Muhammed Ali: le incursioni nel mondo della pubblicità

Era finito a fare il pugile per caso, ma il ring è diventato il suo scranno e la boxe il suo regno. Tanto spavaldo e arrogante che, una volta raggiunta la cima del mondo, mise ko anche Cassius Clay per far (ri)nascere Muhammad Ali. Se ne è andato venerdì, ucciso dall’unico nemico che proprio non è riuscito a combattere, il Parkinson.

Un carisma che non è mai passato inosservato nemmeno ai big brand mondiali che lo hanno voluto per sposare la propria causa sin dagli esordi.

 

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Vitalis e il rivale di sempre

Nel 1971 Ali compare in un divertente spot televisivo per Vitalis, un conditioner anti caduta-rinforzante,  dove ingaggia una sorta di rap battle al telefono con quello che resterà il rivale di sempre, Joe Frazier, il pugile con il quale ingaggiò lo storico match “Thrilla in Manila”

 D-Con Roach Proof

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Nel 1980 presta il suo volto, ancora una volta per uno spot divertente, a d-Con un prodotto contro gli scarafaggi, perché “I don’ want you livin’ wit’ roaches!”.

https://youtu.be/dXzRmX9eK7k

 Apple: Think Different

Nel 1997 un vecchio filmato di Ali viene utilizzato per la celebre campagna “Think Different” di Apple.

LEGGI ANCHE: Beyoncè e Jay-Z: da Crazy in love a Lemonade, i mille volti del personal branding

PizzaHut

Nello stesso anno appare nel commercial di PizzaHunt trasmesso durante il Superbowl, insieme ad Angelo Dundee, suo allenatore dal 1960 al 1981.

Gatorade

Il 2009 lo vede protagonista, nella sua iconica posa a pugno chiuso, insieme a Dwyane Wade, Derek Jeter, Candace Parker, Bill Russel, Serena Williams, Jabbawockeez e Peyton Manning, dello spot Gatorade “What’s G” narrato da Lil Wayne.

L’omaggio di Apple

Nella giornata di domenica, il colosso di Cupertino, ha aggiornato la sua home page rendendo omaggio al pugile scomparso e siglando con un commovente epitaffio che recita: “Un uomo senza immaginazione non ha ali”.

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Non vorrai perderti il Mashable Social Media Day? Approfitta dello sconto Ninja

Se lavori nel settore Digital & Social non puoi perdere il  Mashable Social Media Day: una delle manifestazioni più importanti al mondo che celebra la rivoluzione digitale, le dinamiche, le potenzialità dei social network e gli impatti da questi generate..

L’evento Italiano ufficiale Mashable, consisterà in due giornate (21 e 22 ottobre prossimi) di aggiornamento e formazione allo stesso tempo, che vedranno l’innovazione raccontata attraverso strategie concrete e case study di successo presentate da professionisti del settore.

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Se non hai fatto in tempo ad accaparrarti un posto in early booking, non temere. Seguendo questo link potrai acquistare, nel caso non riuscissi ad aggiudicarti un ingresso con formula Early Bird, un biglietto a prezzo ridotto, 159,20€ invece di 199,00€.
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I temi del Mashable Social Media Day

Mashable Social Media Day: un evento da non perdere
Ecco quali saranno le tematiche principali dell’evento:

  • Social Media
  • Business
  • Marketing
  • Digital Strategy
  • UX Design
  • Open Innovation
  • Tech
  • Mobile
  • Start up

L’evento è rivolto a Freelance, Lavoratori Dipendenti, Direttori Marketing, Studenti, Appassionati di Digital Marketing, Bloggers, Aziende, Agenzie, Startup e PMI che vogliano approfondire la propria conoscenza del Social Media Marketing confrontandosi con professionisti di alto livello.

I Relatori

Tra i relatori tantissimi professionisti del settore. Ne citiamo alcuni:

Mashable Social Media Day: un evento da non perdere

  • Mirko Pallera:  imprenditore, consulente e aspirante Surfer, CEO Ninja Marketing & Ninja Academy. Digital Marketing & Social Media Strategist, Archetypal Branding.
  • Giuseppe Brugnone: Digital e Social Media Manager di LEGO Italia.
  • Carlo Rinaldi: Social Media Marketing Lead di Microsoft Italia.
  • Luca Mascaro: CEO di Sketchin.
  • Stefano Tresca: CEO di Startuphome.
  • Luca la Mesa: Founder di Publisoftweb e molti altri membri importanti del panorama digitale italiano.

E tantissimi altri, che puoi scoprire direttamente sul sito.

