La sdraio dell’Agnello: “E' solo lavoro. E' solo passione”

Qualche giorno fa tra una telefonata di un cliente e una recensione su Pitchfork, un whatsapp e una conversazione con un ex collega leggo questo articolo di Vice, che a me piace, nonostante tutto.

Praticamente sto tipo bravo e tranquillo che faceva le reclame come mestiere diceva che il lavoro era tutto e bisognava solo farlo bene per essere notati.
Su una cosa ha ragione, sull’altra no.
Il lavoro non è tutto.

Stavo per scrivere un sermone lungo e arrabbiarmi come al solito con chi mi ha fatto riscrivere la stessa frase un trilione di volte, parlato di visioni, di next-level, con chi ha trattato stagisti come le comparse sul set di Amistad.

Ma no.
Questo articolo è diverso. Voglio che sia un encomio a chi mi ha dato una pacca sulla spalla e detto di tirare avanti. A quei due direttori creativi che mi hanno detto che ero bravo perché perché riuscivo a staccare e dedicarmi ad altro. Perché trovavo ispirazione al di fuori del lavoro e non ero un integralista del lavoro stesso.

Uno era del nord, e l’altra del sud. E alla fine di grandi discorsi c’era sempre la solita frase: “Agnellino, tanto lo sai, è solo lavoro. Non ti arrabbiare!”
Mia madre una volta mi raccontò di un’intervista a Paolo Sorrentino, che all’epoca non aveva ancora alzato statuette dorate.

Un giornalista gli fa: “Paolo, mi scusi ma lei si tiene più su una linea narrativa alla Godard? Oppure segue più una poetica italiana, che so Bertolucci, retrospettive Felliniane?”
Sorrentino rispose: “Mi scusi, signore, ma io ste cose proprio non le non le capisco e non le voglio capire e non le voglio seguire. A me piace il cinema, faccio le cose che mi piacciono.”
Fare un buon lavoro è giusto, è doveroso, è sano, più che altro normale. Farlo per vantarsi dell’immagine che si proietta all’esterno è da stronzi. E il risultato, molto spesso, è pure penoso.

Sorrentino ha ragione: è solo passione, è solo lavoro.
La vita vera è un’altra cosa.

Questo articolo è anche per Sorrentino, che mi ha fatto scoprire i Veils che ora vi ascoltate.

Statemi bene.
Specialmente quelli che criticano all’italiana.

L’Agnello.

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Selfie e Nomination: il colpo grosso di Samsung agli Oscar Awards

Ieri si è tenuta la Notte degli Oscar, la più antica cerimonia di premiazione cinematografica nonchè il punto di riferimento per gli appassionati del settore che, tra le altre, ha visto vincitore “La grande bellezza” di Sorrentino come miglior film straniero. Sulla passerella del Red Carpet, però, è passato anche un “ospite” tecnologico che ieri ha realizzato una buona iniziativa di marketing. Stiamo parlando di Samsung, main sponsor dell’evento, che ha approfittato dell’evento per presentare il suo primo spot del Galaxy S5. Per chi ieri notte dormiva, ve lo riproponiamo:

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Ma non è tutto: per le nomination più importanti dell’anno, la presentatrice Ellen DeGeneres si è portata sul palco un bel Samsung Note 3  che ha fatto più volte capolino dalle inquadrature ed è servito per coprire l’evento sul social.

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Ellen, infatti, non ha disdegnato la moda del momento e si è lanciata in una serie di autoscatti con le star dell’evento.

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Via @TheVerge

L’apice dell’awarness per Samsung si è avuto quando Bradley Cooper ha raccolto la sfida di Ellen DeGeneres: scattare il selfie più retweettato della storia. Come prontamente riportato dalla nostra collega Kirameki, l’attore di American Hustle ha radunato i suoi amici ed ha scattato una foto destinata a rimanere nella storia dei social media; ovviamente Bradley ha preferito, utilizzare il Samsung di DeGeneres. Per citare il sottotitolo del film per il quale era candidato: “L’apparenza inganna”?

