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Caffè, Coca Cola si compra Costa: sfida a Starbucks

Coca Cola ha acquisito gli store inglesi Costa. Il gruppo britannico Whitbread ha raggiunto un accordo con la compagnia Usa per la vendita della sua catena di negozi a marchio Costa Coffee per un valore pari a 3,9 miliardi di sterline, circa 4,4 miliardi di euro, pari a 5,1 miliardi di dollari.  L’azienda britannica è la seconda catena di caffè più grande del mondo dopo Starbucks e la più grande del Regno Unito.

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Whitbread

Whitbread aveva acquisito Costa nel 1995, per 19 milioni di sterline quando il marchio aveva solo 39 negozi. Costa oggi conta più di 3.800 sedi in 32 paesi. L’azienda gestisce anche un business di 8 mila macchine self-service. Ad aprile Whitbread dichiarò che avrebbe ceduto Costa, a seguito delle pressioni esercitate dagli investitori sul fatto che il business del caffè doveva essere separato dalle attività alberghiere. Costa ha chiuso il suo bilancio più recente, lo scorso 31 marzo, evidenziando ricavi per 1,292 miliardi di sterline, rispetto a 1,202 miliardi dell’anno precedente.

Piattaforma del caffè

“Le bevande calde sono uno dei pochi segmenti restanti del panorama complessivo del beverage in cui Coca Cola non ha un marchio globale” ha dichiarato James Quincey, CEO di Coca Cola. “Costa ci dà accesso a questo mercato attraverso una forte piattaforma del caffè”.

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4 motivi per andare in vacanza (se ancora non l’hai fatto), anche se lavori nel Digitale

Chi lavora nel digitale è costantemente connesso e tra clienti e aggiornamento spesso non riesce a staccare mai davvero la spina, lasciando da parte il lavoro per concentrarsi sulla gratificazione personale e familiare. Eppure questo genere di stacanovismo del nuovo millennio potrebbe non essere produttivo come pensi!

Ecco quindi quattro buone ragioni per andare in vacanza (se ancora non l’hai fatto) dal tuo lavoro nel digital.

Non è infatti una semplice “sosta dal lavoro” a ricaricarti, bensì una vacanza in cui utilizzare meno il cellulare e rilassarti, che può darti davvero ciò che meriti dopo un anno di lavoro.

Se ci sono professionisti che lavorano incessantemente, 7 giorni su 7, senza rendersi conto che non è sempre necessario e che organizzare la giornata e le scadenze migliora nettamente la qualità della vita, ti mostriamo le ragioni per un sanissimo digital detox che ti aiuterà ad essere più produttivo e sereno al tuo rientro (in caso tu abbia bisogno ancora di essere convinto).

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1. Riattivare la creatività

Come si fa? Più pensi a qualcosa e cerchi di concentrarti nel produrre nuove idee, più il cervello pare non rispondere allo stimolo. Se invece stacchi completamente da quel pensiero rilassandoti o divertendoti, ecco che potrebbe arrivare quel lampo di genio che tanto desideravi.

Pensiamo fuori dagli schemi quando siamo fuori dagli schemi. Le vacanze allontanano dalla routine e aiutano a riattivare pensieri alternativi grazie all’assenza di sovraccarico di lavoro.

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2. Lavorare in modo più efficiente prima e dopo le ferie

Quanto spesso accade di concentrare le energie solo in alcune ore? Questo perché spesso siamo abituati a scandire il tempo con delle azioni di routine che talvolta non sono strettamente necessarie o semplicemente il pensiero di dover avere una lunga lista di cose da fare, rallenta l’azione. Prima di partire per le vacanze (così come al rientro) cerca di essere più conciso, dare una priorità precisa alle email, così da pianificare la partenza senza inutili stress.

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3. Organizzare il passaggio di consegne

Il tuo lavoro dovrà funzionare anche senza di te: le vacanze saranno la prova definitiva della tua strategia di copertura. Scoprirai quanto bene hai delegato le responsabilità quotidiane e il piano decisionale strategico. Inoltre, se necessario, stabilisci dei ruoli di coaching tra colleghi: questo rafforzerà la produttività e il team. Ogni cambiamento può diventare un’opportunità positiva per il gruppo di lavoro.

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4. Nessuno è onnipresente

La vacanza rappresenta per molti anche la possibilità di realizzare che non si può essere onnipresenti a lavoro: bisogna limitare il lavoro eccessivo e promuovere piani di sostituzione e sostenibilità lavorativa.

