Intervista

Come si gestisce una campagna politica ed elettorale?

«C’è chi crede che lealtà, amicizia e solidarietà siano missioni da compiere ogni giorno». - Giovanni Sasso, direttore creativo di Proforma

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Quando si parla di comunicazione politica, un collegamento a chi è del mestiere, sovviene in modo naturale. Insomma, quando l'argomento verte su "campagna di comunicazione", "gestione della campagna elettorale", "comunicazione d'impresa", un pensiero, obbligatoriamente, va alla super squadra di Proforma.

Le sue parole trasmettono professionalità e creatività, una passione per il mestiere che coinvolge ed incuriosisce. Nella nostra sezione ninja social non poteva, in alcun modo, mancare un'intervista a Giovanni Sasso, direttore creativo di Proforma.

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Quindi, comunicazione politica: cosa significa "vendere" una persona e non un prodotto?

In una delle slide del mio collega Andrea Camorrino c’è questa frase: «C’è chi crede che lealtà, amicizia e solidarietà siano missioni da compiere ogni giorno». Sapete quale politico l’ha detta? Nessuno, è uno spot dell’Amaro Montenegro. Oggi forse i politici parlano sempre più come prodotti, e i prodotti come politici.

A parte la boutade, si tende sempre a creare una netta separazione tra la comunicazione di prodotto e quella politica. Ma se rispetti l’intelligenza dell’elettore (o del consumatore), se non racconti fandonie, se non punti tutto solo sul «packaging», se insomma provi a rifarti a una comunicazione etica (sì, ho detto proprio etica), se non cerchi di spacciare Salvini per un Mandela, o una Panda per una Ferrari, in fondo non ci sono troppe differenze.

E soprattutto, in un caso o nell’altro, non esiste un'ottima campagna che fa vincere un pessimo candidato, o che fa vendere un prodotto scadente. Una comunicazione che non rispetta la verità di un prodotto o di un politico, ha per natura il fiato corto. Magari dà buoni risultati nel breve periodo, dopodichè si trasforma inevitabilmente in un boomerang.

Quali sono gli errori da evitare e quali sono le linee guida da seguire per lo sviluppo di un campagna di comunicazione elettorale?

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Non esiste un vademecum. Ogni campagna elettorale è una storia a sè. Ecco, uno degli errori più drammatici (e anche più comuni) è quello di credere che un modello vincente, che magari ha funzionato per un politico conservatore di Madrid, si possa replicare tale e quale su un candidato sindaco progressista di San Benedetto del Tronto.

Quanto conta il rapporto diretto tra il politico e/o candidato e il team? Interazione costante o aggiornamenti sporadici?

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Conta molto, moltissimo, soprattutto nelle fasi iniziali. Per noi le prime riunioni sono una specie di sedute di terapie di gruppo. Il candidato deve mettersi completamente a nudo di fronte ai suoi consulenti, e la squadra deve fare lo stesso con il candidato. In quei momenti si creano due elementi fondamentali: conoscenza e fiducia reciproca. Senza queste due componenti, le campagne elettorali sono meno efficaci e, se mi si consente, anche meno divertenti.

Quali sono le sfide quotidiane che, chi lavora nel settore, è costretto ad affrontare?

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Se guardo oggi alla prima campagna di Proforma, dodici anni fa, per Michele Emiliano sindaco di Bari, mi sembra di guardare un film in bianco e nero. I social hanno completamente rivoluzionato il nostro lavoro.
Sia per il numero, incredibile, di stimoli esterni a cui devi essere in grado di rispondere in tempo reale. Sia per il nuovo metodo di comunicazione interna (le chat di staff, ad esempio) che, nei mesi che precedono il voto, costringono ogni componente della squadra a una specie di riunione fiume permanente, che dura dalla mattina alle 7 fino alla sera a mezzanotte (quando va bene). Non è un modello di lavoro che mi appassiona, credo che vada rivisto, ma per il momento è ineludibile.

Qual è la campagna di comunicazione maggiormente riuscita e quale, seppur ben definita, non ha avuto l'esito sperato?

Innovazione aperta, l' idea giusta dove meno te lo aspetti
Non so rispondere a questa domanda. Siamo stati spesso lodati ben oltre i nostri meriti per campagne elettorali che hanno portato a un risultato positivo e (meno spesso, per fortuna) siamo stati criticati per campagne che non hanno raggiunto l’obiettivo. Ebbene, da sempre, in un caso e nell’altro, noi sosteniamo continuamente che l’apporto che la comunicazione dà al risultato delle elezioni è molto relativo e tende a essere sopravvalutato.

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Te ne do uno solo: non seguire consigli, soprattutto se arrivano da qualcuno che si autoproclama «guru». E, invece, studia. Studia le parole delle persone per strada, studia i post e i commenti sui social, anche i più bizzarri, studia i mezzi di informazione, studia il contesto, studia i sondaggi, i trend, i dati elettorali del passato.
E non pensare mai, mai, che le elezioni si vincano con un bel manifesto, con uno slogan azzeccato, con una intelligente strategia social. Le elezioni le vince la politica, che viene prima, molto prima, della comunicazione.
(Alla fine te ne ho dati più di tre, di consigli, mai fidarsi dei comunicatori politici).
Che dire? Chi ci è già passato non può fare altro che leggere, acconsentire, sorridere. Chi non ha ancora avuto occasione.. beh, è il momento giusto. Non si può non vivere di comunicazione senza aver fatto un'esperienza simile.

Una comunicazione che non rispetta la verità di un prodotto o di un politico, ha per natura il fiato corto. Magari dà buoni risultati nel breve periodo, dopodichè si trasforma inevitabilmente in un boomerang.

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