5 campagne di marketing da cui prendere spunto

Come ha scritto Genia Stevens, non occorre essere grandi per vincere una battaglia. Per questo motivo non bisogna avere solo “i big” come punti di riferimento: guardare solo alle grandi aziende nuoce gravemente alla salute. Quel che capita, delle volte, è solo finire in un abisso profondo dove lo sconforto prende il sopravvento.

Piccole aziende possono essere la prova, invece, che piccoli passi fanno bene al proprio business. In questo post, proponiamo cinque campagne di marketing realizzate da aziende che, probabilmente, non avrete mai sentito. Eppure, i risultati sono stati eccellenti (e ovviamente virali). Pronti a cominciare?

York City Pretzel Company

Lanciare un nuovo prodotto è sempre un rischio, allora come fare per essere innovativi ed originali? La sfida della York City Pretzel Company era proprio questa: il lancio di un nuovo prodotto all’interno del menù, i “panini pretzel”. Occorreva però distinguersi per non far cadere il prodotto nell’oblio.

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Facendo leva sul fatto che questi nuovi panini sarebbero stati ideali per tutte le pause dei lavoratori, l’azienda ha deciso di utilizzare dei pannelli a forma di panino e di incentivare alla condivisione sui social (trasformando gli avventori in ambassador) per ottenere uno sconto sul prezzo. Ad oggi, i panini pretzel sono tra i più venduti e sono diventati un’icona dell’azienda. Una piccola idea di marketing da copiare subito!

Lancaster Insurance

Quello delle assicurazioni auto è un mondo che spaventa i comuni mortali (ed anche noi ninja). Trovare un’agenzia assicurativa che gestisca al meglio la propria ansia e la propria fiducia è un terno a lotto. Eppure, la Lancaster è riuscita addirittura ad ottenere il record.

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Pur di aumentate la brand awareness, il direttore della Lancaster ha deciso di entrare nel Guinness World Record organizzando la più grande sfilata di auto MG. Una sfida che ha portato un ritorno, in termini di notorietà, indescrivibile. Questo sì che è marketing!

Origin Code Academy

Puntare sugli altri può dare i suoi frutti. Lo sa bene Jeff Winkler, fondatore e CEO di Origin Code Academy che ha lanciato una strategia di marketing nel 2015 che lo ha reso famoso.

Il CEO dell’Academy ha pensato bene di portare alla ribalta la propria attività, sfruttando a proprio favore la notizia di un ex studente dell’O.C.A aveva fatto parlare di sé per un suo traguardo lavorativo. Winkler ha deciso quindi di postare sul suo canale Facebook la notizia già lanciata dal notiziario e sponsorizzarla, rimarcando la scuola di provenienza del giovane talento. Evidenziando quindi che un’altra fonte autorevole aveva già diffuso la notizia, Winkler non ha esitato ad avvalersi della popolarità altrui per portare acqua al suo mulino (e alla sua “academy”).

La Fashion District

Un’idea da copiare assolutamente. Ariana Gomez, Pr Manager per la Fashion District Business Improvement District (BID), la rete di negozi che mette in contatto vari clienti, avvalendosi di prezzi vantaggiosi e “di strada”, per dare visibilità all’azienda e rimarcandone lo stile e il concept della stessa ha deciso di organizzare una Urban Dinner Party.

 

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Di che cosa si tratta? Una tavolata lunghissima, ovviamente preparata per strada, con invitati importanti selezionati fra media e blogger. Quattro portate servite letteralmente sul marciapiede, cucinate da uno chef locale, con gli oltre cento ospiti intrattenuti da una band musicale. Ovviamente, grazie al buzz generato su Instagram, il passaparola è stato massiccio, tanto da portare velocemente alla notorietà LA Fashion District, esaltando il lato più “Urban” dell’azienda. Last but not least: gli organizzatori hanno fatto pagare un biglietto per permettere la partecipazione all’evento, e con il ricavato della vendita sono state coperte le spese di organizzazione. Niente male!

AllProWebTools

David Kramer, fondatore di AllProWebToold, un bel giorno, decide di recarsi a Denver per un evento. In bus? In treno? Ma no, opta per una limousine attingendo al fondo cassa della piccola azienda.

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Una limousine non passa mai inosservata ed è per questo che David, consapevole degli occhi che avrebbe avuto addosso, decide di attaccare una calamita sull’auto con il brand della sua azienda.

Video, foto e condivisioni hanno generato il “Rete Mobile”: secondo AllProWebTools questa campagna ha aiutato l’azienda ad aumentare la brand awareness, a generare buzz e a costruire un solido rapporto con i proprietari di piccole imprese del Nord Colorado. Soprattutto, questa trovata ha generato doppi utenti ad AllProWebTools e duplicato il reddito nel 2015.

Insomma, queste cinque idee, nella loro semplicità, hanno saputo attirare l’attenzione, scatenare il word of mouth e implementare la brand awareness di ogni azienda citata. Segno che la semplicità paga, soprattutto se unita a una buona inventiva.

Vi sono piaciute queste campagne? Scriveteci le vostre opinioni sulla nostra pagina Facebook o nel nostro gruppo LinkedIn!

Il Black Friday raccontato da un insider

L’ultima settimana di Novembre (in particolare, il 25 Novembre 2016) è caratterizzata per tutti gli americani non solo dal Giorno del Ringraziamento ma anche, e forse soprattutto, dal mitico Black Friday.

