Gioca a puzzle e vinci un lavoro alla Silicon Valley

Sognate la Silicon Valley ma pensate di non essere all’altezza per lavorare in uno dei posti più ambiti del pianeta? Accendete il computer e giocate a un videogame. Se superate tutti i livelli potete candidarvi per le posizioni aperte e magari volare a san Francisco

Sembra un gioco a premi ma in realtà è l’ultima frontiera del gaming impiegato anche nel settore delle risorse umane. L’idea geniale è venuta a Christophe Bisciglia, CEO della startup Wibidata con sede a San Francisco. Non bastava regalare ai neo assunti una bicicletta per recarsi al lavoro e offrire loro pranzi cene, merende a qualsiasi ora del giorno per invogliarli a lavorare. Era necessario dare sin dal momento delle selezioni, un’immagine nuova, non convenzionale e geniale che riflettesse l’identità dell’azienda.

Il videogame scelto è il popolare puzzle game Portal 2 amato dalla società e al quale si dilettano gli impiegati durante la pausa pranzo e non solo. La piattaforma Portal fu lanciata nel 2007 dalla società di gaming Valve e consente ai giocatori di risolvere i puzzle muovendosi attraverso un spazio di gioco reale usando persone e luoghi esistenti.

Quale piattaforma più adatta? Per lo sviluppo del gioco, Bisciglia ha arruolato il programmatore Doug Hoogland che ha chiesto alla sua ragazza di sposarlo attraverso un videogame costruito proprio su Portal 2. Risultato? Un diamante per lei e un lavoro per lui!

Doug Hoogland, dopo aver passato alcuni giorni presso la Wibidata e averne studiato l’ambiente, preso le misure necessarie e scattato diverse foto ha ricostruito l’intero ambiente in scala nel videogame. I candidati si trovano dunque alle prese con i problemi di memoria di Cristophe Bisciglia che continuamente dimentica il pin per accedere al sito di Wibidata. I giocatori dovranno completare tutti i livelli, risolvere un problema matematico per un totale di 8 ore di gioco consecutive! Solo allora potranno candidarsi per le posizioni aperte. Ad allietare gli aspiranti candidati e ad accompagnarli nelle loro dure prove una sensuale voce femminile.

Vi sembra una follia? Forse, ma la strategia è decisamente vincente. Appena una settimana dopo la pubblicazione del videogame l’incremento delle visite sul sito e la visibilità della startup è stato esponenziale. “Il miglior investimento mai fatto nel marketing e nella recruiting”. Così Bisciglia ha giudicato questo investimento decisamente conveniente. Ecco qualche numero per avere un’idea più concreta. In una settimana la sezione “Lavora con noi” del sito Wibidata, dov’è implementato il puzzle ha ricevuto 30.000 visite, il gioco è stato scaricato 1000 volte e 30 sono stati i vincitori che si sono candidati.

Chi vuole essere il trentunesimo?

Guy Ritchie lascia in mutande David Beckham per H&M [VIDEO]

H&M negli ultimi mesi si sta dando molto da fare per promuovere attraverso video d’autore le sue nuove linee di prodotti, che vedono la collaborazione di artisti e case d’alta moda. Ricorderete Madonna, o la partnership con Marni e Margiela. L’ultimo volto noto ad aver ‘disegnato’ la sua linea per il brand svedese è David Beckman, il cui ruolo verrà ricordato soprattutto per via dello spot in cui Guy Ritchie l’ha diretto.

Dovendo sponsorizzare una linea di abbigliamento intimo bello comodo, quale migliore pretesto di una bella corsa mattutina tra cortili e siepi per recuperare l’accappatoio che (ops!) è rimasto intrappolato nella portiera del suv di Victoria?

E se hai la possibilità di dirigere uno dei calciatori più amati dalle donne e stimato dagli uomini, cosa fargli fare se non farlo rimanere seminudo in seguito alla casuale perdita di abiti che si impigliano ovunque, o farlo energicamente tuffare in una piscina davanti ad una delegazione di Miss Universo?

