Perché dichiarare la propria missione favorisce il successo personale

Dichiarare la propria missione: uno dei segreti per il successo personale

Definire una missione o dichiarazione di intenti è da molti anni ormai una caratteristica delle realtà aziendali: slogan, o periodi più articolati, in cui vengono chiariti i valori dell’azienda, la sua strategia e gli obiettivi che si pone. Ad esempio quella di Walt Disney è “Rendere felici le persone”; quella della Ferrari “Costruire vetture sportive uniche, destinate a rappresentare, in pista come sulle strade, l’automobile italiana d’alta scuola(…)”.

La missione funge soprattutto da guida operativa per i membri di un’organizzazione, e da ispirazione quotidiana su ciò che si vuole raggiungere, e soprattutto come.

Dalle aziende alle persone

Nel 1989 Stephen R. Covey, nel suo “Le 7 regole per avere successo”, ha suggerito anche ai singoli di creare la propria missione, come parte della seconda regola che recitava: “comincia avendo bene in mente la fine”. Venticinque anni dopo, la creazione di una dichiarazione di intenti risulta essere uno strumento molto efficace per chi è alla ricerca del successo personale.

Si tratta un po’ di viversi come un brand a livello personale, e creare una missione aiuta a rimanere focalizzati sui nostri obiettivi e sulle nostre capacità e specialità

Come definire la propria missione


Ognuno di noi infatti ha dei “poteri speciali”, delle caratteristiche particolari che ci portano a fare qualcosa meglio degli altri. Per creare una missione personale infatti è importante da un lato sapersi guardare dentro e chiedersi “cosa mi piace fare?”, “quali sono i miei valori?”, “cosa mi rende speciale?”.

Da un altro lato invece può aiutare chiedere a chi ci sta intorno, perché spesso tendiamo a considerare le nostre particolarità come normali, e abbiamo bisogno di un parere esterno per prenderne consapevolezza.

Una volta che abbiamo raccolto tutte queste risposte possiamo seguire uno schema per creare la nostra dichiarazione di intenti, così come suggerito da William Arruda (nel suo Ditch. Dare. Do!):

il valore che vogliamo creare + per chi lo vogliamo creare + il risultato che ci si prefigge di raggiungere

Per esempio: “Usare la mia passione e la mia competenza nelle tecnologie per ispirare i ricercatori nel trovare nuove cure per le malattie rare”.

1. Oprah Winfrey, fondatrice dell’Oprah Winfrey Network

Essere un’insegnante. Ed essere conosciuta per la mia capacità di ispirare i miei allievi ad essere di più di quello che loro pensano di poter essere

In un numero di O magazine, Oprah ha dichiarato di aver sentito una voce dentro di sé una volta da ragazzina, mentre guardava sua nonna fare le faccende di casa. Questa voce diceva che nella sua vita avrebbe fatto di più che stendere il bucato su un filo. Alla fine capì che avrebbe voluto insegnare, ma mai avrebbe immaginato che l’avrebbe fatto in TV.

2. Sir Richard Branson, fondatore del Virgin Group

Divertirmi nel viaggio della vita e imparare dai miei sbagli

A tal riguardo ha dichiarato: “Bisogna sapere essere un buon leader e cercare sempre di tirar fuori il meglio dalle persone. È molto semplice: basta ascoltarle, dar loro fiducia, credere in loro, rispettarle e fargli spiccare il volo!”

3. Denise Morrison, CEO della Campell soup Company

Essere un leader al servizio degli altri, vivere una vita equilibrata e applicare i principi etici per fare davvero la differenza

La CEO ha poi dichiarato che la sua missione personale è stata importante per lei, perché per guidare gli altri bisogna avere una forte consapevolezza di sé stessi e dei propri obiettivi.

Effetti positivi

Questa semplice pratica può avere degli effetti molto importanti sul nostro percorso di crescita personale: è una guida nella strada verso il successo, che ci permette di focalizzarci e di sapere anche dire di no a ciò che alla luce della nostra dichiarazione rappresenta una distrazione dal nostro obiettivo.

È importante però ricordare che man mano che cresciamo e acquisiamo nuove abilità e competenze, va modificata anche la nostra missione. Altrimenti c’è il rischio che non sia più rilevante ed efficace.

