mark zuckerberg

Mark Zuckerberg hackerato: colpiti i profili Twitter e Pinterest

Mark Zuckerberg hackerato? Se questa notizia fosse stata relativa a un hacking del profilo ufficiale su Facebook dell’AD di Menlo Park, probabilmente saremmo di fronte a un colpo storico.

In realtà, l’hacking c’è stato effettivamente, ma non su Facebook.
Ad essere colpiti sono stati gli account “periferici” del fondatore del social network più famoso del mondo, Twitter e Pinterest.

zuck_pinterest_hacked Gli autori del colpo sono stati il collettivo di OurMine Team, che ne ha dato notizia usando il proprio canale Twitter:


Pare che il colpo sia riuscito (o almeno, così sostiene il gruppo) grazie anche al furto di password di LinkedIn, avvenuto nel 2012.

LEGGI ANCHE: LinkedIn conferma il furto di password
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In ogni caso, un bel modo per dar visibilità alle proprie “gesta”.
Chissà come commenterà Mark Zuckerberg e se – soprattutto – adotterà più misure per proteggere il suo account principale (ovviamente, su Facebook!).

Android N: 5 nuove interessanti funzioni da scoprire

La settimana scorsa Google ha annunciato l’arrivo di Android N per l’estate 2016 nel corso dell’evento Google I/O dedicato agli sviluppatori.

Dato che Big G ha rilasciato una versione di prova di Android N quasi subito dopo il suo annuncio, la nuova piattaforma, anche se ancora nella sua fase di sviluppo, offre già agli sviluppatori una nuova user experience da testare subito.
Se sei curioso di conoscere subito qualcosa di più del nuovo OS di Google, abbiamo raccolto per te 5 caratteristiche interessanti dell’aggiornamento.

Impostazioni rapide personalizzabili

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Proprio come con Marshmallow, il pannello Impostazioni rapide è personalizzabile, ma questa funzione è ora più facilmente raggiungibile e intuitiva:  il pannello delle impostazioni rapide ora permette di modificare i controlli del menu direttamente da lì.

Le notifiche funzionali

Il pannello delle notifiche è ora più grande e più ampio e consente di leggere ulteriori informazioni sullo schermo. Gli avvisi sono separati solo da una linea sottile con il nome dell’app in cima a tutti gli avvisi raggruppati. Le schede nel pannello di notifica consentono di rispondere agli avvisi senza avviare l’applicazione nativa e di eseguire altre azioni come l’archiviazione, la cancellazione o l’impostazione avvisi del calendario.

Split-screen Multitasking

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Una nuova funzionalità per il sistema operativo di Google, per la verità già disponibile su alcuni dispositivi Samsung e Huawei nelle loro personalizzazioni. Per abilitare lo split-screen, è sufficiente premere sull’icona apposita: l’applicazione aperta scivolerà a sinistra dello schermo per rivelare a fianco l’elenco delle app recentemente aperte da cui scegliere.
Si può alternativamente anche premere il tasto Home sul dispositivo per selezionare altre applicazioni per il lancio. È possibile inoltre ridimensionare le applicazioni sullo schermo per una migliore visualizzazione. Per uscire dalla modalità multitasking, tutto quello che occorre fare è tenere premuto l’icona di multitasking.

Double Tap App Switcher

Anche se questo è disponibile su molti dispositivi grazie ai pulsanti fisici dedicati, Google ha introdotto una funzione di app-switcher all’interno dello schermo. Tutto quello che occorre fare è toccare due volte l’icona Multitasking ed è così possibile switchare tra le applicazioni aperte di recente.
Questo consente di passare rapidamente tra le applicazioni senza doversi spostare fuori dallo schermo, rendendo più facili e veloci azioni come copiare e incollare.

Modalità Doze on the go

La modalità Doze è già presente in Marshmallow: si tratta di quella funzione che riduce l’uso della batteria quando lo schermo del tuo device è spento ottimizzando le notifiche e gli aggiornamenti. Il difetto di questa funzione è che si attiva automaticamente quando il telefono si trova su una superficie piana.
Il nuovo Android N utilizza il sistema in modalità Doze anche on the go, cioè anche quando il dispositivo è in tasca, garantendo una migliore conservazione della batteria.

In attesa del lancio ufficiale di Android N, siamo curiosi di vedere quante novità sono ancora rimaste nascoste: saranno funzioni davvero interessanti?

TEDx: l’11 giugno ad Alessandria si parla di cambiamento

Sabato 11 giugno l’associazione Cultura e Sviluppo Alessandria ha organizzato un evento da non perdere: il TEDx Alessandria!

Il tema attorno al quale ruoterà l’intera giornata di lavori (Piazza Fabrizio De Andre 76, a partire dalle ore 15.00) è quello del cambiamento.

Il manifesto dell’evento arriva in nostro soccorso per comprendere meglio come e perchè si affronti questo argomento:

Ma cos’è il cambiamento? In ogni epoca, in ogni processo dell’esistenza si verificano cambiamenti. L’uomo e la società sono in continuo mutamento e questo ha accezioni sia positive che negative. Durante la giornata verrà presentato il cambiamento partendo dai cambiamenti climatici, passando per quelli tecnologici, per arrivare a quelli sociali ed economici che hanno avuto luogo negli ultimi anni. Si cercherà di capire verso dove si è diretti e cosa potrebbe accadere nel “domani”, per prenderne coscienza e cercare di essere causa di cambiamenti positivi in noi stessi e nella società.

Chi troveremo al TEDx di Alessandria?

Mirko Pallera

Sono 9 gli speaker che si alterneranno negli speech, ognuno da 18 minuti, ognuno leader nel proprio settore, porterà al servizio dei partecipanti la propria visione di cambiamento inteso come occasione di rinnovamento in positivo, come presa di coscienza del ruolo che ciascuno ha nel migliorare la società in cui si muove.

Tra questi anche il nostro sensei Mirko Pallera, impegnato in questi giorni nella messa a punto del suo intervento sull’importanza del marketing transpersonale, su come concetti come empatia e partecipazione saranno alla base del successo delle aziende nel prossimo futuro.

Non ci resta che darvi appuntamento ad Alessandria per il prossimo 11 giugno, i posti disponibili per prendere parte alla manifestazione sono in via di esaurimento, controlla sulla pagina ufficiale prima che sia tardi!

Sky e realtà virtuale: molto più di una diretta

Sky e realtà virtuale: molto più di una diretta

La chiamano realtà virtuale ed è la possibilità dell’utente di immergersi completamente nella scena: chiunque può diventare attore protagonista, grazie alla possibilità di ruotare la testa e vedere esattamente cosa accade intorno.

La realtà virtuale è il presente e grazie alle nuove tecnologie è già possibile fare shopping, giocare o, dal 2017, sperimentare con Sky una nuova modalità di intrattenimento.

