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Week in Social: Instagram introduce le GIF nelle Stories e WhatsApp consente pagamenti tra persone

Ebbene sì, anche questo venerdì il momento è arrivato! Ecco la Week in Social, la nostra carrellata settimanale di tutte le novità provenienti dall’incredibile mondo dei social media. Le novità sono davvero tante, quindi iniziamo subito.

Pronti? Partenza, via!

Instagram

GIF, che passione! Da qualche giorno, Instagram ha deciso di introdurre gli stickers in formato GIF nelle sue Stories. Già, proprio così: sarà possibile scegliere tra centinaia di migliaia di stickers in movimento supportati da GIPHY.

Tramite la versione 29 di Instagram per iOS e Android potrai curiosare tra le GIF di tendenza, oppure cercare quella che fa al caso tuo tramite la barra di ricerca: sono tutte divertentissime e da provare!

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Ma non finisce qui: come avevano già fatto le colleghe WhatsApp e Messenger, ora anche su Instagram sarà visibile l’orario dell’ultimo accesso tramite la sezione dei messaggi diretti.

Non ne saranno contenti gli amanti della privacy o quelli che hanno qualcosa da nascondere. Niente paura: innanzitutto la funzione vale solo per le persone che ci seguono, e poi sarà facilissimo disattivarla. Basterà accedere alle impostazioni, trovare l’opzione “mostra lo stato di attività” e disabilitarlo. Naturalmente, una volta disabilitato non potrete sapere neanche l’orario di accesso dei vostri amici.

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WhatsApp

Dopo aver lanciato la versione business, ancora grandi novità dall’app di messaggistica più utilizzata al mondo e per gli amanti dei video! Da adesso sarà possibile guardare i video di YouTube direttamente dall’app, senza uscirne o attraverso il browser. Potrai anche ascoltare l’audio dei tuoi filmati mentre stai chattando, non ti sembra meraviglioso? 

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Ancora: il momento che in molti stavamo aspettando sembra essere arrivato! Sarà possibile, tramite WhatsApp, effettuare pagamenti tra persone (peer to peer). La funzione, in fase di test in India, sarà lanciata ufficialmente in questi primi mesi del 2018.

LEGGI ANCHE: WhatsApp come WeChat: sarà possibile fare pagamenti tra persone

Ma cosa ne pensa Luca La Mesa, Top Teacher di Ninja Academy, in merito?

“La possibilità di trasferire soldi peer to peer su WhatsApp è attesa da metà 2017 e, oltre alla sua utilità specifica, potrà nel tempo essere importante per avere maggiori informazioni per targettizzare gli utenti in base ai loro comportamenti legati al denaro. Dati probabilmente integrati con funzionalità simili già annunciate anche per Messenger”.

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Facebook

Ovviamente, ci sono grandi novità anche in casa Facebook. Dopo aver annunciato la strategia di attacco alle fake news, attraverso l’affinamento di strumenti e metodi per la caccia alle bufale su Facebook, i vertici di Menlo Park annunciano che saranno gli utenti a decidere se una pagina è affidabile oppure no.

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Spieghiamoci meglio: gli utenti, attraverso alcune domande, avranno un ruolo attivo nell’incrementare la credibilità di una pagina o, al contrario, accentuarne la non autorevolezza.

Per farlo, risponderanno ad alcune domande molto, molto semplici, come ha rivelato BuzzFeed: “Riconosci i seguenti siti web?” e “Quanto ti fidi di questi siti?”.

Ma questo basterà a combattere la piaga delle Fake News?

Prova a rispondere Luca La Mesa:

“Ciò che è importante approfondire è che non verranno valutati i pareri di tutti gli utenti ma solo di quelli che conoscono il media in questione. Ad esempio potrà esser chiesto se un utente conosce Ninja Marketing e, solo in caso di risposta positiva, gli verrà chiesto se la ritiene una fonte autorevole. La finalità ultima non è penalizzare le pagine media ma solo quelle meno autorevoli”.

Ma non è (ancora) tutto: sempre Facebook sta lanciando Watch Party per i gruppi. Si tratta di un modo per consentire agli amministratori di un gruppo di condividere video con i propri membri e di commentare e discutere dei contenuti in real time.

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Interazione, condivisione, coinvolgimento. Queste, ancora una volta, le parole chiave su cui punta Facebook.

Tantissime novità questa settimana. Al prossimo venerdì con una nuova puntata di Week in Social!

spotify campagna 2018

Advertising e big data: qual è il confine tra creatività e privacy?

La parola confine, nell’immaginario comune (e nella definizione del dizionario) è associata al concetto di linea di demarcazione tra due luoghi, come Nazioni, regioni, ecc. o più concretamente a uno steccato, o un muro. Una definizione alquanto riduttiva per un concetto così pieno di significato storico e sociale, a cui infatti l’antropologia conferisce una nuova forma tridimensionale. Cosa è quindi il confine? Uno spazio fisico, dove si incontrano, fondono e scontrano elementi “diversi”.

Gli “spazi-confine” nel nostro caso saranno i Big Data e gli elementi che vi si incontrano o scontrano saranno creatività e privacy nell’advertising.

Creatività e Privacy: confini

I Big Data infatti stanno portando una vera e propria rivoluzione nell’advertising e nel marketing: sono terreno di decisioni, determinano la personalizzazione del contenuto e una nuova forma di creatività, ma d’altra parte portano anche conflitti. Pensiamo all’attenzione verso la cyber-security e la privacy, temi talmente caldi che appena violati risuonano a gran voce per tutto il web.

LEGGI ANCHE: Cybersecurity e Social Media: tutti i rischi del 2018 secondo Sebastiano Marinaccio

Chris Walts, Associate Director at Ogilvy London, in un’intervista a Ninja Marketing lo scorso settembre disse a riguardo:

«La personalizzazione è un’ottima cosa, ma in molti casi richiede la rinuncia a più dati personali. I consumatori stanno per affrontare una scelta nel prossimo futuro: desiderano esperienze ultra-personalizzate o preferiscono la loro privacy?»