Ci vediamo il 21 a Milano

Mashable Social Media Day: un evento da non perdere

Il 21 ed il 22 Ottobre 2016 a Milano dalle ore 9:00 e per concludere un esclusivo Mashable Party riservato ai partecipanti ed ai relatori. Una serata dedicata al networking ed al puro divertimento.

Non perdere altro tempo e partecipa, ci vediamo il 21! 

Social Media Factory 2016: la seconda tappa di Roma e Milano!

Ore 10 di un caldo sabato di fine maggio: è il momento del secondo appuntamento dell’edizione 2016 della Social Media Factory del Master Online in Social Media Marketing. Anche questa volta i Tim #Wcap Accelerator di Roma e Milano hanno accolto gli iscritti al laboratorio, organizzato da Ninja Academy in collaborazione con Ceres e Bcube, questa volta per presentare i progetti di gruppo realizzati in vista del pitch finale di luglio.

Anche questa volta il team Ninja Rep è formato dalle contributor Elisa e Chiara, che hanno raccontato i retroscena della #ninjafactory in tempo reale su Twitter. Curiosi di saperne di più? Ecco cosa è successo durante la seconda sessione della Social Media Factory!

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Qui Milano, di Chiara Zappacenere

Puntualissimi e determinati: i ragazzi del laboratorio di Milano hanno preso sul serio la missione. Nessuna perdita di tempo quindi, e dopo una breve presentazione dello svolgimento della mattinata sempre in compagnia di Michaela Matichecchia e Stefano Besana insieme ad Angelica Saturnetti e Francesca Albrizio è già tempo di mettersi al lavoro per completare le presentazioni e confrontarsi.

I team sembrano essere molto affiatati, e le due ore di brainstorming passano velocissime, tra ripassi, battute e qualche caffè per non perdere la concentrazione. Ma ecco che arriva mezzogiorno, per i sei team è già tempo di prepararsi per raccontare i progetti ideati: ciascun gruppo avrà a disposizione 10 minuti (e non un minuto di più). Il timer non mente, e scandisce impietoso il termine di ogni pitch!

Tutti i progetti sono molto interessanti e ben esposti, un risultato già decisamente incoraggiante soprattutto in considerazione del fatto che i partecipanti, prima della formazione dei gruppi, non si conoscessero affatto. Nel corso delle sei presentazioni infatti, i ragazzi riescono sempre a mantenere viva l’attenzione: un buon test in vista del pitch finale di luglio!

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Ciascun gruppo ha affrontato in maniera differente il project work richiesto da Ceres, e tutte le idee emerse presentano alte potenzialità: c’è chi ha deciso di puntare sull’awareness, chi sul pubblico di Millennials e chi su eventi che uniscano online e offline. I 60 minuti di presentazioni volano via, rimane solo il tempo di qualche raccomandazione prima di salutarsi in vista dell’appuntamento finale: ci vediamo a luglio!

Qui Roma, di Elisa Marino

Ore 10 di una bellissima giornata primaverile romana. Nella sede di TimWcap i ragazzi prendono posto davanti al fantastico Ninja Team: Carmine Esposito che dirige i lavori e Raffaele Pironti e Simone Mariani, i due tutor che in modo sapiente e paziente stanno seguendo i sei gruppi di Roma nel loro project work assegnatogli da Ceres.

Dopo aver esposto il programma della giornata, i ragazzi non perdono tempo: vogliono riunirsi velocemente per terminare le loro presentazioni da presentare all’aula a mezzogiorno. Tutti gli studenti della Ninja Factory sono concentratissimi: la sfida l’hanno presa seriamente e l’obiettivo è solo uno, quello di vincere! Nelle due ore successive i gruppi si confrontano sul lavoro svolto a distanza in questi mesi: definiscono i ruoli, decidono su quale aspetto del loro progetto fare focus, stabiliscono gli ultimi dettagli.

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Scatta mezzogiorno, tempo di pitch. I ragazzi rientrano in stanza e Carmine rompe nuovamente il ghiaccio con un avvertimento: i pitch devono durare 10 minuti massimo, lui e il suo cronometro non faranno sconti (o aggiunte!) a nessuno! Dopo aver terrorizzato gli speaker possiamo iniziare: via con il tempo! Le strategie che i ragazzi propongono sono davvero tante, variegate e soprattutto potenzialmente vincenti: chi si concentra sui grandi eventi, chi sullo sport, chi sui temi sociali e chi sulla social tv. Insomma, ce ne è per tutti! I tutor fanno dei sinceri complimenti ai ragazzi: si evince come tutti i gruppi, nessuno escluso, stiano prendendo seriamente il lavoro e soprattutto stiano coordinandosi in modo eccelso. Non è facile infatti lavorare a distanza con persone praticamente sconosciute, eppure le presentazioni fatte sembrano realizzate da team di lavoro consolidati

Bravi davvero ragazzi, questo si che è learning by doing, ci vediamo a luglio!

