Internet Explorer 10 fa meno schifo. Parola di Microsoft [VIDEO]

Tutti ne abbiamo incontrato almeno uno. Individui che passano molta parte del loro tempo cercando di diffamare o screditare online altri utenti, prodotti, aziende. Sono i troll, importuni personaggi della rete di cui però, questa volta, Microsoft si è servita per realizzare il suo ultimo commercial per IE 10.

Il browser di Redmond è notoriamente uno dei più bersagliati e deplorati in rete. Già qualche tempo fa Microsoft aveva avviato la campagna di ribaltamento “The browser you loved to hate” per raccogliere il favore del pubblico, rivolta ad IE 9. In quell’occasione protagonista era un ragazzo affetto da un distrubo comportamentale che si manifestava nell’ossessiva necessità di disistallare l’odiato browser da ogni pc. Fino alla guarigione avvenuta grazie alla diffusione della nuova versione che lui stesso definiva “actually good!” (effettivamente ottimo!).

Constatazione che, nel nuovo video, si trasforma in un più timido “IE sucks…less“. Sembra che la stessa Microsoft abbia voluto ‘abbassare il tiro’ a favore di un’impostazione del tutto ironica, anche se effettivamente molto ben studiata. Tutto nello spot sembra studiato per portare empaticamente lo spettatore ad essere irritato dal troll, ritratto nella sua ‘caverna’ buia da essere solitario e antipatico, circondato da chincaglierie da nerd, in un crescendo emotivo favorito dalla sonata tratta da “Il Barbiere di Siviglia” in sottofondo.

Insomma, è facile far apparire un pò indigesto uno così. Come da titolo, Microsoft sembra chiederci, strizzando l’occhio: “lo conoscete anche voi uno così, vero?”. Tuttavia non siamo ancora molto convinti che lo sforzo sia servito, come dimostrano alcuni commenti in coda al video. Il sentiment relativo a un brand, del resto, non è così facile da indirizzare.

Voi cosa ne pansate? Lo spot vi ha convinti a provare il nuovo browser?

Facebook: vicino l'acquisto di WhatsApp? [RUMORS]

Secondo fonti vicine a Facebook, Zuckerberg & Co. dopo Instagram starebbero continuando la propria strategia mobile oriented pensando all’acquisizione dell’app di messaggistica WhatsApp.

Come (ben) sottolinea Corriere.it, infatti:

“L’acquisto di Instagram, risalente ad aprile, si iscrive nella medesima direzione: creare un ecosistema di soluzioni all’interno del quale gli utenti si avvicendino per il maggior tempo possibile e in grado di tenere alta l’asticella degli investimenti pubblicitari.”

L’interesse di Facebook verso l’utenza mobile non è nuovo né segreto – basti pensare alle statistiche ufficiali che contano 600+ milioni di mobile user. Senza contare che proprio WhatsApp è una delle soluzioni più apprezzate e diffuse, che sposando pienamente le logiche digitali sta riuscendo nella missione di spodestare colossi ben più consolidati. Leggiamo su Panorama un confronto interessante:

“Da un lato c’è il social network più popolare (e popoloso) del mondo, ancora alla ricerca di una vera identità nel segmento mobile. Dall’altro c’è l’app telefonica più gettonata dagli utenti, un’autentica killer application per chiamare e scambiarsi messaggi gratis da ogni parte del mondo.”

Che dire? Vi terremo comunque aggiornati sullo sviluppo di questa vicenda e, in caso positivo, sui possibili scenari che il deal potrebbe aprire.

Italia camp: la nuova sfida è lanciata per invertire la tendenza

 

Abbiamo intervistato il presidente dell’Associazione Italia Camp, Fabrizio Sammarco, che ci illustrato come è nata l’idea “Italia Camp”, la sua mission, le iniziative e gli obiettivi futuri. L’input che ci ha dato, è quello di “invertire la tendenza”, partendo dal basso, da tutti noi, cercando di costruire un aggregatore di idee da poter poi mettere in pratica e realizzare. E allora immergiamoci nel mondo di Italia Camp e…. invertiamo la tendenza!

Ci racconti un aneddoto sulla nascita di Italia Camp?

L’idea enzima di ItaliaCamp, nasce nei primissimi anni universitari. Dal fermento nei corridoi tra una lezione ed un’altra, da quelle discussioni classiche e innovative sull’impegno per la soluzione dei problemi che ci troviamo davanti giorno dopo giorno.
Una visita a Stanford ed Harvard, nel corso di una esperienza di lavoro e di studio negli Stati Uniti, ci ha fatto letteralmente innamorare della formula barcamp, la negazione della conferenza, un modello di confronto senza gerarchie, in cui ciascuno è protagonista dell’evento, con il tempo come unico moderatore. L’attenzione rivolta sulle progettualità  concrete piuttosto che sulla dialettica.
Un fattore che risalta in maniera evidente in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando.

 

 

Come è strutturata l’associazione?

L’attuale ramificazione era a dir poco inimmaginabile quando abbiamo iniziato due anni fa. In un auletta universitaria, 20 persone che si incontravano alle 20 (il gruppo informale si chiamava appunto 20alle20).  In ogni Regione italiana dunque, oggi esiste un gruppo ItaliaCamp, al quale sostanzialmente è affidato il compito di essere, sia in termini di amplificazione che di percezione, testa e cuore dell’associazione nel proprio territorio di riferimento.

 

 

Come sono organizzate le territoriali?