Non saranno solo i consumatori a scegliere tra creatività e privacy, ma anche i brand. Alcuni nello spazio-confine dei Big Data difenderanno il baluardo della privacy, altri invece stanno già tastando il terreno oltre il confine con advertising ultra-personalizzati.

Quali? Netflix, Spotify, Cost Plus World Market per primi.

https://www.youtube.com/watch?v=poxjtpArMGc

Spotify

Tutto iniziò nel 2016, quando Spotify lanciò la campagna pubblicitaria outdoor per celebrare le stranezze dei propri utenti secondo i dati di ascolto raccolti, combinandoli agli eventi accaduti nel 2016. Famoso l’advertising apparso in Gran Bretagna “Care 3.749 persone che avete ascoltato It’s the End of the World as We Know It il giorno del voto per la Brexit, tenete duro”.

In quell’occasione la campagna ebbe un gran successo e gli utenti furono divertiti, coinvolti, emozionati dalla trovata, ma non “violati”. Di certo il conflitto tra creatività e privacy venne fuori e l’utilizzo dei dati per la campagna di advertising fu fatto notare al board di Spotify, con il commento del CEO Seth Farbman «C’è stato qualche dibattito sul fatto che i Big Data stiano mutando la creatività nel marketing… i dati ispirano e danno un’idea dell’emozioni che le persone stanno provando».

Spotify Music

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Quest’anno Spotify lo ha rifatto, con la campagna outdoor “Obiettivi 2018”, sempre focalizzata sulle abitudini degli utenti. Per esempio “Evitare gli inviti a cena dalle persone che hanno aggiunto queste canzoni alle loro playlist per cucinare: Slippery, All of Me, DNA”. Un successo anche in questo caso con il benestare degli utenti.

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Perché Spotify non è intrusiva?

Spotify avvolge gli utenti con musica e emozioni e può essere fruito gratuitamente. L’utente, davanti una campagna data-driven, si sentirà ancora più parte di una comunità insieme agli altri utenti. Il risultato è che Spotify utilizza i dati, ma allo stesso tempo fornisce all’utente una esperienza unica. Gli utenti ne riconoscono il valore, tollerandone l’utilizzo dei dati.

Netflix

Netflix è notoriamente molto attenta alla privacy del suo pubblico, ma sembra aver imparato da Spotify una lezione: i dati possono essere utilizzati in modo creativo per contenuti coinvolgenti. Lo ha dimostrato nel tweet oltreconfine di creatività e privacy apparso l’11 dicembre: «Alle 53 persone che hanno visto Un Principe per Natale ogni giorno negli ultimi 18 giorni, chi vi ha ferite?»

Il post ha senza dubbio fatto scaturire commenti di haters preoccupati e infastiditi dal “coming out” di Netflix: «Perché tirate in ballo le persone in questo modo?» o «Bello vedere come copiate la strategia di Spotify», «Netflix ci osserva. Tweet poco professionale».

creatività e privacy: netflix

Ma il dato rilevante in questo caso è il risultato ottenuto; 116.601 Retweet e 454.749 mi piace, terzo tweet con più successo nel mese di Dicembre.

Cost Plus World Market

Un altro esempio di brand che ha oltrepassato il confine tra creatività e privacy è quello di Cost Plus World Market, una catena di negozi specializzati in articoli per la casa. In una campagna outdoor, ha inserito oltre i nomi dei clienti anche il loro indirizzo: «Monica Kusaka, nella casa di mattoni rossi in Damen Avenue, di fronte al parco, questa lampada è per te. Mette insieme le tue due cose preferite: luce calda e lama».

dati e creatività

Ovviamente l’agenzia Barrett SF in questo caso ha chiesto espressamente ai customer il permesso per l’utilizzo di dati personali come l’indirizzo di casa.

Tra creatività e privacy: le opinioni

Andrea Cook, presidente dell’agenzia FCB/Six,  definisce l’utilizzo dei dati a scopo creativo come «un territorio inesplorato», i brand sono preoccupati di oltrepassare la linea e sembra che stiano facendo dei tentativi per capire quanto gli utenti siano disposti a tollerare.

Non solo tra i brand sembrano esserci discordanze, anche le agenzie e i creativi non sono convinti di varcare il confine. I commenti variano tra chi preferisce essere cauto, come Patrick Schoren, Creative Technology Lead per l’agenzia Bensymon Byrne, che sostiene: «Con l’accesso a così tanti dati, dobbiamo fare attenzione a non correre», e chi invece ritiene che i dati siano necessari per non annoiare i consumatori, come Rebecca Lieb, Digital Marketing e Media Specialist, che aggiunge: «I brand e le loro agenzie sono tra incudine e martello… Cosa è meglio: far rabbrividire qualcuno o non essere notati?»

Resta da chiedersi: chi sarà il prossimo a varcare il confine?

Bottura

Le 100 persone più creative al mondo nel 2017, secondo Fast Company

Fast Company ha completato la lista con le 100 persone più creative e innovative del 2017, che nel corso di un anno hanno potuto dare un contributo alla società mediante le loro idee, i loro progetti, le loro personalità.

Di seguito ve ne presentiamo alcuni; come dice Alessandro Cattelan a X Factor, non è una classifica! Sarebbe impossibile pensare a chi ha dato il contributo migliore tra queste menti geniali, dato che ognuno ha dato un contributo differente.

