Web series made in Italy: arriva "Stuck" [VIDEO]

Il regista Ivan Silvestrini ci racconta la prima web serie italiana che parla inglese.

Il 2011 è stato in assoluto l’anno delle web series: i numeri raggiunti da alcune di queste ‘fiction’ sono davvero sbalorditivi, specie se paragonati alle grandi produzioni televisive che, nonostante gli alti costi, trovano invece sempre più difficoltà. Quella della fruizione di prodotti narrativi audiovisivi via web sembra dunque diventare una strada sempre più percorsa, e sempre più aziende, oltre che giovani film makers e professionisti, si stanno adeguando e cavalcano il successo di questo fenomeno.

Anche in Italia non siamo rimasti indifferenti al fascino di questi prodotti, realizzati a basso costo ma spesso di eccellente qualità. “Freaks!” e “Other” sono gli esempi più noti, ma potremmo portarne tanti altri. Oggi vi parliamo di “Stuck – The Chronicles of David Rea“, web serie italiana da poco sbarcata sul web che si caratterizza, oltre che per un cast d’eccellenza, per il fatto di essere stata realizzata completamente in lingua inglese.

Stuck nasce dall’intuizione dei fondatori della casa di produzione ‘THEREYOUGO‘, Ivan Silvestrini e Riccardo Sardonè. La serie ruota attorno alle vicende di David Rea, giovane emotional trainer. Ma prima di anticiparvi troppo, vi proponiamo la breve intervista realizzata proprio con Ivan Silvestrini, regista e sceneggiatore di Stuck.

1. Ivan, raccontaci cosa vi ha spinto a realizzare Stuck.

È sempre più difficile trovare spazio espressivo all’interno di produzioni televisive e cinematografiche consolidate. Oggi però ci troviamo davanti a una contingenza social-cultural-tecnologica inedita le cui potenzialità sono tutte da esplorare.
Da un lato il pubblico giovane (e non solo) vive sempre più “in rete”, un pubblico sempre più vasto che apprezza maggiormente un intrattenimento frammentario, fatto di forme brevi, piccoli video su YouTube, fruiti in maniera più o meno disordinata; e da un altro lato ancora la rivoluzione tecnologica delle fotocamere reflex in grado di produrre filmati HD (e di YouTube o Vimeo di supportarli) rende possibile produrre a costi molto bassi filmati di alta qualità e condividerli con facilità con il mondo libero.
E ancora: la rete è un luogo di libertà espressiva; tematiche e linguaggi che non si uniformano a quelli dominanti vi possono trovare spazio e, ci auguriamo, successo.
Io ho sempre trovato un po’ stretto il linguaggio dominante della televisione italiana, ma amo la serialità e da tempo desideravo confrontarmici come scrittore e regista.
L’incontro con Riccardo, un vero visionario del futuro globale digitale e dei relativi possibili mercati in espansione, mi ha convinto a scrivere STUCK… A lui è piaciuto e abbiamo deciso di coprodurlo.

2. Considerata la vostra esperienza nel campo televisivo, quali differenze avete riscontrato nel lavorare su un progetto pensato per il web e non per la televisione?

La mia esperienza nel campo televisivo è molto limitata, ma credo di parlare a nome di entrambi quando dico che la differenza più palpabile è l’inebriante sensazione di assoluta libertà…E ovviamente la spregiudicata carenza di fondi!
L’obiettivo di una produzione del genere è quello di autoalimentarsi attraverso sponsorizzazioni, ma gli sponsor devono arrivare a vederti come un ritorno d’immagine interessante, e per esser questo c’è bisogno di crearsi un pubblico, c’è bisogno di esistere, e quindi le prime immagini di STUCK, forse persino le prime puntate saranno totalmente autoprodotte. Il nostro impegno sarà quello di non far sentire i nostri limiti di budget come un peso per lo spettatore. La sfida è aperta.

3. Come mai avete scelto di realizzare Stuck in lingua inglese e non in italiano?

STUCK è un prodotto per la rete globale, l’inglese è la lingua più diffusa su Internet, e personalmente ne adoro l’estetica fonetica, la trovo molto più vicina al mio modo di pensare. Ovviamente saranno disponibili i sottotitoli in italiano.

4. Nell’ideare Stuck vi siete ispirati a qualche altra web serie?

No. Se vogliamo fare qualche paragone potrei dire che STUCK ha il cinismo di “Dr. House”, il senso dell’indagine interiore di “In Treatment”, il tutto rimescolato con una buona dose di “Californication”.

5. Bene, qualche anticipazione sulla trama?  😉

David Rea è un esperto di blocchi esistenziali (emotional trainer) e ha un metodo tutto suo di “sbloccare” i suoi pazienti.
Diviso tra le attenzioni di tre donne che controllano i suoi sensi di colpa, il suo cuore e i suoi soldi; aiutato dal suo imbarazzante avvocato; perseguitato da coloro che ha, più o meno indirettamente, danneggiato con il suo approccio terapeutico “pioneristico”, David cerca in ogni puntata di aiutare qualcuno mentre tutto il suo mondo cade a pezzi.
STUCK è una serie sulla manipolazione, spietatamente comica, pregna di sadismo sentimentale, in cui tutti si rivedranno. “Come” si vedranno è un altro discorso!
Il copione ha riscosso un discreto successo e ci ha permesso di formare un cast d’eccezione tra cui spiccano, oltre al mio socio e coproduttore Riccardo Sardonè, Ivana Lotito, Vincenzo Alfieri, Valentina Izumi, Gaia Scodellaro, Stefano Masciolini e Mark Lawrence (di Band of Brothers, ndr). Si aggiungeranno loro protagonisti di episodio a sorpresa.
Le riprese hanno subito un rallentamento poiché tra novembre e dicembre sono stato impegnato sul set del mio primo lungometraggio da regista, ma a gennaio riprenderanno e con un po’ di fortuna l’episodio 1 sarà in rete a febbraio.

Allora, vi siete incuriositi? Noi tantissimo, e aspettiamo con impazienza l’uscita del primo episodio! Stay Tuned!

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