Facebook e WhatsApp

6 motivi per cui il prezzo pagato da Facebook per WhatsApp è giusto

Facebook e WhatsApp

Eccessivi.

In generale è stata questa l’espressione usata comunemente per definire la quantità di miliardi pagati da Facebook per l’acquisto di WhatsApp, l’applicazione mobile per instant messaging più diffusa del momento con oltre 450 milioni di utenti attivi (fonte).

Vero è che 19 miliardi di dollari non sono bruscolini, specie per un’app che si fonda sul lavoro di 32 ingegneri con zero investimenti sul marketing. Ma forse tanto eccessivi non sono.

Prendendo spunto da una splendida riflessione di Robert Tercek su ANewDomain, possiamo individuare più di un motivo per il quale Facebook ha deciso di investire così tanto e di farlo proprio adesso.

1. Il futuro del mobile è ora

Mark Zuckerberg ha dimostrato fin’ora di saperci fare. La sua capacità di lettura degli scenari competitivi (si pensi all’acquisizione di Instagram o all’offerta per SnapChat fatta in tempi non sospetti) è quasi unica, e le sue intuizioni spesso vincenti.

mobileHa capito che il mercato del mobile sta vivendo proprio in questo momento il suo periodo d’oro: tutti vogliono uno smartphone, tutti vogliono comunicare, tutti hanno il bisogno percepito di rimanere connessi.

E le nuove tecnologie come la 4G LTE spingeranno ulteriormente il trend: entro la fine di questo decennio quasi tutti gli abitanti della terra avranno uno smartphone connesso. Uno dei motivi che spiegano il successo dirompente di WhatsApp pur in assenza di marketing.

Mark Zuckerberg è stato spietato: ha avuto la forza e l’audacia di investire tanto perché conosce perfettamente le potenzialità del mercato che si appresta ad aggredire. E sono potenzialità che si esprimeranno nel breve periodo.

Un’opportunità da non lasciarsi scappare perché sa benissimo che è la diversificazione la chiave del vero successo (qualcosa Google dovrà pur insegnarlo). E Zuckerberg pur di cogliere le richieste di mercato sarebbe capace di smentire ciò che ieri definiva sensazionale, reinventando l’esperienza social ancora e ancora (buttando nel cestino Facebook Messenger, o introducendo hashtag e trending topic nonostante le accuse di plagio a Twitter).

Zuckerberg sa anche che è fondamentale non fossilizzarsi su un solo aspetto del proprio business, quale l’esperienza desktop su Facebook. Farlo significherebbe scavarsi la fossa da solo. Il che ci porta al secondo motivo:

2. Una questione di sopravvivenza

Come abbiamo già avuto modo di dire in passato, la vita media di un social network è breve: basti pensare a Friendster o MySpace, che nell’arco di sette anni hanno sparato tutte le cartucce diventando oggi assolutamente marginali.

Facebook ha appena compiuto 10 anni, e Zuckerberg sa bene che è già fin troppo longevo per il settore. In pratica, Facebook è vecchio e deve costruirsi un’immagine sempre nuova per continuare a sembrare giovane. L’acquisizione di WhatsApp apre scenari futuri che rinvigoriscono l’immagine di Facebook, esattamente come fece qualche tempo fa l’acquisto di Instagram.

3. Un miliardo di utenti in più

Gli obiettivi di Zuckerberg, negli ultimi mesi, sono stati ribaditi e chiariti senza giri di parole: Facebook vuole raggiungere una base di utenti attivi tra i 3 e i 5 miliardi di unità. Un numero impressionante.

zuckerberg e whatsapp

Per raggiungere questo incredibile obiettivo è necessario essere costantemente sul pezzo, cavalcare i trend e, come abbiamo visto, il mobile è il trend del momento. Il 2014 sarà infatti l’anno del lancio, in tutto il mondo, della tecnologia 4G LTE. Un incremento dell’offerta che farà (come già accaduto per le chiamate, gli SMS e il traffico dati) contrarre i prezzi: internet da mobile sarà accessibile a tutti e facilmente.

Così come a contrarsi sarà il prezzo degli smartphone, che nel 2014 dovrebbero aumentare di circa un miliardo di unità soprattutto nei nuovi mercati dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia Meridionale (fonte) (proprio i mercati in cui la penetrazione di Facebook è minore rispetto al resto del mondo).

Acquistare WhatsApp signfica mettersi in pole position per intercettare questa nuova base di utenza. Significa leggere il futuro.

