Italiacamp parte seconda: 10 idee per salvare l’Italia?

Alex Giordano

direttore Centro Studi Etnografia Digitale

“Siate voi il cambiamento che volete vedere nel Mondo” (Gandhi)

Dopo i fasti istituzionali del primo appuntamento romano, prosegue il viaggio di quella che continuo a considerare una bella avventura ed una grande opportunità per le giovani menti creative italiane. Sabato 20 novembre si terrà a Lecce la seconda tappa dell’Italiacamp, tappa dedicata al SUD nella scoperta delle dieci idee di Social Innovation per salvare questo Paese (e na parola…!!). L’evento è organizzato da un volenteroso gruppo di ex studenti Luiss che è riuscito a catalizzare intorno al loro entusiasmo un bel giro di persone, personaggi ed istituzioni importanti, compresa  la presidenza del Consiglio dei Ministri che si è impegnata a garantire tutto il necessario affinchè i progetti vincitori si possano realizzare.

Non abbiamo preso ne prederemo parte alle critiche di cortile che, come era prevedibile, negli ambienti dell’innovazione ha suscitato il primo appuntamento. La nostra opinione in merito conta poco, forse per riuscire a realizzare progetti impattanti è fondamentale l’apporto delle istituzioni, anche se rappresentate dal peggio che la specie umana abbia saputo produrre… o forse no come dimostrano migliaia di soluzioni indipendenti che dal basso stanno cercando di porre rimedio al fallimento del presente. Ma non è di questo, ripeto, che interessa parlare: solo chi non fa non sbaglia. Ed i ragazzi dell’Associazione Italiacamp stanno facendo tanto, forse delle volte disperdendo e non dosando bene le energie, per realizzare un evento che mira ad essere un riferimento ed un sostengo per  tutti coloro che agiscono per garantire l’innovazione sociale: politici che possono aiutare a creare le condizioni giuste per lo sviluppo, fondazioni e filantropi che possono raccogliere fondi e supportare la causa, organizzazioni sociali che effettivamente cercano di rispondere ai bisogni della società, ed infine le imprese sociali e gli stessi innovatori.

I ragazzi, dei quali ci onoriamo di essere partner ed amici con Ninjamarketing, hanno il merito di aver creato un luogo dove chiunque sia dotato di una buona idea può presentarla alle istituzioni chiave per renderla attuabile: dipartimenti scientifici, fondi, agenzie, brokers, incubatori ed intermediari.  Ma qualcosa ancora non va… Ed il problema mi sa che non è tanto dell’Italiacamp in se quanto del fatto che in Italia, rispetto ad altre parti del Mondo, non è ancor permeata nella società  una precisa idea di che cosa sia la Social Innovation.

Tutte belle ed interessanti le idee che hanno partecipato ad Italiacamp, ma quelle che ho visto io (salvo una o due eccezioni) erano idee bellissime, intelligenti, innovative ma che salvavano esclusivamente la condizione economica dei singoli imprenditori proponenti. Qualcuno potrebbe obbiettare che già il fare impresa in sé potrebbe significare fare del bene alla società. OK, ma questo è un discorso da ventur capital. Credo che quello che interessi indagare, con eventi come questo, siano le innumerevoli strategie attraverso cui le persone stanno cercando e creando nuove soluzioni (anche attraverso nuovi modelli di business) alle più grandi sfide dei nostri tempi: come ridurre le emissioni di Co2, come mantenere le persone in salute, come mettere fine alla povertà e descrivere i metodi e gli strumenti per l’innovazione impiegati nelle diverse culture e nei diversi settori – il settore pubblico come quello privato, la società civile come quella più intima del nucleo familiare – tutti ricondotti ad un unico terreno comune, ovvero quello dell’economia sociale, dell’imprenditoria e delle iniziative sociali.

E invece al di là di ottimi progetti imprenditoriali ci sarebbe da sbizzarrirsi visto che l’argomento è davvero vasto. L’innovazione sociale non ha confini fissi: essa può agire in ogni settore, il pubblico, il non-profit e il privato. Inoltre le soluzioni più interessanti sono quelle che si muovono al confine tra un settore e un altro, e in settori completamente diversi tra loro, come il commercio equo, l’apprendimento a distanza, gli ospizi, l’agricoltura urbana, lo smaltimento dei rifiuti e la giustizia retributiva.