A livello territoriale ogni Camp è organizzato da un lato riproducendo in linea generale quella che è la struttura organizzativa funzionale del Consiglio nazionale mentre dall’altro rendendo questa struttura quanto più aderente ed adatta a percepire (ed elaborare) le differenti esigenze provenienti dalla regione stessa nelle sue articolazioni comunali e provinciali. Nella costruzione di ciascun camp territoriale quello che conta non è tanto la struttura gerarchica quanto la sua efficacia nel maturare la rete necessaria a realizzare le progettualità  provenienti dalle Università  e dalla società civile di riferimento.

 

Quanto contano i momenti di formazione e di aggregazione?

ItaliaCamp ha posto in essere, per la prima volta nel nostro Paese, un momento ed un luogo di aggregazione sia fisica che virtuale, tra Università , società  civile, imprese ed Istituzioni. Realtà  che dialogano sempre tanto per quanto poco e che possono per questo letteralmente sfruttare la presenza di ItaliaCamp nella creazione di nuovi luoghi di contaminazione culturale e progettuale.

 

 

Ci descrivi il vostro “progetto di punta” attivato?

Tra i progetti finora realizzati, il più noto è quello proposto dall’idea SRL per tutti oggi meglio conosciuta come Società  Semplificata a Responsabilità  Limitata. Presentata nel 2010 da un ricercatore italo-americano nel corso di un nostro barcamp organizzato a Roma, l’idea fu adottata dall’Antitrust che si impegno di studiarne la fattibilità . Un anno fa l’idea è stata inserita nel pacchetto liberalizzazioni del Governo Monti, abbattendo per gli under 35 ad 1 euro di capitale sociale, i costi per l’apertura di una SRL e modificando in tal modo le norme del Codice Civile. Dunque dalla creatività  di un ricercatore speranzoso alle Istituzioni ed al Governo del Paese. Ecco l’esempio perfetto di quello che molti oggi chiamano modello ItaliaCamp con alla base soltanto un interesse di parte quello del nostro Paese.

 

Ci racconti un’iniziativa che state portando avanti?

Un iniziativa realizzata, tuttora in essere è quella di REMOCEAN, idea nata da un gruppo di giovani ricercatori del CNR di Napoli, che prevede la lettura della linea di un oggetto (o anche costa) in mare mediante un esame del moto delle onde. Questo progetto, che si è materializzato grazie ad un investimento del fondo Atlante Ventures Mezzogiorno, è attualmente un congegno utilizzato in maniera sperimentale all’isola del Giglio per effettuare rilevamenti sul relitto della Costa Concordia.

 

Quali sono gli obiettivi futuri?

L’obiettivo è uno: invertire la tendenza nel Paese. Vivere con più di 1000 persone a Catanzaro la presentazione di più di 700 progetti e ancora essere più di 1000 nel primo barcamp organizzato presso la città  del Vaticano sono le prove che istituzioni, politica e imprese hanno compreso l’efficacia di un modello basato non più sul tempo dell’opinione ma sul merito di un progetto e questo significa che qualcosa è già  cambiato. La sfida è fare in modo che questo cambiamento sia alla portata dei più arricchendosi del contributo di ciascuno di noi.

 

 

Avete numerosi partner di rilevanza internazionale, come li avete coinvolti?

Un progetto come ItaliaCamp, che si ispira ad un modello sperimentato oltreoceano, nasce (e non può essere diversamente) con una forte vocazione internazionale. L’evento organizzato a Bruxelles presso il Parlamento Europeo nel febbraio 2009, non ha fatto altro che rafforzare questa connotazione. Per il coinvolgimento degli atenei e dei centri di ricerca internazionali, innanzitutto ci siamo basati sul network che ciascun componente dell’Associazione poteva mettere in campo. In secondo luogo elemento decisivo per tale coinvolgimento è stato il progetto stesso, che in un momento di crisi, si è presentato come modalità  concreta di valorizzazione del nostro made in Italy e come strumento di attrazione degli investimenti.

 

Qual era l’obiettivo dell’evento che si è appena tenuto a Verona?

Gli Stati Generali del Centro Nord che si sono svolti presso l’università  di Verona il 1 dicembre sono stati costituiti da 12 sessioni regionali di barcamo. L’apertura della giornata è stata tenuta da un ospite d’eccezione, il Presidente del Consiglio Mario Monti. Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Marche, Sardegna, Piemonte – Valle D’Aosta, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, in ciascuna di questi aule regionali, secondo la formula del barcamp (5 minuti per ciascun partecipante per presentare la propria idea), è avvenuta la presentazione delle progettualità  più rappresentative di ciascun territorio. Il tutto alla presenza di Istituzioni, imprese ed investitori. L’intento era fare in modo che le progettualità presentate possano trovare la strada giusta per essere realizzate, in modo da poter attivare, nei rispettivi territori, circuiti virtuosi di crescita e sviluppo.

 

Quali sono le opportunità individuate rispetto ai giovani ed al web ?

Se vogliamo considerare il punto di vista delle giovani generazioni, ItaliaCamp propone un sistema che invertirà un tradizionale approccio al mondo del lavoro. ItaliaCamp non ha chiesto alle Istituzioni e imprese di assumere giovani o altre categorie ma ha semplicemente proposto a coloro che hanno gli strumenti materiali e culturali per farLo di adottare delle progettualità  provenienti dalla società  civile, dal cercare al creare lavoro. Alle nuove generazioni ItaliaCamp offre l’opportunità  di esserci in un momento in cui la sfida è tutta orientata alla ricerca e valorizzazione della propria identità  nel nostro presente ancor più che in un futuro che sembra essere sempre meno prossimo.