Lo psicologo e scrittore Daniel Goleman scrive:

“L’attenzione concentrata, al pari di un muscolo sotto sforzo, si affatica. I migliori nel loro campo, che si tratti di sollevatori di pesi, pianisti o di un musher con la sua muta di cani, tendono a limitare il duro esercizio a circa quattro ore al giorno. Il riposo e il recupero delle energie fisiche e mentali hanno un ruolo fondamentale nel loro regime di allenamento: cercano di spingere se stessi e i loro corpi al limite, ma non al punto di perdere la concentrazione durante le sessioni di allenamento. La pratica ottimale è quella in cui riusciamo sempre a mantenere la concentrazione al massimo”.

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L’accordo segreto di Google e Mastercard per tracciare 2 miliardi di consumatori

Google e Mastercard avrebbero concluso un accordo segreto che avrebbe permesso alla società di Mountain View e ai suoi inserzionisti di tracciare le vendite al dettaglio, quindi “offline”, di oltre due miliardi di consumatori Usa. Secondo Bloomberg, Google avrebbe pagato milioni di dollari per avere i dati da Mastercard e le due società avrebbero discusso anche la divisione di una parte dei guadagni. La collaborazione non è mai stata resa pubblica, è limitata agli Usa, nessuna delle due aziende ha comunicato ai propri clienti che gli acquisti effettuati nei negozi fisici mediante carta di credito sono stati monitorati e correlati agli annunci pubblicitari visibili online.

Store Sales Measurement

Lo scorso anno Google ha annunciato un servizio chiamato Store Sales Measurement spiegando di avere accesso ad “approssimativamente il 70%” delle carte di debito credito Usa attraverso dei partner, senza menzionarli. Un portavoce di Google, a proposito di questo prodotto, ha fatto sapere che prima di lanciarlo “in versione beta lo scorso anno, abbiamo sviluppato una nuova tecnologia di crittografia che impedisce sia a Google sia ai nostri partner di visualizzare le informazioni personali identificabili degli utenti”. Il motore di ricerca sottolinea che non hanno “accesso a nessuna informazione personale dalle carte di credito e di debito dei nostri partner, né condividiamo alcuna informazione personale con i nostri partner. Gli utenti Google possono fare opt out in qualsiasi momento utilizzando gli strumenti gestione Attività Web e App”.

Nessuna transazione individuale

Un portavoce di Mastercard non ha voluto commentare l’intesa con Google ma ha spiegato che il gruppo condivide con commercianti e fornitori di servizi i trend delle transazioni per misurare “l’efficacia delle loro campagne pubblicitarie”. Secondo il portavoce, tali informazioni (che includono volumi di vendita e la dimensione degli acquisti) è condivisa solo con il permesso del commerciante. “Non viene fornita alcuna transazione individuale né alcun dato personale” ha aggiunto.

Google

Tracciati e inconsapevoli

Se l’accordo fosse vero , più di due miliardi di possessori di Mastercard sono stati inconsapevoli di questo tracciamento, fa notare Bloomberg.

Privacy

La vicenda ancora una volta solleva questioni di privacy: “le persone non si aspettano che le cose comprate nei negozi fisici siano collegate a quelle comprate online, non c’e’ abbastanza informazione ai consumatori su cosa stanno facendo e che diritti hanno” ha spiegato al magazine Christine Bannan, dell’Electronic Privacy Information Center (EPIC).

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Apple acquisisce Akonia Holographics, startup di realtà aumentata

Apple ha acquisito Akonia Holographics, società specializzata in lenti per occhiali a realtà aumentata, basata in Colorado: il prezzo di acquisto e la data dell’acquisizione non sono stati resi noti. La società, fondata nel 2012 da un gruppo di scienziati, con l’obiettivo iniziale di memorizzare dati olografici, si è concentrata sulla creazione di lenti e display per occhiali smart grazie alla tecnologia Holo Mirror, progettata per proiettare immagini a colori sulle lenti in vetro trasparente. A oggi vanta 140 brevetti in questo settore e ha dichiarato di aver raccolto 11,6 milioni di dollari di finanziamenti. Apple ha confermato l’accordo, riportato per la prima volta da Reuters.

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Apple Glasses

Prima di Akonia, Cupertino aveva acquisito nel 2013 una piccola azienda israeliana chiamata PrimeSense che produceva sensori tridimensionali. Poi è stata la volta di Vrvana, specializzata in realtà mista (virtuale e aumentata). Ora l’acquisizione di Akonia lascia pensare che la ricerca di questi anni potrebbe sfociare in un prodotto come gli occhiali a realtà aumentata o la fotocamera 3D degli iPhone del futuro. Akonia Holographics entrerà ufficialmente nel novero delle proprietà Apple entro il primo semestre dell’anno.

