Come usare Twitter per lo small business: 3 esempi concreti [CASE HISTORY]

Che Twitter rappresenti un social network di crescente utilizzo nel mondo è ormai risaputo. Il problema in molti casi sembra essere piuttosto come utilizzarlo.

Nonostante la quantità di video ed altri contenuti con le relative istruzioni per l’uso, ai più questo mezzo sembra ancora poco pratico, a volte una vera e propria perdita di tempo.

Il tutto si complica se consideriamo le attività di social media marketing & communication su Twitter: pur non mancando guide più o meno autorevoli e spesso molto creative sulle strategie più adatte, l’imbarazzo di molti rimane. “Cosa dire?, “a chi?”, “con che registro?”, “ogni quanto tempo?” sono solo alcune domande a cui si deve rispondere prima di aprire un account Twitter per la propria azienda.

Figuriamoci, quindi, l’atteggiamento e l’approccio degli imprenditori alla guida di piccole imprese e attività nei confronti di questo social network! E’ facile immaginarsi un quasi totale disinteresse. In effetti non sempre le piccole attività che decidono di essere presenti su Twitter si accorgono delle sue grandi potenzialità ma qualcuno ci è riuscito.

Ecco allora che vi proponiamo alcuni casi di successo di realtà operative nel settore della ristorazione, che hanno saputo sfruttare al meglio i cinguettii del social network per promuovere il proprio business e rafforzare il legame con il cliente.

Tre case history esemplari

Next Restaurant è un ristorante americano nato dalla collaborazione tra alcuni chef e designer conosciuti a livello internazionale. In questo caso Twitter è utilizzato con lo scopo di comunicare con il cliente in modo costante, rimandandolo ad altri social network o direttamente al sito internet per recuperare materiale (foto, locandine, etc.) sugli eventi ed ottenere altre informazioni.

Un’altra piccola attività che utilizza in maniera adeguata Twitter è CasaMono, ristorante specializzato nella cucina spagnola. La sua pagina colpisce subito perché è bella da vedere, grazie ad una scelta coerente dei colori, che richiamano il logo. Inoltre i tweet sono scritti sia in americano che in spagnolo, e anche questo è segno di coerenza con quella che potremmo definire la missione del ristorante, la diffusione della cultura spagnola attraverso il cibo. Anche qui la pagina è utilizzata per instaurare un dialogo con l’utente, informandolo di happening vari che si tengono nel locale o semplicemente proponendo i servizi.

Infine abbiamo individuato un ottimo esempio in CaféBaBaReeBa, altro ristorante spagnolo in America. Lo sfondo della pagina è costruito riproducendo più volte il logo dell’attività e sono fornite costantemente informazioni su eventi e offerte del ristorante. In generale, questi tre ristoranti usano Twitter per dialogare direttamente con i clienti, rimandandoli ad altri social network o al WWW per vedere foto, pagine personali degli ospiti invitati, etc. Questo crediamo essere il livello più alto di utilizzo efficace di Twitter, una modalità di gestione che ne sappia esaltare le capacità di costruire discorsi bilaterali, da e verso l’utente.

Due casi di comunicazione one way

Risultano interessanti anche i casi di quelle attività per le quali Twitter rappresenta uno strumento utile per tenere i clienti informati.

Un primo livello positivo di utilizzo del social network da parte di piccole attività può essere raggiunto già in casi come quelli di Emilia’s Pizzeria, ristorante, che utilizza il social network semplicemente per trasmettere all’utente una serie di informazioni, che gli permettono di risparmiare tempo (e denaro): orari di lavoro, aperture/chiusure eccezionali, promozioni sui menu.

Una gestione simile a Emilia’s Pizzeria la fa il Detroit Bar, che tramite Twitter informa la clientela per lo più sulla programmazione di performance e musicisti ospitati nelle differenti serate.