Sexy clichè narrativi uno dopo l’altro, da commedia hollywoodiana, ironicamente sorretti dalla presenza di Beckham per un video simpatico e nel quale il prodotto rimane ‘incredibilmente’ isolato. Ok, divertente e piacevole, in linea con il mood giovane e scanzonato del brand, ma la prossima volta Beckham lo vogliamo vedere in una storyline alla “The Snatch” 🙂

10 pubblicità contro il mal di testa

Concorrenza, scetticismo e cure fai da te: i prodotti farmaceutici da banco puntano sempre più sulla comunicazione, facendo del mal di testa una scusa, questa volta per essere creativi! Che ne soffriate o meno, date un’occhiata a queste simpatiche campagne per antidolorifici: vi strapperanno ben più di qualche risata.

Ambient per Aspirina

Bellissima soluzione quella utilizzata nelle strade della Romania per Aspirina. Non si può dire che non attiri l’attenzione!

Credits
Graffiti BBDO, Bucharest, Romania

L’efficacia di Parox

La sintesi di questa campagna Parox ci ricorda che per dire tutto può bastare una sola immagine. Davvero elegante!

Credits
Puerto Publicidad, Santiago, Chile

Piccoli dolori

Anche i più piccoli possono avere grandi problemi.

Credits
Y&R, Buenos Aires, Argentina

Analgesico interattivo

Per giocare con questo simpatico banner Panadol potete cliccare qui! Un modo intelligente per farvi spegnere ogni dolore.

Credits
Memac Ogilvy, Dubai, UAE

I casi clinici di Panadol

La vita spericolata (degli altri) può far male, tanto da dover mandar giù qualche pillola ben più amara di Panadol che, almeno, allevia il dolore.

Credits
Ogilvy & Mather Advertising, Beijing, China

Problema e rimedio

Anche questa campagna per Weleda rende benissimo l’idea e propone una soluzione ideale per tutti. Omini fastidiosi nella vostra testa compresi.

Credits
TBWAHuntLascaris, Johannesburg, South Africa

Doppio problema…

I soliti mal di testa possono raddoppiare! Grazie all’Aspirina, a tutto c’è rimedio.

Credits
Almap BBDO, Brazil

Lo spot Saridon

Certi dolori possono essere spiegati solo così: attraverso lo sguardo di un asiatico incazzato e un chiodo. Bellissimo spot per Saridon.

Credits
BBDO Guerrero Proximity, The Philippines

Domande da mal di testa

I “perché” dei bambini possono condurre a pazzia e sono inevitabili. Voi cercate almeno di alleviare il mal di testa.

Credits
Vale Euro RSCG, México DF, México

Le due facce della racchetta

Per finire, una soluzione di direct marketing per pubblicizzare Agudol: su un lato della racchetta c’è il dolore, sull’altro il sollievo. Bella!

Ruzzle mania: 5 modi per diventare imbattibili!

Ruzzle mania: 5 modi per diventare imbattibili!

Ruzzle mania: 5 modi per diventare imbattibili!

State giocando a Ruzzle? Se avete risposto no, bene non vi crediamo. L’applicazione mobile che permette di sfidare, in un gioco simile al paroliere, amici, conoscenti, parenti ed estranei è diventata una vera e propria mania.

Le meccaniche di gioco semplici e conosciute hanno reso Ruzzle un vero e proprio portento virale tanto da coinvolgere grandi e piccini. Ora in questo clima di divertimento, permettete all’autore un piccolo scivolone personale, con una confessione di cuore: non ho mai vinto una partita. Dopo l’ennesima sonora batosta mi sono chiesto se ci fosse la possibilità di migliorare le proprie abilità e dopo qualche ricerca ho selezionato ben 5 modi che vi faranno brillare agli occhi degli amici.

Attenzione alcuni non sono completamente sportivi, quindi usateli a vostro rischio e pericolo. Cominciamo:

Ruzzlemania, 5 modi per diventare imbattibili!