Un altro buon consiglio è quello di condividere con gli altri la nostra dichiarazione una volta che siamo riusciti a metterla per iscritto: chi ci sta vicino ci aiuterà a tornare sulla strada giusta quando si accorgerà che staremo facendo qualcosa di controproducente.

Per ispirarvi un po’, ecco degli esempi di persone di successo che hanno definito la propria missione e l’hanno condivisa con il mondo intero.

One second a day, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

“One second a day”, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

Tutti percepiamo come più reali e probabili quelle situazioni che, tra le altre, sono a noi più vicine. Abbiamo più timore di un terremoto se viviamo in una zona sismica, ad esempio. Della guerra, però, noi occidentali più difficilmente abbiamo una tangibile paura, perché da decenni non la viviamo in prima persona, come sono invece costretti a fare i cittadini siriani, e come ci ricorda l’ultimo video di Save The Children UK che ricalca il format dell’amato filone “One Second a Day“.

Negli ultimi anni abbiamo visto tanti video di questo genere in rete: “1 Second Everyday” e “A second a Day from Birth” sono i due più famosi tra tanti, video coinvolgenti girati con handycam e smartphone, con primi piani e soggettive, che raccontano attimo dopo attimo due storie in cui la maggior parte di chi li guarda può riconoscersi.

Ora il format, famoso per l’empatia generata nel pubblico, viene preso in prestito da Save The Children per puntare i riflettori sulla condizione dei bambini siriani. Immaginare che un evento tragico possa accadere dietro casa nostra ci fa cambiare decisamente prospettiva nel modo in cui lo affrontiamo. Ecco perché l’organizzazione sceglie di mostrarci un anno di vita di una bimba inglese che dalla felicità della sua infanzia passa al lutto e al dolore di una vita sotto attacco.

“One second a day”, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

“One second a day”, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

“One second a day”, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

“One second a day”, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

“One second a day”, la versione shock di Save The Children [VIDEO]

Il messaggio è simile a quello passato dall’ad stunt di SOS Children’s Villages Norway di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa: solo perché non succede qui non significa che sia meno vero, o che tu non debba fare nulla.

I messaggi più efficaci sono spesso quelli che introducono nella storia raccontata un elemento fortemente distonico rispetto a contesti, modelli narrativi, percorsi di senso comune. In una parola, rispetto a ciò che riteniamo verosimile. Questo video centra egregiamente l’obiettivo di unire due mondi lontani e catturare l’attenzione dello spettatore per indurlo ad una concreta azione di supporto o, come in questo caso, riaccendere i riflettori di opinione pubblica e organi politici su un conflitto che dura ormai da tre anni.

Siete d’accordo con noi?

Italia Caput Mundi: lo storytelling sulle scarpe italiane [PARTE 2]

“Noi italiani abbiamo fatto le scarpe al mondo intero” esordisce dicendo la prima puntata dello storytelling Italia Caput Mundi. Parte con uno speciale dedicato alle scarpe questo racconto sul pensiero laterale che ha dato vita al made in Italy: originali e innovativi, ecco come i nostri prodotti rendono l’Italia “caput mundi” nell’export internazionale.

Lo storytelling che vi abbiamo proposto conta sei video creativi che raccontano anche alcune eccellenze che non sapevamo fino ad oggi fossero tali: oggetti come i rubinetti, gli occhiali o le piastrelle si aggiungono alla lista dei prodotti più rinomati al mondo che parlano d’Italia, esattamente come la pasta o, in questo caso, le scarpe.

Ma perché le scarpe italiane hanno il primato di prodotto internazionalmente eccellente?

Basta dare uno sguardo a qualche numero: secondo l’indice Fortis-Corradini, su una casistica totale di 5.517 prodotti in cui è diviso il commercio internazionale, le calzature made in Italy si posizionano al quinto posto, con un valore export pari a 2.160,2 milioni di dollari.