In questi ultimi due casi la frequenza dei tweet varia a seconda delle quantità di informazioni e il linguaggio è asciutto, rispetta una comunicazione one way, unicamente dall’azienda all’utente e con poche possibilità di risposta. Tutto questo rappresenta comunque una prima apertura dell’azienda verso l’esterno.

Tentar non nuoce!

Che cosa ci insegna questa breve rassegna di piccole attività che hanno deciso di gestire in modi diversi ma adeguati la loro presenza su Twitter? Che in realtà quelli che potremmo definire i principi guida per l’utilizzo di Twitter nel commercio rimangono gli stessi indipendentemente dalla dimensione aziendale.

Twitter rappresenta uno strumento ideale per le aziende che, come i manuali spesso scrivono, vivono in un ambiente e proprio per questo non possono non comunicare. Anzi esso invita ad andare oltre, aggiornando il cliente costantemente e spingendolo ad approfondire la conoscenza dell’impresa.

Da Gucci al Bar Gianni il passo è meno lungo del previsto; cambiano per lo più i contenuti e il tono delle comunicazioni. E allora osate, piccoli imprenditori, provateci anche voi!

Nasce il nuovo Myspace: per sopravvivere copia Facebook!

Il restyling di Myspace, preannunciato dal cambio di logo, è partito ufficialmente, anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che tutti i profili visualizzino il nuovo layout.

La nuova livrea dell’ex re dei social network segue la linea dei piccoli aggiustamenti che abbiamo potuto vedere negli scorsi mesi. La parola d’ordine è prendere spunto (per dirla elegantemente..) da Facebook, per combatterlo con le sue stesse armi.

Andiamo a vedere un po’ più nel dettaglio quali sono i cambiamenti.

Design

Il nuovo design ricorda assolutamente Facebook. Dalle icone con le notifiche di richieste d’amicizia, messaggi ed eventi (almeno hanno fatto i pop up gialli invece che rossi!) allo stream con i commenti sotto (guardate il box per i commenti), dalla casella per aggiornare il proprio status alla chat (già aggiunta da un po’) tutto sembra evidenziare da dove provenga l’ispirazione.

Da segnalare anche la diminuzione del numero di layout utilizzabili dai precedenti 152 agli attuali 7 e la conseguente sensazione di un ambiente molto più pulito e ordinato. D’altronde uno dei fattori della vittoria schiacciante di Facebook era per molti proprio la semplicità del layout, che non consentendo modifiche di fatto rassicurava molto di più gli utenti.

Abbiamo chiesto ad Antonio Prigiobbo begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting, Design Manager di Woom, se questo tentativo di semplificazione è andato a buon fine, ma a quanto pare non è proprio così:

Il nuovo design non è per niente semplice. Sicuramente un grosso sforzo è stato fatto per “semplificarlo” e “ordinarlo”, ma ci sono ancora troppe parole! Sarebbe facile contarle, copiarle e incollarle in colonna e confrontarle con le poche parole di Facebook. La forma di Facebook e di Google è l’essenzialità. In Facebook i parlatori sono gli utenti, il portale è silente. Pensiamo a Calvino e alle lezioni americane: il nuovo Myspace è poco calviniano e per niente calvinist…”

Condivisione


Ovviamente il nuovo design è coerente con l’introduzione di nuve funzionalità, anch’esse ispirate a Facebook. In particolare nascono le “topic pages”, ovvero delle pagine dedicate a serie tv, artisti, sportivi, aziende e quant’altro che gli utenti possono seguire iscrivendosi. In poche parole le Fan Page su Myspace!

Il tutto nell’ottica della condivisione dei contenuti con gli amici, favorita dalle raccomandazioni basate sugli interessi: anche questa non è certo una novità.

Badge

Udite udite, finalmente un’idea che non deriva da Facebook. Era troppo però chiedere qualcosa di originale, ed ecco quindi che stavolta l’ispirazione è l’astro emergente dei social network, Foursquare. Perchè non aggiungere quindi la possibilità di conquistare grazie alle attività svolte dei badge visibili poi sul proprio profilo?