La realtà aumentata

Mentre la realtà virtuale immerge l’utente in un mondo digitale, la realtà aumentata ha lo scopo di sovrapporre immagini e dati a quello reale, consentendo agli utenti, ad esempio, di cercare dettagli su oggetti ed edifici nel loro campo visivo o un meccanico per eseguire la scansione Istruzioni.

Una persona su tre invidia le vacanze degli altri sui social network

Foto in costume, spiagge super affollate, scatti panoramici e orecchiabili hit estive che non accennano ad uscire dalla nostra mente, neanche ora che stiamo per tornare a lavoro.

Pressapoco così è stata l’estate sui social network. Le nostre bacheche sono state invase da contenuti tipicamente estivi che non ci hanno abbandonato un attimo e si sono insinuati nel nostro immaginario spingendoci a desiderare ardentemente vacanze simili – anzi migliori – a quelle dei nostri amici.

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Frustrazione estiva da social network

Cosa che difficilmente avverrà perché nella maggior parte dei casi le foto e i sorrisi in cui ci siamo imbattuti hanno superato di gran lunga la realtà dei fatti.

Ed è così che le vacanze all’epoca dei social hanno contribuito a rendere gli utenti insoddisfatti al confronto con le vacanze dei propri amici su Facebook. Attraverso le bacheche siamo stati catapultati in meravigliose realtà costruite ad hoc per la camera dello smartphone o in luoghi da favola da dove nessuno di noi sarebbe mai voluto andare via.

Un utente su tre, infatti, ha provato frustrazione scorrendo la propria bacheca Facebook e in cima alla lista dei motivi ci sono proprio le vacanze altrui. A rivelarlo, uno studio della Technische Universitat Darmstadt e della Humbdolt Universitat zu Berlin.

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L’Associazione Internazionale di Cyberpsicologia, invece, parla di depressione post vacanza da social network. Sì, proprio così.

Le vacanze vengono utilizzate sui social network per segnalare il proprio status sociale e accrescere la propria reputazione online. Ovviamente, i contenuti postati non sono avulsi dal contesto: amici e conoscenti non sanno esattamente qual è la realtà dei fatti e sono portati a credere a ciò che Facebook gli propone senza farsi troppe domande. Crederanno, dunque, alla nostra immensa felicità e questo, in molti casi, genererà depressione.

Gli utenti maggiormente messi in crisi dalle vacanze sui social network sono i giovani genitori che vivono una vera e propria ansia da confronto perché temono di non programmare, per i propri figli, vacanze all’altezza delle aspettative.

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Lo ha dimostrato una recente indagine condotta da Groupon in collaborazione con Opium Research su un campione di 1500 genitori con figli tra i 6 e i 15 anni. 

Ciò che stressa è soprattutto la possibilità di sapere cosa succede ai nostri amici esattamente nel momento in cui qualcosa sta accadendo, in real time. Questo crea un paragone immediato che genera ancora più ansia da confronto.

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Il 28% dei genitori italiani ha dichiarato di sentirsi sotto pressione – o addirittura sotto esame – ad ogni post che raffigura l’estate perfetta pubblicato dall’amico del figlio.

Insomma, è proprio vero che le vacanze all’epoca dei social sono cambiate, si sono trasformate in un vero e proprio evento mediatico.

Vacanze da vivere o solo da fotografare?

C’è stato un netto cambio di attenzione da se stessi agli altri: mentre prima l’evento-vacanza era qualcosa di proprio, che ognuno viveva in modo personale e riservato, adesso rappresenta una produzione di contenuti per gli altri, per accrescere il nostro livello di desiderabilità sociale e accentuare l’idea che le nostre vite siano perfette, dato che i social, in un certo senso, ci hanno permesso di costruirle proprio così, perfette e sensazionali, estromettendo dalla nostra bacheca le azioni normali e noiose della quotidianità che non avrebbe senso condividere con gli altri.

Si compie quindi spesso – troppo spesso – l’errore di credere che le vite degli utenti siano un susseguirsi di momenti indimenticabili, di video divertenti, di foto splendide accompagnate da sagge frasi che fanno riflettere.

