Web-radio, web-tv e servizi media audiovisivi: nuovi obblighi e (ancora) tanti dubbi [DIRITTI DIGITALI]

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Sono tanti gli amici che in questi giorni mi hanno chiesto cosa ne sarà delle web radio e delle web tv, dopo aver letto le tante informazioni reperite in Rete.

Proviamo a ricapitolare: a luglio l’AGCOM apre una consultazione pubblica su due schemi di regolamento per disciplinare le web tv e le web radio in attuazione del Decreto Romani, che, per intenderci, è il decreto legislativo con il quale è stata recepita in Italia la Direttiva UE sui Servizi Media Audiovisivi. E’ solo all’inizio di novembre, però, che in rete si comincia a parlare della imminente approvazione dei due regolamenti.

Perchè ne parliamo?

Perchè il concetto di ‘fornitore di servizi media audiovisivi e di radiofonia‘ previsto dalla normativa potrebbe produrre l’equiparazione, sotto la definizione di ‘servizi media audiovisivi’, delle web tv alle tv tradizionali, assoggetando alla nuova normativa tante piccole realtà che sul web fanno informazione. Per “fornitura di programmi”, infatti, si intendono la televisione analogica e digitale, ma anche lo streaming, il webcasting e il video on demand, tipiche dell’informazione online. E’ importante capire, quindi, se queste piccole e piccolissime realtà devono sottostare all’applicazione del decreto e quindi dei regolamenti AGCOM, pena, forse, la loro stessa sopravvivenza.

L’art. 4 del Decreto Romani prevedeva già alcune ipotesi di servizi esclusi dal concetto di servizi media audiovisivi: servizi prestati in attività prevalentemente non economiche e non in concorrenza con i servizi di radiodiffusione televisiva, come i siti internet privati; servizi che forniscono prevalentemente contenuti audiovisivi generati dagli utenti (youtube dice qualcosa?;-)); servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente accidentale e non costituisce finalità principale; servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi.

Fatto sta che le voci che all’inizio di novembre si diffondono in Rete sembrano tracciare un quadro allarmante: l’AGCOM – l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni – avrebbe l’intenzione di prevedere una serie di oneri fortemente gravosi per le piccole realtà del settore: dalla DIA – dichiarazione di inizio attività – al versamento di una tassa annuale, ridotta, nell’ultima versione nota, a 1.500 euro euro per le web tv e 750 euro per le web radio.

Insomma, la classica ‘stangata’, che avrebbe avuto l’effetto (indesiderato?) di falcidiare tante piccole realtà giovani in un settore con pochi mezzi ma con forte impronta innovatrice.

Il web si solleva

Come è possibile imporre a piccole realtà, spesso poco più che amatoriali, degli oneri così pesanti?

L’AGCOM sembra tentennare, e l’approvazione degli schemi definitivi dei regolamenti slitta dal 16 al 25 di novembre, quando vengono infine emanati, profondamente modificati rispetto alle prime notizie apparse in rete all’inizio dell’estate. Forse l’AGCOM è in qualche modo costretta a rivedere le proprie idee: di certo l’allarme sembra rientrare, sopratutto in seguito all’inserimento del limite minimo di fatturato ( 100.000 euro) sia per gli oneri (500 euro per le web tv, 250 per le web radio, e sempre una tantum) che per la DIA.

I due schemi di regolamento, quindi, vengono emanati il 25 novembre, anche se, come fa notare l’amico Guido Scorza dalle colonne di Punto Informatico, stranamente a distanza di diversi giorni non sono ancora stati pubblicati sul sito dell’Autorità.

A questo punto sarebbe d’obbligo usare il condizionale, visto che ancora non è dato sapere esattamente cosa applicare e come.

Alcune norme, infatti, sono ancora dubbie, in quanto diverse tra il decreto e la direttiva, per esempio riguardo la responsabilità editoriale per i siti che fanno video sharing; altro punto delicato è la possibile estensione all’informazione online dell’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa, ad oggi applicato solo ai giornali, oggetto di una feroce polemica durante l’estate, poi silenziata da altre e più pressanti questioni di governo.
E’ chiaro, quindi, che se ne parlerà ancora, soprattutto perchè quello che sembrava essere certo, nell’impossibilità di esame delle norme approvate, potrebbe non esserlo più tanto.

Misteri italiani, verrebbe da dire.

Ma il Decreto Romani riserva ancora una sorpresa, che dovrebbe arrivare proprio in questo mese di dicembre, ricco di novità e di tensioni anche a livello politico.
L’art. 6, comma 3 del Decreto legislativo di recepimento demandava, infatti, alla stessa Autorità l’emanazione di disposizioni regolamentari per rendere effettiva l’osservanza di limiti e divieti a “protezione del diritto d’autore”. Ai sensi della delega contenuta nel decreto, quindi, l’AGCOM potrà adottare regolamenti – quindi norme di rango secondario – per la tutela del diritto d’autore.
Il che, tradotto, potrebbe ‘semplicemente’ voler dire che una autorità, che non è l’autorità giudiziaria, potrà controllare gli utenti della Rete per verificare le eventuali violazioni del diritto d’autore commesse (se scarichi dalla Rete mp3, film, software, per esempio) e, nel caso, adottare tutte le opportune misure.
A qualcuno è venuta in mente la scelta della Francia (per ora rimasta sulla carta) di disconnettere forzosamente da internet, a scopo dissuasivo, chi viola il diritto d’autore? Ho pensato anch’io la stessa cosa.
In realtà, visti i problemi ai quali è andato incontro il Primo Ministro francese, e considerate le spinte al riconoscimento del diritto di accesso a internet ‘quale diritto costituzionale’, una tale idea sarebbe intempestiva e anacronistica.
Ma questo, finora, non è mai stato un deterrente…
Rimaniamo sintonizzati, allora, e vediamo come va a finire questa vicenda.