Dulcis in fundo, la possibilità di effettuare lo sharing degli elementi su Facebook e Twitter.

Obiettivi

L’obiettivo di Myspace, come abbiamo visto neanche tanto velato, sembra essere quindi quello di riconquistare gli utenti offrendo loro gli elementi che con la loro mancanza ne hanno favorito l’abbandono.

Chiaro che questo da solo non può bastare, perchè spostarsi di nuovo da Facebook a Myspace se non c’è nulla di meglio? Ecco quindi che il vero obiettivo non è più essere il social network per gli amici (“a place for friends”) ma offrire i migliori strumenti sociali a chi più che alle interazioni sociali è interessato a categorie ben precise come muscia, cinema, TV e celebrità.

E qui si apre una nuova sfida: come ricorda infatti ancora Antonio Prigiobbo, in maniera indiscussa Myspace è stato il palco per eccellenza per i musicisti indipendenti, questo quando YouTube non era il canale assoluto anche per l’entertainment. Ora se vuole tornare ad essere il punto di riferimento fra i social network per la musica Myspace dovrà cofnrontarsi, oltre che con Last.fm, anche con YouTube.

Forse si tratta dell’ultima possibilità di rinascita per Myspace, vedremo se il trapianto di elementi estrapolati dalla concorrenza servirà a salvare la vita al social network di Murdoch!

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Artigianato 2.0: ecco come personalizzare il proprio smartphone rendendolo unico [GADGET]

La possibilità di personalizzare il  proprio oggetto tecnologico (smartphone, laptop etc.) è senz’altro una delle caratteristiche più importanti del marketing 2.0.
Il boom di “gusci” per personalizzare i nostri device non è certo partito adesso, già sul finire degli anni 90 la moda di “customizzare” i cellulari cambiando skins e altri particolari rendendoli oggetti unici aveva già portato dei risultati di vendite non indifferenti.

L’evoluzione di questa tendenza però ha davvero dell’incredibile.
Sulla rete, la domanda nel settore supera l’offerta a tal punto che pur di trovare la personalizzazione originale desiderata, non ancora in vendita e magari neanche progettata, gli utenti stanno cominciando a crearsela direttamente da soli, con l’aiuto di stampanti e stickers.

E’ così esplosa definitivamente la moda di personalizzare i propri dispositivi acquistando le decals (così vengono definiti questi stickers in vinile) direttamente da nuovi “artigiani” 2.0 , che con tutte le caratteristiche dell’ “handmade” creano, disegnano, stampano e tagliano, ognuno con il suo stile personale, le skin adesive per venderle su siti come Etsy.

I prodotti Apple si prestano senza dubbio di più a questo tipo di personalizzazioni, non a caso i decals più richiesti oltre a quelli per iPhone sono quelli per Macbook e naturalmente, iPad.

Degne di nota sono una decal per Macbook ispirata dal cult movie  2001 Odissea nello Spazio, con il logo apple coperto dall’occhio di Hal 9000, e alcune personalizzazioni per iPad che prendono spunto dalle opere dell’artista britannico Banksy.

Sono diversi i siti dove è possibile acquistare le decals. Oltre al già citato Esty, potete trovarle su Infectious e macbookdecal .

"it gets better" – Campagna Google contro l'omofobia, ed è subito viral!

295.000 visualizzazioni in meno di una settimana, stiamo parlando del video che gli impiegati gay e trans di Google hanno realizzato a sostegno della campagna contro l’omofobia “it gets Better”.

Un contributo verso il progetto Trevor, organizzazione americana che impiega i propri sforzi nella prevenzione dei suicidi tra persone lesbiche, gay, bisessuali e trasgende provocati dal pregiudizio e dal bullismo anti-gay, insieme con la PFLAG, organizzazione non-profit con oltre 200.000 famigliari e amici di lesbiche e gay.