 

L’autoscatto, o, se preferite, il selfie, è davvero d’effetto perchè veicola un significato forte: le star in competizione per la statuetta dorata si mettono in posa come in una foto tra amici, donandoci un “cast” che non vedremo mai (forse) in nessun film! In poche ore questa foto è diventata il post più condiviso di Twitter (ad ora, le 14 del 3 Marzo, conta la mostruosa cifra di 2 milioni e mezzo di retweet), soppiantando di molto il precedente record (l’abbraccio tra Obama e la moglie in occasione della vittoria presidenziale del 2012, con 782k retweet). La foto è finita presto in pasto agli utenti della rete, ed inizia a declinarsi in tante parodie.

Che cosa significa per Samsung? Significa che, oltre alla pubblicità ottenuta grazie all’evento, due milioni e mezzo di utenti Twitter e relativi follower hanno un Note 3 in bacheca (senza contare chi, come me, ne è stato raggiunto dal buzzing).

Andiamo ad analizzare cosa è successo ieri per Samsung dal punto di vista del Marketing.

Incrociare i piani per risultati strepitosi

Non possiamo sapere se quello che è successo ieri è stato un evento fortuito, ma siamo sicuri che Samsung ha riservato un posto speciale a Twitter per la Notte degli Oscar. Come apprendiamo dal sito adage.com, infatti:

Samsung is again ABC’s “The Oscars Backstage” sponsor,which this year includes Samsung’s sponsorship of a series of 10 promoted tweets of celebrity selfies which will be taken from the green room and sent from the account of @TheAcademy. Samsung provided a mosaic of 86 Smart TVs, tablets and smartphones — “one for each year of Oscar” — that will make up one wall of the award show’s green room, according to the room’s sponsor Architectural Digest.

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Quali sono stati i presupposti di questa vittoria per Samsung?

  • Precisione e decisione negli investimenti – il colosso coreano si è garantito la posizione di main sponsor per “The Oscars Backstage”, facendo richieste precise all’organizzazione;
  • Avere tempismo – il giorno dopo il Mobile World Congress, Samsung ritorna a far parlare di sè;
  • Mixare gli strumenti giusti – dalla messa in onda dello spot tradizionale al testimonial, fino alle installazioni per i tweet programmati dall’account ufficiale, il brand ha avuto una presenza sempre attiva, ma mai invasiva, durante l’evento;
  • Puntare sul buzzing – per le proprietà intrinseche dei propri prodotti, quella di puntare sul buzzing era quasi una scelta obbligata per Samsung. Le notizie, difatti, circolavano live grazie agli smartphone.
  • Selezionare il giusto target – la gamma di dispositivi top di Samsung, dall’ S5 al Galaxy Gear, passando per il Note, ben si sposa con il target di riferimento degli Oscar: persone esigenti e dal gusto mondano, attratte dalle curiosità sugli attori e sulle celebrità in lizza per la statuetta d’oro.

Insomma, sembra che Samsung, dagli Oscar, si sia meritata una bella nomination. Voi condividete l’operato di Samsung durante la Notte degli Oscar? Avreste cambiato qualcosa o, come prevedo, iniziate già ad averne abbastanza di questa notizia? Fateci sapere nei commenti qui sotto!

Casseforti, scarpe e libri nei migliori annunci stampa della settimana

Sperando che la vostra settimana sia iniziata alla grande, vi proponiamo, come ogni lunedì, una scorpacciata dei migliori annunci stampa della settimana. Go!

Inlingua language schools: Yakuza/Cheap stuff/Sheikh


Una scritta in una lingua incomprensibile sopra ad una solidissima cassaforte a forma di fumetto. La chiave che riesce ad aprirla ha un’etichetta con il nome della scuola di lingue.

Chiaro, semplice e d’impatto: con i corsi di ‘Inlingua’ riuscirai a comprendere le lingue più difficili del mondo.

Advertising Agency: Kolle Rebbe GmbH, Hamburg, Germany
Executive Creative Director: Sascha Hanke
Creative Directors: Rolf Leger, Thomas Knüwer
Art Director: Thomas Knüwer
Copywriter: Florian Ludwig

Spinfluence: Change/Freedom/Guns

Questa serie di print per il lancio di un libro che tratta di propaganda gioca tutto sul copy che si fonde con le immagini in modo davvero creativo. La copertina del libro è parte fondamentale della composizione che è strutturata sulle tonalità di grigio e sul colore rosso.