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Non è così: le vite delle persone sono sempre le stesse, alcune difficili, altre meno complicate, fatte di alti e bassi esattamente come prima dei social network e questo dovremmo tenerlo bene a mente. Se è ormai troppo tardi per questa, almeno per la prossima estate!

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Nielsen vuole analizzare le pubblicità sull’app di Youtube, anche in Italia

Le pubblicità sull’app mobile di Youtube entrano nelle rilevazioni di Nielsen, anche in Italia, grazie ad un servizio già disponibile negli Stati Uniti da giugno 2017, in Canada e Giappone da ottobre 2017 e in Regno Unito, Francia e Germania da gennaio di quest’anno. “Il servizio – fa sapere la società di misurazione e analisi dati – amplia la misurazione delle inserzioni, finora attiva nel nostro Paese solo su browser (sia desktop che mobile), fornendo agli investitori una panoramica indipendente e completa delle performance pubblicitarie su YouTube”. La rilevazione viene effettuata tramite Nielsen Digital Ad Ratings (DAR) che consente di fornire al mercato un’analisi del pubblico esposto agli annunci pubblicitari.

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Analisi del pubblico

Gli investitori potranno conoscere le caratteristiche demografiche (età e sesso) degli utenti che visualizzano le pubblicità su browser e sull’app mobile, oltre a ottenere le metriche di copertura, frequenza e GRP. “Con Nielsen DAR – ha spiegato ancora la società – inserzionisti, editori e agenzie potranno conoscere più a fondo il proprio pubblico pubblicitario su YouTube utilizzando metriche comparabili a quelle già utilizzate sui mezzi tradizionali, TV inclusa”.

Audience dei contenuti video mobile

“Le audience dei contenuti video su piattaforme e dispositivi digitali sono in grande espansione – ha dichiarato Luca Bordin, General Manager Media Sales & Solutions di Nielsen – è quindi fondamentale per il mercato pubblicitario avere a disposizione una misurazione completa della piattaforma YouTube: Digital Ad Ratings è oggi in grado di fornire anche in Italia un quadro completo e indipendente per la post-valutazione e l’ottimizzazione delle campagne su questa piattaforma, che rappresenta una grossa quota della pubblicità video mobile. Considerando la complessità e la frammentazione delle audience digitali e dei contesti di fruizione siamo particolarmente orgogliosi di questo nuovo lancio, che offre un ulteriore contributo di trasparenza e consapevolezza agli investitori italiani”.

Renzo Piano

Renzo Piano è pronto a ricostruire il ponte Morandi

“Al di là del legame sentimentale con Genova ho provato una grande sofferenza, di quelle che arrivano all’improvviso e ti sconvolgono”. Queste le sensazioni di Renzo Piano alla notizia del crollo del ponte Morandi a Genova, avvenuto il 14 agosto scorso. Il celebre architetto si trovava in una riunione al Cern di Ginevra, quando è stato informato dell’accaduto. In recenti interviste, Piano ha confermato più volte di voler collaborare per la ricostruzione del ponte, aiutando a risollevare la città di Genova, che negli ultimi anni è stata colpita da molteplici avvenimenti allarmanti. Il crollo della “torre dei Piloti” nel 2013, le alluvioni del 2011 e del 2014 e il tragico cedimento del Ponte sul Polcevera formano un insieme di tragedie che hanno colpito nel profondo la città ligure.

Renzo Piano

Genova: una città che deve e vuole rialzarsi

Renzo Piano vuole mettersi a servizio della sua città, dove è nato nel settembre del 1937, e l’incontro con il presidente e commissario per l’emergenza per il crollo del ponte Giovanni Toti lo conferma. All’incontro si è fatto addirittura precedere dal suo staff, che ha portato alla riunione un grande plastico, un'”idea di ponte”. D’altronde, solo pochi giorni fa aveva dichiarato che non pensava ad altro, dopo il crollo, e vorrebbe essere d’aiuto per la ricostruzione “perché è la mia missione. […] Anche in quanto senatore a vita, rispondere in qualche modo a questo disastro è tra i miei doveri”.

Genova è una città ferita, che però non rinuncia alla speranza. La voglia di rivincita contro gli errori e le calamità sfociano in reazioni per rimettersi in gioco, per riprogettare il futuro “capitalizzando anche gli sbagli, le disattenzioni e il fatalismo che hanno preso vigore in questa nostra Italia, smentendo la nostra naturale propensione al fare e all’eccellenza del fare”. Genova, infatti, ha bisogno subito di un nuovo ponte. Una città sbarrata dai monti e cresciuta lungo la costa, con un’icona straordinaria, identitaria e piena d’orgoglio come il suo porto, che non può sopravvivere senza connessioni. È necessario, dunque, secondo Renzo Piano, creare una nuova visione dal punto di vista delle infrastrutture e della movimentazione, pensando a un insieme coordinato di proposte per ridare vita a una città importante per la nazione intera.