Sky e realtà virtuale: vivere l’intrattenimento da protagonisti

Sky e realtà virtuale: molto più di una diretta

Nel mondo dell’intrattenimento tv, Sky annuncia che nel 2017 verrà lanciato il suo progetto di VR, chiamato 4K con l’utilizzo di HDR, ossia un tipo di offerta incentrata sulla realtà virtuale che permette allo spettatore di vedere contenuti migliorati in definizione ed immagini, tanto da poter essere visualizzati anche su schermi inferiori ai 55 pollici.

L’anteprima del risultato è stata mostrata in occasione dell’appena concluso Wired Next Fest grazie alla proiezione di piccoli spezzoni e filmati fruibili in realtà virtuale. Sky non è nuova a questo mondo: un primo esperimento, infatti, fu mandato in onda in occasione della finale di X-Factor che, per alcuni top client, era visibile in realtà virtuale con l’impiego, ovviamente, della tecnologia adatta.

I miglioramenti sono già in agenda, soprattutto in riferimento ai device, sia nel campo della fruizione sia in campo delle riprese, come la ricerca di visori più potenti in grado di regolare la distanza tra lenti, auricolari o nelle telecamere che permettano un miglioramento della profondità 3D.

Inoltre, in corrispondenza del lancio, verrà messa on line anche una App di Sky in grado di aprire una libreria completa di contenuti visibili in realtà virtuale.

Insomma, il bello della diretta da oggi potrebbe assumere un nuovo significato.

No tecnologia, no party: quando lo strumento supporta l’esperienza

realtà virtuale2

La realtà virtuale è nulla senza la giusta tecnologia a supporto, dai visori agli accessori, tutto l’occorrente da divano per immergersi in questa esperienza unica.

Samsung Gear VR, Oculus Rift, HTC e  Playstation sono solo alcuni esempi di quello che significa avere a disposizione il visore adatto in grado di farti scoprire che di fianco a te c’è qualcuno o esplorare la scena che vuoi vivere.

Troviamo, poi, Google Cardboard che punta tutto sul low price e il design inconfondibile del cartone e tutti gli accessori in grado di coinvolgere i sensi dello spettatore, dall’udito al tatto.

Partendo dai visori tecnologicamente avanzati, il mercato si sta facendo sempre più affollato di caschetti in grado di catapultare lo spettatore in una realtà parallela, se collegati ad uno smartphone.

Samsung Gear VR offre un ampio campo di visione e un preciso sensore di movimento, che permettono allo spettatore di godere di contenuti già disponibili su Google Play grazie anche ad auricolari in grado di far vivere l’avventura in prima linea non solo alla vista, ma anche all’udito, mentre l’ultimo lanciato da HTC in collaborazione con Valve, da aprile 2016 sarà disponibile per i consumatori ed includerà già tre esperienze prova: Tilt Brush, Job Simulator e Fantastic Contraption. Il visore di ultima generazione permetterà al consumatore di interagire anche con lo smartphone per rispondere a chiamate o messaggi interrompendo il contenuto riprodotto.

Nel campo dei giochi la sfida è aperta su Oculus Rift e Playstation che a colpi di spada virtuale si sfidano per creare un casco in grado di fornire al giocatore la migliore esperienza di gioco disponibile.

Oculus Rift è studiato per immergere il giocatore completamente nella realtà virtuale tanto da non riuscire più a distinguere la realtà da cui proviene, grazie ad un 100° di campo visivo ed un’eccellente profondità e scala. Plasystation, dal suo canto, lancia sul mercato un prodotto disponibile da ottobre 2016 interfacciabile con PS4 ed utile sia per immergersi nella realtà virtuale da giocatore, sia per diventare protagonista dei più famosi film disponibili sulla piattaforma.

Infine i Google Cardboard: niente tecnologia, solo un buon cartone per un visore VR low cost. In vero stile fai-da-te, Google permette all’acquirente di montare il suo visore, inserirvi il suo smartphone e godere dei benefici della realtà virtuale dando anche la possibilità ai più smanettoni di creare delle proprie app. Pochi requisiti di compatibilità con il nostro smartphone: schermo 6 pollici ed NFC.

Accessorio per eccellenza è poi Manus VR compatibile con HTC, i guanti in grado di farti toccare con mano il mondo virtuale in cui ti stai immergendo, disponibili dal 2016 per dare spazio ad ogni senso.

LEGGI ANCHETilt Brush: l’app di Google per dipingere in 3D è realtà 

Project Tango, come fare shopping in realtà virtuale grazie a Google

Sky e realtà virtuale: molto più di una diretta

Riprodurre la tridimensionalità in un mondo virtuale è l’obiettivo più arduo per ogni sviluppatore e la prima risposta a questa necessità arriva da Google con il suo Progetto Tango che, attraverso un mix di fotocamere e sensori, è in grado di riprodurre la profondità e le tre dimensioni di uno spazio di realtà virtuale, il tutto ovviamente supportato da un device adatto.

Il progetto è ancora in via di sviluppo e chiunque può parteciparvi semplicemente scaricando il kit e mettendosi in gioco.
Project Tango può essere riassunto in quattro aspetti:

  • Registrazione dei movimenti attraverso sensori personalizzabili
  • Cattura delle misure dello spazio e della profondità in modo da far interagire lo spettatore con il mondo virtuale
  • Correzioni di percezione sul mondo circostante
  • Le migliori piattaforme di supporto

Ovviamente un buon progetto è tale solo se supportato da un device di ultima generazione, ecco perchè Google e Lenovo stanno lavorando fianco a fianco per lanciare uno smartphone – la data prevista è il 9 giugno 2016 – in grado di misurare lo spazio circostante, essere consolle di videogiochi, navigare e proiettare l’utente all’interno di un nuovo universo di realtà aumentata.
Ma il device è solo il primo passo, dato che ci sono ancora da sviluppare applicazioni e migliorare l’esperienza.

Project Tango è già stato testato al Mobile World Congress all’interno di un progetto creato da Accenture per Fiat Chrysler Automobiles nell’ambito del quale l’utente è in grado, attraverso l’utilizzo di un tablet, di visualizzare un’auto a grandezza reale e salire a bordo del veicolo e configurare l’auto come si desidera.

La realtà virtuale è ancora in fase di sviluppo ma è qui. Non resta che chiedersi se sarà Google a rivoluzionere ancora una volta l’esperienza di acquisto dei consumatori.