4. Riconquistare il mercato dei giovani

Si è letto su molti media della perdita di utenza giovane che sta colpendo Facebook negli ultimi tempi: genitori che hanno la possibilità di controllare costantemente i figli, problemi nella ricerca della prima occupazione, privacy limitata, noia.

Tutti aspetti che non si associano mai a WhatsApp: le chat private danno privacy assoluta, possibilità di intrattenimento con gli amici e nessuna conseguenza “pubblica”. La messaggistica mobile è il cuore pulsante del mercato dei “teen” e questo Zuckerberg lo sa bene!

5. Uscire dai confini del mercato americano

Il successo di Facebook negli Stati Uniti è conclamato. La sua predominanza nella sfera “social” e la sua penetrazione del mercato sono fuori discussione e, comunque, si collocano in un mercato saturo per offerta e per domanda.

La vera partita per i social si gioca in Cina e in Asia Meridionale, soprattutto per questioni demografiche. E sono proprio quei mercati il vero tallone d’achille di Facebook, surclassato da Tencent e, in particolare, dalla sua app di messaggistica WeChat che cresce allo stesso ritmo di quanto fa WhatsApp nei mercati europei.

Facebook vuole giocarsi la sua partita ad armi pari, e per farlo ha acquistato il diretto concorrente di WeChat.

6. Successo e soldi non sono le vere motivazioni

Si potrebbe pensare che il passo compiuto da Facebook è stato azzardato per due ulteriori motivi: non c’è garanzia di successo e non c’è opportunità immediata di guadagno.

Sul primo punto è chiaro che questa garanzia non c’è mai, soprattutto nei social media che si basano su un mercato volubile che può decidere di abbandonarti dall’oggi al domani. Zuckerberg guida oggi una società che, solo nel 2013, ha raddoppiato il suo valore. La sua forza economica e la sua stabilità gli permetterebbero, anche domani, di fare un passo indietro con WhatsApp senza grossi scossoni.

Come abbiamo già detto, pur di raggiungere i suoi obiettivi può smentire ciò che considerava fantastico fino a ieri.

Il secondo punto è la vera scommessa. L’obiettivo di Zuckerberg con l’acquisizione di WhatsApp non è fare soldi, ma consolidare il suo mercato ed ampliarlo. Sfruttare la scia e crescere con un’arma potente quale è l’app di messaggistica più diffusa del momento.

WhatsApp a Febbraio 2014

Zuckerberg non ha acquisito WhatsApp per i 0,99 centesimi annuali che chiede agli utenti, né per inserire pubblicità nell’applicazione (perderebbe utenza immediatamente).

Facebook può sviluppare un mondo attorno a WhatsApp senza inserire la pubblicità: giochi, e-commerce, applicazioni esterne. WhatsApp somiglierà sempre di più a WeChat perché vuole raccogliere la sua stessa utenza, quella dei fiorenti mercati asiatici.

Per concludere, si può riflettere sul fatto che con questa acquisizione Facebook controlla oggi le 3 applicazioni di telefonia mobile più diffuse al mondo. E questo spiega abbastanza bene la portata della spesa effettuata.

E voi? Siete d’accordo?

Ritorno al Futuro IV? Ecco la verità sul video dell'Hoverboard

La notizia sta facendo in queste ore il giro del mondo, virale come poche, con oltre 2 milioni di visualizzazioni.

L’hoverboard, lo skate antigravitazionale col quale Marty McFly compiva acrobazie per le strade di Hill Valley nel 2015 è diventato realtà… e con un anno di anticipo rispetto alle “previsioni” del film di Zemeckis !!!

Partiamo innanzitutto col proporvi, nel caso in cui non l’aveste già visto, il video pubblicato dalla HUVrTech, un’azienda hi-tech nata da alcuni studenti del MIT nel 2010, ispirati dalla trilogia di Ritorno al Futuro:

Nel video ci sono molti dei protagonisti di quella vicenda, dal mitico Christopher Lloyd “Doc” Emmett L. Brown ad un irriconoscibile Thomas F. Wilson, quel Biff Tannen antagonista (lui o i suoi antenati/discendenti) di Michael J. Fox. A questi si aggiungono personaggi famosi come Moby, entusiasta di essere tra i primi a provare il prototipo di hoverboard.