Grazie alla ricerca condotta da Italia Caput Mundi, scopriamo che il 10% della produzione made in Italy è fatta di “confezionamento di articoli di abbigliamento e in pelle” entro cui rientrano le scarpe, e che le relative imprese di Lombardia, Veneto e Marche si classificano ai primi posti proprio in termini di produzione.
Anche la categoria “fabbricazione di articoli in pelle e simili” riguarda la produzione di scarpe e fa registrare un bell’8,4% di produzione complessiva targata made in Italy, entro cui troviamo oltre alle regioni leader, anche Toscana, Emilia Romagna e Campania.
Ciò significa che quasi il 20% del made in Italy è dedicato alla produzione di prodotti leader come le calzature: non è quindi un caso che i nostri artigiani e i nostri designer di calzature siano considerati i migliori sul piano internazionale e che sappiano esprimere un tale livello di raffinatezza nella produzione di scarpe, facendo del marchio made in Italy una garanzia nel commercio, la stesse che il resto del mondo ama da decenni e sceglie di comprare.

Forse non tutti sanno che…

Non solo scarpe, però. Come accennato in precedenza, forse non tutti sanno che su queste migliaia di prodotti commerciali mondiali, sono circa 250 i prodotti che provengono dall’Italia e che detengono la prima posizione nell’export mondiale, con oltre 4.500 aziende italiane che li producono protagoniste di questo primato.
Come se ciò non bastasse, dobbiamo sapere che sono 347 i prodotti italiani che detengono la seconda posizione nell’export mondiale, e che sono 387 quelli che detengono invece la terza posizione.

Considerando complessivamente il numero di primi, secondi e terzi posti nell’export mondiale detenuti da ciascun Paese del G20, l’Italia figura quarta assoluta dopo Germania, Cina e Stati Uniti.
Inoltre l’Italia è seconda al mondo soltanto alla Germania per numero di posizioni di eccellenza nell’export in rapporto alla sua popolazione.

Le aziende coinvolte in questo processo di produzione sono per lo più piccole e medie imprese, che producono tra i 5 e i 50 milioni di euro l’anno di fatturato e hanno un numero di dipendenti compreso tra i 10 e i 250 addetti.
Con Italia Caput Mundi è stato possibile mappare queste imprese e dare dei nomi agli imprenditori che vi lavorano e danno vita, ogni giorno, a nuove idee per la soluzione dei problemi dell’economia del Paese e provano a immettere sul mercato ancora prodotti di eccellenza, non rinunciando quindi ai migliori insegnamenti provenienti dalla tradizione pur facendo innovazione.

Con la prossima puntata scopriremo qual è il prodotto che detiene la prima posizione e vi racconterò altri aneddoti del Made in Italy che purtroppo tendono a restare sconosciuti e fare del marchio un grande concetto di fascinazione, ma anche un grande insieme di non-definizioni.
In anteprima posso dirvi che scoprirlo sarà per voi una vera sorpresa, in perfetto stile “pensiero laterale”. Alla prossima settimana, quindi.

Evernote lancia la sua app ufficiale per Pebble

Credits by @pebble @evernote

Nella cornice del South by Southwest Festival di Austin, Evernote ha annunciato il lancio della sua app dedicata per Pebble, lo smartwatch che sta raggiungendo interessanti vette di popolarità. Forte infatti di un prezzo al pubblico aggressivo (150$ sullo store ufficiale nella versione in policarbonato, e 250$ nella versione in acciaio inossidabile), Pebble offre infinite possibilità di personalizzazione, un design minimalista e un peso complessivo pari a 38g.

Inoltre, a partire dalla creazione dell’app store per iOS e per Android, Pebble garantisce un interessante sviluppo applicativo. Considerando infatti Evernote come la app che, per vocazione, ha fatto del “multipiattaforma” la sua principale caratteristica, non stupisce come sia stata una delle prime ad essere lanciata ufficialmente. Tramite Evernote per Pebble, si può utilizzare lo smartwatch come un’estensione del proprio smartphone per consultare le proprie note ma non solo.

Credits by blog.evernote.com

Le note, i tags, le check list, i promemoria e molto altro sono sempre accessibili e a portata di polso!

