The Social Dilemma

Nuovi modelli aziendali nel commercio per superare la crisi

  • Con la seconda ondata pandemica, il dibattito tra salute pubblica e lavoro è più acceso che mai
  • Cosa può fare oggi la tecnologia per le aziende, in particolare per le piccole e medie imprese del commercio
  • Esploriamo le misure che fin da ora possono essere attivate

Quando sentiamo parlare di un nuovo lockdown, il pensiero corre subito a dove eravamo a fine marzo.

Chiusi in casa, spaventati per le centinaia di morti che il TG ci comunicava, inquieti dalle prospettive di crisi: a essere sull’altolà sono anche ovviamente i commercianti e in generale gli imprenditori. Confesercenti, in caso di una nuova serrata generalizzata, stima in oltre 5 miliardi la quota di mancati consumi, con conseguente chiusura di oltre centomila piccole aziende.

Questo è l’aspetto più concreto e forse sensazionalistico della situazione che viviamo.

Andando oltre la situazione contingente, però, ciò che fa riflettere è che vi sia una difficoltà a immaginare una nuova modellizzazione del proprio business in una situazione fluida e mutevole come la presente. Tutte le difficoltà sono comprensibili, ed è scontato che una serie di limitazioni possano portare a tutto il tessuto imprenditoriale dei disagi.

Ma è altresì vero che in un periodo di grandi trasformazioni come questo, dove il coronavirus si palesa come il più urgente ma non l’unico fattore di rischio per il nostro sistema sociale, è necessario interrogarci su come un’impresa possa sostenersi anche andando oltre i propri modelli distributivi, relazionali, commerciali, dato che in questo caso (ma anche negli altri) la minaccia può essere in qualche modo addomesticata. Questo in particolare vale per il commercio, dove le difficoltà a spostarsi risultano essere più penalizzanti.

Il come è pressoché detto: rivedere le proprie modalità di stare sul mercato. Certo: non ci possiamo permettere una serrata generalizzata. Allo stesso tempo, però, la contingentazione degli spostamenti per limitare i contagi va prevista in qualche modo. E come per la scuola si è ipotizzata la DAD, allora forse bisogna cominciare a immaginare anche delle modalità che siano “a distanza” anche per il mondo del commercio e del lavoro.

Non di sola presenza vive il commercio (anche oltre il coronavirus)

Ci sono aziende che hanno saputo andare oltre i propri limiti, a ispirarci.

In principio fu la storia del Caffè Carbonelli, considerato l’esempio di come anche una piccola azienda B2C possa con poche semplici azioni rilanciarsi: una torrefazione “cittadina” nata nel 1981 che nel 2006 viene colpita dalla crisi (violentissima anche per il commercio), e che decide di rinnovare la propria rete vendita basando la propria strategia di vendita sull’eCommerce, lanciando un primo store su eBay. Centralità del cliente e attenzione maniacale verso il feedback dato dal consumatore portano la Caffè Carbonelli a confermarsi oggi come una best practice fra quelle che potremmo definire Social PMI.

Certo, l’eCommerce oggi non può essere (da solo) la soluzione, anche perché nell’arco di 14 anni lo scenario si è tremendamente complicato.

È evidente infatti che oggi passare da un processo di vendita totalmente offline a uno spurio richieda prima di tutto degli investimenti, e la piattaforma di vendita è l’ultimo di questi. D’altronde, com’è noto, vendere online significa posizionarsi online, con tutta una serie di costi accessori che è evidente una struttura magari con scarsa disponibilità di cassa non possa affrontare.

La tecnologia fine a se stessa non può essere un elemento risolutivo, quanto un fattore di complicazione ulteriore.

Se io ho un negozio di scarpe o un ristorante e mi trovo a dover dall’oggi al domani vedere ridotto il mio bacino di utenza da regole che limitano gli spostamenti, attivando un eCommerce senza innestarlo in un ragionamento più ampio avrò soltanto una criticità in più da gestire.

La domanda infatti cui dovrò rispondermi non sarà “Come mettermi online il più in fretta possibile“, ma il “Come mettermi online per accelerare il mio business“: e non sempre la risposta si tradurrà in un riversare il catalogo di prodotti e servizi sul web.

A volte, la soluzione a questo quesito è a monte, e si può ricavare comprendendo a fondo le modalità con cui determinate realtà riescono a eccellere: queste non sono sempre riconducibili solo alla bontà di un servizio o del prodotto, ma alla capacità di relazionarsi al consumatore, la tempistica di erogazione, insomma l’esperienza che si configura nella sua totalità.

C’è poi un altro elemento di cui tener conto.

La mutazione del coronavirus non riguarderà solo il periodo in cui sussisterà il pericolo di ammalarsi di COVID-19. Le trasformazioni di questo periodo saranno probabilmente permanenti per un lungo periodo.
Val la pena citare al proposito la serie di appuntamenti “Italia 2021-Competenze per riavviare il futuro“, organizzato da PwC Italia, che attraverso la discussione di personalità del mondo delle imprese e delle istituzioni ha messo in fila diverse priorità d’azione per l’anno che verrà.

Fra le evidenze isolate dal tavolo di lavoro in particolare vanno citati il Reshoring, cioè il fenomeno economico che consiste nel rientro a casa delle aziende che in precedenza avevano delocalizzato all’estero la propria produzione, e lo smart working, che ormai un’azienda su due sta definendo come fattore organizzativo permanente.

I lavoratori di concetto saranno sempre più distribuiti sul territorio, con conseguente rilancio di intere aree

Questa però non è l’unica eredità del lockdown. Prendendo a riferimento il mercato dei prodotti Grocery, secondo la “Global Consumer Insight Survey 2020“, durante i mesi di quarantena generalizzata il 29% del campione ha rivalutato le piccole botteghe e i negozi di quartiere, il 29% ha acquistato maggiormente nei grandi supermercati (per concentrare gli acquisti in un unico store) e il 13% ha sperimentato punti vendita “nuovi” che prima dell’emergenza non vendevano generi alimentari al pubblico.
Il 70% ha aumentato gli acquisti online anche per l’alimentare, ma soprattutto l’85% manterrà le stesse abitudini anche nel cosiddetto “Next Normal”.

Queste percentuali si possono spiegare con una serie di fasi che Anna Zinola nel suo libro “Io compro a casa. Carrelli virtuali e reali nell’Italia del 2020” ha descritto egregiamente.

La prima, denominata “Isteria di accaparramento“, è stata dettata dall’emotività del momento e ha visto i consumatori svuotare letteralmente gli scaffali. La seconda, denominata “Riorganizzazione della strategia di spesa“, ha visto il consumatore medio ripensare al modo in cui acquistava: una spesa fatta con più attenzione e oculatezza, a volte più sostanziosa in termini di quantità. È in questa fase che il consumatore comincia a migrare verso i negozi di quartiere e l’eCommerce, cominciando a privilegiare una selezione più attenta anche al “dove” si acquista.

Attenzione: è un trend, quello del ritorno alla bottega di prossimità, che si è già osservato (e confermato dall’Osservatorio Innovazione Digitale del Retail del Politecnico di Milano).

Infine, la terza fase è denominata della “Normalizzazione del carrello“: diminuiscono i prodotti di sussistenza (farina, uova), aumentano quelli riconducibili della gratificazione personale (il make-up per le donne), si cominciano a variare gli acquisti in nome però di nuovi valori, come il Made in Italy e la sostenibilità. C’è stato anche un ritorno alla grande distribuzione: secondo Nielsen, nel maggio 2020 i grandi supermercati hanno registrato un +6% (ciò non toglie che il modello dei grandi magazzini e dei centri commerciali, dove la GDO trova ampio spazio, stia contraendosi già da prima del lockdown).

I fattori evolutivi per guardare al futuro

Certo, durante la pandemia i consumi dei beni non essenziali sono diminuiti: calzature e abbigliamento -58%, attrezzatura sportiva e outdoor – 40%, prodotti health & beauty -38%.

Ma questi sono dati originati dalla situazione, non dalla predisposizione del consumatore. Ciò che rimane, rispetto alla pandemia, sono i comportamenti acquisiti e le nuove abitudini.

Da un lato, lavoro da remoto incentivato, un ritorno alla dimensione rionale, l’esigenza di rallentare; dall’altra, la scoperta di nuovi modi di acquistare, con al centro anche quella personalizzazione dell’esperienza che anche il digitale non può garantire al 100%.

È questa serie di trasformazioni che ci può indicare la via del futuro, soprattutto se si è una piccola azienda che opera nel B2C, un negozio al dettaglio o un ristorante che cerca di risollevarsi.

Partendo da essi, infatti, possiamo notare che come siano tre i fattori che influenzeranno il “Next Normal”.

Spazio: ogni azienda che si interfaccia con il proprio consumatore usufruendo di un luogo definito (esempio: un negozio) deve estendere parte della propria presenza online, mutando anche le regole che normano il rapporto nello stesso: è il caso del mondo del commercio. È stato così anche per il delivery, se ci pensate: oggi si può consumare un piatto del proprio ristorante preferito comodamente a casa, grazie alle tante app di consegna.

Quando ordiniamo, portiamo il vantaggio competitivo di quel ristorante a casa nostra: in un certo senso, sacrifichiamo parte di ciò che potremo vivere seduti nel locale, per approfittare però in altro luogo dello stesso valore aggiunto (il cibo). Bene: questo può valere per tutti, e non necessariamente per la sola fase di consumo. Il digitale può diventare un buon modo per avvicinarci, letteralmente, ai consumatori, facendo sì che non sia necessario venire sul punto vendita ma che “scelgano” solo i prodotti attraverso quel canale.

