L'incubo dei pubblicitari tradizionali si chiama TiVo

Leggete questa illuminante intervista di Maurizio Goetz, curatore del programma del Broadband week (manifestazione che si è tenuta a Milano il 7 e l’8 giugno) sul futuro delle “TV digitali”. Buona lettura.

Spiega Maurizio Goetz al giornalista di DailyNet: «Innanzitutto abbiamo deciso di parlare delle tv digitali e non della tv digitale, perché non esiste più un unico modello, ma si stanno definendo diversi modelli alternativi di fare televisione digitale. Abbiamo deciso di intraprendere un percorso a ritroso partendo dall’utente e da quello che lui vede: lo schermo.

Abbiamo oggi diversi tipi di schermo, diversi per dimensione, e molteplici tecnologie per la distribuzione dei contenuti televisivi, che impongono di costruire programmi differenziati. Una cosa è fruire un programma su un megaschermo al plasma, un’altra su uno smart phone. Cambiano anche le modalità di fruizione: una volta parlavamo di trasmissioni live o registrate, ora con il digital video recorder (Dvr) è possibile registrare i programmi su hard disk e bypassare la pubblicità. Il programma potrà anche essere fruito in differita rispetto all’originale, ma privo di interruzioni pubblicitarie. Lo spettatore del futuro si libererà quindi della dittatura del palinsesto per costruirne uno personalizzato. Ovviamente, questa eventualità mette in crisi la tv commerciale con la necessità di trovare nuove forme di finanziamento aggiuntive all’advertising.

E ancora, con il podcasting si può scaricare un programma da internet e guardarlo su un dispositivo portatile mentre si è in giro. Ma, l’ulteriore frontiera della fruizione televisiva è il peer-to-peer. Napster ha rivoluzionato la musica digitale con questo sistema di scambio, che ora sta trovando spazio anche nella telefonia via internet a prezzi bassissimi. Ci sono società che stanno sperimentando anche il peer-to-peer televisivo con una grossa minaccia per la protezione dei contenuti. Presto potremmo vedere trasmissioni create con i contenuti degli stessi utenti, come sta per fare Channel 4. Ci troveremo così nella condizione in cui dovremo temere la concorrenza non solo di un’altra emittente, ma dell’utente stesso. E a proposito degli utenti, con la proliferazione dei canali e le possibilità offerte dal digitale, i contenuti non saranno più uguali per tutti, ma potranno essere differenziati a seconda dei gusti dello spettatore, si creeranno tante nicchie di pubblico diverse e canali creati ad hoc. Anche se, prima di creare un nuovo canale, bisogna verificare che la nicchia non sia tanto ristretta da non permettere nemmeno fonti di sostenimento economico. Inoltre, la frammentazione delle audience porta anche a produrre contenuti diversi a seconda che il cliente voglia fruirli in tv, su internet o su un dispositivo portatile.

Tornando alla proliferazione dei canali televisivi, senza una guida può accadere lo stesso fenomeno di internet: miliardi di pagine e tanta confusione, per questo sono stati inventati i motori di ricerca. Allo stesso modo nella tv digitale ci sarà bisogno di una guida (Epg) o di strategie di fidelizzazione dello spettatore, che così si orienterà verso i canali che conosce e di cui si fida».

(tratto da Daily Media)