Massimo Bottura

Bottura

Foto – Mumbai Foodie

Tra le 100 persone più creative per Fast Company c’è anche un italiano, ed è lo chef della celebre Osteria Francescana di Modena, miglior ristorante al mondo nel 2016 e comunque sempre tra i primi posti nella lista ufficiale dei migliori 50, Massimo Bottura. Non è solo per il suo famosissimo ristorante, però, che lo chef modenese è molto conosciuto. Nel 2016, infatti, ha fondato Food for Soul, una ONLUS che lotta quotidianamente contro lo spreco alimentare. Ispirandosi al progetto del Refettorio Ambrosiano di Milano, dove moltissimi chef da tutto il mondo hanno cucinato una grandissima quantità di alimenti provenienti dai padiglioni di Expo 2015 in pasti caldi e nutrienti, serviti ai senzatetto e i bisognosi dell’area, la nuova fondazione vuole replicare lo stesso modello in più città, istituendo progetti che possano contribuire ad accrescere la consapevolezza sullo spreco alimentare e sull’isolamento sociale. Con iniziative attive a Bologna, Rio de Janeiro, e presto anche a Londra, Berlino e Los Angeles, Food for Soul ha servito più di 16000 piatti, coinvolto più di 200 chef e 600 volontari, salvato più di 25 tonnellate di surplus alimentare. Tutto ciò porta Bottura a essere non solo uno strepitoso chef, ma anche una persona innovativa, con voglia di fare del bene per la comunità mondiale.

Fidji Simo

Fidji Simo

Foto – Fortune

Vice presidente di prodotto per Facebook, Fidji Simo è la persona responsabile per ciò che quasi 2 miliardi di utenti vedono quando aprono l’app del social network più famoso del mondo. Per ogni nuova caratteristica, Simo parte dai sentimenti da trasmettere alle persone, perché “i sentimenti sono universali”. Ecco come  sono nate le dirette Facebook (Facebook Live). Puntando su commenti real-time e grande interattività tra gli utenti, i live video sono diventati un vero e proprio fenomeno globale. Simo, inoltre, è stata in grado di portare questa mentalità “user-first” anche ai prodotti di advertising, sempre più importanti per il colosso ideato da Zuckerberg.

Amy Molyneux e Sam Molyneux

Il contributo di Amy Molyneux, sviluppatore di software, e di Sam Molyneux, biofisico, è stata la creazione di Meta, società acquisita dalla Chan Zuckerberg Initiative. L’azienda è nata per aiutare i professionisti in biomedicina ad affrontare i 4000 paper scientifici pubblicati ogni giorno. Il progetto è basato su una piattaforma di Intelligenza Artificiale che utilizza diversi algoritmi, combinata con sistemi di machine learning, in grado di esaminare tutti i paper pubblicati, tracciare quali scoperte possono avere il maggior impatto futuro, e indirizzarne i dati agli utenti finali. Grazie all’acquisizione da parte dell’organizzazione del boss di Facebook e sua moglie, Meta sarà presto a disposizione dei ricercatori senza alcun costo.

Naveen Jain

Naveen Jain

Naveen Jain è l’ideatore della startup Moon Express, che è stata in grado di raccogliere 45 milioni di dollari per diventare la prima compagnia privata a spedire un veicolo spaziale sulla luna. Perché? L’obiettivo di Jain è quello di sviluppare tecnologie capaci di lavorare sulle risorse naturali del satellite terrestre. L’acqua lunare, ad esempio, può essere raccolta e scissa in idrogeno (che può alimentare i razzi) e ossigeno (che può sostenere la vita degli astronauti). Inoltre, i metalli che si possono trovare possono essere utilizzati per costruire diverse strutture nello spazio. Il desiderio di Jain sarebbe quello di far sì che sia possibile per l’umanità di trovare una nuova casa, salvandola da un’eventuale estinzione, se mai ce ne sarà una. Dai poveri sobborghi di Nuova Delhi, in India, si può dire che Naveen Jain ne ha fatta parecchia di strada.

Shailesh Prakash e Joey Marburger

Shailesh Prakash, CIO (Chief Information Officer) di Washington Post e Joey Marburger, direttore di prodotto, sono la prova che l’innovazione in campo di editoria può essere una realtà, non un ossimoro. Prakash si concentra sullo sviluppo di modalità per comunicare nuovi contenuti del Post, Marburger tramuta queste idee in azioni concrete. I loro sforzi hanno permesso di rivoluzionare un giornale e far crescere notevolmente le visite online, da 20 milioni al mese di cinque anni fa ai più dei 100 milioni attuali.

Todd Yellin

Yellin

Foto – FrAndroid

Come non citare Todd Yellin, vice presidente di prodotto di Netflix? Nel 2016 ha aiutato il colosso dello streaming video a raggiungere più di 130 nuovi paresi, ciascuno con diverse larghezze di banda e differenti comportamenti tra gli utenti. Come c’è riuscito? Dopo aver verificato la scarsa velocità di internet in certe località, ha spinto per lanciare l’opzione di download. In seguito, ha imparato come l’identità di una nazione non rispetta per forza quella visuale; per questo, Netflix ha sostituito i suoi algoritmi personalizzati per località con uno “internazionale”. Infine, ha compreso come anche serie tv o altri tipi di programmi provenienti da località in cui non si parla inglese possano offrire buoni risultati, grazie al doppiaggio, generando molto potenziale.

Liu De

Liu De è il cofondatore del colosso di elettronica Xiaomi. Ha sempre paragonato la sua strategia per costruire device sempre connessi tra loro con il coltivare bamboo. “Ogni germoglio cresce velocemente, e ce ne sono costantemente di nuovi” ha affermato “il problema con il bamboo è che il suo ciclo di vita è molto breve, quindi è meglio formare una foresta di bamboo, per essere sicuri”. Il lavoro di Liu è di comprendere quali prodotti sono in grado di avere una buona crescita in un preciso momento, e di trovare velocemente delle startup in grado di sviluppare e produrre l’hardware adatto al prodotto in questione. In 3 anni, ha collaborato con 77 aziende che hanno lanciato centinaia di prodotti, diventando un vero e proprio visionario dell’era digitale.

Lauryn Morris

Dopo aver progettato occhiali per Michael Kors, Zac Posen e Diane von Furstenberg, Lauryn Morris nel 2014 è entrata in Snap, l’azienda a capo della piattaforma che tutti conosciamo, Snapchat. In particolare, ha ideato e progettato gli Spectacles, gli occhiali da sole dotati di fotocamera in grado di scattare foto e registrare video da condividere proprio su Snapchat. Da una laurea in design industriale a un’azienda che opera in ambito di social media è un attimo!