E questo può avvenire solo collaborando, cercando di unire le forze, come avviene in un cantiere, metafora “di coesione, di sforzi sincronizzati a realizzare qualcosa che non esiste ma che renderà la vita migliore. Nel cantiere spariscono le differenze, si valorizzano le competenze, si sviluppa l’orgoglio di fare bene assieme”. Piano, infatti, sottolinea come la ricostruzione sia vitale, non solo per i collegamenti “fisici” che garantiva il ponte Morandi, sul quale transitavano veicoli dalla parte orientale a quella occidentale della città, permettendo collegamenti anche tra Lombardia, Piemonte e il vicino confine francese, ma anche per il significato che ha un ponte: “Un ponte è un simbolo, e come tale non deve mai cadere, perché quando cade un ponte si erge un muro. Non è solo una questione fisica, ma anche metaforica – i muri sono qualcosa di negativo, non dovremmo costruirne, mentre i ponti trasmettono un’idea positiva, creano connessioni”.

Crollo Ponte Morandi - Genova - Renzo Piano

Il feed di Google Immagini sul crollo del Ponte Morandi

Il nuovo ponte Morandi, secondo Renzo Piano

Ancora quando era troppo presto per parlare di ricostruzione, Renzo Piano aveva dichiarato che ogni struttura futura, per Genova, dovrà essere una dichiarazione di vero orgoglio, in grado di trasmetterne i suoi valori. Per l’archistar, il nuovo ponte dovrà comunicare un’idea di bellezza, non in senso superficiale, ma considerando il vero valore della bellezza, in grado di mandare un messaggio di verità e di orgoglio. “Dovrà essere un posto dove le persone possano riconoscere la tragedia, in qualche modo, ma che allo stesso tempo sia in grado di fornire una grande entrata nella città” ha dichiarato Piano. A quanto sembra, infatti, la proposta presentata in Regione prevede quarantatré pali dell’illuminazione, lo stesso numero delle vittime del crollo. Il resto del progetto consiste in una linea semplice, pulita, senza strutture alte che sovrastino la carreggiata, in pieno stile Renzo Piano. Quest’ultimo, nonostante consideri Genova come una città introspettiva, timida, che non chiede aiuto, con una forte energia interiore che non vuole esternare, si è dimostrato volenteroso di darle un futuro, avendo già posto le basi per la ricostruzione.

Ricostruzione di qualcosa che però, secondo lui, non doveva crollare. Anche Piano, infatti, smentisce l’idea della fatalità, nonostante il Ponte Morandi fosse stato un simbolo dell’ingegneria italiana del Novecento e un’icona dello spirito di innovazione italiano. Quando venne eretto il ponte, infatti, il celebre architetto cominciava la sua professione, e ammirava Morandi per la sua audacia. Questa, forse eccessiva, potrebbe essere una causa del crollo, ma è presto per indicare con esattezza le sue cause, che potrebbero essere imputabili anche a difetti di cura o ad altri elementi ancora. Certamente, però, l’opera esprimeva “la volontà di spingere l’Italia nella direzione di un grande ottimismo, senza il quale non ci sarebbe stato il miracolo della ripresa”. Un’opera, però, che si è rivelata fragile e “bisognosa di un’attenzione e di una cura di cui nel tempo abbiamo perso la consuetudine”.

Renzo Piano

Renzo Piano potrebbe sicuramente essere la persona giusta per la ricostruzione del ponte Morandi, un cittadino del mondo partito da Genova, un architetto che ha fatto della leggerezza il suo tratto distintivo. Ciò che rende le sue opere uniche così come le vediamo, lo ammette Piano stesso, è un metodo, non una qualche alchimia strana o il caso. Per partire dagli elementi fondamentali per un architetto, come la luce, la trasparenza, il colore, ma anche le vibrazioni o le grane, tutti elementi immateriali, Piano parte proprio dalla leggerezza. Per lui significa togliere peso alle cose, far lavorare la forma delle strutture, conoscere i limiti di resistenza dei componenti, sostituire l’elasticità alla rigidità. Per un architetto, infatti, è importante  “togliere”, lavorare sottraendo elementi, e fare un po’ come lo scultore, che parte da un blocco di marmo e realizza poi la sua opera.