Tempo: importante cominciare a concepire la propria offerta commerciale come inserita in un contesto digital, dove il consumatore è sempre attivo. Amazon ha lavorato molto su questo aspetto: io posso ordinare un prodotto e riceverlo a casa entro poche ore.

Oggi nessuna PMI e in generale nessun attore “singolo” che sta nel commercio può combattere contro questo strapotere, però può contrastarlo facendo in modo di esser percepita come sempre presente, e interpellabile, almeno “come” Amazon.

Non è necessario una particolare infrastruttura: bastano dei touchpoint ben gestiti. Una pagina Facebook, ad esempio, può diventare un ottimo sportello per ricevere ordini e rispondere in tempo reale a chi necessita di un’informazione (pensiamo ai librai o in generale ai commercianti di beni non di prima necessità).
In fondo oggi il processo d’acquisto di basa su un’esplorazione che il più delle volte viene svolta a monte, online: è lì che ogni PMI deve riuscire a collocarsi.

Se poi c’è modo di investire si potranno ottenere risultati ancor più importanti: prendiamo un parrucchiere, che della propria prestazione e della relazione personale fa il punto di forza. Certamente non può delocalizzare il proprio servizio ne prescindere da un principio di organizzazione (a maggior ragione oggi, che si lavora solamente su appuntamento). Dotarsi di un’app mobile che si interfacci con il proprio CRM e che serva solo per prendere gli appuntamenti, equivarrebbe a un significativo miglioramento nella gestione della propria agenda (più snella, flessibile), ma anche di un tool utile al cliente, che potrebbe avere a disposizione 24h/24 la possibilità di prenotarsi. In questo il digitale non solo cambia il modo di vivere il negozio (non più interruzioni mentre si taglia i capelli per rispondere al telefono), ma anche riempire quei buchi in agenda che ad esempio ci si ritrova ogni giorno (se il cliente controlla sull’app quando il proprio parrucchiere è libero il giorno successivo, potrà sostituire eventuali appuntamenti saltati). Il plus: avere un touchpoint funzionale che non va riempito continuamente di contenuti. Semmai, che va periodicamente aggiornato alle varie evoluzioni dei sistemi operativi.

Esperienza: infine, la mai non abbastanza citata experience. Siamo nell’epoca dei dati, dove tutto viene tracciato allo scopo di capire chi si ha di fronte. Nel ritorno alla prossimità però non si può dimenticare che molto lo fa la personalizzazione del rapporto: sapere che quel negoziante ti conosce bene, che con lui ti puoi fermare a parlare, che ti consiglierà e sicuramente ti darà ciò di cui hai bisogno perché non ha interesse a fregarti.

Questi aspetti dell’esperienza nessuna piattaforma digitale potrà mai surrogarli: questo perché per quanto attraverso il web si possa tracciare l’utente, lo human touch rimane (ancora) uno degli aspetti più inconfondibili e irrinunciabili.
Per questo, è necessario cominciare a considerare il digitale come una commodity su cui appoggiarsi per favorire il contatto: privilegiare meccaniche di interazione online significa abituare il consumatore a considerare quel negozio o quell’azienda sempre presente. Questo non può però lasciare da parte la necessità di focalizzarsi sui propri punti di forza (empatia, correttezza, intuito) allo scopo di trasferirli in tutta quella che per i grandi brand chiamiamo dimensione di marca.

Uno spazio coerente e sempre vivido, che permette di scegliere al consumatore quando -in situazioni come quella in cui stiamo vivendo- c’è da chiedersi “Come posso comprare responsabile?”. Nel dubbio, l’idea di aiutare un commerciante di cui siamo amici prevarrà sempre.

Spazio, tempo, esperienza. Difficile? Sì, se si parte dall’idea che il digitale sia impossibile da controllare. Ma siamo in un’epoca in cui anche con investimenti tutto sommato sostenibili si possono cominciare a fare grandi cose: non ci resta che provare, per superare tutti insieme la tempesta.

Perché il take away è un’opportunità di business (sottovalutata) per i ristoranti

  • Secondo i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano, sarebbero 18,9 milioni gli italiani che si rivolgono all’asporto, per un valore complessivo di oltre 5,5 miliardi di euro.
  • Tra le principali motivazioni che spingono ad usufruire del take away vi è anche la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo, variando la propria alimentazione.
  • La FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) promuove l’asporto come una modalità emergente per servire la propria clientela.

I ritmi di lavoro incalzanti e, in generale, la frenesia della società in cui viviamo, spesso ci costringono ad una pausa pranzo veloce, difficilmente compatibile con i tempi – necessariamente più dilatati – di un pasto al ristorante.

Sempre più persone, infatti, ordinano “cibo d’asporto”, per consumarlo in ufficio o nella comodità di casa, al netto del costo del servizio al tavolo.

Il vantaggio economico è, senza dubbio, uno dei fattori determinanti del successo del take away in Italia: contratti precari e salari ridotti rendono la ristorazione tradizionale pressoché inaccessibile; uno sfizio saltuario, anziché un’abitudine del weekend.

LEGGI ANCHE: Come i ristoranti possono assistere meglio i clienti nei momenti di incertezza

Take away

Il take away vale 5,5 miliardi di euro

Secondo i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano, sarebbero 18,9 milioni gli italiani che si rivolgono all’asporto, per un valore complessivo di oltre 5,5 miliardi di euro – e il trend è in crescita.

Quello del take away, dunque, è un mercato che sta vivendo un vero e proprio boom, complice anche il lockdown, che ha favorito l’integrazione del servizio nella maggior parte dei ristoranti, non senza alcuni insuccessi.

Mercato in crescita

I dati di Gfk Eurisko sul mercato del take away

Dai risultati diffusi da Gfk Eurisko, 1°Osservatorio Nazionale sul mercato del take away, emergono alcuni aspetti interessanti, che introducono a nuove opportunità di business – e ad un lifestyle in evoluzione.

L’indagine è stata condotta su un campione selezionato di 2000 persone, che hanno risposto ad alcune specifiche domande.

Un fenomeno diffuso ma ancora “tradizionale”

Il 51% della “popolazione” ha dichiarato di aver ordinato cibo a domicilio negli ultimi 6 mesi, soprattutto telefonicamente (39%). Resta inoltre un 44% che ordina il cibo da asporto di persona, recandosi sul posto.

Italiani pronti a ordinare via digitale

Solo il 2% dei consumatori ha scelto il digitale, ma l’intenzione è in netto aumento, con il 19% (7 milioni di persone) che si dichiara intenzionato ad utilizzare questo canale per l’acquisto.

Online si spende di più

Il digital take away è ancora tutto da sviluppare, ma mostra una frequenza di acquisto e uno scontrino medio più elevati.

La media è infatti di 4/5 volte al mese, contro le circa 1/2 volte al mese dell’ordinazione di persona e di quella per telefono, mentre la spesa si attesta sui 97 euro al mese contro i 32 e 37 euro dell’ordine personale e telefonico.

Un servizio legato al lavoro ed agender

Con una frequenza di 3 volte al mese l’ufficio risulta il posto da cui si fanno più ordini, seppur con una spesa media inferiore rispetto a chi ordina da casa.

L’utilizzo è inoltre equamente suddiviso tra uomini e donne.

La pizza resta l’alimento preferito, seguita dalla cucina giapponese

Nella top 10 degli alimenti ordinati da casa fanno poi il loro ingresso cucine come il messicano, il pesce e le tipicità regionali.

Pizza da Asporto

Gli amici sono la compagnia perfetta

Il servizio conferma ancora una volta la predisposizione italiana al social eating informale e in compagnia: il 40% ordina infatti con gli amici, il 22% in famiglia, il 20% con il partner e il 18% da solo.

Comodità e mancanza di tempo sono i driver

Il take away viene innanzitutto percepito come una grande comodità quando si è troppo stanchi per cucinare, ma anche come soluzione ideale in caso di mancanza di tempo e organizzazione.

Ma anche curiosità e voglia di qualità senza uscire

Tra le principali motivazioni che spingono ad usufruire del take away vi è anche la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo, variando la propria alimentazione.

Segue l’utilizzo del servizio come alternativa al mangiar fuori e al ristorante, indice di come la percezione di quest’ultimo sia sempre più qualitativa.

Se una volta il take away era appannaggio esclusivo di pizzerie e rosticcerie, oggi interessa anche la ristorazione di qualità.

Asporto Alajmo

La FIPE promuove il take away

E ad essere sempre più convinta delle potenzialità di questo servizio – al di là della funzione ammortizzatrice che ha assunto durante la pandemia –  è la FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) che, dopo il lancio di Ristoacasa.net, continua a promuovere l’asporto come una modalità emergente per servire la propria clientela.

Una clientela eclettica nei suoi comportamenti, che vuole poter diversificare i luoghi della cena senza che ciò comporti la dicotomia: cibo mio a casa mia, cibo della cucina del ristorante al ristorante.

Nei prossimi anni, dunque, il ricorso al take away potrebbe non derivare da una scelta obbligata, ma da una scelta ponderata e sostenibile.

E i ristoranti che vorranno cogliere questa opportunità, dovranno concentrarsi sull’ottimizzazione dei tempi, della brigata di cucina, nonché della propria dispensa.

Nondimeno, dovranno provvedere ad un package tanto funzionale, quanto a norma ed ecologico, oltre che esteticamente pregevole e con insito il valore aggiunto del “racconto” della pietanza.

digital marketing per le PMI

L’importanza della presenza digitale per una piccola impresa

  • Ottimizzare la presenza digitale potrebbe aiutare le piccole imprese a raggiungere anche il rispettivo target offline: integrare le esperienze tradizionali con quelle digitali assume un’importanza sempre maggiore.
  • Anche le piccole imprese devono adattarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori e per farlo devono costruire adeguatamente una customer journey omnicanale.