Merci Grace

Merci Grace

Foto – Breakit

Merci Grace era un’apprendista sviluppatore di giochi per Electronic Arts, ma ora gestisce il team dietro Slackbot, uno strumento di Intelligenza Artificiale in grado di aiutare gli utenti che utilizzano la piattaforma di lavoro Slack ad orientarsi e a navigare tra le varie opzioni offerte. In poche parole, grazie a diverse funzioni, incluse integrazioni ad app come Google Drive o Dropbox, insieme a un’interfaccia molto interattiva e accattivante (l’esperienza con i videogiochi è servita molto in questo caso), Grace contribuisce a rendere il lavoro meno pesante e più divertente.

Kalyan Veeramachaneni

Gli attacchi informatici sono una minaccia in continua evoluzione che non possono essere contenute solo dagli umani. Il ricercatore del MIT Kalyan Veeramachaneni ha contribuito alla battaglia contro gli hacker cercando di far collaborare il più possibile Intelligenza Artificiale e esperti di sicurezza informatica. Nel 2016 ha infatti lanciato PatternEx, una startup che usa l’IA per individuare potenziali minacce, per poi inviarle a speciali analisti per la verifica. Una volta che questo ha compreso l’entità del problema, la trasmette al sistema, che è in grado di imparare da questi feedback per i successivi attacchi. In questo modo, il software è in grado di prevedere attacchi informatici con una precisione dell’85%.

Per approfondire: le 100 persone più creative al mondo secondo Fast Company.

Erik Finman, 19 anni e milionario bitcoin, vuole creare una nuova moneta digitale

A soli 19 anni, Erik Finman è una voce autorevole nel mondo delle criptomonete. Oggi il suo patrimonio in bitcoin vale circa 4 milioni di dollari. È arrivato a questa cifra incredibile negli anni, investendo dall’età di 12 anni.

Finman , tuttavia, si dice stufo dei bitcoin e delle altre criptomonete in circolazione. È un mondo “pieno di scandali e di politica” ed è intenzionato a creare una sua propria cripotomoneta.

In questi giorni, come racconta Business Insider, zaino alla mano viaggia per incontrare altri milionari di bitcoin come lui e ideare il bitcoin del futuro. Un progetto ambizioso per un ragazzo di 19 anni, che tuttavia, ha già saputo stupire con le sue gesta.

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Il sogno di Erik Finman

Lo scorso anno è diventato milionario, realizzando la promessa fatta ai suoi genitori. Il premio che ha ottenuto in cambio è quello di non andare all’università.

Quella notizia e la sua (bella) storia lo hanno reso uno dei volti più noti del mondo della criptomoneta. A 12 anni il suo primo investimento, mille dollari regalatigli da sua nonna. Poi lascia la scuola, e crea una startup, paradossalmente, proprio nel mondo dell’education.

Si chiama Botangle e aiuta gli studenti a trovare degli insegnanti online. La startup ottiene successo tanto che si fanno avanti i venture. Uno di questi gli offre 100mila dollari o 300 bitcoin, quando questi valevano 200 dollari. Eric sceglie la criptomoneta e visti i recenti sviluppi dei bitcoin pare proprio che abbia fatto la scelta giusta.

La sua storia inizia a circolare e oggi le luci dei riflettori tornano su di lui. Il progetto che ha in testa è ambizioso per un imprenditore navigato, figuriamoci per uno della sua età: creare una nuova criptomoneta in grado di ritrovare lo spirito originario dei bitcoin:

«Il boom della criptomoneta ha aumentato scandali e affari poco chiari. La community dei bitcoin ha troppi interessi per ammodernare la tecnologia esistente . Il mercato è corrotto. La criptomoneta oggi è vista come un asset finanziario, e ha perso l’idea originaria, di mezzo per rimpiazzare la moneta e rimettere i soldi nelle mani di tutti», è la sua denuncia su Business Insider.

I bitcoin del futuro

Erik spiega alla stampa di aver riunito grossi investitori di bitcoin con le sue idee rivoluzionarie in ogni parte del mondo e di essere in viaggio per incontrarli e creare un consorzio.

Da questo consorzio dovrebbero nascere idee per una criptomoneta in grado di risolvere tutti i grossi problemi del settore. All’estrema volatilità dei bitcoin, Erik oppone una moneta digitale progettata per aumentare il suo valore in modo più lento e prevedibile. Il ragazzo spiega anche di avere soluzioni per diminuire le fee delle transazioni e i costi del mining, sia in termini economici che sostenibili, dimezzando l’uso dell’energia elettrica oggi necessaria per le operazioni.

Il ragazzo afferma anche di aver idee per rendere più familiare e semplice, la compravendita di beni e servizi in criptomoneta.

Ci riuscirà o meno complesso dirlo, tutto il settore si interroga da anni su questi problemi. Erik è convinto che le soluzioni esistano, ma che nessuno voglia veramente realizzarle.

3 consigli per gestire i commenti negativi degli utenti sui social

Alzino la mano i community manager che, almeno una volta nella loro carriera, hanno sudato freddo leggendo un commento negativo da parte di un utente parecchio alterato sotto un post pubblicato sulla pagina del brand che gestiscono.

Ecco, sappiate che non siete soli: ogni giorno migliaia di vostri colleghi si trovano in questa spiacevole situazione, ma esistono alcune accortezze che permettono di gestire questi commenti negativi in modo efficace, riuscendo a volte a trarne addirittura un vantaggio in termini di reputazione del brand.

Facciamo però una premessa: in questo caso stiamo parlando di utenti che si lamentano legittimamente sulla pagina di un’azienda a causa di un reale problema o di un disservizio che hanno subito, diversamente da coloro che si divertono a creare flame sui social, ovvero i cosiddetti troll.

LEGGI ANCHE: Troll si nasce o si diventa?

Per una azienda che utilizza i social come principale canale di comunicazione con i propri clienti, anche in termini di customer care, saper gestire i commenti negativi degli utenti è di fondamentale importanza: in casi come questi sono in gioco la reputazione del brand e il rapporto di fiducia instaurato con i propri consumatori.

