Consigli per non cedere al clickbait e generare valore

Ogni vero Ninja sa che il clickbait, ovvero quella pratica che, con titoli sensazionalistici, ammiccanti o volutamente criptici, attrae utenti incuriosendoli con false promesse, è qualcosa che sarebbe meglio evitare.

E allora perché tanti la utilizzano? Semplice, perché funziona. Nonostante tutti dicano di odiare il clickbait, alla fine le persone cliccano, entrano nel tuo sito ed ecco lì che si gonfia il numero dei visitatori unici. Tutti felici? Non proprio.

Bisogna infatti essere chiari su cosa intendiamo per “funzionare” e su ciò che suggeriamo quando consigliamo di evitare il clickbait.

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Clickbait? Questione di KPI

Tutto verte nell’individuare le giuste KPI da perseguire. Se gli obiettivi sono di breve termine e riguardano solo le visite o i lettori, allora sì, il clikbait funziona. Fai entrare gente nel tuo sito, il capo vede le metriche crescere ed è contento. Un po’ meno il tuo lettore, quando scopre che dietro quel titolone c’è probabilmente fuffa e la sua esperienza non ne esce arricchita. Anzi, probabilmente deciderà di non tornare più e lo avrai catturato una volta per perderlo per sempre.

E allora che si fa? Spesso si sceglie di insistere su questa via, gettando ancora più “esche” sotto forma di headline strillate ancora più sensazionalistiche. Si prosegue così, urlando “Al lupo!” senza che alcuna bestia feroce sia nei paraggi, con l’epilogo che la nota favola di Esopo ci ha insegnato. Spezzare questo circolo vizioso infatti non è sempre facilissimo, per colpa di un’attività spesso orientata al risultato veloce piuttosto che alla costruzione di solide e durature relazioni che si basano sulla fiducia reciproca. È la ricerca della crescita continua a tutti i costi che ha portato alla diffusione del clickbait, con danni di credibilità che si ripercuotono su tutto il settore. Una volta che si crea una brutta reputazione online, infatti, modificarla è davvero difficile e costoso in termini di tempo e risorse.

Non cedere al clickbait vuol dire invece perseguire una strada e delle KPI diverse, che prediligono l’engagement e la soddisfazione del lettore, al punto di creare attesa di nuovi articoli e post perché soddisfatto di quanto letto in precedenza. È un terreno difficile, di lunga durata, non sempre economicamente sostenibile per tutte le realtà. Ma l’unico che, se raggiunto, garantisce risultati sul lungo periodo senza per questo giocare al ribasso della qualità.

Lo scopo allora diventa non solo quello di avere lettori, ma di aiutar loro con contenuti utili e davvero in grado di migliorare la loro vita quotidiana. E non ci riferiamo per forza ad articoli di divulgazione scientifica o finanziare, quanto anche a semplicemente migliorare l’umore o regalare la sensazione di aver effettivamente ben speso quel tempo che hanno dedicato al tuo sito.

Un percorso faticoso ma soddisfacente

Un modo per perseguire quest’obiettivo potrebbe allora passare dalla costruzione di una cosiddetta “customer map”, che riesca ad individuare cosa il tuo lettore o potenziale acquirente fa durante il giorno, i problemi che questo incontra e che la tua impresa o prodotto può risolvere davvero. Cosa provoca loro questi problemi, cosa ne impedisce la loro risoluzione e cosa motiva o aspira maggiormente il tuo utente in questo processo? Devi diventare esperto di questo percorso e condividere con i tuoi lettori ciò che sai. Non è facile costruire questa mappa ma, una volta realizzata, può davvero fare la differenza nella creazione e individuazione dei contenuti per la tua strategia editoriale.

Tieni sempre a mente questo importante concetto, però: la vita del tuo consumatore/utente potenziale non coincide con quella del tuo prodotto, della tua azienda o del tuo sito. Gli esseri umani vivono, hanno problemi e tentano di risolverli anche al di fuori delle attività commerciali, a volte anche con strade diverse da quella che tu hai ipotizzato. Per esempio, l’iniziale voglia di leggere un libro di un utente con poco tempo può sfociare nell’acquisto finale di un audible-book da ascoltare nei viaggi in metropolitana, piuttosto che invece nella lettura di un e-book o di una versione ridotta di un grande tomo. Il tuo compito quindi è quello di identificare, per quanto possibile, il maggior numero di “touch point” che puoi avere con il target che vuoi raggiungere e capire come creare contenuti in grado di ingaggiarlo nella maggior parte, se non ognuno, di questi.

Clickbait

Dallo strillo al consiglio

Fondamentale diventa così la definizione del problema che puoi o vuoi risolvere, che non deve essere solo funzionale ma, potremmo dire, esistenziale. Vedila un po’ così: Slack non solo permette di rendere efficiente la tua vita lavorativa, ma migliora anche quella personale, aumentando la tua produttività, riducendo la confusione che genera stress e si ripercuote sulla soddisfazione personale. Se sarai in grado, con i tuoi contenuti, di migliorare anche solo cinque minuti nella vita di una persona, avrai ottenuto il più prezioso dei risultati e, probabilmente, ti sarai creato un lettore fedele.

Individua i piccoli e grandi problemi del tuo pubblico, analizzane le cause e individua le soluzioni. Parla loro con un linguaggio semplice ma sempre corretto e, col tempo, otterrai risultati e fiducia. Ricordati di mettere al centro la vita del tuo lettore. Cogli la sua attenzione proprio quando ha bisogno di te.