Da quando il video è stato messo in rete il web è stato invaso da numerosi cori di solidarietà provenienti anche dal mondo della politica e dello spettacolo.

Trovato qui.

Morire d'onestà? Perchè l'Italia non è un paese fondata sul lavoro

Mi ha colpito profondamente la storia di Ambrogio Mauri raccontata da Milena Gabanelli a Report.

Mauri era un imprenditore onesto, come in Italia ce ne sono tanti: tanti imprenditori che vedono il mercato come un arena in cui lottare e vincere con il merito, con il talento, con l’impegno, con l’onestà.

Troppo spesso, ancora oggi queste persone si trovano scalzate dai furbi che giocano sporco, che ungono partiti nel pubblico e manager nel privato, da personaggi senza scrupoli  che puntano a creare rapporti di convenienza con il potere – con chi decide sull’assegnazione dei budget – o ancora a screditare i concorrenti, piuttosto che dedicarsi all’innovazione nella propria impresa.

Decisioni che vengono “dall’alto”

Alzi la mano chi di voi non si è mai sentito dire “E’ una decisione che viene dall’alto”, dopo essersi   visto scavalcato da una azienda che forniva servizi o prodotti peggiori dei vostri (e anche più cari).

Lo stesso capita ai lavoratori, che ad ogni livello si vedono soffiare il posto da chi è raccomandato dal barone di turno.

Quanti di voi hanno lavorato per anni ad un progetto d’impresa per poi vedersi schiacciato da aziende con più “agganci”, in mano ai soliti gruppi economici e di potere? Alzate la mano (o meglio commentate questo post!)

Forse vi siete chiesti dove avete sbagliato, e avete lavorato ancora più sodo per migliorare la vostra azienda. Ma sappiate che in questo Paese i giochi sono truccati e che ancora non è arrivato il momento in cui vincerà il migliore.

Meritocrazia, una parola che fa paura?

“Meritocrazia” è ancora una parola che fa paura in questo paese, ma a casa nostra fa rima con onestà e trasparenza. Noi ci crediamo in questi valori e ci adoperiamo per affermarli anche in questo paese.

Per questo vogliamo dedicare questo post ad Ambrogio Mauri, vittima dei disonesti e soprattutto  a voi imprenditori, professionisti, lavoratori, che ancora non mollate, che ancora credete in un lavoro onesto e in una sana competizione, che non sia collusa col potere nè meschina con la concorrenza.

Perchè con il vostro esempio ci state dicendo che si può, che esiste un’Italia migliore. Noi crediamo che l’Italia del futuro appartenga a chi la pensa come noi.

Hanno ucciso il CD-Rom: si indaga sulla Apple! [TREND]

Attenti, perchè quello che state per leggere potrebbe sembrarvi un po’ forte: il CD ha ormai gli anni (o mesi?) contati, e si avvia inesorabilmente a seguire le orme del suo antenato floppy disk.

In effetti io stesso avevo pensato che il lettore rendesse il mio portatile solo più ingombrante, visto l’utilizzo scarsissimo che faccio di supporti ottici. A quanto pare non sono stato il solo, in casa Apple sembrano avermi ascoltato: nella confezione del nuovo Macbook Air infatti non si troverà più un solo supporto ottico, nemmeno quello classico per il ripristino del Sistema Operativo e l’installazione dei driver.

Quest’ultimo è stato sostituito da una sottilissima chiavetta USB, confezionata insieme al manuale d’uso del Macbook, che vi fornirà tutto il necessario in caso di bisogno. In effetti sembra un passaggio naturale, quasi logico, se si valuta la capacità di archiviazione dei supporti: i floppy disk furono rimpiazzati dai CD-Rom, i quali a loro volta sono stati sostituiti dai DVD, e adesso arrivano le flash-drive, che potranno essere (per adesso almeno) più costose da produrre, ma arrivano alla capienza di 256 Gigabyte e sono anche più ecologiche, utilizzando meno plastica dei supporti ottici.