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CamOn: scatta e sfida gli amici

Ti è mai capitato di scattare una foto o un selfie, di condividerla con gli amici e chiedere “Dove mi trovo?”. Li hai mai sfidati a riconoscere un oggetto, un luogo o altro mostrando loro in chat solo un particolare?

Un’app ora ti permette sfidare i tuoi amici in pochi semplici tap: parliamo di CamOn! Giocare è davvero molto semplice: basta caricare una foto, aggiungere una domanda (“Dove sono?”, “Con chi sono?”, “Cosa sto facendo?”) e decidere con quali amici iniziare a giocare.

Per ogni gioco creato, l’app include una chat tra i giocatori in modo da permetterne i commenti: un modo in più per interagire con i tuoi amici e creare situazioni ancora più divertenti.

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Collegando CamOn a Facebook sarà possibile invitare gli amici tramite invito diretto su Facebook Messanger, condividere le foto utilizzate per i giochi sul proprio profilo Facebook e taggare la persona presente nella foto.

La versione beta di CamOn per IOS e Android è disponibile a un numero limitato di utenti a partire da oggi, 6 giugno 2016, attraverso l’iscrizione al sito www.camonfun.com.

CamOn offre la possibilità di scaricare in-app a pagamento che permettono di:

  • inviare il gioco a più di 5 persone,
  • creare domande aperte,
  • accedere alle statistiche di gioco per sfidare i tuoi amici.

Le statistiche sono divise per giochi ricevuti e giochi inviati: potrai così tenere d’occhio le tue sfide in ogni momento e non perderti i giochi inviati dai tuoi amici.

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Se vuoi scoprire di più su CamOn approfitta allora della versione beta: solo in questa occasione, sarà  possibile utilizzare CamOn con tutte le sue in-app gratuitamente. Sei pronto a sfidare i tuoi amici?

Snapchat: 150 milioni di utenti attivi ogni giorno, sorpasso su Twitter

È il social del momento: Snapchat sta scatenando un vero e proprio terremoto nel mondo dei social media, e a certificarlo sono i numeri.

Secondo Bloomberg, infatti, Snapchat ha superato i 150 milioni di utenti attivi giornalieri, molti di più rispetto ai 110 milioni segnalati ai potenziali investitori nel mese di dicembre.

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Per dare un’idea del salto di qualità fatto dal social network, i 150 milioni di utenti attivi al giorno sono stati raggiunti in circa quattro anni: Facebook ha impiegato cinque anni per raggiungere lo stesso risultato. Twitter, secondo quanto riferito, ha circa 136 milioni di utenti attivi al giorno. Partendo da questi dati, Snapchat ha superato di gran lunga il social network di microblogging in termini di utenti attivi giornalmente.

Sempre proseguendo in termini numerici, Snapchat potrebbe essere considerato uno dei primi tra i social network nel mondo. È bene precisare, tuttavia, che alcune piattaforme preferiscono concentrarsi sui dati statistici mensili, vale a dire gli utenti attivi mensili (MAU). Altri – Snapchat è tra questi – si concentrano invece sui Daily Actives (DAU), rendendo così difficile un confronto diretto.

Ecco alcuni dati sulle principali piattaforme social:

Facebook: 1.65 miliardi di utenti attivi mensili, 1.09 miliardi di utenti attivi giornalieri;
Instagram: 400 milioni di utenti attivi mensili;
Snapchat: 150 milioni di utenti attivi giornalieri;
Twitter: 310 milioni di utenti attivi mensili;
Linkedin: 106 milioni di utenti attivi mensili;
Pinterest: 100 milioni di utenti attivi mensili.

Mentre risulta quasi impossibile fare una qualsiasi connessione tra gli utenti attivi giornalmente e mensilmente, prendendo in analisi Facebook, risulta evidente come circa il 66% degli utenti attivi mensilmente su questo social network è attivo anche quotidianamente sulla piattaforma. Partendo da questo dato, e tenendo presente il 44% di tasso di impegno quotidiano di Twitter in confronto alle statistiche mensili, si potrebbe ipoteticamente stimare che il numero medio di utenti attivi giornalieri è circa il 50% del dato mensile.

Il metodo poc’anzi descritto porterebbe a questa classificazione dei social in termini di utenti attivi giornalieri:

Facebook: 1.09 miliardi (dato basato sui dati provenienti da Facebook);
Instagram: 200 milioni;
Snapchat: 150 milioni;
Twitter: 136 milioni (dato basato sul calcolo di Bloomberg);
Linkedin: 53 milioni;
Pinterest: 50 milioni.