WordPress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

Se hai un blog e utilizzi WordPress, e noti che l’interazione tra i tuoi post e gli utenti che ti seguono sui canali social è bassa, allora è arrivato il momento di capire come integrare meglio le diverse piattaforme. Come? Con plugin efficaci ed efficienti.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

C’è una quantità apparentemente infinita di plugin tra cui scegliere, e decidere quali vale la pena installare non è cosa semplice. Per evitarvi il fastidio di cercare e provare plugin, e farvi così concentrare sulla prossima deadline per la quale siete già in ritardo, noi di Ninja abbiamo raccolto i 10 migliori plugin WordPress per integrare al meglio i vostri canali social.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

Ricordate che è sempre meglio eseguire il backup del vostro blog WordPress prima di installare qualsiasi plugin.

LEGGI ANCHE: I 10 migliori tool per il content marketing

Click to Tweet

Grazie a questo plugin è possibile creare semplici box con una frase in evidenza del proprio post, da poter immediatamente tweettareClick to Tweet è un modo più accattivante di poter condividere articoli su Twitter.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

Twitter Cards Meta

Twitter Cards Meta ti dà la possibilità di far risaltare i tweet di condivisione del tuo blog post all’interno della timeline dei tuoi follower, aggiungendo immagini e call to action specifiche.
Tutto ciò che dovete fare è settare il plugin nelle sue impostazioni: provatelo!

Facebook Page Promoter Lightbox

Se il tuo blog non sta contribuendo alla crescita della tua pagina su Facebook, e viceversa, utilizzando questo plugin le conversioni potrebbero aumentare. Facebook Page Promoter ID crea un popup che si apre all’ingresso nell’articolo del blog, impossibile da evitare ma poco invasivo, e può essere chiuso facilmente.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

Facebook All

Facebook All è un ottimo plugin per le aziende che desiderano integrare Facebook nel loro sito web WordPress. Facebook All comprende il box commenti, il box dei fan, e con l’ultimo aggiornamento anche tutte le reaction ai post.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

New Google Plus Badge Widget

New Google Plus Badge Widget rende facile mostrare la vostra pagina Google+ nella sidebar o in altre aree del vostro sito. Se siete soliti trascurare l’account Google+, che avete aperto per sport, questo plugin WordPress può darvi una mano nel mantenerlo aggiornato.

Google For WordPress

Questo plugin integra la suite completa di Google sul vostro sito WordPress.
Google For WordPress include i box di Google+, Google Font, Google Maps, Drive, GMail e molti altri.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

Feed Instagram

Con questo plugin potrete personalizzare l’aspetto del feed Instagram integrato, per renderlo più elegante e in linea con il vostro blog.
È possibile visualizzare Feed instagram, scegliendo gli account, nella sidebar o all’interno di pagine e post.

Instagram Journal

Il plugin Instagram Journal trasforma i post di Instagram in gallerie di immagini per il vostro blog. Possono essere visualizzate immagini scelte in base ad hashtag specifici, ad utenti o ad aree geografiche di interesse. Se ad esempio avete lanciato un contest sul social, con questo plug in ne potrete tenere traccia direttamente dal vostro sito.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

LinkedIn Company Updates

Il plugin LinkedIn Company Updates aggiorna il flusso dei post sulla tua pagina aziendale LinkedIn, senza sforzo. Inoltre i lettori che si trovano sul tuo sito, possono cliccare su  “Visualizza su LinkedIn” per essere spostati direttamente sulla pagina della vostra azienda, dove sarà poi semplice seguirvi.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

Pinterest Widget

Il plugin Pinterest Widgets permette di aggiungere i pin, gallerie e il tasto “segui” senza necessità di embeddare codici.
È inoltre possibile visualizzare una finestra con il vostro profilo per invogliare gli utenti a seguirvi.

Wordpress e i 10 migliori plugin per integrare i social media

Utilizzi altri plugin efficaci? Raccontaci la tua esperienza e segnalaceli sulla nostra pagina Facebook.

Facebook live

Week in Social: dal live video con lo Spazio ai business profile di Instagram

Dal mare, dalla montagna, dalle gite fuori porta, noi in questo weekend lungo vi parliamo dallo Spazio. No, non siamo in preda ai fumi delle vacanze ma parliamo di un evento che non può passare inosservato: solo due giorni fa, il 1 giugno alle ore 18.55 circa (ora italiana) è avvenuto il primo collegamento via Facebook con la Stazione Spaziale della Nasa.

Non potevamo che concludere questa intensa settimana social con questo incredibile esperimento fortemente voluto da Mark Zuckerberg, ma come sempre tante novità per rimanere sempre aggiornati. È venerdì, è Week in Social. Ma andiamo con ordine.

Facebook

“Space Station, qui è Mark Zuckerberg di Facebook, potete darmi l’ok?”

Facebook live video

Si apre così la diretta Facebook di 20 minuti con l’International Space Station della Nasa. Un evento dal forte impatto sociale e tecnologico che Mark Zuckerberg ha voluto offrire a tutti i suoi affezionati utenti. Zuckerberg con evidente emozione ha conversato con i tre astronauti che attualmente vivono e lavorano nella Stazione Spaziale, Tim Kopra e Jeff Williams della Nasa e Tim Peake dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa).

Durante il collegamento, Zuckerberg a sottoposto agli astronauti anche le domande inviate dagli utenti sulla pagina Facebook della Nasa. Dalla durata della missione, alle attività svolte, dalle curiosità sulla quotidiana convivenza degli astronauti alla richiesta di immagini live della terra vista dall’alto, questi e molti altri gli argomenti affrontati durante il singolare incontro Terra-Spazio.

Facebook live video

A chi, a posteriori, chiede ironicamente quale sia stato l’obiettivo di un tale esperimento spegnendo l’entusiasmo globale, Zuckerberg risponde senza esitazioni:

È semplicemente incredibile! Una volta che siamo in grado di dare alle persone nello Spazio il potere di condividere quello che stanno facendo , sappiamo che anche tutti gli altri ora avranno presto il potere di farlo.

Un appuntamento di portata quasi storica per il mondo social, ma per gli astronauti della Stazione Spaziale non è il primo. In passato fu l’astronauta italiano Paolo Nespoli ad utilizzare per primo Twitter per le sue comunicazioni con la terra ferma.

Facebook live video

Instagram

Instagram ha ufficialmente annunciato il lancio di nuovi tool per gli utenti business, compresi i nuovi profili aziendali, nuovi analytics e la possibilità di trasformare i post di Instagram in annunci ads direttamente dalla app. L’ufficializzazione del lancio arriva dopo una serie di fughe di notizie e segnalazioni tanto attese.

I nuovi profili business consentiranno agli utenti di avere accesso a molte altre funzionalità come la possibilità di raggiungere i proprio clienti telefonicamente con email o testi personalizzati. I profili includeranno inoltre le mappe per la geo localizzazione dell’attività commerciale.