 

È quasi un anno che il Covid-19 si è abbattuto sulla quotidianità di ognuno, e non ha di certo fatto sconti alle piccole imprese italiane, messe a dura prova prima dalle norme sul distanziamento sociale, poi dal lockdown e più recentemente da quella che risulta essere la seconda ondata di contagi del virus.

Le norme sul distanziamento sociale hanno, per esempio, inevitabilmente danneggiato alcuni settori: per esempio tutto quello che si concentra sulla vendita al dettaglio oppure viaggi, eventi e ristorazione, solo per citarne alcuni.


Mentre in Italia si fa di tutto per scongiurare un nuovo lockdown generale, mai come in questo momento diventa di nuovo d’attualità, per le piccole imprese, la necessità di trasformare i propri modelli di business, tentando un avvicinamento al digitale, al fine di poter essere competitivi e raggiungere serenamente un futuro (si spera quanto più vicino possibile) periodo di Post-Covid.

D’altra parte, come ricorda anche un recente articolo su ThinkwithGoogle, rispetto a qualche tempo fa il contesto tecnologico è completamente mutato: l’utilizzo dei nuovi strumenti digitali ha fatto un grande salto in avanti nei settori del lavoro, della formazione e delle relazioni sociali.

Partendo da questa crescita del pubblico online, l’idea di ottimizzare la presenza digitale potrebbe aiutare le piccole imprese a raggiungere anche il rispettivo target offline che vuol recarsi fisicamente al punto vendita: integrare le esperienze tradizionali con quelle digitali assume, di giorno in giorno, un’importanza sempre maggiore.

L’online può aiutare l’offline?

Fiere del lavoro

In un articolo di ThinkwithGoogle sul futuro del retail, si legge che nel 2024 la maggior parte degli acquisti verrà ancora realizzata offline (78%). Continua dicendo che i rivenditori che potranno contare nel 2024 su una solida offerta digitale, incrementeranno le loro vendite. Da qui l’importanza di organizzarsi con una strategia sia commerciale che di marketing integrata tra mondo online e offline, creando vari touchpoint nell’esperienza di acquisto del potenziale utente.

La pandemia da Covid-19 ha effettivamente accelerato il processo di trasformazione digitale e anche le piccole imprese si sono spinte, in velocità, su questi canali: di seguito alcune tendenze e tecnologie che potrebbero entrare a far parte stabilmente del loro futuro.

eCommerce, trasformazione digitale e strategia omnicanale

LEGGI ANCHE: La vita (digitale) che potrebbe aspettarci dopo la morte

eCommerce

Considerando il know-how acquisito dalle persone durante l’ultimo lockdown in Italia, è importantissimo dare la possibilità a un potenziale cliente di acquistare un prodotto anche su uno store online.
Anche solo per informare il cliente con il prezzo e le caratteristiche di un prodotto o con l’eventuale disponibilità in uno store fisico dello stesso: essere presenti con una piattaforma eCommerce, in un momento in cui gli utenti passano molto più tempo online e con una predisposizione crescente verso questa tipologia di acquisto, può essere utile per condurre l’utente alla definitiva conversion (on o offline).

Trasformazione Digitale

Non solo eCommerce: le piccole imprese potrebbero considerare la possibilità di sfruttare a pieno le infinite potenzialità degli strumenti digitali. Basta pianificare con attenzione.
Dai tool per lo smart working fino a quelli per la gestione delle risorse umane.

Creare l’ambiente digitale della propria azienda può rivelarsi una soluzione funzionale per fronteggiare questo periodo di incertezza: la capacità di mutare velocemente una strategia, la possibilità di lavorare in remoto con i propri dipendenti, avere a disposizione una suite digitale che colleghi tutti i collaboratori coinvolti, magari con un repositor dati e un ambiente di comunicazione. Strumenti, mai come in questo momento, fondamentali.

Customer journey omnicanale

Anche le piccole imprese devono adattarsi ai nuovi comportamenti dei consumatori e per farlo devono costruire adeguatamente una customer journey (“viaggio del consumatore”) omnicanale: sembrerà una ripetizione, ma in questo momento storico occorre accompagnare il consumatore nel viaggio verso la conversion, attraverso molteplici touchpoint.

Altri touchpoint, oltre all’eCommerce, potrebbero essere rappresentati dagli strumenti di digital marketing (es. annunci sui motori di ricerca), la presenza sugli aggregatori di servizi (es. app di servizio per la consegna a domicilio di cibo nel caso di imprese impegnate nella ristorazione), le campagne di comunicazione e di sensibilizzazione sui social network, le campagne commerciali on e offline, la presenza sul web con un sito responsive. Sono molteplici le possibilità, l’importante è avere le idee chiare sulla strategia omnicanale da attuare e sulla customer journey da riservare al proprio target.

Il rapporto umano: il vantaggio delle piccole imprese

retail contactless

Il grande vantaggio di una piccola impresa è rappresentato dalla conoscenza del proprio target: la possibilità di fidelizzare i propri clienti, attraverso la creazione di un rapporto umano e diretto (soprattutto per le piccole imprese che operano a livello locale), resta una delle chiavi del successo.

Sempre parlando di rapporto umano, non è da sottovalutare quello che si instaura all’interno del team di lavoro: la conoscenza e l’esperienza condivisa di un team di una piccola impresa è senza dubbio un elemento importante, soprattutto in un momento delicato come questo. Per le imprese di dimensioni più piccole, il fattore umano non dovrebbe essere sostituito da quello digitale: il vero scopo è trovare la migliore soluzione per integrarli e scoprire nuovi metodi per fronteggiare le difficoltà e ottimizzare i processi.

documentari-food

eCommerce e Food: in atto un cambiamento radicale delle nostre abitudini

Digital Food Strategy: le aziende dell’alimentare diventano smart. È questo il titolo dell’ultima ricerca promossa e realizzata da Casaleggio Associati dedicata alla vendita online dei prodotti alimentari che è stata presentata il 27 ottobre durante un evento digitale.

Il cambiamento radicale del mercato nel 2020 ha indotto un’accelerazione verso il digitale dei produttori alimentari italiani che stanno trasformando le loro aziende per diventare smart. Il rapporto diretto con i clienti richiede, però, numerosi cambiamenti non solo organizzativi ma di visione. Per essere forti sul web diventa sempre più importante rafforzare il brand delle aziende verso il consumatore diventando delle media company, creare servizi per fidelizzare direttamente il cliente finale, gestire anche le vendite dirette senza creare conflitti tra i canali distributivi e dimostrare il tracciamento di filiera su blockchain.

“Stiamo assistendo alla nascita di nuovi business model, a percorsi alternativi di costruzione della relazione diretta con i clienti finali attraverso nuove logiche di comunicazione e soprattutto a nuove soluzioni per gestire le vendite dirette – spiega Davide Casaleggio, Presidente Casaleggio Associati – . Attraverso la ricerca metteremo a confronto i trend in atto e i migliori casi italiani e internazionali che hanno investito e deciso di cambiare radicalmente modo di fare business”.

eCommerce e Food: come sta influendo la pandemia

Le aziende del settore alimentare italiano cambiano modello di business
e investono nei canali online. Dalla Gdo ai piccoli produttori le aziende food puntano sulla relazione diretta con il consumatore e sull’eCommerce.

La ricerca ha analizzato i dati relativi alle vendite online del 2019 del settore alimentare che registrano una crescita del 19%.
Secondo le stime di inizio anno ed escludendo il delivery e i pasti pronti, il Food & Beverage online nel 2020 in Italia avrebbe dovuto raggiungere quota 653 milioni di dollari, con una crescita del 9,8% sul 2019. Le stime più recenti che considerano l’impatto del Covid hanno invece aggiornato questa cifra a 697 milioni di dollari. E nel 2024 si prevede che il settore raggiunga i
1.013 milioni di dollari, con una penetrazione in termini di user del 20,8% (6,6% in più rispetto al 2020).

I dati del primo semestre 2020 rilevano che la pandemia ha influito in modo sostanziale sull’evoluzione della presenza online del settore alimentare italiano con un incremento di oltre 2 milioni di clienti online da gennaio a settembre 2020.

Ma sebbene il mercato online alimentare in Italia non arrivi ancora all’1% del totale, contro il 4-8% nel resto d’Europa, è evidente come i brand e i produttori italiani abbiamo radicalmente cambiato l’approccio nei confronti della rete, luogo di vendita e di fidelizzazione imprescindibile.

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Luci e ombre della crescita dell’eCommerce nel Food

Ma se in molti hanno investito e hanno avuto successo, va evidenziato come il settore della logistica legata al food sia stato messo a dura prova dovendo far fronte ad un aumento della domanda con picchi anche del 300-400%.

“L’agroalimentare italiano è il primo settore industriale italiano e vale 538 miliardi di euro, il 25% del PIL, con 3,8 milioni di occupati in circa 70.934 aziende– spiega Casaleggio – Si tratta di imprese molto frammentate delle quali l’86% ha meno di 10 dipendenti. In questi ultimi mesi sia i grandi brand che i piccoli produttori si sono accorti dell’importanza di creare una relazione digitale diretta con il cliente. Con i negozi chiusi la rete è stato l’unico contatto con l’esterno e chi lo ha capito per primo ha sofferto meno. La pandemia ha dato una grande accelerazione alla digitalizzazione del settore alimentare portando la creazione o l’ottimizzazione degli eCommerce ma ha anche messo in evidenza la frammentazione del settore e le grandi differenze tra prodotti
per ognuno dei quali si impone una riflessione rispetto alla vendita in rete”.

