Instagram introduce lo Zoom su foto e video

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Lo sappiamo: ci avete provato tutti almeno una volta, a fare lo zoom su una foto o un video su Instagram. Dal doppio click per vedere chi è quella nuova ragazza accanto all’ex, causando un like non voluto che vi è costato giorni di disperazione, ai continui “pinch” allo schermo – che ormai siamo tentati di fare anche sulle fotografie stampate – che ovviamente non portavano a nulla se non alla frustrazione assoluta di sentirsi un po’ stupidi perché no, lo zoom su Instagram non si può fare.

Ops, non si poteva fare. Meno di un’ora fa, infatti, il social network ha annunciato che da oggi è possibile ingrandire foto e video direttamente nel feed principale, sulle pagine di profilo e nella scheda Esplora. Al momento la funzione è stata rilasciata per i dispositivi iOS, ma lo stesso Instagram assicura gli Androidiani che non dovranno aspettare molto se non un paio di settimane per provare anche loro la novità.

Zoommare una foto o un video su Instagram sarà una azione molto facile in quanto la gesture è quella che siamo abituati a fare anche nelle gallerie di immagini sui dispositivi touch. Basta infatti allontanare le dita posizionate sulla foto e si avrà lo zoom. Rilasciando le dita, l’immagine tornerà ad essere della dimensione classica. Similmente per i filmati, che tra l’altro non si interrompono durante lo zoom.

arriva lo zoom su instagram

Una novità, quindi, che premia la qualità dell’immagine più che la condivisione di un momento, leitmotif che invece ha guidato Instagram fin dalla nascita. Che dire, dopo l’introduzione di Storie, il social network continua a migliorare la sua piattaforma rendendola sempre più usabile e interessante per gli utenti.

Perché Apple, Facebook e Google hanno scelto l’Irlanda e il suo regime di tassazione

Apple multata dall’Europa per un valore pari a circa 13 miliardi di euro. Questa la notizia che ha fatto il giro del mondo ieri e che ha suscitato un vespaio, tra le motivazioni avanzate dalla Commissione europea e le giustificazioni reclamate da Tim Cook nella sua lettera di risposta al parere consultivo dell’Europa.

Ma cerchiamo di capire meglio in cosa consistono queste tasse non pagate e in che modo le tech company d’oltreoceano riescano a dribblare le tassazioni europee.

Apple e le tasse non pagate in Irlanda

La tassazione delle aziende multinazionali è una materia complessa, ma tutto il mondo riconosce lo stesso principio fondamentale: i profitti di un’azienda devono essere tassati là dove l’azienda crea valore. Apple, l’Irlanda e gli Stati Uniti concordano su questo principio.

Nel caso di Apple, quasi tutte le operazioni di ricerca e sviluppo si svolgono in California, quindi la stragrande maggioranza dei nostri profitti è tassata negli Stati Uniti. Le aziende europee che operano negli USA sono tassate secondo lo stesso principio. Eppure, oggi la Commissione sta chiedendo di modificare retroattivamente queste regole.

Tim Cook, CEO Apple

Perché Apple, Facebook e Google hanno scelto l’Irlanda e il suo regime di tassazione

È la stessa Apple, per mezzo delle parole del proprio CEO Tim Cook, a spiegare la situazione della tassazione delle tech company in Europa: rispetto delle normative nazionali e versamento delle tasse sul posto e nel caso specifico nell’EIRE.

Eppure ieri la Commissione europea ha espresso con chiarezza che l’Irlanda dovrà rivalersi sull’azienda di Cupertino per i circa vent’anni di agevolazioni fiscali ritenute illegittime, dato che un accordo tra EIRE e Apple avrebbe previsto a partire dal 1996 una aliquota fiscale dell’1% in cambio di investimenti occupazionali nel paese.

Proprio questo accordo violerebbe la normativa europea in quanto può configurarsi come aiuto di Stato.

Dal canto suo Apple risponde che è invece la decisione della Commissione a proporre di sostituire la normativa fiscale irlandese con una decisione ex post, secondo le parole di Cook

un colpo devastante alla sovranità degli Stati membri in materia fiscale e al principio stesso della certezza del diritto in Europa.

Come funziona la tassazione per le aziende estere: lo schema del doppio irlandese

Perché Apple, Facebook e Google hanno scelto l’Irlanda e il suo regime di tassazione

da visualeconomics.creditloan.com

La cosiddetta Double Irish strategy, così denominata proprio a causa del più conveniente regime fiscale adottato nel Paese europeo, è utilizzata dalle grandi aziende con sede negli Stati Uniti ma operanti in tutto il mondo.

Una scappatoia che permetterebbe, tra l’altro, di evitare una parte della normale tassazione anche negli stessi Stati Uniti, dato che consente di non pagare negli USA per i redditi guadagnati all’estero.