Questi dati sono ovviamente lontani da quello che potrebbe essere considerato un confronto diretto, ma servono a mettere in risalto la crescita di Snapchat in relazione agli altri social network.

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Snapchat è cresciuto rapidamente e porta con sé delle statistiche impressionanti: 10 miliardi di visualizzazioni video ogni giorno, 25-30 minuti il tempo medio di sessione giornaliera per utente, il 60% degli utenti crea contenuti diversi ogni giorno. Tutto ciò ha portato a valutare Snapchat 20 miliardi di dollari nell’ultimo round di finanziamento.
Mentre il mercato si raffredda per Twitter, Snapchat sta emergendo ed entrerà probabilmente a far parte dei “Big 4” in campo Social Network.

Uno degli aspetti più interessanti dell’ascesa di Snapchat è senza dubbio la rivalità che ha fatto nascere in Twitter: il social network di microblogging sta effettuando tutta una serie di aggiornamenti per rendere la piattaforma più semplice e accessibile agli utenti, aggiungendo delle funzionalità che si propongono di perfezionare e ampliare il fascino del mondo twittero. Insomma, grazie a Snapchat potremmo trarre dei vantaggi anche su Twitter. Il meteo già ce lo aveva suggerito: che sia già tempo di regali natalizi?

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Al contrario, però, Snapchat risulta abbastanza complesso da capire e da utilizzare se non si ha una conoscenza base del sistema. Tuttavia, gli utenti lo amano.

Questo spinge ad una riflessione: la crescita continua di Snapchat mette in evidenza come il problema di Twitter non riguarda la complessità del sistema, perché se gli utenti sono mossi da curiosità, e da interesse, e “vogliono imparare”, lo faranno sicuramente. Se c’è una ragione forte che spinge le persone a voler utilizzare un social network, la curva di apprendimento diventa quasi irrilevante: ciò che conta è l’attività degli amici su quel social, non le funzionalità di base dell’applicazione. Nel caso di Snapchat, in effetti, la difficoltà di utilizzo è l’elemento che ne preserva l’esclusività.

C’è ovviamente molto più di questo nella grande ascesa della app ed è difficile sapere, in questa fase, se tutta questa attenzione riuscirà ad essere convertita in denaro come è accaduto per Facebook. Gli ultimi dati raccolti ci dicono che siamo comunque sulla buona strada.

E mentre, a differenza degli altri social network, Snapchat non è per tutti: non ogni marchio vede dei benefici nell’essere attivo su questa piattaforma. È altresì vero, che come crescono gli utenti, crescono anche le opportunità. Se Snapchat riuscirà ad assecondare le esigenze mutevoli dei propri utenti, allora diventerà la piattaforma della quale tutti avremo bisogno per farci notare in un’ottica di social marketing ben strutturata.

Aqualandia, tra esperienzialità e social network

Una strategia di marketing digitale può non essere cosa semplice per un parco divertimenti che, per sua natura, costruisce il suo successo sulla spettacolarità delle sue attrazioni e, quindi, delle esperienze che offre. Unire la dimensione fisica a quella digitale, seguendo i codici comunicativi dell’era social, diventa una scelta quasi inevitabile per queste aziende. Proprio questo è ciò che fatto Aqualandia, il parco a tema acquatico n°1 in Italia.

Condividere le esperienze che viviamo è un forte desiderio umano, se non un vero e proprio bisogno emotivo; grazie alle nuove tecnologie e ai social network, la prassi della condivisione delle esperienze si è velocizzata, arricchita, consolidata e, ovviamente, digitalizzata. Proprio su queste conversazioni autentiche molte aziende hanno fatto affidamento per le proprie attività di comunicazione, che fanno tesoro dell’esperienza dei fan e degli utenti trasformandoli in testimonial.

Per la stagione estiva 2016, Aqualandia mira ad affermarsi come il primo Social Park, integrando intrattenimento e tecnologia alle sue attrazioni e iniziative. Ne abbiamo parlato con Massimo Lanza, Direttore Marketing e Comunicazione del parco.

Massimo Lanza direttore marketing Aqualandia

Come nasce il progetto di diventare il primo Social Park del mondo?