 

 

adCore, e il search engine marketing diventa facile

adCore: il Search Engine Marketing diventa facile!

adCore: il Search Engine Marketing diventa facile!

Quando si parla di e-commerce, è fuori da ogni dubbio che il Search Engine Marketing rappresenti un fattore critico di successo. Il Search Engine Marketing, detto anche SEO, è definibile come una forma di internet marketing che si pone come obiettivo quello di aumentare la visibilità di un sito web nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca.

Questo processo può avvenire tramite un’ottimizzazione del sito Web stesso (detta anche SEO), oppure tramite l’acquisizione di spazi sui motori di ricerca, tramite tools come Google Adwords o Bing Ads. Per un e-commerce è tuttavia fondamentale ottimizzare anche la presenza all’interno di siti specializzati come Trovaprezzi e Kelkoo, che funzionano come motori di ricerca e comparatori per lo shopping online.

Gestire tutte queste attività in maniera semplice ed integrata, però, non è per niente banale. Se volete infatti creare, ottimizzare, analizzare ed aggiornare le vostre campagne di search engine marketing vi serve tempo, e magari dovete farlo usando tool diversi, che spesso sono costosi o non fanno altro che complicarvi ulteriormente la vita.

adCore: il Search Engine Marketing diventa facile!

A fornirvi un valido aiuto in tutto questo c’è però adCore, un software nato proprio con l’obiettivo di semplificarvi la vita nell’automazione delle campagne di SEM.

adCore nasce come supporto per tutte le attività di SEM multicanale, forendo al responsabile marketing (o alle agenzie) una piattaforma dove si possono controllare tutti i vari aspetti delle attività di SEM. adCore permette infatti di centralizzare, ad esempio, la gestione delle campagne pay-per-click sui principali motori di ricerca generalisti e sui più importanti motori di ricerca dedicati allo shopping online.

Con un click si possono gestire anche delle campagne dinamiche sfruttando i feed del prodotto, che mantengono gli annunci presenti sul web sempre aggiornati in base alle variazioni di rimanenze e di prezzo.

Un’altra caratteristica interessante è la funzione Set & Forget, che permette di raggiungere automaticamente gli obiettivi di una campagna. Grazie ad un algoritmo specifico sviluppato dal team di adCore, basterà infatti settare i target da raggiungere ed il softwaresi preoccuperà di gestire la campagna in modo da raggiungerli.

adCore rappresenta, come accennavo prima, anche un’efficace soluzione per le agenzie di comunicazione e le società che si occupano di web marketing, perché tramite il software si possono seguire facilmente molteplici account di diversi clienti, nonché automatizzare tutti i processi di reporting, secondo cadenze predefinite.

La feature migliore è però il fatto che adCore si possa provare nella versione free, scaricabile liberamente dal sito Web ufficiale. Che gestiate un e-commerce, che siate dei professionisti oppure semplicemente degli smanettoni curiosi, adCore merita certamente un giro di prova!

CV innovativi: come utilizzare i social network per creare un curriculum di rottura

Il mondo cambia rapidamente, e il mercato del lavoro abbiamo visto andare alla stessa velocità. C’è ora una grande necessità di ripensare la propria vita, soprattutto lavorativa: non più company men ma costantemente in fase beta, alla ricerca del miglioramento e del lavoro che davvero appaga ma che non necessariamente sarà per tutta la vita.

Cosa fare allora per cambiare marcia e sfidare questo contesto più instabile, caratterizzato da grandi punti interrogativi che possono però trasformarsi in novità positive e stimolanti? Tante cose… a partire da una vera e propria rivoluzione del proprio, classico CV!

Avete presente il noiosissimo CV in formato europeo? Dimenticatelo al più presto! Soprattutto se si lavora in settori ad alto tasso creativo e comunicativo servono nuove idee per raccontare in poco tempo ma in modo impattante la propria esperienza formativa e professionale. I social media possono in tal senso rivelarsi alleati validissimi: grazie infatti alle possibilità di condivisione e alle feature offerte, infatti, le piattaforme 2.0 diventano – se ben utilizzate – uno strumento per farsi riconoscere ‘dalla massa’.

Diverso tempo fa vi avevamo già fatto qualche esempio di curriculum 2.0 davvero innovativi, che hanno decretato la fortuna degli ideatori: continuiamo ora sulla stessa lunghezza d’onda – ma con qualche nuovo social! – presentando esempi di curriculum digitali creati con YouTube, Pinterest, Twitter e Tumblr.

1) YouTube

Come non ricordare, come primo esempio di CV di rottura e ad alto tasso innovativo, il CV fatto grazie a YouTube da Graeme Anthony? Un caso eccellente non c’è che dire, che a noi ha ricordato molto la Tippexperience… e in effetti i periodi in cui i due video sono stati pubblicati e diffusi coincidono!

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Come sottolinea Mashable, i video resumes possono essere utilizzati anche come leva complementare al cartaceo, che aggiunge informazioni a quanto già scritto mostrando il lato più non convenzionale.

Nella descrizione – probabilmente per fermare i flussi di proposte che provenivano dagli utenti – Graeme fa notare di avere ormai un lavoro fisso. Come a dire che la creatività paga 🙂

2) Pinterest

Di Pinterest ne parliamo sempre e volentieri, e anche di progetti di self branding creativi fatti sulla piattaforma ne avevamo già trattato con il post “CV su Pinterest, ecco come Wanda Catsman cerca lavoro“.