Lo schema del doppio irlandese ha bisogno dell’esistenza di tre o più aziende per poter funzionare:

  1. la compagnia statunitense fornisce in licenza la propria proprietà intellettuale ad una società controllata con sede in Irlanda;
  2. questa prima società irlandese ha sede legale offshore, in un paradiso fiscale come le Bahamas o le Isole Cayman;
  3. a sua volta la società offshore concede in licenza i diritti di brevetto ad una seconda società irlandese.

La seconda società riceve entrate dalla prima, ma la sua tassazione sarà più bassa grazie alle royalties e alle tasse già pagate alla prima società irlandese. Queste stesse tasse sono però anche spese deducibili per la prima società, in modo che nel bilancio tra le diverse società il risultato sia quasi pari a zero.

La compagnia americana, infine, non paga alcuna imposta federale sul reddito da parte delle società irlandesi perché si tratta di redditi esteri.

LEGGI ANCHE: Startup trend, ecco i business che interessano ad Apple

Europa, Irlanda, Stati Uniti: chi ci guadagna?

Perché Apple, Facebook e Google hanno scelto l’Irlanda e il suo regime di tassazione

dal New York Times

Si calcola che negli ultimi anni, tre delle più valutate aziende di tecnologia degli Stati Uniti hanno risparmiato più di 8 miliardi di dollari in tasse, ma a partire dal primo gennaio del 2015 o comunque dal 2020 per quelle compagnie che avessero già utilizzato questa strategia, il doppio irlandese non potrà più essere utilizzato.

La strategia fiscale si basava sul fatto che la legge fiscale irlandese non includesse regole sui prezzi di trasferimento, come invece fanno gli Stati Uniti e molte altre giurisdizioni. In particolare, l’Irlanda ha solo una tassazione territoriale e non applica imposte sul reddito di società irlandesi che si trovano al di fuori dello Stato.

Lo schema fiscale del doppio irlandese è stato utilizzato per la prima alla fine del 1980 proprio da aziende come Apple Inc., ma nel 2010 l’Irlanda ha approvato una legge destinata a contrastare questo genere di accordi, senza intaccare quelli già esistenti.

Attenzione però anche agli sviluppi futuri di questa decisione della Commissione eruopea, perché il doppio irlandese prevede anche la partecipazione strategica di un altro stato membro, dato che alcuni dei redditi transitano prima attraverso i Paesi Bassiil cosiddetto Dutch Sandwich – per poi rientrare praticamente detassati nella società.

Startup trend, ecco i business che interessano ad Apple

Nonostante la bufera europea, Apple continua senza sosta ad acquisire piccole imprese innovative.

L’ultima arrivata è Gliimpse, startup fondata a Redwood City, California, nel 2013 da Anil Sethi, ex ingegnere Apple negli anni ’80, specializzata nella gestione e condivisione dei dati medici personali dei pazienti.

La startup è nata da un’esigenza personale. Sethi ha dovuto assistere la sorella malata di cancro, testando personalmente le difficoltà per i malati cronici nell’acquisire e gestire i dati relativi alla salute personale. Da qui è nata l’idea di creare Gliimpse.

Startup trend, ecco quelle che interessano ad Apple

L’interesse di Apple per la startup di Anil Sethi è dovuto, molto probabilmente, a quest’ultima caratteristica. In termini pratici, si tratta di una serie di app che raccolgono informazioni provenienti dagli esami di laboratorio e che monitorano alcuni parametri. L’obiettivo primario delle app è quello di creare un archivio facilmente consultabile sia dai pazienti interessati sia dal personale medico specializzato.

LEGGI ANCHE: Come Apple e Spotify si contendono il mondo della Musica

La notizia dell’acquisizione è stata recentemente diffusa dal sito specializzato Fast Company, nonostante si tratti di un’operazione conclusasi a inizio 2016 i termini dell’accordo non sono stati ancora resi noti da Apple.

Le strategie di Apple

Si conferma l’interessamento del colosso di Cupertino per il settore della salute. Basti ricordare la creazione della suite composta da: HealhtKit, CareKit e ResearchKit, che consentono a pazienti, medici e ricercatori di accedere ad informazioni sanitarie tramite l’utilizzo di una serie di dispositivi mobile.

Con molta probabilità le tecnologie della startup di Sethi verranno utilizzate per implementare le funzionalità delle nuove generazione di Apple Watch. Si tratta indubbiamente di un passo avanti dal punto di vista dell’accessibilità, occorre però sottolineare che si potrebbero sollevare questioni legati alla privacy e alla sicureza di dati altamente sensibili che potrebbero essere raccolti e utilizzati da chiunque.