Aqualandia ha sempre posto l’innovazione al centro del suo sviluppo, realizzando nell’ultimo decennio un vero processo di trasformazione che lo ha allontanato dalla categoria dei Parchi acquatici tradizionali ed avvicinato a quella dei Parchi Tematici. Il nuovo progetto di Social Park, nello specifico, nasce da precise strategie di marketing. Da un lato c’è infatti la considerazione che i Parchi di divertimento sono realtà “naturalmente social” e di conseguenza è fondamentale essere sempre al passo coi tempi nello sfruttarne tutte le potenzialità comunicative; in tal senso sono nate iniziative come lo YouTubers Summer Party, il Cosplayer Party e l’Aqualandia Beach Party. Dall’altro lato c’è la presa di coscienza che al giorno d’oggi non basta più vivere un’esperienza, ma diventa fondamentale poterla anche condividere ed è per noi imperativo facilitare questo processo, come abbiamo fatto con la nuova attrazione Jungle Jump.

Che ruolo ricopre nella vostra strategia digitale la community degli Youtubers?

Contattare e coinvolgere in maniera efficace ed efficiente un target importante come quello dei teenagers (generalmente refrattario ai media tradizionali e sempre più irraggiungibile anche tramite i new media a causa del crescente uso degli adblockers) è divenuto estremamente complicato. Per questa ragione, ho deciso di passare da una modalità di comunicazione push ad una pull, facendo in modo che fossero i teenagers ad entrare spontaneamente in contatto con la nostra realtà affidandomi a quelli che sono i loro attuali punti di riferimento: gli YouTuber.

uno spettacolo ad aqualandia

Fonte: Pagina Facebook Aqualandia

Quali sono stati i risultati raggiunti dalla prima edizione di quest’iniziativa?

Nel 2015 ho realizzato il primo raduno estivo di alcuni dei principali YouTuber, un evento che si è rivelato di grandissimo successo e che ha generato oltre 3 milioni di contatti sul web e raccolto ad Aqualandia circa 2.000 ragazzi che hanno potuto incontrare dal vivo i loro idoli. L’edizione 2016, che avrà luogo il 9 Luglio, sarà ancora più ricca di YouTuber e ci consentirà di coinvolgere un pubblico ancora più vasto che dai teenager si estenderà ai millenial.

Ci puoi spiegare ora come far diventare Social un’attrazione?

Anche Jungle Jump, la nuova attrazione del Parco, nasce da un progetto di marketing. Infatti, oltre a possedere un forte impatto scenografico, offrirà la possibilità di collegare un braccialetto rfid al proprio indirizzo di posta elettronica e poi utilizzarlo per far partire, prima di lanciarsi, la registrazione di una dedica che verrà automaticamente montata con la registrazione del salto finale. Il video realizzato verrà poi inviato alla posta elettronica dove potrà essere facilmente condiviso con gli amici e sui principali social networks. Questa fruizione delle attrazioni, unica al Mondo, consentirà ai nostri ospiti di vivere l’esperienza in modo totale, di farlo sapere agli altri ed invitarli a fare lo stesso sfruttando in questo modo i principi dell’influencer marketing e la volontà di far diventare gli ospiti del Parco dei testimonials d’eccezione in quanto assolutamente credibili agli occhi di amici e parenti che riceveranno il video.

locandina Aqualandia Jesolo Venezia

Perché oggi, nell’era digitale, creare eventi live è ancora una carta vincente?

Siamo passati da una segmentazione per target e nicchie sociodemografiche a quella per stili di vita. Oggigiorno le persone sono talmente “fluide” da non essere più segmentabili e quindi occorre sempre più ragionare sui “momenti di vita”, beneficiando anche della straordinaria crescita e portata della comunicazione online che consente di raggiungere audience dalle numeriche un tempo impensabili con budget normali. Per questa ragione, sfruttare una location come la nostra ritengo possa essere di grande importanza per ogni tipo di azienda.

una piscina all'aperto ad aqualandia

 

Definire Aqualandia un parco acquatico è insomma sicuramente limitativo. Grazie alle numerose attrazioni e alle aree artificiali riprodotte con cura e attenzione, Aqualandia è diventato un vero e proprio parco tematico. Punta di diamante di questo progetto architettonico e scenografico è Shark Bay, la spiaggia tropicale del parco, circondata da oltre 1.000 palme e vera sabbia bianca caraibica. Proprio Shark Bay è lo scenario in cui vengono organizzati gli Aqualandia Beach Party, eventi live che attraggono migliaia di giovani: il prossimo appuntamento è previsto per l’11 giugno, data in cui il parco ospiterà il deejay di fama internazionale Deorro.

Dal punto di vista strettamente legato alla strategia di marketing il parco ha saputo fare leva sui propri punti forza offline (esperienzialità, unicità ed alto coinvolgimento) per raggiungere risultati incredibili online tra contatti generati e reach raggiunta attraverso i social network, intercettando una fascia di pubblico che fa gola a molti marketer.

In uno scenario globale in cui intrattenimento e tecnologia convergono sempre più, in ogni settore merceologico, Aqualandia ha improntato una strategia sicuramente capace di distinguersi e generare valore per il suo business e i suoi stessi visitatori.

