Case study

Social media: 3 lezioni da Donald Trump

Il candidato che sta vincendo la sfida sui social ha qualcosa da insegnare anche alla tua azienda

Marco Fongaro 

Web Marketing Assistant

Donald Trump ha rivoluzionato il concetto di "campagna elettorale" negli USA, e lo ha fatto attraverso i social media. Con un budget limitato e una spesa dedicata alla televisione inferiore agli altri candidati, l'eccentrico miliardario ha puntato tutto sugli earned media.

Durante le campagne elettorali che precedono le elezioni presidenziali, i candidati puntano a raccogliere consensi, cercando una presenza mediatica sempre maggiore: l'obiettivo è essere sempre davanti agli occhi (e nella mente) degli elettori. Per conseguirlo, gli aspiranti Presidenti investono cifre da capogiro, supportati da Comitati di Azione Politica (PAC) e da ingenti raccolte fondi.

Per la prima volta, uno di essi ha rivoluzionato le regole del gioco, attingendo con sapienza dalle possibilità offerte dai social network e cercando negli altri mezzi di comunicazione la visibilità gratuita che deriva da carisma, dichiarazioni esagerate, promesse rivoluzionarie e la capacità di essere, sempre e comunque, una notizia interessante.

Ecco i numeri che ne risultano e qualche consiglio per le aziende che vogliono trarre il meglio dall'esperienza del candidato repubblicano.

earned media

Social-izzare: comprendere i media attuali

social hanno il potere del real time e stanno dettando nuovi standard agli altri media. In questi network, tutti gli utenti sono micro-editori di se stessi e testimoni delle vite altrui. Ogni bazzecola, ogni evento più o meno petaloso, può assurgere al grado di notizia del giorno.

Nel caso di Trump, gli effetti negativi di dichiarazioni potenzialmente compromettenti sono stati arginati dalla sua costante attività social, particolarmente su Twitter, canale soggetto ad aggiornamenti più frequenti da parte degli utenti. La sapiente gestione di potenziali scandali attraverso la strenua difesa delle proprie posizioni ha portato molti americani a seguire il dibattito del momento attraverso la prospettiva di Trump. Pur attaccato, è stato lui a condurre le danze grazie al suo carisma mediatico, all'abilità di chiamare in causa i supporter e di coinvolgere gli altri.

Un valido esempio è costituito dai Tweet rivolti a Megyn Kelly dopo che la presentatrice di Fox News ha tentato di metterlo in difficoltà, rievocando un'affermazione indelicata del politico nei confronti delle donne.

Catturare elettori, catturare clienti

fan base

Puntare sugli estremismi non è una soluzione per tutti: ogni azienda dovrebbe cercare il proprio tone of voice e portarlo avanti. Ciò che ha premiato Trump è stato l'aver mantenuto uno stile coerente, unitamente ad una comunicazione sempre attiva con sostenitori e detrattori.

Si discute sempre molto su quale sia il valore di una larga base di fan su un social network. Per alcuni si tratta semplicemente di numeri da esibire, per altri il loro valore è correlato alle conversioni.

Trump ha dimostrato la sua lungimiranza nel lungo periodo costruendo sin da subito un'ampia base di sostenitori, numericamente superiore a quella dei suoi avversari. Gli altri candidati si sono accorti troppo tardi di quanto i contenuti di Trump diventassero virali, ancora una volta a fronte di costi irrilevanti. A titolo di esempio la sua pagina Facebook conta 6,7 milioni di fan, il doppio di  Bernie Sanders, 3,5 milioni, seguito a ruota da Hillary Clinton a 3 e Cruz a 2.

Una nota: sulla pagina della Clinton, tra le informazioni, spicca in pianta stabile un video di Trump.

Tuttavia, anche Trump deve fare i conti con la mutevolezza della Rete e con i risultati che può dare un buon contenuto pubblicato nel momento giusto. È il caso della vicenda che ha visto Trump rendere pubblico il numero di cellulare di Lindsey Graham, un ex candidato repubblicano con cui ha avuto dei contrasti e che ha reagito pubblicando un video eloquente su Youtube.

Essere convinti del proprio brand

Trump è iconico. Nel bene e nel male ha raggiunto la notorietà anche oltreoceano, e non solo a causa della pettinatura. L'imprenditore concilia le sue posizioni populiste con una presenza impeccabile, una gestualità degna di un italiano con abiti firmati e polsini francesi.

I suoi interventi sono caratterizzati da passione e convinzione, caratteristiche che emergono almeno quanto i contenuti. Trump non teme di prendere posizione, di esporsi, di raccontare storie.

Ancora una volta l'insegnamento da trarre non è l'esasperazione della propria immagine, quanto la pianificazione e attuazione di un piano di comunicazione che porti gli interlocutori a formare un'immagine del brand quanto più vicina all'intento comunicativo. Le sbavature sono inevitabili, ma un corretto crysis management fornisce la grossa opportunità di trasformare un "epic fail" in "win", capitalizzando il buzz creato intorno all'errore

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Una volta accettata la sfida, presidenziale o imprenditoriale che sia, è essenziale essere i primi fan di se stessi, senza temere di rivelare un lato umano che spesso caratterizza una comunicazione vincente.

Scritto da

Marco Fongaro 

Web Marketing Assistant

Relazioni pubbliche, marketing, animazione, eventi, turismo, filosofia, pensiero laterale e webmarketing: cerco di conciliare fare e imparare, azione e contemplazione.

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