Social Instagram business profile

Penalizzati tutti coloro che decideranno di promuovere se stessi o la propria attività senza però creare un profilo business, a questi sarà infatti negata la possibilità di accedere e visionare i dati insight riservati invece agli utenti business. Ma le cose potrebbero cambiare nel tempo e Instagram non esclude la possibilità di espandere questa funzionalità a tutti gli utenti.

Il roll out dei business profile partirà a breve negli Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, mentre per il nostro paese dovremmo aspettare almeno fino alla fine dell’anno.

Curiosità social

Chi non ne ha mai mangiato un piatto? È l’icona gastronomica spagnola più conosciuta al mondo. Di cosa stiamo parlando? Della paella che da questo mese troveremo anche su Facebook e Whatsapp sotto forma di emoji.

Social Paella emoji

L’hashtag #PaellaEmoji ha fatto il giro della rete e in poco tempo e grazie ad un caloroso sostegno del popolo del web è riuscita ad ottenere il titolo di prima e ufficiale emoji made in Spain. A sostenere la candidatura un vero e proprio sito web con tanto di video dimostrativi e di e una petizione su change.org.

Ma per le emoji non è finita qui. Dopo Pinocchio anche la Bibbia, uno dei testi più popolari e più tradotti al mondo viene raccontata con le faccine. L’obiettivo? Secondo gli autori del nuovo libro di 3300 pagine, avvicinare i giovani ad un testo prettamente religioso. Non lascia nessun fraintendimento il sottotitolo “Le Scritture per i Millenials”. La Bibbia in emoji è anche su iTunes e su Twitter.

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Per questa settimana dal mondo social è tutto, al prossimo venerdì con Week in Social.

FinTech: spinta dai Millennial, la rivoluzione digitale della finanza è iniziata

Con i suoi prodotti e servizi digitali, la FinTech sta rapidamente trasformando il sistema economico e finanziario tradizionale.

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Sempre più startup propongono infatti nuovi modelli e servizi tecnologici che puntano a semplificare la gestione di contratti, prestiti, investimenti e molte altre operazioni di tipo economico e finanziario. A proposito, quali sono i principali trend evolutivi della finanza digitale? Eccone 3!

LEGGI ANCHE: Indice di digitalizzazione dell’economia 2016: Italia bocciata, Europa rimandata

1. Blockchain

Nel primo quadrimestre del 2016, 220 milioni di dollari sono stati investiti nella blockchain, il libro contabile che registra e archivia tutte le transazioni effettuate in Bitcoin dal 2009 ad oggi.

Il database internazionale punta a modificare drasticamente i concetti di transazione, proprietà e fiducia, eliminando l’intervento di terze parti.

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E’ una sorta di algoritmo dalle innumerevoli applicazioni che si basa sulla fiducia generata dal sistema. Ogni transazione è sottoposta a sorveglianza da una rete di nodi in grado di garantirne la correttezza e, volendo, l’anonimato.

La blockchain può per esempio consentire la sottoscrizione digitale di un passaggio di proprietà o di un atto notarile, oppure essere utilizzata nelle elezioni politiche ridisegnando il concetto di seggio elettorale.

2. Social Lending

Il social lending è il sistema di prestito diretto tra privati che esclude l’intermediazione di banche e finanziarie attraverso l’utilizzo di una piattaforma web. Il mancato ricorso ad intermediari consente di ottenere tassi più bassi per chi ottiene il prestito e interessi più alti per chi presta denaro.

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La valutazione del merito creditizio avviene attraverso mediante una piattaforma web che assegna uno scoring sull’affidabilità di chi chiede un prestito e ne incrocia poi le esigenze con quelle di coloro che offrono credito.

La società che gestisce la piattaforma non detiene in maniera diretta il denaro dei prestatori, in quanto è affidato a un soggetto terzo (di solito una banca depositaria) e protetto dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

3. Robo-Advisors

I Robo-Advisors sono servizi online che attraverso la profilazione dell’utente e alcuni complessi algoritmi riescono a creare un portafoglio adatto al cliente, selezionando i migliori investimenti possibili e calcolandone il livello di rischio.

L’utente può quindi scegliere una delle soluzioni proposte e confermare gli ordini suggeriti sulla piattaforma. Da quel momento il servizio monitora costantemente il portafoglio dell’investitore, suggerendo col trascorrere del tempo eventuali modifiche. L’utente può controllare l’andamento dei suoi investimenti in maniera autonoma, sia da desktop che da mobile.

robo-advisors

Occorre precisare che esistono due tipi di Robo-Advisors: i sistemi completamente automatizzati che vertono su algoritmi di ribilanciamento e quelli che hanno alle spalle un team di professionisti atti a monitorare e bilanciare i portafogli.

I dati FinTech del World Retail Banking Report 2016

I numeri del World Retail Banking Report 2016 di CapGemini ed Efma parlano chiaro: il 63% del campione preso in esame utilizza servizi FinTech, e i clienti intervistati si dichiarano più propensi a consigliarli ad amici e parenti (55%) rispetto ai prodotti ‘tradizionali’ gestiti della propria banca (38%).

World Retail Banking Report

In particolar modo, emerge che i servizi offerti siano di facile fruizione (82%) e veloci (81%), con il risultato di una user experience positiva (80%).

La diffusione registra i livelli più elevati nei mercati emergenti e tra i clienti più giovani, ma ci si aspetta un boom di crescita in tutte le aree geografiche e le fasce di età.

FinTech e banche: quale rapporto?

Non si tratta di semplici innovazioni, bensì di potenti strumenti in grado di rivoluzionare il sistema economico e bancario, così come lo conosciamo. La finanza tecnologica sta rapidamente cambiando gli attori del business e soprattutto le nostre abitudini di risparmio e investimento.

banca

E le banche? Non stanno certo a guardare.

Nell’ultimo anno infatti, si sono susseguiti un gran numero di investimenti nel settore. JP Morgan ha instaurato una collaborazione con la piattaforma On Deck per offrire prestiti alle piccole imprese, Goldman Sachs ha acquistato Honest Dollar, una piccola società che offre consulenze finanziarie online, BNP ha iniziato una collaborazione con la piattaforma di crowdfunding Smart Angels.

Il trend non potrà che accelerare con l’avanzata dei Millennial, alla costante ricerca di velocità, interazione diretta e abbattimento dei costi.

LEGGI ANCHE: Millennial, la generazione più potente della storia

Sospinta da tutti questi trend, quale sarà la prossima frontiera della FinTech?

Il tuo business parla la lingua della Generazione Z?

Il tuo business parla la lingua della Generazione Z?

La Generazione Z comprende i nati tra i tardi anni ’90 e i primi Duemila. Sono la generazione a cui guardano i marketer, poiché rappresentano la prossima forza di consumo.

Per questo già ora molte aziende stanno sperimentando nuovi metodi per comunicare, che tengano conto tanto del loro background culturale e sociale quanto delle ultime e prossime tecnologie.

