Piazza Italia, i modelli "normali" per valorizzare l'onestà italiana [INTERVISTA]

L'azienda d'abbigliamento utilizza nella sua campagna veri "modelli" di onestà ed altruismo.

Giovanna Napolano

Marketing Manager

    Dal primo giorno in cui l’ho vista affissa a pochi metri da casa mia, mi sono fermata a guardarla e a pensare: “Però carina questa idea dei nuovi modelli”.

    Poi mi sono personalmente fiondata nella vicenda e documentata, per capire meglio dalle campagne passate.

    Poi,infine, è venuta “lei” a cercare me e ieri mi sono trovata al telefono con Stefano Ginestroni, art director e direttore creativo della campagna per Piazza Italia.

    Non è stato facile per me pensare alle domande da fare, avevo in mente mille cose ma non mi andava di parlare solo di advertising, non volevo sembrare banale nè rischiare di chiedere cose fuori tema, quindi, ho spinto lo sguardo oltre e questo è quello che è venuto fuori.

    L’idea di avere dei testimonial “portatori sani di valori” piuttosto che di bellezza e notorietà nasce dal brief o direttamente in agenzia?

    L’idea nasce dal reparto creativo dell’agenzia, il cliente ci ha dato l’input e la nostra risposta è stata questa campagna. L’esigenza di una comunicazione attuale che fosse in sintonia con il pubblico, era la priorità. La campagna nasce a fine 2011 con “I veri miracoli li facciamo noi” il cui intento era quello di portare la gente comune al centro dell’attenzione.
    Sin dagli albori Piazza Italia si posiziona sul mercato con un’offerta di primo prezzo e attualmente continua ad avere al centro delle sue priorità i prezzi modici. Ma noi non volevamo comunicare solo quello, era nostra intenzione far trasparire etica, valori e ideali completamente nuovi.

    Comunicare qualcosa di attuale, che possa avvicinarsi alla gente comune. E’ un valore dell’azienda che l’agenzia ha comunicato in maniera creativa. Voler far emergere una limpidezza e una trasparenza che oggi è fondamentale trasmettere alle persone.

    Questa pubblicità qualche anno fa sarebbe stato un flop, fuori luogo e forse anche “ridicola” ma lo scenario attuale è cambiato in maniera impressionante e ha bisogno di tutto ciò. Dovremmo credere in una nuova forma di economia, fatta di etica, educazione, credo forti e comportamenti distinti.

    Agenzia: Diaframma

    Questa è una pubblicità non conventional che oltre l’apparenza enfatizza un aspetto sociale, morale. Ma stiamo pur sempre parlando di un marchio di abbigliamento, cosa cambia in questo senso, il prodotto o la pubblicità. In poche parole chi si adatta a cosa?

    La pubblicità rispecchia l’anima della gente, il nostro lavoro comunica e quindi rappresenta, il progetto di quest’azienda che vuole parlare alle persone e non ai consumatori. E’ finita l’epoca in cui il marketing e la pubblicità guardano al portafogli delle persone, oggi si guarda in faccia la clientela e il trattamento che viene riservato è di tutto rispetto. C’è la voglia di avvicinarsi all’aspetto umano ed è dalla prima campagna che Piazza Italia lavora su questo concept.

    Per quanto riguarda la mia personale esperienza professionale è stata la prima campagna realizzata in questo modo, ma ritengo che fosse necessario un cambiamento in questa direzione; il vecchio modo di fare pubblicità non era più consono a raccontare la collettività e le persone.

    Moltissime campagne sono ancora obsolete e continuano a dire sempre le stesse cose che non trovano più riflesso nella società attuale. Se la pubblicità deve comunicare quello che siamo, cosa consumiamo, cosa indossiamo, io non vorrei sentirmi rappresentato da modelli e prototipi che non rispecchiano il mio essere nella società, ecco quindi da dove nasce veramente l’idea di coinvolgere persone comuni, impegnate socialmente, oneste, trasparenti… Come la maggior parte degli Italiani.

    Piazza Italia ha voglia di dire e far vedere tutto questo, noi abbiamo combinato tutto con creatività.

    Stefano Ginestroni - Art Director e Direttore creativo della campagna

    Comunicare valori è la scelta che moltissime imprese, nazionali e non, stanno adottando negli ultimi anni. E’ possibile affermare che oggi i grandi marchi si avvicinano a una forma di comunicazione pubblicitaria tempo fa relegata alle sole pubblicità progresso, con temi strettamente ancorati al sociale? La pubblicità sta realmente cambiando il suo modo di presentarsi al pubblico?

    E’ giusto affermare che molti brand stanno considerando l’etica come un aspetto importante per presentarsi al pubblico; l’eco-sostenibilità, quote rosa, green marketing, eco-recycle. Un tempo non era priorità delle persone sapere cosa facessero le aziende a livello globale, sapevamo benissimo che milioni di bambini venivano sfruttati per permetterci di “indossare” e “usare” oggetti che appartenevamo al nostro vivere quotidiano, ma non sembrava indignarci molto.

    Oggi è la crisi a farci cambiare rotta, i comportamenti si sono rinnovati nei confronti delle persone e cambia, di conseguenza, anche il modo di comunicare.
    Ecco perché se oggi dovessi veramente essere orgoglioso di qualcuno vorrei essere orgoglioso di giovani che si danno da fare e si impegnano per gli altri. La pubblicità è lo specchio della collettività e se cambia, questo significa che noi stiamo cambiando.

    La pubblicità è cambiata, le agenzie sono cambiate, i team di lavoro operano in un mondo confortevole. Quello che la pubblicità deve raccontare è il mondo dei giovani, dei lavoratori, degli onesti non quello degli arrivisti e degli imprenditori accaniti e spietati. Nel giro di 10 anni sono cambiate tantissime cose e le persone hanno acquisito una consapevolezza sorprendente di quello che accade nel mercato. Le ripercussioni sembrano gravare esclusivamente sull’economia ma in realtà il vero cambiamento è nella società.

    E’ un trend tutto causato dalla crisi economica (e quindi anche dalla crisi dei valori) quello di voler spingere lo sguardo oltre le apparenze oppure si era semplicemente stanchi dei soliti modelli triti e ritriti dell’advertising della moda? E se così fosse come segue il cambiamento la forma mentis di un art & copy?

    Questa nuova forma di comunicazione è data dalla stanchezza di vedere sempre le stesse cose, la gente è annoiata per cui sincerità e trasparenza sono vere e proprie esigenze. Deve dirsi la verità e deve essere detta bene, bisogna raccontare il vero e il giusto. La pubblicità è una forma moderna di narrazione e se il mondo sta cambiando, un art&copy non può fare altro che seguire il cambiamento, assecondarlo, o meglio orientarsi rispetto alle rivoluzioni.

    Credits:

    Agenzia: Diaframma Advertising

    Scritto da

    Giovanna Napolano

    Marketing Manager

    Giovanna Napolano nasce a Napoli nel 1988 e si laurea in Scienze della comunicazione con una tesi in marketing.A diciotto anni scopre tra i banchi di scuola la materia che ... continua

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