Individua dei content-cluster, argomenti pilastro attorno al quale dedicare articoli mirati. Per un blog di cucina, ad esempio, potrebbe essere quella di ricette facili con ingredienti a basso costo, per gli studenti universitari fuorisede o per chi non è un asso dei fornelli e dei carrelli della spesa. O, ancora, una rubrica che raccolga le ricette più gustose e pratiche per un pranzo in ufficio che soddisfi senza portare quella sonnolenza tipica dei pasti più lauti.

E, soprattutto, cerca di focalizzarti sui giusti KPI. Una condivisione vale più di un semplice click, la frequenza con cui lettori che ti hanno già visitato ritornano sul tuo sito è un ottimo indicatore della bontà del tuo contenuto e, soprattutto, il passaparola e i referral che riesci a creare. Lo sappiamo. Non tutte le realtà possono abbandonare click e visitatori unici come metriche principali. Ma ogni vero Ninja dovrebbe cercare di non renderle i parametri esclusivi della propria attività.

Social Media Manager

Tutte le domande da porsi prima di assumere un social media manager

Oggi abbiamo deciso di metterci nei panni delle aziende, dei recruiter o dei team leader in cerca di risorse preziose a cui affidare la comunicazione social di progetti, brand, prodotti o servizi. Ma come affrontare e soprattutto come districarsi di fronte all’infinità di possibili e papabili candidati per il ruolo di social media manager?

Domanda delle domande. Sempre più professionisti del settore preferiscono lasciare le attività in house e muoversi nei meandri della consulenza come mentor, digital coach ed esperti nel mondo del Social Media Marketing. Ma fate attenzione perché nei panni di esperti marketer potrebbero nascondersi professionisti improvvisati o semplicemente non in linea con le vostre esigenze.

Social Media Manager

Mai come in questo caso pro e contro vanno ancora più a braccetto. Se da una parte l’opportunità di servirsi di professionisti dei Social Media è sempre più allettante, dall’altra la possibilità di ricevere fumo negli occhi è altrettanto probabile.

Bene, se avete preso la decisione di optare per una figura esterna alla vostra azienda, un consulente in Social Media Marketing che faccia diventare virale anche i più grigi dei dati è arrivato il momento di porvi delle domande per affrontare al meglio il momento della scelta, perché, come forse sapete, nelle mani del Social Media Manager passa gran parte della vostra digital reputation. Ma andiamo con ordine.

LEGGI ANCHE: Social Media Manager: impariamo a riconoscerlo

Può dimostrarmi una comprovata esperienza nel settore del Social Media Marketing?

È la prima cosa che andrebbe chiesta, anche prima del nome e cognome. Quello che è stato fatto in precedenza è il biglietto da visita a supporto delle skill dichiarate, soprattutto nel vasto mondo del Social Media Marketing.

Non fermatevi alla minuziosa spulciata su LinkedIn dove sono elencate e descritte le principali esperienze pregresse, i progetti e tutto ciò che di creativo che è stato realizzato. Chiedete di più, fatevi spiegare come si è arrivati a determinate soluzioni o come sono state gestite situazioni di crisi.

Social Media Manager

Dove posso trovare e consultare i suoi precedenti lavori?

Chiunque abbia avuto comprovate esperienze professionali potrà facilmente dimostrarlo. Ancora più facilmente per coloro che si occupano di digital marketing, social media. Il web è la loro seconda casa. Come detto prima, consultate LinkedIn ma via libera a blog personali, profili social, pubblicazioni, eventi e contatti condivisi.

Quali sono le sue abitudini di lavoro?

Un buon consulente di Social Media Marketing si sarà trovato a lavorare nelle più diverse situazioni aziendali. Da unico referente a membro di un team più numeroso. Dal responsabile marketing, alle digital PR fino al CEO dell’azienda. Chiedere al futuro social media manager della vostra azienda come è abituato a lavorare e come riesce a rapportarsi con le varie figure presenti in house è cosa buona e giusta.

Come verranno sviluppate idee e contenuti?

È il cuore del discorso. Come verrà effettivamente portato avanti il lavoro? A questo proposito potremmo farci spiegare come è stato gestito il processo creativo per gli altri brand o aziende per cui il candidato ha lavorato. Il Social Media Manager che stiamo per assumere lavorerà in autonomia o avrà bisogno di continui brief con i vertici dell’azienda? Saprà adattarsi allo stile e all’immagine dell’azienda o vorrà proporre uno stile completamente nuovo? Domande più che lecite e sopratutto fondamentali per capire se quella davanti a noi è la persona che stiamo cercando.

Social Media Manager

Riuscirò a monitorare i risultati?

Nel momento  in cui si decide di investire in una nuova figura professionale per la propria azienda è necessario prefissarsi degli obiettivi da raggiungere. Il compito del consulente è proprio quello di aiutarvi a raggiungere tali obiettivi. Detto questo, fatevi pure raccontare alcuni importanti traguardi e obiettivi raggiunti dal vostro candidato. Un Trend Topic di Twitter, la viralità di un post, il successo di una Campagna, tutto è importante per avere più chiara la situazione.

Cosa fare se qualcosa va storto?

Social Media Manager

Saper gestire una crisi è fondamentale, sopratutto sul web. Bene, il nostro candidato perfetto deve saper tenere sotto controllo la situazione o intervenire in modo corretto e tempestivo. Alcune domande da porre al nostro probabile Social Media Manager? Come risponderesti a delle recensioni negative? Come gestire un hashtag infelice legato al proprio brand su Twitter? Come moderare la community su Facebook?