  • Sfruttate la lingua. No, non dovete scrivere oltre che con le dita anche con la punta della lingua per essere più veloci, ma farvi aiutare dalla struttura della nostra lingua. Gran parte dei verbi possono essere coniugati cambiando una sola lettera, stessa cosa per il passaggio dal maschile al femminile. Scovata una parola guardatevi attorno per eventuali micro varianti.
  • Partite dalle lettere bonus nei primi secondi di gioco, questo vi permetterà di costruire un vantaggio considerevole quando il tempo comincerà a scarseggiare (e le parole pure…).
  • Lasciate per ultime monosillabi, congiunzioni e articoli. Contribuiranno in minima parte alla vittoria e occuperanno il tempo che vi rimane prima dello scadere. Ottime per una vittoria sul filo del rasoio.
  • Visualizzate sempre a fine partita le parole disponibili sul quadro e quelle trovate dal vostro avversario per impararne di nuove. La prima feature è però disponibile solo in versione premium. Guardando le parole trovate dal vostro avversario potreste accorgervi o della sua bravura o… leggete il prossimo punto!
  • Usate una qualsiasi applicazione di cheat (ci sono sia per Android che per iOS). Non è elegante e non è sportivo ma può funzionare come scherzo a qualche amico non particolarmente simpatico. Si tratta di applicazioni gratuite che leggono gli snapshot della nostra partita a risolvono automaticamente il puzzle consegnandoci tutte le parole disponibili (partendo da quelle con il maggior punteggio). Evitate di usarla con amici a cui tenete perché ormai Ruzzle è una questione di vita o di morte e potreste litigare!

 Ruzzlemania, 5 modi per diventare imbattibili!

Ruzzle è diventato un vero e proprio fenomeno di massa, speriamo che i consigli sopra citati vi tornino utili almeno quanto al sottoscritto che ora viaggia dignitosamente a mezza classifica. Ah quasi dimenticavo, il mio nick è Kahl_84 vediamo se riuscite a superare il maestro! (non sarà difficile, fidatevi…)

Ps: non dimenticate di leggere l’intervista ai creatori di Ruzzle, realizzata dai colleghi della sezione Mobile!

Le illustrazioni di Salvador Dalì per Alice in Wonderland

Se il frutto di una mente visionaria incontra l’estro di uno dei più grandi maestri del Surrealismo, il risultato può essere a dir poco sorprendente.
E’ esattamente questo che accadde nel 1969, anno in cui la Press-Random House di New York pubblicò una tiratura di Alice in Wonderland corredata delle illustrazioni di Salvador Dalì.

12 eliografie, una per ogni capitolo, più un disegno in acquaforte per il frontespizio: queste le opere che accompagnano le atmosfere sognanti di Alice nel paese delle meraviglie, dando un volto alla sfrenata immaginazione di Lewis Carroll e alle stupefacenti avventure della sua piccola protagonista.

Non è un caso che il volume sia uno dei lavori di Dalì più ambiti dai collezionisti e che l’unica copia presente su Amazon sia quotata ben 12.900 dollari!
Al di fuori della portata di molti, dunque, ma grazie alla William Bennett Gallery possiamo fortunatamente fruire di questi capolavori in formato digitale e percepirne, almeno in parte, l’irrompente espressività.

Durex lancia l'App per le consegne a domicilio

-“Hai un preservativo?!?!”
-“Mayday Mayday”!

E invece, no! Dimenticate crisi di panico e incontri andati in bianco.Da oggi praticare “l’amore” sicuro, ovunque e comunque, sarà sempre possibile grazie alla nuova app di Durex “S.O.S Condoms”, che permette di ordinare e ricevere a domicilio i preservativi.

La bizzarra ma utile applicazione è in fase di sperimentazione a Dubai e disponibile gratis sull’ App Store. La consegna viene garantita in modo rapido e discreto grazie al team formato da: Pizza Guy”, “The Cop” e “The Tourists” i celeri corrieri della Durex che in un’ora opereranno la distribuzione. Il servizio è attivo dalle 16.00 alle 4.00.

Il progetto è stato realizzato dall’agenzia Buzzman, la cui portavoce Sandrine Girarde, ha confermato che il servizio sarà esteso presto ad altre città che verranno scelte attraverso un concorso indetto sulla pagina Facebook di “S.O.S Condoms.

Già scaricata da oltre 12.000 persone, la app della Durex, come riportato dal NY Daily News  trova un concorrente diretto in ConAm, aka Condom Ambulance,  il servizio (meno discreto suggeriamo noi) di ambulanza-condom in un College del New Jersey che distribuisce i profilattici in caso di emergenza nel Campus.

Dai dati riportati siamo sicuri che l’efficacia della nuova App permetterà a tutti di veder materializzarsi nelle proprie mani un profilattico in ogni momento di necessità!

Noi promuoviamo il sesso sicuro e voi?

5 + 1 cose di Facebook che ci ricorderemo sempre

Sono già passati nove anni da quando comparve per la prima volta il sito thefacebook.com.