Il Black Friday è una giornata in cui è possibile pregustare i saldi post-natalizi grazie ad offerte, a volte molto convenienti, sui prodotti tech.

Da qualche anno, il Black Friday così come il Cyber Monday, sono entrati di prepotenza anche in Europa e in Italia, con miriadi di offerte online ed offline sempre più consistenti e non appartenenti solo al Mondo Tech. Quest’anno, in vista di questo evento, abbiamo deciso di capire se e come in Italia questo evento genera (ed ha generato in passato) interesse.

Per l’occasione abbiamo approfondito l’argomento intervistando Paolo Primi, Web Marketing Manager di idealo, azienda leader nel settore della comparazione prezzi in Europa che esamina da anni il comportamento di acquisto dei consumatori.

Il Black Friday come non lo avete mai visto [INTERVISTA]

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di Black Friday e Cyber Monday.In Italia questi due eventi (di importazione USA) hanno davvero un appeal verso gli utenti digitali? Ci puoi dare qualche dato in merito?

Sì, i nostri dati dimostrano che col passare degli anni l’attenzione riservata al fenomeno sta crescendo considerevolmente e che gli utenti digital sono effettivamente attratti da queste giornate di shopping online. In Italia, nel 2015, si è registrata una crescita del fenomeno pari al 33,46% rispetto all’anno precedente (dati ricavati dalla crescita di traffico sul portale idealo). In dettaglio, l’incremento percentuale di traffico rispetto alle tre settimane precedenti e successive è stato nel 2015 del 78% per il Back Friday e del 40% per il Cyber Monday. Nel 2014, invece, le impennate sono state più contenute: 11,03% visitatori in più per il Black Friday e appena il 4,52% per il Cyber Monday. Ciò implica che l’indice di popolarità degli sconti di fine novembre è in crescita anche in Italia.

La nostra analisi mette in luce l’entità media dei ribassi per ciascuna categoria di prodotti esaminata nel 2015. Il dato, quindi, restituisce un valore medio e non prende in considerazione singoli deal e ribassi che, com’è noto nel caso di Amazon, si situano tra il 40% e il 70%.

Si tratta in questo caso di esprimere un indice relativo sia per orientare i consumatori nella ricerca delle categoria più sensibile ai ribassi (tra quelle generalmente interessate dagli sconti), sia per segnalare all’interno delle singole categorie la quantità di prodotti in offerta (un valore percentuale medio dei ribassi più alto tende ad esprimere un volume di prodotti scontati più elevato presente nella categoria osservata). In generale, l’entità degli sconti offerti in Italia resta inferiore a quella di altri paesi europei come la Germania e perfino della Spagna.

Principalmente, in quali categorie sono stati riscontrati picchi negli acquisti?

Estrapolando i dati in occasione del Black Friday e del Cyber Monday nel 2015, abbiamo ricavato che le categorie di prodotti più ricercate in Italia sono state per lo più legate al settore tecnologico e, in dettaglio, hanno interessato console di gioco, robot da cucina, notebook, TV LED, obiettivi, fotocamere (compatte e bridge), smartphone, ultrabook e smartwatch. Sintomo che il consumatore hi-tech italiano ha ormai superato le barriere legate alla diffidenza di acquistare online. A maggior ragione se ne ottiene un risparmio.

Per quanto riguarda l’entità degli sconti offerti dai retailer che hanno aderito all’iniziativa lo scorso anno, idealo ha constatato un livello medio dei ribassi pari al 6%. Gli sconti più significativi sono stati praticati, in occasione del Black Friday, su “Robot da cucina” (13,3%), “Smartwatch” (8,1%), “Fotocamere Bridge” (6,7%) e “Notebook” (5,9%).

Il Black Friday come non lo avete mai visto [INTERVISTA]

Quest’anno siti Big di eCommerce quali Amazon, hanno lanciato iniziative come la “Settimana del Black Friday” o eventi analoghi. Tali azioni contribuiscono ad aumentare l’attesa (e quindi gli acquisti) durante il Black Friday e il Cyber Monday, oppure non faranno altro che placare l’entusiasmo e diminuire l’interesse degli utenti?

Il numero di player italiani che aderiscono all’iniziativa è in costante aumento. Rispetto al 2015, su idealo gli e-shop registratisi per l’evento sono aumentati del 31%. In generale, però, gli e-commerce italiani tendono a limitare l’entità degli sconti offerti puntualmente tra venerdì e lunedì, e preferiscono cavalcare la febbre da Black Friday anticipando e/o prolungando il periodo delle offerte speciali.

Uno degli esempi più evidenti nel 2015 è stata l’iniziativa “Black Week” della piattaforma ePrice con cinque giorni di sconti a fine novembre. Quest’anno, anche Amazon ha optato per la formula “Black Friday Week” con un marketing degli sconti più aggressivo del solito: ribassi fino all’80%, “offerte a tempo” e “flash deals” per tutta la settimana precedente il Venerdì Nero.

Il Black Friday come non lo avete mai visto [INTERVISTA]

Cosa ne pensi dell’utilizzo di queste iniziative anche nel mondo retail fisico? Esiste qualche realtà che sta già utilizzando tali politiche? Se sì, solo nel mondo tecnologico oppure abbiamo una contaminazione verso realtà di altri settori – per esempio, i luxury goods?