Advertising Agency: Draftfcb, Auckland, New Zealand
Executive Creative Director: Tony Clewett
Copywriter: Peter Vegas
Art Directors: Nick Mcfarlane, Christiaan van Noppen
Producer: Jenny Doubleday
Head Of Art: Nick Smith

LG Nordic: Thin

I nuovi televisori LG hanno un vantaggio competitivo che li rende unici nel mercato: uno schermo di soli 4 millimetri di larghezza. I creativi di M&C Saatchi hanno deciso di focalizzarsi su questo vantaggio mostrando nella print un oggetto di uso comune (la rivista) che ha lo stesso spessore dello schermo del televisore.

Advertising Agency: M&C Saatchi, Stockholm, Sweden

Mizuno: Fly

Le calzature sportive Mizuno sono talmente leggere e talmente veloci che volano! La scarpa fluttuante in primo piano è formata da soffici penne colorate di uccello che donano alla composizione una leggerezza e una morbidezza evidenti.

Advertising Agency: Talent, Sao Paulo, Brazil
Creative Directors: João Livi, Alexandre Nego Lee, Rodrigo Bombana
Art Director: Leonardo Rua
Copywriter: André Baldez
Illustrator: Gelmi
Photographer: Paulo Risi

Norlis Bookstore: Unplug with a book

Siamo ossessionati da smartphone e tablet! Questo fatto è talmente assodato che anche i brand più famosi utilizzano questa dipendenza emergente nella loro comunicazione (vedi case history Coca-Cola).

Norlis Bookstore invita a “scollegarsi” dai dispositivi digitali, grazie all’aiuto di un libro. Nella print, libri reali disposti uno sull’altro, formano delle frasi divertenti contro i social media e app famose.

Advertising Agency: Anti, Oslo, Norway
Art Director: Jason Kinsella
Copywriters: Jason Kinsella, Erik Heisholt
Assistant Art Director: Charlotte Bakken
Photographer: Glenn Rokeberg

Bradley Cooper scatta il selfie da Oscar

Gli Oscar 2014 sono stati assegnati proclamando, tra gli altri, La grande bellezza di Paolo Sorrentino miglior film straniero.

Anche la cerimonia di premiazione è stata contagiata dalla selfie-mania, al punto che la presentatrice degli Oscar Ellen DeGeneres ha lanciato la sfida: scattare una foto che battesse il record di retweet della storia.

Detto fatto, ha incaricato Bradley Cooper di scattare il selfie col proprio smartphone

ABC / Academy of Arts and Sciences

Il risultato? Al momento lo scatto conta più di 2.400.000 retweet e oltre 1.100.000 preferiti, battendo così il celebre scatto di Obama, che deteneva il primato fino ad oggi

Nel selfie da Oscar sono stati immortalati Brad Pitt, Angelina Jolie, Meryl Streep, Julia Roberts e Kevin Spacey, peccato però non riuscire a farci stare tutti… tutta colpa delle braccia troppo corte di Bradley 😉

Shoe Bakery trasforma bellissima calzature in dolcissimi capolavori, unendo fashion e cake design

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Shoe Bakery, l'online store dove le scarpe si mangiano

Avete mai pensato di indossare un dolce, oppure di mangiare una scarpa?

Croce e delizia, dall’alba dei tempi scarpe e dolci costituiscono una delle tentazioni più forti per qualsiasi donna.  Shoe Bakery – online store che vende esclusivamente prodotti fatti a mano – trasforma bellissime calzature in vere e proprie opere d’arte culinaria, capolavori di design che dimostrano quanto fashion e cake design non siano poi così distanti tra loro.

Questo progetto nasce dall’amore per le calzature e dalla volontà di essere unici, al punto di creare opere completamente personalizzate date dalla contaminazione di universi differenti.

Ecco alcune delle loro creazioni selezionate dalla loro gallery.