Voi che altre domande vi fareste prima di assumere un Social Media Manager? Scrivetecelo sulla nostra fanpage su Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn!

realtà virtuale

Tech trends: la Realtà Virtuale sarà il futuro degli eCommerce?

Sempre più spesso si parla di realtà virtuale. A volte con sufficienza, altre con entusiasmo. Io tutte le volte che la sento nominare non riesco a non pensare che, nel 1984, un uomo di nome William Gibson scriveva in un suo libro :

La matrice ha le sue radici nelle prime sale giochi […] nei primi programmi di grafica e negli esperimenti militari con i primi spinotti cranici […] Cyberspazio: un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti matematici … Una rappresentazione grafica di dati ricavati dai banchi di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce allineate nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati.

Sono moltissimi quelli che, per cultura dei titoli, hanno sentito parlare di questo libro; decisamente meno quelli che lo hanno letto veramente. La cosa interessante non fu tanto permettergli di vincere qualcosa come il Premio Hugo, Nebula e Philip K. Dick Award, quanto contribuire in maniera determinante nel mettere in moto un volano che portò alla creazione di un vero e proprio movimento letterario e artistico, il Cyberpunk.

Pazzo, idolo, visionario, genio? Avere la capacità visionaria di parlare, nel 1984, di servomeccanismi che si integrano perfettamente con il nostro corpo e il nostro sistema sensoriale, o di computer come l’Ono-Sendai Cyberspace 7, comodamente utilizzabile tramite un innesto elettronico nella corteccia cerebrale, non era propriamente una cosa da nulla. A maggior ragione considerando che, de facto, dovevano passare ancora degli anni prima che io potessi appoggiare le mie mani sulla tastiera del mio primo personal home computer, il Commodore VIC-20.

Realtà virtuale: a che punto siamo?

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Passa il tempo, diciamo una trentina di anni, e mi fermo un attimo a fare il punto della situazione. Gli scenari che si sono creati e concretizzati iniziano ad essere estremamente interessanti. Fatte le doverose e ovvie differenziazioni con le sua “sorella minore”, la realtà aumentata, quella virtuale sta iniziando veramente a farci vivere un’esperienza in modo totalmente immersivo e coinvolgente.

La realtà virtuale è una tecnologia che continua a progredire, ad essere sviluppata e perfezionata, trovando applicazione concreta in tantissimi campi. Giusto per farti un’idea veloce della versatilità ed utilità delle sue applicazioni, puoi leggere 10 applicazioni della Realtà Virtuale a cui non avevi mai pensato. Ci troviamo quindi a parlare non solo di divertimento, di esperienza e di percezione, ma anche di qualcosa di pratico, ad esempio in campo medico e formativo.

LEGGI ANCHE: Joy, la realtà virtuale allevia la solitudine in ospedale

Dove compreremo domani?

7 trend per cavalcare l'onda eCommerce nel 2016

Quello che mi chiedo è:  quanto rapidamente evolverà questa tecnologia, tanto da arrivare a stravolgere radicalmente il modo in cui noi effettueremo i nostri acquisti?

Che le nuove tecnologie abbiamo giocato un ruolo attivo in questo processo di modifica ed evoluzione, è un dato di fatto. Io seguo e unisco alcuni puntini:

  • Conosciamo ormai tutti lo ZMOT di Google (se per caso non lo hai ancora mai sentito nominare, puoi approfondire l’argomento leggendo l’articolo Google introduce il “Momento Zero della verità”).
  • Ormai tutti abbiamo almeno uno smartphone, un tablet o comunque uno strumento che ci permetta di essere connessi a internet.
  • Ogni giorno milioni di persone effettuano acquisti online in modo semplice e veloce sulle più svariate piattaforme di eCommerce.
  • I grandi player, ma non solo, investono costantemente da una parte nel perfezionamento della user experience sulle piattaforme di vendita online, dall’altra nel rendere sempre più efficiente ed efficace la parte di post-sale e delivery.
  • Amazon applica e sperimenta le nuove tecnologie aprendo ad esempio i negozi senza cassa, o permettendoci di comprare quello che ci serve premendo un bottone (i famosi Dash Button).
  • Esco tardi dal lavoro e non sono riuscito a fare la spesa; nel frigo a casa ho solo il classico mezzo limone che tiene compagnia al latte. Un tempo sarei andato a letto senza cena; adesso la ordino in cinque minuti tramite un’app sul mio smartphone, e me la portano direttamente a casa.
  • Persino alcune piccole realtà locali si organizzano per dare la possibilità di fare la spesa online con fattorino che consegna a domicilio.
  • I supermercati virtuali iniziano a essere una realtà, come nel caso dei Virtual Grocery.

Spingersi oltre il semplice acquisto online

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Per me, le due parole chiave sono ovunque e immersivo. Ovunque perché per usare questo tipo di tecnologia non bisogna essere degli eletti che hanno la fortuna di avere il super computer super tecnologico che i comuni mortali non potrebbero nemmeno immaginare. Immersivo perché l’esperienza e il coinvolgimento è praticamente totale.

Ok, suona molto come “Immagina, puoi” ma io non ci vedo nulla di strano. Il sabato mattina vorrei fare la spesa in un ipermercato rimanendo comodamente seduto sul divano di casa mia, semplicemente indossando guanti e visore. Potrei girare per i vari corridoi e scaffali come se fossi realmente li, acquistare ciò che mi serve, controllare le offerte, fare il mio carrello, pagare e salutare cordialmente. Non dovrei vestirmi di tutto punto, prendere la macchina e spostarmi, affrontare intemperie e disagi vari legati al traffico, trovare un parcheggio e magari doverci mettere un sacco di tempo (hai presente la follia del fare acquisti sotto le feste?).

