Italia Caput Mundi: lo storytelling sugli orologi [PARTE 8]

Il reparto orologeria italiano produce ricchezza per un valore di oltre 140 milioni di euro l'anno, andando a posizionare i propri prodotti tra i beni di lusso internazionali. Eppure è crisi


Mi piace aprire la puntata di oggi, della serie Italia Caput Mundi, con il famoso dipinto di Salvador Dalì, “La persistenza della memoria”, perché mai come in questo caso possiamo raccontare l’arte imprenditoriale e artigiana d’Italia attraverso la rappresentazione del tempo, con gli orologi, e con la mancanza di memoria storica che il nostro Paese ha come pochissimi altri Paesi al mondo, tale da essere arrivato a non conoscere neanche se stesso e ciò di cui è capace.

Così, siamo arrivati quasi alla fine del viaggio della conoscenza dei prodotti made in Italy eccellenti nell’export internazionale, manca infatti soltanto un altro video storytelling della campagna di comunicazione Italia Caput Mundi che ci ha accompagnato per otto settimane fin qui.
Oltre a prodotti come la pasta, le scarpe o la ceramica, simboli d’italianità, abbiamo scoperto anche altri prodotti tipici del Made in Italy che probabilmente non ci aspettavamo fossero tali, come per esempio gli occhiali, i rubinetti, la gomma o gli orologi e sue componenti.

L’export di orologi italiani

Nel 2011 l’esportazione di orologi e sue parti meccaniche made in Italy ha sfiorato i 141 milioni di euro e, secondo l’indagine di Gfk per Assorologi, nel 2013 sono stati effettuati acquisti per 1,5 miliardi, con un rialzo del prezzo medio, che va da 163 a 174 euro, ma scende del 5,6% il numero di pezzi venduti.
Gli italiani, inoltre, a differenza che per alti prodotti, continuano a preferire gioiellerie e orologerie tradizionali per i loro acquisti: in tutto, nel 2013, sono stati oggetto di shopping circa 6,6 milioni di pezzi, per un valore di 1,15 miliardi di euro, inoltre i canali di vendita preferiti restano le gioiellerie tradizionali e negozi all’interno di centri commerciali; anche l’ecommerce continua a salire con un volume del 10% e scende vistosamente a valore, con un -5,4%.

Va osservato quindi come il reparto orologeria italiano produca ricchezza per un valore annuale così alto da essere appunto un’eccellenza internazionale, andando a posizionare i propri prodotti tra i beni di lusso mondiali. Eppure è crisi, a cominciare dal commercio poco rilevante dei prodotti made in Italy nel Paese stesso di produzione.

Pazienza e precisione, le doti storiche dell’artigiano italiano

Le parti di orologio prodotte in Italia, come gli altri oggetti che abbiamo imparato a conoscere, sono frutto del pensiero laterale di imprenditori e artigiani italiani che nel passato hanno elaborato una tecnica che oggi caratterizza la qualità del made in Italy nel suo insieme conosciuto e apprezzata in tutto il mondo.

Il video inizia raccontandoci che un orologio meccanico è costituito da oltre 130 componenti: il bilanciere, il rocchetto, la corona di carica e tante altre parti piccolissime “come un granello di sabbia, importanti per spaccare il secondo”.
Per assemblare gli orologi ci vogliono pazienza e precisione assoluta e, secondo Italia Caput Mundi, gli imprenditori italiani hanno queste due qualità in abbondanza, ecco perché siamo i numeri uno nella produzione e assemblaggio di orologi e cronometri in metalli preziosi.

Quale domani per il Made in Italy

Per tornare alla metafora di apertura relativa il dipinto di Dalì, vorrei usare le parole di Indro Montanelli in una vecchia intervista durante la quale gli chiesero “Quale domani per l’Italia?” a cui rispose egli “Nessuno”.
Nessuno, perchè un Paese che ignora il proprio passato e non si cura di sapere alcunché, come l’Italia, non può avere un domani. Al contrario, invece, se ci chiediamo cosa sarà il domani per gli italiani possiamo rispondere che sarà un domani brillantissimo, perché gli italiani sono i meglio qualificati a competere internazionalmente attraverso i propri insuperabili mestieri.

Grazie al dato storico ed economico, possiamo senz’altro asserire che in Europa saremmo tutt’oggi i migliori sarti, i migliori calzolai, i migliori cuochi o i migliori direttori d’albergo: l’individualità italiana si afferma in tutti i campi dei mestieri servili e delle professioni scientifiche. Ciò che manca oggi agli italiani per brillare è, però, un sistema Paese in grado di fornire le infrastrutture, i laboratori, le leggi e gli strumenti adeguati per eccellere in Italia.
Infatti gli italiani restano imbattibili, ma soltanto all’estero, esattamente come abbiamo già notato nelle settimane precedenti, dando uno sguardo ai dati sugli acquisti dei prodotti made in Italy.

È tempo di tirare le somme di tutto il viaggio fin qui condotto; vi aspetto la prossima settimana con la presentazione dell’ultimo video storytelling di questa campagna di comunicazione dedicata -ora più che mai possiamo dirlo- alla presa di coscienza di cosa sarà il futuro del business italiano, e del nostro.

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?