Il punto sulla bufera europea ai danni di Apple

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Nel frattempo nella giornata di ieri è emersa la notizia che Apple abbia avuto un trattamento fiscale di favore da parte del governo irlandese. Le cifre sono importanti, si parla di un importo pari a 13 miliardi da restituire allo stesso governo irlandese.

Nonostante la sfera fiscale sia di competenza nazionale l’UE è intervenuta perchè ha riconosciuto una distorsione della concorrenza. In buona sostanza Apple ha avuto un trattamento di favore rispetto ad altre imprese ed è ora tenuta a restituire quelli che si possono considerare “aiuti di stato illegittimi”.

Il ricorso alla Corte di Giustizia europea non si è fatto attendere. In una lettera ai clienti apparsa sul sito dell’azienda di Cupertino, Tim Cook sostiene che la verità sia un’altra: “Non abbiamo mai chiesto né ricevuto un trattamento speciale”. Rimane alto il rischio di gravi conseguenze sugli investimenti e sui posti di lavoro in Europa.

Staremo a vedere come si evolverà la situazione.

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Spike Jonze ha diretto l’ultimo imperdibile spot di Kenzo

Spike Jonze ha diretto l’ultimo spot di Kenzo, e il risultato è proprio quello che potete immaginarvi: un commercial fuori dagli schemi, divertente, magnetico, che ti resta addosso proprio con un profumo. Protagonista una bellissima e scatenata Margareth Qualley (conosciuta al grande pubblico per il suo ruolo in The Leftovers) che con la sua danza frenetica ci tiene incollati allo schermo dal primo all’ultimo secondo.

Qualley, seduta tra la folla di quello che pare essere un gran gala, sembra triste ed annoiata quando abbandona la sala e, poco dopo, stabilisce un intenso contatto visivo con lo spettatore; il quale, già spiazzato da questa rottura, viene colto totalmente sorpresa un attimo dopo quando la ragazza inizia a muovere rapidamente gli occhi a tempo di musica, per poi lanciarsi in un balletto via via sempre più spettacolare, liberatorio. Un ritmo incalzante, scandito da tamburi e bassi insistenti.

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Spike Jonze ha diretto l'ultimo imperdibile spot di Kenzo

Spike Jonze ha diretto l'ultimo imperdibile spot di Kenzo

Spike Jonze ha diretto l'ultimo imperdibile spot di Kenzo

Spike Jonze ha diretto l'ultimo imperdibile spot di Kenzo

In un apprezzabilissimo omaggio al celebre video clip di Fat Boy SlimWeapon of Choice” e alla danza di un imperdibile Christopher Walken, diretto dallo stesso Jonze, lo spot Kenzo è esattamente ciò che nessuno avrebbe finora immaginato nello spot di un profumo, tradizionalmente appannaggio di protagoniste eteree o “acchiappauomini”.

Il volo di Walken si trasforma, nella versione di Kenzo, in uno spettacolare salto attraverso una composizione di fiori a forma di occhio (simbolo del brand, unico riferimento a Kenzo contenuto nel video).

Ecco lo spot.

Se la coreografia vi ricorda qualcosa di familiare, è perché è stata curata da Ryan Heffington, lo stesso del video di SiaChandelier“.

Sulla pagina Facebook di Kenzo, la masion ha ufficializzato così il rilascio del mini film diretto da Jonze.

8 suggerimenti indispensabili per utilizzare al meglio Spotify

Quanti di noi si sono dilettati fin da piccoli a fare le cassettine per il walkman? Anche io sono tra quelli che di cassette ne ha fatte. Tante.

Oggi il modo di fruire la musica è radicalmente cambiato, a partire dal vincolo dei 60, 90 o 74 minuti imposti da supporti ormai datati ma che quelli della mia generazione non dimenticheranno mai, perchè quando si pensava ad una playlist era necessario fare delle scelte. Tra Deezer, Apple Music, Tidal, Rdio e le tante altre piattaforme a disposizione la mia preferita, non posso nasconderlo, è Spotify.

Uno dei motivi di questa preferenza è sicuramente Discover Weekly (te ne abbiamo già parlato l’anno scorso, quando è stata lanciata la funzionalità), una playlist di 30 canzoni generata settimanalmente da un algoritmo e personalizzata per ogni utente: una specie di cassetta ricevuta in regalo dall’amico esperto di musica a cui piace dare dimostrazione della sua dote di talent scout.

Una playlist generata da un algoritmo, dicevo, che in quanto tale è inevitabilmente condizionata dall’uso che facciamo di Spotify e che pertanto può essere perfezionata grazie a questi 8 consigli che un giornalista americano ha condiviso dopo aver chiesto un parere anche a parte del team che c’è dietro Discover Weekly.

In coda all’articolo due parole anche su Release Radar, una funzionalità simile a Discover Weekly lanciata pochissimi giorni fa!