Mentre io continuo a fare appelli alle catene della grande distribuzione e non, per spiegargli che secondo me questa è un’opportunità di business prima ancora che il prossimo futuro, tu fammi sapere cosa ne pensi.

Consigli per un live tweeting di successo

Siete stati chiamati a presenziare un evento in live tweeting per conto della vostra azienda? Bene, allora siete nel post(o) giusto.

Prima di scoprire come gestire al meglio quest’attività, esattamente di cosa si parla quando parliamo di live tweeting? Nel gergo sta a significare la narrazione di un evento attraverso la piattaforma di Twitter. Una narrazione che però non è fine a se stessa, ma che si tramuta in condivisione di un’esperienza con i vostri follower, reali e potenziali. È un’occasione per far seguire il vostro evento a tutti, anche a coloro che non possono parteciparvi personalmente, un’ottima opportunità di aumentare la propria Rete di contatti e  la visibilità dell’azienda.

Per portare avanti questa attività però non basta saper fare un tweet, bisogna saper gestire tutto il processo nelle sue diverse fasi. Sì, perché il live tweeting è a tutti gli effetti uno strumento di social media marketing e, in quanto tale, richiede pianificazione e strategia.

Eccovi allora qualche consiglio che può tornarvi utile per non farvi cogliere impreparati.

Twitter- con lightning arriva un nuovo modo di vivere gli eventi

Fase preliminare

Prepara tutto

Prima regola: bandite l’improvvisazione! Arrivare preparati al giorno dell’evento è segno di professionalità, oltre che di buon senso. Infatti, anticiparvi del lavoro vi farà risparmiare molto tempo oltre ad essere un ottimo antidoto contro l’ansia che, diciamocelo, ci coglie sempre un po’ anche se siamo degli esperti twitteristi.

Non è necessario prepararvi allo sbarco degli alieni o prevedere ciò che accadrà quel giorno, però ci sono delle cose che potete prepararvi prima, come ad esempio i saluti di inizio, la presentazione dei relatori, gli orari degli interventi. Potete scattare delle foto di “backstage“, preparare delle grafiche e delle infografiche che poi allegherete ai tweet.

In questa prima fase raccogliete tutte le informazioni sugli speaker ed eventuali altri partecipanti. Qual è la loro professione, in qualità di quale ruolo partecipano all’evento, com’è la loro attività sui social? Segnate tutto, soprattutto i loro account Twitter. Non c’è nulla di peggio che menzionare un account sbagliato perché siete arrivati impreparati al giorno dell’evento.

Preparate i vostri follower all’evento annunciando cosa si farà e quando. Comunicate a chi vi segue che, anche se non potrà essere fisicamente presente, potrà seguire il live tweeting dal vostro profilo.

A caccia dell’hashtag giusto

Sanremo è alle porte. Ma qual era l’hashtag? #Sanremo, #FestivaldiSanremo o #Sanremo2017? Informati prima sull’hashtag ufficiale dell’evento e chiedi se ce ne sono altri correlati. Se si tratta di un evento con una cadenza annuale, che quindi ha già un suo seguito, meglio lasciarlo invariato, aggiornando semplicemente l’anno.

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Se invece dovete pensare e creare voi l’hashtag da utilizzare, pensate a qualcosa che sia:

-breve;

unico (verificate che non sia già stato utilizzato per altri eventi);

semplice: non scegliete quelli troppo elaborati, per quanto belli. I vostri follower devono ricordarlo facilmente;

Se poi siete pratici di Tweetdeck, potete anche ricercare gli hashtag simili al vostro, in modo tale da correggere e reindirizzare il vostro pubblico a quello giusto, in caso di confusione.

Bene, ora che avete scelto l’hashtag siete pronti per lanciarlo nella galassia del web!

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Interagire e creare buzz online

Per stimolare la conversazione sui social media, iniziate a parlare dell’evento qualche giorno o settimana prima (questo dipende dal tipo di evento e dal tempo a disposizione), pubblicate degli scatti “rubati” dal backstage, twittate piccole indiscrezioni. Ma non rivelate tutto, create sempre un po’ di suspence.

Questo è il momento giusto per incanalare le conversazioni lanciando gli hashtag che utilizzerete su Twitter, insomma per fare promozione dell’evento e invitare gli utenti a scrivere e commentare. In questa fase è molto importante coinvolgere il pubblico, farlo sentire non solo partecipe ma anche protagonista dell’evento; retwittate tutto ciò che scrivono, commentate e fate domande.

Un esempio di buona prassi, in questa fase di teasing, ma non solo, ci viene data proprio in questi giorni dalla celebrità social delle birre, vossignoria la Ceres, che si prepara a partecipare anche quest’anno, a  modo suo, a Sanremo. E lo fa sempre in grande stile, con contenuti divertenti, immagini ironiche ed originali creando anche un evento Facebook ad hoc, parallelo al Festival.

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Ceres3
CERES 3

Che dite? Vi hanno convinti a seguire il festival commentando su #SanremoCeres?