Arriva mytaxi, l’app che porta la taxi revolution anche in Italia

Fondata ad Amburgo nel 2009 da Niclaus Mewes e Sven Külper, mytaxi è l’app che sta rivoluzionando il settore dei taxi a livello internazionale, adattandolo alle nuove esigenze del mercato e lavorando esclusivamente con tassisti con licenza.

L’idea alla base di mytaxi è quella di creare “un sistema di gestione delle chiamate taxi semplice da utilizzare, veloce e al passo coi tempi ed un servizio qualitativamente elevato, comprensivo di pagamento sicuro tramite App”.

Con 10 milioni di download, 45.000 taxi attivi in oltre 40 città del mondo, mytaxi è già approdato anche a Milano e a Roma. Scaricando gratuitamente l’app sarà possibile cominciare da subito a prenotare il proprio trasporto, pagando comodamente da smartphone.

I vantaggi di mytaxi? Oltre a poter richiedere un taxi direttamente tramite app, è possibile controllare la posizione del proprio taxi, seguirne l’avvicinamento e ricevere subito un orario di arrivo e un costo stimato. Si possono, poi, avere altre informazioni, come la foto e il nome del tassista, o la targa e il modello del’auto, oltre a poter assegnare una valutazione ad ogni corsa effettuata.

Per conoscere maggiori dettagli sulle caratteristiche del servizio e su un business in ascesa a livello europeo, abbiamo rivolto alcune domande a Barbara Covili, General Manager mytaxi Italia.

La domanda è davvero spontanea. mytaxi è l’anti-Uber?

mytaxi App

Non ci piace chiamarci “l’anti-Uber”. Molti giornalisti l’hanno fatto in passato, perché ci sono, in effetti, molte differenze tra i due servizi. mytaxi è una applicazione completamente legale e che rispetta le regole del servizio pubblico non di linea, cioè del mercato dei taxi e si è quindi inserita nel contesto italiano senza sollevare proteste o senza aver bisogno di ricorrere a modifiche normative per poter operare. mytaxi rappresenta uno strumento efficace per innovare il settore e per traghettarlo senza scossoni nel XXI secolo.

Lavoriamo in tutta Europa solo con tassisti con licenza perché crediamo che sia importante garantire ai passeggeri la sicurezza e la legalità insite nel servizio pubblico: i tassisti, come ormai risaputo, sono sottoposti a controlli costanti dagli organi di vigilanza e devono sostenere esami molto approfonditi per poter acquisire il diritto di comprare una licenza.

Inoltre non ci sono sorprese sulle tariffe con l’utilizzo del servizio pubblico non di linea, perché sono stabilite dai Comuni di competenza e non possono essere modificate o alterate.

LEGGI ANCHE: Employee Engagement: segui il Ninja Talk e rendi i dipendenti i migliori ambasciatori del tuo brand

Oltre alla possibilità di prenotare tramite app, qual è la chiave vincente del vostro servizio?

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Trasparenza, semplicità e comodità di pagamento. Transazioni registrate e ricevuta via mail alla fine della corsa. Ecco gli elementi più importanti che caratterizzano il nostro servizio, ma dobbiamo sempre tener presente che oggi sono i clienti a preferire questo tipo di soluzioni rispetto a quelle tradizionali perché ormai tutti siamo connessi sempre tramite smartphone e gestiamo tutte le operazioni che riguardano la nostra vita e soprattutto i nostri spostamenti tramite applicazioni. Inoltre il fatto di poter contattare direttamente il tassista rende molto più semplice e più immediato l’utilizzo del taxi.

La caratteristica principale, che noi di mytaxi apprezziamo particolarmente, è la possibilità di pagare tramite App, che rende il pagamento veramente comodo.

Infine ci tengo a ricordare anche che abbiamo una offerta specifica per le aziende, che consente di tener monitorato l’andamento dei costi e che semplifica le note spese e le procedure di rimborso.

mytaxi fa incontrare le esigenze di passeggeri e tassisti. Qual è il vostro business model?

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mytaxi chiede ai tassisti una percentuale sulle corse effettivamente portate a termine grazie alla nostra app (in Italia il 7% dentro al quale è già inclusa la percentuale di costo delle carte di credito), ma non chiede esclusive ed incentiva sempre i tassisti che lavorano bene con dei premi.

In tutte le città e i paesi in cui operiamo il nostro modello di business è uguale.

mytaxi era già attiva a Milano e dal 3 maggio è disponibile anche per Roma. Il futuro prevede altre città italiane?

