Barbie vista da Mariel Clayton: sociopatica, sanguinaria ed assassina

Giovanna Napolano

Marketing Manager

    Il prototipo, l’icona, il simbolo e il surrogato. Questo e molto di più è stata la donnina più famosa al mondo in questi suoi 52 anni di vita, sconvolgendo ruoli e ideali… Divenendo molto più che un semplice giocattolo per bambine.

    Lei; la donna senza sesso capace di suscitare quella delusione enorme nel veder terminare le sue fantastiche gambe in poco meno che una protuberanza asessuata.

    Sempre lei; l’eterna vergine (da ormai 50 anni) è stata oltraggiata da Mariel Clayton, fotografa 31enne dell’Ontario, con un solo obiettivo: profanare il mito “Barbie”, distruggere la donna senza genitali e sempre sorridente.

    La Barbie fotografata e scoperta dalla Clayton è parallela all’idea di Barbie presente nella vostra mente. Sovvertita in una sociopatica, frustrata dall’eterno ammiccamento verso un Ken altrettanto piatto; è spinta a vomitare, uccidere, decapitare, impiccare e sgozzare qualsiasi bambola le ronzi intorno.

    Dall’infame obiettivo della Clayton, osserviamo la nostra Barbie fare sesso con uomini che poco dopo sgozza. La vediamo mentre schiavizza i poveri eunuchi del suo harem, li scuoia, per poi un minuto dopo fumarsi una sigaretta nuda su un divano di pelle.

    Instancabilmente narcisista e sempre in sintonia con le mode del momento, non si accorge addirittura di aver partorito perchè totalmente assorbita dal suo telefono cellulare. Mamma ingrata di un figlio già troppo techo Geek!

    Ce l’ha a morte coi genitali e con il suo storico Ken senza considerare quanto adora il sangue…Ammira le sue stragi con un’altezzosità senza precedenti, frutto di quel viso imbellettato senza espressività.

    Interpretare alla perfezione gli scatti di Mariel Clayton è estremamente complicato; è una forma di ribellione contro la restrizione del ruolo della donna negli scenari contemporanei? E’ il lato oscuro dell’icona Barbie che non abbiamo mai visto? O semplicemente una interpretazione fuori dagli schemi di un simbolo della nostra epoca?

    Una banale interpretazione dei suoi scatti ci porterebbe a pensare a un’infanzia difficile la cui conseguenza è uno spirito dalla natura ribelle in cui prende forma una prospettiva dell’arte non convenzionale e anticonformista…Ehm, no. Un bel concetto che non fa’ al nostro caso!

    Dice di sé stessa:

    Sono una fotografa di bambole dal senso dell’umorismo sovversivo. Credo che la vita sia un luogo incasinato ed isterico, e se non ne ridiamo non saremo mai in grado di capirla davvero. Non ho avuto un’infanzia difficile, non ho subito abusi, non sono nè cattiva, nè dark nè psicotica. Credo solo che quello che faccio sia dannatamente divertente, e voglio condividerlo con la gente.

    Mariel Clayton detesta Barbie considerandola poco più che un feticcio della società contemporanea. E’ una bambola irreale e vuota a cui si può protendere solo con 27 interventi di chirurgia plastica e molti molti litri di schiarente per capelli.



     

    Al di là del significato delle sue foto, da un punto di vista tecnico non possiamo che apprezzare la meticolosa cura dei particolari in ogni  location. Si può notare come tutti gli oggetti siano sistemati in modo perfetto e nonostante la fotografa non intervenga sull’espressività facciale della Barbie, quel volto si contestualizza ogni volta alla situazione, rendendo macabro quel sorriso statico.

    Da vittima a carnefice, a pervertita o abusata, da isterica, pazza, sociopatica e diabolicaBarbie cambia volto ed è Mariel Clayton a rifarle il trucco, senza make-up!

     

    Per i più curiosi a cui dedichiamo sempre grande attenzione

    Il suo strumento:
    Canon 50D.
    Lenti:
    50mm Prime
    17-40mm Wide Angle
    10-17mm Fisheye
    75-300mm Zoom.
    430EX II Speedlight.

    Scritto da

    Giovanna Napolano

    Marketing Manager

    Giovanna Napolano nasce a Napoli nel 1988 e si laurea in Scienze della comunicazione con una tesi in marketing.A diciotto anni scopre tra i banchi di scuola la materia che ... continua

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