Ci sono molti elementi che sin da subito hanno fatto drizzare le orecchie a tutti i fan della serie della nostra redazione. Innanzitutto tutto troppo ben curato, i protagonisti della saga in bella mostra in una ricorrenza speciale (i 25 anni dall’uscita di Ritorno al Futuro parte II N.d.R.), testimonial di peso per dare corpo alla viralità dell’iniziativa, insomma tutto lasciava intendere che si trattasse di content marketing creato ad hoc per rivitalizzare il progetto Back to the Future, magari con una campagna di lancio per il quarto episodio.

A questo punto dispiace dover spezzare il cuore di tutti i fan ma un buon Ninja dice sempre la verità, anche quando fa male:

L’hoverboard non esiste!

Niente skateboard volante, niente McFly, niente “un latte, al cioccolato”, l’almanacco che vi siete affrettati a comprare per i vostri nonni del 1955 non vi serve e dobbiamo anche aggiungere che nulla di quello che avete visto è strettamente legato alla produzione di Ritorno al Futuro.

I primi segugi a dare la cattiva notizia sono stati quei geniacci di Mashable che sono riusciti a trovare un video col backstage postato online da una designer che ha preso parte alle riprese, Lauren Biedenharn.

Purtroppo i contenuti rivelatori, come potete vedere andando sul suo CV online, sono stati prontamente rimossi. Ciò nonostante siamo in grado di dirvi chi c’è dietro questo viral video da antologia: si tratta di Funny Or Die, un sito che si occupa di video comedy fondato tra gli altri dall’attore Will Ferrell.

Il sito propone sempre contenuti ad alto tasso di comicità unito ad una certa raffinatezza in termini di qualità, facendo leva anche su collaborazioni illustri come quelle di James Franco, oltre che alle produzioni degli utenti iscritti.

In sintesi, tutti coloro che avete visto sono attori messi insieme dal FOD team per mettere in atto uno degli scherzi di Carnevale più virali di sempre… con buona pace di ogni McFly in giro per il mondo.

Sorry ragazzi, c’avevamo sperato pure noi!

Y Combinator, Paul Graham lascia la guida a Sam Altman

Paul Graham, cofounder di Y Combinator, ha spiegato prima sul suo blog e poi sul palco del Lauch Festival la sua decisione di dimettersi da uno dei più efficaci acceleratori della Silicon Valley. Vuole “riavere indietro il suo cervello”.

Y Combinator è l’esempio per eccellenza a cui ispirarsi per la creazione di un incubatore, e non solo perché dalla sua fondazione nel 2005 ad oggi ha incubato startup del livello di Dropbox e Wepay, oltre a diverse società di grande successo nella Silicon Valley.
Anche il CEO, Paul Graham, è stato finora riconosciuto a livello internazionale come l’iniziatore di una modalità vincente per costruire startup, tanto che il programma di tre mesi di Y Combinator è considerato un’esperienza più importante e che conferisce maggior valore rispetto a qualunque master.

Sam Altman sarà la nuova guida

In maniera inaspettata però Graham ha annunciato che Y Combinator avrà un nuovo presidente. Secondo il CEO, solo senza doversi più preoccupare di far girare bene Y Combinator potrà dare un contributo migliore all’acceleratore.
La nuova guida sarà Sam Altman, ex amministratore delegato di Loopt, la social app che permetteva la connessione degli utenti con le loro community attraverso una localizzazione tramite smartphone, acquistata per 43 milioni di dollari nel 2012 e poi fallita.

Per Y Combinator è il momento di un restart

Secondo alcuni Altman sarebbe proprio come un Paul Graham, ma “con meno fascino social e inferiori competenze informatiche”. Mentre altri sostengono che Altman sia molto sicuro di sé e delle sue idee.
Graham ha riconosciuto apertamente che questo è il momento per giusto per un restart di Y Combinator , “perché YC ha bisogno di crescere” . Solo Altman può aiutare l’acceleratore in questo momento di transizione, secondo Graham.

Se sta diventando normale avviare una startup, ha spiegato l’ormai ex-CEO, tra dieci anni ci saranno molte più startup di quelle che ci sono adesso, e se Y Combinator vuole finanziarle, è necessario iniziare a crescere in maniera proporzionalmente maggiore di quanto si stia facendo rispetto alle startup. C’è un grosso cambiamento in atto, ha ribadito Graham, e questa è l’unica strada per assecondare questo cambiamento.