Si possono ricercare le note anche basandosi sulla geolocalizzazione, per trovare rapidamente appunti utili riguardanti la zona circostante (utile per identificare rapidamente un cliente prima di meeting lavorativi), oppure avere sempre a portata di mano la lista degli oggetti da acquistare durante la spesa (c’è la possibilità di “segnare” gli oggetti già acquistati direttamente dall’orologio, senza dovere utilizzare lo smartphone). Le notifiche e la “To Do List” sono sempre disponibili, rendendo il Pebble una vera e propria agenda a portata di polso.

E voi che cosa ne pensate? Ritenete utili gli smartwatch, oppure pensate che ancora ci sia molto da lavorare in questo settore? Scrivetelo nei nostri commenti!

[Link per il download da iTunes]

Aperte le iscrizioni al Corso Intensivo in Non-Conventional & Viral Marketing

Negli ultimi anni la società dei consumi è cambiata profondamente. Complici da una parte l’assuefazione alle classiche campagne pubblicitarie basate su modelli di ripetizione sterili ed ossessivi, dall’altra l’ascesa inarrestabile delle reti digitali sociali come media di relazione e condivisione, oggi viviamo immersi in quella che può essere definita una Network Society.

Di conseguenza, l’approccio di aziende ed agenzie alla definizione di un piano di marketing e comunicazione, deve mutare. Le strategie di Marketing Non-Convenzionale, le azioni di Guerrilla e le campagne basate su un approccio virale non possono più rimanere delegate quali azioni di tattica sporadica: hanno la responsabilità di riprogettare l’intero dna di brand, prodotti e servizi, facendosi strategia nel medio-lungo termine.

Corso Intensivo in Non-Conventional & Viral Marketing

DESTINATARI: Il Corso intensivo in “Non-Conventional & Viral Marketing” è progettato per aziende, agenzie e startup che devono attivare strategie di marketing, branding e comunicazione. Il percorso didattico è stato progettato espressamente per professionisti alla ricerca di stimoli innovativi e soluzioni concrete utili a posizionarsi o riposizionarsi sul proprio mercato di riferimento.

QUANDO: 09 e 10 maggio 2014.
DOVE: Blend Tower @ Milano – Piazza IV Novembre, 7

Programma

DAY ONE: NON-CONVENTIONAL & GUERRILLA MARKETING

  • Da consumatori di prodotti a creatori e diffusori di contenuti
  • I principi fondamentali del marketing non-convenzionale
  • Il passaparola e la curva di diffusione delle idee
  • Il vantaggio di un approccio non-convenzionale
  • Progettare una campagna Unconventional (strumenti, ruoli e step progettuali)
  • L’approccio guerrilla e l’integrazione con l’ecosistema digitale
  • Guerrilla In Action: sfide, problematiche ed execution
  • Brief @ Work: esercitazione di gruppo e presentazione di idee
  • Costo contatto Vs leverage di notiziabilità

DAY TWO: VIRAL MARKETING & VIRAL DNA

  • Cos’è il Marketing Virale?
  • Gli step di progettazione di una campagna virale
  • Dal brand-dna al Viral-dna®
  • Definire la strategia di una campagna virale
  • Le dinamiche del contagio e la progettazione strategico-creativa: il modello Create!*
  • Produzione e post produzione di una campagna virale
  • Tecniche, strategie e strumenti di seeding
  • Tracking (software e sistemi): analizzare il ritorno sugli investimenti
  • Viral-DNA: brief model e project work
  • Brief @ Work: esercitazione di gruppo e presentazione di idee
  • Le nuove frontiere dell’unconventional e l’evoluzione delle idee virali

Ninja Master | Mirko Pallera

Strategic-creative director e co-fondatore di Ninja Marketing, è considerato una delle menti più fervide e rivoluzionarie del marketing contemporaneo. Imprenditore, sociologo e digital strategist per grandi brand fra cui Barilla, Telecom e Unilever, si definisce un “innovatore sociale” con la missione di migliorare il mondo grazie alla comunicazione delle aziende.

È autore di due marketing best seller: “Marketing Non-Convenzionale: viral, guerrilla, tribal e i 10 principi del marketing postmoderno” e “Create! Come progettare un’idea contagiosa (e rendere il mondo migliore)” e membro dello IADAS di New York (International Academy of Digital Arts & Sciences) e ambasciatore italiano dei Webby Awards.