Somewhere: la piattaforma digitale che mostra e condivide il tuo lavoro

Direttamente dalla Germania, nasce un nuovo modo di raccontare la propria esperienza lavorativa: la piattaforma di blogging visivo Somewhere. Un’operazione all’avanguardia che consentirebbe addirittura di sostituire il proprio Curriculum Vitae.

Tale nuovo modo di approcciarsi al mondo dell’impiego offre l’opportunità a freelancers e piccoli team (in particolare), di mostrare ai potenziali futuri capi, una descrizione senza dubbio più coinvolgente del loro percorso lavorativo perchè altamente digitalizzata, rendendo così più interessante la loro fase di reclutamento.

Somewhere, infatti, consente in poche e semplici mosse (condivisioni di post, immagini, video, tag) di rilevare esattamente che cosa una persona è in grado di fare nella propria vita.

E-recruitment

L’industria di reclutamento ha già sperimentato e abbracciato da qualche anno le innovazioni digitali nel proprio settore. Si parla precisamente di E-recruitment, un processo di assunzione e selezione di candidati che avviene tramite servizi online e in particolare Internet.
L’ingresso delle ITC (Information and Communication Technology), nel mondo lavoro ha apportato grossi cambiamenti che hanno plasmato completamente il modo di gestire e organizzare intere aziende, compreso, per l’appunto, il processo di selezione di nuovi candidati in cerca di occupazione.

L’E-recruitment, sostianzialmente, si avvale dell’uso di siti in cui vengono visualizzati una miriade di annunci e le aziende che desiderano inserire figure professionali all’interno delle loro strutture pubblicano questi sulle piattaforme online messe a disposizione dalle compagnie specializzate proprio nel reclutamento online.

L’obiettivo principale dei servizi di e-recrutiment è quello di facilitare il contatto tra aziende e chi sta cercando lavoro e Somewhere nasce proprio con questa intenzione.

Somewhere

Al posto di sprecare energia nell’aggiornare continuamente il proprio CV cartaceo, Somewhere nasce dall’idea di dare l’opportunità ad un lavoratore di spiegare esattamente quello per cui e a cui sta lavorano, cioè ciò che sa meglio fare, esibendo le sue particolari abilità e competenze in maniera virtuale, attraverso un format visivo e interattivo.

Conosciute come “Sparks” (scintille), ognuna di queste supporta tali attività in versione di post.
“Le scintille” sono caratterizzate da immagini e piccoli contenuti scritti che spiegano esattamente la mansione che si sta svolgendo, l’ispirazione del lavoro e le passioni degli utenti che stanno usando Somewhere.
Le Sparks, inoltre, permettono anche l’uso dei tag, importanti soprattutto per mettere in contatto più persone, lavoratori e professionisti tra loro.

L’innovativa piattaforma dà così l’opportunità ai datori di lavoro di vedere esattamente e realmente ciò che gli utenti e aspiranti lavoratori sanno fare nella loro vita e attività lavorativa. In particolare, quindi, di che cosa si stanno occupando, si occupano in generale, riuscendo così ad ottenere un quadro più ampio delle loro abilità e interessi.

Un’idea rivoluzionaria che appassiona e fa mettere in gioco molti.

In quale altro modo i CV cartacei o lettere di presentazione, ad esempio, possono essere più riassuntivi, veritieri e utili se non come Somewhere?

Per maggiori informazioni visita il sito ufficiale o contattate hello@somewhere.com

5+1 modi per aumentare l'engagement della vostra fanpage con i giochi

via thevortex.it

L’engagement su Facebook non è cosa semplice: il modo migliore per coinvolgere gli utenti è conoscerli, provare a captare cosa più amano e condividere contenuti che possano apprezzare a tal punto da attivare le condivisioni, i commenti e la partecipazione in generale.

Abbiamo già analizzato insieme la ricerca che analizza le motivazioni dell’uso di Facebook secondo la variabile di genere. Se le donne apprezzano di più l’aspetto emotivo e sociale, gli uomini prediligono il social per la condivisione dei contenuti anche se con percentuali inferiori. E’ proprio questo il punto: come conquistare “emotivamente” e “socialmente” gli utenti con la vostra brand page?