1. Aggiungi canzoni che ti piacciono ad una playlist o alla tua libreria Spotify

Ça va sans dire, se aggiungi una canzone ad una playlist della tua libreria e la ascolti regolarmente questo influenzerà molto ciò che Spotify pensa dei tuoi gusti musicali.

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2. Salta le canzoni che non ti piacciono

Skippare una canzone che non ti piace entro i primi 30 secondi è visto dall’algoritmo come un fattore negativo per quella particolare canzone e per l’artista, e sulla base di questa tua azione Discover Weekly escluderà canzoni ritenute affini.

3. Scopri nuovi artisti e nuovi generi

“Se ascoltando la Discover Weekly clicchi su una canzone che non conosci per ottenere maggiori informazioni sull’artista – ad esempio esplorando la sua discografia – l’algoritmo lo terrà in considerazione” afferma Matthew Ogle, Product Manager di Discover Weekly, che aggiunge: “Più esplori ed ascolti canzoni al di fuori della Discover Weekly e più l’algoritmo sarà influenzato.”

4. Usa la modalità “sessione privata” se non vuoi che Spotify tracci i tuoi gusti musicali

“L’algoritmo ignora le canzoni che ascolti in modalità privata, così come ignora le canzoni che ascolti all’interno della Discover Weekly” dice Edward Newett, Lead Engineer di Discover Weekly.

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Inoltre, l’algoritmo filtra o addirittura elimina alcuni generi musicali, ad esempio “proteggendo” le Discover Weekly dagli ascolti stagionali (ad esempio le canzoni natalizie) o, nel caso specifico dei genitori, dalle canzoni per i bambini.

5. Ascolta le Discover Weekly degli amici

Si tratta forse del consiglio migliore per ottenere il meglio dall’algoritmo di Spotify. Se hai qualche amico che sai avere ottimi gusti musicali chiedigli di condividerti il link alla sua Discover Weekly: pur trattandosi di playlist private è possibile condividerle tra utenti.

Di conseguenza valgono nuovamente i consigli di cui sopra, ovvero aggiungere canzoni che ti piacciono alla tua libreria Spotify, saltare quelle che non ti piacciono ed approfondire la conoscenza di nuovi artisti e nuovi generi.

6. Salva le tue playlist settimanali utilizzando IFTTT

Uno svantaggio delle playlist di Discover Weekly è che, quando ogni lunedì se ne genera una nuova, quella precedente viene eliminata. Se vuoi crearti un archivio delle canzoni suggerite da Spotify senza aggiungerle singolarmente ad una playlist separata puoi utilizzare IFTTT, un servizio gratuito di automazione che, tra le varie possibilità, ti offre quella di salvare in maniera automatica la tua lista settimanale all’interno di una playlist dedicata.

Di IFTTT ne abbiamo già parlato in passato e ti consigliamo di scoprire le sue infinite potenzialità, ma se hai dei dubbi su come utilizzarlo contattami via Twitter (@sghedo / @NinjaTechStyle) e ti darò qualche suggerimento!

7. Usa la funzione “Radio” di Spotify

Se vuoi ascoltare musica nuova e non riesci proprio ad aspettare fino a lunedì, clicca col tasto destro su Discover Weekly e seleziona “Vai a Radio dalla playlist“. Il servizio farà del suo meglio per fornirti una lista infinita di canzoni che somigliano alla tua playlist settimanale che potrai quindi aggiungere alla tua libreria.

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Più in generale, la funzionalità Radio è disponibile anche a partire da qualsiasi artista o brano (fai click destro su nome/titolo e scegli l’apposita voce dal menu contestuale), ottenendo così una playlist casuale di canzoni che l’algoritmo ritiene affini.

8. Sii paziente e dai a Spotify il tempo di conoscerti

“Preveniamo che la tua playlist sia condizionata qualora un tuo amico utilizzasse il tuo account”, dice Edward Newett, Lead Engineer di Discover Weekly.

Proprio perchè molti utenti condividono la propria login di Spotify con gli amici, l’algoritmo è progettato per ignorare i picchi legati ad attività di ascolto considerate anomale per il tuo profilo e per questo motivo le modifiche alla tua Discover Weekly non sono immediate.

Release Radar, una nuova playlist personalizzata

Presentata lo scorso 8 agosto Release Radar è la nuova playlist personalizzata di Spotify, aggiornata anche questa con frequenza settimanale e che presenta all’utente 25 brani tra novità discografiche e nuovi pezzi aggiunti al catalogo, ancora una volta sulla base di ciò che l’algoritmo ritiene più affine ai tuoi gusti musicali. Puoi accedere a Release Radar dalla sezione Naviga > Scopri.