In questo lungo periodo di tempo la creatura di Mark Zuckerberg di strada ne ha fatta: dal successo spaventoso all’apertura al pubblico mondiale nel settembre 2006, alla disastrosa quotazione in borsa, dal processo dei gemelli Winklevoss allo sbarco sulle tecnologie mobili con le recenti videochiamate. Ed in mezzo le polemiche sulle privacy, la creazione di un vero e proprio settore professionale dedicato alla social media strategy, un film vincitore di 3 premi Oscar, la Timeline e la giovanissima Graph Search.

In mezzo a tutti questi eventi, più o meno positivi, ognuno di noi ha vissuto la sua personale esperienza di odio e amore con Facebook che vogliamo rivivere insieme a voi negli strumenti e nei cambiamenti, più o meno significativi, della storia del social network, e proposti in questo bel post su Mashble.

Il “Facebook Guy”

Gli utenti della prima ora, o gli appassionati che hanno visto il film di David Fincher, non possono averlo dimenticato. Il Facebook Guy era il ragazzo, con il volto oscurato dal codice binario, che campeggiava sulla testata di thefacebook.com. Scomparso con il restyling dell’aprile 2007, si è scoperto solo successivamente che in realtà era una foto modificata di Peter Wolf, la voce di un gruppo sulla cresta dell’onda tra gli anni 60 ed 80 e noto come J. Geils Band.

Diventa Fan

Le “Pagine Fan” che tanto alimentano i nostri dibattiti in merito alla loro gestione, crescita e promozione, hanno vissuto periodi di profondi cambiamenti dalla loro nascita, avvenuta nel 2007 per sostituire i “gruppi sponsorizzati”, fino a quel momento l’unica possibilità per le aziende di imprimere la loro presenza sul social. Cosa che, tra le altre cose, interessava poco alle grandi aziende.

In questo senso l’intuizione di Zuckerberg fu geniale. L’introduzione del tasto “Diventa Fan”, precursore dell’attuale “Like”, consentì alle aziende di creare proprie pagine brandizzate, nelle quali gli utenti potevano interagire e dare visibilità ai prodotti lì sponsorizzati. E’ in quel momento che nascono le attuali tecniche di targeting e promozione degli annunci sui social network.

 

 

Ma il “Diventare Fan” aveva negli utenti una percezione molto differente dall’attuale “Mi Piace”. Oggi scegliamo di dare un “Mi Piace” perché vogliamo restare aggiornati sull’attività di quell’azienda o di quel prodotto. Ieri sceglievamo di diventare fan di “Ti faccio uno squillo e scendi” o di “Anziani che guardano i lavori in corso“. Insomma, c’era più leggerezza e lo strumento era più mezzo di svago che fonte di informazioni.

Profilo con collegamenti ipertestuali

Il nostro attuale profilo è totalmente composto da “Pagine d’interesse”. L’azienda in cui lavoriamo, l’università in cui abbiamo studiato, i cantanti che ci piacciono o i libri che abbiamo letto: tutte sono pagine fan che conducono direttamente sullo strumento di promozione con cui l’azienda comunica con noi.

In passato il nostro profilo era strutturato diversamente. Per certi versi più funzionale, comodo e “social oriented”. Sicuramente molti di voi ricorderanno un tempo in cui il nostro profilo era molto più semplice e lineare: accanto alla nostra foto c’erano i nostri dati anagrafici di base e, di seguito, in formato rigorosamente testuale, musica preferita, interessi, libri, tutto ciò che adoravamo.

Attraverso questa struttura trovare persone con i nostri stessi interessi era facilissimo: bastava cliccare su uno dei collegamenti ipertestuali del nostro profilo e si veniva portati ad una pagina di ricerca in cui venivano visualizzati gli utenti con il nostro stesso interesse, o che avevano frequentato la nostra stessa scuola, senza riferimento a pagine specifiche. Inoltre, non vi era alcuna notifica sui cambiamenti di “preferenze” all’interno del profilo, e quindi potevamo modificare a piacimento e con l’evoluzione dei nostri gusti la struttura del profilo.

Probabilmente questa è stata la fase in cui maggiormente il profilo di una persona è stato corrispondente ai suoi gusti reali. Oggi, con il “Like”, è molto più complesso mostrare nel proprio profilo i propri gusti. Perché se è vero che mi piace “scrivere”, non è nei miei interessi seguire le notizie di una pagina sociale generica, magari gestita male con contenuti non adatti (come molto spesso accade con lo spam).