Ninja Master | Valerio Franco

Partner e Brand Strategy Director di Enfants Terribles, una delle più importanti agenzie pubblicitarie indipendenti d’Italia. Fondatore e Viral Strategist di Ebolaindustries, la prima agenzia 100% non convenzionale in Italia, che ha recentemente lanciato “Ebolaind”, l’applicazione mobile che racchiude il meglio della creatività globale e i progetti di comunicazione più innovativi.

Docente di Marketing Non Convenzionale e Virale all’Accademia di Comunicazione di Milano e in alcune Università italiane. Brand Lover, tech-geek, blogger (quando blogging era “cool”), oggi in fase sperimentale e di ricerca della sua prossima social residency. Fondamentalmente curioso e onnivoro, sa farsi incuriosire dalla scoperta della Generation Like come dal gelato degli astronauti.

Vantaggi del Corso in Aula

✔ Didattica Full Immersive: un modello di apprendimento altamente intensivo
✔ Massima Interattività: confronto costante, brainstorming con i docenti e feedback diretti in aula
✔ Live Networking: sviluppo mirato della tua rete professionale, sia con i docenti Ninja che con altri professionisti e appassionati di marketing e comunicazione digitale
✔ Learning by Doing: casi pratici e workshop
✔ Lavoro in team: svolto con gli altri partecipanti in tempo reale
✔ Attestato di partecipazione: rilasciato direttamente dai responsabili Ninja Academy

Prezzo, early booking e sconti speciali

Early Booking fino al 28 aprile 2014
1 giornata: 449 euro + iva (anzichè 499 euro + iva)
2 giornate: 749 euro + iva (anzichè 799 euro + iva)

Non dimenticate gli sconti di gruppo: vige la regola “più siete, meno spendete”. E se avete partecipato ad altri corsi Ninja Academy, verificate direttamente nella vostra area utente gli sconti e bonus guerrieri che avete accumulato!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA! 😉

SMS: i messaggi sono in via di estinzione?

SMS: i messaggi sono in via di estinzione?

SMS: i messaggi sono in via di estinzione?

Per la prima volta nella storia della telefonia mobile, l’utilizzo degli sms è drasticamente crollato nel Regno Unito. Questo è quanto riporta il report annuale sulle previsioni tecnologiche della Deloitte che ritiene che il numero di messaggi di testo scambiati dagli Inglesi sia diminuito di oltre 7 miliardi nello scorso anno.

L’azienda prevede che nel 2014 le persone in Inghilterra invieranno circa 300 miliardi di messaggi istantanei (per intenderci, quel tipo di messaggi che richiede una specifica app e una connessione dati) a fronte di soli 140 miliardi di cari vecchi SMS inviati.

La maggior parte delle persone sta sempre più spostando le comunicazioni dal tradizionale sistema di messaggistica testuale a quella istantanea. Il professor David Gerzof Richard – media e marketing Professor presso l’Emerson College – prova ad addurre almeno quattro motivazioni:

  1. Gli SMS si pagano: l’operatore telefonico applica una tariffa per l’invio del singolo SMS. Con i servizi di messaggistica istantanea – inclusi Facebook e WhatsApp – l’invio del messaggio è incluso nel traffico dati della connessione Internet in abbonamento.
  2. Gli SMS contengono solo testo: con la messaggistica istantanea invece è possibile inviare link, clip audio o video e non esiste un limite ai caratteri da inviare.
  3. Gli SMS dipendono dalla rubrica: per inviare un messaggio di testo bisogna accedere all’elenco e trovare il numero di telefono del destinatario. I nuovi servizi online invece consentono di comunicare con i contatti a prescindere dal loro numero. Le giovani generazioni si stanno muovendo nella direzione per cui non si pensa più ai contatti in termini di “numeri di telefono”, bensì in termini di “username”.
  4. Gli adolescenti apriranno la strada ai più grandi: il report della Deloitte prevede anche che nel 2014 gli over 55 tenderanno a comprare smartphone e tablet al ritmo più veloce mai registrato prima e questo porterà ancora più utenti a utilizzare i sistemi di messaggistica istantanea.

Forse è presto per predire la scomparsa degli SMS, ma la minaccia di una loro imminente estinzione è un segno dei tempi che cambiano.