Una interessante prospettiva di analisi parte facendo un “tap” sull’app Snapchat, che ai teenager si sta già rivolgendo con successo.

Parlare alla Generazione Z

Il tuo business parla la lingua della Generazione Z?

Snapchat permette di chattare, ma soprattutto di condividere immagini e video con altri utenti. La peculiarità sta nel fatto che i contenuti sono visualizzabili solamente per un numero limitato di secondi.

L’enfasi su filtri, lenti e più in generale sugli effetti per personalizzare i contenuti visuali, fornisce un primo indizio sulla Generazione Z: non sono incline ai contenuti testuali, soprattutto se prolissi e formali. Simboli e immagini sostituiscono le parole al punto che le conversazioni possono avere luogo a suon di selfie.

La Generazione Z è nata in un mondo spontaneamente ricco di informazioni. Per necessità hanno sviluppato non tanto l’abilità di approfondire, quanto quella di discernere. I marketer devono imparare che non è necessario contestualizzare pedantemente un soggetto, ma fornire costantemente nuove fette di contenuti, seguendo tendenze e novità che mai come nel prossimo futuro saranno mutevoli e globali.

Narrare sensazioni

Il tuo business parla la lingua della Generazione Z?

Attenzione! Questo non significa che i teenager sono superficiali, ma piuttosto di gusti difficili. I contenuti efficaci devono essere come le ciliegie: una tira l’altra. Questo è appunto il meccanismo alla base di una app di messaggistica istantanea come Snapchat, che si riverbera anche nella terza funzione, quella relativa alle storie.

Si tratta di contenuti disponibili per 24 ore a tutti gli amici dell’autore, andando così a formare un’identità fluida costruita non tanto sul senso univoco e l’elaborazione quanto su sensazioni e narrazioni che lasciano spazio all’intuizione. L’interfaccia stessa dell’app si basa sul tocco e sull’immediatezza piuttosto che su clic e menu.

La sfida per i brand è quella di innovare il marketing esperienziale, facendo sfoggio di creatività e puntando più che mai sull’effetto wow.

LEGGI ANCHE: Francesco Catalano: il marketing esperienziale e l’interior design [INTERVISTA]

“Noi” Generazione Z

Il tuo business parla la lingua della Generazione Z?

Evan Spiegel, uno degli autori di Snapchat, ha spiegato come la sua app risolva sul nascere l’annoso problema che molti utenti social affrontano ogni giorno: mantenere la propria identità online. Per Spiegel questo “toglie tutto il divertimento alla comunicazione“.

Questo principio è ben radicato nella Generazione Z, che della comunicazione fa il proprio punto di forza, portando i teenager a percepirsi più facilmente come un collettivo. Le conseguenze meno immediate sono una maggiore responsabilità nelle scelte, che tenderanno a portare un beneficio diffuso. Filosofando, si può intendere questa tendenza come una “libertà di donarsi” dal sapore baumaniano.

Da qui nasce infine l’ultimo ostacolo per i brand e i pubblicitari che vogliono comunicare alla Generazione Z: uscire dai paradigmi tipici di Baby Boomer, Generazione X e Millennial per valorizzare l’innato senso pratico degli attuali teenager. A capirli meglio di tutti saranno forse gli ultimi decani delle Guerre Mondiali, un tempo costretti a decisioni concrete che li accomunano a giovani cresciuti con la minaccia del terrorismo.

La capacità di coinvolgere, di costruire insieme il valore di prodotti e servizi, è la sfida più grande.

marketing turistico

Web Marketing turistico: come promuovere il territorio online

Viaggiare, esplorare, conoscere ed espandere i propri confini. Quella del viaggio è una dimensione innata nell’uomo, il turismo un bisogno connaturato dell’essere umano. Proprio in quanto bisogno, il turismo diventa materia privilegiata anche del marketing e oggi, ancora di più, del Web Marketing turistico, un settore particolarmente fortunato se sarai in grado di analizzare e utilizzare i dati a tua disposizione grazie alla rete.

Con un aspetto più onnicomprensivo, chiamato marketing territoriale, questa disciplina richiede innanzitutto la conoscenza del prodotto o del servizio che si vuole vendere, in risposta alle specifiche esigenze dei propri consumatori di riferimento, i turisti. Ma la specificità del campo di azione e soprattutto la specificità dei potenziali clienti diventa tanto più importante quanto più ci avviciniamo alla realtà di Internet.

In otto semplici punti, ecco di cosa si occupa il Web Marketing turistico, chi sono i web marketer di questo settore e quali gli strumenti a disposizione dei professionisti.

Cos’è il marketing turistico: definizione

web marketing turistico

 

Per marketing turistico si intende quel complesso di strategie che hanno come specifica finalità la definizione di progetti e programmi volti a garantire lo sviluppo delle strutture e delle attività imprenditoriali di un determinato comprensorio territoriale nel lungo periodo.

Il marketing turistico si potrebbe semplicemente definire come marketing applicato al turismo, ma questo significherebbe sottovalutare la complessità di prospettiva legata a questo settore. Basti pensare alle differenze tra le varie strutture ricettive – hotel, b&b, agriturismo, albergo diffuso, casa vacanze, villaggio turistico – per avere una prima idea dei diversi target che sarà possibile individuare in questo ambito del marketing e la diversificazione di strategia a seconda delle peculiarità di ognuna di queste attività.

Per fornire una definizione corretta di marketing turistico e quindi di web marketing turistico, comunque, è bene prima fare chiarezza intorno al concetto stesso di turismo.

  1. Il turismo è una delle più diffuse attività umane, ma per dare una risposta corretta alla domanda Cos’è il turismo? è necessario considerare che il fenomeno turistico è formato da più componenti:  il viaggio, cioè lo spostamento di una o più persone dal luogo di dimora abituale, comprendente l’insieme dei beni e servizi utilizzati dal viaggiatore, nonché le relazioni tra il viaggiatore e i fornitori di beni e servizi;
  2. la temporaneità, cioè il conseguente ritorno alla dimora abituale
  3. la durata, che comprende almeno un pernottamento. Ciò tende ad escludere dal turismo gli escursionisti, che effettuano trasferimenti che si concludono con il ritorno alla propria dimora nell’arco di una giornata;
  4. il tempo libero, o comunque la caratteristica non abituale del viaggio. È considerato turista, cioè, chi viaggia per lavoro, ma saltuariamente (ad esempio l’uomo d’affari che partecipa ad un congresso). Non è considerato turista, invece, il trasportatore di merci, dal momento che il suo viaggio è abituale, essendo nella natura stessa della sua professione.