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Cinque suggerimenti da The Knot: la pagina Instagram che senza Adv ha raggiunto 1 milione di follower

The Knot è la piattaforma sul matrimonio più ricca e interessante del momento: non solo fonte di notizie e di ispirazione per le nozze, ma anche uno strumento digitale all’avanguardia. Si definisce “your personal wedding planner” e insieme alle ultime tendenze e i consigli per organizzare al meglio il matrimonio, supporta la coppia nella gestione degli ospiti e nell’organizzazione dell’evento, offrendo anche uno spazio personalizzato dove raccontare la propria esperienza con testi e, soprattutto, immagini.

Una volta provata, per una coppia di neo-sposi può essere difficile tornare indietro.

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Quello che però ha colpito noi Ninja è la sua pagina Instagram: The Knot ha raggiunto un milione di follower senza nemmeno un annuncio a pagamento – afferma Jessica Molinari, social media editor di The Knot.

Come è possibile questo traguardo?

Nonostante il canale sia stato aperto nel 2012, solo nell’ultimo anno The Knot è riuscito a raggiungere il successo, venendo anche nominato come il miglior brand su Instagram nel 2015 da Digiday Content Marketing Awards.

Perché? Riuscendo a raddoppiare organicamente i suoi follower in brevissimo tempo: in media ogni post ha circa 8000 like e 200 commenti.

I contenuti pubblicati sono un mix di foto UGC e di fotografi professionisti. La strategia, però, va decisamente oltre.

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Scegliere il momento giusto

Per trasformare un post Instagram in un contenuto di successo, la cosa più importante è pubblicarlo al momento giusto. Non solo individuare l’orario e il giorno migliore, ma cavalcare i trend.


Osare con gli Hashtag

Gli hashtag vengono usati con intelligenza e anche innovazione. Tradizione e novità si fondono e il risultato è efficace.

Qualche esempio: #Ringselfie, #FashionFriday, #ThankYouThursday e #Theknotrings e #Theknotmaine.

I contenuti vengono così indirizzati a diversi tipi di target: coppie appena sbocciate, promessi sposi e single possono trovare le immagini e iniziare a sognare.

E probabilmente queste persone sceglieranno volontariamente di diventare fedeli seguaci.

Avere il coraggio di chiedere una mano

Non stiamo parlando di una proposta di matrimonio vera e propria, ma di chiedere sinceramente il supporto dei follower.   Gli utenti che utilizzeranno un determinato hasthag – come #theknotcakes o #theknotweddings – avranno la possibilità di vedere i loro contenuti ripostati sulla pagina Instagram del brand.

Gli utenti aiutano The Knot nella creazione di contenuti e questo permette di creare un rapporto speciale tra di loro.

Collaborare con gli Influencer del settore

Uno dei capisaldi della stategia Instagram di The Knot sono le sue partnership: influencer di rilievo che partecipano con i loro contenuti.

Le persone sono invogliate a partecipare o acquistare se vedono la partecipazione di persone o brand di cui hanno già fiducia.
Il rapporto, però deve essere vantaggioso per entrambi le parti: gli influencer vengono maggiormente accreditati dalla collaborazioni e le persone, vedendo i propri idoli che partecipano attivamente ai contenuti dell’account, sono invogliate a partecipare di conseguenza.

Creare contenuti di valore

Cura e attenzione sono fondamentali nella gestione dei preparativi di un matrimonio, lo stesso vale per i social network, e in questo caso Instagram.

I social media manager di The Knot sono dei professionisti e incarnano lo spirito e l’impegno organizzativo di questa celebrazione nella gestione della pagina.

Foto, contenuti evocativi si uniscono in una relazione solida, apprezzata dagli utenti. I post sono coinvolgenti, appassionati, gli utenti li apprezzano e questo permette di vederli nei top post, grazie al nuovo algoritmo di Instagram.

Love’s a little messy ❤️ #theknot #love #quote

A photo posted by The Knot (@theknot) on Aug 29, 2016 at 6:01am PDT

Tirando le somme, The Knot ha toccato il cuore dei suoi seguaci su Instagram perché è riuscita a raccontare tramite contenuti di valore una delle esperienze più significative nella vita di una persona.
Momenti indimenticabili, sentimenti, ma anche impegno e dedizione vengono valorizzati e raccontati in tutta la loro magia.

I contenuti di valore sono quelli che parlano alle persone e che creano un rapporto sincero. Quindi Duraturo.
The Knot è un ottimo esempio che tutti i social media manager dovrebbero seguire, fin che morte non li separi.

Ci sono altri suggerimenti per costruire una strategia di successo su Instagram? Condividili con noi e vieni a trovarci sulla nostra pagina Facebook.

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Il cartone di Pizza Hut si trasforma in giradischi

Pizza Hut sembra puntare sempre più sul suo packaging per distinguersi dai competitor: dopo il cartone che si trasforma in video proiettore, la catena di ristorazione statunitense ha creato una scatola che si trasforma in giradischi, da utilizzare in abbinamento con smartphone, tablet o computer via Bluetooth per creare la musica perfetta per un pizza party.

