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Facebook ha rimosso le pagine sull’aborto per “incoraggiamento all’uso di droga”

Molte pagine che collegavano dottori e donne costrette a fare i conti con le politiche antiabortiste, sono state eliminate per "promozione o incoraggiamento all'uso di droga"

Francesco Pannullo 

Social Media Manager @Giffoni Innovation Hub

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Sappiamo benissimo che Facebook ancora oggi sta combattendo contro il suo più grande tallone d'Achille: il controllo dei contenuti.

Tra fake news, contenuti vietati ai minori, gore e tanto altro pattume reperibile online, sono molti i pericoli nei quali si può incappare durante una innocente navigazione sul portale made in USA, che dal canto suo, ha ultimamente avviato nuovi protocolli per garantire la genuinità dei contenuti, per tutti.

Ma è proprio di qualche giorno fa la notizia che ha fatto discutere gli esperti di settore (e non): sembra infatti che Facebook abbia censurato pagine di alcune organizzazioni che mettevano in collegamento dottori e donne che vivono in zone del mondo dove l'aborto è vietato (e quindi praticato in modo clandestino e pericoloso) fornendo loro medicinali atti allo scopo (le famose pillole).

Motivo secondo Facebook? Incoraggiamento all'utilizzo delle droghe.

Facebook pagine aborto

Ma partiamo dal principio: il collettivo Women on Web (con base in Amsterdam) ha la mission di aiutare le donne che vogliono praticare l'aborto ma che vivono in nazioni ove questo viene considerato reato, attraverso la fornitura di medicinali e istruzioni, cercando così di limitare i possibili danni provocati da aborto clandestino.

L'annuncio del "ban" è stato dato dalla pagina dell'organizzazione sorella Women on Waves, che fornisce alle donne servizi di assistenza medica a bordo di una nave.

"Women on web diffonde informazioni salva-vita a migliaia di donne in tutto il mondo. La sua pagina Facebook pubblica notizie, informazioni scientifiche e protocolli della WHO e Women on Web ha risposto a più di un milione di email di donne che avevano bisogno di informazioni scientifiche accurate, essenziali per la loro salute e la loro vita.Ci aspettiamo che Facebook riveda questa decisione, dato che l'accesso alle informazioni è un diritto dell'uomo"

Così scriveva appunto la pagina annunciando l'accaduto, appello che poi è stato accolto quasi subito da Facebook, che nella giornata di venerdì ha immediatamente provveduto a ripristinare il tutto, spiegando che l'azione era stata commessa erroneamente e scusandosi per l'accaduto così:

"Facebook is a place for people and organisations to campaign for the things that matter to them, and Women on Web is an example of that,”

Facebook pagine aborto
Sappiamo benissimo che non è semplice gestire una community di circa 2mld di utenti, sopratutto se poi tra questi vi si annidano folli e maniaci che continuano a pubblicare i materiali più disparati.

Ma non è la prima volta che Big F si trova a dar conto a situazioni del genere, anche con i beni prima illegali ora regolarizzati o documenti di giornalismo e potremmo elencarne tanti ma ne diremo solo uno, forse tra i più discussi: ricordate quando fece discutere la censura dell'iconica foto della bambina che scappava dal Napalm durante la guerra in Vietnam?

Un po' di scivoloni ci possono anche stare, certo, d'altro canto però, il buon Mark Zuckerberg ha annunciato da poco l'assunzione di altre 3.000 unità deputate al potenziamento del controllo contenuti pubblicati sulla sua piattaforma.

Una corsa verso la perfezione e il controllo totale?
Chissà.

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