H-Farm si quota in borsa, parla Riccardo Donadon [INTERVISTA]

La digital farm, a dieci anni dal suo lancio, si prepara all'ingresso in Borsa con un ampliamento del proprio modello di business

Federico Gambina

Web Editor & Social Media Specialist

 

L’annuncio mercoledì: H-Farm, la digital farm fondata nel 2005 da Riccardo Donadon, dopo un aumento di capitale da dieci milioni di euro si prepara alla quotazione in Borsa.

Per concentrarsi su questo momento fondamentale per la propria azienda e a dare solide fondamenta ad un modello di business arricchito da nuovi elementi, Donadon ha deciso di lasciare Startup Italia, l’Associazione no profit che rappresenta l’ecosistema delle startup italiane.

H-Farm amplierà la sua attività con la digital transformation, per la trasformazione digitale delle aziende, e con la componente education sul lato corporate, ma anche con una maggiore importanza della Digital Accademia nei confronti del mondo scolastico. Non verranno meno gli investimenti in startup, che anzi restano il punto di partenza di questo nuovo inizio.

Per il panorama italiano degli investitori e degli acceleratori la notizia che H-Farm si prepara alla quotazione in borsa è il segno che qualcosa si muove anche in Italia sul fronte startup?

Sicuramente c’è più fermento, più consapevolezza, c’è la percezione reale che questo mondo può fare qualcosa di importante, per cui è molto positivo, assolutamente.

 

 

Guardando al lato umano di questa notizia, quanto le costa lasciare la presidenza di Italia Startup?

Mi dispiace molto perché è una cosa che abbiamo fatto nascere da zero e ne siamo orgogliosi. Io sono sempre per lasciare che le cose evolvano e che ci sia cambiamento. Sono molto cosciente del fatto che non ho sufficientemente tempo per poter continuare a fare questo in modo efficiente, per cui è giusto che subentri qualcuno che prenda in mano Startup Italia e che ci dedichi tutto il tempo che richiede ad un’associazione come questa.

Poi credo che sia molto importante che ci sia bisogno di qualcuno di super partes, visto che io adesso vado ad assumere un ruolo un po’ più di mercato.

20 milioni per la quotazione in Borsa, questo l’importante traguardo che H-Farm si è posta. In pratica la stessa cifra investita in startup nei dieci anni di operato. Perché proprio ora il giro di boa?

La volontà era quella di far crescere il progetto, eravamo pronti. Abbiamo intenzione di investire nei cinque anni la stessa cifra che abbiamo investito negli ultimi dieci, per cui fondamentalmente andiamo a raddoppiare lo sforzo.

 

 

Digital Transformation e Digital Education sono le due nuove attività che H-Farm ha affiancato a quella di accelerazione di startup. Quale ritorno economico ha per l’Italia investire in digitale?

Aumentare la consapevolezza di tutti è indispensabile. Allora, per quanto riguarda le imprese non possono non farlo, il mondo sta cambiando ad una velocità pazzesca. Bisogna che le imprese siano al centro di questo cambiamento attraverso il proprio modo di essere sul mercato, il modo di produrre, di distribuire, di comunicare; questo è proprio un must per qualsiasi azienda. Se prima le aziende dicevano “aspetto nel 2010, aspetto nel 2012”, adesso non è più possibile.

Sull’ambito dell’educazione ci sono invece molte aziende che stanno affrontando questi temi e hanno tante persone da far crescere, giovani da formare, ci sono delle cose da poter fare nelle scuole. Noi vogliamo lavorare anche su quello.

Questa operazione ha anche lo scopo di attrarre talenti internazionali. Perché è necessario aprirsi all’esterno per la nostra economia e per le imprese del nostro territorio?

Internet è globale, tutti i paesi stanno facendo operazione di razione dei talenti migliori per crearsi una parte di conoscenza e di competenze fortissime.

L’Italia non può non esserci, non può non giocare questa partita, e aggiungo che non può non cercare di portare le persone migliori a lavorare in Italia, è una cosa fondamentale per il nostro territorio.