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Uber: la licenza è sospesa a Londra, raccolte quasi 1 milione di firme

Il Tfl ha bloccato il servizio per motivi di sicurezza pubblica e standard minimi non rispettati, ma c'è spazio per il ricorso

Fabio Casciabanca 

Editor Business Ninja Marketing

Dal prossimo 30 settembre Uber non avrà più la licenza per operare a Londra. Lo ha annunciato il TfL (Transport for London), l'ente che si occupa di gestire il trasporto pubblico nella capitale.

La società, popolarissima tra i londinesi con oltre 40.000 autisti registrarti al servizio, ha già annunciato l'intenzioni di rivolgersi ai tribunali per impugnare la decisione, ma quali sono le motivazioni che hanno spinto il Tfl a non rinnovare la licenza a Uber?

Come in Italia e in altri paesi europei, i tassisti londinesi hanno accusato il colpo dell'introduzione del servizio sul territorio e gioiscono per questa vittoria, sebbene momentanea. Momentanea perché, fino alla decisione del tribunale, il servizio di Uber continuerà a funzionare per almeno altri 21 giorni.

Secondo il TfL, Uber non sarebbe idonea a rinnovare la licenza perché non rispetterebbe alcuni standard minimi legati alla sicurezza dei passeggeri, al servizio e all'ordine pubblico, tra cui l'utilizzo del software Greyball, che segnalerebbe agli autisti le chiamate di "finti clienti", in realtà addetti al controllo del funzionamento del trasporto pubblico.

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Anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, si trova tendenzialmente d'accordo con la decisione e sostiene l'operato di TfL:

Londra deve essere una città all'avanguardia nell'innovazione e nelle tecnologia, incoraggiando le aziende che danno una mano ai londinesi fornendo servizi migliori e più convenienti.

Tuttavia tutte le imprese devono sottostare alle stesse regole e rispettarle, in particolare quelle riguardo alla sicurezza dei clienti: fornire un servizio innovativo non basta per scavalcare queste direttive.

La reazione di Uber

Come in altre occasioni, Uber ha rimarcato le ricadute occupazionali e i disagi che decisioni di questo tipo fanno ricadere sulla popolazione, con le parole di Tom Elvidge, General Manager di Uber a Londra:

Questa decisione metterà fuori dal mercato del lavoro i 40.000 autisti che lavorano in Uber e porterà disagi agli oltre 3,5 milioni di persone che utilizzano l'applicazione, limitando le possibilità di scelta dei londinesi; per questo intendiamo contestare immediatamente il provvedimento rivolgendoci al tribunale.

Questo ban mostra al mondo come Londra non sia aperta ai nuovi servizi tecnologici che permettono ai consumatori di poter scegliere.

Elvidge ha anche dichiarato che il fantomatico software Greyball non è mai stato utilizzato e che anzi Uber dispone di un team che si occupa di lavorare a stretto contatto con la polizia metropolitana seguendo tutte le regole imposte dal TfL.

Uber ha subito l'attacco congiunto degli autisti autorizzati di taxi, politici e opinione pubblica secondo la quale avrebbe sottratto mercato al servizio dei "Black Cab", con una cultura aziendale definita tossica e mettendo a rischio la sicurezza dei passeggeri; ma non è l'unico colpo che la società innovativa si troverà a fronteggiare nei prossimi mesi:  Uber infatti ha presentato appello a una sentenza che definisce i suoi autisti come lavoratori "non autonomi", ai quali spetta quindi un salario minimo indipendentemente dal numero delle corse.

 

Update: 25 settembre

Uber ha raccolto oltre 700,000 firme su Change.org per chiedere a TfL di cambiare la propria decisione: tale petizione è stata promossa direttamente attraverso l'app ogni volta che viene utilizzata a Londra.

 

Questa decisione metterà fuori dal mercato del lavoro i 40.000 autisti che lavorano in Uber e porterà disagi agli oltre 3,5 milioni di persone che utilizzano l'applicazione, limitando le possibilità di scelta dei londinesi; per questo intendiamo contestare immediatamente la decisione rivolgendoci al tribunale.

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