Le “colpe” di Graham e dei media dietro il passaggio

Ma ci sarebbero anche altre motivazioni dietro al semplice problema della crescita.
Si tratterebbe in pratica di un problema di reputazione rispetto agli investitori, non troppo inclini a finanziare i progetti incubati da Y Combinator, anche a causa di un rapporto non proprio idilliaco con i media. Più volte, infatti, giornali e blog hanno riportato presunti commenti discriminatori verso le donne, che con leggerezza Graham avrebbe fatto nel corso di alcune interviste, sostenendo in pratica di non offrire un trattamento preferenziale a compagnie fondate da donne per l’ingresso nell’incubatore e addirittura scoraggiando le donne a fondare compagnie, perché prive di un adeguato background tecnologico. Un commento quantomeno sospetto di strumentalizzazione per uno che con una donna, sua moglie Jessica Livingston, ha fondato proprio Y Combinator.

Insomma, a conti fatti, la scelta di Graham sembra più una strategia comunicativa, che in altri contesti si potrebbe definire politica, per “ripulire” l’immagine di Y Combinator, che per colpa del suo fondatore o per causa di una generalizzata invidia si è attirata i commenti negativi dei media. Gli stessi che condizionano anche le scelte degli investitori.

[Photo credits: Gabor Csell/ Kevin Hale]

Dalla sedia al divano: Facebook ci riprova con i nuovi spot

Vi ricordate lo spot di Facebook che lo scorso anno ha fatto impallidire tutto il pubblico della rete? Noi di Ninja Marketing  ne avevamo parlato nel post ‘4 cose incredibilmente brutte nel primo spot Facebook.

E’ arrivato il momento di riprovarci – è quello che avrà pensato Zuckerberg quando ha commissionato le nuove creatività affidandosi all’agenzia Wieden+Kennedy (la stessa dello scorso anno).

Il risultato? 7 nuovi mini-spot che mostrano come il social network possa facilitare le esperienze di vita offline.

Couch Skis

In questo primo spot un gruppo di amici organizza tramite Facebook Messenger una gara un po’ particolare. Il commercial chiude con la frase “Qualunque sia l’evento, avrai sempre un team”.

Tango

Un’insegnante di danza un po’ sopra le righe è proprio quello che ci vuole per iniziare ad imparare a ballare il tango. Come trovarla? Chiedilo ad un amico o due su Facebook.

Photographer

In questo spot si illustrano numerose fotografie scattate ad un matrimonio da diversi punti di vista e con diversi stili di inquadratura. Una funzionalità resa possibile dagli album condivisi di Facebook, in cui più persone possono caricare foto.

One Friend

In alcuni casi un amico è tutto ciò che ti serve. Un po’ più serio e decisamente meno d’impatto questo spot in cui una ragazza triste per aver rotto con il fidanzato chiede conforto ad un’amica tramite Facebook.

Runner

Anche per preparasi ad una maratona occorre l’appoggio degli amici. Almeno di quelli di Facebook.

Trip

Scatenate l’hipster che è in voi!In questo video alcune scene di viaggi, sapientemente catturate in immagini dai vostri amici e pubblicate live, potranno ispirare voi ed altri amici di Facebook (magari procurando – volontariamente – anche qualche piccola invidia).

Happy New You

Benvenuto al nuovo Te! O meglio a ciò che potrai fare di te stesso grazie a Facebook.

I nuovi video promozionali hanno un carattere ben diverso dal precedente spot ‘Chairs’. Senza dubbio l’impegno creativo è inferiore, poiché si tratta di una campagna di prodotto e non corporate. Oramai il brand Facebook sembra trattare in pubblicità le sue varie funzionalità come dei prodotti separati (gli album condivisi, Messenger, gli stati ecc.).

I temi sono tutti condivisibili e il significato degli spot è di ben più facile fruizione. Piccoli sprazzi creativi di cui non si può che non apprezzarne l’esecuzione, la scelta dei personaggi (tutte persone reali come gli utenti di Facebook), le musiche e in generale la modestia che si contrappone alla presunzione velata del precedente spot.

Forse però non è il caso di fare un diretto confronto con il precedente poiché ci rendiamo conto di quanto possa essere difficile – anche per un’agenzia come la W+K –  tradurre in spot un brand in constante divenire come Facebook che ogni giorno acquisisce nuovi ed inaspettati significati nella mente dei suoi consumatori.

Non ci resta che aspettare la prossima campagna corporate del brand per un diretto confronto con il primo e deludente spot del 2013.

#StopWebViolence: alcune esperienze dirette dai nostri lettori

A che punto è la scrittura del Manifesto #StopWebViolence, contro la violenza sui social media?

