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7 startup che vogliono far sparire la plastica dal mondo

Secondo le ultime direttive europee, abbiamo ancora 12 anni di tempo per creare le tecnologie necessarie al riciclo e riutilizzo degli imballaggi in plastica

Parlare in generale di plastica forse non è così corretto come sembra.

Al mondo sono conosciuti diversi tipi di plastica, o materie plastiche, definiti polimeri sintetici, che devono la loro nascita ad Alexander Parkes alla fine dell’800.
Il polimero sintetico, che si differenzia dai polimeri naturali come l'ambra, nasce dalla combinazione chimica di alcune sostanze e porta con sé caratteristiche come malleabilità e facilità di lavorazione, o ancora la possibilità di essere applicato a diversi settori merceologici, plasmato in diversi colori e forme.

Se da una parte quella che viene comunemente definita plastica porta con sé vantaggi che hanno reso possibili rivoluzioni industriali senza precedenti, dall’altra parte non possiamo dimenticare la sua derivazione petrolchimica, che la rendono una sostanza nociva se non correttamente lavorata e poi smaltita.

L’Unione Europea è stata chiara, dichiarando, proprio all'inizio di quest'anno, guerra alla plastica: “entro il 2030 tutti gli imballaggi di plastica dovranno poter essere riutilizzati o riciclati e l'utilizzo delle microplastiche dovrà essere drasticamente ridotto”, per limitare l’inquinamento che uno scorretto smaltimento di tale materiale ha provocato all’ambiente e soprattutto ai fondali del mare.

Sembrerebbe impossibile pensare ad un mondo senza plastica, eppure una soluzione - anzi più di una - sta nascendo e non riguarda il riciclo soltanto, ma addirittura la possibilità, grazie alla moderna tecnologia, di trasformare i polimeri chimici in materiali eco-friendly ed eco-sostenibili.

Ecco le startup che stanno dando nuova vita alla plastica.

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Processi naturali

Chi l’avrebbe mai detto che uno dei materiali più tossici al mondo, perchè derivato dal petrolio, potesse diventare un vessillo di ecologia e riciclabilità.

Origin Material e Bioplastech, lo hanno fatto con le tecnologie studiate ed implementate che sono già diventate oggetto di round di finanziamento.

La prima, Origin Material, è una startup che ha voluto sperimentare la produzione di imballaggi non più di plastica come tradizione vuole, ma plasmate da cartone, segatura e fiori. Una tecnologia del tutto innovativa e green che ha scatenato già gli interessi di Danone e Nestlè.

Bioplastech, invece, startup basata in Dublino, ha puntato tutto sui microorganismi ghiotti di plastica, in grado di renderla biodegradabile con un processo totalmente naturale, trasformandola da PET a polyhydroxyalkanoate (PHA).

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Nuovi sistemi di riciclo

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Se l’approccio completamente naturale e organico è alla base delle startup che abbiamo appena visto, Agilyx, Saperatec e Ioniqa Technologies hanno deciso, invece, di puntare sull’evoluzione tecnica del sistema di riciclaggio della plastica.

Agilyx, direttamente dagli USA, ha creato un processo di riciclo completo del polistirene che lo rende riutilizzabile e rimodellabile, per creare prodotti dello stesso materiale, ma che necessitano di una qualità inferiore per essere commercializzabili.

Saperatec ha voluto creare una tecnologia di micro-emulsione in grado di risolvere uno dei problemi più rilevanti del riciclo: la separazione dei materiali. Grazie alla startup tedesca ogni componente del packaging diventa perfettamente riciclabile, non solo la plastica.

Infine, Ioniqa Technologies è in grado di applicare una lavorazione che riporti il PET come nuovo rimuovendone ogni agente di contaminazione o tracce di un precedente utilizzo così che, ad esempio, la stessa bottiglia di Coca-Cola possa essere usata diverse volte.

Materiali rigenerati e trasformati

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L’ultima categoria di starup è quella che ha voluto donare una nuova vita alla plastica, cambiandone forma e utilità.

Parliamo di Recycling Technologies, la prima ad aver implementato un macchinario in grado di vaporizzare qualsiasi tipo di polimero a base petrolifera per trasformarlo in Plaxx, materiale già largamente utilizzato in applicazioni eterogenee e per la realizzazione di differenti oggetti.

La seconda, invece, Biocellectionha lanciato una tecnologia in grado di trasformare le discutibili buste di plastica in tessuto sintetico per dare vita a indumenti tecnici o sportivi.

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Per tanti la plastica è il male, per altri un’idea di business e queste startup ci fanno sperare di essere pronti per il 2030.

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