Sulla base di questi elementi è possibile fornire una definizione più specifica di turismo, che ci aiuterà poi a definire anche il web marketing turistico:

il turismo è l’insieme delle relazioni che si determinano per lo spostamento temporaneo e non abituale delle persone, comprendente almeno un pernottamento in località diverse dalla dimora abituale.

In ultima analisi, il turismo è una serie di attività economiche i cui prodotti soddisfano determinati bisogni: di riposo e di svago, di cura, di viaggiare, di conoscere persone e luoghi nuovi, di partecipare a manifestazioni ed incontri (sportivi, culturali o d’affari) e così via.

Web Marketing turistico: come promuovere il territorio online

Il turista, quindi, si configura come protagonista attivo di processi di scelta e di acquisto, dei quali il marketer deve tenere conto e che deve riuscire a incanalare per raggiungere gli obiettivi di crescita aziendale. Le componenti di cui il professionista del web marketing turistico dovrà tenere conto sono quelle proprie del sistema turistico:

  • l’elemento umano, ossia il turista o viaggiatore
  • l’elemento industriale, cioè l’offerta di beni e servizi
  • l’elemento geografico, vale a dire l’ambiente

A questi elementi vanno aggiunti in ambito web tutte le specificità di una attività di promozione online, consapevole dei nuovi strumenti messi a disposizione del settore turistico dalle nuove tecnologie. Per citarne solo alcuni basti pensare a piattaforme come Booking.com o Expedia, o ancora a sistemi di comparazione dei prezzi come Trivago o Momondo, e ancora a strumenti di recensione delle esperienze di viaggio come Tripadvisor, senza trascurare elementi basilari come Google My Business, con la possibilità innanzitutto di collocare la propria attività sui principali strumenti di navigazione web per il turista: le mappe.

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Come si fa marketing del territorio online

Web Marketing turistico: come promuovere il territorio online

Fare marketing del territorio online significa innanzitutto farsi trovare dai propri clienti, ovunque loro ti cerchino, ma significa anche costruire relazioni durevoli con gli utenti/clienti, che saranno i primi portavoce delle proprie esperienze sia off che online, attraverso i commenti social network, le fotografie caricate in rete, i post sui blog personali.

Il web marketing turistico deve partire, dunque, innanzitutto dalla considerazione geografica dell’azienda. Essere sul web per un’attività turistica significa innanzitutto indicare con precisione la propria collocazione, non solo grazie ai dati sul proprio sito web, ma anche grazie agli altri strumenti a disposizione online.

Il turista di oggi, poi, è sempre più esigente, anche perché è in grado di confrontare in modo rapido e semplice diverse proposte, valutando velocemente quella per lui più conveniente. Il marketer deve quindi trasformarsi in un vero e proprio designer dell’esperienza turistica per essere in grado di ideare offerte su misura per ciascun segmento e sotto-segmento di viaggiatori.

Essenziale diviene, per esempio, lo Storytelling Esperienziale, cioè la capacità di narrare storie significative in grado di influenzare le scelte dei consumatori. In che modo? Rendendo familiari e attrattive le destinazioni turistiche che vogliamo promuovere e diffondendo queste esperienze online.

Nel marketing turistico, insomma, vince chi sa lavorare sull’immaginario, sugli stili di vita e sui simboli, chi è in grado di trasformare i classici pacchetti turistici in esperienze capaci di coinvolgere le emozioni, lasciando un segno di questo impatto emotivo e conducendo quindi ad una conversione.

Le metodologie di progettazione turistica consentono di innovare radicalmente l’approccio tradizionale al marketing turistico, partendo dal concept di esperienza di viaggio. Rimodellare l’offerta e la comunicazione turistica, sia per le destinazioni, sia per i singoli operatori e le reti di imprese del settore permette di far evolvere l’offerta, passando dal pacchetto all’esperienza.

Fare marketing del territorio online significa:

  • progettare esperienze di viaggio con un valore emozionale forte
  • comprendere e soddisfare le nuove esigenze del turista
  • integrare il digitale e i social network nelle strategie di promozione di queste esperienze
  • utilizzare le tecniche narrative dello Storytelling applicato al turismo
  • individuare e programmare strategie di produzione di contenuti web in grado di coinvolgere il turista ancora prima della partenza

Blog e social media marketing: opportunità non sfruttate dai player Italiani?

Web Marketing turistico: come promuovere il territorio online

Il viaggiatore di oggi è sempre più coinvolto nei quotidiani processi di condivisione dei contenuti, non solo grazie ai social network, che permettono di indirizzare contenuti specifici sui diversi canali a disposizione, ma anche attraverso blog e portali che possono contribuire ad accrescere la brand awareness e la brand reputation dei territori e delle aziende che su questi operano.

Il turista 2.0 ha voglia di partecipare, non ha problemi ad esprimere la propria opinione in pubblico su canali specifici, magari documentando con foto e video la propria esperienza di viaggio, che diventerà così il punto di partenza per le ricerche online di altri viaggiatori nella loro fase di informazione prima della partenza.

Social e web sono diventati infatti i canali principali per la ricerca di informazioni, l’approfondimento e lo scambio di opinioni e si prevede che nel 2016 gli utenti connessi da mobile saranno circa 800 milioni: bisogna quindi esserci ed essere raggiungibili facilmente.

Per i player italiani la presenza online è ancora qualcosa di parziale e non realmente finalizzato al raggiungimento del target di riferimento e quindi alla conversione in acquisto, anche a causa di un generalizzato ritardo che l’Italia sconta nei confronti di quasi tutti i principali competitor rispetto al tema dell’innovazione tecnologica.

Nel settore dei viaggi in particolare, il cambiamento delle abitudini e dei consumi, che sta determinando una crescente indipendenza del turista, genera contemporaneamente nuovi segmenti di clientela che è possibile intercettare solo dotandosi di strumenti tecnologicamente avanzati che permettano, in particolare al turista straniero, di conoscere e acquistare l’esperienza Italia.

I comportamenti dei viaggiatori sono sempre più social e digital. Questi i dati del Piano Strategico per la digitalizzazione del Turismo italiano del 2014, basati sugli utenti che dispongono di un accesso ad Internet:

  • il 91% ha prenotato online almeno un prodotto o un servizio negli ultimi 12 mesi e utilizza i motori di ricerca come principale fonte attraverso cui cercare o pianificare una vacanza;
  • il 42% utilizza un device mobile (smartphone, tablet, ecc.) per pianificare, prenotare, informarsi (il 33% nel 2012);
  • il 68% ricerca online prima di decidere luogo e modalità del suo viaggio.

Il turista 2.0, nella fase di ispirazione del viaggio, segue raccomandazioni di amici, colleghi, conoscenti anche grazie ai social network, e poi si informa su Internet cercando articoli su blog di settore, che raccontino esperienze di viaggio vissute da altri. Nella fase di pianificazione, poi, il viaggiatore digitale naviga online scegliendo le offerte che ritiene più convenienti grazie al supporto di siti web e piattaforme dedicate, ma anche confrontando recensioni e valutazioni per essere sicuro della qualità di quanto sta acquistando.