All’email stopwebviolence@ninjamarketing.it ci hanno scritto in molti: a due di voi però abbiamo deciso di dare spazio, proponendo quelle esperienze dirette che servono per trovare rimedi efficaci alla dilagante maleducazione digitale.

Il primo è Ugo, un lettore toscano laureato in psicologia cognitiva, che ci scrive un suo personale suggerimento su come gestire i “Troll”.

Da anni mi interesso al rapporto tra psicologia e web; ho vissuto tutte le principali tappe dell’era “social”, a partire dal famoso MySpace che oggi i giovanissimi forse ignorano del tutto. Mi sono trovato spesso sconcertato da sterili dibattiti, con tanto di insulti gratuiti, che si scatenavano sui social e nei forum per i motivi più sciocchi ( divergenze di gusti musicali, gossip et similia).
Chi sono i famosi “troll” che sembrano provare particolare gusto a svolgere il ruolo del “guastatore online”, dedito ad aggredire con critiche più o meno volgari altri utenti o personaggi famosi?

Forse sarebbe opportuno dire “cosa fa di una persona un troll”. Sì, perché dubito che esistano davvero persone che sono ” troll ” 24 ore su 24, malvagi in stile cinematografico privi di empatia e votati alla continua congiura contro il prossimo.
No, credo che dietro i ” troll ” si nascondano spesso persone fragili, piene di frustrazione, provate magari da una serie di insuccessi esistenziali, desiderose di riscatto e attenzioni.

Nessuna giustificazione per questi maleducati: possiamo essere comprensivi verso un ragazzino alle prime armi sul web, che si lascia fuorviare da certi messaggi, ma i “troll”spesso sono ampiamente maggiorenni.

Il mio intento è solo analizzare il fenomeno per capire che la maleducazione web, di frequente, non è il frutto della cattiveria di menti particolarmente contorte, quanto la conseguenza di un clima distorto che si respira online e può spingere all’esasperazione individui vulnerabili.

Tutto parte, secondo me, da una considerazione. Da quando i social network hanno preso piede stabilmente, molte persone sembrano quasi condurre la propria vita sociale più attraverso i loro alter ego virtuali, che non fuori dalle mura domestiche. Quali conseguenze porta questa tendenza? La qualità della vita viene interpretata in maniera distorta, non più qualitativa ma quantitativa.
Mi spiego meglio.
Se interagendo faccia a faccia con le persone, percepiamo il nostro successo sociale dalle reazioni fisiche dell’altro (sorride, si entusiasma, ci incoraggia o no) e dai nostri stati d’animo, nel mondo social i criteri di valutazione diventano quantitativi. Quanti post pubblico? Quanti “like” ricevo? Quanto vengono commentati i miei post?
Insomma, molte persone sembrano considerare un successo il fatto stesso di aver scatenato un dibattito o ricevere molti commenti, anche se creano un clima negativo, che magari si ritorce contro loro stesse.

Combinando questa tendenza con un’attitudine magari vittimista e frustrata e, fattore determinante, con l’anonimato possibile online ( nickname astratto, foto fasulle etc. ), ecco che prende vita il troll!
L’utente che insulta, impreca e maledice gli altri sui forum o nei social, incontrato a tu per tu nella vita quotidiana risulterebbe forse gentile, timido e in imbarazzo nel muoverci le critiche che, invece, scaglia come frecce avvelenate online. Su Internet, può illudersi di essere importante perché fa semplicemente discutere. Nella vita reale, le reazioni alterate, le espressioni facciali di disappunto del prossimo, l’isolamento sociale in cui cadrebbe lo renderebbero, invece, consapevole dei suoi eccessi, riportandolo a più miti consigli.
Ecco quindi la mia proposta anti web-violence: rispondiamo ai messaggi aggressivi con una fredda, minimale sigla.
Io propongo IGNR, che sta per “Ignored” (ignorato) o “Ignore” (Ignora).
Rispondere per le rime a coloro che gettano benzina sul fuoco potrebbe alimentare il loro errore di valutazione ( “Se scateno discussioni sono importante online” ), incoraggiandoli.
Facciamo invece capire loro che le beghe non ci interessano; siamo persone costruttive, non abbiamo tempo da perdere!
In tal modo, forse, anche gli aggressori virtuali inizieranno a riflettere, colpiti dall’arma per loro più micidiale: l’indifferenza.”.

Ignorare, quindi, è la prima soluzione per arrestare l’emorragia di educazione sui social media.

