smartphone in un vero strumento di pagamento.  Così il portafoglio diventa smart: Mediolanum Wallet è versione digitale del tradizionale portafoglio, con diverse funzionalità, tra cui la possibilità di controllare il saldo residuo della carta prepagata in real time o effettuare pagamenti veloci tramite widget.

Dunque, per pagare una cena al ristorante, o per acquistare un biglietto del cinema, la formula è veramente semplice: basta uno smartphone di tecnologia NCF abbinato alla carta Mediolanum Freedom Easy Pay  e una sim card TIM abilitata. Pochi attimi e in modo semplice e veloce (noi l’abbiamo testato per pagare un drink 😉 ) pagherai la cena in modo pratico ed intuitivo, avvicinando il tuo telefono al terminale POS.

Uno sguardo sulla tecnologia NFC

Ma facciamo un passo indietro. Che cos’è la tecnologia NFC? Acronimo di Near Field Communication, (comunicazione in prossimità) è una tecnologia di connettività wireless bidirezionale a corto raggio che permette di far comunicare dispositivi diversi accostati: la loro vicinanza crea una rete peer-to-peer che abilita lo scambio di informazioni.  Uno smartphone NFC e un POS contactless abilitato in questo modo possono scambiare informazioni.

tecnologia NFC

Secondo Massimo Doris, il mobile payment sarà una nuova moda

Alla fine della presentazione stampa, Massimo Doris, Amministratore Delegato di Banca Mediolanum, ci ha spiegato come la banca effettuerà il processo di education: la strategia comprenderà un piano di comunicazione integrato sia sui media tradizionali che online, ed includerà anche l’azione diretta dei family banker che assisteranno i clienti nell’approccio a questo sistema. Secondo Massimo, grazie alla velocità e praticità di questo sistema di pagamento, le persone lo sposeranno con entusiasmo al punto di farlo diventare un fenomeno di costume.

Schiavi dell'iPhone? Moment vi aiuta a liberarvi

moment app

Si usa spesso dire, con una forma retorica, che “siamo schiavi dei nostri smartphone”.

L’oggetto che più di ogni altro ha cambiato le nostre abitudini, rivoluzionando il modo in cui svolgiamo centinaia di attività raggruppandole in un solo dispositivo, è in effetti sempre al nostro fianco: in mano, in tasca, sulla scrivania, sul comodino e addirittura sulla mensola in bagno.

L’influenza che ha nelle nostre vite è enorme, dobbiamo ammetterlo, e come sempre in questi casi si corre il rischio di esagerare.

Si sa, il troppo stroppia (o, in modo più alto: in medias res – c’è una misura nelle cose – come dicevano i latini).

Kevin Holesh, uno sviluppatore di app e blogger, si è reso conto di passare troppe ore della propria vita davanti al proprio iPhone e ha deciso di sviluppare Moment, un’app che tiene conto di quanto tempo teniamo i nostri occhi sul luminoso rettangolo palmare, piuttosto che alle cose della vita reale.

Come si legge nel suo blog

“Circa sei mesi fa, mi sono reso conto di avere un serio problema. Ero dipendente dal mio iPhone. Mi sentivo come nudo se non sapevo di averlo nella mia tasca destra. In quel momento ho deciso di creare una soluzione a questo problema”.

Ora, se state pensando “e ha deciso di risolvere la questione inventando una nuova app??”, leggete le prossime righe.

Moment è un applicazione fatta per essere invisibile.

Vi si entra solo la prima volta per impostarla e poi lavora in background, informandovi solo quando avete superato il limite giornaliero che vi siete imposti, evitando così di darci un altro motivo in più per controllare l’iPhone durate la giornata.

Su Techcrunc Holesh racconta di quanto, in alcuni casi, la gente neppure si accorga di questa malsana abitudine: “Ho chiesto a degli amici” racconta Holesh, se avessero un’idea di quanto tempo passassero sui loro telefoni, e poi abbiamo verificato con Moment: la loro risposta era sempre il 50% più bassa della realtà”.

Moment si scarica gratuitamente su dispostivi iOS e ha una serie di opzioni di a pagamento che vanno a implementare il livello di controllo che decidiamo di mettere in atto contro… noi stessi!

moment app screenshot

L’obiettivo, però, non dev’essere “metti giù il telefono per sempre e vai a vivere nei boschi”, quanto più cercare di avere una vita più equilibrata.