Ricapitalondo: ok, buona la prima. I ministri li abbiamo fatti contenti, la LUISS si è trovato un bel po’ di pubblicità a buon mercato posizionandosi come una realtà innovativa, i vecchi sistemi di potere hanno fatto finta che anche loro sono aperti ai barcamp… Vabene così, se è questo il prezzo da pagare per  mettere in moto qualcosa va bene così…

Ora però il gioco si fa duro cari amici dell’associazione Italiacamp, e si fa duro proprio perché siete le belle persone oneste ed appassionate che ho conosciuto: Avete il ruolo di colmare questa lacuna e di contribuire a far permeare in Italia una cultura della social innovation che, ad oggi, appare del tutto mancante.

Ma il lavoro non lo dovete fare solo voi, lo dovremmo fare un po’ tuti noi del rotary club dell’innovazione italiana. E mi rivolgo a voi, cari guru diquestaminchia2.0, invece di stare lì solo a criticare e a esprimere opinioni (e raramente competenze) cercate di dimostrare un po’ di creatività non solo legata al business. Riusciamo a cacciare qualche idea utile a migliorare il Paese? Altrimenti a cosa ci è servita tutta questa rete, queta teconolgia, questi social network, twitter, wiki, fliki, pesci e compagnia bella?

Basta parlarsi addosso. E chi (come il sottoscritto) non pensa di essere un creativo, cerchi almeno di smuovere la sua audience a mettersi in gioco, a credere in se stessi e partecipare con idee e progetti http://www.italiacamp.it/iscrizione_concorso.php .

Il tutto, badate, cari amici ninja, vale anche e soprattutto per noi!!!! Muovete il culo e facciamo vedere che “L’Italia può muoversi, se gli italiani lo vogliono. Può muoversi, se i lacci che la frenano vengono finalmente rimossi e alle idee ed energie positive  viene concesso di trarre ispirazione e slancio le une dalle altre” (così finisce il libro http://www.billemmott.com/book_forzaitalia.html di Bill Emmott ex direttore dell’Economist – ma insomma, che vergogna,  devono venire gli inglesi a svegliarci!??!).

Da dove cominciamo direte voi lettori? Da voi stessi dico io, dalle vostre idee. Sarà pur vero che non c’è una cultura ed una consapevolezza in Italia dell’innovazione sociale, ma è anche vero che tra di voi e in giro per il paese ci sono un sacco di idee che meritano di essere supportate ed elette a sistema. Mi riferisco a quelle innovazioni che sono sociali sia nei mezzi che nei fini. Sbizzarritevi, sono ammesse le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che vanno incontro ai bisogni sociali e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni. In altre parole, innovazioni che sono sia buone per la società sia che accrescono le possibilità di azione per la società stessa. Per un attimo smettete di pensare a soldi, successo, carriera, potere e sicurezza economica… Solo per un attimo, ce la potete fare… fidatevi, affidatevi e vedrete che poi tutto andrà bene (anche sul profilo del successo personale)!

Puntate verso un nuovo tipo di economia che combini alcuni elementi  passati con altri innovativi. Mettete in mente la memoria e la creatività e vedrete che risultati! Nel resto del Mondo è ormai una moda ed è definita “economia sociale” perché presenta delle caratteristiche molto distanti da economie basate sulla produzione e sul consumo di beni. Le sue caratteristiche basilari includono:

massiccio uso di networks ramificati per sostenere e gestire le relazioni, aiutati da ogni forma possibile di comunicazione

confini labili tra produzione e consumo

forte enfasi alla collaborazione, alla cura e alla manutenzione piuttosto che ad un irresponsabile consumo usa e getta

autenticità e coerenza dei valori guida sia sui processi che negli obiettivi

Ciò che dà all’economia sociale la sua caratteristica distintiva può essere rappresentato da due motivazioni, che a volte possono anche apparire contrastanti. Una risiede nell’ambito della tecnologia: la diffusione dei networks, la creazione di infrastrutture globali per l’informazione e l’importanza sempre maggiore dei social networks (e qui ci dispiace far prendere collera ai quelli del marketing digitale che pensano che i social network servino solo a fare digital pr e reclame o a quelli che invece li usano solo per accoppiarsi). La seconda deriva da un ambito strettamente legato alla cultura e ai valori, ovvero la crescente enfasi sulla dimensione umana, sul mettere democraticamente al primo posto gli individui che va a ricadere anche su sistemi e strutture.

