La sdraio dell'Agnello: "Ti diamo una grande occasione"

Confessioni di un (ex?) pubblicitario? Segui la rubrica dell'Agnello per conoscere un punto di vista diverso e privilegiato su cosa accade di bello e di brutto nelle agenzie di pubblicità. In Italia e nel mondo.

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L’agnello è un animale mansueto di natura.

Ma questo lo sappiamo tutti. E’ un cucciolo, vuole crescere, è buono. Specialmente da mangiare.

Che succede se un agnello non cresce? Che succede se lo si mette in una gabbia stretta e non lo si fa sviluppare? Diventa un Pit Bull? Muore?

L’agnello che vi stiamo presentando ne ha viste di cotte e di crude nel mondo della comunicazione e non.

Ha visto blogger riciclare gli stessi contenuti, ha visto campagne copiate al sapor di coprofagia, ha visto, sentito, conosciuto la standardizzazione del processo creativo e produttivo piegarsi al volere e alle maniere del cliente, della direzione creativa, del budget, della moda del momento.

Ha visto abbastanza da diventare un vecchio caprone incazzato, vecchio senza esser vecchio tra l’altro.

L’agnello ora, un signor nessuno, ha anche la presunzione di venirlo a dire a voi, che ancora ci credete.

Perché è solo a chi ancora ci crede nel fare un buon lavoro che vuole parlare.

A prescindere dalle mode, dal fare i professionisti della comunicazione, dal fare gli splendidi nel bar splendido, dal leccare il culo al nuovo illuminato creativo di turno, dall’osannare l’ennesima campagna rivoluzionaria presa dagli annual del 1997.

Sedetevi anche voi, c’è posto qui sulla sdraio.

Ma è bene dirlo.

Staremo scomodi.

Statemi bene,

l’Agnello