Anche nella fase di fruizione del viaggio, infine, il turista utilizza fonti online per valutare attività e servizi, creando nuovi contenuti e condividendoli, postando immagini e commentando sugli stessi blog che aveva consultato in fase di preparazione.

Digital Marketing turistico

Un approccio alla tecnologia e all’innovazione deve riguardare trasversalmente sia il settore pubblico, per le attività di promozione, sia quello privato per quanto riguarda ad esempio le modalità di commercializzazione e distribuzione del prodotto, per attirare l’attenzione sulle tue unicità e stimolare esperienze di visita quanto più possibile coinvolgenti.

L’offerta del mercato italiano si presenta estremamente frammentata in una molteplicità di portali, siti e app la cui efficacia è spesso scollegata dalla reale domanda di mercato molto più dinamica e, soprattutto, con tassi di conversione lontani da quelli potenziali.

Secondo uno studio di CISET e Università Ca’ Foscari, ad esempio, solo il 47% del fatturato legato all’incoming organizzato rimane nella filiera italiana, mentre il restante 53% va a remunerare operatori esteri.

L’utilizzo anche in mobilità di app per smartphone o la fruizione dei video di youtube su tablet, rendono l’esperienza di informazione legata al viaggio molto veloce. Allo stesso modo, i contenuti su blog e social network da parte dei cosiddetti influencer, permettono di raggiungere un pubblico molto più ampio, poiché oggi ci fidiamo degli altri utenti così come ci fidiamo dell’opinione di un amico o di un parente.

In questo senso è proprio il cliente, per le aziende turistiche il primo fondamentale partner, sul quale il web marketing turistico può lavora, per promuovere il territorio come un vero e proprio prodotto, utilizzando strumenti che sono irrinunciabili.

Non mancano esempi in questo senso anche da parte di Istituzioni locali, che hanno saputo cogliere per prime le opportunità offerte dal web, coinvolgendo blogger e micro-influencer in tour guidati per raccontare i diversi aspetti dei territori: due casi su tutti, quello di #weareinpuglia e di Umbria App.

Come si diventa web marketer turistico?

digital marketing turistico

Diventare web marketer turistico, richiede due elementi di partenza: passione per il turismo e per le potenzialità ancora inespresse di un territorio, esperienza e applicazione a casi concreti delle proprie abilità di marketer.

Come qualunque altro esperto di web marketing, anche il web marketer del turismo dovrà innanzitutto conoscere le basi del marketing ed essere in continuo aggiornamento sulle ultime novità del settore. Non servono necessariamente lauree specialistiche per diventare un professionista del marketing turistico, anche se un percorso specifico nel settore dell’economia turistica può agevolare almeno il primo approccio all’analisi strutturale del settore.

Applicazione a casi concreti, studio dei casi di successo e un corso specializzato nelle comprensione del digitale applicato al turismo completeranno il percorso formativo di un vero web marketer turistico.

digital marketing turistico

Se i social network e il web 2.0 hanno completamente rivoluzionato il settore del turismo, passando anche in questo ambito dalla comunicazione alla conversazione, le realtà turistiche si trovano oggi catapultate in uno scenario dove i contenuti generati dai turisti sono sempre più importanti, rendendo necessaria una costante attività di ascolto e misurazione.

L’obiettivo più importante sarà quindi quello di affrontare il cambiamento, attraverso lo studio dei principali social network – Facebook, Twitter, Instagram e oggi l’immancabile Snapchat -, per comprendere come integrare blog e social media massimizzando il ROI degli investimenti nei mezzi digitali.

Voglia di scoprire posti nuovi e vivere esperienze indimenticabili, unite ad una buona dose di web surfing completeranno la figura del perfetto esperto di marketing turistico digitale.

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Esistono corsi per diventare esperti nel digital marketing per la promozione del territorio?

web marketing turistico

Per diventare un professionista del digital marketing turistico esistono corsi di formazione e diversi percorsi accademici, in grado di assicurare una preparazione teorica altamente specializzata. Ciò che dovrai approfondire per diventare un esperto nel digital marketing per la promozione del territorio sarà naturalmente l’aspetto più pragmatico di applicazione a casi reali.<

Per questo motivo i migliori corsi in web marketing turistico prevedono analisi di casi di studio, per conoscere le buone pratiche in grado di portare al successo il tuo lavoro di promozione territoriale e aziendale.

Essenziale è per esempio l’analisi e la comprensione dello scenario turistico, per capire i bisogni e i desideri del nuovo turista, i trend emergenti per differenziarsi e progettare la propria identità online, pianificando una efficace social media strategy.

Un corso efficace in ambito di marketing turistico online non potrà non considerare le potenzialità del content marketing, approfondendo la pianificazione della strategia editoriale, ma anche fornendo gli strumenti per coltivare relazioni con gli influencer e per scegliere i canali social più adatti al proprio prodotto o servizio.

Imparare il significato di netnografia turistica per ascoltare le conversazioni online e migliorare la tua strategia, realizzare un blog per creare conversazioni con i turisti utilizzando i principi dello storytelling, o imparare a utilizzare gamification e geolocalizzazione per lanciare la tua destinazione. Sono queste le caratteristiche di base e avanzate che ti consiglio di identificare in ogni corso di web marketing turistico, per scegliere una formazione che dia valore alla tua professionalità.

Ci sono opportunità d’impiego nell’ambito del marketing del turismo ?

marketing turistico

Soprattutto in Italia, dove l’aspetto digitale del marketing turistico risulta ancora carente, le offerte di lavoro sono molte, sia da parte di singole strutture ricettive, che da parte di gruppi e realtà in espansione sul web.

Il mercato dell’ospitalità, infatti, ha sempre più bisogno di figure professionali specializzate nella realizzazione di strategie specifiche per la promozione del settore turistico su Internet, in grado di analizzare il mercato, individuare nuovi segmenti di clienti e curare la comunicazione, con lo scopo di mantenere un dialogo che generi lead.

Dal Web Designer allo Storyteller, dal Web Analyst allo Strategist fino al Manager, le figure ricercate nell’ambito del digital marketing turistico sono moltissime e tutte con una caratteristica comune: una forte motivazione e una grande passione per l’ambito specifico di riferimento.

Esistono opportunità anche nel marketing turistico pubblico?

web marketing turistico

Le opportunità lavorative più entusiasmanti provengono dal settore pubblico. La promozione di interi territori con strategie multicanale pianificate da Enti e Istituzioni sono uno degli impieghi più completi che un marketer possa sognare.