Vediamo ora 3 consigli principali per riuscire a gestire nel modo migliore queste situazioni critiche.

La tempistica è fondamentale: intervieni il prima possibile

Il tempo è denaro, non solo per l’azienda ma anche per il consumatore. Immaginate di entrare in un negozio per chiedere una informazione al commesso presente all’interno e che quest’ultimo vi risponda dopo un’attesa di 4 ore: come reagireste? Certo, non possiamo mettere esattamente sullo stesso piano le due esperienze di consumo, ma il paragone è utile per capire quanto sia importante rispondere all’utente nel minor tempo possibile.

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Secondo uno studio condotto da SproutSocial gli utenti si aspettano una risposta entro 4 ore dall’invio del commento, mentre spesso le aziende impiegano più di 10 ore per intervenire – tralasciamo quelle che, invece, non rispondono affatto.

Una risposta così lenta può far sentire il consumatore trascurato o addirittura ignorato, alimentando il suo malcontento. Nei casi più gravi di vera e propria crisi il sentimento negativo può arrivare a coinvolgere anche altri utenti che intervengono nella conversazione, intaccando così la reputazione del brand.

Rispondi pubblicamente e approfondisci il problema in privato

Indipendentemente dal tipo di critica ricevuta da parte di un utente, in un primo momento rispondere pubblicamente è utile per mostrare alla tua fan base che hai preso in carico la richiesta e ti stai occupando del problema. Questo approccio trasmette ai consumatori un senso di sicurezza e attenzione e li invoglia a rivolgersi a loro volta all’azienda tramite i canali social in caso di problemi.

Dopo il primo contatto pubblico la conversazione dovrebbe continuare tramite messaggio privato, soprattutto nel caso in cui l’azienda abbia bisogno dei dati sensibili dell’utente (come ad esempio un numero di ordine, il codice fiscale, il numero di telefono o l’indirizzo email) per approfondire e risolvere il problema del cliente.

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Non cancellare i commenti negativi e rispondi sempre educatamente

Possiamo comprendere che a volte la tentazione di cancellare un feedback polemico o rispondere a tono ad un utente può essere forte, soprattutto quando quest’ultimo si rivolge al brand in modo maleducato. Non fatelo mai.

Questo tipo di reazione è controproducente in quanto può peggiorare la situazione, con il rischio che aumentino i commenti negativi da parte del consumatore che ha contattato il brand e anche da parte degli altri utenti. Nell’eventualità in cui il tono di un commento sia davvero esagerato, vi consigliamo ad esempio di nasconderlo al pubblico: questa funzione presente su Facebook lascia che il commento sia visibile solo alla persona che l’ha scritto e ai suoi amici, riducendo così potenziali ulteriori conflitti dovuto alla rimozione dello stesso.

LEGGI ANCHE: Social customer care: perché i clienti scontenti lasciano recensioni negative?

Per concludere, proviamo ad entrare nell’ottica in cui un feedback negativo da parte di un consumatore insoddisfatto può trasformarsi in un vantaggio per l’azienda, se gestito in modo intelligente!

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Come sarà il nuovo (e spettacolare) centro culturale di Copenaghen

Un progetto unico, basato sulla connessione fra terra e mare: è questa la caratteristica che, più di tutte, ha portato il progetto di Kengo Kuma & Associates alla vittoria. Ma di cosa stiamo parlando, nello specifico?

Facciamo un passo indietro: lo studio di architettura Kengo Kuma & Associates, guidato dal socio Yuki Ikeguchi, ha vinto il  primo premio del concorso internazionale per la progettazione del centro culturale sul lungomare di Copenaghen. 

La proposta dello studio ha sbaragliato una concorrenza d’eccezione, composta da studi di architettura noti in tutto il mondo.

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@Kengo Kuma

L’idea alla base del progetto è quella di dar vita ad un’esperienza multisensoriale, unendo paesaggio, arte e architettura sotto la guida di un’unica matrice: l’acqua. Si tratta di un elemento fondamentale per la storia e l’evoluzione di Copenaghen, la capitale danese che vede il suo sviluppo proprio sulle acque, nucleo della vivace vita urbana.

La proposta di Kengo Kuma, infatti,  offre diverse esperienze acquatiche in vari stati e condizioni, con giochi di riflessi di luce e ombra, vapore e flusso che richiamano ai sensi umani.

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@Kengo Kuma

LEGGI ANCHE: Riapre Casa Vicens, il capolavoro architettonico di Antoni Gaudì

Il disegno progettuale vede una forma architettonica composta da una serie di strutture piramidali, che gli permettono di essere riconoscibile e accessibile da diverse posizioni.

All’interno ci saranno spazi dedicati per le associazioni sportive, i bagni portuali e una piscina coperta all’aperto lungo il bordo del canale principale.

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@Kengo Kuma

La scelta di un materiale come il mattone è ben ponderata: da una parte, è utile per inserirsi al meglio con il contesto dell’area, dall’altra vuole evidenziare la qualità e l’estetica del tradizionale artigianato danese.

A caratterizzare i diversi volumi che compongono la struttura, i vari livelli di opacità e trasparenza della facciata, che la faranno brillare di luce calda di notte e nella stagione fredda, quando le ore di buio durano più a lungo.

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@Kengo Kuma

La continuità e la totale fusione della struttura con l’acqua è visibile grazie ai giochi di luci e ombre che caratterizzano le piscine: ognuna delle forme piramidali avrà un lucernario nella parte superiore, che rifletterà la luce sull’acqua.

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@Kengo Kuma

Le piscine terrazzate precipiteranno sul lungomare per offuscare i confini del terreno e offrire una percezione ampia e continua dell’acqua.

Gli spazi esterni avranno delle aree pubbliche aperte e definite dall’acqua.

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@Kengo Kuma

Il forte legame con l’ambiente e l’integrazione di elementi naturali rendono il progetto di Kengo Kuma un gioiello architettonico, che sembra fondersi con l’atmosfera circostante.