Da quando Kevin Holesh utilizza Moment è passato da un uso del proprio iPhone di 75 minuti al giorno a 40 e questa sua invenzione è diventata la sua principale fonte di sostentamento.

Come si diceva a inizio articolo, siamo davvero convinti di con-vivere una delle più grandi innovazioni tecnologiche di sempre e difenderemo sempre, a spada tratta, i vantaggi di avere uno smartphone nella nostra tasca.

Questa applicazione, però, va vista come un utile aiuto a eliminare tutti quei tic che si sono impossessati di noi da 10 anni a questa parte: schiacciare il tasto home del telefono ogni minuto, senza una vera motivazione; portarsi il telefono a letto per un’ultima controllata prima di dormire; portare avanti due conversazioni in contemporanea (una con una persona in carne e ossa e una via etere); dire prima cosa si pensa ai social piuttosto che alla persona che abbiamo a fianco (tutti esempi descritti benissimo nel cortometraggio del 2013 I Forgot My iPhone).

Vivere un po’ meglio, senza rinunciare al nostro iPhone, si può fare.

Valutare una startup digitale in cinque mosse

Ogni volta che si accende una lampadina nel nostro cervello, quando arriva l’idea geniale, la killer application del secolo o il marketplace che tutti stavano aspettando, prima di bussare alla porta di uno dei 140 venture capital e investitori italiani, è utile fare una riflessione su come valutare una startup digitale. Che si tratti di una business plan competition, di un programma di accelerazione, o di un investimento da parte di un fondo, bisogna conoscere i propri punti di forza e di debolezza per ogni singolo driver. Se si vuole avere un format indicativo di calcolo del valore pre-money è a disposizione a questo link.Durante la primissima fase di realizzazione di un progetto, per essere pronti a mandare una mail di presentazione o a bussare alla porta di un incubatore, occorre prepararsi al meglio conoscendo quali sono i punti fondamentali su cui costruire la propria avventura imprenditoriale.

Team, team, team, team, team

Il team è la prima variabile, il team viene prima di ogni altra cosa, anche prima dell’idea stessa. Un buon team si misura ovviamente non solo quantitativamente, ma anche qualitativamente, più il team è indipendente nello sviluppo dell’idea, più possibilità avrà di essere finanziato. Alcuni investitori affermano addirittura che i cinque driver sono: team, team, team, team, team.Soffermandoci sulle startup digitali, è sempre necessario che siano presenti almeno un ingegnere informatico ed un economista. Si valuta quindi il curriculum dei fondatori in funzione delle formazione e delle esperienze, dell’aderenza dei curriculum alle tematiche del progetto, al network personale e professionale, e soprattutto almeno per la prima impressione la capacità di saper presentare l’idea.

Da un’idea nasce un prodotto

Esiste una bella differenza tra prodotto e idea, avere un prodotto significa concretezza, significa customer validation, cioè contatto e validazione da parte dei primi potenziali. Si passa quindi dalle interviste, al cosiddetto MVP il famoso miminum viable product, cioè una versione dimostrativa delle funzioni del prodotto. Dalla versione Alpha, si passa alla versione Beta, con variante privata e pubblicaper consentire la fase di test ad un numero circoscritto di utenti.

Trazione come velocità di decollo

Quando parliamo di trazione, o traction, intendiamo l’andamento dell’interesse dei potenziali clienti in funzione dello stadio di sviluppo del prodotto. Si tratta di numeri concreti, non di ipotesi o paginate di analisi finanziarie e business plan Come hanno reagito i primi clienti al prodotto? La prima misura di traction per determinare il valore di una startup digitale è data dalle classiche email che si raccolgono con una landing page, passando per i veri e propri test del prodotto. La traction fa parte delle metriche che ogni startup digitale deve monitorare, a costo di dover cambiare completamente strategia, valutando ogni possibile causa dell’insuccesso, movimentando le leve che vanno a formare il business model del progetto.

Numeri cioè risultati

Le metriche possono riguardare risultati non strettamente collegati al fatturato, come numero di visualizzazioni di un sito, o numero di download di un’application. I numeri intesi come risultati derivano dal revenue model della startup, cioè come genera ricavi. Il fatturato è una cosa, una manifestazione d’interesse è un’altra cosa, e soprattutto nella fase iniziale, prima della costituzione è difficile, ma non impossibile, avere già dei risultati reddituali positivi. Non è impossibile perché un team può iniziare a validare la propria idea rispetto a dei potenziali clienti, anche attraverso il pagamento dell’iscrizione ad un gruppo su Facebook come minimum viable product. Un recente esempio di successo di questo tipo è dato dalla startup Tutored che ha potuto validare il proprio business model proprio attraverso un gruppo su Facebook per mettere in contatto chi cerca e chi offre ripetizioni.  