Food ed eCommerce: 4 modelli ricorrenti

Attraverso l’analisi del mercato italiano e interviste ai top manager delle aziende alimentari del nostro Paese la ricerca di Casaleggio Associati ha individuato 4 modelli di business ricorrenti per l’eCommerce che variano in base alla tipologia di prodotto: il prodotto autonomo, ovvero singoli prodotti capaci di soddisfare il bisogno, il paniere proprietario, il paniere in partnership e i prodotti della spesa venduti attraverso la GDO.

I quattro modelli di strategia eCommerce generano un approccio diverso in termini di relazione digitale con il cliente finale e all’attività di marketing. Agire su queste due leve consente di ottimizzare il modello di eCommerce e di puntare all’affermazione della propria presenza online.

Investire nella rete e in un canale online comporta, infatti, investimenti non solo nella logistica e nella distribuzione ma anche nel marketing per instaurare e migliorare la relazione digitale con il cliente dando valore al brand, legando il prodotto a un’esperienza, differenziando i prodotti creando dei pack scorta o regalo, proponendo acquisti facilitati attraverso una gamma di prodotti di
più brand che completano il paniere, gli abbonamenti e il riordino automatico.

“Per le aziende del Food la presenza online non è più una scelta – continua Casaleggio – ma una richiesta che arriva dal consumatore. Il cliente finale vuole una relazione diretta con il brand, conoscere la filiera produttiva ed è sempre più attento a quello che consuma”. 

Quali sono gli strumenti per essere presenti online in modo professionale

Nel mondo dell’iperconessione siamo tutti viaggiatori alla ricerca di mete ancora da scoprire. Quando ci occorre conoscere un’informazione su un’azienda, trovare l’indirizzo di un negozio, o dobbiamo rintracciare un libero professionista perché necessitiamo di un servizio specifico, la prima cosa che facciamo è quella di sfilare lo smartphone dalla tasca e andare su internet per ottenere quello che si serve. Tutto passa dal web, e niente sfugge alla sua infinita rete. Ma non tutti hanno ancora capito l’importanza della presenza online e di come farla crescere.

Molte PMI si trovano a un bivio in cui devono prendere la fatidica decisione: lanciare o no la propria attività sul web? Se avevamo ancora delle remore a dover essere, o meno, presenti online, gli ultimi mesi hanno spazzato via anche i coriacei dubbi dei più scettici.

Essere online ci permette di esistere in un mondo in cui non esistono confini fisici. E per farlo oggi abbiamo a disposizione anche strumenti molto semplici come quelli offerti da Register.it.

presenza online

Perché è importante avere una presenza online?

La prima ragione per cui un’azienda e un professionista devono essere online e curare la propria presenza digitale è che ognuno di noi ricerca una grande mole di informazioni su qualsiasi tipo di brand e figura professionale, consultando esclusivamente il web.

Lanciare la propria attività online, di conseguenza, comporta maggiore visibilità e permette di essere rintracciati e contatti da chiunque.

Avere una presenza online, inoltre, fortifica l’immagine e la credibilità dell’azienda perché ogni brand e professionista potrà raccontarsi ai suoi utenti mostrando la mission dell’azienda, il perché è nata, prima di soffermarsi sui prodotti e i servizi che offre.

Essere online è il modo ideale per consolidare la propria brand identity. Inoltre, una cosa da tener presente è che prima di effettuare un acquisto, molti utenti indagano sulla policy delle aziende per capire se è in linea con il proprio modo di essere. Chiarire la propria l’identità è cruciale.

In ultima analisi, gli strumenti digitali consentono all’azienda e ai professionisti di accrescere il proprio giro d’affari perché essere online permette a tutti di conoscerci e poterci consultare.

Ma quali sono questi strumenti necessari per incrementare e sviluppare la propria presenza online?

Gli strumenti digital professionali che permettono di aumentare la propria presenza online

Quando cerchiamo delle informazioni specifiche su un’azienda o un professionista, sbirciamo i contenuti sui social, anche perché non tutti dispongono di un sito web. Ogni professionista, invece, dovrebbe raccogliere tutto ciò che riguarda la sua attività e i suoi servizi su un sito vetrina.

Gli strumenti digital professionali che ogni PMI e professionista necessita di avere assolutamente sono tre:

  • un dominio della propria attività
  • un sito su cui presentarsi
  • indirizzi email validi e certificati con cui comunicare

Registrare un dominio gratis

Un modo semplice per cominciare è usare un servizio che ci consenta di registrare il nostro dominio in modo gratuito. Il primo passo per creare un sito internet ed essere facile da trovare, è proprio la registrazione del dominio.

Una volta effettuata la registrazione finalizzeranno la riuscita della nostra presenza online a 360° e potremo andare avanti e personalizzare il sito web.

Creare e personalizzare un sito web

Dopo la registrazione del dominio, possiamo dare il via alla creazione e personalizzazione del nostro sito web. Possiamo scegliere il template che più si adatta a noi e alle nostre esigenze, avendo cura di scegliere un servizio che ci consenta di creare un sito mobile friendly, ossia ottimizzato per i dispositivi mobile e non solo per il PC.

Una volta creato e completato il sito, possiamo lanciarlo in rete. Inoltre se non si ha tempo di creare un sito da soli o si ha paura di fare pasticci, ci sono figure professionali che possono occuparsi di tutto il processo.

A cosa serve un sito web?

Il sito web è essenziale in questo mondo in continua evoluzione. Permette alle aziende e ai professionisti di farsi conoscere agli utenti e ai potenziali clienti, ottenere dati sulla propria community, creare delle promozioni ad hoc e personalizzate in base al proprio target e mercato di riferimento.

Inoltre, agevola la comunicazione grazie a dispositivi sempre nuovi e innovativi.

presenza online

Indirizzi email validi e certificati con cui comunicare

Ogni professionista e PMI devono disporre d’indirizzi mail professionali e personalizzati per poter comunicare con la propria community. Oltre alle semplici email, c’è bisogno di una PEC (Posta Elettronica Certificata), che offre una garanzia legale per qualsiasi comunicazione avvenuta, certificando l’invio, l’integrità e l’avvenuta consegna del messaggio.

La forza dei social media

Oltre a questi imprescindibili strumenti, un’azienda e un professionista devono creare e curare la propria presenza digitale anche sui canali social, ma non prefissarsi su queste piattaforme come obiettivo principale la vendita.

Sui social media dovranno creare una relazione continua e in tempo reale con la propria community attraverso un buon piano editoriale e comunicando tramite contenuti emozionali. Bisogna stabilire una conversazione bidirezionale, dove non solo si parla, ma si ascoltano i feedback degli utenti.

presenza online

Una volta online bisogna coltivare la propria identità attraverso la cura del  sito web e dei profili social. Un ottimo consiglio per restare competitivi in questo mondo in espansione è quello di dare sempre un occhio ai propri competitor e imparare dai loro punti forza ma soprattutto a non ripetere gli stessi errori.

modelli di membership giornalismo

Le membership sono il nuovo modello per i Media, ma quali sono i vantaggi e quando sceglierle?

  • Per risolvere con efficacia il problema della propria sostenibilità, il giornalismo deve necessariamente abbandonare i vecchi modelli di business per abbracciarne di nuovi.
  • Tra i nuovi modelli di business, quello della membership è già risultato efficace per molti progetti giornalistici, soprattutto nel mondo anglosassone.
  • I modelli di membership sono costituiti da tre componenti principali e si differenziano dagli abbonamenti, dai modelli di donazione e dal crowdfunding.

 

Il giornalismo, si sa, sta affrontando un grosso problema di sostenibilità. Mentre i tradizionali modelli di business diventano sempre meno adatti e profittevoli, si fatica a trovare nuove strade che possano garantire altrettanta efficacia economica. Alcuni tentativi – talvolta riusciti – tuttavia ci sono. È il caso delle membership, modello nato nel mondo anglosassone già alcuni anni fa e che consiste in un “contratto sociale” tra un’impresa giornalistica e i suoi membri: i membri danno il loro tempo, denaro, energia, competenza e connessioni per sostenere una causa in cui credono; in cambio, la testata giornalistica offre trasparenza e occasioni per contribuire in modo significativo sia alla sostenibilità che all’impatto dell’organizzazione.

In una parola, membership significa appartenenza. E utilizzare l’appartenenza come modello di business significa fare in modo che i lettori si sentano parte di un universo di valori condivisi. Rivolgersi a una specifica comunità offrendole un servizio utile e di qualità.

Insomma, secondo questo orientamento editoriale, i lettori sono molto più di una fonte di sostegno economico. I membri sono parte attiva di uno scambio circolare di conoscenze con i giornalisti, dinamica che permette tra l’altro alla testata di identificare i sostenitori più forti e arruolarli nella sua ricerca di impatto e sostenibilità.

In molti casi, la membership è un accordo per mantenere l’accesso agli articoli libero e gratuito per tutti. In quanto sostenitori in primo luogo di una causa, i membri hanno infatti interesse a raggiungere il maggior numero possibile di persone attraverso la testata.

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Le tre componenti dei modelli di membership per il giornalismo

Secondo la Membership Guide, i modelli di membership nel giornalismo devono essere costruiti attorno a tre componenti principali.

Una strategia di membership che definisce come questo modello si inserisce nella vision dell’organizzazione giornalistica. In che modo l’organizzazione sosterrà il proprio prodotto editoriale? Quale ruolo avranno i membri dell’audience, sia in termini economici sia più in generale?