Sì, prevediamo di “conquistare” altre città italiane ma prima vogliamo sviluppare bene le nostre attività a Milano, dove siamo partiti un anno fa e a Roma dove siamo attivi da pochissimo. Poi penseremo agli sviluppi futuri.

Nata in Germania nel 2009, mytaxi sta rapidamente diventando un’app europea. A quando New York, la città dei taxi per eccellenza?

Siamo concentrati per ora nel crescere in Europa dove a breve apriremo altre città che non posso anticipare adesso. Riteniamo che l’Europa rappresenti un mercato importante e vogliamo concentraci per ora solo all’interno di questi confini, per cui New York dovrà aspettarci ancora un po’.

I siti web saranno “assassinati” dal mobile?

Quante volte hai dovuto discutere con i clienti su come aggiornare il loro sito web preistorico o su come organizzarne uno nuovo? Con qualcuno forse avrai dovuto ancora sottolineare la necessità di essere reperibili online. Ma attenzione, potresti commettere un errore storico, del resto questo è il tempo degli smartphone!

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Sì, perché secondo Jon Lax – direttore di product design per Facebook- è tempo di accettare che come siamo migrati da mainframe a PC e da PC a laptop, ora è tempo di smartphone. Bella sorpresa, dirai. Ma solo di smartphone: alcuni utenti potrebbero non acquistare mai un computer e accedere a tutti i tipi di contenuto da mobile. Il che riduce il tutto a due piattaforme: Android e iOS.

Un mondo attualmente popolato da app, ma Facebook non ha fatto mistero di volerlo scuotere con l’arrivo dei bot “la prossima generazione di quel che consideriamo una app”, ha detto Lax.

Questo non significa che tutti possano sviluppare una app, così come si apriva un sito. O meglio, è possibile certo, ma le statistiche dimostrano che ognuno di noi passa la maggior parte del tempo su sette app. Facebook e WhatsApp, ad esempio, sono quelle che usiamo maggiormente. E magari Instagram e Snapchat. È chiaro che le tre restanti devono fare i salti mortali per attirare la tua attenzione.

5 trend sul mobile advertising che ogni marketer deve conoscere

Ecco perché si tende ad aggregare servizi, ad esempio utilizzando i bot e rendendo ogni app un ecosistema in grado di offrire servizi attualmente non disponibili, senza possibilmente uscirne mai. Sicuramente questa è la direzione intrapresa con ferocia da Facebook che attualmente fornisce news, ci fa socializzare, condividere live video, ci intrattiene e tutto ciò che riempie anche la tua giornata e le incornicia di blu.

Infatti,  mentre la grafica delle app e dei social media più forti tende a farsi neutra  e standardizzata, inglobando anche in modo identitario i servizi che catalizza, alcuni designer si ribellano con il “web brutalism“. La rivolta dei siti brutti dice no alla semplificazione, all’omologazione e alla prevedibilità dei linguaggi HTML e PHP.

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Eppure, sempre secondo  Jon Lax, che in quest’intervista per Mashable incarna perfettamente il pensiero Facebook, sebbene il lavoro di alcuni designer sia interessante dal punto di vista artistico, il futuro è delle app. Inutile girarci attorno. Bye Bye websites.

“Mamma Chewbecca”: una risata virale che conquista il web

Alzi la mano chi non avrebbe voluto poter salire almeno una volta sul Millennium Falcon.
Purtroppo non è una richiesta facilmente realizzabile e bisogna “accontentarsi” dell’infinità di gadget della famosissima saga di Star Wars in commercio.

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Un UGC semplice e genuino

È quello che ha fatto anche Candace Payne, ormai nota anche come “Mamma Chewbecca“, acquistando una simpatica maschera dell’imponente braccio destro di Han Solo. E fin qui nulla di strano, ma la giovane fan ha voluto condividere questo momento speciale con un video su Facebook, nel quale si mostra indossando la maschera e scoppiando in una fragorosa ed incontenibile risata.

Una risata che si può a tutti gli effetti considerare contagiosa, data la quantità di condivisioni, like e commenti che ha ottenuto (ad oggi si contano quasi 150 milioni di visualizzazioni).

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Risposte in real time

Tutto questo buzz non poteva di certo passare inosservato e, infatti, non siamo rimasti delusi: pochi giorni dopo la pubblicazione del video ha bussato alla porta di Mamma Chewbecca un referente di Kohl’s – il grande magazzino in cui aveva acquistato la maschera – per un regalo inaspettato.

La giovane Chewbe, oltre a ricevere 2.500 dollari in gift card, si è vista consegnare a casa una fornitura di gadget Star Wars per tutta la famiglia, operazione pianificata da Kohl’s insieme alla sua agenzia social, Huge.