Per il download del Report completo, potete cliccare su questo link.

Body art surreali ed iperrealisti by Chooo-san

Uomini che rivelano il proprio scheletro e donne che appaiono senza testa. Graphic art dai toni cupi, bizzarri, capaci di sfociare a volte nel raccapricciante. Ecco gli ingredienti con cui Chooo-san – diciannovenne artista giapponese che ha perfezionato il suo lavoro sul corpo umano creando alcuni incredibili artwork dove disegni iperrealisti emergono direttamente da corpi umani – ama stupire.

Ecco una selezione dei suoi body art surreali ed iperrealisti.

 

 

Sesso sicuro, occhiali e radio: i migliori annunci stampa della settimana

Bentrovati cari guerrieri Ninja! Oggi come ogni lunedì vi proponiamo i più accattivanti annunci stampa che si sono distinti nel panorama mondiale!

Eccovi la scorpacciata!

Gweleo.com: Dentist/Hunter

Grazie alle illustrazioni di un disegnatore di libri per bambini è stata creata questa campagna per gweleo.com. C’è anche una versione per la professione del veterinario. Immaginate da soli in quale pertugio si avventura il medico miope…

Advertising Agency: Havas, Paris, France
Co-Chief Executive Officer: Vincent Mayet
Creative Director: Thomas Derouault
Art Director: Franck Lebraly
Copywriter: Marie-Hélène Versigny
Illustrator: Vincent Boudgourd

Proud FM: Gay

Proud FM, è con orgoglio, tutta gay, tutto il tempo.

La signora all’antica, il sudicio bifolco e il politico conservatore si turano le orecchie, perché si rifiutano di ascoltare l’emittente radiofonica, lontana anni luce dalle loro convinzioni.

Advertising Agency: Saatchi & Saatchi, Toronto, Canada
Executive Creative Directors: Brian Sheppard, Helen Pak
Group Creative Director / Art Director: Joel Arbez
Group Creative Director / Copywriter: Matt Antonello
Photographer: Philip Rostron / Instil Productions

Aquatro: Harry/Yoda/Batman

Questi annunci stampa coloratissimi  ci invitano a usare il preservativo consigliandoci di non scegliere di essere ‘il cattivo‘ della storia a beneficio del buono!

Secondo noi la resa migliore si ha nella seconda print: non farti pervadere dal lato oscuro della forza!

Advertising Agency: Aquatro, Vitoria, Brazil
Creative Directors: Sylviene Cani Guaitolini, Fernando Laranja
Art Director: Eduardo Fonseca
Copywriter: Andre Fantin
Illustrator: Dudu Fonseca

The Irish Daily Star: Facebook/Twitter/Google

Tutta da ridere questa campanga del quotidiano cartaceo Irish Daily Star! In queste semplicissime print si consuma una vendetta degli old media tradizionali contro i nuovi media. Il concetto è semplice: “Da’ ai tuoi annunci lo spazio che si meritano”.

Le print mettono in luce, con chiara ironia, i maggiori difetti della pubblicità sul web.

Advertising Agency: The Social House, Dublin, Ireland
Creative Directors: Jarrod Banadyga, Colin Hart
Art Director: Caroline Jacqmin
Copywriter: Jarrod Banadyga

Oxfam Intermon Fair Trade Coffee: The coffee that helps you sleep better

In questa print  si introduce un prodotto straordinario: il primo caffè al mondo che ti aiuta a dormire meglio!

Come ci riesce? Grazie alle sue caratteristiche benefiche: comprando il caffè equo e solidale a marchio OXFAM aiuterai migliaia di famiglie in Africa e in America latina a vivere del loro lavoro con dignità, migliorando in questo modo le loro vite e quelle delle della loro comunità.

Carina la scelta della mezzaluna nel caffè che indica una nottata serena.

Advertising Agency: Kitchen, Madrid, Spain
Creative Director: Iñaki Bendito
Art Director: Zoe Barceló
Copywriter: Rubén García
Retoucher: Benjamín García

Consigli per il successo online: il ruolo degli influencer nella costruzione di una community

In questi giorni ci stiamo occupando molto del ruolo del social media manager, concentrandoci su cosa verta questo tipo di impiego e su quali siano le abilità da possedere, fornendo (si spera) consigli utili per la crescita professionale di chi vuole intraprendere questo percorso.