Prevenire è meglio che curare

Non date mai per scontato che la wifi vi assisterà sempre. Anche se viviamo in un’era iperconnessa, la wifi ha il magico potere di sparire sempre quando più ne abbiamo bisogno. Perciò per non farvi cogliere impreparati, verificate almeno il giorno prima che funzioni tutto e, per eccesso di zelo, portate con voi una chiavetta internet e un power bank per il vostro smartphone. Ritrovarsi con un cellulare scarico o senza connessione è decisamente la cosa peggiore che possa capitarvi in queste situazioni.

Durante il live

Sua maestà, il contenuto

Sì, lo sappiamo, 140 caratteri sono pochi per comunicare un concetto. Ma se siete stati chiamati a presenziare un evento su twitter si suppone che abbiate assimilato il dono della sintesi. Essere concisi e veloci, altra tecnica da affinare in questo contesto, non vuol dire però concentrarsi solo sulla lunghezza di un testo andando a discapito del contenuto. Gran parte del successo di questa attività deriva infatti da cosa comunicate, oltre che da come lo fate. Il messaggio andrà differenziato inoltre in funzione del pubblico al quale vi rivolgete ma anche del ruolo che ricoprite. Un conto è infatti che state seguendo l’evento utilizzando il vostro account personale, altro invece è che parlate  a nome di una compagnia. Se nel primo caso potete permettervi di scegliere i contenuti che ritenete più adatti, nel secondo non dimenticate mai che state rappresentando un’azienda, un brand, quindi dovrete tarare i  vostri messaggi in funzione di ciò che può interessare il vostro target. In ogni caso non siate mai criptici, la chiarezza di ciò che comunicate vi ripagherà.

Il potere del visual

Il contenuto è fondamentale, lo abbiamo appena detto, ma anche un’immagine accattivante, una infografica o un video possono fare la differenza. Associateli sempre ad un testo e assicuratevi che siano di alta qualità. Una foto sfocata o un video che faccia venire il mal di mare a chi lo guarda non aiuteranno a catturare l’attenzione di chi vi sta seguendo.

Dialoghi non monologhi

Durante un live tweeting non limitatevi solo a scrivere e citare i partecipanti. Interagite sempre con gli utenti, rispondete alle loro domande e stimolateli a vostra volta con altre domande. Cercate spunti per creare un dialogo e una conversazione con le persone che vi seguono. Tutto ciò renderà il vostro evento molto più interessante e interattivo. Del resto non state recitando in un teatro, il monologo lasciatelo ad Amleto.

A conclusione dell’evento

Siamo giunti alla conclusione. Non vi resta che ringraziare i partecipanti per avervi seguito e magari preannunciare che, a breve, potranno consultare lo Storify dell’evento.
Cos’è Storify? Una piattaforma di
storytelling che vi permette di raccogliere tutti i vostri tweet e post creando una sorta di album finale, una vera e propria storia da ricondividere con il vostro pubblico e/o con la compagnia per la quale avete lavorato.  È un ottimo modo per mantenere una testimonianza del lavoro svolto e un ulteriore strumento per creare engagement tra i vostri contatti.

Segreti per migliorare le vendite

5 segreti che devi conoscere per migliorare le vendite

Le tecniche di vendita sono strategie studiate per influenzare positivamente il processo di compra-vendita, con lo scopo di aumentare le probabilità che il potenziale cliente acquisti un prodotto o un servizio.

Considerata la componente psicologica ed emotiva di ogni acquisto che effettuiamo nella nostra vita, è spesso possibile individuare dei margini di miglioramento nelle vendite per le imprese, collocati proprio in questa fase del processo di vendita-acquisto.

Come puoi sfruttare, quindi, questi segreti per migliorare le vendite sia online che offline?

Geoffrey James, esperto di vendite, ha offerto una serie di consigli utili per non cadere in alcuni tipici errori nelle fasi di posizionamento e promozione del prodotto e in quella di contatto con il cliente, per incrementare le vendite.

Segreti per migliorare le vendite

1. Crea una buona motivazione per l’acquisto

La maggior parte delle aziende fornisce ai potenziali clienti un elenco di funzioni e di servizi, affiancato da una serie di prezzi a confronto con quello di aziende con caratteristiche simili.

Non esiste errore più grande nella vendita.

Vendere al prezzo più basso ti proietta, infatti, in una guerra al ribasso con i concorrenti. E, ancora più importante, ai clienti non interessa il prezzo di ogni singola funzionalità, ma il valore complessivo del prodotto in relazione alle loro esigenze.

Il modo migliore per presentare i tuoi servizi è quello di far capire, magari all’interno di un contesto ipotetico, in che modo il cliente risparmierà tempo e denaro, o aumenterà le sue potenzialità. Evidenzia i pregi concreti di un prodotto o di un servizio, senza dover necessariamente utilizzare il prezzo come leva di vendita, o senza dover utilizzare un sistema comparativo con la concorrenza.

Il modo sbagliato per dirlo: “Io vendo A, B, e C al 10% in meno rispetto alla concorrenza”.

Il modo giusto per vendere: “Sono in grado di mostrarti in che modo questo servizio possa ridurre i costi operativi del 10%”.

2. Evidenzia il costo che avrebbe non-acquistare il tuo servizio

Secondo molti studi di psicologia, le persone sono disposte a spendere di più per evitare il dolore che per acquistare il piacere. Proprio per questo le ragioni negative di un acquisto sono più convincenti di quelle positive.

Piuttosto che dirigere l’attenzione dei clienti sui benefici monetari dell’acquisto, punta la loro attenzione sui soldi che stanno perdendo non acquistando il tuo prodotto o il tuo servizio.

Il modo sbagliato per dirlo: “Risparmia 1 milione di dollari e aumenta le tue entrare di 1 milione di dollari”.