Mercato e concorrenza della startup digitale

Ogni prodotto ha un mercato, ed in ogni mercato esiste concorrenza. Si tratta in primis di identificare quanto grande è il mercato a cui ci si riferisce, e quanto cresce in media annualmente. È bene quindi ragionare sui trend in crescita, ragionare su esempi di successo, oppure addirittura pensare ad un copycat, cioè copiare un’idea esistente focalizzandosi per esempio su un mercato diverso. Il classico esempio è dato idee di successo negli Stati Uniti che vengono replicate in altre nazioni, rispetto a mercati emergenti, come il famoso esempio di Rocket Internet, incubatore di startup digitali basato a Berlino e famoso per aver lanciato Zalando. Importante capire quali sono i concorrenti, senza limitare l’attenzione allo stesso identico prodotto, sono concorrenti tutti i prodotti o servizi che rispondono allo stesso bisogno.

La Battaglia delle Idee: i consigli della startupper Emanuela Zaccone [INTERVISTA]

Oggi abbiamo il piacere di chiacchierare con la ninja geek Emanuela Zaccone – co-founder di AIDA Monitoring e di TOK.tv, la società che sviluppa una serie di app per dispositivi mobili che consentono una fruizione live&social di eventi televisivi come ad esempio, gli attuali Mondiali del Brasile. TOK.tv è esempio di start-up di successo che proprio in questi giorni ha ricevuto un investimento da parte di Italian Angels for Growth (Iag) che assieme ad altri investitori americani contribuisce ad un’iniezione totale di 820mila dollari.

Con Emanuela anticipiamo alcune delle tematiche che affronterà nel suo speech “Keep calm and scale: come tenere duro e puntare al milione” programmato per sabato 5 luglio alla #BattleSA.

Se vuoi partecipare all’evento, prenota il tuo ticket gratuito qui!

Quali sono i fattori critici di successo su cui impostare le strategie di traction?

Dipende dal business e dal tipo di prodotto di riferimento. Il “one size fits all” secondo me non funziona.

Avere degli obiettivi chiari e dimostrare di poterli raggiungere è la sola misura che conti perché è quella su cui si basa la costruzione del business plan ed è quella su cui è possibile misurare il grado di avanzamento della startup.

Sembra scontato ma non lo è affatto: provate a rispondere alla domanda “qual è la metrica più importante per convincere qualcuno ad investire sulla mia startup?”.

Un tuo giudizio sul panorama VC italiano.

Intanto smetterei di comparare Italia-Silicon Valley. La comparazione serve quando ispira, poi bisogna trovare la propria strada.

Che passa anche dall’educazione di tutti i soggetti coinvolti e dall’assestamento (non dalla staticità ma dalla ricerca di un giusto equilibrio) dell’ecosistema. Ecco, io credo che per certi versi in Italia il panorama si stia ancora assestando ed è probabile che il risultato sia diverso dalle aspettative. Mi piace esser ottimista.

Può davvero uno startupper riuscire a mantenere la calma?

Deve. Ma senza perdere l’entusiasmo.
La lucidità è essenziale in una startup perché permette di prendere decisioni critiche – e ne va spesso il futuro della startup stessa – in modo consapevole.

missione girasole fabio casciabanca

Missione Girasole, dal social gardening alle smart cities [INTERVISTA]

Put flowers in your guns”, anzi meglio, pianta dei semi negli spazi verdi della tua città. È questa la versione 2.0 dello storico motto pacifista proposta dall’associazione Missione Girasole, che punta a trasformare la città di Taranto (e l’Italia) in un grande giardino partecipato.

Cinque domande ad uno dei nostri ninja più attivi e vice editor della sezione business, Fabio Casciabanca.  Fondatore di Pinguino Mag e presidente dell’associazione Missione Girasole, Fabio ci ha spiegato come funziona l’iniziativa e come possa nascere un’idea di business anche da un progetto no-profit.

 

missione girasole Fabio Casciabanca

 

Come nasce Missione Girasole e quali sono i vostri obiettivi?