In Europa, abbiamo preso il fenomeno Usa e l’abbiamo ricostruito nella dimensione digitale facendone un’esperienza prevalentemente online. Anche in questo caso, sono grandi le opportunità per i player fisici che sapranno interpretare i temi dell’omnicanalità e del marketing degli sconti (vedi il successo in Italia delle piattaforme dedicate ai “codici sconto”).

In numerose città italiane, già dall’anno scorso, i consumatori possono fare acquisti a prezzi ribassati nei punti vendita di catene come MediaWorld, Euronics e Unieuro a Roma, Milano, Napoli, ad esempio. Ma si moltiplicano anche “Eventi Black Friday” in centro città, da Padova a Rovigo. C’è comunque da osservare che anche negli Usa il cosiddetto “In-Store Black Friday Sentiment” è in forte calo (Crimson Hexagon) e il 2015 ha segnato, nella patria del Venerdì dell’assalto ai centri commerciali, il sorpasso delle vendite online su quelle in negozio per i deal di fine novembre.

I prodotti più cercati su idealo si distribuiscono principalmente nei settori tech, informatica e elettronica di consumo in testa (53%), seguiti da moda e abbigliamento (19%) e da profumi e cosmetici (9%). Ma quest’anno l’attenzione è puntata sul settore giocattoli per bambini, soprattutto con la recente invasione degli innovativi giocattoli elettronici e interattivi ad alto contenuto tecnologico.

Ninja, che ne pensate? Comprerete anche voi durante il Black friday?

facebook nuovo layout

Pagine Facebook: modelli e tab per un nuovo layout

Nuovo look per le Pagine di Facebook. Dopo aver recentemente ritoccato la posizione delle immagini profilo, non più sovrapposte alle immagini copertina, il re dei social network pensa a tutto quello che c’è sotto.

Entrando nella versione desktop nelle tue Pagine Facebook preferite, infatti, noterai subito che la newsfeed non inizia immediatamente dopo l’intestazione, lasciando spazio invece ai contenuti di altre tab, quali foto, video, eventi ed altre ancora.

Se la nuova disposizione degli elementi non ti soddisfa, ecco come rivedere il layout delle tue Pagine Facebook.

Pagine Facebook: cambiare modelli e ordine delle tab

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Accedi al Business Manager e clicca su Impostazioni in alto a destra.
Dall’elenco a sinistra, seleziona la scheda Modifica Pagina.

La prima opzione è tutta nuova e riguarda i Modelli, “con tab e pulsanti predefiniti progettati per aumentare l’efficacia della tua Pagina“.

Ogni Modello include una serie di combinazioni predefinite di vari elementi caratterizzanti le Pagine Facebook: pulsante principale (inviti all’azione), pulsanti nella barra degli strumenti e tab.

Ogni elemento rimane comunque modificabile singolarmente. Per quanto riguarda i pulsanti, come in passato, è sufficiente passare con il puntatore del mouse sopra agli stessi e selezionare l’opzione desiderata, come “cambiare l’invito all’azione“.

L’elenco delle tab, invece, è modificabile direttamente nella sezione Modifica Pagina. Sotto alla sezione Modelli, infatti, appare un interruttore per scegliere se attivare “le tab predefinite per usare le tab che riteniamo più efficaci per il tuo tipo di Pagina.”.

Lasciando disattivata questa opzione, è possibile riordinare le tab dall’elenco che segue, semplicemente trascinando ogni elemento nella posizione desiderata. I pulsanti Impostazioni che appaiono accanto al nome di ogni tab mostrano gli url delle stesse.

È infine possibile aggiungere una nuova tab.

Layout desktop e mobile

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Il roll out di queste nuove funzioni inerenti le pagine aziendali sembra ancora in corso e non è detto che Facebook ritorni al modello precedente.

Nel frattempo, il nuovo layout sembra avvicinare le versioni desktop e mobile, lasciando spazio ai contenuti peculiari di ogni tipo di pagina prima ancora che ai post.

Sai già quali informazioni mettere in primo piano?

carriera nel digital marketing

Come iniziare con successo la tua carriera nel Digital Marketing

Trovare il lavoro dei sogni? Magari costruendo una carriera nel Digital Marketing?

Di solito succede solo nei libri, o nei film, di trovarsi al momento giusto nel posto giusto. Ma se stai leggendo questo articolo e ancora non hai le idee ben chiare sul tuo prossimo futuro, non crucciarti, anzi. Finalmente può accadere anche te.

Il governo americano ha stimato che la digital economy cresce almeno dieci volte più rapidamente dell’economia tradizionale, dando una garanzia di una futura necessità di giovani lavoratori con skill digitali sempre più approfondite.

Quale momento migliore per approfondire le tue conoscenze di Digital Marketing?

Ecco alcuni consigli per cominciare il prima possibile una carriera digital piena di successi.

Una carriera nel Digital Marketing significa growing-mindset

carriera nel digital marketing

Credits: Adobe Stock #126579715

In un mondo estremamente dinamico, in continuo movimento e altamente competitivo, è fondamentale sapersi distinguere.

Come? Sii desideroso di imparare, sempre, da chiunque, in qualunque occasione.