Il DJ pizza box è stato creato in collaborazione con Novalia e funziona grazie a dei circuiti stampati. Include funzioni di controllo del volume e del tempo, un mixer completo e, sì, si può anche scratchare.

Questo gioiellino di cardboard technology è stato però creato in edizione super limitata: sono infatti stati prodotti solo 5 esemplari, che i clienti di Pizza Hut possono aggiudicarsi consumando un pasto presso uno dei punti vendita selezionati in UK.

 Per gli amanti dei gadget, potrebbe essere un’occasione davvero ghiotta e di forte richiamo.

Uno di essi è stato vinto proprio poco fa!

Ok, certamente i fortunati vincitori non si trasformeranno in Bob Sinclair, ma i loro party saranno certo più divertenti 😉

Da Amatrice all’Intelligenza Artificiale: tutto quello che Mark Zuckerberg ha detto all’incontro a Roma

Nella giornata di ieri Mark Zuckerberg ha fatto tappa nel nostro paese. Tra un incontro col Papa e quello con il premier Matteo Renzi, un ruolo centrale lo ha avuto la sua diretta live dalla sede romana della LUISS nella quale ha interagito con studenti, docenti e startupper presenti in sala, oltre ad aver raccolto le domande pervenutegli anche sulla sua pagina Facebook anche da coloro che non potevano essere fisicamente presenti.

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Nonostante l’appuntamento fosse previsto e preparato da mesi, Mark non ha potuto esimersi dall’affrontare il tema del terremoto dello scorso 24 agosto nel centro Italia, ed ha infatti aperto il suo intervento con l’annuncio di una donazione di 500 mila euro in favore della Croce Rossa Italiana in ads, così che l’ente italiano possa nel presente e nel futuro godere della massima esposizione possibile sul suo social per raccogliere quante più donazioni possibili.

Live from our Townhall Q&A in Rome. Comment to ask a question!

Live from our Townhall Q&A in Rome. Comment to ask a question!

Gepostet von Mark Zuckerberg am Montag, 29. August 2016

Ma quali sono stati i temi principali toccati dal Q&A di ieri? Vediamoli insieme in questa sintesi che abbiamo preparato.

Facebook ed Amatrice, il social come mezzo per iniziative di solidarietà

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Il primo tema che ha voluto affrontare è stato proprio come la popolazione italiana ha reagito all’emergenza e fatto buon uso dei social network per dare il via a campagne virali di solidarietà.

L’iniziativa che più lo ha colpito per la sua semplicità è stata quella di un ristorante italiano che nelle ore immediatamente successive alla tragedia ha dato il via alla campagna AMAtriciana. Nel giro di poco tempo oltre 700 ristoratori hanno aderito da tutto il mondo facendo del social il mezzo più semplice per innescare meccanismi di solidarietà.

Sempre in relazione al terremoto ha sottolineato come il Safety Check sia stato utilizzato come mai prima d’ora durante un evento tragico come questo. Oltre 15 milioni di notifiche sono state diramate da parte di persone che si trovavano nei territori colpiti per far sapere ai loro contatto che erano al sicuro.

E questo è un aspetto che è stato affrontato anche nelle domande successive, in questo senso Zuckerberg ha annunciato che di qui a poco il Safety Check sarà disponibile non più su iniziativa di Facebook ma potrà essere attivato direttamente dagli utenti, rendendolo un tool a misura d’uomo e non più legato a grandi eventi.

Social e business: come Facebook può essere una leva economica ed i modelli aziendali vincenti

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Sollecitato da una degli studenti LUISS, Mark ha illustrato come la connettività ha cambiato il modo in cui le persone possono fare impresa. Le barriere prima invalicabili legate al territorio, in un universo digitale non hanno più ragion d’essere. Invitando quindi coloro che vogliono far business in Italia a sfruttare al meglio la piattaforma e le opportunità lavorative ad essa legata.

A tal proposito ha suscitato molta curiosità l’applauso dedicato a Massimo Ciociola per Musixmatch, vincitrice del Facebook Start Program.

LEGGI ANCHE: Chi è Massimo Ciociola, l’italiano applaudito da Zuckerberg ieri a Roma

 

Su questo incipit ha poi proseguito descrivendo quelle che secondo lui sono le tre qualità che un buon imprenditore deve possedere se vuole avviare un’attività di successo:

  • avere chiaro quali cambiamenti si vogliono generare nel mondo
  • costruire il miglior team di lavoro possibile perchè il mito dell’uomo solo al comando è quanto di più inverosimile lui abbia conosciuto
  • avere grande perseveranza perchè non tutto funziona subito come ci si è prefissato ma è necessario insistere se si è convinti di andare nella giusta direzione.