Un codice di condotta può servire? Ci risponde Dario, un nostro lettore, il quale ci segnala quello della sua community (http://www.avilug.it/doku.php/mailinglist), da accettare prima di iscriversi al servizio di maining list.
Dario ci racconta che il regolamento è stato scritto pensando alle norme etiche di Ubuntu (che trovate qui), che trova un sunto efficace nelle keywords Umanità, Collaborazione, Lavoro, Cooperazione.

Possono diventare, queste, anche le parole chiave del nostro Manifesto? Voi che ne dite?

Scriveteci le vostre opinioni, come al solito, su stopwebviolence@ninjamarketing.it.
Diciamo tutti insieme #StopWebViolence: il Manifesto contro la maleducazione sui social network sta prendendo forma!

Selfie: anche i cartoni animati soffrono di self obsession [VIDEO]

Dopo l’attenta analisi della sindrome da selfie ad opera di Romeo Lippi e nello stesso momento in cui il selfie più celebre della storia del cinema sta facendo il giro del web, affrontiamo l’argomento in modo più soft strizzando l’occhio all’animazione.

L’animatore nonché illustratore Andy Martin, infatti, mette in guardia dall’ossessione da autoscatto in modo davvero originale, con quel pizzico di ironia che mai guasta per far recepire al meglio il messaggio.

Selfie, il corto animato di 60 secondi realizzato dall’artista, rientra in un progetto più ampio firmato da Pictoplasma: Character Selfies, una raccolta di autoscatti di personaggi di fantasia realizzati dai loro stessi creatori. Anche i cartoni animati, quindi, possono soffrire di sindrome da selfie: curiosi di scoprirne i sintomi?

Partecipa GRATIS al Free Webinar del Ninja Master Online!

Da aprile a luglio 2014 ci sarà il Master Online in Social Media Marketing & Community Management targato Ninja Academy, il primo master di specializzazione focalizzato interamente sulle singole piattaforme sociali con i migliori esperti italiani del marketing e della comunicazione.

Il Master è un’occasione imperdibile per aggiornare le competenze dei professionisti – che siano in azienda, in agenzia o freelance – sugli aspetti distintivi, le funzionalità e le potenzialità dei singoli Social Media con i migliori professionisti del marketing digitale italiano.

Per darvi un assaggio del master, Martedì 25 marzo 2014 dalle ore 17 alle ore 18 circa, ci sarà il FREE WEBINAR di presentazione del Master Online in Social Media Marketing & Community Management (con SCONTO Early Booking fino al 1 aprile): una lezione gratuita, nella quale alcuni docenti del Master presenteranno le principali tematiche che verranno affrontate nel percorso formativo.

Inoltre, il team Ninja Academy spiegherà come accedere e utilizzare la piattaforma webinar per partecipare alle lezioni virtuali. In questo modo avrete le basi teoriche e tutte le nozioni tecniche necessarie per seguire il corso.

Iscriversi è semplicissimo! Cliccando QUI vi si aprirà il form di iscrizione, da compilare in tutte le sue parti. Una volta registrati, vi arriverà una mail di conferma con tutte le indicazioni.

I posti disponibili sono 500: quindi “chi prima arriva meglio alloggia”!  😉

 Ricapitolando quindi:

FREE WEBINAR
NINJA MASTER ONLINE IN SOCIAL MEDIA MARKETING
& COMMUNITY MANAGEMENT
Martedì 24 marzo, ore 17

ISCRIVITI AL FREE WEBINAR!

E non dimenticate di dare un’occhiata ai nostri prossimi corsi in programma!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change!
BE NINJA.

Tutti i numeri di World of Warcraft

Tutti i numeri di World of Warcraft [INFOGRAFICA]

Tutti i numeri di World of Warcraft

Nelle scorse settimane è stata pubblicata la prima infografica ufficiale di World of Warcraft, videogioco della nota casa sviluppatrice americana Blizzard Entertainment, che sancisce il traguardo dei 100 milioni di account dalla sua pubblicazione (da non confondere con i milioni di giocatori attivi mensilmente).
Come prima cosa è interessante notare come dopo quasi 2 anni e mezzo la sua pagina Facebook sia arrivata a più di 5 milioni e 350 mila utenti.

Tutti i numeri di World of Warcraft

Rispetto ai 2 milioni che avevamo registrato a fine settembre 2011. Ma veniamo dunque all’infografica, soffermandoci punto per punto!