La bacheca

Impossibile dimenticarla. Probabilmente il cambiamento dalla celebre “bacheca” alla Timeline è stato quello più osteggiato e frutto delle maggiori e più feroci polemiche da parte degli utenti.

I nostri aggiornamenti di stato, con la bacheca, venivano pubblicati solo sul news feed. La bacheca, quindi, era uno spazio aperto alle nostre amicizie in cui potevano essere raccolti messaggi più o meno personali. Non c’erano notifiche pubbliche, e i messaggi lì contenuti potevano essere visualizzati solo visitando il profilo di un nostro amico.

Insomma, la bacheca lascia il ricordo di un Facebook ancora non totalmente aperto. Un posto ancora “intimo”, per quanto possa esserlo un social network, in cui c’era maggiore difesa dei propri contenuti.

I gruppi

“Quelli che…”

Più o meno tutti abbiamo vissuto il periodo delle folli adesioni ai più disparati gruppi su Facebook. Prima delle Fan Page, infatti, i gruppi erano l’unica nota di colore nel nostro profilo. Lanciavano un messaggio sulla nostra personalità, inquadravano il nostro modo di essere e ci consentivano spesso di condividere qualcosa di simpatico e diverso dal solito link.

E allora tutti in “Quelli che amano guardare i film” oppure in “Quelli che hanno bisogno di imparare a cucinare”.

Aggiornamenti di stato in terza persona

C’era un tempo, molto divertente peraltro, in cui su Facebook si parlava in terza persona. Se oggi Facebook ci chiede “Ciao Francesco, come va?” oppure “Cosa succede di bello?”, in passato la frase che ci invitava ad aggiornare il nostro stato era “Francesco è…”.

Ed è davvero da effetto-nostalgia, oggi, scorrere la propria Timeline e leggere uno status del 2008 che recita “si prepara per godersi lo spettacolo”, o ancora “prova il suo nuovo pc!”.

Altri tempi, agli albori della Facebook-mania che oggi per alcuni è un lavoro, per molti uno svago e per altri invece un vero e proprio campo di studio.
E voi? Cosa non dimenticherete mai nelle evoluzioni di Facebook?

La magia della luna piena in tempo reale [VIDEO]

La natura offre sempre gli spettacoli più suggestivi del mondo. Manifestazioni visive che restano impresse per sempre nei nostri ricordi più belli. Tra queste è senz’altro la luna, in tutte le sue forme, a regalare immagini indimenticabili.

Ed è al più grande satellite della Terra che Mark Gee, fotografo freelance e artista degli effetti visivi, ha voluto dedicare il suo ultimo lavoro digitale dal titolo Full Moon Silhouettes.

Un video nato nella notte del 28 gennaio 2013 sul Monte Victoria Lookout a Wellington, Nuova Zelanda, che racchiude, in poco meno di quattro minuti, lo spettacolo evolutivo della luna piena sorgente. E il sottofondo musicale, La tenerezza di Dan Phillipson, rende il video una semplice e meravigliosa opera d’arte.

Full Moon Silhouettes from Mark Gee on Vimeo

“Ho trovato la posizione perfetta, e il tempo a Wellington era incredibile! Non sapevo cosa aspettarmi, ma non avrei potuto ottenere di meglio. Tecnicamente è stato abbastanza difficile. Ero a 2,1 km di distanza dal mio soggetto, e non c’era spazio per l’errore. Il video è così come è uscito dalla scheda di memoria e non vi è stata alcuna manipolazione. Alla fine la performance è stata meravigliosa”.

"Madame Rouge", ecco la web serie che rende piccante la cucina

La cucina per gli italiani è sacra, si sa. E lo è quella che finisce in tavola tanto quella che è diventata padrona dei palinsesti televisivi, da quando si è affermato il format culinario nelle sue varie forme, da quella in stile casilingo a quella più spettacolarizzata dei reality. Grazie al web, ai video tutorial, alle app, la cucina è poi diventata social, partecipata, condivisa. Dalla commistione tra il più tradizionale universo televisivo (sì, i reality sono molto tradizionali ormai) e quello più scanzonato della rete, è nata “Madame Rouge” di ‘NON CHIEDERCI LA PAROLA‘.