Ma non finisce qui, c’è dell’altro. Come se non bastasse, Apple ha annunciato l’apertura del Mac App Store, che a quanto sembra funzionerà come l’App Store per iPod, iPhone e iPad, ci saranno cioè software gratuiti e a pagamento, scaricabili con un click ed aggiornabili sempre tramite Internet. L’unica cosa che non ci sarà più sembrano essere proprio i supporti ottici, i quali presumibilmente saranno seguiti dai lettori.

Finora i “dischetti” l’hanno fatta da padrone nel settore di distribuzione del software, ma con il Mac App Store potremmo assistere ad una vera e propria rivoluzione: ogni singola applicazione che si possa trovare su un computer Apple, comprese quelle grandi che tutti conoscono ed usano, sarà distribuita via Internet. Doveva accadere prima o poi, tante compagnie ci hanno già provato ma nessuna di loro aveva le potenzialità di Apple.

I  primi assalti erano arrivati già nel lontano 2001 con il lancio sul mercato del primo iPod , e poi circa sette anni fa quando fu aperto l’iTunes Music Store, ma quello che sembra proprio essere il colpo di grazia è arrivato mercoledì scorso durante l’evento dell’anno “Back to the Mac”, in cui Steve Jobs ha presentato le nuove meraviglie della casa di Cupertino. Qualcuno aveva già fatto notare, un mese fa, il cambiamento di pensiero evidente quando dall’icona di iTunes è stato eliminato il CD, lasciando soltanto una nota musicale dal desing accattivante.
Questa volta si fa sul serio, e non ci saranno sopravvissuti!

Augmented Reality, publishing Open Source e app mobile: ecco il libro del REFF!

Cari guerrieri, vi ricordate del REFF, di cui vi avevamo parlato l’anno scorso? Ebbene è appena nato un libro che raccoglie l’intensa esperienza del REFF – Romaeuropa FakeFactory, e ne ricostruisce il percorso attraverso le opere e i contributi della vasta rete di artisti, intellettuali, docenti, giornalisti, giuristi, e attivisti che vi partecipano.

L’opera

Il libro racconta come partendo da un’azione di artivism (il concorso-fake Romaeuropa FakeFactory) in favore della cultura libera e delle forme non proprietarie del diritto d’autore, questa rete si è confrontata su temi come arte e hacking, attivismo politico e tecnologico, copyright e proprietà intellettuale. Ma nel REFF si è parlato anche di accesso, politiche culturali, crowdsourcing, modelli open source, economie e governance p2p, detournement e reinvenzione del reale.

Il racconto di questa esperienza è aperto dalla sezione “VOCI”: si tratta di una raccolta teorica con oltre 30 contributi di studiosi internazionali sul tema della Free Culture, del remix come pratica creativa, della ricontestualizzazione degli spazi urbani, della condivisione dei saperi. Fra questi c’è inoltre anche il contributo del nostro Maestro Ninja Alex Giordano, presente con una lunga intervista.

Segue la sezione “VISIONI”, un catalogo che, insieme alle mensioni speciali degli artisti che hanno partecipato al RomaEuropaFakeFactory, presenta le opere di 32 artisti, designer, hacker e architetti da tutto il mondo capaci di aprire scenari possibilistici sulla realtà contemporanea.

L’interazione tecnologica: AR e non solo

La sperimentazione di REFF non si ferma però ai contenuti, arrivando a progettare una nuova editoria possibile: il libro è infatti pienamente integrato con la dimensione digitale attraverso elementi di Augmented Reality come QRcode e Fiducial Marker. Associati alla rete e ai social network globali, questi dispositivi trasformano l’esperienza della lettura in una dimensione interattiva dalle possibilità completamente inedite.