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Come se non bastasse, nel giorno del 39° anniversario dell’uscita al cinema del primissimo film di Star Wars, Candace è stata invitata da Mark Zuckerberg a visitare la sede di Facebook, il social network in cui lei aveva postato il suo spassoso video. E non è tutto: ad aspettarla, ha trovato proprio Chewbecca, con il quale ha scattato diverse foto pubblicandole ovviamente su Facebook.

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Da cosa nasce cosa e tutto il chiacchiericcio generato dal video di Mamma Chewbecca le ha dato molta visibilità permettendole non solo di vedere dal vivo il suo idolo ma anche – udite udite – di incontrare J.J.Abrams in persona durante ‘The late late show with James Corden” a cui era stata invitata.

Insomma, questa è la breve storia di come spesso siano i gesti più semplici e naturali, come la voglia di condividere un bel momento, a risultare i più interessanti in termini di shareability. Tanto da renderti una star del web per qualche giorno.

Perché non è sempre giusto aprire un nuovo account social

Il mondo dei social network è in continuo cambiamento. Mutano gli algoritmi, le best practice di qualche mese fa non sono più le migliori e, giorno dopo giorno, spuntano nuove piattaforme per connettere utenti, brand e professionisti.

La tentazione di gettarsi a capofitto sull’ultimo social network è forte: ci si muove come dei pionieri nella corsa all’oro, pensando magari di godere del vantaggio del “primo arrivato”, creando uno zoccolo duro di nuovi utenti. Ma, nonostante l’entusiasmo, non è sempre saggio creare un nuovo account social.

È opportuno infatti ricordare che la presenza di un brand su una piattaforma determina un costo in tempo, denaro e capitale umano che non può essere ignorato e che, anzi, è necessario per poter sfruttare al meglio le caratteristiche di quel determinato network.

Ecco allora perché, prima di espandere la tua presenza social, dovresti rispondere a queste domande in grado di farti capire se è il caso di aprire davvero un nuovo canale di comunicazione.

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Che valore aggiunto può darti il nuovo account?

Sei già presente su uno o più social network e sei riuscito a costruirti una community di fan fedeli e attenti. Quando apri un profilo su un nuovo social network, devi costruire una nuova fan base o far migrare parte dei tuoi utenti già acquisiti sulla nuova piattaforma. Ma questa è in grado di fornire loro contenuti o valori differenti da quelli che già quotidianamente fornisci loro? E soprattutto, è in grado di comunicare il tuo brand in modo diverso da quanto fai già su altre piattaforme? Se la risposta è negativa, allora, forse l’entrata in questo nuovo canale può risultare un investimento poco efficiente.

Hai le risorse necessarie per sfruttare al meglio il nuovo profilo?

Come già scritto, ogni attività sul web richiede tempo, denaro e un lavoro costante. Una piattaforma nuova, inoltre, può necessitare di un periodo di formazione ed esplorazione per scoprirne le peculiarità. La tua impresa dispone di risorse sufficienti senza dover per questo sacrificare la presenza sugli altri social network? Hai il tempo per postare, monitorare e misurare la tua nuova attività? Hai il budget necessario per eventuali attività di promozione e sponsorizzazione dei contenuti? La risposta a queste domande è di fondamentale importanza: se al momento non puoi farlo, meglio non sprecare tempo prezioso.

Sei in grado di stabilire un piano editoriale per il tuo nuovo account?

Muovere il proprio business online senza un’adeguata pianificazione è quanto di più deleterio puoi fare per il tuo brand. Se non hai le risorse o le conoscenze adatte per sabilire KPI, obiettivi e strategie da utilizzare per la nuova piattaforma in cui vuoi entrare, è meglio attendere. A volte può essere utile osservare come si muovono i pionieri di queste nuove piattaforme, per osservare quali comportamenti funzionano meglio e, perché no, analizzare qualche case study.

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Il tempo che spenderai sul nuovo account social avrà più valore di quello che potresti spendere su altre attività di marketing?

Saper ottimizzare l’allocazione delle risorse disponibili è fondamentale. Quando vuoi aprire un nuovo account social, prova prima a domandarti se le risorse che impiegherai sarebbero meglio spese per migliorare le altre attività di marketing esistenti. Lo stesso tempo e budget, ad esempio, potrebbero essere utilizzati per sfruttare al meglio quell’Instagram a volte un po’ tralasciato o per creare un network di influencer in grado di fare davvero la differenza nella promozione del tuo brand.

Insomma, prima di gettarti sull’ultimo social del momento, fermati un secondo. Pianifica e cerca di scoprire se puoi portare a compimento le attività che vorresti svolgere o se, invece, è meglio investire le risorse a tua disposizione per migliorare gli account sui social network nei quali sei già presente.