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Come leggere correttamente le metriche dei video social

YouTube, Facebook, Instagram e Snapchat: perché una view di un video non è uguale per tutti i social

Giuseppe Colaneri 

Copywriter, Social Media Marketer, Editor

Ve lo ripetiamo allo sfinimento: i video sono i re dei contenuti social. Quelli più apprezzati, efficaci e spesso, creativi. È il sogno di ogni ninja realizzare un video che diventi virale, un piccolo cult in grado di divertire e, perché no, informare un gran pubblico.

E sono moltissimi i social network che fanno dei video il loro piatto forte. Al di là della celebre piattaforma YouTube, anche Facebook e Instagram puntano moltissimo su filmati più o meno lunghi: il secondo ha persino “preso in prestito” l’idea delle storie di Snapchat, costruite da tanti piccoli video e immagini uniti da un’unica idea creativa.

Ma ogni buon ninja sa che è importante anche misurare l’efficacia di quanto ha creato. E qui le cose possono farsi un po’ confuse. Ogni piattaforma infatti gestisce i video in modo diverso e analizza le “metriche” in maniera differente. Una visualizzazione su YouTube non ha lo stesso valore di una su Facebook, a prescindere dal fatto che, probabilmente, abbiano la stessa nomenclatura negli analytics. Vediamo insieme allora di evidenziare e scoprire le differenze tra i diversi canali.

Facebook

Re incontrastati della newsfeed di Facebook, specialmente nella versione live, i video sono il contenuto su cui Mr Zuckerberg vuole puntare sempre più. Gli Insight sono in grado di fornirci numerose metriche utili di cui, però, è doveroso fare delle precisazioni. Facebook conta infatti una visualizzazione dopo appena 3 secondi, un po’ pochini visto che molti di questi partono in autoplay mentre si scorre il newsfeed. Sia che consideriate quello visibile al pubblico che quello osservabile nella dashboard privata, il concetto di “view” è il medesimo. Altre utili metriche messe a disposizione dei video sono, tra le altre, gli spettatori unici, la media del tempo di visualizzazione per utente (utile per capire meglio quante sono le visualizzazioni reali!) e i soliti dati di reach ed engagement.

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Instagram

L’altro figlio prediletto di Zuckerberg “conta” le visualizzazioni in maniera del tutto analoga. Anche Instagram infatti aumenta il numero delle “view” appena 3 secondi dopo il play; anzi, dopo l’autoplay, visto che condivide con Facebook anche questa medesima caratteristica. Il dato però è relativo alle sole visite su app mobile, quindi al netto delle visualizzazioni su desktop o via embed. Discorso leggermente diverso per le Instagram Stories e per le Instagram Live, per le quali basta il semplice atto di apertura per far scattare il contatore delle visualizzazioni. Insomma, anche per Instagram il nostro consiglio è quello di non fermarsi al semplice dato delle visualizzazioni, ma scavare un po’ più a fondo per scoprire quali sono quelle che davvero attestano la bontà dei vostri contenuti.

Snapchat

Il social del fantasmino conta le visualizzazioni delle sue storie proprio come fa Instagram: alla semplice apertura. Tale numero però non è visibile al pubblico, ma solo al proprietario del contenuto. Va inoltre considerato che Snapchat non ospita nativamente una dashboard per le analytics ma, per fortuna, esistono dei tool di terze parti come Snaplytics che sono in grado di dare una mano. E se proprio volete fare tutto in casa, basta armarsi di pazienza e sommare, su un foglio di carta o Excel, i dati visibili per ogni singolo video.

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Twitter

Anche la piattaforma dell’uccellino azzurro sembra gradire molto i video. I filmati infatti vengono ritwittati ben sei volte più delle fotografie e tre volte più delle GIF animate. Come per Facebook, su Twitter una visualizzazione è contata dopo appena tre secondi, di cui magari qualcuno scorre da sé a causa dell’autoplay.

Analogamente a Snapchat, solo l’autore originale del tweet può vedere quante volte il suo video è stato visualizzato, magari utilizzando l’apposita dashboard attualmente in beta. Per poter discernere meglio le visualizzazioni casuali da quelle più “complete”, Twitter offre un’utilissima metrica che conteggia il “completion rate”, ovvero il rapporto tra visualizzazioni totali e quelle dei soli utenti che hanno visto tutto il video nella sua interezza. Un’ottima cosa, specialmente se avete previsto una Call To Action al termine del vostro filmato.

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YouTube

Nonostante non sia propriamente un social network, YouTube resta uno dei luoghi principali per diffondere un contenuto video, con oltre 400 ore di filmati caricati sulla piattaforma ogni minuto. YouTube offre probabilmente le metriche più “oneste” per stabilire la quantità di visualizzazioni reali, genuine. Il tutto è legato a un algoritmo che, considerando diverse variabili, identifica quanti sono gli utenti davvero interessati che hanno percepito il tuo messaggio. Banalizzando, una view su YouTube è un’unica visualizzazione iniziata dall’utente di una determinata (ma segreta!) percentuale del tuo filmato.

Dalla sezione analytics dello YouTube Creator Studios puoi accedere a molti dati, anche ben dettagliati. Tra i più interessanti per misurare l’efficacia, quello dedicato alla retention della tua audience, quello dedicato alle piattaforme in cui il tuo video viene condiviso e quello che compara le visualizzazioni nel tempo. Perché, specialmente su YouTube, un buon video è in grado di generare risultati interessanti anche molto dopo la sua pubblicazione.

Insomma, cari ninja, speriamo di avervi dato un’utile infarinatura sulle metriche dei video per le diverse piattaforme social. È importante infatti saper leggere correttamente i dati, per evitare conclusioni errate che, nel peggiore dei casi, potrebbero portare a una pianificazione delle attività e delle creatività sbagliate. Ricordatevi sempre: un ninja ben informato è un ninja più letale!

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