Interessante riflettere sull’idea di architettura di Renzo Piano, che non si ferma alla costruzione di qualcosa, ma va ben oltre. Secondo lui l’architettura è un servizio, nel senso più letterale del termine. È un arte imposta, sempre presente, che conferisce immense responsabilità a un architetto nei confronti della società odierna e, soprattutto, futura. Tutto quello che realizza un architetto dev’essere pensato per le persone, poiché i suoi progetti incideranno sulle loro vite. Non solo un compito estetico, ma anche sociale.

Renzo Piano Sketch

Uno dei celebri sketch di Renzo Piano, questo sul grattacielo “The Shard” di Londra

 

Per ulteriori dettagli sulle interviste di Renzo Piano riguardo al crollo del ponte Morandi: il Sole 24 OreLa RepubblicaThe Guardiandesignboom.

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3 consigli per ispirare fiducia ed acquisire credibilità sui social media

Per un brand costruire una presenza online tramite i social media può risultare un processo complesso e articolato; tale percorso è finalizzato in particolare ad acquisire notorietà nei confronti dei clienti e a instaurare una relazione con loro.

Tuttavia questi sforzi potrebbero non essere sufficienti nel garantire dei risultati: ciò che è fondamentale oggi è essere in grado di risultare credibili nei confronti delle persone, in altre parole, l’imperativo è ispirare fiducia.

Difatti, proprio la fiducia sembra essere “l’ingrediente segreto” nei processi decisionali d’acquisto; un’indagine condotta a livello internazionale ad inizio anno da PwC ha rilevato che la “fiducia in un brand” è, per il 35% degli intervistati, una delle tre componenti che influenzano maggiormente le decisioni d’acquisto.

Inoltre, sempre all’interno dello stesso studio, è stato riscontrato che le opinioni sui social media pubblicate sia dai propri contatti, sia da estranei, hanno una maggiore influenza sulle decisioni d’acquisto rispetto a tutti quei fattori come advertising e politica di prezzo, che rientrano sotto il controllo dei brand.

In quest’ottica, i social media sono un ottimo “terreno” dove costruire la fiducia; quali possono essere quindi le operazioni da compiere al fine di gestire una presenza online sui social che sia in grado di ispirare fiducia? A tal proposito il blog di SocialPilot ci fornisce una serie di suggerimenti.

LEGGI ANCHE: Quali sono le metriche che contano davvero sui social media (e come misurarle)

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Chiedere recensioni

Le recensioni o review sono uno degli elementi principali che contribuiscono a rafforzare la fiducia in un brand. Come accennato, gli utenti sono soliti affidarsi ai pareri e alle esperienze dei loro pari. Facebook ad esempio ha creato da tempo un’apposita sezione dedicata alle recensioni degli utenti. Un brand dotato di numerosi feedback, meglio se positivi, risulterà credibile agli occhi di un utente che si sta approcciando per la prima volta a quella realtà.

È quindi una buona pratica incoraggiare i propri clienti a lasciare una recensione e condividerla sui social. Anche un commento negativo, se ben gestito, può contribuire ad incrementare la fiducia: nessun brand è perfetto, è normale che vengano commessi errori o si verifichino disservizi, ciò che però fa la differenza, è il modo in cui si affrontano questi inconvenienti, se gestiti in maniera trasparente, è probabile che l’effetto finale sulla credibilità sia positivo.

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Inserire link affidabili nei post

I link sono la connessione tra il brand e il mondo esterno. Nella “giungla” dei social media imbattersi in contenuti poco affidabili o peggio ancora in fake news è all’ordine del giorno.

Nel costruire la propria credibilità tramite la creazione di contenuti, potrebbe essere opportuno inserire link esterni collegati a fonti riconosciute e attendibili e che siano pertinenti con il settore in cui il brand opera.

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Utilizzare le dirette live

Nell’ambito del social media marketing, il live streaming è senza dubbio uno degli strumenti più interessanti degli ultimi anni; il coinvolgimento delle persone è massimo poiché hanno la possibilità di interagire in tempo reale con il brand ponendo domande o esprimendo opinioni.

La possibilità di confrontarsi faccia a faccia con un brand e per di più in tempo reale è una pratica che contribuisce in maniera molto importante alla costruzione della credibilità di un’azienda.

Inoltre, gli eventi e le promozioni lanciate tramite questo formato riescono ad innescare quel processo di “umanizzazione” del brand fondamentale per una presenza e una comunicazione efficace sui social media.