Passione e motivazione andranno a braccetto con la capacità di recepire nuove conoscenze. Inoltre, non mancano corsi online o face-to-face per ottenere apprezzabili certificazioni.

Non perdere le novità, sempre sul pezzo

Snapchat ha introdotto gli Spectacles, ma cosa sono di preciso? I video in diretta di Facebook stanno davvero avendo un successo straordinario? Twitter si sta riprendendo dalla dichiarata crisi?

Non mancare mai gli ultimi aggiornamenti, utilizzando fonti utili per rimanere sempre informato.

Per i Social Media ti consiglio Social Media Examiner, per il lato SEO segui Moz e per il content informati su Hubspot. Ma non dimenticare di scaricare anche Ninja Gong!, la news app per fare colpo su capi e colleghi.

Scarica Ninja Gong!

 

Parola d’ordine: networking

Conceptual image of three men waiting for an interview

Conceptual image of three men waiting for an interview

Se sei la persona più intelligente nella stanza, allora sei nella stanza sbagliata”.

In altre parole: circondati di persone capaci, smart, che siano stimolanti e ti aiutino a sviluppare le tue idee e le tue passioni. Partecipa a conferenze di approfondimento, non aver mai paura di fare domande ed esercitati in presentazioni e workshop.

Costruisci la fiducia in te stesso

Fai affidamento sulle tue idee e sulle tue intuizioni, concediti il beneficio del dubbio e continua a provare, no matter what.

Porta avanti i tuoi progetti e costruisci il tuo personal brand attraverso un’elevata e curata visibilità sui social. Se non mostri alle aziende che sei in grado di costruire la tua personale visibilità, come possono ritenerti in grado di costruire la loro?

T-shaped marketer: considera i livelli di abilità e conoscenze

Quando si parla di conoscenza o abilità, è sempre bene considerare due livelli: quello orizzontale (più esteso e generico) e quello verticale (specializzato su un dato argomento).

Ciò che viene sempre più richiesto, e che le imprese danno oramai quasi per scontato, è una buona conoscenza del background (tutto il mondo digital in questo caso), affiancata ad una forte specializzazione in alcuni dei suoi aspetti più importanti.

Ciò garantisce di avere sempre il quadro generale come punto di riferimento e allo stesso tempo poter offrire conoscenze specializzate e valore aggiunto all’impresa.

Trasporto pubblico e social: ascolto e customer care

Il trasporto pubblico locale utilizza sempre di più i canali social per una maggiore attenzione e puntualità nella customer care. Facebook, Twitter, WhatsApp, ma non solo: le piattaforme social-mediali favoriscono un incremento sensibile della qualità del servizio percepito dai clienti, ovviando spesso a lacune nell’efficienza del trasporto stesso.

I canali social dovrebbero essere focalizzati all’ascolto ancor prima che alla comunicazione. Per un’azienda di trasporto pubblico locale è fondamentale cogliere l’opportunità di intercettare le richieste, mitigare i malumori e incontrare le aspettative dei clienti attraverso l’ascolto, e poi il dialogo, sui social media.

Trasporto pubblico e social: ascolto e customer care

Uno studio commissionato ed effettuato da ASSTRA (Associazione delle società ed enti del trasporto pubblico locale di proprietà degli enti locali), che rappresenta 142 aziende associate di cui 115 a partecipazione pubblica, ha preso in esame un campione pari a circa il 50% delle aziende di trasporto pubblico italiano, per delineare lo stato dell’arte del loro utilizzo dei social media per comunicare.

LEGGI ANCHE: 6 tool per una customer care social impeccabile

Il 74% delle società intervistate offre almeno un canale social: il più utilizzato è Facebook, seguito da Twitter (43%); ancora marginale, ma da alcuni già sperimentato, risulta l’utilizzo di Instagram e YouTube (5%). Le piattaforme di messaggistica come WhatsApp e Telegram sono ancora poco utilizzate dalle aziende di Tpl (trasporto pubblico locale).

Abbiamo individuato quattro aziende di trasporto pubblico locale di altrettante metropoli italiane, al fine di verificare se fossero in linea con lo studio citato poc’anzi, e per confrontare la loro gestione dei canali social. Le aziende sono: la GTT di Torino, l’ATM di Milano, l’ATAC di Roma e l’ANM di Napoli.

Torino: GTT

La GTT di Torino ha due canali social: un account Twitter e una pagina Facebook, oltre che un canale Telegram.
L’account Twitter è stato aperto nel maggio del 2010, mentre il primo post su Facebook risale all’aprile del 2012.
Twitter conta 380 account seguiti, e 14400 follower, e quasi 3500 tweet. Per essere aperto da sei anni, non una grande attività. Twitter è uno degli strumenti migliori per la customer care online, ma in GTT pare una realtà che non venga presa in grande considerazione. Infatti non vi sono mai risposte agli utenti, limitandosi a postare avvisi, e tweet collegati ai post pubblicati su Facebook. Oltre a #fail sporadici e divertenti, come questo:

Una gestione di Twitter, dunque, largamente insufficiente: si potrebbe fare molto di più e meglio. Su Facebook, con poco più di 20 mila like e circa 500 utenti attivi settimanalmente, la questione non cambia. Campeggia una copertina con scritto “Community ufficiale”, quando poi di quella community non si interessa nessuno. Infatti non compare mai una risposta di GTT ai commenti degli utenti, che siano di complimenti o critiche. Una comunicazione top-down, sbagliatissima per un social network, in particolar modo per Facebook. L’unico servizio veramente efficente è quello di Telegram, che riesce a inviare in tempo reale i passaggi dei bus. Cara GTT, c’è da migliorare parecchio, perché per utilizzare i social in questo modo, tanto vale chiuderli.

