Con YouTube & co la tv diventa “All you can eat – and create”

Dal fenomeno della "binge television" ai supercuts. Come cambia il modo di consumare la televisione.

Negli ultimi anni si è parlato di fenomeni di consumo attivo dei contenuti culturali, soprattutto televisivi, da parte degli utenti. L’ingresso di YouTube nel panorama mediale, nel 2005, ha dato un significativo slancio a questo processo. Da allora abbiamo visto migliaia di video user generated di ogni tipo, dai più banali a quelli più sofisticati.

Ma da quando il primo video è stato caricato su YouTube, il mondo dell’online video è stato completamente stravolto per dimensioni, qualità, sfera di influenza. Da contenitore esclusivo di user generated content, YouTube e le altre piattaforme si sono progressivamente trasformate in fornitori di PGC, ovvero professionaly generated content.

Esse sono diventate luogo privilegiato delle attività di ridefinizione dell’offerta e delle strategie di comunicazione di emittenti e brand, così come della condivisione di materiali di qualità anche da parte degli utenti, che hanno di fatto contribuito a creare nuovi modelli di contenuto o rimodellarne di vecchi.

Il palinsesto personalizzato dei servizi online

  • Facilità di accesso anche da mobile
  • Ampia disponibilità di materiale audiovisivo
  • Possibilità di “navigare” tra i contenuti secondo flussi logici personali
  • Predisposizione alla ri-elaborazione e condivisione dei contenuti

Secondo queste caratteristiche si presenta all’utente l’offerta di video online. Il grande vantaggio di questi servizi rispetto alla tv tradizionale è la possibilità che questi offrono di crearsi un palinsesto davvero personalizzato e di interagire con i contenuti, i suoi creatori e l’audience intera. Nonché di distribuire e remixare i contenuti massmediali presenti su quelle che sono di fatto grandi librerie online.

La struttura dello streaming online ha portato all’amplificazione del fenomeno di consumo detto “binge television“, ovvero la visione di diversi episodi di uno stesso programma in un breve lasso di tempo, a mò di maratona. Una visione compulsiva, che permette all’utente di navigare tra gli episodi e ridefinire il percorso di lettura.

Questo tipo di programmazione risponde ad un bisogno di consumo personale e ad un tempo collettivo di prodotti culturali. Che aprono il passo a fenomeni fandom sempre più articolati, come i “fanvids” o i “supercuts”.

Mashup, remix, supercut, gif, sono tutti fenomeni di rielaborazione critica dei contenuti che si sono riproposti recentemente sul web, ma che rispondono ad un’antica e diffusa pratica: “riutilizzare” cultura per crearne di nuova.

I supercuts

Il termine è stato coniato da Andy Baio nel 2008, definendoli “montaggi ossessivi-compulsivi di videoclips, che isolano meticolosamente ogni occorrenza di un singolo soggetto, normalmente cliches, frasi, e altri tropi”.

Il principio retorico che sta alla base dei supercuts è la ripetizione, procedimento linguistico “che produce una successione di membri uguali o solo leggermente variati nella forma, nella funzione sintattica o nel senso” (fonte Wikipedia)

Il singolo utente lavora dimostrando di avere grande conoscenza del prodotto mediale, e altresì volontà di spendere una fetta consistente del suo tempo libero per creare un nuovo contenuto, a tutti fruibile, a partire dalla disgregazione di un contenuto conosciuto e condiviso. Sono, in tutto e per tutto, una forma di analisi critica e/o creativa che a volte può fornire alla collettività nuovi spunti interpretativi del contenuto.

L'”amateur montatore” si applica in diversi settori socio-culturali, dalla televisione alla politica. Supercut.org è un sito dedicato alla documentazione del fenomeno, dove possiamo trovare la stragrande quantità dei supercuts diffusi in rete.

Ecco alcuni esempi, che spaziano dalla televisione al cinema, di supercuts e fanvids.

Conoscete altri esempi interessanti di rivisitazione di contenuti massmediali?