Airbnb vince a San Francisco: nessun limite di 75 notti per gli affitti brevi

San Francisco è stata chiamata a votare un referendum anti-Airbnb, accusata di aver provocato l'aumento degli affitti e contribuito alla crisi del mercato.

Daniele Sghedoni

Digital Transformation, Marketing Automation, Ecommerce

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Nonostante le contestazioni ben più composte rispetto a quelle dovute affrontare da Uber in alcuni Paesi (ricordiamo le auto messe a fuoco dai taxisti in Francia e gli striscioni a Torino contro Benedetta Arese Lucini, ex country manager italiana), Airbnb è recentemente uscita indenne da un referendum per il quale gli abitanti di San Francisco sono stati invitati a votare lo scorso 3 Novembre.

Soprannominato anche “The Airbnb Initiative”, il referendum proponeva di limitare ad un massimo di 75 notti all’anno gli affitti per soggiorni brevi, anzichè le attuali 90 (questo post ti aiuterà a scendere nei tecnicismi della proposta).

Una misura voluta per limitare la startup di home sharing, considerata dai sostenitori dell’iniziativa la causa dell’aumento degli affitti a San Francisco che, secondo alcune analisi, sarebbero saliti a quota 4.390 dollari al mese di media contro i 3.000 dollari di cinque anni fa e una media nazionale di 1.386.

Con il 45% dei voti a favore, il referendum è stato bocciato.

Share Better

L’esito negativo del referendum non ha (ancora) fermato Share Better, la coalizione a capo dell’iniziativa che si pone l’obiettivo di “proteggere le nostre comunità dalla minaccia dilagante di Airbnb e di altre operazioni di albergazione illegali” invitando gli utenti che hanno vissuto horror experiences a condividere le proprie storie.

Il video promo di Share Better

Una campagna controversa (e milionaria)

La riuscita campagna condotta da Airbnb (costata oltre 8 milioni di dollari, la terza più costosa nella storia di San Francisco) non è stata esente da polemiche, al punto che la stessa azienda ha ritenuto opportuno fare un passo indietro e chiedere scusa per i manifesti affissi in tutta la città.

Rivolti all’amministrazione locale, i manifesti veicolavano suggerimenti su come utilizzare i 12 milioni di dollari che Airbnb ogni anno paga in tasse: tra gli altri, si suggeriva di utilizzare quel denaro per mantenere aperte le biblioteche fino a tardi, per installare nuove stazioni di ricarica per i veicoli elettrici, per sostenere l’insegnamento dell’arte nelle scuole, per realizzare nuove piste ciclabili e per piantare nuovi alberi.

Le manifestazioni dei contestatori sono state senza dubbio più composte di altre passate alle cronache recentemente, dicevamo, e oltre ad un fiume di tweet non è andata oltre l’invasione pacifica da parte di 75 manifestanti del quartiere generale di Airbnb, i quali hanno lanciato al suo interno palloncini con attaccati messaggi di risposta alla campagna di cui sopra.

Fondata nel 2008, Airbnb oggi è valutata 25 miliardi e propone oltre 200.000 annunci in oltre 190 Paesi.