Oltre 100 milioni di giocatori

Tutti i numeri di World of Warcraft
Gli account unici (inclusi quelli dell’Edizione introduttiva) sono il doppio della popolazione della Corea del Sud, o uguale al totale della somma degli abitanti di Germania, Bielorussia e Svezia. Inoltre viene giocato in 244 paesi e territori in tutto il mondo, inclusi luoghi come l’Antartide, le Bahamas, l’isola del Natale e Tokelau.

Ogni storia ha bisogno di un eroe

Tutti i numeri di World of Warcraft

  • La fazione dell’Alleanza conta il 52% del totale, la Neutrale l’1%, mentre l’Orda il 47%;
  • 9 milioni di gilde create;
  • I titoli più usati su Azeroth: 1) Il Paziente; 2) Jenkins; 3) Professore Assistente;
  • La scoperta di Pandaria ha portato all’aggiunta di 11 milioni di pandaren al censimento di Azeroth; 1,3 milioni di  questi pandaren sono femmine con la coda di volpe;
  • Sono 500 milioni i personaggi creati, mentre di 316 milioni risulta la popolazione degli Stati Uniti.

Un piacere per gli occhi e non solo

Tutti i numeri di World of Warcraft

  • Wiki: Con ben 100 mila pagine di contenuti, il gioco ha la wiki dedicata più grande al mondo;
  • Audio: Servirebbero 44 CD audio per contenere tutte le musiche, le voci e gli effetti sonori di WoW.

Tutti i numeri di World of Warcraft

Parole: La storia di WoW è cresciuta con ogni espansione. Il volume di testo nel gioco ammonta a circa 6 milioni di parole, ossia l’equivalente di 12 copie de “Il Signore degli Anelli”, ed è tutto tradotto in italiano.

E’ pericoloso andare da soli

Tutti i numeri di World of Warcraft
Andare all’avventura su Azeroth è ancora più divertente se hai un fedele compagno al tuo fianco… o magari più di uno. Potendo scegliere tra centinaia di cavalcature (504) e mascotte(619).

  • La cavalcatura più rara: Serpe delle Nubi Celestiale d’Onice;
  • La mascotte più comune: Scoiattolo;
  • La mascotte più rara: Carpa Rossa Piccina.

Cosa Fanno gli Eroi?

Tutti i numeri di World of WarcraftOgni giorno su Azeroth: 900 mila Istanze PvE (Spedizioni, Incursioni, Scenari); 670 mila Istanze PvP (Campi di Battaglia, Arene, CDB Classificati) 3,6 milioni scontri tra mascotte.

  • Imprese: 11 milioni il  numero di imprese compiute dagli eroi di Azeroth ogni giorno dal lancio dell’ultima espansione.

I migliori affari si fanno qui!

Tutti i numeri di World of WarcraftCi sono molti venditori e negozi su Azeroth, ma il cuore del commercio tra i giocatori è la casa d’aste. Sono 2,8 milioni i commerci giornalieri nella casa d’aste.

Visualizzazioni video, risultati di ricerche e social media

Tutti i numeri di World of Warcraft

  • YouTube: 87 milioni di visualizzazioni sul canale ufficiale del gioco; 26 milioni i video pubblicati;
  • Google: 50 milioni di ricerche per “WoW” e “Warcraft” in un anno;
  • Facebook: Più di 5 milioni e 355 mila fans (aggiornamento degli ultimi giorni);
  • Twitter: 445 mila follower (aggiornamento degli ultimi giorni).
Apple iPhone 5c su Tumblr

Apple sbarca sui social network e sceglie Tumblr per l'iPhone 5c

Apple iPhone 5c su Tumblr

Nel mondo dei social media Apple si fa notare principalmente per la sua assenza.

Non ci sono profili ufficialiche possano essere ricondotti e Cupertino (l’account twitter @Apple è da sempre dormiente, anche se registrato) e, nonostante l’immagine giovane, moderna e costantemente alla ricerca di innovazione che il brand vuole dare di sé, le dinamiche social sono da sempre sembrate ignorate.

Almeno fino a pochi giorni fa: nasce la scorsa settimana, infatti, isee5c.tumblr.com.

Un Tumblr totalmente dedicato alla versione “young” dello smartphone di Cupertino: l’iPhone 5c. All’interno troviamo 7 riquadri, ognuno dei quali raffigurante pallini luminosi animati differentemente su sfondi sgargianti: un richiamo ai colori e alle cover disegnate per l’iPhone 5c.

