Gesù e i saldi di fine stagione. Intervista a Bruno Ballardini

Dopo "Gesù lava più bianco" un altro probabile best seller di Bruno Ballardini.

Gesù e i saldi di fine stagione. Intervista all'autore Bruno Ballardini
È disponibile in libreria da pochi giorni, ma di questo libro si è già parlato tanto. Si tratta di “Gesù e i saldi di fine stagione“, il nuovo libro di Bruno Ballardini.

Parliamo di uno dei più importanti esperti in comunicazione pubblicitaria nel panorama italiano, che in questo libro analizza la crisi della Chiesa da un punto di vista particolare: non etico, non spirituale, ma di marketing.

Tutto parte da un’interrogativo, ovvero perché la Chiesa non “vende” più?
I ninja hanno intervistato per voi l’autore, che ci ha raccontato come è nato il libro e quale pensiero vi è dietro… Inoltre, in esclusiva per voi, le prime 20 pagine di Gesù e i saldi di fine stagione, per scaricarle, CLICCA QUI.

1. Nel 2000 hai pubblicato il best seller “Gesù lava più bianco. Ovvero come la Chiesa inventò il marketing”, tradotto in 11 paesi. A distanza di dieci anni sei tornato sullo stesso argomento. Cos’è cambiato da allora?

Premetto che non avevo nessuna intenzione di tornare sull’argomento (non voglio morire vaticanista!), è stata una sfida che ha voluto lanciarmi l’editore Piemme. Inizialmente mi avevano proposto di fare un nuovo saggio sulla scia di “Gesù lava più bianco” e ho detto subito di no, perché per me l’argomento era chiuso. Loro invece mi hanno spiegato un altro punto di vista: forse uno studioso o un esperto che non è dentro ai problemi della Chiesa ha un occhio diverso e può analizzare meglio i motivi della crisi. “Come la vedrebbe un esperto di marketing?” è stata la loro domanda. E io ho risposto con questo libro.

Ovviamente prima di affrontare questa “mission impossible”, ho cercato di consultarmi con qualcuno che ne sapesse più di me. Per mia fortuna ho conosciuto un alto prelato, un uomo di grandissima intelligenza con cui ho scambiato molte idee, e trascrivendo parte di quei dialoghi è nato questo libro.

2. Il tuo curriculum rispecchia una personalità decisamente eclettica: esperto di marketing e comunicazione strategica, saggista, hai un blog per “Il Fatto Quotidiano” e scrivi su “Il Sole 24 ore”, negli anni hai lavorato in grandi agenzie e per multinazionali. Quanto queste esperienze ti hanno aiutato nell’avvicinarti ad un progetto del genere?

Hai dimenticato che ho una rubrica su Linus, il mensile più odiato dalle gerarchie… A parte scherzi, seguo solo le cose che mi interessano e le mie curiosità. Credo che l’eclettismo per quanto possa apparire dispersivo dia invece la capacità di affrontare problemi complessi. E senza dubbio questo lo era… Poi aver lavorato a lungo con le multinazionali mi ha permesso di comprendere più facilmente le dinamiche interne di questa particolare multinazionale. Il papa ha recentemente scritto che la Chiesa “non è un’azienda”. Infatti ha ragione, non è una semplice azienda: è una holding.

3. Una delle tesi del marketing non convenzionale è la necessità di abbandonare la metafora bellica: nel tuo libro la descrivi come assolutamente attuale. Può essere questa una delle contraddizioni che stanno alla base del marketing della Chiesa?

Direi che questa è la contraddizione principale. Ma loro non saranno in grado di abbandonare il marketing tradizionale fino a quando non riusciranno a sciogliere l’equivoco per cui “evangelizzare” significa necessariamente colonizzare, fare proselitismo, cioè in definitiva “vendere”. Il vero marketing è avere a cuore soltanto la soddisfazione del consumatore e quindi significa saperlo ascoltare, non vendergli qualcosa a tutti i costi. La Chiesa di oggi pretende di parlare solo lei, invece di ascoltare. Per di più, non si accorge che sono in arrivo quelle che io definisco “super-religioni”, nuovi culti creati a tavolino proprio da esperti di marketing.

Se non corre ai ripari subito, la vedo dura… E per “correre ai ripari” intendo aprirsi ai mutamenti. Una parte del libro infatti è dedicata a scenari cui la Chiesa è assolutamente impreparata, come l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Cosa accadrà quando un robot si macchierà di un crimine con un umano oppure indurrà l’umano a comportamenti eticamente scorretti? Occorrerà un’Etica Artificiale per l’Intelligenza Artificiale oppure anche i robot saranno sottoposti agli stessi principi etici degli umani? La religione chiude gli occhi di fronte al progresso della tecnologia. Ma così facendo si rende anacronistica e obsoleta.

Gesù e i saldi di fine stagione. Intervista all'autore Bruno Ballardini

4. Hai sentito parlare dell’iniziativa “YouCat”? Cosa ne pensi?

È un tentativo di educare al consumo del prodotto (in questo caso la dottrina) il target più importante: i giovani, cioè i futuri consumatori. La Chiesa si sta accorgendo molto tardi di quanto le formule astratte della teologia siano incomprensibili e lontane dalla gente comune. È come se il libretto di istruzioni per l’uso di un prodotto fosse stato redatto da ingegneri che ne conoscono il funzionamento ma di certo non hanno il dono di comunicare e di semplificare… Però qui il prodotto è sempre lo stesso. È il prodotto che è in crisi. YouCat è ancora troppo poco, non fa che confermare i dogmi e i tabù della Chiesa attuale, non ci vedo nessun germe di mutamento.

5. Come credi reagirà la Chiesa alla situazione? C’è la possibilità che qualche strategia alternativa venga adottata?

Il finale del mio libro indica la strategia in dieci punti. Ma sono pessimista, non credo che verrà percorsa nessuna delle strade indicate. Nella Chiesa l’ala conservatrice è di gran lunga più potente del “correntone” progressista rappresentato dal cardinale con cui ho dialogato e da pochi altri, e quindi le cose resteranno così. Si andrà verso una crisi sempre più profonda. Per me comunque sarebbe già un bel risultato se questo libro provocasse (come in effetti sta già provocando) grandi discussioni.

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