Il modo giusto per vendere: “Se non si acquisti subito questo servizio, il prossimo anno rischi di perdere 2 milioni di dollari!”.

Segreti per migliorare le vendite

3. Alza il prezzo per aumentare il valore percepito

Sei convinto anche tu che il segreto per aumentare le vendite sia abbassare il prezzo del prodotto? In realtà spesso i risultati migliori in termini di vendite si ottengono aumentando il prezzo, a condizione però di non aver già sbagliato, adottando le strategie comparative descritte nei due punti precedenti.

Numerosi studi sui comportamenti d’acquisto hanno dimostrato che i clienti tendono a pensare che i prodotti con un prezzo più basso sono di qualità inferiore rispetto a quelli più costosi, anche se si tratta di due prodotti identici.

Molti manager non si lasciano ancora convincere da questa verità, ma il dato di fatto è che si tratta di un semplice errore mentale, una sorta di pregiudizio che porta erroneamente a pensare “Come spendi, mangi”.

Non si tratta di ingannare il consumatore sovrastimando il prezzo, ma solo di calibrare in modo più corretto il posizionamento del prodotto, intercettando il cliente disposto a comprare un prodotto con quelle specifiche caratteristiche a quel prezzo.

Il modo sbagliato per dirlo: “Per espandere la nostra quota di mercato, stiamo abbassando i prezzi del 10%”.

Il modo giusto per vendere: “La domanda per il nostro prodotto è in aumento, quindi abbiamo dovuto aumentare il prezzo del 10%”.

LEGGI ANCHE: 5 tecniche di Neuromarketing che ogni marketer dovrebbe conoscere

4. Migliorare le vendite trovando clienti per i tuoi clienti

Questa strategia è davvero potente, per questo molte piccole imprese e startup dovrebbero usarla con regolarità per migliorare le vendite.

Invece di tormentare il cliente con offerte per far crescere il tuo business, utilizza contatti e relazioni per aiutare il tuo cliente a far crescere il suo business. Una volta realizzato questo obiettivo, quel cliente sarà tuo per tutta la vita. Le persone non dimenticano chi le ha aiutate ad avere successo e anche se non avrai un beneficio diretto in termini di acquisto, godrai degli effetti di un ottimo passaparola e della fidelizzazione di un cliente.

Il modo sbagliato per dirlo: “Conosci qualcuno a cui potrebbe interessare il mio servizio? Organizziamo un incontro?”.

Il modo giusto per vendere: “Ehi, conosco una società che potrebbe essere interessata ad utilizzare il tuo prodotto, organizzo un incontro?”.

Segreti per migliorare le vendite

5. Riposiziona le tue debolezze come punti di forza

Ancora una volta, questo è un concetto che non entra nella testa di molti imprenditori, eppure si tratta di una tecnica davvero semplice per migliorare le vendite. Ciò che viene percepito come debolezza, può facilmente essere riscritto in modo da sembrare un valido punto di forza.

Puoi considerarlo come un esercizio da fare anche su te stesso, ma si tratta di una tecnica valida sempre.

Per esempio, se sei una piccola impresa in competizione contro una grande azienda, tu sarai “innovativo”, mentre il tuo concorrente sarà “datato”. Ma allo stesso modo è possibile ribaltare questa descrizione se la grande azienda è la tua: in questo caso tu sarai “affidabile”, il tuo concorrente “ad alto rischio”.

Il modo sbagliato per dirlo: “Non abbiamo ancora nessun cliente, ma ci auguriamo che tu ci dia una possibilità.”

Il modo giusto per vendere: “Diventando un early adopter, supererai la concorrenza”.

E tu hai già sperimentato una di queste tecniche? Quali effetti ha avuto sulle tue prestazioni di vendita?

Hootsuite acquisisce l’italiana AdEspresso

Hootsuite migliorerà la propria piattaforma di social management permettendo ai clienti di gestire campagne Facebook e Instagram grazie all’acquisizione di AdEspresso.

Fondata nel 2011 dall’italiano Massimo Chieruzzi, nell’ottobre 2013 AdEspresso è stata ammessa in 500 Startups. La piattaforma è nota per la sua tecnologia di ottimizzazione degli annunci, che aiuta gli utenti nella creazione della migliore combinazione di testo e immagini per i social media.

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La novità dell’acquisizione da parte dell’azienda canadese fondata da Ryan Holmes nel 2008 è stata preceduta lo scorso ottobre dall’annuncio di una partnership che prevedeva già una perfetta integrazione fra le due piattaforme: è già possibile infatti utilizzare AdEspresso per pianificare le proprie campagne direttamente dalla piattaforma Hootsuite.

Ryan Holmes di Hootsuite ha dichiarato:

“Il social advertising è diventato un aspetto vitale del marketing: le aziende cercano modi per raggiungere un’audience attiva e coinvolta ed al contempo ottenendo più risultati dagli investimenti in content e advertising” , “con AdEspresso porteremo ai nostri utenti una semplice, potente, soluzione testata sul campo che offre un ROI misurabile”.

I termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti.

MailUp si rinnova, con funzioni avanzate per l’automation e un nuovo design

MailUp si rinnova e introduce funzioni avanzate per la marketing automation

Pensando alla user experience, alle web agency che pianificano campagne di comunicazione per conto terzi e alle imprese con un flusso di approvazione strutturato, MailUp ha appena lanciato una nuova piattaforma per la Marketing Automation.

