Con il fundraising puoi finanziare i tuoi progetti (o trovare opportunità di lavoro)

Come orientarci sullo stato attuale del fundraising in Italia, tra protagonisti, obiettivi, pregiudizi culturali e nuove possibilità professionali

Dopo lo tsunami che ha colpito l’Asia nel 2004, vennero raccolti immediatamente 350 milioni di dollari solo negli Usa, di cui ben il 65% provenivano da internet. Intanto nel Regno Unito veniva toccato il record di raccolta fondi on line, quando in 24 ore furono donati 5 milioni di sterline da oltre 135.000 donatori.

Il record di raccolta fondi per una campagna elettorale invece, sempre attraverso internet, spetta a Ron Paul che, in un solo giorno, il “mass donation day“, ha raggiunto 6 milioni di dollari infrangendo quello di 2,7 milioni stabilito in 48 ore da John Kerry nelle primarie del 2004.

Di cosa stiamo parlando? Di fundraising, che in senso stretto -ormai si è capito- è un’attività di raccolta fondi, composta da un insieme di tecniche e strumenti, in parte mutuati dal mondo del marketing e della comunicazione, utilizzato per reperire risorse capitali da individui, imprese, fondazioni o agenzie governative, da destinare ad una Buona Causa.
Materialmente viene realizzato attraverso un evento singolo o una campagna di raccolta capitali.

Il successo del Fundraising oggi: internet

Innanzitutto, laddove il finanziamento pubblico è limitato, il fundraising rappresenta una significativa soluzione per il sostenimento di progetti di tutte le organizzazioni no profit, religiose o politiche.

Sebbene in Italia si tenda ancora a condividerne poco la filosofia -un pò colpa anche della politica dei sussidi, che non mette in condizioni di pensare ad alternativi modelli di finanziamento- c’è da dire che ormai persino con le piattaforme di social networking le opportunità di sviluppare un’efficiente campagna di raccolta fondi sono elevate.

Tra le variabili in causa per la buona riuscita di una campagna fundraising, il primato va infatti alla Rete che, negli ultimi anni, ha svolto un ruolo importantissimo per lo sviluppo e l’accelerazione dei processi di raccolta dei fondi, grazie alla rapidità di diffusione dei messaggi e alla possibilità di costruzione di un network di sostenitori che ne possano promuovere contenuti e coordinare le attività.

I pregiudizi italiani sul Fundraising

Il fundraising è un’attività che necessita di un’organizzazione strutturata e di un investimento iniziale. Il 50% degli startup falliscono per mancanza di competenze e risorse, così se fare fundraising significa pensare in termini di sostenibilità organizzativa, economica e strategica per il medio-lungo periodo, la maggior parte del noprofit italiano stenta a raggiungere questo obiettivo.

I motivi sono principalmente di natura culturale: poiché si tratta di uno scambio di fiducia prima che economico, prevalgono pregiudizi nei confronti dei professionisti che lavorano alla Causa, così come verso le procedure per fare rete e costruire relazioni tra donatori e obiettivi, inoltre è sottinteso che i costi di gestione e comunicazione delle organizzazioni nonprofit nascondano guadagni illeciti. In altri paesi, invece, si sta molto attenti ad educare all’importanza sociale del dono, che viene considerato come contributo alla costruzione di un bene comune, guadagnandone anche in termini di valore civile ed etico.

Di questi tempi tutte le organizzazioni noprofit italiane avrebbero bisogno di creare occasioni per il fundraising: le premesse ci sono in particolare per le aziende che operano nel mondo della Sanità, della Formazione, della Ricerca, delle Arti e dello Spettacolo.

Alla ricerca della Buona Causa (e del buon fundraiser)

Senza dubbio bisogna fare un’altra considerazione per orientarci alla creazione di un’efficiente campagna fundraising: ci sono Buone Cause che attraggono più attenzione o più risorse di altre. Questo accade perché sono campagne costruite molto bene per colpire e coinvolgere l’emotività del potenziale donatore.

In quest’area rientrano soprattutto le Cause poste al di sotto della normalitàpovertà, malattie, calamità naturali, in particolar modo se legate a situazioni di emergenza: fattore di notevole peso della motivazione delle persone a donare.

Il buon fundraiser è quindi un professionista del marketing e un conoscitore dei settori per i quali opera, dotato perciò di ottime capacità relazionali e di creazione di networking, e si occupa di pianificare, gestire e coordinare tutti gli aspetti delle attività di raccolta fondi.
Si ritiene impensabile che un fundraiser debba guadagnare a percentuale, come spesso accade, poiché il principio di base è che la Causa non è in vendita, così negli ultimi anni si sta spingendo molto, attraverso corsi di formazione, manifestazioni e festival, alla creazione di un’identità professionale riconosciuta da tutti.

Ma in che modo pianificare obiettivi, scegliere risorse marketing, trovare persone appassionate di fundraising per realizzare una raccolta fondi oppure diventare fundraiser professionisti?
Ve lo diremo con il nostro prossimo post sul Fundraising, entrando nello specifico di tutte le questioni che lo riguardano, guidati da un esperto del settore.