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Sempre sul fare impresa Zuckerberg ha raccontato di come nonostante non avesse tutto chiaro dall’inizio ha cominciato a “fare” perché solo così ha capito come e dove muoversi e come evolversi, sfatando quindi il secondo falso mito per il quale i grandi imprenditori hanno sempre un’idea precisa e complessiva di ciò che sarà sin dal principio.

Questo topic del Q&A si è concluso con l’importanza che ogni imprenditore deve destinare alla dimensione dell’imparare, da tutti, se ci si vuole affermare e crescere come azienda.

Il grande tema della connettività per tutti

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Un posto d’onore nella diretta è stato occupato dalle iniziative che Facebook sta mettendo in essere per permettere a tutti di poter godere di una connessione internet.

Mark è partito da due dati:

  • ogni quali volta 10 nuove persone hanno accesso ad internet si creano nuovi posti di lavoro nel mondo pari all’1%.
  • circa il 50% della popolazione mondiale ancora oggi non può utilizzare internet

Questo per lui significa che in luoghi come l’Africa portare una connessione può diventare un fattore essenziale per estirpare sacche di povertà e consentire nuovo sviluppo.

Ma non è il semplice accesso ad essere decisivo quanto la possibilità di poterlo fare al più basso costo possibile, mostrando grande orgoglio per come progetti come Aries ed Open Cellular da quando hanno preso il via abbiano portato internet ad oltre 25 milioni di persone in tutto il mondo.

I modelli d’istruzione futuri

Per Mark quello secolarizzato di un’istruzione uguale per tutti non è più applicabile se si vuole riconoscere e valorizzare un talento.

Sempre di più si dovranno studiare modelli individuali nei quali tempi e metodi di formazione siano tarati sulle peculiarità di un soggetto, affinché ognuno possa imparare tutto quello che può nella maniera più veloce possibile.

Mark ed il suo Jarvis

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A breve verrà presentata una demo sull’intelligenza artificale sulla quale Facebook sta lavorando da un po’. Ad oggi Jarvis (il personal assistant di Iron Man nei fumetti Marvel) riesce ad eseguire alcuni comandi basilari come accendere le luci e variare la temperatura dei condizionatori, oltre al riconoscimento facciale e sonoro.

Non appena sarà possibile Zuckerberg presenterà a tutti la prima versione dell’IA.

Mai una media company

Sollecitato da uno studente Zuckerberg ha specificato come nonostante le media company siano un elemento determinante nel far circolare informazioni, Facebook sarà sempre una tech company.

Questo perché gli editori operano scelte editoriali, scelgono quindi cosa raccontare e cosa no, mentre Facebook sarà sempre uno spazio aperto a tutte le opinioni indiscriminatamente.

Questi sono stati alcuni dei temi affrontati nella diretta, c’è qualcosa che ti ha colpito in particolare? Raccontacelo sulla nostra fan page!

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Apple multata dall’Unione Europea per 13 miliardi di euro

Tanto tuonò che piovve.

In una nota pubblicata da Margrethe Vestager, responsabile della Commissione Europea sui temi della libera competizione, ad Apple è stata notificata una sanzione per mancate tasse versate per circa 14 miliardi di euro.

La Commissione Europea ha infatti determinato che il fisco irlandese (ricordiamo che la sede legale di Apple in Europa è proprio in EIRE) potrà e dovrà rivalersi sull’azienda per circa vent’anni di agevolazioni fiscali ritenute illegittime.

Violazione di Apple, ma anche di un paese membro

A volerla raccontare tutta bisogna però specificare che quello della Commissione è un parere consultivo ma non vincolante. Sarà infatti proprio il fisco irlandese a decidere nel concreto cifra e metodo di riscossione.

Ciò che è stato stabilito con la decisione di stamane è che l’accordo in essere tra EIRE ed Apple, che ha previsto dal 1996 una aliquota fiscale dell’1% in cambio di investimenti occupazionali nel paese, è stato dichiarato come aiuto di stato in violazione della normativa europea.

Non è stata ancora diramata una comunicazione ufficiale da parte di Cupertino in merito alla decisione, ciò che è già noto è il parere negativo degli USA che vedono, in questo tipo di decisioni un interventismo sovrannazionale che strozza gli investimenti delle imprese americane, sulla scia della mancata chiusura dei trattati del TTIP degli scorsi giorni.

Resta sui nostri canali per seguire gli sviluppi di questa vicenda, il post sarà aggiornato non appena ci saranno nuove informazioni.

UPDATE

Apple ha appena pubblicato sul suo sito web una lettera aperta di Tim Cook in relazione alla sentenza di oggi, vediamo alcuni passaggi significativi:

36 anni fa, molto prima di introdurre gli iPhone, gli iPod o anche il Mac, Steve Jobs si insediò in Europa. A quel tempo, l’azienda sapeva che al fine di servire i suoi clienti nel continente, avrebbe dovuto avere una sede lì. Così nell’ottobre del 1980 Apple aprì una fabbrica a Cork, in Irlanda, con 60 dipendenti.