Le cosiddette memberful routines, ovvero le dinamiche che collegano i membri dell’audience alla testata giornalistica e alle persone che la producono. Fondamentali per una strategia di membership efficace, si riferiscono anche in questo caso ai membri dell’audience in generale.

Un programma di membership, cioè il prodotto con cui il lettore interagisce per diventare membro. È una specie di contenitore per la gestione delle persone che contribuiscono all’organizzazione giornalistica. Quando si parla di membership, solitamente ci si riferisce proprio a questo aspetto, che – per capirci – comprende anche la pagina sulla quale si atterra dopo aver cliccato sulla call to action “diventa membro”.

Non tutte le testate giornalistiche che adottano il modello della membership hanno già sviluppato tutte e tre queste componenti. Inoltre, ciascuna di esse può essere approfondita in modo diverso. Tuttavia, una redazione giornalistica partecipativa e inclusiva che voglia sostenersi almeno parzialmente sulla membership necessita di tutte e tre gli aspetti.

Infine, attenzione: la membership non è per il giornalismo l’unico modello di revenue ed engagement dell’audience. Comprendere le differenti value proposition e resource demand dei diversi modelli di revenue ed engagement è la chiave per capire qual è il modello giusto per la propria comunità e quindi organizzazione.

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In cosa i modelli di membership sono diversi dai modelli di abbonamento?

In un modello di abbonamento o subscription, i membri del’audience pagano per avere accesso a un prodotto o servizio. Questo modello richiede quindi solitamente un paywall, poiché ciò che viene monetizzato è l’accesso al contenuto.

L’abbonamento può scalare molto più rapidamente della membership, poiché non necessita di un rapporto più profondo con i lettori. Ciò che richiede è invece un giornalismo eccezionalmente coerente, di alta qualità, altamente differenziato – e una buona user experience.

Per le pubblicazioni altamente specializzate, che forniscono un marcato vantaggio professionale e/o hanno una forte audience istituzionale in settori specifici, l’abbonamento può funzionare bene. Si vedano ad esempio casi come il New York Times, il Wall Street Journal, il Financial Times, il Ken e The Information, ma anche The Athletic.

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In cosa i modelli di membership sono diversi dai modelli di donazione?

In un donation model, i membri dell’audience donano il loro tempo o denaro a sostegno di una causa o di valori comuni. Si tratta quindi di una relazione di beneficenza. Molte redazioni utilizzano i termini membro e donatore in modo intercambiabile. Tuttavia, è diversa l’aspettativa di ciò che un sostenitore ottiene in cambio.

Quando si è in dubbio nella scelta tra i due modelli, occorre chiedersi di quale livello di autonomia editoriale dalla propria audience si ha bisogno per compiere la propria missione, così come quale livello di partecipazione si è disposti a offrire.

Per le pubblicazioni che coprono soprattutto questioni inerenti al bene pubblico, un donation model può funzionare bene. Allo stesso modo, questo modello può essere scelto anche quando i temi trattati non si prestano all’adozione del modello di membership o a quello dell’abbonamento. Ad ogni modo, pubblicazioni come ProPublica e Mother Jones (71% delle entrate del 2019 realizzato grazie ai lettori, 12% attraverso l’abbonamento all’edizione cartacea) sono chiari esempi di donation model.

In cosa i modelli di membership sono diversi dal crowdfunding?

In un modello di crowdfunding, i membri dell’audience donano un contributo una tantum per sostenere un progetto specifico.

Solitamente, il crowdfunding è un buon modo per testare l’entusiasmo nei confronti di un’idea e per conoscere meglio il grado di coinvolgimento della propria audience. Alcune organizzazioni, ad esempio La Silla Vacia in Colombia, hanno iniziato proprio con una campagna di crowdfunding come test e in seguito hanno optato per il modello di membership,

In altri casi – ad esempio Krautreporter in Germania e De Correspondent in Olanda – le testate giornalistiche hanno considerato i loro donatori tramite crowdfunding come i primi membri del progetto, passando così immediatamente a un programma di membership.

Come gestire Instagram dal tuo computer: istruzioni per l’uso

  • Più libertà e flessibilità per godersi un video su Instagram in streaming più a lungo, e tanti altri vantaggi.
  • Ecco come navigare e utilizzare la versione desktop di Instagram per le attività di Social Media Marketing!

 

L’obiettivo di Facebook, che negli ultimi anni ha preso sempre più piede tra nuove funzioni e aggiornamenti, è quello di cercare di unificare e semplificare la gestione dei contenuti nelle varie piattaforme di sua proprietà attraverso strumenti nativi, come Business Manager e Creator Studio.

Il tanto agognato obiettivo ha preso forma, già a partire dallo scorso anno, grazie alla possibilità di gestire il proprio flusso di lavoro, nel caso di Instagram, anche da desktop.

Ecco quindi una piccola guida illustrativa che può permettere anche a te di gestire tutto comodamente al tuo pc!

Accedi alle impostazioni del profilo Instagram dal tuo desktop

Prima di tutto, vai sul sito Instagram.com e accedi con il tuo nome utente e password, fai clic sulla foto del tuo profilo e questo ti porterà alla tua schermata: fai clic sul pulsante Modifica profilo.

come gestire instagram dal tuo computer

LEGGI ANCHE: 5 consigli, strumenti e strategie per il tuo Instagram Marketing

Ti apparirà cosa vedresti normalmente per il tuo profilo Instagram nella versione mobile: il tuo nome, nome utente, sito web, biografia e informazioni di contatto. Da qui puoi apportare modifiche al tuo profilo. Quando hai finito, fai clic su Invia per salvarli.

Ti consiglio di effettuare eventuali modifiche della tua biografia direttamente dal tuo dispositivo mobile (magari prima creando il testo dall’App Note).

come gestire instagram dal tuo computer

Puoi utilizzare le opzioni di menù sul lato sinistro di questa finestra, anche modificare la password, aggiornare le notifiche, gestire i tuoi contatti e accedere a una varietà di altre funzioni.

Cerca un account da desktop

Desideri visualizzare il profilo Instagram di qualcuno dal tuo computer?

Vai su instagram.com/ username (instagram.com/audible, ad esempio) e verrai indirizzato direttamente al suo profilo: puoi quindi navigare attraverso il contenuto proprio come faresti sul tuo smartphone.

come gestire instagram dal tuo computer

Se non conosci il nome utente esatto del profilo a cui desideri accedere, digita semplicemente il nome o quello che pensi sia il nome utente nella barra di ricerca e vedrai un elenco a discesa dei risultati. Eccoti un esempio di seguito.

come gestire instagram dal tuo computer

Dalla barra di ricerca su Instagram.com, puoi cercare praticamente qualsiasi cosa: hashtag , posizioni e persone. Qualunque cosa tu digiti nella ricerca, Instagram mostrerà tutti i risultati pertinenti che rientrano in una qualsiasi di queste categorie.

Apri Instagram ed esplora il feed dal tuo desktop

Proprio come la pagina Esplora di Instagram sui dispositivi mobili mostra i contenuti ordinati e consigliati per te, anche la pagina Esplora sul tuo desktop lo fa. L’icona è diversa ma ha tutte le stesse caratteristiche e funzionalità.

Fai semplicemente clic sull’icona della bussola nell’angolo in alto a destra dello schermo e il feed Esplora si popolerà con tutti i contenuti che normalmente vedresti sull’app mobile.

Scorri il feed dei tuoi post

Una delle parti migliori di Instagram è esplorare il feed per vedere il contenuto degli account che segui e puoi farlo altrettanto facilmente sulla versione desktop. Fai clic sull’icona Home per andare direttamente al feed e vedere tutti i tuoi contenuti ordinati come sei abituato.

Quando si tratta del feed di Instagram, la versione desktop offre le stesse funzionalità dei dispositivi mobili.

Puoi fare doppio clic per mettere Mi piace a un post o semplicemente fare clic sull’icona del cuore: puoi anche lasciare o rispondere a un commento e condividere o salvare il contenuto in una raccolta per la visualizzazione successiva.

Visualizza le stories

Le storie di Instagram sono disponibili anche sul desktop per la visualizzazione e, ancora una volta, le storie degli account che segui si popolano proprio come sei abituato sull’app mobile. Vedrai il banner delle storie nella parte superiore dello schermo.

come gestire instagram dal tuo computer

LEGGI ANCHE: Instagram celebra il suo decimo compleanno (e annuncia qualche novità)

Per guardare una storia di Instagram dal desktop, fai clic sulla storia che desideri guardare e si aprirà in una nuova finestra nel formato verticale 9:16 e verrà riprodotta come se fosse su un dispositivo mobile.

Per navigare in una storia, puoi fare clic e tenere premuto (non rilasciare) il mouse per metterla in pausa, proprio come faresti per tenere premuta una storia dal vivo. Fai clic su Avanti per vedere nuove storie.

Se fai clic nella casella dei commenti, puoi rispondere rapidamente o digitare una risposta alla storia come faresti sul cellulare.

come gestire instagram dal tuo computer

Se preferisci utilizzare la tastiera per navigare nelle storie, tocca la barra spaziatrice per mettere in pausa la storia che stai guardando, quindi toccala di nuovo per avviare la riproduzione. Usa i tasti freccia per spostarti avanti e indietro tra le altre storie.

La maggior parte delle cose in Instagram Stories sul desktop sono funzionali come nomi utente, tag, tag di posizione e persino la funzione di scorrimento. Fare clic su Vedi altro, che sostituisce lo scorrimento verso l’alto, per passare a qualsiasi collegamento fornito in una storia.

Una cosa che al momento non puoi fare sul desktop è interagire con adesivi come quiz e sondaggi. Questa funzionalità è disponibile solo sull’app mobile.