L’obiettivo di Missione Girasole è molto chiaro: sensibilizzare al verde pubblico attraverso processi di condivisione sociale. In parole più semplici, se ognuno di noi piantasse un singolo seme, avremmo un enorme giardino collettivo.

L’idea di base è proprio questa e nasce da un modello positivo, una sorta di ispirazione: un uomo senza fissa dimora che, considerando tutta la città come casa sua, voleva colorarla. Esattamente come facciamo tutti sui balconi delle nostre case con fiori e piante. Da qui la consapevolezza che “tutto il mondo è casa”.

missione girasole Fabio Casciabanca

 

Cosa differenzia Missione Girasole dalle altre attività già conosciute di guerrilla gardening?

La parola guerrilla. Non mi è mai piaciuta: non verrò mai di notte sotto casa tua a piantare fiori nel tuo giardino.

Devi essere tu a prendere parte all’iniziativa volontariamente e soprattutto con la consapevolezza che un gesto semplice come regalare e piantare un seme può cambiare l’aspetto delle nostre città. Ci piace definirlo per questo motivo social gardening.

missione girasole Fabio Casciabanca

 

Come si partecipa alla missione, come si fa per ricevere i semi?

Partecipare a Missione Girasole è facilissimo e divertente: basta richiedere le bustine di semi tramite il sito o la pagina facebook per diventare “agente” armato di paletta e rastrello. Alla base dell’idea c’è naturalmente la condivisione, quindi l’invito è a postare le foto dei girasoli una volta spuntati e a diffondere l’iniziativa tra i propri contatti on e offline.

missione girasole Fabio Casciabanca

 

Ma in concreto, a cosa serve creare questo giardino condiviso?

Nel Sud d’Italia la quasi totalità dei capoluoghi dichiara una superficie di verde inferiore al 5%. Un dato incredibile per un territorio che gode di quasi 300 giorni l’anno di sole. La nostra idea parte dalla considerazione che i parchi e in generale gli spazi di verde pubblico debbano essere sempre più parte integrante del contesto urbano. Gli spazi verdi, per citare Bernard Tschumi, “devono basarsi sulla cultura, sull’educazione e sul divertimento e non più su una utilizzazione puramente estetica e passiva”.

missione girasole

 

Oggi la distribuzione di semi di girasole e domani?

Seguendo l’idea di smart city, esigenza indispensabile per l’innovazione delle infrastrutture urbane, siamo in fase di ultimazione di un progetto ambizioso che punta a rielaborare spazi verdi inqualificati con strumenti innovativi. Perché non può essere un luogo produttivo anche una piazza con aiuole? Ricaricare cellulari e smartphone pedalando, connettersi alla rete wifi comodamente seduti su una panchina dotata di pannelli fotovoltaici, mentre il cartellone pubblicitario raccoglie l’umidità dall’aria e la trasforma in acqua innaffiando gli alberi della piazza. E poi, tante altre piccole, grandi innovazioni che per il momento preferisco non svelare.

Fiori, film, hotel: i migliori annunci stampa della settimana

Bentornati validi guerrieri! Anche oggi vi presentiamo una raccolta dei migliori annunci stampa pubblicati nei giorni scorsi e premiati al Cannes Lions, il Festival Internazionale della Creatività. Ecco a voi!

Bauducco Toast: Heroes/Astronauts/Holmes

Mai sottovalutare il contributo dei gregari! Per Bauducco Tost non bisogna sottostimare i ruoli di supporto: senza fetta biscottata non potresti assaggiare la marmellata. Senza Watson non ci sarebbe Holmes.

Advertising Agency: AlmapBBDO, Brazil
Chief Creative Officer: Marcello Serpa
Creative Directors: Bruno Prosperi
Art Director: Marcelo Tolentino
Copywriter: Marcelo Pignatari

Kanukte Flowers: Las Vegas/Sister in Law/Secretary

Una volta dicevano: “dillo con un fiore”.  Qui si dice: “nascondilo con un fiore”! Eventi per cui è necessario scusarsi, come una notte brava a Las Vegas,  la lite con la cognata e la brutalità contro l’incolpevole segretaria.