Che altro dire? Non vediamo l’ora di vederlo 😉

Katerra

Raccogliere 865 milioni in un solo round, se sei una startup americana si può fare

Un mega round da 865 milioni di dollari, poco meno di 700 milioni di euro. E’ l’aumento di capitale che ha per protagonista  Katerra, una società, basata a Menlo Park, che sviluppa software per l’industria delle costruzioni, ma non solo. Il round è stato guidato dal fondo SoftBank Vision con la partecipazione del fondo pensionistico canadese (CPPIB), un fondo di investimento privato gestito da Soros Fund Management LLC, Tavistock Group, Navitas Capital, DivcoWest e altri e, tra gli investitori esistenti, Foxconn, Greenoaks Capital, DFJ Growth, Khosla Ventures e Louis M. Bacon, il fondatore di Moore Capital Management, LP. Come effetto dell’operazione, Jeffrey Housenbold di SoftBank Investment Advisers entrerà a far parte del consiglio di amministrazione di Katerra.

Katerra

Un team di 1300 persone

La società intende utilizzare i fondi per l’espansione della produzione e per le attività di ricerca e sviluppo. Fondata nel 2015 da Michael Marks, Jim Davidson e Fritz H. Wolff, fino ad ora, Katerra ha raccolto oltre 1,3 miliardi di dollari in prenotazioni per nuove costruzioni, coprendo il settore plurifamiliare, l’edilizia per studenti e l’ospitalità. Ha un team di oltre 1.300 persone, una struttura produttiva operativa a Phoenix in Arizona e l’obiettivo di costruire anche una fabbrica di legname a Spokane, nello stato di Washington.

Provider dei costruttori di edifici

Katerra è una sorta di provider dei costruttori di edifici: gestisce cioè l’intero processo di costruzione, dai componenti della progettazione architettonica fino alla gestione e alla ristrutturazione. Per fare questo la società utilizza la propria piattaforma software. E’ uno sportello unico per le aziende di costruzione. Il team si occupa di design, software e ingegneria degli edifici, produzione, supply chain, costruzione e ha un numero crescente di uffici nazionali e internazionali, fabbriche e progetti di costruzione.

Meno costi e più rapidità

«Il settore edile è maturo per la rivoluzione digitale – ha dichiarato Michael Marks, presidente e cofounder di Katerra – la nostra società sfrutta la propria piattaforma software per rimuovere tempo e costi dallo sviluppo e dalla costruzione di edifici. Questo nuovo round di finanziamento ci consentirà di investire ulteriormente in ricerca e sviluppo e di continuare a scalare». Per Jeffrey Housenbold, managing partner di SoftBank Investment Advisers «Katerra sta sfruttando le tecnologie più innovative per trasformare radicalmente il modo in cui le persone costruiscono».

Come tradurre gli analytics in storie per raccontare sfide, esigenze e soluzioni

Raccolta e analisi dei dati sono sempre più essenziali nel mondo del business pervaso dalla digital transformation. Pensare di rispondere alle nuove sfide imposte dal web senza partire dagli analytics è ormai impossibile, come sanno bene Manager ed Executive delle aziende italiane e internazionali.

Altrettanto importante, però, è riuscire a comunicare gli obiettivi raggiunti attraverso queste analisi alle persone, nell’ottica di un marketing che è sempre meno B2B o B2C e diventa ogni giorno più human to human (H2H), cioè basato sulle relazioni che l’azienda è in grado di costruire con i propri clienti.

Il modo migliore per comunicare con le persone? Ascoltarle.

Proprio per fare questo è necessario essere in grado di raccogliere i dati per poi trasformarli in risposte, grazie agli analytics, comprendendo davvero le esigenze della gente.

Per capire meglio come è possibile oggi raccontare digital transformation e advanced analytics, abbiamo analizzato l’approccio di itasascom, il magazine di SAS, che trasforma gli insight in storie attraverso la voce di chi fa innovazione in azienda ogni giorno.

itasascome magazine

Sky Italia e la customizzazione dell’offerta

L’esigenza di Sky Italia era quella di trasformare la complessità della sua offerta in semplicità per il cliente, raggiungendo il singolo utente con l’offerta più adeguata e attraverso il canale di contatto preferito.

Oggi il consumatore sceglie sempre di più sulla base di una proposta qualità-prezzo che lo soddisfi, in linea con le sue preferenze e attraverso canali di accesso diversificati. Consapevole di dover costruire un percorso per il cliente sempre più customizzato sulla base della sua esperienza individuale, Sky Italia ha scelto di ottimizzare il suo piano di marketing in quest’ottica.

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Come racconta Diego CeresaHead of Customer Intelligence Sky Italia, il progetto si è composto di due anime: «una componente analitica per costruire le misure predittive volte a stimare i comportamenti futuri dei clienti; una componente operativa che, mediante l’ottimizzazione, associa singole offerte a ogni cliente per il periodo di ottimizzazione scelto».

L’esigenza era quella di tradurre la complessità di una quindicina di pacchetti diversificati, dei prodotti tecnologici dell’offerta e delle variabili di contatto (come email, notifiche push, cartaceo, sms e call center), nella formula giusta per ogni cliente. Si trattava, in pratica, di trasformare un numero complessivo di circa 2,5 miliardi di combinazioni di tutte queste variabili in un’offerta che rispondesse alle esigenze di ognuno.

Come trovare una soluzione a questo bisogno? Attraverso una selezione delle offerte di prevention e upselling, il progetto Optimized Customer Base di Sky Italia ha permesso di individuare se fosse più opportuno attivare azioni di riduzione del churn rate (cioè del tasso di abbandono del servizio) o di up-selling per uno specifico periodo temporale.

Credits: Itasascom

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Il risultato finale è stato quello di un cambiamento nella relazione con il cliente attraverso gli analytics, con una riduzione dello spam per gli utenti, un’offerta personalizzata proposta al momento giusto e sul canale preferito, una politica di prezzi in grado di premiare anche la fedeltà e non solo i nuovi clienti come in genere avviene nelle proposte commerciali, e un upgrade continuo dei pacchetti con contenuti adatti al singolo cliente.