Liste di contatti e database oggi giocano un ruolo fondamentale nelle strategie di marketing, ma è necessario gestire questi dati per la corretta segmentazione dei clienti, l’integrazione dei customer data e la creazione e il management delle campagne. Nella gestione di tutti questi processi può essere utile utilizzare una piattaforma come quella offerta da MailUp.

Scopriamo insieme le novità di uno degli strumenti più utilizzati dai marketer.

MailUp si rinnova, con funzioni avanzate per l’automation e un nuovo design (5)

Una nuova interfaccia grafica

MailUp 9 è la nuova piattaforma per la gestione di campagne email, risultato di un profondo intervento sulla user experience.

Tra le principali novità

  • una nuova interfaccia, grazie al redesign grafico di tutte le sezioni
  • la riorganizzazione per aree funzionali
  • una dashboard riprogettata per offrire, anche da mobile, i dati chiave sulle ultime campagne dell’utente

Il nuovo look & feel punta a offrire alle aziende una navigazione e un utilizzo più semplici e intuitivi, introducendo anche nuove funzioni per la creazione dei workflow.

MailUp si rinnova, con funzioni avanzate per l’automation e un nuovo design (5)

Le novità per il workflow su MailUp 9

Da oggi gli utenti della piattaforma potranno aggiungere alle email anche gli SMS, per creare flussi automatici in grado di recapitare campagne multi-canale in modo tempestivo e personalizzato.

I workflow consentono ai brand di accompagnare il cliente lungo tutto il customer journey, dal primo contatto all’acquisto, fino alle attività di up-selling e fidelizzazione, coniugando il potenziale di email e SMS.

In più, una funzione di tracciamento dei clic sul link inserito nell’SMS, non solo a livello di campagna ma anche di singolo destinatario, consentiranno di monitorare ogni fase delle campagne in modo ancora più accurato.

MailUp si rinnova, con funzioni avanzate per l’automation e un nuovo design (5)

Ancora più semplice collaborare nella creazione di campagne

Pensando in particolare alle Web Agency che pianificano campagne per terzi e alle aziende con un flusso di approvazione strutturato, MailUp 9 introduce un nuovo strumento: Collaboration.

Grazie a questo nuovo tool l’utente può condividere le fasi di realizzazione e pre-lancio della campagna, dando la possibilità ai collaboratori di aggiungere note e commenti su ogni elemento del messaggio.

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Netflix è il brand che ha generato più buzz durante il SuperBowl LI

Lo spazio pubblicitario TV più costoso degli Stati Uniti anche quest’anno ci ha regalato alcune creatività che si faranno ricordare. Ma chi ha raggiunto più persone sui social media?

L’inserzionista che si è aggiudicato maggior buzz è Netflix, che ha trasmesso per la prima volta durante il SuperBowl LI il trailer della nostalgica serie Stranger Things: uno spot abbastanza spaventoso che ci anticipa cosa accadrà ad Eleven & co nel “mondo che sta girando sottosopra”.

Il trailer della nuova serie include ovviamente l’eccezionale e acclamata sigla. Come conferma a Forbes Bobby Gumm, Vice President of Music at Trailer Park (la società che ha realizzato il trailer):

“Fin dal primo meeting eravamo tutti d’accordo che avremmo incorporato in qualche modo la sigla. Per me, la sigla di Stranger Things è parte integrante della serie così come lo è stata quella di Star Wars…è parte del DNA della serie”.

I numeri

Secondo il report Amobee, lo spot ha suscitato oltre 307.000 tweet tra le 18:30 e le 23:00 di domenica 5 febbraio, circa il triplo di quanto hanno generato sui social gli altri inserzionisti.

Subito dopo troviamo T-Mobile con circa 91.700 tweet generati (va specificato però che T-Mobile ha trasmesso ben 4 spot, tra cui quello con protagonista Justin Bieber).

https://www.youtube.com/watch?v=Kg_4tX4XwI8

Gli altri classificati sono lo spot del “sexy” Mastro Lindo (circa 80.800 tweet), e gli spot schierati apertamente contro il Muslim Ban del neo presidente Donald Trump di Airbnb (77.800 tweet) e Coca-Cola (74.500 tweet).

Advertising Agency: TBWA, New York, USA

https://www.youtube.com/watch?v=LhP5sDUnF6c

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Ladurèe apre a Ginevra: nuova dolce meta per i macaron-addicted

Ladurèe, nota ai palati più raffinati per i suoi celebri macarons, creati ad arte secondo un’inconfondibile ricetta segreta (ne vengono venduti circa 15 mila al giorno), ha posto da poco la bandiera all’Hotel Four Seasons nella città svizzera in una cornice da urlo, all’interno del lussuoso albergo Hotel des Bergues.

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La pasticceria di lusso più chic della Francia ha inaugurato il suo primo punto vendita nel 1862 a Parigi. Fondato da Louis Ernest Ladurée, il brand, diventato oggi un cult, include 5 differenti segmenti tra cui anche la linea beauty.

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Atmosfera da fiaba

Il nuovo store, il più grande in città, aperto 7 giorni su 7 da colazione a cena, è stato progettato dalla designer ed architetto India Mandavi che l’ha definito “il giardino delle delizie”. Questa nuova meta gourmand ospita in ben 200 metri quadri una sala pasticceria, una da tè ed una sala ristorante. Tre differenti zone che si fondono dando vita ad un ambiente surreale che sembra uscito da un libro d’illustrazione.