Non di rado infatti sono proprio gli enti turistici territoriali a ricercare figure specializzate attraverso call pubbliche, che possono coinvolgere anche blogger e influencer nel caso di educational tour. Se sei un blogger ad esempio, tieni d’occhio i bandi regionali, non di rado sono gli enti turistici regionali a promuovere il territorio organizzando eventi dedicati e viaggi.

Ogni Comune oggi dovrebbe prevedere all’interno del proprio ufficio comunicazione un’area dedicata al web marketing turistico, dunque alert impostati e occhi aperti per cogliere le migliori occasioni.

Quanto si può guadagnare?

web marketing turistico

Quello del marketing online è un mercato in forte ascesa e destinato ad una diffusione sempre più ampia. Le prospettive occupazionali per la figura professionale dell’esperto in web marketing turistico quindi sono tendenzialmente positive.

Trattandosi di una figura professionale ancora in via di definizione i percorsi di carriera sono molto vari e ad essi corrispondono opportunità di guadagno diversificate per step. Le tappe che in genere separano l’esordiente dal professionista sono determinate dal diverso grado di esperienza maturata e dalle competenze acquisite. La figura del Web Marketer Turistico, dunque, può partire da una retribuzione base tipica di ogni Assistant, fino a quella decisamente più consistente di un Manager.

Naturalmente c’è una via alternativa, che è quella del lavoro come consulente freelance. In questo caso potrai scegliere se optare per un pagamento su base oraria o per progetto, a seconda delle richieste del committente e delle effettive necessità di pianificazione strategica.

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Come promuovere la tua app con un video

Con più di 1,5 milioni di app disponibili su App Store e Google Play e l’arrivo di marketplace con formule di monetizzazione alternative (vedi Amazon Underground), lo spazio disponibile sul nostro dispositivo diventa un bene sempre più prezioso. In valore assoluto, l’app economy vive un periodo molto florido, con un giro d’affari globale quantificato in 50 miliardi di dollari, cifra che potrebbe raddoppiare tra soli 4 anni.

Il problema sorge quando si relativizza il fenomeno: della gran quantità di app disponibili, in realtà sono poche quelle che vengono utilizzate e resistono per molto tempo sui dispositivi degli utenti. Gli app publisher devono dunque impegnarsi sempre più duramente per conquistare e mantenere uno spazio nella tasca dei propri clienti.

LEGGI ANCHE: 7 modi per incrementare il ROI della tua App

Nella creazione di un’app, non si deve dimenticare che il marketplace è il primo grande canale attraverso cui viaggia il proprio prodotto e pertanto va curato in ogni sua parte, anche dopo la pubblicazione, descrivendo le novità implementate negli aggiornamenti (i cosiddetti whatsnew) e rispondendo alle review degli utilizzatori. Una funzione a disposizione degli sviluppatori, ancora non utilizzata appieno, sono i video di presentazione: si tratta di una risorsa più immediata della descrizione ed alternativa ai classici screenshot, messa lì apposta per sopperire al noto calo di attenzione dei navigatori mobile. Scopriamo insieme come sfruttare le potenzialità dei video all’interno degli app store in 5 semplici passaggi.

Mostra in pratica la proposta di valore

Non importa se hai programmato un gioco che causa dipendenza o hai lanciato proprio il servizio che il tuo pubblico stava aspettando: è necessario dimostrare tutto questo agli utenti prima ancora del download. Il video di presentazione permette di andare oltre gli screenshot e presentare dinamicamente un gameplay frenetico o, perchè no, inscenare una tipica situazione in cui potrebbe tornare utile l’app.

È quello che ha fatto Facebook con Moments, la nuova app per condividere le foto dei propri momenti magici con i propri amici, in una sorta di photobook digitale e, indovinate un po’, privato (ma con la funzione di face recognition).

https://www.youtube.com/watch?v=i8gKz7aMfAA

 

La Gameloft si spinge ancora oltre, inserendo i video di presentazione in una strategia integrata che preveda più canali. Oltre a presentare le innumerevoli feature del giochino, nel video per l’ultimo aggiornamento di Sniper Fury la Gameloft mette in palio un viaggio in Russia.

Dai più informazioni in meno tap

Ricollegandoci al punto precedente, quando si ha un prodotto complesso da mostrare in un mercato con tante valide alternative è fondamentale concentrare i propri sforzi. Un utente pigro riceve più informazioni da un video ben fatto che da una serie di immagini e una lunga descrizione, per cui è richiesta un’attenzione più alta. Un esempio? Il video di presentazione dell’app per Android di Runtastic GPS Running.

Cattura il target giusto e migliora la reputazione della tua app

Sebbene i video non siano correlati direttamente con l’app reputation all’interno degli store, questi contribuiscono alla comprensione del funzionamento e dell’utilità dell’app, andando ad attecchire proprio sugli utenti indecisi. Un video efficace fidelizza i potenziali utenti al momento del download, e spesso anticipa eventuali aspettative.

Il video di presentazione ad esempio di Musixmatch non lascia dubbi sulla preferenza per il pubblico dei giovani e giovanissimi all’interno del target generale dell’app.

Ciò può dar via ad un circolo virtuoso che porta al download solo gli utenti che apprezzano l’app, con un conseguente miglioramento del ranking di app e publisher all’interno dello store. Ciò non limiterebbe solo i feedback negativi, ma anche le disinstallazioni immediate, a vantaggio di tutte le parti in gioco.

Pianifica attentamente il tuo video di presentazione

In passato abbiamo già visto alcuni consigli per una strategia di Mobile Video Marketing efficace; negli app store, dove la natura ed il contesto del video sono noti, si possono fare alcune considerazioni in più. Innanzitutto, è consigliabile stare tra i 30 secondi ed il minuto di lunghezza. Vale la pena presentare con obiettività le feature dell’app, mostrando come utilizzare al meglio contenuti e funzioni: creare una videopreview dalla prospettiva di un utente tipo non è affatto una cattiva idea, ad esempio.

Il video è presentato all’interno dello store, per cui non è necessario includere una call to action, ma può essere utile terminare il video lanciando una sfida competitiva all’utente o, nel caso di servizi, proporgli una visione del problema risolto tramite app. Infine, conviene lanciare i video di presentazione anche su altre piattaforme aziendali, con annessi i riferimenti al download.

Cura il video anche dopo la pubblicazione

Gli utenti non possono lasciare feedback o commenti ai video all’interno degli store ma, una volta pubblicato, il video va trattato come gli altri contenuti di presentazione e, in caso di aggiornamenti massicci dell’applicazione, andrebbero aggiornati di conseguenza.

Inserire dei video di presentazione all’interno della propria app page è una novità che non tutti hanno adottato, e permette di avere maggiore visibilità dei competitor, informando gli utenti e anticipandone le aspettative. Sfrutterete questa nuova possibilità?