Secondo Social Media Examiner una buona soluzione consiste nell’utilizzo dei giochi. Ecco quindi 5 modi +1 per introdurre il divertimento nel vostro Facebook marketing.

Ovviamente, cari Guerrieri, vi invitiamo ad attuare le proposte che troverete di seguito rispettando le norme dello Stato Italiano e del regolamento di Facebook!

1. La fan photo of the week

La prima cosa da fare è rendere gli utenti parte integrante della vostra comunicazione social.

Poichè ai fan è cosa gradita vedere il proprio nome pubblicato su una brand page, coinvolgeteli in un contest come ad esempio la “Fan photo of the week”: chiedete loro di mandare una foto che abbia a che fare con un argomento preciso (scelto da voi) e quindi, fatta la selezione, scegliete il vincitore premiandolo con la pubblicazione del contenuto in maniera ufficiale, magari utilizzando la foto vincitrice anche come immagine di copertina.

Il vincitore condividerà con tutti gli amici il lieto evento e così la vostra pagina sarà visibile sulle home feed dei suoi contatti aumentando il buzz positivo a vostro favore.

Facebook: 5 modi + 1 per aumentare l'engagement con i giochi

Un esempio concreto ci arriva da Walmart. La multinazionale che si occupa di grande distribuzione organizzata chiede a propri utenti di caricare una foto tramite l’applicazione di Facebook. Con questa scusa i fan visitano la pagina dell’azienda per trovare il form dove postare il contenuto… e that’s it!

Volete rendere ancora più divertente il contest? Potete chiedere agli utenti stessi di votate la miglior foto, provate a valutare i contenuti a seconda del successo che hanno tra fan magari valutando like, commenti e share. Poi condividete la foto vincitrice e magari, come Walmart, utilizzate un’app di Facebook per il contest, rendendo la gara più semplice ma anche raccogliendo così maggiori informazioni sugli utenti.

2. Il fan photo showdown

Molto simile al “Fan photo of the week”, il “Fan photo showdown” è un contest che, però, permette il coinvolgimento diretto degli amici dei vostri utenti per giudicare il contenuto, e il vincitore passa a un livello successivo del gioco.

Facebook: 5 modi + 1 per aumentare l'engagement con i giochi

L’esempio di Amazon è particolare. L’azienda ha proposto il ‘Gladiator Showdown‘ su Facebook mettendo in palio un viaggio di 10 giorni in Italia per la Maratona di Roma. Ogni giorno i fan postavano le loro personali foto di Gladiatori e Amazon di volta in volta sceglieva l’utente che poteva passare alla selezione successiva. Individuati i 16 finalisti gli amici dei fan hanno avuto a disposizione una settimana per scegliere la foto preferita.

Facebook: 5 modi + 1 per aumentare l'engagement con i giochi

Per creare più coinvolgimento tra gli utenti potreste quindi fare le selezioni a eliminazione, dare un tempo limite per caricare i contenuti, collegare il contest a un evento importante di portata magari internazionale e, inoltre, ospitare la gara direttamente su Facebook pubblicizzandola però anche sugli altri social media.

3. Le classifiche

Inserire la classifica del gioco aumenta il coinvolgimento, così facendo si possono vedere le posizioni degli utenti o delle squadre e i fan possono seguire l’andamento del concorso, i voti e le varie posizioni.

Facebook: 5 modi + 1 per aumentare l'engagement con i giochi
Skittles, il brand che produce confetti alla frutta, ha inserito una classifica a “schema piramidale” mettendo in palio un milione di Skittles. L’azienda ha chiesto ai fan di condividere, senza limiti, il video promozionale di Skittles regalando una caramella virtuale per ogni share e, alzando la posta e il coinvolgimento, ha premiato anche gli utenti che invitavano i loro amici alla condivisione.

Facebook: 5 modi + 1 per aumentare l'engagement con i giochi

Per il concorso a classifica vi suggeriamo, inoltre, di utilizzare app come BadgevilleGigya o Scirra, poi di ospitare il contest direttamente su una landing page di Facebook e aggiungere l’elemento di condivisione sociale per la partecipazione, come possono essere i bonus, in maniera tale da allargare e potenziare il vostro marketing.