Il libro sarà inoltre fruibile attraverso web e smartphone grazie ad un’apposita applicazione, dando quindi vita ad un publishing ubiquo e cross-mediale.

Per finire il progetto REFF punta anche a promuovere esperienze di produzione editoriale analoghe offrendo un tool Open Source. Grazie alla piattaforma di publishing ideata da FakePress e utilizzata per la prima volta proprio per realizzare il libro del REFF, chiunque avrà quindi la possibilità di creare la propria pubblicazione cross-mediale.

Un progetto che va dunque oltre l’e-book, presentando tanti elementi interessanti e innovativi: da non perdere!

Qui il nostro post dell’anno scorso

Questo il sito del Romaeuropa FakeFactory

Gradite un sorso di social media? 5 consigli per le PMI del settore vinicolo [SOCIAL MEDIA]

Gradite un sorso di... social media? 5 consigli per le PMI del settore vinicoloQuello della necessità per le aziende di qualsiasi dimensione di gestire la propria presenza sui social media è ormai diventato un argomento ampiamente discusso, sia online che offline. Da anni vengono riportati casi di brand e imprese impegnate nella pianificazione di strategie di marketing attraverso l’utilizzo di corporate blog, forum, social network e altri strumenti (a proposito, se non l’avete già fatto leggetevi l’ultimo nostro articolo!).

Come succede spesso, però, in Italia gli anni sembrano passare più lentamente rispetto a molti altri paesi. Sarà colpa degli spaghetti, o magari delle pizze, o ancora del mandolino, fatto sta che da noi tra il dire e il fare c’è di mezzo un abisso, e persiste ancora una certa diffidenza da parte delle aziende verso il social media marketing.

Questo discorso vale sia per le aziende di grandi dimensioni sia per le PMI. Occorre poi considerare che il 95% circa delle aziende nazionali è composto da micro realtà tipicamente a gestione familiare e con pochi, pochissimi dipendenti.

Tra i settori più importanti in Italia spicca sicuramente quello vinicolo, tanto che le stime di chiusura 2010  riportano il Belpaese come primo produttore di vino al mondo.  Prendendo spunto da questo articolo ci sembra allora interessante proporre un breve vademecum per le PMI attive nel settore vinicolo nostrano, proponendo 5 consigli su come utilizzare i social media per il business e per passare così dall’essere realtà wineries 1.0 a wineries blogging.

1. IMPARATE A UTILIZZARE I SOCIAL MEDIA: BASTA QUALCHE MINUTO AL GIORNO!

Uno degli ostacoli che portano a ‘snobbare’ l’utilizzo dei social media è la convinzione dell’incapacità di utilizzarli. Niente di più falso! In realtà comprenderne il funzionamento è facile per due motivi:  l’idea di fondo è quasi sempre simile e i social media non fanno altro che riprodurre la nostra attività quotidiana di networking sociale. L’importante è cominciare: bastano poche decine di minuti al giorno e il gioco è fatto… Provare per credere!

2. QUALE SOCIAL MEDIA UTILIZZARE? DIPENDE DAGLI OBIETTIVI!

Una volta compreso come utilizzare i social media, occorre valutare quali attivare. Essi infatti non sono semplici passatempi, o meglio non sono solo quello, ma possono diventare importanti strumenti di comunicazione e marketing anche grazie alla misurabilità dei risultati: il loro utilizzo va valutato in funzione delle strategie che si vogliono conseguire. A titolo di esempio, riportiamo questo interessante schema.

