Flessibilità: contano i risultati non le ore che impieghi per il lavoro

Lo chiedono i lavoratori, lo ponderano i manager, il flex work possibile

Definire il termine “flessibilità” sul luogo di lavoro sembra essere un’impresa ardua. Esso infatti si presta ad ambiguità interpretative: flessibilità intesa sia come possibilità concessa al lavoratore di rendere elastica la propria prestazione, tenendo conto delle esigenze e degli interessi personali, sia più in senso più ampio se si considera la flessibilità del sistema produttivo.

Le trasformazioni sociali ed economiche degli ultimi anni hanno determinato un cambiamento e una spinta alla riorganizzazione di spazi individuali di gestione del tempo di lavoro, indirizzando ad un sano rapporto nella “life- work balance”.

Flex work

Le nuove esigenze e richieste dei prestatori di lavoro si esprimono principalmente in termini di flessibilità negli orari lavorativi. A confermare e rafforzare questi bisogni ci pensa la ricerca condotta da Unify, leader di software e servizi di comunicazione aziendale. Essa dimostra come oltre il 43% dei dipendenti intervistati preferisce un lavoro flessibile ad un aumento di salario.

“Employees are serious about flex work”, così si esprime Bill Hurley, Chief Marketing Officer di Unify, aggiungendo che più di un terzo dei dipendenti sarebbe disposto a lasciare il posto di lavoro per uno con un orario flessibile. Questa è la dimostrazione di come i lavoratori sarebbero soddisfatti e felici nel poter avere un paio di giorni per lavorare a casa o poter lavorare in ufficio per una parte della giornata e poi finire il lavoro in un altro luogo.

È indubbio che il lavoro flessibile debba necessariamente conciliarsi con le esigenze e la produttività dell’impresa. Pertanto mettere in atto le giuste pratiche di gestione del lavoro, come sfruttare la tecnologia per poter interagire con i colleghi dislocati in diversi luoghi ovvero creare un codice di condotta del team virtuale, renderà certamente la pratica del lavoro flessibile un vero e proprio successo.

Sintonia tra le parti

Nell’attività di gestione i manager dovrebbero tener conto delle esigenze dei lavoratori e riconoscere alla flessibilità lavorativa un valore motivazionale che, non solo incide positivamente sulla produttività, ma determina anche una maggiore fedeltà e diligenza nei confronti dell’azienda.

Di qualche giorno fa la dichiarazione del fondatore della Virgin, Richard Branson, sull’orario lavorativo dei propri dipendenti. “Contano i risultati, non le ore che passi in ufficio” , proprio a voler sottolineare l’importanza che ha portare a termine i propri compiti nel raggiungere gli obiettivi aziendali, comunque e ovunque ci si trovi.

Richard Branson è solo uno dei tanti ad esprimersi in questo modo. Ricordiamo sicuramente Larry Page, il numero uno di Google, che affermava “Se chiedessi ai dipendenti ‘vorreste una settimana di vacanze extra oppure una settimana lavorativa di quattro giorni?’, il 100% delle persone alzerebbe la mano” riferendosi alla seconda proposta, evidenziando come le persone amano lavorare, ma nello stesso tempo sarebbero grate se avessero più tempo a disposizione da trascorrere con la propria famiglia o per approfondire i propri interessi. “Per essere felici si deve lavorare meno. L’idea che tutti debbano lavorare freneticamente è semplicemente non vera”, così concludeva Larry Page.

Flessibilità, gestione del team e coordinamento nelle azioni per raggiungere gli obiettivi aziendali sono i punti cardine della nuova visione e percezione del lavoro, nell’ottica più generale della flex-security.

Scritto da

Annalisa Mancini

Laureata in Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità, con tesi di laurea in Psicologia della formazione, "La formazione manageriale attraverso il cinema" ... continua

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