Ninja Summer, mercoledì 29 agosto 2018

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Shigeki Tomoyama – Toyota Connected Company

Toyota investe 500 milioni in Uber

Toyota, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, ha deciso di investire 500 milioni di dollari in Uber (l’investimento valuta Uber 72 miliardi di dollari in totale). Si tratta di un’espansione della cooperazione già in essere che ha l’obiettivo di sviluppare il mercato delle automobili autonome per il settore del ride sharing. “Questo accordo e questo investimento rappresentano un momento molto importante nella trasformazione della mobilità” ha dichiarato in una nota Shigeki Tomoyama, presidente di Toyota Connected Company.

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Il rilancio. L’arrivo di Toyota segna un rilancio per il programma di auto autonome di Uber, che ha subito una battuta d’arresto dopo l’incidente mortale in Arizona. Un incidente che ha aperto un dibattito all’interno della società su come procedere e l’ha spaccata. Con l’investimento di Toyota, il programma può ritrovare slancio.

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La flotta Autono-MaaS. Oltre al denaro, ci sarà un’integrazione tra le rispettive tecnologie su veicoli realizzati ad hoc da Toyota e inseriti nella flotta di Uber.  La flotta iniziale, chiamata Autono-MaaS sarà basata sulla piattaforma minivan Sienna di Toyota. L’Autonomous Driving System di Uber e il sistema di supporto alla sicurezza Guardian di Toyota saranno integrati sui veicoli. Toyota userà anche la sua Mobility Services Platform, l’infrastruttura informativa per i veicoli connessi. L’inserimento pilota nella rete di ride sharing Uber delle auto autonome Toyota inizierà nel 2021.
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Instagram e le college community

Instagram punta a riunire i compagni di scuola. Il social network di proprietà di Facebook sta infatti iniziando a sperimentare una nuova funzione per raggruppare gli studenti in base alle università frequentate. Gli utenti  sono invitati a unirsi a una “college community” e a “connettersi con altri studenti”. Chi acconsente è chiamato a selezionare l’università e l’anno in cui si laureerà, e può così accedere a una lista di compagni che hanno aderito alla stessa community.

LEGGI ANCHE: Facebook vuole dirci cosa abbiamo in comune con gli altri utenti

Apple dice addio al 3D Touch

I nuovi iPhone, che dovrebbero essere svelati il 12 settembre, saranno sprovvisti del 3D Touch. Stando ad alcune indiscrezioni, infatti, Apple avrebbe deciso di mandare in pensione la tecnologia che permette allo schermo di riconoscere diversi livelli di intensità della pressione esercitata dalle dita. Il 3D Touch è stato lanciato dalla compagnia di Cupertino nel 2015, come una delle caratteristiche principali dell’iPhone 6s. E ora, a distanza di tre anni, Apple potrebbe fare dietrofront.

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YouTube e il nostro “benessere digitale”

Dopo Apple e Facebook anche YouTube aiuta a capire quanto tempo si trascorre sulla piattaforma, introducendo uno strumento apposito che aiuta il “benessere digitale”, così lo definisce la società. “Abbiamo introdotto nuovi strumenti che aiutano le persone a comprendere meglio il loro utilizzo tecnologico e a concentrarsi su ciò che conta di più e disconnettersi quando necessario. Il nostro obiettivo è fornire una migliore comprensione del tempo trascorso su YouTube”, ha spiegato Brian Marquardt, Director of Product Management.

Controlla il tempo. Ogni utente può monitorare il tempo che si trascorre sulla piattaforma attraverso un profilo disponibile nel menu del proprio account: monitora quanto tempo è stato impiegato a guardare i video negli ultimi 7 giorni. E si può impostare anche un limite. Nell’ottica di controllare anche le notifiche, altra persecuzione digitale, si può disattivare suono e vibrazione dalle 22 alle 8.

LEGGI ANCHE: Anche Instagram ti dirà se passi troppo tempo sull’app

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L’impegno green di Facebook

Facebook ridurrà le emissioni di CO2 del 75% e alimenterà tutte le attività solo con energie rinnovabili entro il 2020. La compagnia di Menlo Park ha annunciato il doppio impegno ambientalista in un post, in cui evidenzia di aver acquistato oltre 3 gigawatt di elettricità eolica e solare negli ultimi 5 anni, di cui 2,5 gigawatt negli ultimi 12 mesi. “Siamo orgogliosi dell’impatto che il nostro programma sulle rinnovabili sta avendo sulle comunità locali e in generale sul mercato”, ha scritto la società citando le città di Prineville (Oregon), Los Lunas (New Mexico), Henrico (Virginia) e Lulea (Svezia). “Nel 2015 abbiamo fissato l’obiettivo di alimentare il 50% delle nostre strutture con le energie rinnovabili entro il 2018. Lo abbiamo raggiunto un anno prima, arrivando al 51% nel 2017”.

