Minecraft e la storia di Mojang AB. Il video gioco di successo che non sfrutta il personal branding.

Appassionati di Minecraft? Ecco a voi qualche curiosità che vi spiega il grande successo di questo gioco!

Mentre vi scrivo, Amazon mi informa di aver gentilmente  alleggerito la mia carta di credito per aver aderito al crowdfunding di un documentario dedicato a Minecraft – anzi al suo creatore. Questa però è la fine dell’articolo. Iniziamo con ordine.

L’idea di scrivere un post su Minecraft mi è venuta leggendo il pezzo della nostra Aiko sulle strategie di branding e cross-medialità legate al famoso Angry Birds. Entrambi i “titoli” sono due successi con la particolarità che se l’ascesa del secondo sembra il frutto di una ordinate e ben congegnata strategia, il primo deve la sua sorte a dinamiche del tutto opposte.

Per dare un assaggio della pervasività del fenomeno a quanti non ne avessero mai sentito parlare, un amico qualche giorno fa mi raccontava di un server dedicato in ufficio usato per giocare con i colleghi a Minecraft durante la pausa pranzo. Solo roba da nerd?

Cos’è Minecraft?

“Minecraft is a game about placing blocks to build anything you can imagine. At night monsters come out, make sure to build a shelter before that happens.”

Si tratta di un enorme sandbox in soggettiva, totalmente aperto con una grafica a blocchi tridimensionali in cui l’unico vostro scopo sarà esplorare per raccogliere  oggetti (a blocchi :) ), assemblarli e costruire il vostro personalissimo mondo.

Oltre alla parte single player, sono possibili sessioni in multiplayer e tempo fa si vociferava addirittura di una ipotetica modalità sperimentale – hardcore mode – da mettere i brividi ache ai più arditi giocatori (in pratica, persa la vita, il giocatore vede il proprio mondo cancellato del tutto – non male come premio ai vostri sforzi, no?).

Per farvi capire di cosa stiamo parlando, date un’occhiata qui di seguito (per una lista esaustiva cliccate qui):

Ricostruzione di Columbia dal trailer del videogame Bioshock Infinite:



Monopoli (il gioco da tavolo):

The ISS Enteprise direttamente da Star Trek:

Il Taj Mahal:

Minecraft: alpha, beta e numeri

La versione alpha di Minecraft (€ 9,99 invece dei € 20 della versione full) è stata lanciata nel giugno 2010. A settembre dello stesso anno, dopo una piccola vetrina free-to-play, il titolo registrava un picco di 25mila acquisti in 24 ore.

Un mese dopo essere passato alla fase di beta (€ 14,95), le vendite raggiungevano il milione e questo senza avere un publisher e senza campagne pubblicitarie, ma per esclusivo merito del word of mouth generato dagli utenti e da qualche articolo comparso su portali specializzati o per il clamore destato da qualche caso speciale.

Oggi, i dati ufficiali parlano di più di 6 milioni di utenti registrati, di cui il 29,14% ha comprato il gioco. Attorno a questi numeri si costruisce una community davvero ampia di giocatori e modder che mettono a disposizione skin per i personaggi, mappe e oggetti per rendere il processo creativo ancora più efficace e trasversale.

Le stranezze di Minecraft in 8 punti

Da cosa dipendere il successo di Minecraft? Tadhg Kelly di Gamasutra ha affrontato la questione provando o focalizzare in otto punti gli aspetti più interessanti dell’ascesa di questo singolare caso:

1. Distribuzione per mezzo di un semplice download: il gioco non si installa, non si usa Steam e non è un’app (per quanto una version iOS sia stata recentemente annunciata). Niente di più lontano rispetto a quanto un videogiocatore sia abituato a fare.

2. Per giocare occorre una user ID, informazione che il sito ufficiale  (una di quelle pagine dell’alba del Web – puro html e grafica spartana) è poco incline a fornire.