4. I videogiochi

Un maggiore coinvolgimento si può raggiungere includendo nel gioco l’elemento video che, già da se, cattura particolarmente l’attenzione degli utenti. I fan possono partecipare al videogioco con un avatar che dovrà portare a termine una mission superando di volta in volta livelli sempre più difficili.

Facebook: 5 modi + 1 per aumentare l'engagement con i giochi

 

L’esempio in tal senso arriva da Buffalo Wild Wings, la catena di ristoranti, che ha proposto il videogioco “Protect the football” in cui un bufalo, emblema dell’azienda, salta da una piattaforma all’altra raccogliendo gli oggetti che gli porteranno punti e bonus senza farsi distrarre da brutte situazioni che si susseguono durante l’avventura. I giocatori ottengono più punti se invitano gli amici a partecipare e il capocannoniere della settimana ottiene un premio.

Come realizzare il vostro videogioco? L’ideale sarebbe creare un gioco semplice, dalla mission facile ma accattivante allo stesso tempo. Inoltre una buona soluzione sarebbe è realizzare il videogioco tramite il Facebook Games Developer Center o magari affidare la sua realizzazione a uno sviluppatore di giochi.

Non trascurate poi gli utenti mobile: sappiamo che la fruizione dei contenuti di Facebook riguarda una larga fetta di utenti su smartphone, perchè quindi non coinvolgere anche loro?

5. Videogiochi social

Nello sviluppo del vostro Facebook marketing i giochi devono essere sviluppati al massimo per creare tanto coinvolgimento, quindi, quando deciderete di creare un videogioco, prendete in considerazione anche la possibilità di renderlo un momento di condivisione sociale, un argomento di chiacchiera e un passatempo da condividere con gli amici.

Se nel gioco l’utente ha la possibilità di ‘portare’ anche i suoi coetanei, i colleghi dell’ufficio e altre persone che normalmente frequenta nella vita quotidiana… il successo è assicurato! Chi non è tanto narciso da volersi vantare nella propria community di essere stato capace, magari, del miglior risultato? E poi ahi voglia degli sfottò a chi invece dimostra scarse abilità 😉

Facebook: 5 modi + 1 per aumentare l'engagement con i giochi

Redbull ha praticamente applicato tutto questo promuovendo tantissimi giochi ‘sociali’ sulla fan page di Facebook, con i videogiochi al pc o in mobile e realizzando competizioni a livello internazionale. La maggior parte dei contest dell’azienda si caratterizzano per il coinvolgimento di tutta la propria audience sia come singolo giocatore sia in team.

Quindi, ricapitolando, la migliore strategia per il punto 5 prevede la realizzazione di videogiochi dedicati a singoli utenti e community che diano incentivi alla partecipazione come bonus, prodotti gratuiti o anche solo la possibilità di potersi vantare pubblicamente degli ottimi risultati raggiunti. Da non trascurare però la visibilità del gioco, quindi si potrebbe anche pensare alle Facebook Ads per le app mobile.

+1

L’elemento ‘più 1’ è rappresentato dalla vostra creatività! Non fermatevi ai punti che vi abbiamo proposto ma andate oltre, anche in riferimento alle preferenze dei vostri utenti. Mixate le 5 varie strategie e osate: per portare i fan ad affezionarsi al vostro brand servono idee e coraggio, ma anche tanta voglia di divertirsi e divertire.

Certo “content is king” ma “engagement is queen” ed “entertainment is prince”.  😎

NEK Nomination, no Grazie! Cambiamo le regole del gioco con la Thanks Nomination

Oggi è un giorno speciale. Non solo perchè l’Italia ha vinto l’Oscar, ma perchè possiamo contribuire ad alimentare un’ondata di emozioni positive. Se continuerai a leggere ti spiego come…

Molti di voi ormai saranno a conoscenza di un meme che gira in Rete e che ha riattualizzato le classiche catene di Sant’Antonio via mail attraverso il format “video + Facebook”. Si chiama #NEKnomination ed è la versione 2.0 delle indianate alcoliche, quelle che più o meno abbiamo fatto tutti noi da adolescenti e che si continua a fare come gioco da bar e “rito di passaggio”.