Guarda i video live

Con Instagram Live sul desktop, vedrai apparire l’icona live attorno alle storie proprio come vedresti su un dispositivo mobile.

Fai clic sulla foto del profilo della persona con il simbolo live e verrai indirizzato al suo video live. Come puoi vedere sotto, il video live si popola sul desktop in un quadrato, con il video 9:16 verticale a sinistra e i commenti a destra.

Questo layout è effettivamente carino perché i commenti non coprono il viso della persona.

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Quando guardi un video in diretta, puoi rispondere e lasciare commenti proprio come faresti su un dispositivo mobile. Digita il tuo commento nella casella dei commenti e premi invio e Instagram aggiungerà immediatamente il tuo commento.

Su dispositivo mobile, puoi toccare il cuore e dare Mi piace, ma non puoi farlo sulla versione desktop.

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Puoi portare un ospite nel tuo Instagram Live durante la trasmissione dal desktop, ma l’ospite non può partecipare al tuo streaming dal desktop. Devono usare il loro dispositivo mobile.

Allora perché dovresti preoccuparti che il video di Instagram Live sia disponibile sul desktop?

Guardare un video Instagram Live su un dispositivo mobile monopolizza il dispositivo dello spettatore in modo che non possa rispondere a messaggi di testo, ricevere telefonate o fare altre cose mentre sta guardando il tuo live streaming. Guardare sul desktop libera il loro dispositivo mobile. 

Nessuno vuole guardare un video di un’ora su un dispositivo mobile se può guardare su un desktop. Offre loro più libertà e flessibilità per godersi davvero un video in streaming più lungo. Quindi approfitta di questa opzione per convincere più membri del pubblico a guardare i tuoi video in diretta su Instagram.

Pulsanti di azione e approfondimenti di Instagram solo su dispositivi mobili

Una caratteristica comune sui profili Instagram sono i pulsanti di azione (chiamata, testo, e-mail, indicazioni stradali) o pulsanti aggiuntivi come ordinare cibo o buoni regalo.

Puoi gestire e modificare questi pulsanti di azione solo su dispositivi mobili, non su Instagram.com.

Un’altra limitazione del sito web Instagram.com è che non puoi visualizzare i tuoi approfondimenti. Questa funzione è disponibile solo sui dispositivi mobili.

Gestisci i messaggi diretti

Per i messaggi diretti su Instagram.com, fai clic sulla familiare icona dell’aeroplano di carta nella barra degli strumenti in alto per aprire la cartella dei messaggi diretti.

Noterai che la struttura delle cartelle è la stessa per i tuoi profili aziendali e creativi. Hai una casella di posta principale, una casella di posta generale e se hai richieste in sospeso, vedrai anche la cartella delle richieste.

come gestire instagram dal tuo computer

Una volta che sei in un thread di messaggi diretti, componi un messaggio semplicemente facendo clic nella casella del messaggio, digitando il tuo messaggio e premendo Invio o Invio.

Fare clic sull’icona della galleria per accedere a qualsiasi foto o video sul computer e aggiungerli al thread del messaggio diretto. Per mettere mi piace e rispondere a un messaggio che hai ricevuto, fai clic sull’icona del cuore. C’è anche un’icona emoji nella finestra del messaggio che ti consente di aggiungere qualsiasi emoji mentre usi Instagram.com.

Inoltre, facendo clic sul pulsante a tre punti accanto a un messaggio che hai inviato, vengono visualizzate le opzioni per copiare il testo o addirittura annullare l’invio del messaggio se desideri riprenderlo.

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Se fai clic sul pulsante a tre punti accanto a un messaggio che hai ricevuto, vedrai l’opzione per copiare il testo o segnalare quel messaggio e/o una persona.

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Se desideri inviare un nuovo messaggio a qualcuno a cui non hai precedentemente inviato messaggi, fai clic sull’icona a forma di matita nella parte superiore della schermata DM e digita il nome del destinatario. Ciò genera un nuovo thread di messaggi. Oppure puoi semplicemente fare clic sul pulsante del messaggio sul profilo Instagram della persona e questo ti porterà immediatamente al thread del messaggio diretto.

Nella posta in arrivo del messaggio diretto, tutto ciò che è in grassetto è un messaggio non letto. Se hai letto un messaggio sul desktop, apparirà come letto sul tuo dispositivo mobile.

Ci sono un paio di cose con i DM di Instagram che puoi fare su un dispositivo mobile ma non su Instagram.com. Sul tuo dispositivo mobile, puoi contrassegnare un messaggio e ordinare i tuoi DM per quei messaggi contrassegnati. Questo è un ottimo modo per tornare indietro e accedere a un messaggio a cui desideri rispondere in seguito. Non puoi farlo sulla versione desktop.

Inoltre, non puoi contrassegnare o richiamare quei messaggi contrassegnati.

L’enorme vantaggio di utilizzare i messaggi diretti su Instagram.com è la funzionalità di una tastiera fisica.

Puoi digitare e rispondere rapidamente utilizzando una tastiera molto più velocemente di quanto la maggior parte delle persone possa digitare una risposta sul proprio dispositivo mobile. Se la tua azienda fa molto con i messaggi diretti , avere la funzionalità di Instagram.com ti renderà la vita molto più semplice.

Sull’app mobile di Instagram, potresti essere abituato a rispondere con un video che registri o toccando e tenendo premuto per registrare un messaggio audio in risposta a un DM. Instagram.com non ha questa funzionalità. Puoi rispondere solo con testo come messaggio. Tuttavia, se sul computer è presente un file video o audio, è possibile aggiungerlo come allegato alla risposta del messaggio.

Rimuovi l’accesso ai dati delle app di terze parti

C’è un’importante funzione di sicurezza disponibile solo su Instagram.com che può aiutare a impedire agli hacker di entrare nel tuo account o a qualcuno di rubare le tue informazioni.

Ogni volta che accedi a uno strumento di terze parti con accesso a Instagram utilizzando il tuo token, questo registra i tuoi dettagli e le tue credenziali. Puoi provare nuovi strumenti o avere membri del team che si sono iscritti a strumenti diversi e ogni volta che ti iscrivi a quelli o vi accedi, quel token viene rinnovato.

Quello che potresti non capire è che quei gettoni rimangono attaccati a quello strumento finché non lo togli. Tale accesso rimane attivo anche se non utilizzi più quello strumento o se hai disabilitato quell’account; tuttavia, è davvero facile entrare e ripulirlo.

Vai al tuo profilo facendo clic sulla foto del tuo profilo, fai clic sull’icona a forma di ingranaggio e da lì fai clic su App e siti Web.

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Questo ti porterà in un’altra schermata in cui vedrai un elenco di strumenti che hanno accesso al tuo account Instagram. Potresti essere sorpreso da alcuni che sono lì dentro.

Per ripulirli, fai clic sul pulsante Rimuovi e cancellerà l’accesso al token. Lascia l’accesso a tutti gli strumenti che utilizzi regolarmente, come uno strumento di pianificazione o un widget del sito web.

Suggerimento: accedi e controlla l’accesso ai dati delle app di terze parti almeno ogni 6-12 mesi.

come gestire instagram dal tuo computer

LEGGI ANCHE: Come aumentare la reach organica sui canali social

Instagram è stato originariamente progettato solo per dispositivi mobili, ma la piattaforma continua ad aggiungere ulteriori funzionalità per gli utenti desktop. Questa è una buona notizia per i professionisti del marketing. Ora che hai compreso le differenze tra l’utilizzo di Instagram sul tuo computer e l’app mobile, saprai che l’utilizzo di Instagram.com per determinati sforzi di marketing ti aiuterà a essere più efficiente.

Instagram, non consente, ancora, il caricamenti contenuti su Storie o feed. V’è un altro strumento che puoi usare: Facebook Creator Studio: lo strumento nativo di Fb per gestirne i contenuti sulle sue piattaforme.

Infine, per tutti quelli che “Come riesco a collegare l’account Instagram a Creator Studio?”. Ecco spiegato in alcuni semplici passi:

  • Assicurati che il tuo account Instagram sia di tipo aziendale o Creator;
  • Collegalo alla pagina Facebook;
  • Accedi quindi a Creator Studio e clicca sull’icona di Instagram in alto al centro;
  • Dovrai semplicemente procedere al collegamento dell’account Instagram;
  • Tieni presente che gli account Instagram collegati alle Pagine Facebook possono essere gestiti da chiunque abbia un ruolo su tali Pagine. Ricorda, quindi, di valutare ed eventualmente aggiornare i ruoli degli utenti tramite Business Manager.

Week in Social: dall’aggiornamento di WhatsApp Business alla funzione “Quartieri” di Facebook

Anche questa settimana concludiamo con il solito recap della notizie e degli aggiornamenti dal mondo dei social.

Tra la pandemia che torna a mordere e le nuove misure di chiusura e distanziamento che tanti i Paesi stanno adottando, presto i social potrebbero tronare ad avere un ruolo ancora più centrale.

Universo Facebook

Facebook ha lanciato il test della funzione “Quartieri”, che mira a collegare gli utenti alle notizie e agli eventi della comunità locale. L’azienda sta tentando sempre di più di orientarsi verso delle sorta di mini-social, in grado di collegare gruppi ristretti di persone.

Facebook intanto sta anche usando l’intelligenza artificiale per prevedere la diffusione del COVID-19, dando alle autorità e al personale sanitario la possibilità di adattarsi velocemente ai picchi di nuovi casi.