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Eleganza, dettagli preziosi, toni delicati come il rosa cipria, oro e verde muschio, charme, linee curve e morbide e pareti stellate, evocano un’atmosfera luminosa durante il giorno e calda ed accogliente la sera con luci soffuse studiate ad hoc.

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Un percorso sensoriale, un mix tra retrò e contemporaneo dove gustare dolci peccati di gola senza sensi di colpa o da regalare per ogni occasione grazie al comodo servizio take away.

Stay cool!

Tre ragioni per cui dovresti fare dei video in live-streaming

Il video in live-streaming non è un concetto nuovo. Nell’agosto del 2014 è stata la volta di Snapchat che ha introdotto i primi elementi live all’interno dell’app. A gennaio 2015 Twitter acquista Periscope. Nell’agosto del 2015 viene lanciato Facebook Live, per chi ha un profilo verificato. A gennaio del 2016 Periscope viene integrato nella timeline di Twitter. Nell’aprile del 2016 Facebook lancia Facebook Live per tutti gli utenti registrati. A giugno 2016 ci sono tre novità: Musial.ly lancia la piattaforma di live-streaming Live.ly, YouTube annuncia il live streaming direttamente da mobile, Tumblr lancia la possibilità di fare live-streaming da piattaforme multiple.

Sono insomma diversi anni che il video gioca un ruolo fondamentale nei piani editoriali di tutto il mondo: oggi però fare live-streaming può fare la differenza. Perché? Una ragione su tutte: il live-streaming ha un’immediatezza che i video registrati non riescono ad avere. Il fatto che stia succedendo proprio adesso e che gli utenti possono interagire con il contenuto, rende i video registrati in anticipo automaticamente datati.

Andiamo più nel dettaglio, scoprendo tre fondamentali ragioni per capire l’importanza del video nel 2017, ma, soprattutto, come puoi approfittare di questo trend in costante crescita.

Gratificazioni immediate

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Quando aggiungi il live-streaming alla tua strategia marketing, dai l’opportunità agli utenti di interagire istantaneamente con il tuo contenuto. Come? Beh, quando gli user seguono il tuo video, possono partecipare in diretta, commentando quello che stanno vedendo. L’interazione è immediata, e non solo fra brand e consumer: gli utenti che stanno seguendo i live-streaming possono comunicare tra di loro, il che può generare dibattiti su prodotti, servizi o altri contenuti chiave.

Questo porta un vantaggio sostanziale: il brand può ricevere feedback immediati. Un modo per aumentare il livello di interesse che ad esempio prodotti appena usciti possono generare.

Umanizza la tua società

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Una “sbirciatina dal buco della serratura” aiuta gli utenti a sentirsi più a loro agio e ad avvicinarsi alla tua azienda. Molti brand sono avvolti da una patina di mistero, questo significa che i consumatori non hanno alcuna idea di come sono sviluppati, fabbricati e commercializzati i loro prodotti. Le aziende che aprono le proprie porte e iniziano a fare live-streaming trovano un nuovo livello di impegno, che è strumentale per la crescita delle fiducia nel marchio.

Come si crea la relazione con il tuo utente?

Ci sono tante modalità. Per esempio, puoi creare dei live-streaming dove presenti agli utenti i tuoi impiegati e mostri loro un ambiente di lavoro sereno. Bisogna tenere presente una cosa importante: il video non deve dare l’impressione di essere recitato, come se fosse stato scritto in anticipo come fosse un’opera teatrale. Agli utenti piace interagire con video che percepiscono reali e spontanei, mentre il materiale che risulta programmato in anticipo non fa una buona impressione.

Mostrando il lato umano del brand, attraverso i visi delle persone che ne fanno parte, l’impressione che se lascia è quella di avere a che fare con uomini e donne che si possono a tutti gli effetti incontrare nella vita vera. Togliere un velo di misero al lavoro che si svolge all’interno della società  per far acquisire al brand familiarità: il consumatore vuole percepire questo, quando acquisisce un prodotto o un servizio.

Raggiungere un pubblico più vasto

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Il live-streaming permette di aumentare la propria audience a ogni sessione live.

Pensaci: attraverso l’email marketing puoi raggiungere gli utenti che sono già sulla tua lista, mentre il live-streaming può aprirti a segmenti nuovi, magari permettendoti di raggiungere target a cui non avevi pensato. L’elemento chiave è il word of mouth che si genera sui canali di social media e che aiuta a stimolare l’interesse: fai una bella diretta, e tutti vorranno partecipare!

Ad esempio, secondo alcuni report, Twitter ha speso circa 10 milioni di dollari nel live-streaming delle partite della National Football League durante la passata stagione, e ha guadagnato quasi cinque volte tanto in proventi pubblicitari.

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Come usare il live-streaming in maniera semplice e veloce

Qual è il modo migliore di fare live-streaming in relazione al tuo brand? Ecco alcune idee!

Se vuoi lanciare un nuovo prodotto, perché non farlo conoscere al pubblico attraverso una diretta, così da sentire instantaneamente l’opinione di chi dovrà comprarlo?

Anche le Q&A sono un ottimo format. Le domande degli utenti e le sessioni di risposta offrono un utile momento informativo in cui si costruisce la credibilità e l’autorità del tuo marchio. Se poi c’è una sessione gestita da un influencer o una celebrità, anche meglio.

E poi concerti live, eventi della società, sessioni di workout, dibattiti live: qualsiasi momento può essere trasformato in un’occasione per intrattenere il tuo pubblico di utenti.

Qual è la strategia di live-streaming che utilizzi maggiormente per promuovere il tuo brand? Raccontacelo sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.