È una economia questa che si è in gran parte formata attorno a dei sistemi distribuiti piuttosto che a strutture centralizzate. È l’unica che ha senso in uno scenario post-crisi dove il socialnetworking diventa un’etica in cui l’economia si occupa della complessità non attraverso semplificazioni e standardizzazioni imposte dal centro, ma distribuendo la complessità verso i margini, ovvero verso i manager locali, i lavoratori, nonché verso gli stessi consumatori.

Da ciò risulta, e non è nuovo a voi lettori di Ninjamarketing, che il consumatore è passato dal subire un ruolo passivo a trasformarsi in un soggetto attivo, non solo come portatore ma anche come creatore dei suoi stessi diritti.

Quello che è stato definito come consumatore si sdoppia così nel produttore domestico – un cuoco, una madre, un assistente, un compratore, un guidatore, un infermiere, un giardiniere, un insegnate o uno studente – uno sdoppiamento che incarna proprio ciò che ci rende umani. Questa sfera prettamente domestica, che da sempre viene considerata come non appartenente alla sfera economica perché troppo complessa e ingovernabile, oggi viene essa stessa riconosciuta come necessaria per l’economia, con tutti i bisogni di supporto, di mezzi e di capacità che oggi l’essere produttore comporta. È questa sfera che dobbiamo rimettere in gioco 😉

Quindi ricordatevi di tutte quelle volte che avete pensato a come risolvere un problema mettendo insieme pezzi esistenti di umanità, magari avvalendovi dei social network. Si proprio di loro, forse il karma ce li ha mandati non solo per distrarci ma per aiutarci a sopravvivere. Se il gioco non fosse quello di andare su facebook a perdere tempo o a farci i cazzi degli altri ??? E se forse con una piccola applicazione su facebook cominciassimo ad ottimizzare i nostri spostamenti per utilizzare una sola auto invece che 4 ogni mattina? E se mettere in rete le nostre mamme potrebbe risolvere il problema di alimentazione di tanti bambini? E se gli extracomunitari del vostro paese ci aiutassero ad imparare le lingue utili ad esportare il lardo di colonnata?

La mia provocazione avrete capita è finalizzata a risvegliare ciò che è vivo!

E dilmio appello è quindi rivolto:

a tutti voi: dai, vi occupate di innovazione, social media, etc.. etc.. iscrivete qui http://www.italiacamp.it/iscrizione_concorso.php quella idea fortissima che avete da anni nel cassetto!!!

Ai guru 2.0: finitela di criticare, fatevi venire in mente qualcosa o spingete i vostri lettori a partecipare con idee all’Italiacamp.

ai giornalisti: quando vi imbattete in eventi o situazioni innovative non vi fermate a descrivere le solite cagate, i politici o i vip che vi partecipano, ed unicamente gli aspetti folk. Vedete di cogliere anche i segnali deboli della società e, soprattutto, mettete alla ribalta qualche idea dal basso pregnante, povera di mezzi ma densa di significato!

ai politici: In questi eventi innovativi non ci sguazzate solo, cercate di imparare qualcosa  (e na parola, e chi ve lo fa fare a panza piena!?!?!);

ai professori: Si ok vi capiamo, dovete dare l’assegno di ricerca alla nipote del rettore o al cugino dell’assessore alla cultura, ma se avete un po’ di dignità supportate e spingete i vostri giovani ricercatori (si, quelli appassionati senza arte ne parte che ancora non sono scappati all’estero)  a partecipare magari dando loro anche una mano…

Non lo so, scusate il delirio, ma la verità è che qui qualcosa bisogna fare. È finito il tempo di parlarci addosso d’innovazione, marketing non convenzionale, social network, 2.0 , 3.0 etc.. etc.. Noi ci siamo rotti. Si apre una nuova era: knowledge for change. Siamo chiamati a dare un telos a tutto questo… O lo facciamo o, ancora una volta, ce lo subiremo.

Meditateci e poi fate voi…