Il social, infine, ha lanciato ufficialmente i topic in Watch, aggiungendo alcuni nuovi strumenti di scoperta alla sua piattaforma video, che inizia finalmente a registrare un numero crescente di utenti.

whatsapp

WhatsApp Business

WhatsApp sta allargando i suoi servizi aziendali. In un blog post, il servizio di messaggistica istantanea annuncia diversi aggiornamenti per gli utenti business. Spiccano nuove funzionalità per lo shopping e un hosting che faciliterà la gestione del magazzino e le risposte di assistenza da remoto.

Instagram Stories app

Instagram Age Tool

Per proteggere meglio i più giovani, la piattaforma prevede ora per i contenuti branded una nuova opzione per fissare l’età minima di chi può visualizzare il post.

Mondo Twitter

Twitter consentirà agli utenti di condividere liste di argomenti non solo nei tweet ma anche nei messaggi diretti. Un altro modo per espandere la scoperta di tweet rilevanti.

La piattaforma ha anche aggiornato il processo di creazione di Twitter Ads Manager, rendendo più facile vedere come saranno i tweet sponsorizzati prima di lanciare la campagna.

In breve

Snapchat punta sull’eCommerce. Il social ha appena aggiunto una nuova capacità di scansione dei codici a barre per prodotti selezionati. Inquadrando il barcode con la fotocamera vengono fornite ulteriori informazioni sull’articolo.

Moderazione dei contenuti su TikTok. Il social ha lanciato un nuovo sistema di notifica per aiutare i creator a comprendere i motivi dietro le rimozioni dei loro video e per non commettere gli stessi errori in futuro.

Eventi virtuali su LinkedIn. Per le pagine aziendali la piattaforma offre nuove funzionalità che includono un modulo di Lead Generation per l’iscrizione agli eventi e nuove opzioni pubblicitarie.

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Il Flywheel Model cambierà per sempre il tuo modo di approcciarti al marketing

  • Flywheel Model, il nuovo modello di crescita aziendale in cui le strategie di Inbound Marketing e le persone sono il fulcro.
  • E il Funnel Model? Non va in pensione, ma si focalizza sull’analisi e sulla gestione delle singole fasi aziendali.

 

Flywheel Model, il cosiddetto “modello volano”, una rivoluzione che per i marketer più tradizionalisti sarà sconvolgente. Non perché rappresenta un nuovo modo di vedere e di concepire il cliente come centripeto per la forza e la crescita del business, ma perché mostra quanto il più studiato Funnel Model vada in parte superato, o meglio confinabile alle singole fasi decisionali aziendali.

In pratica, per semplificare il concetto potremmo dire che, più Funnel Model insieme creano una base solida per il più moderno Flywheel Model.

Flywheel Model vediamolo nel dettaglio

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Iniziamo con una definizione, “Flywheel Model è un modello per la crescita del business che si concentra sull’utilizzo dello slancio dei clienti soddisfatti per guidare le referenze e le vendite ripetute”.

Hubspot, la famosa società statunitense specializzata in marketing per le vendite e il servizio clienti, è così che definisce il modello volano, ossia un modello per il quale i clienti soddisfatti e fedeli sono la forza centrale che fanno crescere il business.

Rendere felice e fedele il cliente, spinta del nostro volano di crescita, deve essere l’obiettivo principale della strategia e del team. E solo un team coeso può dare al cliente, ormai diventato potente e selettivo nel suo processo decisionale, l’esperienza che desidera e l’attenzione che merita.
A differenza di quanto accade nel Funnel Model in cui il cliente entra dall’alto, percorre tutto il percorso verso il basso e, una volta fuori, ha concluso il suo processo di acquisto; nel modello volano il cliente non esce mai, ma la sua esperienza positiva lo riporta all’inizio del processo oltre che coinvolgere nuovi potenziali clienti con passaparola e recensioni positive.

Ma quindi come funziona?

Il Flywheel Model si basa su 3 aspetti fondamentali: quanto veloce va, quanto attrito ha e quanto grande è.

  1. La velocità, più il modello gira veloce più è in grado di produrre energia di crescita per l’azienda. La velocità viene incrementata man mano che il team va ad intervenire su quegli aspetti di maggior impatto sulla soddisfazione dei clienti, come, ad esempio, campagne di inbound marketing dedicate, un customer service efficiente o iniziative volte ad incrementare il passaparola;
  2. L’attrito, per definizione, è quella forza che rallenta il modello e si manifesta, soprattutto, in ambito del team: un team poco coeso e che ha difficoltà a condividere le informazioni distoglierà l’attenzione dal cliente e quindi diminuirà la velocità di rotazione del modello;
  3. Grandezza intesa come numero di soggetti e clienti, anche potenziali, che il volano è in grado di attrarre. Più questo sarà grande più il business aziendale avrà successo.

Quindi: le persone sono al centro,  Non si tratta però solo dei clienti, ma anche del team inteso come primo vero brand ambassador.

Ora passiamo alla pratica.

Strutturare un Flywheel efficace è questione di regole e tecnica, poi la componente umana sarà quella che lo farà girare se guidata al meglio.

Bisogna innanzitutto partire dalle fasi strutturali base che spaziano da come attirare il cliente a come farlo acquistare e diventare brand ambassador.

Per attirare il cliente potenziale verso la nostra azienda è necessario farsi notare, partendo, per esempio, da un sito internet ottimizzato e con user experience spiccata, oltre a pensare a prove gratuite di prodotto o di servizio, insieme ad una pubblicità targettizzata.
Una volta che abbiamo l’attenzione del nostro potenziale cliente è necessario trasformarlo da potenziale ad effettivo, portarlo quindi ad acquistare. Per fare questo si può pensare a strumenti come il miglioramento del percorso d’acquisto, a delle offerte dedicate come sconti sul primo acquisto accompagnato all’iscrizione alla nostra newsletter attraverso la quale continuare ad inviare pubblicità mirata.
Il cliente ha comprato, per la prima volta, quindi il primo passo è compiuto (top), ma adesso la partita si sposta su farlo acquistare di nuovo e far sì che parli di noi, positivamente, con la sua rete di amici e contatti. Ecco quindi che scende in campo il servizio di customer care e di post vendita in cui l’azienda si mette a disposizione del suo cliente per aiutarlo a raggiungere il suo obiettivo di acquisto facendolo sentire importante ed al centro del suo processo di acquisto.

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Una volta gettate le basi per la costruzione del modello è necessario pensare alle metriche di misurazione della sua efficacia sia per ogni fase, sia del modello in toto per andare costantemente a fare manutenzione sul modello e sulla sua efficacia.
Si parla quindi di CRO test (Conversion Rate Optimization Test): test in grado di valutare l’efficacia degli strumenti di marketing e delle campagne studiate per andare a modificare o concentrare la strategia su quello che si è dimostrato più o meno efficace.

Infine la tanto nominata frizione, ossia la forza che rallenterebbe il volano. È necessario individuare le fasi deboli del nostro modello e lì concentrarci. Le campagne marketing, il team, la comunicazione o il servizio clienti possono essere alcuni degli esempi nei quali individuarle.

Ma questo blasonato Flywheel Model funziona davvero?

Ecco alcuni dati: il 57% dei processi di acquisto in ambito B2B si conclude prima di arrivare al contatto con la forza vendita e l’81% dei clienti basano la loro decisione sulle recensioni di altri compratori o di amici e parenti.

Dunque anche i dati confermano che un team efficace ed un cliente soddisfatto portano a un volano di successo.

Funnel Model vs Flywheel Model, perché l’innovazione funziona

Da sempre, chi ha studiato marketing lo sa bene, il Funnel Model è stato il pilastro del marketing e delle vendite, un percorso a fasi che conduce il potenziale cliente attratto da campagne di Outbound Marketing e che lo trasforma in un acquirente vero e proprio, ma che fuori dall’imbuto chiude il suo percorso di acquisto.

Nel nuovo Flywheel Model, al contrario, il cliente non è un semplice acquirente, ma un soggetto in grado, con il suo potenziale di acquisto, di guidare le scelte di business, consapevole di questo super potere: il consumatore, oggi, basa le sue scelte su recensioni e ricerche online fatte in prima persona ed è in grado, dall’altra parte, di influenzare gli altri, ecco perché in questo ultimo decennio il cliente è considerato un vero e proprio pilastro di crescita e sviluppo.

È quindi giusto dire che oggi il modello di crescita che la tua azienda dovrà adottare è quello a volano. Ma no panic, gli imbuti non scompaiono, solo devono essere applicati a quelle fasi dove davvero possono fare la differenza ossia i singoli processi aziendali, come quello di vendita, ad esempio.

In questo processo infatti, mappare le singole fasi attraverso cui il cliente viaggia può aiutarti a capire se e quale fase è farraginosa o complicata e quindi andare a mettere in atto manovre correttive specifiche come ad esempio migliorare l’efficacia del team vendita soprattutto nella fase pre vendita oppure rinforzare il customer care per incrementare il numero di referral o di brand ambassador.

Il Funnel Model, quindi, può aiutarti ad analizzare i diversi processi aziendali e creare un team coeso che abbia focus sui processi e obiettivi aziendali, persone in grado di coinvolgere altre persone (il target).

Possiamo quindi pensare ad un Flywheel Model come un vero e proprio volano meccanico i cui ingranaggi sono composti da Funnel Model specifici per ogni fase del processo di acquisto.

Come abbiamo già detto, la sostanziale differenza tra i due modelli sta nel fatto di come il cliente venga considerato; il prodotto, infatti, non basta più.

