Italia Caput Mundi: lo storytelling sulla pasta [PARTE 6]

Indiscutibilmente bella, buona e sana, la pasta è sintesi di tradizione ed innovazione continua, restando uno dei prodotti su cui si basa il senso culturale di "italianità". Ma non senza problemi

Il nuovo video proposto dalla serie di Italia Caput Mundi gioca sulla parola “primo” e, semanticità a parte, ne ha sicuramente degli ottimi motivi.

Non a caso “La pasta tiene alta bandiera del made in Italy, l’export è da record” titolava Il Sole 24 Ore a febbraio, in una sintesi aggiornata sui consumi di pasta italiana nel mondo: grazie agli elevati standard qualitativi e a un indiscutibile appeal sui consumatori esteri, il prodotto simbolo dell’Italia ha realizzato un export record per 1,8 miliardi di euro nel 2013, segnando una crescita del 3,7% rispetto al 2012.

Questo trend positivo si è ormai avviato da quattro anni e, secondo le previsioni, continuerà grazie anche a nuovi mercati, come Cina ed Emirati Arabi Uniti, che hanno fatto registrare un incremento delle esportazioni del 33,6%; Brasile, con una crescita del 16%; Nord Africa, con una crescita del 13,5%.

Si contano circa 200 tipi di pasta differenti e oltre 120 pastifici italiani che li producono: tra le regioni italiane esportatrici di pasta, così, al primo posto troviamo la Campania, con valori e ritmi di crescita sostenuti, seguita da Emilia Romagna e da Veneto.

Forte simbolo culturale, è branding puro

L’immagine e i valori positivi che trasmette l’italianità della pasta, oltre alle caratteristiche alimentari che vengono attribuite al piatto base della dieta mediterranea come prodotto sano, determinano il successo della pasta in mercati anche molto lontani da quello natìo, confermando l’Italia come primo produttore al mondo di pasta, con 3,3 milioni di tonnellate per un controvalore di 4,6 miliardi di euro.

Inoltre un grande ritorno con significato socio-culturale sulla tradizione e sul recupero delle antiche tecniche che hanno fatto diventare la pasta uno dei prodotti più famosi al mondo, tanto per la bontà quanto per la bellezza (oggi si chiamerebbe food design), sta restituendo grande attenzione alle nuove e vecchie imprese tipiche che producono pasta, grazie a campagne di comunicazione e proposte di social innovation atte a sostenere il settore agroalimentare nel suo insieme.

La pasta italiana si scontra con il problema dell’italianità

Italianità, per la pasta, significa però anche altro.
La produzione e il commercio di pasta restano sì un enorme pilastro delle performance economiche italiane eppure, stando ancora ai numeri, c’è da fare un’altra importante considerazione: il 55% della produzione nazionale di pasta viene esportata, così tre piatti di pasta su quattro in Europa e uno su quattro nel Mondo sono fatti in Italia.

Questo significa che i dati positivi dell’export rappresentano un segnale di speranza e di fiducia per le imprese italiane ma che proviene dall’estero. In Italia infatti si continua ad assistere ad un calo dei consumi interni che, così come abbiamo notato per gli occhiali made in Italy, riguarda anche il comparto alimentare: situazione gravissima, perciò, se si pensa al fatto che i prodotti alimentari rientrano in gran parte nei beni di prima necessità, quindi le famiglie italiane sono arrivate, in tempi di crisi, anche a tagliare sulla spesa di base del proprio paniere.

Insomma, grazie allo storytelling di Italia Caput Mundi abbiamo l’opportunità di parlare di pasta senza troppe retoriche e non tornando a sottolineare caratteri banali di un prodotto tanto indiscutibilmente bello, perché sintesi di tradizione e innovazione come forse nessun altro prodotto made in Italy. Ma non perdiamo l’occasione per ribadire che se l’export del made in Italy è eccellente, in Italia le cose non vanno bene e dovremmo agire anche sui problemi infrastrutturali di un sistema Paese che probabilmente sta distruggendo, con la sua inattività politica di fatto, i capisaldi della sua economia.

Continueremo a parlane, la prossima settimana.