Una soluzione win-win partendo dall’analisi dei dati.

Interamerican e la sfida della privacy e dell’all digital nelle assicurazioni

Credits: Depositphotos #27088923

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A maggio di quest’anno entrerà in vigore il General Data Protection Regulation (più noto come GDPR), il nuovo regolamento europeo che pone vincoli ma anche opportunità nel trattamento dei dati sensibili dei clienti. Si tratta di una vera e propria rivoluzione nella relazione tra imprese e individui, basata sulla trasparenza e pone, come ovvio, grosse sfide alle aziende in termini di sicurezza, protezione e servizi innovativi.

Xenophon Liapakis, CIO della compagnia assicurativa greca Interamerican, ha spiegato in che modo la società sia stata in grado di integrare il concetto di privacy by design nella propria infrastruttura IT, ma anche nelle policy, nei processi e nei sistemi aziendali, in modo nativo per rispondere alla sfida di essere una compagnia totalmente digitale entro il 2020.

Il nuovo approccio al data management ha consentito di valutare l’effettiva preparazione dell’organizzazione e coinvolgere tutto lo staff per verificare l’efficacia delle soluzioni intraprese, perfezionando i processi di security per eventuali attacchi e data breach e per garantire la massima trasparenza al cliente sull’offerta.

Il risultato finale è nei termini della relazione con l’assicurato, per una maggiore fiducia, che rende così il GDPR una grande opportunità di crescita per l’azienda.

La Contextual-Analysis in campo sanitario di Regione Veneto

Monitorare le attività del settore sanitario e indirizzare i percorsi terapeutici dei pazienti, offrendo servizi più mirati e con liste d’attesa ridotte è stato il progetto pionieristico della Regione Veneto, che è partita da soluzioni analitiche e machine learning per rispondere alle reali esigenze dei cittadini.

Analizzando i 12 milioni di ricette prodotte ogni anno a livello regionale da medici di base e specialisti delle strutture sanitarie e degli ambulatori sono state ricavate preziose informazioni sul ciclo di presa in carico del paziente. Sfruttando il machine learning, la Contextual-Analysis ha permesso di «riconoscere il grado di congruità di compilazione del quesito diagnostico in base a quello che il medico ha scritto, in linguaggio naturale e senza la trascrizione di codici identificativi».

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Le informazioni ricavate dai quesiti diagnostici e dai referti, incrociate con altri database, hanno fornito un supporto ai decisori di business della Regione Veneto chiamati a definire le linee strategiche di governance.

Grazie a referti più accurati il paziente intraprende il percorso diagnostico-terapeutico più indicato, senza finire in reparti e specialità con lunghissime liste di attesa ma che possono rivelarsi inadatti al caso in esame.

I casi concreti per comprendere la digital transformation attraverso gli analytics

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Le case history di Sky Italia, Interamerican e Regione Veneto sono solo alcuni degli esempi di contenuto in grado di trasformare la prassi aziendale in consapevolezza del valore condiviso tra business e clienti.

Comprendere le sfide di oggi, per applicarle ai diversi settori di mercato, combinando analytics ed esperienze dirette, racconto giornalistico e visione di mercato, consente di avere un quadro generale della rivoluzione in atto e delle possibili risposte su uno stesso tema.

Anche grazie ad una veste grafica rinnovata e visuale, in collaborazione con Marketing Arena, itasascom mostra come sia possibile tradurre i dati e le soluzioni analytics in storie, per creare continuità tra le soluzioni di business e la vita delle persone.

L'approccio zen al Content Marketing_come e perché farne tesoro

L’approccio zen al Content Marketing: come e perché farne tesoro

Se migliorare il vostro Content Marketing rientra tra i propositi del 2018 ma non avete ancora messo mano alla strategia o la bozza che avete finora non vi soddisfa, allora dovete percorrere la strada della meditazione.

Suona strano? Niente affatto. È arrivato il momento di provare un nuovo metodo che passa per un approccio zen. Le pillole di saggezza sono dispensate dal guru del Content Marketing, Robert Rose, Chief Strategy Advisor del Content Marketing Institute.

Eccole elencate:

  • Adottare una prospettiva di largo raggio
  • Valorizzare il ruolo dei marketers
  • Liberare la creatività
  • Sostanza e forma devono andare a braccetto
  • Guardare il proprio ruolo con occhio diversi

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Lo scopo del Content Marketing è creare contenuti in grado di rispecchiare la strategia complessiva. Ogni Content Manager sa che, quale che sia l’obiettivo, serve essere consapevoli del proprio ruolo e il pensiero creativo deve trovare lo spazio per esprimersi. Ecco perché questi cinque pilastri zen saranno il vostro nuovo vademecum.

Vediamoli nello specifico.

1. Ampliare la prospettiva

Si tratta di sollevare lo sguardo dallo schermo e spostare il focus su quello che stiamo costruendo, piuttosto che su quello che stiamo facendo. Vuol dire, in poche parole, ricordarsi della strategia. Serve ricondurre le azioni tattiche e l’operatività al progetto. In questo modo anche i momenti più duri avranno un sapore diverso.

2. Ricordarsi del proprio valore

L’unione fa la forza: chi si occupa di Content Marketing ha a che fare con molteplici task e per renderli entusiasmanti serve ricordarsi del disegno più ampio al quale appartengono. Il vero fascino del ruolo risiede nel collegare i pezzi del puzzle e vederlo nel suo insieme.

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3. Basta ai limiti autoimposti

L’approccio zen suggerisce di iniziare a pensare al piano editoriale senza limitarsi a strutture fino ad ora considerate fondamentali e inamovibili. A partire dal tempo e dalle scadenze. Siamo abituati a considerare il tempo in settimane, mesi, trimestri e semestri e a gestire iniziative e strategie di conseguenza. Il modello zen ci dice di mettere davanti il nostro obiettivo e poi darci delle tempistiche. In questo modo non penseremo solo a togliere i nostri task dalla lista delle cose da fare, ma rimetteremo al centro il content e il suo ruolo e così tutta la strategia ne beneficerà.