“Wanda ha pinnato diverse sue competenze, esperienze lavorative e professionali, referenze e curiosità, sulla board di Pinterest, in modo tale da fare self branding, e rendersi maggiormente visibile e vendibile.”

Per le sue caratteristiche di fondo, naturalmente, Pinterest si dimostra un ottimo strumento di personal branding soprattutto per grafici, creativi ed altri professionisti per cui ‘l’immagine conta’. Ma mai dire mai!

3) Twitter

Dopo aver rivoluzionato il modo di parlare e scrivere, l’ultima frontiera di Twitter è la diffusione massiva – soprattutto in USA – dei Twesume. In cosa consistono? L’idea è molto semplice: riassumere le proprie esperienze in 140 caratteri, utilizzando anche link e foto, per poi condividere il contenuto attraverso tweet e DM ai recruiter o alle aziende di interesse.

Per stare in tema natalizio, ecco per esempio cosa scriverebbe Santa Claus ai propri follower:

Qualche consiglio per un twesume efficace? Direttamente dal blog Clic Lavoro:

  • Scrivete solo informazioni di base (chi siete, cosa fate, che aspirazioni lavorative avete), sfruttando tutti i caratteri disponibili.
  • Inserite un link al vostro curriculum completo, al profilo LinkedIn o al vostro sito web.
  • Non limitatevi a pubblicarlo sul vostro profilo: condividetelo con le aziende e i recruiter di vostro interesse
  • Siate creativi!

4) Tumblr

Tumblr è un social network per certi versi ancora inesplorato, e che per questo motivo ha grandi potenzialità future. Per ora gli esempi di CV innovativi fatti usando la piattaforma non sono molti e tra questi in pochissimi si distinguono per la loro creatività, ma siamo sicuri che ben presto assisteremo a un incremento interessante. Stay tuned!

Conclusioni: i social media come ottimi strumenti per un CV innovativo!

Ecco dunque alcuni casi di CV innovativi fatti utilizzando le nuove piattaforme 2.0. Naturalmente la lista è incompleta, manca per esempio tutto il tema della creazione di CV-infografiche, eventualmente da caricare poi sugli stessi social network (per esempio su Pinterest).

Come già scritto, l’efficacia dei curriculum digital dipende molto dal settore in cui si sta cercando lavoro, ma per qualcuno queste idee hanno costituito una svolta nella carriera lavorativa: ricordate per esempio il CV – ormai con logiche Facebook obsolete ma sempre interessante – fatto da Claudio Nader, e i risultati ottenuti?

E voi, cosa ne pensate di questo nuovo modo di presentarsi e fare personal branding? Avete esempi eccellenti da consigliarci?

Da Apple a Disney: la classifica dei più spendaccioni in pubblicità

56384618, Thinkstock

In un mondo in cui ci si muove alla velocità di internet, dove l’immagine predomina e la comunicazione si esplicita in tutte le sue forme ed espressioni, è naturale che la pubblicità occupi in questo contesto un posto in prima fila.

Sempre crescente è, da parte delle imprese, l’attitudine a curare il proprio brand ma soprattutto lo sforzo per focalizzarsi sulla propria brand identity. E qual è lo strumento migliore per rendere nota a tutti l’identità sulla quale si è tanto lavorato se non l’ advertising?

In linea con questo pensiero sono tante le imprese che nonostante la crisi economica hanno speso più di un miliardo di dollari in advertising nel 2011. Riportiamo qui di seguito parte di una classifica dei brand più popolari, estrapolata dal sito Business Insider.

36. Apple: 1 miliardo di dollari

Il budget pubblicitario della Apple è aumentato solo marginalmente da una base di 467 milioni di dollari nel 2007 fino al 2010. Proprio in quest’ultimo anno, la Apple ha iniziato una serie di lanci di nuovi prodotti, dall’iPhone all’ iPad.

34. Google: 1,005 miliardi di dollari

Google ha aumentato la sua spesa pubblicitaria del 60 per cento rispetto allo scorso anno, effettuando così il più grande aumento di qualsiasi azienda presente nella nostra lista.

33. Microsoft Corp: 1,033 miliardi di dollari

Microsoft ha speso 667 milioni dollari in più della Apple e 740 milioni dollari in più della Dell.

25. Unilever: 1,3 miliardi di dollari

Unilever con i marchi di Ben & Jerry, Dove, Lipton, e Tresemme ha presentato nelle campagne pubblicitarie più recenti un modello di donna più realistico.

24. McDonald Corp: 1,370 miliardi di dollari

McDonald spende di più per campagne outdoor di qualsiasi altra azienda nella nostra lista!

19. Target: 1,62 miliardi di dollari

Target quest’anno ha iniziato a mandare in onda gli annunci di Natale a partire dall’11 ottobre, diventando così il primo rivenditore a pubblicizzare la festa tanto attesa.

18. Sears: 1,69 miliardi di dollari

Sears Holding Corp, composto da Sears e Kmart, promuove in esclusiva la linea Sofia Vergara di abbigliamento e per la casa.

17. Bank of America Corp: 1,7 miliardi di dollari

Bank of America ha aumentato la sua spesa pubblicitaria del 9,8 per cento rispetto allo scorso anno.

