Tutta la verità sui Google Glass

Lo scorso gennaio Big G ha annunciato la cessazione della vendita del prodotto, pur rimanendo impegnata e interessata al suo sviluppo. I Google Glass sono davvero morti?

Roberto Ascione è un imprenditore e opinion leader internazionale nella digital health. Ha un’esperienza ventennale in marketing e comunicazione, trasformazione dei processi di business e innovazione applicati alla salute. Attualmente è Presidente di Razorfish Healthware parte di Publicis Groupe. Continua la sua serie di guest post su tecnologia, salute e innovazione.

Sin dal loro annuncio, i Google Glass sono stati oggetto di discussione: molti hanno parlato di un progetto destinato alla condanna sin dall’inizio e l’annuncio stesso è stato vissuto come un colpo di grazia. Ebbene, possiamo considerare fuorviante gran parte di quello che è stato riportato. Separiamo i fatti dalla speculazione e valutiamo alcuni punti nel percorso dei Glass.

I Glass non sono più parte di Google: VERO.

Google credeva che il Progetto Glass fosse pronto per essere promosso in Google, il gruppo R&D che lavora sui prodotti futuristici come le automobili in grado di “guidarsi da sole”. Oggi il progetto è diventato una business unit a pieno titolo all’interno di Google e quindi può beneficiare di budget più consistenti, un numero maggiore di risorse e soprattutto ha la possibilità di attingere al pool di talenti presenti nell’azienda. Una buona notizia che ci porta a sperare bene per il futuro dei Google Glass.

Il programma Glass Explorer è terminato per l’assenza di consumatori disposti a provarli: FALSO.

La conclusione del programma Glass Explorer non ha avuto nulla a che vedere con l’adozione del prodotto da parte dei consumatori. La sua fine segna esclusivamente il passaggio a una fase di crescita dei Glass e rappresenta un prerequisito per ogni futura release del nuovo hardware. In altri termini, Google può ora mettere in pratica quanto appreso durante questa fase per migliorare i prossimi dispositivi Glass.

Le persone con ruoli chiave e di alto profilo impegnate nello sviluppo dei Google Glass hanno lasciato l’azienda: VERO.

Alcuni impiegati di Google impegnati nel Progetto Glass, e tra questi lo sviluppatore principale Babak Parviz, il capo del reparto di ingegneria elettrica Adrian Wong e il direttore delle relazioni con gli sviluppatori  Ossama Alami, hanno recentemente lasciato l’azienda. Google, però, ha dimostrato il suo interesse e impegno verso il prodotto assegnando la guida della business unit Glass al suo talento nel campo dell’hardware, Tony Fadell (che tra l’altro ha già ottenuto diversi successi ragguardevoli con l’iPod e il Nest).

Il consorzio Glass Collective è stato dissolto: VERO.

Il Glass Collective è un consorzio creato da Google Ventures e dai due venture capitalists della Silicon Valley, Andreessen Horowitz e Kleiner Perkins. Il fatto che si sia disciolto il consorzio è la prova della maturità del mercato dei Google Glass; il consorzio infatti veniva visto come una trovata di marketing da parte di Google per portare interesse imprenditoriale attorno ai Glass.

Gli sviluppatore delle Glass App stanno abbandonando i loro progetti: FALSO.

9 su 16 degli sviluppatori di Glass app hanno dichiarato di aver smesso di lavorare o di aver abbandonato i loro progetti a causa dell’assenza di consumatori o di limitazioni del dispositivo. Altri hanno trasferito le loro competenze dallo sviluppo dei progetti per i consumatori allo sviluppo del business. Ciò nonostante, resta ancora un numero significativo di sviluppatori all’interno del progetto Glass e sono circa 100 le app disponibili sul sito ufficiale, tra cui Facebook (report by Reuters).

I partner ufficiali di Glass stanno perdendo la loro fiducia nel progetto: FALSO.

Sebbene ci siano state delle battute di arresto nelle attività PR (in particolare quando Twitter ha stoppato il suo supporto al Glass app), rimane ancora una roccaforte di partner risoluti. E nonostante Luxottica (il più grande produttore di occhiali al mondo e partner di Glass) abbia dichiarato di trovare il dispositivo “imbarazzante”, la partnership con il più grande produttore di occhiali al mondo dimostra che Google riconosce l’importanza di realizzare progetti consumer-friendly (e accessibili economicamente) in modo da rendere i Glass molto più interessanti per un mercato più ampio.

Quindi, da un lato c’è ancora incertezza sui Glass come dispositivi per un pubblico di massa, dall’altro ci sono aziende e industrie che hanno iniziato a usare questo prodotto come parte del loro business quotidiano.

Se guardiamo al Glass for Work program lanciato nel mese di aprile 2014 con lo scopo di aiutare le aziende a sfruttare l’uso innovativo e potente della tecnologia Glass, ci rendiamo conto che oggi ci sono 10 partner ufficiali. A seguire qualche esempio di utilizzo attuale dei Google Glass:

CrowdOptic usa i Glass come computer portatili per i chirurghi. Ad oggi vengono usati in 19 ospedali degli Stati Uniti e si prevede un’estensione di utilizzo per il prossimo anno a 100 ospedali.

Pristine ha inserito i Glass in un centinaio di cliniche, ERs, ICUs e scuole mediche presenti negli Stati Uniti, e ha investito nell’ottimizzazione dei Glass al punto tale che ora stanno lanciando tramite i Glass il live video streaming HIPAA-compliant. 

L’adozione dei Glass nei contesti aziendali e in particolare nel settore healthcare può continuare. È facile capire il motivo per cui sono molte le opportunità date dai Glass nella medical education (un esempio interessante viene proprio dall’Italia: in Humanitas sono stati sperimentati per la prima volta in Italia in ambito ospedaliero i Google Glass per la formazione dei medici in sala operatoria), nella chirurgia (c’è un video interessante che mostra l’uso dei Glass per la sicurezza chirurgica alla Stanford University), nell’accesso ai dati EHR. Qualunque sia il risultato finale, il programma Glass ha già contribuito a rimettere in discussione lo status quo nel settore sanitario e a stimolare le persone nell’immaginare e sperimentare nuove realtà.

Non c’è dubbio alcuno che restano ancora diversi ostacoli – limitazioni di natura tecnica o problemi di privacy – nell’adozione dei Glass. Ma una cosa è certa: i Google Glass e i dispositivi simili non sono morti. Hanno solo bisogno di trovare la loro strada all’interno di un ecosistema di interfacce che cresce sempre più, plasmandosi in base ai feedback degli utenti (il che è sempre una buona cosa).

Attenzione ai Glass 2.0.