Trasporto pubblico e social: ascolto e customer care

Milano: ATM

L’ATM ha un profilo Twitter attivo, ATM Informa, e un canale YouTube. Twitter, aperto nel dicembre 2012, conta 161 account seguiti, 191 mila follower e più di 64 mila tweet. L’ATM con Twitter fa davvero customer care: oltre a dare informazioni tempestive e aggiornamenti sulle tratte, l’account risponde agli utenti con puntualità e cortesia. Sempre, che si tratti di richiesta di una semplice informazione, o protesta per un ritardo. Utilizzare i social significa innanzitutto mantenere un canale di dialogo sempre attivo nei confronti della clientela, e l’ATM l’ha ben capito. Un account Twitter (anzi due contando il nuovo profilo Twitter in lingua inglese, ATM Traverl Alerts), magistralmente gestito. Chapeau.

Roma: ATAC

L’ATAC di Roma ha una pagina Facebook e un account Twitter, una pagina Google+, un profilo Instagram e un canale YouTube. La pagina Facebook, con poco più di 5 mila like e più di 4 mila utenti attivi, si presenta con una immagine di copertina pessima, che attraverso una font imbarazzante ti ricorda come raggiungere gli altri canali social.

Trasporto pubblico e social: ascolto e customer care

Sulla pagina vengono postati regolarmente contenuti, con un alto tasso di interazione da parte degli utenti: like, condivisioni e commenti. L’ATAC però si comporta come la GTT, ossia non risponde mai. Facebook non è più così uno strumento di ascolto e dialogo, ma una semplice vetrina. Utile?

Twitter conta 546 account seguiti, 229 mila follower e ben 146 mila tweet. Account meno appariscente rispetto a quello della ATM, ma funzionale, puntuale e decisamente attivo. A volte si lanciano anche sul palcoscenico internazionale:

Il canale Google + lo seguono in 76 persone, e l’interazione con i post è pari a zero. Instagram invece è più attivo, con quasi 750 follower e poco più di 100 contenuti postati: si può sempre migliorare ma c’è da riconoscere lo slancio pionieristico per una società di trasporto pubblico.

Insomma, per ATAC è una sufficienza piena.

Trasporto pubblico e social: ascolto e customer care

Napoli: ANM

Concludiamo il viaggio nel trasporto pubblico peninsulare nella città di Napoli. L’ANM ha una pagina Facebook, un profilo Twitter, un canale YouTube e un numero WhatsApp attivo.

La pagina Facebook ha quasi 25 mila like, poco meno di 600 utenti attivi, e più di mille recensioni, con un rating di 1,7 su 5. A livello grafico ci sanguinano le retine, ma restiamo sulla community management. Tra le quattro aziende prese in esame, l’ANM è l’unica che su Facebook presenta ogni giorno il gestore della pagina, dando così un tocco più umano alla comunicazione.

Gli aggiornamenti sono in tempo reale, e gli utenti ricevono regolarmente risposta. Sicuramente la pagina Facebook meglio gestita sin qui, con ancora ampi margini di miglioramento.

Twitter conta 88 account seguiti, poco più di 4 mila follower, e 23700 tweet. Aperto a ottobre 2012, il canale Twitter compie il suo dovere, con una customer care attenta e un’informazione continua.

Per Napoli e la sua ANM un voto superiore rispetto all’ATAC, ma un gradino sotto ATM.

Conclusioni

È necessario mettere in campo risorse specializzate, esperti di comunicazione o comunque profili professionali con una vocazione per la relazione e per il contatto con il pubblico, che conoscano il funzionamento delle piattaforme social-mediali. È inutile e dannoso utilizzare i canali social come fatto da GTT, ed è un peccato non utilizzarli al meglio nonostante le buone premesse, come ATAC e ANM.
Le scelte editoriali e di approccio sono comuni: ATM, ATAC e ANM utilizzano questi strumenti per la gestione delle relazioni con la clientela, ma se ne servono anche come strumento di informazione e come canali di marketing, per promuovere o incentivare i servizi.

Cosa eliminare dal curriculum vitae

4 cose che devi assolutamente eliminare dal tuo CV

Chi cerca un lavoro sogna un mondo in cui si conosce alla perfezione come funziona la mente dell’esaminatore dei curriculum; un posto dove le motivazioni per cui viene scelto un aspirante piuttosto che un altro sono assolutamente ovvie, e tale per cui ci sia tutto il tempo necessario per analizzare approfonditamente le candidature.

Reggiti forte: questo mondo non esiste.

La realtà è, come al solito, molto più difficile. Uno studio di TheLadders sulle agenzie di collocamento mostra come i recruiter impieghino in media sei secondi per formarsi un’idea sul candidato di cui stanno leggendo il curriculum.

Significa che in soli sei secondi bisogna cercare di raccontarsi in modo da colpire l’attenzione dell’esaminatore.

Perché non c’è una seconda occasione per fare una prima buona impressione.

Non c’è tempo, quindi, per un curriculum da due pagine o più.

