Economia

Oltre la Brexit, la disuguaglianza nel Regno Unito

I "Leave" sono stati la maggioranza, ma i pentiti si fanno già sentire con la raccolta firme per un nuovo referendum, mentre i cambiamenti sono alle porte

Giovedì 23 giungno 2016, la data che tutti ricorderanno come Brexit: la maggioranza degli inglesi vota per l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa.

È il primo caso in cui uno Stato abbandona l’Europa, ma clausola prevista dall’articolo 50 della Costituzione Europea è considerata diritto per chi decide di appellarvisi. Per la Gran Bretagna si aprono due anni di contrattazioni in vista dell’addio definitivo, periodo caratterizzato anche dalla rinegoziazione di leggi internazionali e trattati che permettano allo Stato di legiferare in modo puntuale sui primi temi che andranno a cambiare con la Brexit: lavoro, immigrazione e rapporti commerciali.

Il "Leave" vince con il 52%, contro il 48% dei votanti a favore del "Remain", ma le disparità delle zone di voto e la divergenza di opinioni soprattutto nelle capitali e tra i giovani, fanno già parlare di Begret e di voglia di rimanere cittadini europei.

Brexit, il voto non è solo questione di politica

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Con 17.410,74 preferenze contro le 16.141,241 il "Leave" vince portando la Gran Bretagna in piena Brexit, ma, oltre ai pentiti, chi ha votato per lasciare l’Unione?

Il voto a favore della Brexit non è stato solo un voto guidato da scelte politiche, ma ha visto schierare in campo anche usi, costumi e senso di appartenenza, una scelta che va molto oltre la crisi economica e finanziaria, trasformando un referendum popolare nell’espressione di un voto di protesta.

Sicuramente la crisi finanziaria che ha colpito gli Stati Europei dal 2000 ad oggi ha contribuito ad accrescere il malcontento e la platea dei cittadini a favore della Brexit, votanti che hanno visto un’oscillazione dei loro salari e che stanno stringendo la cinghia da diversi anni a causa di una diminuzione degli standard di vita.

Le radici del voto di abbandono, però, secondo alcuni analisti risalirebbero più indietro nel tempo, agli anni ‘80 e alla politica attuata nelle aeree più povere del Paese che hanno dovuto sopportare i costi più alti di scelte sbagliate.

Uno su tutti si classifica come il dato che meglio identifica i soggetti a favore della Brexit: i cittadini che si trovano nelle aree più povere del Paese, intesi  cioè come i cittadini che guadagnano meno e che per alcuni periodi storici ed economici sono stati poveri, zone geografiche dove la pressione economica sulle famiglie è elevata, così come importante è il numero dei giovani che non si costruiscono una carriera frequentando l’università.

La differenza di trattamento e di sviluppo tra le diverse aree geografiche ha portato a una diversa distribuzione dei votanti, soprattutto per ideologie e convinzioni. Le grandi città, infatti, hanno votato per il "Remain".

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Bregret, c'è già chi vuol tornare ad essere cittadino europeo

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Da domenica mattina sono comparsi, legati al caso Brexit, due nuovi termini: Bregret o Regrexit, sinonimi di una nuova volontà emersa soprattutto tra i giovani e all’interno delle grandi città, sfociati in una petizione online per indire un nuovo referendum a favore della ridiscussione del risultato a favore della Brexit.

La petizione è sottoscrivibile on line e solo nella mattinata di domenica ha raccolto più di 3 milioni di firme, molto più di quelle necessarie affinché la richiesta venga presa in esame dal Parlamento.

Il corpo della petizione consta nella richiesta dei sottoscrittori al Governo britannico di approvare una legge per cui se la vittoria è dichiarata da una maggioranza inferiore al 60% e il numero dei votanti inferiore al 75% della popolazione, è necessario indire un secondo referendum, condizione palesata dai risultati del referendum riguardante la Brexit.

La petizione indetta da William Oliver Healy ha trovato subito terreno fertile tra i pentiti, coloro cioè, che, votando per protesta e avendo visto le conseguenze del "Leave", avrebbero voluto una macchina del tempo per tornare indietro e cambiare la crocetta sulla propria scheda. Ma si schierano in questo senso anche i giovani scesi in piazza in segno di protesta contro la Brexit e i cambiamenti che porterà nei loro progetti futuri e le grandi città, tanto che Londra vorrebbe dichiararsi indipendente e riannettersi all’Unione Europea.

Fatto sta che alcune scelte, fatte troppo alla leggera portano a conseguenze inaspettatamente catastrofiche e il brutto è che non si può sempre tornare indietro.

Dall’economia all’immigrazione ecco cosa cambierà

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Intanto è Brexit e le prime conseguenze si fanno sentire, le borse internazionali in profondo e continuo rosso e l’esclusione della Gran Bretagna dall’assemblea dei capi di stato prevista per fine mese.

Queste possono, però, essere considerate conseguenze a breve termine. Ciò che invece preoccupa il mondo e gli stessi inglesi sono i piani futuri per l’economia, l’immigrazione e il lavoro.

Innanzitutto le conseguenze di maggior rilievo si avranno nel campo dell’assetto economico e politico dello Stato, con le dimissioni di Cameron ed un periodo di recessione ed austerity che vedrà un deprezzamento della sterlina con conseguente rallentamento della crescita economica e degli scambi, per non parlare del trasferimento delle più grandi banche mondiali con sede a Londra, che avrebbero già chiesto il trasferimento delle filiali dalla City.

Per quanto riguarda i cittadini non più europei, sarà necessario avere visti di lavoro, studio o di viaggio per potersi muovere nel vecchio continente, con il rischio per gli espatriati di dover tornare in patria e viceversa per gli stranieri risiedenti a Londra, tra cui un elevato numero di italiani che per rimanere sotto la regina dovranno chiedere residenza o cittadinanza.

Per coloro per cui la Gran Bretagna era il sogno del futuro, sarà necessario avere un lavoro prima di partire e di decidere di risiedervi, in modo da avere un visto di lavoro sponsorizzato da chi li assumerà.

Infine il grande tema dei viaggi prima liberi grazie allo spazio unico europeo che dalla Brexit in avanti non potranno godere di questo privilegio e che dovranno essere sottoposti a leggi internazionali, con conseguente rischio soprattutto per le compagnie aeree low cost con base in Gran Bretagna: l'unica strategia a disposizione di easyJet (Londra) e Ryanair (Irlanda del Nord) sembra essere quella di aumentare le tariffe diminuendo gli investimenti per rimanere sul mercato.

Una cosa sembra poter ancora rincuorare: gli inglesi che vedono in prima persona le conseguenze della Brexit e dell’immigrazione non considerano gli altri cittadini residenti nel Paese come stranieri, anzi sperano che le comunità di europei presenti rimangano al loro posto.

Brexit, Regrexit o Bregret, si tratta per il momento di prendere atto della totale confusione e del radicale cambiamento, unico nel suo genere, nello scenario europeo.

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