3. GESTITE COSTANTEMENTE I SOCIAL MEDIA!

Una volta deciso quali social media utilizzare occorre comprendere come gestire la presenza aziendale per evitare pericolosi effetti boomerang. Infatti, i social media sono una grande agorà di comunicazioni giornaliere fatte da utenti singoli e aziende, e ogni cosa che (non) si dice e che viene detta su altri ha effetti sulla reputazione. Basta un solo gossip per minare l’immagine di un’impresa che, se di piccole-medie dimensioni, avrà anche meno possibilità di gestire la crisi. Questo può succedere con una certa facilità: pensiamo al commento di un utente che non ha gradito un particolare vino… Il consiglio è allora prima di tutto di evitare la presenza su troppi social media: preferite la qualità sulla quantità e fatevi guidare nella scelta dal punto sopra. Inoltre, gestite giornalmente i flussi informativi che riguardano l’azienda: bastano anche pochi giorni per ingigantire voci che difficilmente saranno poi gestibili (a proposito di questo è interessante il nuovo libro di Cass Sunstein).

4. OCCORRE SOCIALIZZARE…

Se gestite o lavorate per una PMI attiva nella produzione di vino e decidete di essere presenti sui social media per fare attività di marketing, occorre comprendere che il modo di comunicare è qui ben diverso rispetto ai media tradizionali: le conversazioni diventano bi-direzionali e l’utente può rispondere a quanto viene scritto. Inoltre, la storia insegna che il vino è sinonimo di convivialità, buon gusto e socializzazione. E’ necessario allora conversare con l’utente, riflettere sui suoi commenti e adottare un tono in linea con l’immagine desiderata per il prodotto e/o l’azienda.

5. …MA OCCHIO ANCHE ALLA LINGUA!

Quello che si nota facendo qualche ricerca sul web è che le nostre imprese scrivono spesso in italiano. Se decidete di aprirvi al mondo dei social media, significa che probabilmente intendete espandere gli orizzonti di mercato; in altri termini, non dovrebbe dispiacervi di riuscire a vendere qualche bottiglia anche in Germania o in Scandinavia. L’ultimo consiglio è allora di scrivere in un inglese semplice e chiaro (anche se sicuramente suonerà meno raffinato dell’italiano)! Solo così raggiungerete veramente tutti i potenziali pubblici di riferimento…

In conclusione, cercare di fare attività di social media marketing non è semplice ma è sempre più necessario, soprattutto se la vostra azienda (o l’azienda per cui lavorate) opera in un settore che traina l’economia nazionale come quello vinicolo per il caso italiano. E allora, cosa aspettate? Venite anche voi ad abitare la rete!
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Gossip Girl e la chiave del product placement

Con grande godimento dei fashionisti – teen-ager e non – di tutto il mondo, Gossip Girl ha dato il via alla sua quarta stagione da poco più di un mese.

Negli anni il serial, pur non avendo avuto un grosso ritorno in termini di audience, si è affermato come potente influencer in fatto di tendenze di moda e di stile, prova ne sono le centinaia di blog che dedicano settimanalmente post agli outfit dei protagonisti.

Alcuni blog, cito tra i tanti Gossip Girl Fashion e Gossip Style Guide, sono interamente consacrati al Gossip Girl Style: riportano quotidianamente per filo e per segno marca e modello di ogni capo indossato dai protagonisti in puntata, propongono degli capi stessi delle versioni più “cheap”, spesso acquistabili in rete, e forniscono dettagli anche sugli outfit degli attori sul set e anticipazioni sulle puntate non ancora andate in onda.

Persino un magazine online autorevole come instyle.com dedica molto spazio alla serie: sul sito è possibile addirittura compiere un tour viruale dello favoloso appartamento di Lily van der Woodsen, una delle location principali della serie.

E’ come un tam tam che corre per tutta la rete, con effetti immediati e a volte imprevisti che si ripercuotono su tutti i department store USA e non (celebre è il caso della sciarpa J.Press del cattivo della serie, andata sold out dopo pochissimi episodi).

Occasione golosa. E molte case di moda non se la sono certo lasciata scappare, da Henry Bendel ad Alxander Wang (dei quali GG ha contribuito a fare la fortuna), passando per i big come Chanel, Vuitton, Hermes.