16. Toyota Motor Corp: 1,73 miliardi di dollari

Toyota ha speso 767 milioni dollari del suo budget pubblicitario per gli spot in televisione.

15. Fiat (Chrysler Group): 1.770.9 miliardi di dollari

Fiat ha aumentato il proprio budget del 52,1% rispetto allo scorso anno.

13. Johnson & Johnson: 1,94 miliardi dollari

Con Procter & Gamble, la società spende in pubblicità su riviste più di qualsiasi altra azienda nella nostra lista. Ha sborsato 248 milioni dollari solo per la stampa.

10. Walt Disney Co: 2,11 miliardi di dollari

La spesa pubblicitaria della Disney è salita del 9,3 per cento rispetto allo scorso anno. Sarà interessante vedere cosa succede ora che il colosso ha acquisito Lucasfilm.

7. Ford Motor Co: 2,14 miliardi di dollari

All’inizio di quest’anno, Ford ha detto che prevede di aumentare la propria spesa pubblicitaria su Facebook, mentre General Motors ha detto che prevede di tagliare il suo budget destinato alla pubblicità del social network.

3. Verizon: 2,52 miliardi di dollari

Verizon Communications si piazza al terzo posto utilizzando quasi la metà del suo budget in campagne televisive.

2. General Motors: 3,1 miliardi di dollari

La società, proprietaria tra gli altri dei brand Chevrolet e Cadillac, investe anche massicciamente in campagne di social media marketing.

1. Procter & Gamble: 4,9 miliardi di dollari

Ed infine al primo posto troviamo il colosso multinazionale che ha speso l’incredibile cifra di quasi 2 miliardi di dollari in pubblicità televisiva confermandosi il più grande “advertising addicted” del pianeta, con un budget complessivo destinato all’investimento pubblicitario enorme.

La globalizzazione è stato un fenomeno che ha indubbiamente comportato una riduzione dei confini, e se vogliamo, anche una sorta di omologazione nella qualità dei prodotti (soprattutto se si guarda alla produzione effettuata nei paesi asiatici) e nei gusti dei consumatori.

Proprio per questi motivi le imprese hanno sentito un crescente bisogno di affermare sé stesse e i valori che sono intrinseci nei loro prodotti, nei loghi o nei brand; la pubblicità convenzionale e non, diventa quindi strumento imprescindibile per trasmettere ai consumatori effettivi o potenziali la conoscenza e la familiarità del marchio, rendendo a tutti gli effetti tale attività una voce importante all’interno del bilancio economico dell’impresa.

App of the Week: Minube, rivoluziona il tuo modo di viaggiare!

App of the Week è la rubrica di Ninja Marketing sulle app più divertenti, più cool, più utili che il nostro Kenji Uzumaki scova nei market e testa per Voi! Siete pronti a fare download? Fate tap su questa nuova App of the Week!

Dove vuoi andare?” Rispondi a questa domanda e Minube ti darà tutte le info di cui hai bisogno per il tuo prossimo viaggio!

Puoi visualizzare più di 200.000 posti in più di 200 paesi in tutto il mondo. Grazie a Minube puoi scoprire luoghi da visitare, dove alloggiare o mangiare, curiosità, etc.

Un’app basata sui viaggi, ma in pieno stile social: collegando l’app al tuo profilo Facebook o Twitter, potrai condividere la tua esperienza da qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi momento, scattare foto e video, anche in tempo reale, o aggiungere i luoghi che hai visitato e pubblicare il tutto su di essi o fare share all’interno del network di Minube, per osservare e fare tesoro dei viaggi e dei consigli degli altri viaggiatori della community.

Inoltre, con Minube puoi creare veri e propri programmi di viaggio. Puoi anche selezionare e visualizzare quelli già creati dalla community nello Store di Programmi (da dove scaricarli gratuitamente) e seguirli alla lettera o modificarli a tuo piacimento. Puoi cambiare il nome del programma, controllare quali dei tuoi amici stanno partecipando ad esso ed eliminare o aggiungere qualsiasi posto o località. Alla fine, potrai scegliere se rendere pubblico il tuo nuovo programma e metterlo quindi a disposizione della community o nei tuoi social network.

Una nuova funzionalità ti permette anche di trovare la tua destinazione perfetta grazie ad alcune info inserite da te, come i colori, la distanza o la durata del viaggio.

L’app è internazionale (disponibile in molte lingue, tra cui Spagnolo, Italiano, Inglese) e potrai anche tradurre e condividere le tue esperienze grazie al “Traduttore ubriaco” all’interno dell’app. Inoltre, potrai visualizzare i profili di altri viaggiatori, nonché commentarne foto o video da loro condivisi.

Di seguito, un bellissimo video che spiega le principali funzionalità dell’app.

From travelers to travelers from minube italia on Vimeo.

Minube, premiata da Apple come la migliore app di viaggi per iPhone del 2011, è un’app gratuita, disponibile per iOS su App Store.

 

I terribili segreti di Zynga

I "terribili" segreti di Zynga

I "terribili" segreti di Zynga

Zynga è una delle software house più controverse degli ultimi anni. Conosciuta soprattutto per la sua mancanza di originalità, per le critiche post-IPO e per una serie di magagne più o meno condivisibili, la “mamma di Farmville” non gode certo di buona reputazione.

