La norma 'ammazza-blog': quanto c'è di vero [DIRITTI DIGITALI]

“Nel momento in cui si toccano i diritti fondamentali, non è questione di essere più o meno pessimisti, più o meno critici, ma ci sarebbe veramente un’accelerazione verso la chiusura di quelli che si chiamano spazi di democrazia e libertà”.

Poche, semplici parole, ma sufficienti a Stefano Rodotà – la frase è la chiosa di una intervista rilasciata a Giacomo Russo Spena per MicroMega – per circoscrivere con esattezza il punto nevralgico della riforma delle intercettazioni e, per quanto ci interessa in questa sede, della contestata norma contenuta nel comma 29 dell’art. 3 del Disegno di Legge C. 1415-B, prontamente ribattezzata con il nome di ‘ammazza blog’.

La norma che il Parlamento si appresta (con tutta probabilità) ad approvare, e che dispone che

“Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, livi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”

contiene in sè un principio che potrebbe rivelarsi liberticida: obbligare chiunque sia titolare/amministratore/responsabile di un ‘sito informatico‘ – definizione quanto mai vaga ed omnicomprensiva – a rettificare entro 48 ore, dietro semplice richiesta, qualsiasi dichiarazione/informazione diffusa o pubblicata, senza alcun previo accertamento della legittimità della richiesta stessa. In mancanza, il soggetto inottemperante può essere calpito da una senzione fino a 12.000 euro.

Il testo, e la disposizione in esso contenuta, erano stati approvati al Senato con modifiche nel giugno dello scorso anno, e quindi trasmessi in seconda lettura alla Camera. Ma anche il web a volte dimentica; e così il testo del Disegno di Legge ed il comma 29 erano stati consegnati ad un temporaneo oblio, lontani dai riflettori.

All’inizio dell’anno, e ancora di più prima dell’estate, in piena crisi economico-finanziaria, improvvisamente ‘l’affaire intercettazioni’ ritorna in cima alla ‘agenda politica’ del Paese. Nuova luce per il disegno di legge, e con esso per le tante polemiche: ‘la norma non si applica ai blog ed ai siti amatoriali’, ‘la norma verrà emandata’, ‘ancora la fabbrica dell’indignazione all’opera’. Tanti ne hanno scritto in questi giorni, illustri editorialisti, esperti di internet, giuristi come blogger. Ogni voce ha espresso opinioni, idee, interpretazioni.

Il problema, che sembra sfuggire a chi dovrebbe guidarci, è che l’informazione online o, meglio, la libertà di manifestazione del proprio pensiero, al di là del principio di responsabilità – per cui ciascuno risponde delle proprie affermazioni, e su cui nessuno discute – non è esattamente la stessa cosa di un giornale online, di una testata, di un sito professionale. Assoggettare blog e siti amatoriali alla medesima disciplina prevista anche per i ‘padroni dell’informazione’ non tiene nella benchè minima considerazione le differenze strutturali, dimensionali e operative tra gli stessi, giocando a loro favore e danneggiando chi ha fatto dell’informazione e della comunicazione semplicemente un (legittimo) hobby.

Il blogger vorrà rischiare? o, invece, per paura di incorrere nella sanzione deciderà semplicmente di rettificare, senza approfondire e valutare la richiesta, considerando anche le poche – 48 -ore a disposizione?

Il web ha fatto risuonare le sue mille voci, con quella libertà che ha trovato la sua massima espansione proprio nel web stesso, in quelli che Rodotà ha definito ‘spazi di democrazia e libertà‘: ciascuno con la possibilità di affermarsi, al di là del denaro, della classe sociale di appartenenza, al di là delle opportunità che la vita a volte ci offre e spesso ci nega. A volte, semplicemente spazi: forum, blog, siti personali, ‘naturali’ amplificatori delle possibilità comunicative di ciascuno di noi.

Non è proprio questa la ricchezza che si vuole salvaguardare? quella che chiamiamo libertà della rete, e che è necessariamente libertà delle persone nella Rete. 

E’ corretto, non dico il contrario, prevedere limitazioni alla diffusione delle intercettazioni – e lo dico da avvocato non penalista, quindi pronta ad essere smentita in qualsiasi momento da chi è più esperto di me – ma tale limitazione deve essere realizzata con appositi strumenti normativi, non certo comprimendo la libertà di espressione con modalità simili o analoghe a quelle previste dal comma 29.

Al di là del contenuto di questa specifica norma, della presunta imperizia che vi si legge o della possibile intenzione (censoria) che ne trapela, la chiusura degli spazi di democrazia e libertà non può essere avvallata in alcun modo e per nessuna ragione. Nè da questa, nè dalle norme che, forse, a questa seguiranno. E’ un principio chiaro quanto assoluto.

Ai governi di tutto il mondo, l’arduo compito di interretarlo ed applicarlo.

A noi, quello di farlo rispettare, ove fosse necessario. Dalla piazza vera – come quella di ieri a Roma – o da questa (piazza) virtuale.