In ogni nostro approfondimento abbiamo parlato di comunità attorno ad un brand. Questo perché non di rado accade che le aziende tendano a quantificare la bontà del lavoro svolto da un SMM in base al solo numero di follower su Twitter o di like alla propria pagina Facebook ottenuti. Niente di più sbagliato!

Essere presenti sui social network significa mettersi in relazione paritaria con gli utenti, un brand diventa esso stesso soggetto, super-utente tra gli utenti. Non è una mera questione di etichetta, significa pensare sé stessi in un universo in cui gli altri si approcciano a noi con un rapporto diretto.

Ma al di là dei principi che possono ispirare le strategie social, vi sono aspetti sui quali vogliamo porre l’accento in merito al modo di stare sul web da parte delle aziende, piccoli accorgimenti che possono rivelarsi molto utili.

Il ruolo degli influencer

Quello degli influencer è un ruolo chiave quando si tratta di lanciare prodotti del nostro brand. La capacità di stupirli positivamente portandoli a parlare di noi può significare un incremento esponenziale in termini di affezione. Svolgendo il proprio ruolo possono incidere più di quanto non possiamo fare noi da soli.

Va però specificato che gli influencer non sono come il nero o il bianco nella moda, non stanno bene su tutto in ogni occasione. Bisogna avere cura di scegliere, volta per volta, in relazione al nostro scopo, quello che possa fare da cassa di risonanza ottimale per il nostro target.

Pensiamola in relazione ai nostri amici. Vi rivolgete alla stessa persona quando volete sapere le ultime sulle automobili o sui prodotti hi-tech piuttosto che sulle novità in tv ? Così come abbiamo la nostra persona di fiducia in ogni aspetto della nostra vita, alla stessa maniera dobbiamo pensare di rivolgerci all’influencer più adatto al variare delle circostanze, evitando dispersioni d’attenzione.

Dalla rete, oltre la rete

Partiamo da un punto cardine del nostro ragionamento: per quanto si possa essere bravi nel gestire contenuti sui social, se vogliamo costruire una community forte ed attiva che si leghi al nostro brand, dobbiamo ricordare che la fidelizzazione ed il passaparola su di noi viene fatto al 90% fuori dal mondo di internet.

Possiamo cercare di essere i migliori possibili tra il popolo della rete e riscuotere anche un certo seguito, ma è ciò che accade nel mondo reale che delinea il successo o l’insuccesso delle nostre campagne.

Stesso discorso vale per gli influencer, dobbiamo scegliere coloro i quali oltre ad avere una vasta fetta di utenza online, abbiano anche una rete fitta di rapporti e conoscenze nel quotidiano, solo così sfrutteremo il loro ruolo a pieno.

Come un cliente, meglio di un cliente

Opinion leader ed influencer sono utenti speciali per definizione. La loro capacità di intervenire attivamente sulla percezione dei nostri prodotti presso l’opinione pubblica va conquistata seguendo sì le medesime metodiche che applicheremmo su ogni altro nostro cliente, ma tenendo presente che le difficoltà con le quali abbiamo a che fare per intercettare la sua attenzione sono assai più elevate.

Per questo è da evitare un comportamento pigro e standardizzato. Offrire dei campioni di un nuovo prodotto pronto al lancio verrebbe percepito come un comportamento distaccato e calcolato. Cerchiamo di coccolarli offrendo un’esperienza di quel prodotto che sia tarata su di loro, come se fosse stato creato appositamente.

In questo modo avremo più chance di stuzzicare il loro ego e portarli a condividere con le loro comunità la bontà del nostro operato.

Agire offline per essere rappresentato online

Ritorniamo sull’importanza del muoversi offline affinché ci sia il giusto rilancio sui canali online del nostro brand. In questo senso è necessario pensare campagne che siano facilmente condivisibili, con rappresentazioni intuitive che si adattino a diventare contenuti diffusi attraverso un post, un video breve, una foto. In questo modo anche l’influencer che vuole parlare della nostra iniziativa potrà raccontare facilmente la sua esperienza.