Nonostante questo i suoi titoli, orientati soprattutto al social gaming, sono tra i più giocati al mondo e tra le applicazioni di Facebook che riescono a spillare più denaro agli utenti. Quello che a prima vista sembra una sorta di stregoneria, è, invece, frutto di un’attenta pianificazione, una grande conoscenza delle tecniche di game design e una concreta volontà di spingere nel modo giusto sulle potenzialità del social gaming.

I terribili segreti di Zynga sono fondamentalmente riassumibili in 4 principali nozioni che rendono i suoi giochi tanto avvincenti da essere stati più volte assimilati a vere e proprie sostanze stupefacenti.

Primo suggerimento

Il primo passo per un gioco di successo è sicuramente un’interfaccia accattivante. Zynga su questo piano è quasi imbattibile. Con estremo talento sono riusciti a trasformare una classica griglia da gioco da tavola in un mondo interessante, completamente 3D e pieno di colore. A tutto questo si associa una buona velocità e una fluidità di base davvero impressionante. Tenendo presente i limiti intrinsechi della piattaforma su cui il gioco gira, è davvero un piccolo lavoro eccellente.

Secondo suggerimento

Il secondo step è bilanciare il gameplay permettendo sia ai casual (quelli che giocano ogni tanto) sia ai fan di divertirsi senza essere frustrati. Questo è un altro aspetto nel quale Zynga si è dimostrata maestra. Farmville, per citarne uno, è perfettamente bilanciato tanto da tirare dentro l’utente poco a poco. Molti mollano dopo qualche settimana, quelli che rimangono cominciano a spendere.

I "terribili" segreti di Zynga

Terzo suggerimento

Superati questi primi punti, Zynga si è concentrata sul “feeling” dell’applicazione. Prendente un ragazzo con un’esperienza decennale nei classici giochi da console e mettetelo davanti a Farmville e  rimarrà basito. Nessuno che spara, neanche uno sprovveduto che per caso si contorce in agonia. Niente sangue, ma zucche e carotine!

E’ proprio in questo shock uno dei segreti travolgenti della software house leader nel social gaming: trasformare il proprio prodotto in un oasi di pace dove sia manager che casalinghe possono distendere i nervi.

Quarto suggerimento

Ed ora il silver bullet, l’arma definitiva: il feedback utente integrato in una visione del proprio prodotto a lungo termine. Non c’è un modello stretto a cui aderire, ma un’agilità di base che prevede l’analisi dei dati per poi adattare il corso dell’esperienza di gioco. In questo modo niente  si spreca o rimane a marcire tra le feature disponibili ma mai utilizzate. Tutto viene rivisto e riutilizzato ai fini di un miglioramento dell’intera esperienza di gioco.

I "terribili" segreti di Zynga

Questi sono i quattro cardini su cui Zynga ha costruito il suo successo, quattro punti che ogni developer e non solo dovrebbe tenere a mente. Si, perché a ben guardare, questi principi sono facilmente adattabili a qualsiasi applicazione o software che voglia risultare semplice, duratura ed efficace.

Gangnam style, 7 motivi dietro il successo planetario

Dopo Ai se eu te pego e Il pulcino Pio, un altro tormentone conquista il mondo.
Si chiama Gangnam Style, singolo del rapper Sudcoreano PSY. Pubblicato il 15 luglio 2012, è riuscito da subito a scalare le vette delle classifiche mondiali e, ad oggi, le visualizzazioni del video hanno superato gli 840 milioni.

Ma come mai “Gangnam Style” è riuscito ad ottenere un tale successo?

Proviamo ad analizzarne i motivi:

#1 – Il titolo simpatico e semplice da ricordare

Gangnam Style è un termine che resta, anche se lo hai sentito solo una volta. Ma cosa significa? Gangnam è il quartiere più chic di Seoul dove Park Jae-Sang, in arte PSY, è nato nel 1977. In pratica, l’equivalente sudcoreano di Beverly Hills.

#2 – Il ballo della cavalcata

Il video del brano, che in soli 10 giorni dalla pubblicazione ha totalizzato più di 10 milioni di visualizzazioni, presenta una coreografia che si presta facilmente all’immaginazione.
Infatti, la coreografia eseguita da PSY, denominata “ballo della cavalcata”, è ormai conosciuta e ballata in tutto il mondo.

#3 – Il video irriverente

Se avete visto almeno una volta il video di Gangnam Style, sarete d’accordo con me: fa ridere!
È divertente, ma allo stesso tempo irriverente e grottesco. Ciò dimostra che PSY è riuscito nel suo intento. Infatti, la canzone nasce come parodia della vita chich e snob dei ricchi del quartiere Gangnam di Seoul e il video rappresenta perfettamente ciò che viene raccontato nel brano, senza neanche bisogno di spiegare le parole.

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#4 – La lingua

Come può un brano in coreano essere al top delle classifiche mondiali? Semplice: l’idea di accostare un video simpatico e irriverente al brano ha aiutato Gangnam Style ad uscire dai confini del suo paese d’origine. Se ci fossimo limitati ad ascoltare la canzone, probabilmente l’effetto non sarebbe stato lo stesso. Invece, con delle immagini ad accompagnare quelle parole incomprensibili al di fuori della Corea, è stato tutto più semplice.

Inoltre, il non capire le parole della canzone ha suscitato la curiosità di molti, portando alcuni tentativi di traduzione. Tra i più popolari in Italia c’è Gangnam Style tradotta con Google Traduttore, il video sta facendo il giro di Facebook, ovviamente restando nei confini italiani.

