Crowdfounding: il modello Obama applicato al giornalismo d'inchiesta

Crowdfounding_il_modello_obama_applicato_al_giornalismo_di_inchiesta_1Ha vinto Obama, anzi ha stravinto facendo per adesso solo intravedere un nuovo modello di politica e una nuova idea di essere politico.

La rivoluzione obamiana si muove soprattutto intorno alla raccolta fondi partecipativa che il suo staff ha messo in piedi, attraverso un’estensione online davvero capillare e attenta. È il modello del crowdfounding applicato al massimo obiettivo possibile, ovvero quello di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America (e sicuramente qualcosa del genere poteva succedere per la prima volta solo negli Stati Uniti, basta pensare alle reazioni provinciali italiane, con l’esaltazione insulsa di un PD infantile da una parte e la voglia di abbattere gli entusiasmi obamiani nati in Italia da parte di un PDL ottuso).

Mentre in Italia però si discetta sull’abbronzatura di Obama e si tira in ballo come termine di discussione Edoardo Vianello (Berlusconi è uno dei più grandi showman della storia della nostra televisione), in America, aperta la strada da un grande esempio, iniziano a venire fuori tutta una serie di attività e idee.

Molto interessante da sottolineare è quella del crowfounding applicato al giornalismo d’inchiesta.

L’idea arriva da David Cohn, ventiseienne, giovane pupillo di “luminari del giornalismo” online del calibro di Jay Rosen e Jeff Jarvis, sempre alla ricerca di nuovi modelli d’informazione.

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Cohn è andato un passo più in là dell’user generated content, con il suo Spot.Us, progetto no profit, finanziato per 350.000$ dalla Knight News Challenge. Si tratta di un sito che attraverso i contributi dei cittadini sostiene le inchieste proposte dai giornalisti.

Ogni utente potrà finanziare, con versamenti che partono da un minimo di 25$, l’inchiesta che ritiene più interessante (utile); se la proposta di un giornalista non raggiunge la somma stabilita entro un certo tempo, allora, verrà accantonata.

Gli articoli che appaiono su Spot.Us sono, per il momento, limitati all’area di San Francisco, ma l’aspetto più importante è che si tratta di notizie che i grandi giornali normalmente non tratterebbero. In questo senso gli articoli e i giornalisti riescono a ritagliarsi uno spazio nuovo, pronti però ad essere ripresi e a lavorare anche alle redazioni tradizionali, dietro pagamento di diritti parziali.

Un altro fenomeno (più che evento isolato) americano molto interessante.

Voi pensate che in Italia qualcosa del genere possa essere messo in piedi tra veline, informazione bloccata o totalmente di parte e interessi di poltrona?

Tratto da un articolo di Sonia Lombardo, via partecipativo.info

Scritto da

Jvan Sica

Il nostro Jvan è un laureato in Scienze della Comunicazione con il massimo dei voti (SEG) e per non perdere allenamento ha preso un Master in Editoria Libraria e digitale ... continua

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