Ogni riquadro, se cliccato, lancia un video di 15 secondi che suona una diversa canzone e che, nel finale, va a comporre il retro dell’iPhone 5c adagiato in una delle cover pensate apposta per questo modello, con una frase di chiusura (come “Viva o Carnaval” nel video a tema carnevale brasiliano oppure “Porte de Lilas“, un quartiere di Parigi, con musica tipicamente francese).

Ed effettivamente i 7 video (affiancati da altri due riquadri in cui viene annunciato un eloquente “coming soon“) sono parte di un Tumblr il cui titolo dichiara che “Every color has a story” (“Ogni colore ha una storia”), con accanto il logo ufficiale di iPhone 5c.

iPhone 5c Tumblr
L’avvio di una strategia social tramite Tumblr sarebbe perfettamente in linea con lo “stile Apple”: è evidente che Tumblr si propone come piattaforma particolarmente adatta per la creatività e l’innovazione, due elementi che Apple da sempre pone alla base di ogni strategia legata al brand.

Inoltre, sarebbe una scelta coerente per il target che si andrebbe a colpire: la maggioranza degli utilizzatori di Tumblr negli Stati Uniti ha un’età inferiore ai 34 anni (fonte comScore), esattamente il tipo di pubblico a cui è rivolta l’offerta dell’iPhone 5c.

Il lancio del primo canale ufficiale Apple sui social media è avvenuto, però, senza i classici annunci in pompa magna che caratterizzano la cura maniacale che c’è a Cupertino per la comunicazione delle sue novità. Cosa che, inevitabilmente, ha destato qualche sospetto sull’effettiva presenza di Apple dietro il sito. Dubbi alimentati dall’assenza dei video stessi nella media gallery ufficiale dedicata all’iPhone 5c: http://www.apple.com/iphone-5c/videos/.

A fugare (quasi) ogni dubbio, però, ci ha pensato 9to5mac.com, che ha portato all’evidenza le prove della presenza di Apple dietro la nuova campagna pubblicitaria. In primo luogo, più di un utente ha segnalato che il Tumblr dedicato all’iPhone 5c viene mostrato come “sponsorizzato” all’interno della propria dashboard.

Un segnale eloquente del fatto che il creatore della pagina stia investendo (e non poco) per presentarsi come “sposored Tumblr”, gesto improbabile da parte di un semplice fan. Ma soprattutto il codice sorgente mostra un collegamento ad Apple ancora più forte.

codice Tumblr iPhone 5c

Il codice, infatti, mostra come i video presenti nel Tumblr siano ospitati sulla piattaforma di video-sharing “Vimeo” e, più precisamente, su un account “pro” (a pagamento) il cui nome è “MAL”.

Questo account è completamente nascosto ed è stato creato negli stessi giorni del lancio di “isee5c”. Nome non casuale, perché “MAL” (acronimo di Media Arts Lab) è anche il nome dell’agenzia pubblicitaria con sede in Los Angeles che cura per Apple le strategie sui media tradizionali (stampa, tv e sito web ufficiale).

In particolare, si tratta di una divisione del colosso TBWA. TBWA si è rifiutata, per il momento, di commentare qualsiasi notizia legata al lancio di una strategia “social” per Apple, né ha confermato l’effettivo collegamento tra Apple ed il Tumblr “isee5c”.

Quel che è certo è che le vendite dell’iPhone 5c stanno deludendo le aspettative (come dichiarato dallo stesso CEO Tim Cook agli azionisti), e sarebbe normale quindi attendersi una nuova e forte campagna di comunicazione, magari su un territorio nuovo per Apple come quello dei social network.

Non ci resta che aspettare con curiosità!

ABCDEFGeek l'alfabeto per piccoli geek


Il fumettista e scrittore Otis Frampton ha creato ABCDEFGeek, un divertente dizionario disegnato che insegna non solo ai ragazzi le lettere dell’alfabeto, ma anche le introduce fin da piccoli alla cultura geek.

 

 

 

 

Utilizzando uno stile grafico simile a quello della sua serie web ‘How It Should Have Ended,’ Frampton dà anche ai personaggi più terrificanti del Geekdom come Xenomorfi, Predators e Hannibal, un tratto amichevole adatto ad un pubblico giovanissimo.

 

 

 

 

ABCDEFGeek di Frampton è un modo divertente stimolare i vostri bambini ad imparare l’alfabeto, attirerà i piccoli geek in erba con i suoi colori brillanti e i simpatici personaggi, offrendo un modo divertente per coinvolgere il vostro bambino.