In pratica il format prevede che si faccia un video mentre ci si scola un bicchiere o più di alcool e poi si sfidano gli amici a fare altrettanto entro 24 ore. La tensione psico-sociale è forte: si basa su un rituale che già esiste e che viene rivisitato attraverso le dinamiche e gli strumenti digitali. La viralità quindi è inarrestabile, anche grazie alla “riusabilità” del format e alle emozioni (l’esaltazione per la sfida) che è in grado di alimentare. Bere insieme agli altri è infatti un rituale sociale ovunque nel mondo. Ma anche sfidarsi a chi beve di più in alcune culture serve a mostrare la virilità dei maschi del gruppo.

Tuttavia, per i giovani digitalizzati, quello che avrebbe tutte le caratteristiche di un “rito di passaggio” funzionale a crescere e a diventare grandi – la maggior parte delle volte fortunatamente senza conseguenze gravi – rischia di diventare nell’era dei selfie una stupida esaltazione narcisistica di autolesionismo. Un messaggio virale fortemente negativo che sta già facendo danni, a volte anche gravi.

Dalla NEK alla TNX nomination

E allora noi Ninja ci siamo chiesti: come fare qualcosa? Come scoraggiare questa pratica che sta impestando le bacheche di Facebook?

In fondo ogni messaggio si può risemantizzare, trasformare in qualcosa d’altro. Ce l’ha insegnato la pratica dello “spoof“, ovvero della parodia, molto utilizzata per modificare il senso di campagne pubblicitarie e di slogan politici.

E allora mantenendo il format che prevede un’ azione e una nomination abbiamo pensato di lanciare una sfida, questa volta positiva: la #TNXnomination. Quale format migliore da lanciare nel giorno in cui Sorrentino ringrazia Fellini, Socrsese e Maradona per l’Oscar?

La sfida della Thanks Nomination

Chi mi conosce sa che da qualche tempo mi sono affezionato ad un concetto che cerco di applicare nella mia vita, personale ma anche lavorativa. Provare Gratitudine e invitare le altre persone a manifestare questo sentimento sta diventando il mio mantra. La Gratitudine è un sentimento incredibile, in grado di innescare meccanismi virtuosi che generano valore.

Spesso però non abbiamo tempo, voglia, oppure occasione di dirci la cosa più semplice e bella del mondo: “Grazie!” Un grazie di cuore però, che viene da dentro, un grazie per quello di bello che si è ricevuto (e che ancora si riceverà proprio grazie all’attivazione di questa emozione positiva).

Cosa devi fare per partecipare?

E allora facciamolo tutti, mettiamoci subito in gioco e lanciamo questa sfida ad altre persone che ci teniamo a ringraziare per l’importanza che hanno nelle nostre vite. Farà prima bene a noi e poi anche agli altri. Del resto è dimostrato che la Gratitudine ha un effetto positivo.

1) Scegli tre persone che vuoi ringraziare
2) Ringraziale di cuore in un video
3) Digli che hanno 24 ore per fare la stessa cosa con altre tre persone
4) Pubblica il video su Facebook taggandoli e usando l’hashtag #TNXnomination

In questo modo avremo “elevato gli scopi” e trasformato un format con una vibrazione “distruttiva” in uno con una vibrazione “creativa”: del resto se siamo Creator e possiamo decidere di diventare Attivisti di Simboli positivi. E’ questo quello che intendo nel mio libro “Create!” con la E di “elevazione” tra le variabili della progettazione virale in grado di crea valore.

E allora mi raccomando non fermiamo il flusso: se ricevi una #NEKnomination, fermati e dedicati del tempo per dire “Grazie!”: ti farà bene. Be Ninja e Grazie!

Mirko Pallera, direttore responsabile Ninja Marketing

Paternità e musica, modelli educativi rock 'n' roll

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La paternità si avvicina, ma niente panico, cerchiamo di prendere la cosa con la dovuta serietà e la giusta dose di rock ‘n roll, per fortuna noi figli degli anni 80 siamo stati educati a valori di un certo livello, mica come questi sbarbatelli di adesso!