Advertising Agency: TBWA, Istanbul, Turkey
Chief Creative Officer: Ilkay Gurpinar
Creative Director: Emre Kaplan
Creative Director / Copywriter: Volkan Karakasoglu
Art Director / Copywriter: Gamze Ichedef
Copywriter: Yigit Irde
Illustrator / Retoucher: Dogu Dinmez

Lemonade Films: Drama/War/Erotic

Se avete poco budget e volete un grande spot pubblicitario per la vostra azienda, rivolgetevi all’agenzia canadese Lemonade film production che promette grandi film a basso costo.

Advertising Agency: Leo Burnett Tailor Made, Sao Paulo, Brazil
Chief Creative Officer: Marcelo Reis
Creative Directors: Vinicius Stanzione, Alessandro Bernardo
Art Director: Ricardo Alonso
Copywriter: Flavia Coradini
Photographer: Nano Cunha

Road Lodge: Crack/Sack/Snog

Road Lodge è la catena di Motel a basso costo del gruppo City Lodge Hotel. Ironica questa campagna di comunicazione che in sostanza dice: abbiamo una sola stella, ma la usiamo per ciò che conta veramente.

Advertising Agency: TBWAHuntLascaris, Johannesburg, South Africa
Executive Creative Directors: Adam Livesey, Matthew Brink
Creative Directors: Charles Pantland, Vincent Osmond
Copywriter: Charles Pantland
Art Director: Shane Forbes

WWF: Shark/Rhino/Tiger

Il grande illustratore Surachai Puthikulangkura colpisce ancora. La campagna per WWF “Stop one. Stop them all.” è stata premiata con un leone di bronzo al Cannes Lions Award 2014.

Advertising Agency: Leo Burnett, Sydney, Australia
Chief Creative Officer: Andy Dilallo
Creatives: Brendan Donnelly, Guy Futcher
Concept Illustrator: John Henry Pajak
Photographer, Illustrator: Surachai Puthikulangkura / Illusion
Production: Somsak Pairew, Kitidej Rattanasuvansri

Una festa mondiale: la street art di Speto per Coca Cola

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

Ancora in fase di elaborazione del lutto per l’eliminazione dalla competizione della nazionale italiana, i Mondiali, si sa, rappresentano un rito che, come tale, richiede partecipazione tramite formule codificate.

Una di queste è sicuramente la presenza di una lattina di Coca Cola ghiacciata, ad accompagnare la visione dei 90 minuti di partita e, qualunque sia il risultato, tutto sommato di festa.

È proprio su questo che ha puntato la Coca Cola, sponsor ufficiale della Fifa da ormai 40 anni, in occasione dei Mondiali, concedendo le chiavi di tutto l’universo concettuale che la contraddistingue allo street artista brasiliano Speto che, in collaborazione con lo studio BGO di Leeds, ha creato un nuovo visual, ad hoc, per gli incontri calcistici del campionato internazionale.

Una festa mondiale la street art di Speto per Coca Cola

Le peculiarità che contraddistinguono il brand, a livello emotivo e istintivo, sono state rappresentate dall’artista attraverso il suo modo di leggere il mondo, con semplicità, immediatezza, universalità. Occorreva raccontare i valori della felicità, solidarietà, della condivisione per una festa alla quale tutti sono invitati.

Un’immagine da ricercare dentro al fondo di un bicchiere di bollicine: il suono delle risate, il calore di un abbraccio, la spensieratezza della condivisione.
Un vero e proprio storytelling, il cui contenuto è l’emozione estetica che si sviluppa attraverso quattro personaggi, uniti dalla passione per il calcio e, per sineddoche, dalla voglia di partecipazione.

Una festa mondiale la street art di Speto per Coca Cola

Speto, che racconta di sentirsi vicino all’Arte Naif, è un artista autodidatta. La sua visione dell’arte come tecnica sociale del sentimento, è divenuta il manifesto, non a caso, attraverso cui il mega-brand Coca Cola ha deciso di omaggiare la Fifa World Cup.
Secondo l’artista poveri, ricchi, giovani e vecchi, tutti hanno il diritto (e la necessità) di esprimersi.

Volendo utilizzare metafore calcistiche, la realizzazione dell’opera è stata un assist dall’analogico al digitale. Come lui stesso racconta, dopo aver realizzato i graffiti e averli fotografati, li ha impressi su delle tavole di legno e in seguito finalizzati al computer, in post-produzione.

Una festa mondiale la street art di Speto per Coca Cola

La sfida più grande era quella di coinvolgere e incantare il pubblico mondiale, come in una lunga e solare festa. Mostrando così che la Coppa appartiene a tutti, tanto quanto una lattina di Coca Cola.