Trattandosi di un processo di affiliazione per mediazione (gli utenti che vogliamo intercettare passano per il racconto offerto da influencer ed opinion leader e non direttamente dal nostro), occorre che tutto avvenga nel modo più intuitivo possibile di modo che il nostro messaggio arrivi alla loro comunità senza perdere nulla del significato originale.

Ma più in generale questo vale per tutti, più progettiamo cose che siano facilmente condivisibili, maggiori saranno le possibilità che quei contenuti vengano appunto messi in rete.

Facciamo un esempio, qualche tempo fa ci siamo occupati della campagna di lancio della Mini Paceman, in quella circostanza la cartellonistica stessa era stata progettata in termini social.

Nell’allestimento di Via Torino a Milano infatti, si poteva citofonare Mark Paceman per avere accesso al suo loft, e nel farlo veniva scattata una foto da postare sui propri profili online. Un esempio perfetto di come si favorisce la condivisione dei contenuti di una campagna fornendo noi stessi gli strumenti per farlo, accompagnando i partecipanti.

Gli influencer dimenticati: lo staff

Uno degli errori più comuni che vengono commessi nel tentativo di aumentare la propria popolarità sui social è quello di concentrare la propria attenzione su ciò che è esterno alla nostra azienda, quando invece sfruttando al meglio le risorse interne possiamo ottenere maggiore credibilità e successo.

I migliori influencer da impressionare e stimolare infatti sono sempre e prima di tutto i nostri collaboratori, lo staff ed i colleghi di lavoro. Del resto tutti sono possibili clienti, per cui cominciamo con fare in modo che chi lavora per noi sia entusiasta delle nostre novità.

Sono i primi a dover essere coccolati come i migliori opinion leader, attività come campus aziendali in concomitanza con nuovi lanci sono attività essenziali affinché siano i nostri impiegati a mostrare al mondo partecipazione per ciò che stiamo proponendo. Inoltre favoriscono la costruzione di un buon ambiente di lavoro, sano e propositivo, ideale per una buona resa per la percezione esterna del nostro brand.

Code4play: a Milano 12 ore dedicate all'Internet of Things

Code4play: a Milano 12 ore dedicate all'Internet of Things [EVENTO]

Code4play: a Milano 12 ore dedicate all'Internet of Things

Programmare sì, ma per gioco. Questo è lo scopo di Code4play, una 12 ore focalizzata sui temi del riciclo, del recupero e soprattutto, dell’Internet of Things che vi aspetta il 15 marzo a Milano.

L’internet delle Cose” dice Mara Marzocchi, Cofondatrice del Codemotion “si sta concretizzando via via come il prossimo step dell’evoluzione della rete”.

Lo sviluppo esponenziale dell’IoT (Internet of Things) è dimostrato dall’incremento del 20% degli oggetti interconnessi tramite mobile nel 2013, che conferma il trend a doppia cifra degli anni precedenti (+13% nel 2011 e +25% nel 2012).

Le aziende che vogliono investire in questo settore sono sempre di più ma hanno la difficoltà di trovare figure professionali specializzate. Code4Play vuole far fronte a questo problema, dando vita ad un evento altamente innovativo e facendo emergere proprio quelle competenze necessarie nel campo dell’IoT.

Maker, artisti, sviluppatori, musicisti e designer: tutti sono chiamati a dare il loro contributo.

Grazie al supporto di FabLab Milano e Officine Arduino, saranno a disposizione Kit Arduino, Raspberry PI, componenti elettronici, stampanti 3D, giocattoli e materiale di riciclo. Vuoi dare nuova vita al tuo gioco di quando eri bambino? Quale migliore occasione, portalo con te!

Dalle bambole al wearable passando per gli strumenti musicali, l’obiettivo è divertirsi e creare gli hack, cioè i giochi con una missione educativa. Ma anche testare la possibilità di dare vita a seeds che possano diventare embrioni di nuove imprese in un settore che si preannuncia assai promettente.

L’Hackathon, organizzato da Codemotion, Mikamai e StartMiUp vi aspetta il 15 marzo a Milano. Per ogni ulteriore informazione e per la registrazione, andate su code4play.it