Perfino Elon Musk riesce a comunicare tutto ciò che riguarda la sua professione in una sola pagina!

Una buona idea è quella di procedere eliminando il superfluo. I curriculum possono essere zeppi di informazioni inutili e spesso controproducenti, che non fanno altro che appesantire la pagina.

D’altronde less is more, giusto?

LEGGI ANCHE: Scrivere il CV perfetto? Non è facile, neanche se sei Marissa Mayer

1. Cose che devi eliminare dalla parte anagrafica

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Probabilmente ti hanno sempre detto il contrario, ma l’indirizzo di residenza non è più fondamentale, oltre a essere una questione di sicurezza.

Per quanto riguarda l’email, se ancora sei raggiungibile a “cucciolina87@gmail.com” o “cicciotheking@yahoo.it”, è l’ora di cambiarla. Ci vogliono pochi secondi, ed è gratis.

Non è affatto consigliabile dare l’indirizzo del posto di lavoro attuale.

Non serve inserire tanti numeri di telefono: ne basta uno, possibilmente il cellulare.

Ah, un’ultima cosa: non includere informazioni personali come lo stato civile e la religione. Poteva essere d’uso comune in passato, ma oggi può portare a ingiuste discriminazioni.

2. Cose che devi eliminare nella formattazione del documento

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La cosa che spaventa di più gli esaminatori sono i fogli pieni di testo. Nessuno è allettato dall’idea di leggere blocchi di parole che non respirano.

Lascia aria al curriculum, con una buona interlinea, margini adeguati e un font non troppo piccolo in dimensione.

Una soluzione può essere quella di utilizzare gli elenchi puntati. Anche in questo caso, senza esagerare: gli elenchi servono per attirare l’attenzione sulle cose importanti: se tutto è puntato, sembrerà che niente è importante.

Fai attenzione che le date siano indicate nello stesso modo e non in formati diversi; e così per tutti gli altri elementi, che devono sempre essere coerenti, anche nella forma con cui sono posti.

Infine, da evitare come la peste sono i font calligrafici e pieni di ghirigori. Anche quelli classici, come il Times New Roman, vengono ormai classificati come datati.

Meglio un semplice sans-serif.

3. Cose che devi eliminare dalle esperienze

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A nessuno interessa sapere che hai venduto limonate durante l’estate prima del liceo, davvero.

Inserisci nel curriculum solo le esperienze e le abilità che sono in qualche modo rilevanti per il lavoro per cui ti stai candidando.

E soprattutto, inserisci solo quelle vere. Le bugie sul curriculum possono essere maldestri tentativi di compensare la mancanza delle qualifiche richieste dalla domanda di lavoro.

Se è vero che spesso gli esaminatori sanno di poter chiudere un occhio su una competenza che non hai, si dimostreranno molto meno comprensivi quando capiranno che stai mentendo.

Infine, sarebbe anche opportuno evitare di inserire le esperienze lavorative di breve durata, per non dare l’impressione di aver lasciato quell’occupazione prima del previsto.

4. Altre cose da eliminare dal curriculum

cose da eliminare dal tuo curriculum

Credi che quello che hai eliminato sia sufficiente? Ecco gli ultimi rami da potare:

  • gli hobby: non importano al reclutatore, a meno che non siano in qualche modo rilevanti;
  • le referenze: se ne avranno bisogno, saranno gli esaminatori a richiedertele (e avrai anche il tempo di avvisare i tuoi referenti che potrebbero essere contattati);
  • i pronomi personali: non bisogna esagerare con “io”, “me”, “il mio”, e cose simili, perché è dato per scontato che nel tuo curriculum si sta parlando di te;
  • le ovvie specificazioni, come “telefono” prima del numero: cos’altro dovrebbe essere?
  • i link ai social media che non riguardano la posizione lavorativa desiderata: ad esclusione di LinkedIn, di solito meglio evitare;
  • informazioni sul salario attuale: nel caso, ne discuterai in sede di colloquio;
  • il voto di diploma o di laurea, se non è il massimo.

 

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Black Friday e Cyber Monday 2016: tutti i protagonisti

Anche quest’anno è arrivato uno dei giorni più attesi dagli amanti dello shopping, il Black Friday.

E anche se la data fatidica è il 25 novembre, le promozioni sono iniziate ormai da qualche giorno, soprattutto online.

Nata negli USA, la festa dello shopping si è ormai più che affermata in Europa, soprattutto in Inghilterra, Francia, Spagna e Germania ed è recentemente in crescita anche in Italia, sebbene nel nostro Paese sarà raro vedere le code fuori dai negozi come invece avviene negli Stati Uniti.

Al via agli acquisti online: dal Black Friday al Cyber Monday

Black Friday

Sul web le offerte sono iniziate in largo anticipo e dureranno almeno fino al 28 di novembre, data del Cyber Monday, dedicata proprio agli sconti sui negozi online.

Fra questi ovviamente c’è Amazon, primo ad aver introdotto il fenomeno in Italia. In occasione del venerdì nero del 2016, il colosso dell’eCommerce promette di introdurre nuove promozioni ogni 5 minuti per tutta la settimana.

Inoltre, ai suoi clienti Prime viene offerto l’accesso alle offerte lampo in anticipo di ben mezz’ora.

