Intervista a Luigi Capello, fondatore di Enlabs: il primo incubatore open d'Italia

Intervista a Luigi Capello, fondatore di Enlabs: il primo incubatore open d'ItaliaLuigi Capello è un signore che non ha bisogno di molte presentazioni. Un passato ricco di esperienze nel settore dei venture capital, Cofondatore di Italian Angels for Growth nel 2007, fondatore di LVenture srl nel 2010 ed ora fondatore di EnLabs nel novembre 2010.

Qui di seguito un breve colloquio per comprendere più a fondo quali sono le prospettive di EnLabs con una piccola appendice generale sullo scenario startup italiano.

Cominciamo dagli albori, perché è come nasce Enlabs?

Dopo aver avuto esperienze come business angel, mi sono reso conto, che in particolare qui in Italia, i progetti che venivano presentati ai business angel erano progetti sicuramente con basi molto interessanti ma che però necessitavano di un lavoro di affinamento, in quanto sia i business angel sia i seed capitalist si aspettano già qualcosa di concreto e con un buon livello di strutturazione.

Infatti mentre andavo avanti e indietro a San Francisco per cercare di investire nelle startup italiane che poi volessero sbarcare sul mercato degli Stati Uniti, sono entrato in contatto con gli incubatori ed in particolare con quelli un po’ più innovativi di San Francisco ed in generale della Silicon Valley. E questo ha aperto in me un mondo, perché ho capito che la filiera doveva essere organizzata in modo tale da poter presentare, ai business angel o ai seed capitalist, idee e startup già con un buon livello di strutturazione e quindi pronte per diventare impresa. Questo è il motivo per il quale ho deciso di puntare sul progetto di EnLabs.

Sul vostro programma leggiamo che EnLabs offre ai team gli strumenti necessari alla creazione di impresa, quali sono in particolare le criticità del passaggio dalla fase di startup alla creazione di impresa e in che modo EnLabs supporta questa fase?

Sicuramente il primo passaggio è la verifica della qualità del progetto. Se poi il team ha la possibilità di stare qui da noi, ad EnLabs e di partecipare al nostro programma di incubazione, il secondo passaggio, assolutamente non trascurabile, è che immediatamente mettiamo a disposizione tutta una serie di strumenti materiali, perché anche le piccole cose sono importanti, come l’organizzazione dell’idea di impresa.

Allora faccio un esempio, il notaio con il quale siamo convenzionati, il commercialista, gli diamo informazioni su come deve essere strutturata e costituita una società, sono dettagli molto importanti quando uno deve fare una startup, senza contare inoltre la possibilità di partecipare agli eventi di formazione organizzati da EnLabs e di inserirsi in un network di professionisti ben consolidato.

Il punto critico per una startup nel passaggio alla costruzione d’impresa è la possibilità che il team che abbia ideato quel prodotto /servizio acceda al mercato. Enlabs allora attraverso il suo network permette ai team un contatto diretto con quelli che potrebbero essere i potenziali clienti o fornitori. Questa è poi la chiave di volta per uno startupper, ovvero dare la possibilità di verificare la validità del progetto presso coloro che poi dovrebbero essere gli utilizzatori finali e lavorare sugli eventuali feedback ricevuti.

A proposito del vostro evento di incubazione, il 20 marzo scade la data di presentazione delle application, cosa si sente di consigliare a coloro che intendono partecipare?

Fai impresa!Prima di tutto non farsi nessuna remora, i team devono partecipare a questi programmi di incubazione cercando di esprimere al meglio le idee che hanno. Io quello che posso consigliare è di frequentare posti come Enlabs dove si è in contatto con tutti, perché la positività degli incubatori è che qui transitano quotidianamente, investitori, professionisti, startup e si crea un piccolo ecosistema estremamente positivo.

Allora ciò che intendo sottolineare, anche indipendemente da EnLabs, è di cercare di partecipare ad eventi o cercare di lavorare insieme in regime di coworking dove ci sono queste possibilità di aggregazione. Questo penso che sia davvero fondamentale. Per cui per riepilogare, non avere assolutamente timore, prepararsi al meglio, gestire accuratamente i propri contatti, e curare al massimo la documentazione da presentare in fase di application.

Sono previsti altri eventi simili? Volete svelarci qualcosa sui vostri progetti futuri?

Be Brave Yourself!Diciamo che siamo una fucina di novità. Abbiamo appena organizzato l’evento sulla user experience perchè, in linea con quanto detto dal guru di 500 startups, consideriamo la user experience come uno dei tre elementi di una web di successo. Spesso non è ben considerato il fattore della user experience e noi con questo evento abbiamo voluto trasmettere un messaggio forte.