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#5 – Le parodie e le interpretazioni

Quando Gangnam Style ha iniziato a compiere il giro del mondo e ad ottenere successo, sono iniziate a spuntare le parodie. Persone normali, Vip e personaggi improbabili sono diventati protagonisti di una loro personale interpretazione del brano.

Per alcuni l’obiettivo era di acquisire popolarità sulla scia di PSY, altri volevano semplicemente divertirsi. Di certo, è stato il rapper coreano a trarne maggior vantaggio, perché ciascuna parodia e interpretazione accresce il successo del suo brano.

Raccogliamo le più memorabili:

Hugh Jackman, nei panni di Wolverine, balla insieme a PSY sulle note del Gangnam Style

PSY insegna il Gangnam style al segretario generare delle Nazioni Unite Ban Ki-moon

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Bagnini del centro acquatico di El Monte, California – Dopo questo video sono stati licenziati

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Obama Gangnam Style

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Nelly Furtado canta Gangnam Style

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PSY viene battezzato da Madonna con un featuring durante un concerto della regina del pop:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=P0s1hZ-Ru-c’]

USNA Spirit Spot

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#6 – I flashmob

Poteva un tormentone da più di 800 milioni di visualizzazioni non essere oggetto di un flash mob? Certo che no! Infatti, è ciò che è accaduto con Gangnam Style.

I flash mob sono stati fondamentali per spostare il successo di Gangnam Style al di fuori della rete. Mi spiego meglio: il brano nasce su YouTube e si diffonde principalmente in rete. I flash mob sono stati la leva che ha consentito all’attenzione mediatica di focalizzarsi su questo tormentone.

A Roma, dove per la prima volta è stata utilizzata l’app MusicMob per sincronizzare i telefonini, c’erano più di 15.000 persone:

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A Milano, Piazza del Duomo, un esercito di 20,000 persone balla a ritmo del Gangnam style:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=LNOirg7uBas’]

A Barcellona:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=z0r7ANmSdkc’]

In Indonesia:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=CZ2hFlLMBg4&feature=endscreen&NR=1′]

#7 – Un musicista preparato

Nonostante in molti la considerino un’operazione creata a tavolino da un team di esperti di marketing musicale bisogna prendere atto che Park Jae-sang ha frequentato la migliore università di musica degli Stati Uniti: il Berklee College of Music. Nonostante in origine fosse iscritto al corso in gestione d’impresa, PSY ha poi cambiato il suo percorso di studi optando per dei corsi dedicati alla composizione musicale e all’Ear training (educazione dell’orecchio musicale). Non è riuscito comunque a conseguire la laurea per tornare a Seoul e tentare sul campo la carriera di cantante.

 

I commenti ai video sono stati sia positivi che negativi, la canzone piace ad alcuni ed è ritenuta trash da altri. Ciò che è certo è che Gangnam Style non è solo il tormentone del momento, ma anche il video YouTube più visualizzato di sempre!

Una checklist in 5 punti dedicata a Tumblr tutta da rebloggare!

Dopo aver analizzato assieme i motivi per cui un brand dovrebbe interessarsi a Tumblr inserendolo nella social media strategy, gli strumenti e le metriche per misurare il successo e le migliori pratiche da utilizzare e quelle da evitare per non commettere errori strategici, concludiamo nel migliore dei modi l’approfondimento che abbiamo dedicato alla piattaforma con una checklist definitiva 🙂

In particolare esploriamo 5 punti principali che la pratica insegna essere fondamentali per per avere successo su questo social network: pronti? Via!

#1 Pensate e pianificate, prima di fare tumblring

Se state pensando di creare un blog su Tumblr, prima di cliccare su registrati è bene chiarirvi un po’ le idee e pianificare con calma una strategia social ad hoc. Forse (anzi, sicuramente!) è bene porsi alcuni domande a tal proposito:

  • Perché si sta avviando una attività online per la propria impresa proprio su Tumblr?
  • Che cosa avete da dire o da mostrare di diverso dagli altri?

Un consiglio:  non seguite la massa, ovvero non pensate di aprire un tumblelog avendo come unica ragione quella del “tutti lo fanno, perché non farlo anch’io?”. Forse è da considerare l’opzione che questa piattaforma non faccia per voi. Un brand che vuole avere successo su Tumblr deve divertire, interessare e creare! Se uno di questi tre aspetti non fa parte della vostra cultura aziendale, allora difficilmente andrete d’accordo con la community.

#2 Siete online, fatevi notare!

Quando create un nuovo blog su Tumblr, a meno che non siate global brand come Coca-Cola o personaggi famosi come Madonna, pochi sanno della vostra presenza online. Il modo più veloce per essere seguiti? Semplicemente seguire altri blogger e (sperare di) essere ricambiati! A questo proposito, grazie alla funzione ‘Esplora’ è possibile trovare gli argomenti più popolari ed interessanti segnalati dalla community.