In una sola settimana i clienti potranno godere di ben 10.000 offerte con sconti fino al 40%. Quasi il triplo rispetto al 2015, in cui il Black Friday, con una media di circa sette ordini al secondo, è stato il giorno di maggiori vendite dell’anno.

Quest’anno anche Ryanair e easyJet sfruttano la corsa agli acquisti e la frenesia creata dal Black Friday, proponendo una lunga serie di promozioni sui propri voli.

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La compagnia irlandese proporrà prezzi ridotti sui voli dall’Italia verso le maggiori destinazioni europee per tutta la Cyber Week.

LEGGI ANCHE: Fiat venderà le sue auto su Amazon

Un fenomeno in crescita

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Nonostante negli Stati Uniti sia stimato un calo del 3,5% delle visite nei negozi fisici, l’interesse per questo evento è aumentato considerevolmente in Italia.

Ovviamente, le categorie maggiormente ricercate sono quelle legate al settore tecnologico.

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I numeri da conoscere per una campagna natalizia di successo

La stagione dello shopping natalizio è alle porte e la parola d’ordine del Natale 2016 è Mobile.

Ecco i numeri giusti da prendere in esame prima di intraprendere qualsiasi iniziativa dedicata alle feste, per realizzare una campagna natalizia vincente.

Lo shopping è sempre più mobile

Lo scorso anno durante il Black Friday il 60 % del traffico online è stato generato da smartphone, e dal 2010 le vendite da mobile sono cresciute del 27,91 %, il che rende fondamentale considerare il mobile come elemento indispensabile nella pianificazione della propria strategia.

Gli acquisti dei regali si fanno da smartphone

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Il 54 % dei consumatori pianifica di comprare da smartphone. I dispositivi mobile hanno un punto di forza che li rende unici: sono utilizzabili in qualsiasi luogo e sono connessi 24 ore su 24.

La maggior parte degli utenti fa shopping online in movimento, diventa quindi fondamentale assicurarsi di fare delle campagne adv specifiche e ben targettizzate, che siano in grado di raggiungere i consumatori mobile ben predisposti a fare acquisti in modo istantaneo.

Un’ idea vincente può essere quella di coinvolgere i clienti con  promozioni time – sensitive,  ad esempio offrire la spedizione gratuita se si acquista online nel giro di un’ora.

Battere la concorrenza con un sito responsive

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Se il vostro sito non è responsive  e non consente di acquistare in maniera veloce, il 58 % degli utenti lo abbandona e si rivolge a siti concorrenti.

E’ dunque fondamentale offrire un’esperienza di navigazione immediata e intuitiva, facendo in modo che i clienti non debbano ingrandire il loro schermo per visualizzare i prodotti altrimenti rischiate di perdere più della metà del vostro pubblico.

Il Natale è una buona occasione per farvi conoscere

Quasi il 50 % delle persone sono disposte ad effettuare gli acquisti natalizi da nuovi rivenditori e da brand non familiari.

I consumatori non sono così fedeli alla marca come si potrebbe pensare, soprattutto nel periodo delle vacanze. Se vi mettete nei loro panni  capite bene che per acquistare i regali di Natale sono costretti a spendere molto più del solito, questa condizione giocherà a vostro favore se sul vostro shop online troveranno il prodotto o il servizio desiderato ad una condizione migliore, di certo non esiteranno ad acquistarlo.

Online e offline insieme

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Il 78 % degli utenti utilizza internet per cercare i propri regali di Natale, ma solo il 40 % dello shopping natalizio avviene online.

Il customer journey del cliente è quindi omnichannel, se disponete anche di uno punto vendita fisico dovrete pertanto integrare nel giusto modo l’online con l’offline.

Local awareness a prova di smartphone

Le visite in negozio da parte degli utenti che hanno cercato nelle loro vicinanze un’attività, nel 76% dei casi avviene entro 24 ore.

L’intenzione d’acquisto di questi utenti che arrivano tramite ricerche effettuate da smartphone è molto alta.  Non trascurate quindi le campagne pubblicitarie mirate a coinvolgere le persone che si trovano nei pressi del vostro store.

Lo smartphone serve anche a telefonare

Nel 2019, 162 miliardi di chiamate verranno generate da smartphone.

Questi miliardi di conversazioni telefoniche non devono essere sottovalutate in quanto è molto facile trasformare i contatti telefonici in vendite: le conversioni telefoniche sono 10 volte più veloci di quelle che avvengono via Web. Assicuratevi che sul vostro shop online vi sia un pulsante click to call ben in evidenza.

Pronti a conquistare gli utenti mobile con la vostra strategia per il Natale?

10 storici esempi di rebranding che dovresti conoscere

Il brand è “semplicemente” un’immagine. Il branding è l’arte di rendere quel segno grafico un simbolo che rappresenti un’azienda, un prodotto, un servizio. È l’arte di legare il consumatore ad una sensazione, un’esperienza, un’emozione, quindi permettere che si identifichi col marchio dal quale sta acquistando.

Col tempo diventa necessario modificare il brand per renderlo idoneo alla nuova immagine che si vuole dare all’azienda. Il rischio che i consumatori reagiscano con confusione e smarrimento nei confronti di un nuovo logo è alto, ma c’è anche l’opportunità che nuovi consumatori possano avvicinarsi al brand.

Ecco qualche esempio, presentato da Co.Design in cui il rebranding è stato un vero successo.