Tutto viene smontato e riproposto in chiave ironica, erotica ma non volgare, divertente perché surreale. La protagonista, la madama rossa, ci accoglie ad esempio nella sua stanza da bagno anzichè alla tavola, immersa in un letto di petali di rosa, nella sua mise da femme fatale che si prende poco sul serio e per questo ci piace tanto.

Innovatrice, ironica e disincantata, Madame Rouge, dalla sua salle de bain, racconta un immaginario che mescola cucina, erotismo, uomini e padelle. In ogni puntata della web series che porta il suo nome, Madame Rouge, racconta ricette gustose ed irripetibili con lo scopo di inserirvi l’elemento cardine, e simbolo, della serie: il peperoncino. Che porterà, finalmente, il piacere a tavola, e la tavola nel letto. Perché si cucina sempre per un lui, o una lei, e la cucina è anche piacere.
Ed il fine ultimo non è il piatto perfetto, ma la serata divertente e l’esperienza dell’assaggio. Il piacere nel suo insieme, visto da un’ottica assolutamente femminile.

L’idea ci diverte molto, poiché partendo da uno degli universi simbolicamente più stereotipati porta avanti una riflessione profonda sull’immagine femminile, quella reale e quella raccontata, quella che vorremmo, ironica e brillante, quella che spesso non ci fanno vedere.

Voi che ne pensate? Vi piace l’idea?

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

Uno dei momenti più importanti, nonché più complicati quando si cerca di lanciare una propria attività è proprio quello della ricerca dei finanziamenti. Anna Vital, startup evangelist e avvocato di successo, sintetizza in 12 passi come percorre la strada che porta all’ottenimento di denaro dagli investitori.

12 steps da seguire per ottenere fondi da investitori e business angels

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

1. Definisci il tuo prodotto principale
Cos’è che sai fare realmente bene? Rispondere a questa domanda è un primo passo verso il mondo del business.

2. Crea un prototipo
Photoshop o qualsiasi altro programma che possa riprodurre graficamente la tua idea di business, ti aiuterebbe davvero molto nella creazione del tuo un prototipo.

3. Testa il prodotto
Trova un campione di volontari disposti a provare il tuo prodotto, intorno alle 100-500 unità. Chiedi a chiunque tu voglia, basta che il gruppo di persone a cui ti rivolgerai rappresenti significativamente il tuo target.

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

4. Costruisci un prototipo funzionale
In questo step devi concentrarti sulla funzionalità del tuo prodotto. Minimizza i costi e massimizza l’utilità per i tuoi potenziali clienti.

5. Attrai il maggior numero di potenziali clienti
Questa è la vera sfida, cattura l’attenzione di almeno 10.000 persone. Usa tutto quello che vuoi, Facebook, Twitter, blog, TV, l’importante è che ti faccia conoscere e soprattutto riconoscere.

6. Prova a monetizzare
Non è detto che attrarre un grande numero di persone significhi anche monetizzare di misura uguale o superiore. Tuttavia prova a far sì che ciò accada, gli investitori rimarranno piacevolmente colpiti nel sapere che il tuo business ha tutte le carte in regola per decollare.

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

7. Sviluppa la tua startup
Ora hai tutto quello che ti serve per iniziare seriamente. Sviluppa e diffondi la tua offerta.

8. Crea un Pitch
Un pitch è un tipo di presentazione con cui un imprenditore illustra brevemente le caratteristiche del proprio business. Per sapere come effettuare un pitch perfetto leggi qui.

9. Trova gli investitori per la tua startup
Utilizza Linkedin, Angel.co e altre piattaforme online per divulgare il tuo progetto e per catturare l’attenzione di investitori e business angels.

Come raccogliere fondi per la tua startup [HOW TO]

10. Pitcha
Non aver paura di parlare del tuo business. Non avere il terrore che qualcuno possa rubarti il progetto, del resto se lo tieni solo per te, non vedrà mai la luce e tu non vedrai mai…un soldo!

11. Aumenta le tue possibilità
Cerca di migliorare e perfezionare costantemente la tua startup. Ricordati sempre che gli investitori preferisco scommettere su qualcosa che ha grandi potenzialità di crescita.

12. Non mollare mai
Non buttare mai la corda e non perdere le speranze. Il fondatore di Pandora.com ha dovuto sopportare tantissimi rifiuti prima di trovare un investitore e ora ha trovato la strada del successo. Fai lo stesso!

Per approfondire il tema e per visualizzare l’infografica completa clicca qui.