Altri modi per rendersi interessanti agli occhi degli utenti possono essere:

  • reblog, like e heart : rebloggare post (ovviamente interessanti!) di altri blogger serve a segnalare i vostri interessi e chi seguite, aumenta la portata della vostra visibilità ed è anche interpretabile come segno di rispetto per il lavoro degli altri utenti.
  • domande e risposte: assicuratevi che alla community sia permesso postare messaggi, condividere e contribuire ai vostri post. Le persone sono già lì, dovete solo fare in modo che prendano parte al vostro progetto!
  • commenti: commentare e permettere agli utenti di farlo (attraverso l’autorizzazione della funzione) è un modo grazie a cui questi possono entrare in contatto con voi!
  • directory: promuovere l’esposizione dei propri post all’interno dell’universo Tumblr è davvero utile, ancora di più se si utilizzano le directory tematiche. A meno che non contiate su molte raccomandazioni di un gran numero di utenti, dovrete prendere in considerazione il pagamento di 9 dollari per essere inserito in uno dei contenitori.
  • tag: come qualsiasi altra piattaforma blog, Tumblr fa uso dei tags per contribuire a rendere il vostro blog più facile da rintracciare all’interno della moltitudine di altri che popola la piattaforma. I tag aiutano anche ad organizzare i vostri post e a sistematizzarli per tematiche. Questo può aiutare i potenziali followers a trovarvi e seguirvi.

#3 Siate Social!

Il punto 3 è strettamente legato a quello precedente. Essendo una piattaforma che riunisce l’attività di micro-blogging con le funzionalità di un social network, per avere successo su Tumblr bisogna necessariamente essere social! Seguire e farsi seguire, cercare blog con contenuti simili ai vostri o che si muovono nello stesso settore/tema che interessa a voi, commentare e rebloggare: queste sono le azioni più semplici per ottenere immediatamente qualche follower. Esattamente come per gli altri social network non bisogna stare seduti ad aspettare che i fan arrivino da soli.

Tumblr vi permette di pubblicare i post automaticamente su altri social senza dover installare alcun plugin aggiuntivo o utilizzare un servizio esterno. Questa funzione aiuterà ad incrementare la portata della visibilità del blog e dei vostri contenuti, raggiungendo coloro a cui non è nota ancora la vostra presenza su Tumblr.

Pianificare una promozione incrociata sugli altre piattaforme e riproporre i contenuti possono essere le soluzioni ideali per una strategia vincente. Promuovere i post su tutti i social che il vostro brand utilizza aumenta la visibilità e guida il traffico verso il vostro blog. Non lasciate nulla al caso: assicuratevi di confezionare su misura il post per ogni canale, rispettando le sue caratteristiche in modo da non commettere errori.

#4 Pubblicate regolarmente e spesso (ma non troppo!)

Una volta scelta la strategia, pianificati temi e contenuti, personalizzato il blog è giunta l’ora di pubblicare qualche post. La vostra dashboard è vuota: dovete sbrigarvi a riempirla di validi contenuti! Le persone cominceranno a seguirvi quando noteranno nuovi post.

Oltre a pubblicare i vostri post, Tumblr offre la possibilità di cercare contenuti interessanti e rebloggarli direttamente sulla vostra dashboard. Questa è una strategia da utilizzare quando si ha bisogno di un contenuto nuovo e fresco o non si ha sul momento la possibilità di produrne uno proprio. Rebloggare contenuti di altri (ovviamente validi ed interessanti) non solo renderà felici i vostri followers, ma permetterà anche alla vostra rete di espandersi e aumenterà le possibilità di interazioni da parte di nuovi utenti.

Mettere in coda i post potrebbe essere la soluzione alla smania di postare che potrebbe impossessarsi di voi! 🙂

Grazie alle opzioni che Tumblr mette a disposizione, è possibile impostare data ed orario specifici di pubblicazione, lavorare contemporaneamente a più post, salvarne uno come bozza e riaprirlo in un secondo momento. Un vero e proprio post-manager! Questo inoltre eviterà che i fan – stufi della frequenza assidua di pubblicazione – smettano di seguirvi!

#5 Un po’ di netiquette

Capita spesso di trovare anche su Tumblr commenti che potrebbero danneggiare la brand image e opinioni che risultano essere troppo divergenti dal contenuto del vostro post. Come comportarsi? Ecco qualche consiglio su come evitare gli scocciatori e correre ai ripari prima che sia troppo tardi!

  • Spammer e troller. Non ‘attaccate briga’ con gli scocciatori, quelli che lasciano commenti talvolta offensivi. Nessuno vincerà e sopratutto lo spammer di turno nemmeno si accorgerà della vostra risposta, o nel migliore dei casi, continuerà ad essere molesto. L’indifferenza è l’arma migliore contro questa tipologia di utenti!
  • Punti di vista divergenti. Confrontatevi con chi ha un punto di vista differente da quello che esprimete. Nel confusionario mormorìo di sottofondo di Internet, le opinioni vengono spesso sommerse: dare l’opportunità a voci diverse di parlare è un’azione che ispira fiducia nella community! E se non ci sono, andate a cercare le voci fuori dal coro, mantenendo (ovviamente) sempre alto il rispetto nella conversazione.
  • Commenti. Lasciare commenti su Tumblr è diverso dal farlo in un’altra qualsiasi piattaforma di blogging. Prima di tutto è necessario autorizzare i commenti e la Question Box (il riquadro delle domande) che risulta fondamentale per interagire con i followers. Per far fronte agli utenti molesti, la piattaforma permette le risposte solo alle persone che vi seguono (o che autorizzate)! Rispondere ai commenti è ovviamente un’azione da compiere sempre e tempestivamente, oltre che necessaria per creare un’interazione con chi ci segue.

Conclusioni: una checklist tutta da rebloggare!

Ecco dunque la nostra checklist definitiva in 5 punti, che chiude il nostro bel discorso dedicato a Tumblr e iniziato alcune settimane fa.

Ormai dovreste essere dei Ninja pronti a tutto e super preparati… non resta che passare all’azione e comunicarci i primi risultati! 😉