AT&T Bell System

AT&T’s Bell System, centro di ricerca e sviluppo -i cui operatori hanno vinto in totale ben 7 premi Nobel per la Fisica- ha deciso di rappresentare nel tempo le diverse modifiche che ha subito. Nel 1969 chiese al designer Saul Bass di rendere il logo più moderno e audace: ne nacque un logo stilizzato e dalle linee spesse e decise. Esso fu poi modificato nel 1983 con un globo, per rappresentare le diverse divisioni che collaboravano a livello internazionale. Infine, nel 2007, quando AT&T e SBC si riunirono in un unico logo, arrivò il mappamondo trasparente tridimensionale, a rappresentazione della vision e dell’espansione dei servizi e delle compagnie.

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Accenture

Dopo la divisione da Arthur Andersen nel 2001, Accenture ha deciso nel 2001 di creare il brand name “Accent to the future“. Il logo è semplice e moderno, con un simbolo che pone enfasi sul simbolo dell’accento, amplificando il significato di propensione verso il futuro.

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AirBed And Breakfast

Un altro esempio di rebranding ben riuscito è quello di “AirBed And Breakfast” che, come FedEx, ha abbreviato il proprio nome per semplificarlo. Il logo si è evoluto fino ad arrivare a quello più bombato e contemporaneo che tutti ben conosciamo, funzionale a trasmettere un’idea di confort e relax.

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Nel 2014 Airbnb ha introdotto un nuovo logo, che generò una tale ondata di conversazioni online da renderlo di fatto memorabile. Ecco qui il video che ne spiega il significato.

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Banana Republic

Banana Republic, fondata nel 1978, aveva uno stile decisamente da “esploratori”. Quando fu acquisita da GAP venne creato un nuovo logo che potesse rappresentare il cambiamento totale dell’azienda e dei suoi prodotti, verso un’immagine più raffinata e internazionale.

Banana republic

Datsun

Datsun è l’azienda automobilistica che oggi conosciamo come Nissan. Il nome era formato dall’acronimo delle iniziali dei fondatori e la parola sun, che indica il “sol levante”. Nissan è invece l’abbreviazione di Nihon Sangyo, ovvero la holding di cui l’azienda faceva parte. Con la campagna “The name is Nissan” furono presentati al mondo i nuovi brand name e logo, che furono resi più snelli e facili da ricordare (come per i nomi dei competitor Toyota e Honda), ma senza modifiche importanti all’iconica grafica che ricorda la bandiera del Giappone.

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IBM

International Business Machines, ovvero IBM, fu fondata nel 1911, ma solo nel 1924 iniziò a utilizzare il logo con forma sferica e la parola “international” che ruota intorno al globo, proprio per indicare la voglia di espansione dell’azienda. Quando l’azienda, nel 1947, si concentrò sulla produzione di pc, decise di modificare nuovamente il logo con la collaborazione del designer Paul Rand: arrivarono allora le 8 strisce verticali a rappresentare la velocità e il dinamismo dell’azienda.

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FedEx

Federal Express ha deciso di assecondare gli utenti che abbreviavano il brand name in FedEx. Nel 1994 modificò quindi anche il suo logotipo, che diventò un esempio celebrato in tutto il mondo grazie anche al brillante utilizzo dello spazio negativo tra le lettere “E” e “x” che riproduce una freccia.

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Alphabet

Alphabet è stata fondata nel 2015 come holding a cui fa capo, tra le altre, anche Google Inc. L’operazione è stata effettuata anche per la necessità di Google di affermarsi non solo come azienda proprietaria del famoso motore di ricerca ma come organizzazione leader nell’innovazione: del conglomerato fanno infatti parte molte aziende attive in diversi settori, come tecnologia, biotecnologie (Calico), investimenti finanziari (Google Ventures, Google Capital) e ricerca (Google X Lab e Nest Labs).

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Telegraph, il nuovo tool di Telegram per pubblicare storie anonime sul web

Dopo il recente lancio dei gaming bot, Telegram arricchisce nuovamente la propria piattaforma introducendo un nuovo tool: Telegraph.

Simile ad una piattaforma di blogging, Telegraph permette di pubblicare articoli in forma anonima senza la necessità di aprire un profilo personale. La modalità di pubblicazione è davvero semplice: basta andare sulla pagina telegra.ph, aggiungere il titolo, il proprio nome e la propria storia. Per ogni articolo c’è la possibilità di formattare il testo utilizzando Markdown, aggiungere immagini ed embed video da YouTube e Vimeo.

Inoltre Telegraph utilizza instant view, una feature simile ad Instant Article di Facebook, che permette di condividere velocemente articoli provenienti da Medium o da TechCruch.

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Una piattaforma davvero innovativa quella di Telegraph, che tuttavia non è priva di limiti. Il primo svantaggio è rappresentato dal fatto che non sia possibile aprire un account personale e creare così una raccolta degli articoli pubblicati; inoltre, non è prevista la sezione dedicata ai commenti.

Infine il rischio maggiore riguarda la possibilità di firmare gli articoli usando nomi di altri, ledendo in questo modo i diritti della persona.

Sarà davvero una mossa vincente quella di Telegram? Nel frattempo fateci sapere le vostre opinioni sulla nostra pagina Facebook e sul nostro gruppo LinkedIn.