Il jobs for veterans di Google

Google in campo in favore dei veterani dell’esercito per i quali si propone di trovare un impiego adeguato alle competenze. La società di Mountain View ha aggiornato il suo motore di ricerca con una sezione dedicata a chi ha terminato di servire le forze armate americane ed è in cerca di occupazione nel mondo civile.

Tutta l’energia del mining di Bitcoin

La pratica di produrre i Bitcoin, il mining, consuma più energia di uno stato come l’Ohio, e la richiesta di potenza di calcolo, e quindi di energia, è in continuo aumento. L’allarme è arrivato dall’audizione al senato Usa di un ricercatore dell’università di Princeton, secondo cui ormai l’1% dell’elettricità mondiale viene usata proprio a questo scopo. Secondo Arvind Narayanan, esperto di Computer Science, i tentativi in corso di rendere più verdi i bitcoin agendo ad esempio sulla fonte di elettricità usata sono trascurabili rispetto alle dimensioni del fenomeno.

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Sbarca in Italia Cleanzy, la piattaforma delle pulizie di casa

E’ attiva anche in Italia una nuova piattaforma che punta a digitalizzare il settore delle pulizie e dei servizi per la casa: arriva dalla Turchia, si chiama Cleanzy e ha lanciato la sua espansione in Europa partendo da Milano. La società ha sviluppato una piattaforma online che mette in contatto i clienti con i professionisti delle pulizie, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7. La startup, fondata nel 2014 a Istanbul da Tayga Baltacıoğlu, si affaccia al mercato europeo forte di una crescita del 500% year over year in Turchia, e ha appena annunciato il secondo round di finanziamento da 1,3 milioni di dollari, guidato da Collective Spark VC e che ha coinvolto imprenditori come Rolf Schroengens (Trivago), Fırat İşbecer (Commencis), Can Eren ( Eren Holding) e Umur Ozal (Valuta Capital Partners) destinato proprio all’espansione internazionale del business.

Cleanzy

Tayga Baltacioglu, founder e CEO di Cleanzy

Intelligenza Artificiale

Cleanzy ha la snellezza del marketplace, l’attenzione al cliente del collaboratore “di famiglia” e la qualità e il controllo del servizio di un’impresa di servizi grande e strutturata – ha spiegato Lucio Cordeiro, country manager della startup per l’Italia – non ci limitiamo a mettere in contatto domanda e offerta: selezioniamo, formiamo e aggiorniamo continuamente i nostri professionisti, affianchiamo alla pulizia piccoli servizi ad alto valore aggiunto (come la fornitura di detersivi o il recupero delle chiavi) e seguiamo il cliente dall’inizio alla fine per garantire alti standard di qualità del servizio. La tecnologia fa il resto: dal punto di vista logistico, un algoritmo di machine learning ci aiuta a gestire i calendari di centinaia di professionisti e numeri sempre crescenti di operazioni”.

cleanzy

Lucio Cordeiro, country manager di Cleanzy per l’Italia

I pulitori di Cleanzy

Per entrare a fare parte della squadra di pulitori di Cleanzy bisogna aver maturato un’esperienza professionale, avere una fedina penale pulita ed essere in grado di pulire seguendo gli elevati standard richiesti. A garanzia dei clienti la copertura assicurativa del gruppo AXA, che copre fino a 150 mila euro per incidenti o imprevisti.

I numeri

Cleanzy dichiara un giro di 700 professionisti e di aver quasi raggiunto la quota di 45 mila operazioni dal suo lancio.

Obiettivo 2 mila clienti in 6 mesi

“Sono convinto che abbiamo creato un grande team per gestire le attività in Italia – ha dichiarato il CEO Tayga Baltacıoğlu –  siamo operativi da luglio, e abbiamo già circa 80 professionisti che collaborano con noi. Partiamo da Milano, dove c’è un grande ecosistema d’innovazione e un mercato già ricettivo, ma puntiamo ad espanderci rapidamente anche in altre città italiane. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere i primi duemila clienti a Milano entro sei mesi, e di fare dell’Italia la base logistica e operativa per l’espansione in altri mercati europei entro il prossimo anno”.