Mettete le vostre password al sicuro nella “nuvola informatica” con Passpack [INTERVISTA]

Come si è evoluta Passpack e come è entrata nel suo mercato



Un servizio web che consente di memorizzare le password per gli accessi online in maniera sicura. È l’idea di Passpack, best practice della rete Emilia Romagna Start Up con sede a Mercato Saraceno, in provincia di Forlì-Cesena.

Amministratore Delegato è Francesco Sullo, esperto informatico e appassionato di cinema, musica e fotografia, che ha fondato Passpack insieme a Tara Kelly, di origini americane ma da 14 anni in Italia, specialista di design, redazione testi, aiuto all’utenza, formazione del personale e raccolta fondi.

Come si è costituito il team?

Con Tara è stato facile, ci siamo incontrati per motivi professionali e, dopo pochi mesi, siamo diventati compagni anche nella vita. Qualche anno dopo abbiamo ideato Passpack. Il team vero e proprio lo abbiamo formato solo dopo aver ricevuto il sostegno da parte del fondo Ingenium. In precedenza, eravamo noi due a gestire tutto il lavoro.

Quali le difficoltà in questa fase?

A Roma, malgrado il diffuso bisogno di lavoro, abbiamo trovato difficoltà notevoli a reperire personale con uno skill adeguato. A Bologna, dove volevamo costruire la sede di sviluppo e customer service, è andata anche peggio.

Il problema è che formare persone da zero richiede troppo tempo e risorse, ed è di ostacolo allo sviluppo del prodotto.

Poi arriva Ingenium…

Noi abbiamo ricevuto finanziamenti in un momento abbastanza ‘sfortunato’: maggio 2008, giusto qualche mese prima della grande crisi dei mutui subprime. Così a fine anno, con un team di persone valide ma ancora non in linea con le nostre esigenze, e nell’impossibilità pratica di raccogliere ulteriori fondi, dovemmo rinunciare a tutte le collaborazioni.

Fu una scelta dolorosa ma necessaria, per evitare il fallimento dell’intero progetto. Ridotti invece i costi, in una prima fase, al minimo indispensabile, siamo riusciti a proseguire l’attività per molti mesi, quindi a tornare a crescere e ad arrivare fino ad oggi.

Come avete gestito la fase di approccio al mercato?

Nel nostro caso è stato abbastanza facile, almeno inizialmente. Passpack era innovazione pura e quindi era facile parlarne, ‘farne parlare’ e ottenere riscontri interessanti a livello di stampa.

Il canale principale di approccio al mercato per noi è stato il web, in tutte le sue declinazioni. Purtroppo, le difficoltà economiche iniziali hanno pesato a lungo, tanto da impedirci per molto tempo, a causa della mancanza di fondi, di impostare un approccio più strutturato.

Cosa propone, in sostanza, la vostra start up?

Con Passpack si possono mettere al sicuro proprie password nella cosiddetta ‘nuvola informatica’, un luogo virtuale della rete dove, in base ai principi del moderno cloud computing, si trovano anche software e database.

Tutte le password vengono archiviate in modo protetto sul server, in modo tale che l’utente ne possa disporre in qualsiasi momento e in qualsiasi parte del mondo, tramite una semplice connessione internet.

Quale la situazione attuale di Passpack?

Passpack è a in attivo da circa dieci mesi, ma cresce molto lentamente e avremmo bisogno di maggiori risorse per investimenti.

Tuttavia, il prodotto è valido e abbiamo una solida base di utenti che senza di noi, in molti casi, non saprebbe in quale altro modo gestire e condividere dati riservati. Questo mi porta ad essere ottimista, in prospettiva.

Qualche dettaglio sui progetti futuri?

Al momento stiamo lavorando su un progetto con Yubico per vendere un bundle Passpack-Yubikey dapprima in Svezia, per testare il prodotto, e poi, se il progetto funziona, in tutta Europa.

Si parla di 200mila unità in un anno. Se il progetto produrrà i ritorni che ci aspettiamo, investiremo certamente in nuovo personale e in una nuova sede in Italia. Su altri fronti ci sono vari distributori interessati a inserire Passpack nel loro portfolio, e ci sono alcune società interessate a una possibile acquisizione.

Ma, in particolare nel nostro settore, questi annunci sono all’ordine del giorno. Aspettiamo di vedere quanti e quali si tradurranno in proposte concrete.