3. L’acquisto non si fa attraverso decremento di punti (come succede per Xbox Live). Solo Paypal con una procedura poco friendly che non è stata esente da intoppi: il 25 agosto 2010 Paypal bloccava l’account dello sviluppatore Markus Persson impedendogli di mettere le mani sui $ 750.000 raccolti. “Come può una singola persona accumulare così velocemente una cifra simile?”, deve essersi chiesto qualcuno di Paypal che temendo una truffa bloccò i fondi. Una simile somma non poteva che essere la dimostrazione di quanto buono fosse il gioco.

4. Nessuna introduzione. Nessun tipo di istruzione. Nessun preambolo che prepari al mondo che vi si parerà davanti.Vi ritroverete subito  in un mondo fatto di blocchi squadrati potendo contare su niente di più che il vostro intuito.

5. La grafica è basica e veramente lontana da quella qualità a cui giochi molto più seducenti ci hanno abituato.

6. L’unica pubblicità che il gioco ha ricevuto è stata diretta conseguenza del “fattaccio” con Paypal.

7. Nessun materiale “pubblicitario” o “promozionale”. Solo da poco una società è stata costituita in cui lo sviluppatore  è affiancato da un paio di amici.

8. Tecnicamente ostico. Volete giocare in multiplayer? Rispetto a Mac, l’ambiente Windows è quello più confortevole: dovrete solo andare su Google e cercare l’IP di un server Minecraft dedicato…ammesso che tutti sappiano cosa sia un server multiplayer e un IP.

Perché Minecraft funziona?

Sempre secondo Tadhg Kelly, Minecraft funziona per quattro semplici motivi che provo a riassumere:

1 – E’ un gioco solido con il giusto bilanciamento tra creatività e sfida. Un universo in cui è possibile creare qualsiasi cosa con quel tocco stravagante che la grafica a blocchi (a cavallo tra cubismo – nel senso letterale – e fascino  8bit) sa regalare. Uno strumento per sperimentare, in cui il peso non è sulla vittoria, il superamento degli ostacoli o il raggiungimento degli obiettivi ma nella connessione che si crea tra il gioco stesso e il giocatore come risultato di un rapporto espressivo.

2 – Il gioco punta tutto sulla condivisione. Come altri giochi hanno fatto, anche in questo caso si parla di strumenti da condividire, ma il grosso delle creazioni degli utenti viaggiano su Youtube come video: non si tratta quindi di uno sharing puramente strumentale ma – ancora – come forma meramente espressiva in grado di attivare  meccanismi di viralità per raccontare storie e dar loro vita attraverso processi di collaborazione e costruzione collaborativa tra gruppi di giocatori.

3 – Minecraft ha una connotazione tipicamente anti-marketing collocandosi sul fronte opposto rispetto ai blockbuster e andando a rinfoltire il gruppo di giochi indie – Braid,  World of Goo, ecc. – che hanno di fatto infiammato i giocatori annoiati da sequel milionari sempre uguali.

4 – Riprendendo il punto precendente, Minecraft ha successo perché ascolta il mercato: è innanzitutto un gioco per PC gamer. Ha un’identità ben precisa. Sa che i videogiocatori sono spesso raccolti in entità tribali e sceglie bene a chi rivolgersi, di chi saziare gli appetiti. Uno sviluppatore come Markus che viene dalla scena dei coder old school, una pagina di puro e semplice codice html, una grafica in blocchi 16×16 e il buzz delle comunità e dei siti di nicchia specializzati hanno permesso al gioco di raggiungere dritto il cuore dei suoi adepti.

Solo questione di fortuna?

Se la fortuna è passeggera, Minecraft e la storia del suo sviluppatore continuano a durare. Il gioco e Markuss hanno parlato dato vita a un discorso che ha messo lo sviluppatore a capo di un vero e proprio movimento. La vera forza di Minecraft è quella di essere allineato al suo target che risponde in perfetta risonanza sotto forma di un movimento culturale che qui ritrova i suoi caratteri preminenti, i soli in grado di rappresentarli.

Una storia che è in procinto di diventare un documentario prodotto dall’americana 2PP che su Kickstarter – non a caso un piattaforma non-convenzionale – ha raccolto $ 210.297 (rispetto ai $ 150.000 necessari) e 3631 finanziatori i per regalare un altro tassello di questo incredibile racconto dal titolo “Minecraft – The Story of  Mojang AB“.

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