Valori che venivano comunicati senza sosta da MTV e dal Super Nintendo tutti i pomeriggi, e un po’ anche dopocena ma di nascosto, è grazie a questi valori che oggi posso scegliere tra modelli educativi che garantiranno al mio giovane erede al trono una vita di successo!

Jack ‘n Roll

Due gradi e mezzo di separazione, il libro sul networking

In foto, Domitilla Ferrari (credit Milo Sciaky).

Per il popolo del web Domitilla Ferrari non ha certo bisogno di presentazioni; come Wired dixit nel 2012, @Domitilla è uno dei 50 migliori account twitter italiani da seguire assolutamente.

Cosa sono i gradi di separazione

Il titolo del libro si riferisce alla distanza che separa ognuno di noi da un possibile interlocutore con cui entrare in relazione attraverso contatti in comune. L’allusione, come spiega l’autrice, è diretta alla Teoria del Mondo piccolo, formulata nel 1967 dal ricercatore di Harvard Stanley Milgram.

Secondo questa teoria, ognuno di noi è potenzialmente in grado di entrare in contatto con chiunque desideri nel Mondo; i new media, poi, hanno accorciato di molto le distanze tra gli individui e, ovviamente, anche i gradi di separazione.

Sebbene, però, le distanze si siano accorciate pare essere diminuita la capacità di stringere relazioni sincere e disinteressate. Ed ecco qui svelata la materia trattata dal libro: l’arte del networking.

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Rispettare il valore dell’amicizia

Come Domitilla ricorda spesso dalle pagine del libro: internet non ha inventato la socialità, l’ha solo facilitata.

E, sebbene si possano utilizzare Facebook e gli altri social media per cercare lavoro e fare business,  nella vita di tutti i giorni, in realtà –  a meno che siate dei sociopatici opportunisti – tutti noi amiamo circondarci di persone non per ottenere in cambio qualcosa da loro ma perché le riteniamo, innanzitutto, interessanti.

Basta, quindi, con la distinzione tra offline e online, ammonisce l’autrice: fare network non è dissimile dallo stringere amicizia tutti i giorni.

Se siete socievoli nella vita sarete disinvolti nel legare con chiunque vi imbattiate anche utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione, ma la cosa più importante sono la sincerità, la voglia di cooperare, non mostrarsi diversi da come si è realmente, e stare bene insieme.

Il lavoro, la carriera e le occasioni di business verranno dopo, forse, ma l’importante è saper coltivare, dimostrando sincera e sana amicizia, i rapporti con i componenti del vostro network.

L’amicizia, insomma, è un bene prezioso, anche senza che essa porti vantaggi materiali nella nostra vita.

Essere parte di una squadra

Senza lasciarvi prendere dalla smania di collezionare contatti, circondatevi di persone che gradite e  realmente considerate stimolanti, e non negate il vostro apporto se in Rete doveste incrociare  qualcuno in cerca di consigli o incoraggiamento, perché i prossimi a cui potrebbero servire conforto e aiuto potreste essere voi.

E, ogni tanto, ricordate di trovare il tempo di incontrare vis à vis, almeno il tempo di prendere un caffè, qualcuno dei vostri amici internauti.

Foto di Glenn Harper, "Bar friends", http://bit.ly/1c5QEMG

Ma, soprattutto, basta con La mucca viola; non siete così diversi dai vostri simili da disprezzare l’empatia.

Sforzatevi, bensì, di entrare a far parte di una squadra affiatata e composta da individui che si stimano e si sostengono a vicenda. Questo è il modo in cui il networking può cambiare in meglio la vita di tutti noi (e far girare anche l’economia).

L’arte del networking

Domitilla Ferrari, l’anti Godin, dalle pagine di Due gradi e mezzo di separazione  – dispendansando consigli tra pratica, etichetta, e buon senso in rete, senza esimersi dal tirare talvolta le orecchie ai suoi lettori, e attraverso una scrittura scorrevole, ironica e, come direbbero i suoi follower, smart – rinvigorisce la pratica del networking, tanto citata dal personal branding, con una sferzante e persino utile dose di umanità.