Nel Funnel Model il cliente è considerato come soggetto passivo, tramite outbound marketing il target viene bombardato in massa da messaggi pubblicitari e da comunicazioni in quanto il brand ha l’obiettivo di farsi conoscere da più pubblico possibile che sia in target o meno. Se è interessato ai nostri messaggi allora entrerà nel Middle of Funnel dove la nostra azienda viene paragonata ad altre della lista e il nostro futuro cliente sta ancora capendo se facciamo per lui o meno. Alla fine dell’imbuto troviamo i superstiti, ossia coloro che ci hanno scelto come soluzione, ma che ci abbandoneranno tanto in fretta quanto velocemente sono entrati.

E questo è il vero limite: non esiste una fase che punta al post vendita e a creare conversazioni intorno al brand.

Nel Flywheel Model, invece, il target cliente è il centro del modello, dai suoi acquisti, consigli e passaparola dipenderà il successo del nostro brand. Ecco quindi che il servizio di customer care non può assolutamente fallire.
Il cliente viene quindi attirato con un marketing che è diventato inbound, quindi targhettizzato, dopodichè viene coinvolto dal brand che gli offre informazioni di prodotto o su se stesso per cercare di instaurare un meccanismo di fiducia e infine cerca di fornirgli la miglior esperienza di acquisto che abbia provato, così che possa parlare bene di noi alla sua cerchia e portare nuovi clienti.

Outbound ed Inbound Marketing, due modelli a confronto

Pensatela come “ad ogni marketing il suo modello”, quindi outbound marketing e funnel model sono la prima coppia e inbound marketing e flywheel Model la versione più moderna.

Per Outbound Marketing si intende quel marketing di massa, “spinto” verso il cliente attraverso i media più classici come la stampa e la tv che interrompono l’attenzione di un target considerato passivo. Ecco quindi che con un target così si è pensato ad un modello a sua volta passivo, dove il cliente attirato all’interno dell’imbuto prosegue la sua esperienza verso il basso e in cui, una volta uscito, non viene considerato come possibile forza di crescita dell’azienda stessa.

Con l’avvento del marketing digitale, invece, il consumatore accresce il suo potere e cambia di ruolo, da passivo ad attivo e selezionatore di contenuti e brand da cui lasciarsi interrompere lasciando anche un contributo verso la sua cerchia con recensioni e feedback. Le aziende, quindi, pensano a un marketing più targettizzato e in grado di fornire contenuti di valore al loro fruitore. Si parlerà quindi, anche, di Flywheel Model, il modello volano in cui il consumatore è la forza di crescita (o di decrescita) del modello stesso e di conseguenza dell’azienda a cui si riferisce.

In particolare in relazione all’Inbound Marketing applicato al modello volano si studieranno campagne marketing in grado di alimentare l’attenzione del cliente in ognuna delle tre fasi fondamentali:

  • Attract, creo contenuti e conversazioni interessanti;
  • Engage, costruisco relazioni durature con il mio target;
  • Delight, delizio il mio pubblico con un’esperienza unica e tailor-made.

Alcuni esempi di strategie possono essere:

  • Fase attrattiva (attract): articoli propri su blog o social media, usare dei testimonial, ottimizzare i nostri contenuti per la SEO e le ricerche online
  • Fase di coinvolgimento (engage): mostrare all’utente perchè siamo la scelta per lui e che vantaggi avrebbe scegliendoci anche attraverso delle chiamate dirette, ma studiate a tavolino e che non sembrino le classiche chiamate da Call center
  • Fase di soddisfazione (delight): customer care anche online, canali per feedback e supporto anche su Facebook o Whatsapp, dare risposte tempestive

Con il cambiamento di modello cambiano anche le logiche dei team verso il cliente, se prima i venditori erano le figure chiave per trattenere un consumatore, oggi tutto il team deve essere in grado di attrarre e fidelizzare il cliente, ma ancor più importante è il servizio post vendita e customer care.

Se nel Funnel Model, insomma, era l’inizio del percorso la tappa più importante, con il Flywheel Model avviene tutto il contrario, è la fine quella che conta.

L'esigenze e i desideri dei lavoratori, sembrano mutare quotidianamente

Benefit aziendali: cosa sognano i dipendenti italiani

  • L’accesso ai benefit aziendali rappresenta un valore aggiunto per i lavoratori italiani.
  • Emerge la crescente difficoltà a creare un equilibrio tra sfera lavorativa e vita privata, ma i benefit al personale continuano a favorire l’aumento di produttività.

 

Per i dipendenti italiani, i benefit aziendali non costituiscono un optional, ma un asset importante dell’ecosistema professionale. Desiderano avere maggiore tempo per le attività sportive e intendono rimanere costantemente aggiornati: d’altronde dallo scorso lockdown si è notato un incremento delle iscrizioni ai vari corsi di formazione online.

Benessere fisico e della mente, convenzioni con centri sportivi e corsi di formazione per riqualificarsi e migliorarsi nel mondo del lavoro.

Salute fisica e crescita professionale, tra i benefit aziendali più ricercati

Benessere fisico e della mente, convenzioni con centri sportivi e corsi di formazione per riqualificarsi e migliorarsi nel mondo del lavoro.

Ecco cosa desiderano davvero gli italiani, che tuttavia da parte delle aziende continuano a trovare, come proposta più frequente, i classici buoni pasto. Lo rivela un’indagine di Urban Sports Club, l’applicazione per l’accesso ai centri fitness diffusa in tutta Europa. Dal sondaggio, è emersa la crescente difficoltà a creare un equilibrio tra sfera lavorativa e vita privata, in cui spesso i momenti da dedicare al proprio benessere fisico ed emotivo vengono sacrificati, e tutto ciò ha naturalmente un impatto al ribasso sulla macchina produttiva.

L’accesso ai benefit aziendali rappresenta un valore aggiunto per ogni lavoratore

Anche se, complice la profonda evoluzione degli stili di vita in atto, esigenze e desideri sembrano mutare quotidianamente, qual è lo scenario attuale e quali sarebbero le aree che a detta dei dipendenti potrebbero contribuire realmente a migliorare la qualità della vita?

“Il dialogo e la collaborazione con le aziende è fondamentale per realizzare questa visione attraverso l’erogazione di un benefit che possa davvero impattare in maniera positiva sulla vita dei dipendenti” – commenta Filippo Santoro, Managing Director per l’Italia di Urban Sports Club.

Mensa e assicurazione sanitaria i benefit più popolari

Eppure a disporre di benefit aziendali non sono in pochi, ma  il 70% dei lavoratori dipendenti. In ordine di popolarità, le aziende italiane propongono mensa o buoni pasto (52%), assicurazione sanitaria aziendale (47%) e prodotti di primaria necessità, quali acqua, caffè e snack in ufficio (45%). Al quarto posto ci sono il cellulare o computer aziendale, seguiti da generici premi o bonus. Al sesto posto c’è la possibilità di lavorare in smart working. Solo al settimo posto troviamo convenzioni con centri sportivi o fitness. In coda la palestra aziendale (6%) che tuttavia, va da sé, è concepibile solo in aziende di una certa rilevanza.

La classifica dei più utilizzati

Nella top 10 dei benefit aziendali più popolari in Italia non manca nulla, e si va dal caffè all’auto aziendale, fino ai buoni regalo:

  1. Mensa o buoni pasto
  2. Assicurazione sanitaria aziendale
  3. Beni di prima necessità (acqua, caffè, snack)
  4. Strumenti hi-tech (cellulare o computer aziendale)
  5. Premi o bonus
  6. Smart working
  7. Convenzioni con centri sportivi e fitness
  8. Auto aziendale
  9. Palestra aziendale
  10. Buoni regalo

LEGGI ANCHE: L’auto-organizzazione in azienda come alternativa alle gerarchie

La felicità dei dipendenti passa dai benefit aziendali

Ma cosa chiedono i dipendenti?

L’attività fisica è un’esigenza avvertita da molti e, almeno per quanto riguarda l’Italia, ancora poco radicata come forma di benefit aziendale. Circa un terzo del campione, tuttavia, sostiene di aver abbandonato lo sport a causa del protrarsi degli orari di lavoro. E, forse, proprio per questo sono in molti (52%), a dire che gradirebbero una convenzione con centri sportivi. Solo il 5% degli intervistati sostiene che sicuramente non usufruirebbe di questa opportunità.

Tra le proposte più apprezzate, quasi alla pari, ci sono poi corsi di formazione, aggiornamento e borse di studio, preferite dal 42% del campione. E in effetti, anche i corsi Ninja Academy sono disponibili sulle principali piattaforme di welfare, come EasyWelfare e Jointly.

Un benefit, dunque, finora poco considerato e che tuttavia, in tempi molto recenti, è stato rivalutato. Grazie anche al lockdown e allo smart working, infatti, numerose aziende hanno iniziato a puntare sull’aggiornamento professionale.

Chiude il podio, con il 28% delle preferenze, l’assicurazione sanitaria aziendale.

I benefici  alle persone favoriscono l’impresa

Ma a prescindere da quali siano, l’assoluta maggioranza (76%) dei dipendenti interpellati ritiene che gli incentivi possano generare output positivi anche per l’azienda stessa.

I benefit, dicono i lavoratori, favoriscono l’aumento di produttività, di conseguenza i dipendenti si sentono più soddisfatti e quindi più motivati. Dal canto suo, la realtà aziendale – afferma il 67% del campione – ne giova a livello d’immagine risultando più attraente agli occhi di nuovi possibili collaboratori e talenti. Inoltre si favorisce un legame più solido, di fidelizzazione, con i collaboratori già presenti nel team (52%).

Nello specifico, gli italiani credono che i benefit aziendali correlati alla sfera del benessere psico-fisico siano centrali, poiché impattano maggiormente sulla vita di chi ne usufruisce.