C’è da dire inoltre che è molto importante partecipare a questi eventi sia per l’alto livello formativo, sia per la possibilità di fare business network, in quanto diventano crocevia di investitori, startup, business angel e quant’altro e comunque puoi uscirne arricchito in maniera estremamente positiva.

Un altro evento importante è stato il programma sviluppato in collaborazione con la Luiss dove hanno partecipato 25 team ed i cui vincitori verranno affiancati dai mentor per un mese e mezzo affinché si possa passare dall’idea alla redazione di un progetto con un buon livello di strutturazione. Ritengo che queste siano grandi opportunità per i ragazzi che vi partecipano in quanto essi possono uscire dal programma incredibilmente formati rispetto al momento in cui sono entrati.

Inoltre l’obiettivo di Enlabs è quello di ricalcare la logica degli incubatori di San Francisco, per cui abbiamo necessità di avere degli spazi, tre/quattro volte maggiori con 50/100 startup. Noi ad oggi arriveremo massimo a 20 startup, per cui anche se 20 è un numero importante, in futuro vorremo arrivare a 50. Soprattutto allora quell’effetto di piccolo ecosistema, diventerebbe molto più importante e molto più esplosivo, in funzione dell’aumentare della dimensione. Per cui in questo momento, il nostro obiettivo, considerato anche il successo dell’iniziativa è quello di allargare EnLabs sulla dimensione dei migliori incubatori di silicon valley.

Come giudichi lo scenario startup italiano e quali sono le difficoltà di fare startup in italia?

Rispetto alle origini abbiamo fatto passi da gigante ed in particolare il 2010, è stato un anno di grande svolta. Io posso raccontare la mia esperienza dei primi mesi che andavamo a San Francisco da Opinno, eravamo 1 -2 italiani, a giugno 6-7 a ottobre 10, sono appena tornato la settimana scorsa da San Francisco e ci saranno stato 15-20 gruppi di ragazzi italiani, di cui una parte anche di Mind the Bridge. Direi quindi che nell’ambito italiano è in esplosione.

Ho dato questo elemento sugli italiani a San Francisco perché è chiaro che è uno dei mercati di sbocco delle startup, per cui da una parte è importante creare delle startup qui in italia, ma per creare tutto un ecosistema, ci vorranno anni e una delle scorciatoie oggi, è sicuramente quella per i più brillanti di andare a San Francisco e di lanciare li la propria startup, di fare fundraising e di lanciare il prodotto internazionale da li. Però direi che in senso lato estremamente positivo e in fase di crescita.

Quali sono le difficoltà di fare startup in italia?

Fare startup in Italia è una cosa estremamente complessa perché non ci sono grandi facilitatori. Innanzitutto le università non hanno programmi strutturati che incentivano e stimolano la fase di sviluppo delle startup. Allora benvenuti gli incubatori.

Oltre all’assenza di grossi facilitatori scontiamo anche uno scarso numero di primi investitori, infatti il numero di business angel e seed capitalist è ancora limitato. Nonostante ciò negli ultimi anni abbiamo avuto dei riscontri positivi, posso parlarvi a tal riguardo dell’esperienza di Italian Angel for Growth, nata 3 anni e mezzo fa e che oggi conta circa 80 business angel con l’obiettivo di arrivare presto a 100. Tutti questi sono segnali positivi che ci fanno capire che si tratta di un fenomeno che sta esplodendo in tutto il paese.

Quali sono le differenze con lo scenario startup americano?

La differenza è fortemente culturale. Le ambizioni degli studenti americani, rispetto a quelli italiani che preferiscono orientarsi verso l’impiego dipendente in aziende prestigiose, è quella di fare startup. Sicuramente anche li esiste l’ambizione di lavorare presso Google, Facebook etc, ma per fare startup, esiste insomma uno spirito diverso.

Quando vedo i pitch fatti negli Stati Uniti, mi rendo conto che sono ragazzi preparatissimi. Vi faccio un esempio, il nostro programma di incubazione dura 6 mesi, nella silicon valley solitamente dura 2-3 mesi, cioè a tre mesi fai la startup, e poi fuori. Quindi direi un mondo molto più elevato più rapido, e molto costoso, perché ricordiamoci che per fare una startup un‘ingegnere della silicon valley costa 100.000$ l’anno appena esce dall’università, mentre qui in Italia costa 25.000€ per cui ci possono essere delle grossissime possibilità di fare startup in Italia, in particolare per i costi.

Quali potrebbero essere le best practices passibili di esportazione qui in Italia come è stato in questo momento EnLabs?

In questo momento stiamo osservando altre esperienze però a monte bisognerebbe capire quali sono quelle positive e quali sono quelle potenzialmente esportabili .
L’importante è comunque restare a stretto contatto con la Silicon Valley e costruirsi una buona rete di relazioni per essere costantemente aggiornati.