Sull’opportunità di un tale affollamento di brand, si è già ampiamente discusso lo scorso maggio in occasione dell’uscita del sequel di Sex and The City: nel film erano visibili ben 94 marchi (a cui aggiungere quelli non leggibili ma facilmente identificabili, come le suole rosse delle calzature Christian Louboutin).

Gossip girl in questo senso non si esime dall’affollamento di marchi (i protagonisti sono sempre griffatissimi) ma tenta un approccio più integrato al product placement.

Eseguire un product placement integrato significa inserire il brand non solo nei costumi e nella scenografia ma anche nel cuore del plot.

Ottimo esempio di questa tecnica è l’episodio The Undergraduates della quarta stagione:  le due protagoniste sono impegnate nella ricerca del “maestro di chiavi” di una prestigiosa confraternita universitaria di cui vogliono fare parte. Questa persona dovrà consegnare loro una chiave d’argento a simboleggiare la loro appartenenza alla confraternita (le cose non andranno subito per il verso giusto, ma, come spesso accade, grazie all’intervento di mammà, avremo l’happy ending).

Quale occasione migliore per presentare l’ultima creazione nata in casa Tiffany, un ciondolo d’argento a forma appunto di chiave?

Il brand non viene mai esplicitamente nominato, ma il celebre packaging ‘Tiffany blue’, colore registrato con questo nome nel sistema Pantone, compare spesso nella puntata a fugare ogni ombra di dubbio.

Nelle due puntate successive andate in onda sinora, una delle protagoniste seguita a portare il ciondolo, lasciando intendere che tra la casa di gioielleria di NY e la produzione della serie ci sia un rapporto di continuità.

Ma questo è solo l’ultimo e il più emblematico degli esempi di product placement integrato all’interno del serial ambientato a Manhattan.

Un altro esempio molto interessante si può trovare nell’episodio della scorsa stagione intitolato Inglorious Bassterds. Costante narrativa di ciascun episodio di Gossip Girl, fin dalla prima serie, è che ogni puntata abbia come scena centrale un evento mondano ogni volta diverso diverso: in questa puntata l’evento è il compleanno di uno dei protagonisti e il compleanno è animato da uno spy-game in giro per le strade dell’Upper East Side. Ebbene la fase finale del gioco termina con un nascondino improvvisato nella Boutique Bar Nespresso sulla Madison Avenue.

Anche nella season premiere della stagione in corso abbiamo qualcosa del genere: le due protagoniste femminili trascorrono gli ultimi giorni delle proprie vacanze estive a Parigi. Il giovane marchio francese Zadig&Voltaire, più volte inquadrato e nominato, puntella il tono informal-chic dell’ambientazione.

E l’italia? Sta a guardare?

Non proprio, se i casi di branded content televisivo purtroppo sono ancora pochi, da quattro settimane nelle sale cinematografiche è campione di incassi Benvenuti al Sud, con un incasso totale record di quasi 21 milioni di euro sinora, in cui la maggioranza delle azioni si svolgono negli uffici di Poste Italiane, con perenne esposizione del marchio.

Certo, essendo la pellicola un rifacimento del francese Giù al Nord, in cui già il protagonista lavorava alle poste, il brand era forse più facile lasciarlo che toglierlo, e quindi si tratta di un’opportunità che difficilmente il nostro operatore postale avrebbe potuto farsi scappare.

"Cute Girl Has A Catchy Dance": ecco il pazzo ballo virale per il Samsung Galaxy 580 [VIRAL VIDEO]

Samsung si è affidata a The Viral Factory per promuovere il suo Galaxy 580.

Una scelta che si è rivelata giusta visto che il risultato è quello che potete ammirare qui sopra. Una danza che partendo dalla simpatica bimba ballerina arriva a coinvolgere tutto il vicinato in un ballo che ricorda più certi video degli Ok Go che gli ormai banali flash mob danzerecci.

Un video che mette davvero di buon umore, lasciando il brand in una posizione discreta pur restando coerente con il claim della campagna, Use your influence!