[…]Col susseguirsi degli anni abbiamo ricevuto delle linee guida dalle autorità fiscali irlandesi su come agire nel modo corretto con le leggi del paese – il medesimo tipo di linee guida disponibile per ogni azienda che voglia fare business lì. In Irlanda ed in ogni altro paese in cui opera, Apple osserva la legge e paghiamo tutte le tasse che dobbiamo.[…]

[…]Il parere offerto il 30 agosto (dalla Commissione Europea) implica che l’Irlanda ha stretto con Apple un accordo speciale riguardo le nostre tasse. Questa affermazione non ha basi fattuali nè in termini di legge. Non abbiamo mai chiesto, nè abbiamo mai ricevuto, alcun accordo particolare.[…]

[…]La mossa della Commissione non ha precedenti ed ha implicazioni serie e su vasta scala. Propone di fatto di sostituire le leggi fiscali irlandesi con una visione di ciò che la Commissione ritiene che la legge dovrebbe essere. Questo sarebbe un colpo devastante alla sovranità nazionale degli stati membri della UE su temi fiscali, e sui principi di certezza del diritto in Europa. L’Irlanda ha fatto sapere che farà appello rispetto alla decisione presa ed Apple farà lo stesso. Siamo convinti che la decisione della Commissione sarà ribaltata.[…]

[…]Siamo legati all’Irlanda e pianifichiamo di continuare ad investire lì, crescendo e servendo i nostri clienti con lo stesso livello di passione ed impegno. Crediamo fermamente che i fatti ed i principi legali sui quali l’Unione Europea è stata fondata alla fine prevarranno.

Tim Cook.

Google integra mytaxi in Google Maps sui dispositivi mobile

Da oggi, anche in Italia, Polonia ed Austria, mytaxi, la più importante App europea di chiamata taxi via smartphone, viene integrata in Google Maps sui dispositivi mobili.
Gli utenti di Google Maps, sui dispositivi mobili, troveranno da oggi nel Travel Planner una icona “taxi” nuova di zecca (tab), che darà informazioni sulla durata e il costo approssimativo del proprio tragitto, dal punto di partenza alla destinazione desiderata. Insieme alla nuova icona, nell’ opzione “trasporto pubblico” di Google Maps, sui dispositivi mobili, apparirà, inoltre, tra le alternative di viaggio possibili, anche il logo mytaxi, a sancire l’integrazione.
Screenshot_mytaxi_App_mappa
Ma come funzionerà il nuovo servizio?
Se un utente di Google Maps sui dispositivi mobili, decide, quindi, di prendere un taxi ed ha già scaricato sul suo smartphone la App mytaxi, Google Maps Mobile lo indirizzerà direttamente alla App mytaxi, con cui potrà facilmente ordinare il proprio mezzo. Se, invece, l’utente non ha ancora scaricato la App mytaxi, sarà indirizzato al Google Play o all’Apple Store, dove potrà scaricarla gratuitamente. L’integrazione di mytaxi in Google Maps per dispositivi mobili sarà, infatti, disponibile da subito sia per gli utenti Android che per gli utenti iOS.
Come afferma Barbara Covili, General Manager di mytaxi Italia,
“con l’integrazione di mytaxi in Google Maps sui dispositivi mobili, gli utenti italiani hanno ora un’ulteriore possibilità di arrivare facilmente da A a B. Siamo molto contenti che Google abbia scelto mytaxi come partner del mondo “taxi” in Italia, così come in Polonia ed in Austria, dove l’integrazione viene lanciata sempre oggi, aggiungendosi a Germania e Spagna, dove è stata lanciata lo scorso marzo, riscuotendo un ottimo successo. L’integrazione sancisce un importante passo avanti per il servizio di trasporto pubblico non di linea, che oggi diventa parte integrante delle opzioni di viaggio di milioni di utenti di Google Maps in tutta Europa. Sempre più passeggeri riconoscono, infatti, i vantaggi offerti dalla App mytaxi, che con un solo click permette di ordinare e pagare un taxi senza più bisogno di attese telefoniche o contanti”.
mytaxi, fondata ad Amburgo nel 2009 da Niclaus Mewes e Sven Külper, ha rivoluzionato il settore taxi, rinnovandolo a livello internazionale ed adattandolo alle esigenze del 21mo secolo. mytaxi lavora esclusivamente con tassisti con licenza, integrando le potenzialità delle nuove tecnologie con la tradizione dell’industria dei taxi e dimostrando che si può essere innovativi nel rispetto delle regole e delle leggi. Nel 2014 mytaxi è stata acquisita da Daimler AG.