LEGGI ANCHE: 4 cose che ti servono per cominciare a lavorare con l’HyperContent Marketing

4. Puntare ad un contenuto significativo e sexy

Significativo o sexy? Questo è il problema! Quanti di voi si ritrovano in questo eterno dilemma? L’approccio di Robert Rose elimina le distanze e fa coincidere le due anime. Per essere efficace, il contenuto deve unire queste due caratteristiche. Non da meno, adottando questa nuova prospettiva si eliminano anche noiosi grattacapi.

5. Reinterpretare il ruolo del Content Manager

Serve liberarsi dell’idea che abbiamo di noi stessi. Troppo filosofico? Al contrario, estremamente pragmatico e con risvolti pratici sorprendenti.

In conclusione, adottare un approccio zen al Content Marketing significa ampliare le prospettive e aggiungere valore alla propria strategia per raggiungere risultati migliori con una maggiore consapevolezza.

Il nuovo algoritmo Facebook ha ucciso la tua pagina? Prova a usare i gruppi così

Facebook ha aggiornato il proprio algoritmo e la reach delle pagine si abbassa ancora. Sono più di centomila i fattori valutati dall’algoritmo prima di far arrivare una notizia, tra le 293mila pubblicate ogni minuto, sulla vostra bacheca. Saranno privilegiate le notizie generate dai vostri contatti e i contenuti con più engagement. I gruppi di Facebook possono ovviare al problema, se ben utilizzati: e questo post vi spiegherà come.

Ma partiamo dall’inizio.

Com’è noto, i gruppi Facebook servono per sviluppare una community: i post pubblicati al loro interno hanno una maggiore reach organica e un potenziale di engagement elevato. Da qualche mese è possibile creare gruppi Facebook che siano agganciati ad una pagina fan.

Allora perché non sfruttare questa sinergia?

Primo passo: creare il gruppo

Per creare un gruppo associato ad una pagina è sufficiente, dalla pagina a cui lo si vuole associare, cliccare sull’ultimo pulsante a destra, sotto la copertina della pagina.

Naturalmente per farlo, dovrete essere amministratori della pagina.

gruppi facebook

Dopo aver cliccato, nella schermata che si aprirà dovrete scegliere il nome del gruppo, aggiungere altri membri oltre a quelli proposti in automatico, e la privacy del gruppo.

Tra i membri della pagina proposti in automatico vedrete elencato il vostro nome utente e il nome della pagina a cui sarà associato il gruppo. Quest’ultima identità sarà nominata automaticamente amministratore del gruppo. Ciò significa che chiunque sia amministratore della pagina potrà amministrare il gruppo, se userà Facebook come pagina.
Se questa soluzione non vi soddisfa, potrete sempre aggiungere altri amministratori o moderatori del gruppo, slegati da quelli della pagina.

gruppi facebook

 

Vi ricordiamo che la privacy del gruppo può essere di tre tipi:

  • segreto
  • chiuso
  • pubblico

Un gruppo segreto è visibile solo a chi è già iscritto ad esso, e solo gli iscritti possono leggerne i post.

Un gruppo chiuso è invece visibile a tutti, e chiunque potrà vedere chi ne fa parte, ma solo i suoi membri potranno leggerne i contenuti.

Un gruppo pubblico, infine, è visibile a tutti, chiunque può vedere chi ne fa parte e leggerne i contenuti. Per pubblicare o commentare però, bisogna farne parte.

Dipende certo dalla vostra strategia generale, ma il tipo di gruppo forse più adatto per espandere la portata della comunità e delle notizie che riguardano il vostro brand è quello pubblico.

Secondo passo: creare contenuti ad hoc per i gruppi Facebook

Una volta creato il gruppo e personalizzata la sua copertina, descrizione e regole di comportamento, dovrete studiare una strategia sui contenuti da pubblicare.

Sarà opportuno ottenere un mix equilibrato tra ciò che avete pubblicato sulla pagina e post creati apposta per il gruppo.

Il nuovo algoritmo premia, rendendoli più visibili, i post delle persone amiche, o quelli che commentano.
Potrebbe essere efficace quindi incoraggiare i membri del gruppo ad utilizzarlo per fare domande, generare discussioni che coinvolgano e, grazie ai commenti, rendano il post e il gruppo visibile anche agli amici di chi ne fa parte.

Nei gruppi è possibile, per esempio,  allegare file che i membri possono scaricare: ecco un tipo di post ad-hoc che è possibile utilizzare in sinergia con in contenuti della pagina.

Per finire

Una volta creato il gruppo e collegato alla pagina, creati e pubblicati i contenuti studiati per esso, restano due passaggi importanti da considerare:

  • moderazione del gruppo
  • monitoraggio del pubblico

Creare un gruppo è facile, ma la sua gestione, proprio per la sua dinamicità e informalità, può essere più dispendiosa in termini di tempo e risorse.

Occorre prevedere quindi sia le uno che le altre per ottenere i massimi benefici.

Esaminando il tab dei dati statistici del gruppo è possibile monitorare con precisione i risultati ottenuti ed estrapolare molti dati interessanti, che permettano di affinare la strategia editoriale e di migliorare la gestione del gruppo stesso e, di conseguenza, anche della pagina a cui è associato.

Oltre ai dati relativi alla crescita del gruppo nel tempo, o all’interazione delle persone che ne fanno parte con i post, è possibile anche vedere e analizzare i comportamenti dei singoli utenti.

Capire quali siano quelli più attivi potrebbe essere utile per incoraggiarli a diventare moderatori o, addirittura, brand ambassador.

I cambiamenti portati del nuovo algoritmo potranno essere valutati con precisione solo nel prossimo futuro: per ora anche i massimi esperti di questo social network avanzano ipotesi e non hanno certezze dei risultati. Tutti però concordano su un’interpretazione dell’annuncio ufficiale: la visibilità si otterrà non boostandola con il click baiting (o comment baiting) ma attraverso contenuti che genuinamente coinvolgano le persone.

I gruppi, per loro natura, potrebbero essere una delle vie giuste per raggiungere lo scopo.